domenica 5 luglio 2026

Il giogo leggero dell'amore

Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

Il Vangelo ci pone una domanda attualissima: chi sono oggi i "sapienti e intelligenti" e chi sono i "piccoli"?

I sapienti e gli intelligenti non sono semplicemente coloro che hanno studiato, ma quanti confidano soltanto nella forza, nel successo, nel potere e nella sicurezza. Misurano la grandezza di un popolo con la ricchezza, l'influenza o la capacità di imporsi.

Quando la forza diventa criterio assoluto, si trasforma facilmente in dominio.

I piccoli, invece, sono coloro che guardano il mondo partendo dalla fragilità umana. Non distolgono lo sguardo dal povero, dal migrante, dal malato, da chi è scartato. Per loro la vera grandezza non consiste nel dominare, ma nel servire.

In questa prospettiva si comprende anche la scelta del Papa di recarsi a Lampedusa, luogo simbolo di tante vite spezzate nel Mediterraneo.

Non si tratta quindi di due idee politiche, ma di due modi opposti di guardare la realtà: uno parte dalla potenza, l'altro dalla persona.

Gesù afferma che il Padre si rivela ai piccoli, non perché siano migliori, ma perché hanno un cuore libero dall'orgoglio e capace di riconoscere ogni uomo e ogni donna come fratelli. La vera sapienza non consiste nel sentirsi forti, ma nel lasciarsi educare dallo sguardo di Cristo, mite e umile di cuore.

Solo chi diventa piccolo comprende che la grandezza di una comunità o di una famiglia non si misura dal potere che possiede, ma dalla cura che sa offrire ai più deboli. Questa è la sapienza del Vangelo.

Anche Gesù vive un momento di fatica e di apparente insuccesso nell'annuncio del Regno. Eppure, non si scoraggia: si rivolge al Padre con la preghiera: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra». La sua forza nasce dalla relazione con il Padre, che rivela il suo mistero ai piccoli.

Per questo sono gli ultimi e gli invisibili ad accogliere il Vangelo: hanno un cuore disponibile a entrare nella logica dell'amore.

Dio non si conosce semplicemente osservando una legge, ma vivendo una relazione che si traduce nella vicinanza a chi soffre e nell'attenzione ai bisogni degli altri.

Da qui nasce l'invito più consolante del Vangelo:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi». Gesù pensa a quanti erano schiacciati da una religione fatta di pesi, di obblighi e di paure, e propone un cambiamento radicale: «Prendete il mio giogo sopra di voi».

Il suo giogo non è quello di una legge che opprime, ma quello dell'amore che libera. Per questo il Vangelo ci ricorda che non saremo credibili per il rigore delle nostre regole, ma per la qualità del nostro amore.

La sola osservanza della Legge non crea comunione con il Padre; sono l'accoglienza, la misericordia e il servizio a renderci davvero suoi figli.

sabato 4 luglio 2026

I figli delle nozze

Am 9,11-15 e Mt 9,14-17

In queste parole del Vangelo si dischiude un annuncio straordinario: lo Sposo è arrivato ed è in mezzo a noi. La storia che Gesù inaugura è segnata da una sponsalità che nulla può cancellare né soffocare. Le sue parole fanno risuonare l'eco dell'antica alleanza sponsale tra Dio e il popolo d'Israele. La sponsalità, infatti, esprime un patto che possiede la forza e la tenerezza di un'alleanza nuziale, un legame al quale Dio rimane sempre fedele, anche quando Israele si allontana da lui o gli volta le spalle. Gesù non si limita a rivelare la propria identità divina e ad annunciare il compimento delle promesse nuziali del Padre; nello stesso tempo svela anche la nostra identità più profonda. Egli, infatti, chiama i discepoli «figli delle nozze», un'espressione molto più ricca e significativa di quanto lasci intendere la traduzione italiana.  Nella festa di nozze non sismo semplici spettatori ma parte della gioia della festa.

