1Re 11,29-32; 12,19 e
Mc 7,31-3
Sulla
via del ritorno, dalla terra pagana, prima di arrivare in Galilea, Gesù
incontra un sordomuto, emblema di una umanità ferita e incompiuta. Al
centro di questo racconto c’è una parola che l’evangelista ha voluto
conservare nella forma originale “Effatà” che significa: apriti. È una
parola che ben si adatta ad esprimere la condizione risolutiva che Gesù
realizza: abbatte le barriere dell’incomunicabilità e mette quell’uomo
in relazione con il mondo. Tante volte la vera patologia è quella
interiore: quando non abbiamo più la voglia di metterci in ascolto, e di
parlare perché pensiamo di non avere niente da dire oppure siamo
convinti che tanto … nessuno ci ascolta. Cristo ci ha liberato dalla
prigione dell’io e ci ha fatti entrare nella casa della comunione.
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