venerdì 3 luglio 2026

Credenti senza Pasqua

Ef 2,19-22 e Gv 20,24-29

Nella festa di San Tommaso, il Vangelo ci riporta ai giorni della Pasqua. L'episodio si colloca nelle ore immediatamente successive alla risurrezione di Gesù, illuminate dalla gioia dell'annuncio, ma ancora attraversate dalle tenebre del dubbio e della paura. Tommaso rimane spiazzato l'annuncio gli appare difficile da credere, quasi inverosimile. In Tommaso possiamo riconoscere anche noi stessi: tante volte siamo cristiani che vivono come se la Pasqua fosse rimasta sullo sfondo, incapaci di lasciarci raggiungere dalla certezza che la vita ha vinto la morte. Eppure, proprio davanti al mistero della morte, siamo chiamati ad annunciare la vita. Possiamo farlo non perché abbiamo tutte le risposte, ma perché ci fidiamo del Vangelo, della Chiesa e di tanti testimoni. La loro fede continua a ricordarci che la risurrezione non è un'illusione, ma il fondamento della nostra speranza.

giovedì 2 luglio 2026

La guarigione nel cuore della Chiesa

 Am 7,10-17 e Mt 9,1-8

Siamo tornati a Cafarnao, nella casa di Simone, il pescatore, che di lì a pochi decenni sarebbe divenuta una delle prime Domus Ecclesiae. In questa Chiesa, ciò che conta è la fede, ossia il legame fondamentale con il Signore. La dinamica della guarigione può suscitare, in un primo momento, una certa delusione in chi ascolta il racconto. Occorre però cogliere ciò che l'evangelista intende far emergere. Il Vangelo provoca coloro che si attendono soltanto manifestazioni prodigiose, annunciando che esiste una guarigione ben più profonda e decisiva: quella del peccato e della riconciliazione con Dio. È una provocazione che Gesù non teme di rivolgere, pur sapendo che gli attirerà accuse ancora più gravi, fino a essere considerato un bestemmiatore. La fede è il punto di partenza di questo cammino: precede la guarigione del corpo e rende possibile la vera rinascita dell'uomo, che può così tornare alla sua casa e vivere in modo nuovo le proprie relazioni.


mercoledì 1 luglio 2026

Il male nei maiali

Am 5,14-15.21-24 e Mt 8,28-34

Un brano che colpisce: inizia con gli indemoniati, passa attraverso la perdita della mandria e si conclude con la sorprendente richiesta rivolta a Gesù di allontanarsi. A ben pensarci, la reazione degli abitanti di Gerasa assomiglia molto alla nostra. Diciamo di rifiutare il male, ma spesso non lo combattiamo con decisione dentro di noi. Preferiamo scendere a compromessi, convivere con le nostre contraddizioni e giustificarci appellandoci alla nostra fragilità. Questa incoerenza rivela una fiducia ancora debole in Dio. A differenza dei Geraseni, però, noi non abbiamo scuse: crediamo nel Signore e conosciamo le meraviglie che può compiere. Eppure, ogni volta che lo mettiamo da parte, lasciamo spazio al male e diventiamo pagani nel cuore. Chiediamo oggi la grazia di lasciarci scomodare dalla presenza di Gesù, perché venga a turbare le nostre false sicurezze e a liberarci dai nostri comodi attaccamenti.

martedì 30 giugno 2026

Tempesta e vita

Am 3,1-8;4,11-12 e Mt 8,23-27

È il racconto di una traversata compiuta durante una tempesta, immagine del viaggio che accompagna l'intera esistenza umana. Ogni cammino porta con sé difficoltà, rischi e fatiche; ed è proprio nei momenti di prova che spesso si affievoliscono l'entusiasmo e la fiducia. I discepoli sono partiti seguendo il Maestro, ma la serenità del viaggio si trasforma ben presto in agitazione e paura. La tempesta diventa una minaccia concreta, capace di mettere a rischio la loro stessa vita. Anche i cristiani delle prime generazioni si sono trovati ad affrontare il fuoco delle persecuzioni e molti hanno donato la propria vita proprio a causa di quel Gesù che avevano scelto di amare e di servire.
Signore, custodisci il nostro amore per Te; fa' che non perdiamo la fede e non smarriamo la via che conduce a Te. Aiutaci a custodire la fede, perché tutta la nostra vita diventi un cammino che trovi la sua piena realizzazione nell'abbraccio eterno di Dio.»

lunedì 29 giugno 2026

La Chiesa che vogliamo

At 12,1-11e Mt 16,13-19

Pietro e la Chiesa, è la prima volta, che Gesù mette insieme la Chiesa e l'apostolo Pietro in un contesto unitario in cui devono risplendere come la luce nella storia degli uomini, come comunità che non sarà mai sconfitta dalle potenze del male perché Dio dimora in essa. Gesù infatti svela a Simone la sua nuova identità e gli consegna il ministero di governare e condurre-pascere,  la sua Chiesa. Ecco che oggi più di ieri la Chiesa è la casa di Dio, il luogo in cui la luce risplende in tutta la sua limpida bellezza. La comunità ecclesiale non può qujndi accontentarsi di annunciare la verità e difendere la dottrina ma deve anche con indomito coraggio imitare Gesù che s’incammina per le strade polverose della Palestina e guarisce i malati, dà il pane agli affamati, accoglie gli ultimi, diventa l’amico dei poveri. Una Chiesa che incarna la verità, testimonia l’amore del Padre e rende visibile nel finito l’Infinito.

domenica 28 giugno 2026

Cosa significa metterti al primo posto

Mt 10,37-42

(...) È ormai evidente che mettere Gesù al primo posto non ha nulla a che vedere con i nostri metri di misura della fede o con una pratica religiosa fatta di gesti e doveri.

Non si mette Gesù al primo posto negando il primato dell'amore e magari pensando di consacrare sé stessi nella illusione di amare Gesù più di ogni altro ... sarebbe una scorciatoia ingannevole.

Non significa nemmeno cercare di soffrire come Lui, illudendoci di poter portare sulle nostre spalle il peso del dolore e delle ingiustizie del mondo. Finiremmo soltanto per rimanere schiacciati sotto una croce che non ci è stata chiesta.

E non significa neppure offrirgli la vita come una rinuncia continua: rinnegare la propria vita non vuol dire voltare le spalle a tutto ciò che il mondo offre. Se fosse così, la fede si ridurrebbe a una sequenza di privazioni, di affetti negati e di rimpianti.

Mettere Gesù al primo posto è un'altra cosa: è lasciare che la sua presenza dia senso a ogni scelta, trasformi ogni relazione e renda pienamente umana la nostra vita. Scoprire che solo se Gesù è il primo ha senso e pienezza la vita del discepolo, la vita credente.

Mettere Gesù al primo posto è trovarsi pienamente coinvolti nel giorno in cui tutto entra nella grande svolta: Il giorno in cui inizio veramente a credere in Gesù.

· Quando finalmente lo prendo sul serio e riconosco che Dio è anche mio Padre.

· Quando vedo che questo è veramente il bel mondo di Dio; quando vedo me stesso come un figlio, non ramengo nel tempo e nella storia ma nel cuore di Dio e quando sento il calore del suo amore;

· quando vedo gli altri come miei fratelli e sorelle nella grande famiglia umana ...

Ecco che mettere Gesù al primo posto non è come dirlo... dirlo a parole e con parole non pensate e non vissute ... belle nella forma ma insipide nella sostanza.

Quando Gesù disse queste parole hai suoi discepoli forse aveva una intenzione: provocare nei dodici, il desiderio di amarlo realmente. In definitiva a Pietro che cosa ha chiesto alla fine di tutto: "Mi ami tu più di costoro?”



È questa la domanda che continua a risuonare anche per ogni discepolo. Mettere Gesù al primo posto significa rispondere a quella domanda non solo con le parole, ma con la propria vita.

sabato 27 giugno 2026

Tutti a mensa, nessun escluso

Lam 2,2.10-14.18-19 e Mt 8,5-17

Nel Vangelo di Matteo, il tema principale non è tanto la guarigione del servo, quanto la fede del centurione e l'apertura della salvezza anche ai pagani. Il centurione, pur essendo un ufficiale romano e quindi estraneo al popolo d'Israele, dimostra una fede straordinaria, tanto che Gesù afferma di non averne trovata una così grande in tutto Israele. Da questa fede nasce un importante insegnamento: il Regno di Dio è aperto a tutti coloro che credono, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica o religiosa. La guarigione del servo resta un elemento essenziale del racconto, perché manifesta concretamente l'autorità di Gesù e la sua accoglienza verso chi si affida a lui con fede, senza nessuna discriminazione di censo, genere o altro.

venerdì 26 giugno 2026

La vera guarigione

2Re 25,1-12 e Mt 8,1-4

Il Vangelo è un sapiente intreccio di fatti e di parole. Il primo miracolo raccontato riguarda un lebbroso, affetto da una malattia grave che comportava anche un'immediata esclusione sociale: chi ne era colpito era costretto a vivere lontano dalla comunità, evitando ogni contatto con gli altri. Eppure, ciò che la malattia non è riuscita a spegnere in quest'uomo è il desiderio di vivere e la fiducia nella speranza. Il lebbroso non incontra Gesù per caso: si mette in cammino verso di Lui, sostenuto unicamente dalla forza della fede. La sua guarigione diventa così, per ogni discepolo, il segno di una salvezza che va ben oltre la semplice guarigione fisica. Essa è liberazione da tutto ciò che impedisce la piena comunione con Dio. La vera guarigione del discepolo passa attraverso la conversione del cuore: non si riduce a un pio desiderio o a una buona intenzione, ma diventa la regola capace di ispirare e orientare tutta la vita.

giovedì 25 giugno 2026

Un insegnamento che stupisce

2Re 24,8-17 e Mt 7,21-29

La pratica religiosa può farci sentire credenti, ma per molti rischia di restare un’apparenza. La vita cristiana e la fede in Cristo richiedono invece coerenza: «Se non vivi come credi, finirai per credere come vivi». Se la fede non diventa forma concreta dell’esistenza, finiremo per adottare la logica del mondo. Per questo è essenziale ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica ogni giorno. La parabola della casa costruita sulla roccia e di quella sulla sabbia continua a interpellare chi l’ascolta. Le due case non rappresentano semplicemente credenti e non credenti, ma distinguono chi fonda la propria vita sulla Parola, orientando scelte e fiducia in Dio, da chi si ferma a un ascolto superficiale. La fede è viva solo quando si traduce in scelte concrete; altrimenti si affievolisce fino a spegnersi.

mercoledì 24 giugno 2026

Tutti ... tutti

 Is 49,1-6 e Lc 1,57-66.80

Cosa rappresenta Giovanni? Nella casa di Zaccaria, la gioia per la nascita del bambino, tanto atteso, si unisce alla consapevolezza che Giovanni non è solo il dono desiderato da una coppia di sposi, ma un dono per tutto il popolo. Egli ha un ruolo speciale nella storia di salvezza che Dio realizza con Israele.
Il brano evidenzia lo stupore e la gioia di tutti davanti alla sua nascita. In Giovanni si intrecciano la dimensione umana degli affetti e il mistero dell’azione di Dio nella storia. La sua crescita, infatti, non riguarda soltanto lo sviluppo umano, ma anche l’opera della grazia divina: «Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito». Dio accompagna così il cammino di Giovanni, preparandolo alla missione che gli è stata affidata.

martedì 23 giugno 2026

Cani e porci ...

2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 e Mt 7,6.12-14

Quasi certamente l’espressione si riferisce ai pagani, considerati al tempo di Gesù uomini e donne impuri perché non circoncisi e quindi estranei al popolo santo di Dio. Tuttavia, l’attualizzazione di questa pericope ci spinge a chiederci chi rappresenti oggi questa immagine così provocatoria. Forse la risposta ci sorprende: i “pagani” di oggi possono essere quei battezzati che non vivono secondo il Vangelo. In questa prospettiva, anche noi possiamo diventare pagani nel cuore e nella vita, ricevendo indegnamente le cose sante. Se desideriamo accogliere Cristo, il Santo di Dio, e ricevere con cuore puro i suoi doni, siamo chiamati a custodire uno stile di vita coerente con la fede. Solo vivendo autenticamente da credenti possiamo non solo accogliere la grazia di Dio, ma anche testimoniare e comunicare la sua santità agli altri.

lunedì 22 giugno 2026

Giudizio e pregiudizio

2Re 17,5-8.13-15.18 e Mt 7,1-5

Giudicare secondo criteri umani: l’arte del pregiudizio.
Credo di poter affermare con certezza che chi vive di pregiudizi non può dirsi autentico discepolo di Gesù. In questa prospettiva comprendiamo che, se non impariamo a giudicare rettamente gli eventi, non saremo nemmeno capaci di scegliere il bene. Siamo chiamati a custodire l’innocenza del cuore e, al tempo stesso, a maturare una coscienza critica che ci renda capaci di riconoscere e contrastare il male. Gesù sa bene quanto il giudizio sia per noi un terreno scivoloso: è facile lasciarsi guidare da sentimenti soggettivi che ingigantiscono gli errori degli altri. Spesso, infatti, i giudizi affondano le loro radici nei pregiudizi. Signore, concedici di rivestire di amore il nostro sguardo e le nostre parole, perché possiamo essere testimoni credibili della tua misericordia.

domenica 21 giugno 2026

Ma che discepolo sono?

Ger 20,10-13   Sal 68   Rm 5,12-15   Mt 10,26-33

Che discepolo sono? Leggendo il Vangelo, e dopo averlo condiviso anche giovedì scorso alla "Lettura Comune" ..., è la domanda che quasi da sola è nata nel mio pensare … È una domanda che invita a riflettere, non a giudicare o recriminare.

Non sono tempi - i nostri - in cui occorre bacchettare rigidamente il popolo di Dio; sono tempi in cui nel guazzebuglio del travaglio della storia occorre riconquistare e rigenerare un orizzonte di consapevolezza: Chi è il discepolo?

 

·       Il discepolo è il battezzato che riconosce la propria dignità e la propria vocazione come dono ricevuto da Dio e come responsabilità verso la Chiesa e il mondo.

·       Egli vive la fede nel quotidiano, negli ambienti della famiglia, del lavoro, della cultura e dell’impegno sociale, rendendo presente il Vangelo nelle realtà concrete della vita.

·       Consapevole che lo Spirito continua ad agire nella storia, sa leggere i segni dei tempi e collaborare all’opera di Dio con discernimento e fiducia.

·       Radicato nella Parola, nei sacramenti e nella carità, non si lascia distrarre da ciò che è passeggero, ma rimane fedele all’essenziale.

·       Si sente parte viva dell’ecclesia, del popolo dei battezzati, e vive la sua corresponsabilità nella missione della Chiesa.

·       Con umiltà, semplicità e determinazione segue Cristo, accettando la sfida di una continua conversione.

·       La sua testimonianza si esprime nell’accoglienza, nella condivisione, nella ricerca della verità e nella promozione della dignità umana.

·       È un credente in cammino, aperto al cambiamento e alla novità dello Spirito.

·       Contribuisce a edificare una società più giusta e fraterna, Nella gratitudine e nella gioia del Vangelo, riconosce Dio all’opera e ne diventa collaboratore nella storia.

È questa rilettura della figura del discepolo che si connette con le parole del Vangelo, con la certezza di rileggersi alla luce del pensiero di Gesù, dei suoi sentimenti, desideri e ideali.

Ed ecco che dal vangelo emerge una condizione essenziale di cui nessuno deve e può fare a meno: fidarsi di Dio, non lasciarsi dominare dalla paura e testimoniare Cristo con la vita.

Questa prospettiva genera ogni comunità credente e suscita discepoli maturi; discepoli in cammino e persone che scoprono e cercano cosa significhi seguire Gesù.

Ecco che oggi per noi la domanda diventa: Siamo discepoli che confessano Cristo solo dentro le chiese, oppure anche nelle scelte concrete della vita quotidiana? Perché è proprio questa la sfida che emerge dal vangelo. La sfida che Gesù a dato agli apostoli in quel tempo iniziale e che rinnova in ogni tempo ... per tutti i suoi discepoli.

Ecco, quindi, che siamo provocati sul seguire Gesù con coraggio, fiducia e fedeltà, senza lasciarsi dominare dalla paura, e testimoniare apertamente la propria appartenenza a Lui.

I 380 milioni di cristiani che nel mondo, oggi, subiscono persecuzione, cioè sono discriminati, sono emarginati, privati di diritti e dignità e anche uccisi, ci confermano le parole di Gesù: «Non abbiate paura…» voi che state imparando – con le sue parole e i suoi gesti – a dare alla vostra vita un colore particolare,

«Non abbiate paura…»: ci è detto, oggi come ieri, a chi si sente chiamato a mettere i propri piedi sulle sue orme, a diventare come lui, a scegliere come lui, ad avere i suoi stessi criteri. 

Ma quel «Non abbiate paura…» è ripetuto per ben tre volte nel Vangelo, e diventa eco della condizione umana, segnata dal peccato e dalla grazia. Quindi non dobbiamo avere paura degli uomini, di ciò che è nascosto, del male che penetra e ferisce, e corrode, servendosi del buio e del segreto, dell’insinuazione e della poca trasparenza.

 

«Non dobbiamo avere paura», ci dice il Vangelo, perché siamo preziosi e valiamo come molti passeri e Dio si prende cura di noi, soffre con noi e ci risolleverà dalla polvere, per questo possiamo sostituire alla paura la fiducia.

sabato 20 giugno 2026

Perché vi preoccupate...

2Cr 24,17-25 e Mt 6,24-34

La preoccupazione sembra essere una dimensione comune della condizione umana: nasce spesso da un continuo rimuginare su possibili scenari futuri negativi, talvolta sproporzionati rispetto alla realtà. Gesù invita i suoi discepoli a non lasciarsi dominare da un’eccessiva preoccupazione per le necessità della vita materiale. Forse non è possibile vivere del tutto senza preoccupazioni, ma la nostra esistenza non può essere assorbita esclusivamente, né eccessivamente, dalle ansie legate al quotidiano. Le realtà materiali e il benessere hanno certamente il loro valore, purché non occupino il primo posto nel cuore dell’uomo né assumano uno spazio sproporzionato nella sua vita. Il Signore, tuttavia, conosce il cuore umano e sa quanto sia facile attaccarsi ai beni della terra. Siamo chiamati, invece, a riscoprire la fiducia nella Provvidenza, certi che Dio conosce i nostri bisogni e si prende cura di noi. 

venerdì 19 giugno 2026

Accumulare in cielo

2Re 11,1-4.9-18.20 e Mt 6,19-23

In tutto il suo insegnamento, Gesù ci offre i criteri per dare valore alla vita, purificare e orientare i desideri e compiere scelte ispirate alla sapienza di Dio. Le parole del Vangelo di oggi interpellano direttamente il discepolo, ponendogli una domanda fondamentale: qual è lo scopo della tua vita? Se i beni materiali rappresentano spesso la trappola nella quale cadiamo, cercando in essi una sazietà solo apparente e un’illusione di realizzazione, accumulare tesori nel cielo significa invece misurare la propria esistenza alla luce della beatitudine eterna. Molte persone investono tempo, energie e preoccupazioni nell’acquisire beni terreni, correndo il rischio di trasformarli nel fine ultimo della propria vita. Ma se la nostra esistenza è destinata all’eternità, perché non prepararci fin d’ora a percorrere con maggiore slancio e libertà i sentieri che conducono alla gioia senza fine?

giovedì 18 giugno 2026

Un Padre Nostro impegnativo ...

Sir 48,1-14 e  Mt 6,7-15

La preghiera del Padre Nostro invita a consegnare con fiducia nelle mani del Padre ogni necessità, sia quelle che riguardano la salvezza di tutti sia quelle relative alla nostra vita. Ma la particolarità della preghiera è che per ciò che chiediamo, si lega un nostro impegno: ad esempio non possiamo chiedere il pane se non siamo disposti a condividere le nostre risorse con chi è privo del necessario. in realtà Gesù domanda un solo impegno: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Un solo impegno ma di quelli che pesano. È un impegno difficile da mantenere, lo sappiamo, tanto è vero che l'evangelista aggiunge: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi”. Considerando la problematicità del perdonarci ... chiediamo la grazia di esercitarci nell’arte della misericordia.


mercoledì 17 giugno 2026

Oltre noi stessi

2Re 2,1.6-14 e Mt 6,1-6.16-18

Siamo sinceri: quante volte abbiamo cercato stima, ammirazione o approvazione dagli altri? Gesù ci mette in guardia da questa tentazione, che può insinuarsi anche nella vita di fede e contaminare la preghiera, l’elemosina e il digiuno.
Anche noi rischiamo di agire per essere apprezzati dagli uomini più che per piacere a Dio. Per questo Gesù ci invita a verificare le nostre intenzioni: la nostra preghiera è una semplice pratica formale o un autentico affidamento a Dio?
Il desiderio di essere visti e riconosciuti dagli altri impoverisce la vita spirituale e indebolisce anche la vita della comunità ecclesiale.

martedì 16 giugno 2026

Non fate come i pagani

1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48

Ma come si comporta il pagano? La risposta, in fondo, è semplice: segue il proprio istinto. Di fronte a un nemico, assume un atteggiamento di ostilità o, nel migliore dei casi, mantiene una rigorosa distanza. L’insegnamento evangelico può essere riassunto così: «Siete figli: comportatevi dunque come figli di quel Padre che desidera riversare su tutti la sua bontà e la sua misericordia». Chi non vive a immagine di Dio non solo smentisce la propria fede, ma dimentica e smarrisce la sua vera identità. Per Gesù, l’amore verso i nemici rappresenta una sorta di banco di prova della fede: è il segno concreto che ne manifesta l’autenticità e la credibilità.


lunedì 15 giugno 2026

Come vincere il male

1Re 21,1-16 e  Mt 5,38-42

Il male attraversa la storia umana, dobbiamo fare i conti con il male, quello che si annida dentro di noi e quello che è presente nel mondo circostante. Gesù è il buon maestro capace di rendere i discepoli consapevoli del male e invitarli ad essere vigilanti e insieme  insegnare come combattere il male.  “Vincere il male con il bene”, l’offesa si ripara con il perdono; all’ingiuria si risponde con il silenzio. Gesù invita a non seguire l’istinto della carne di una giustizia vendicativa, ma la legge della carità che cerca sempre e solo il bene. La storia insegna che tanti cristiani perseguitati non hanno reagito con la vendetta ma con il perdono; non hanno chiesto a Dio di fare giustizia ma hanno invocato la conversione dei loro persecutori. 



domenica 14 giugno 2026

Manda operai nella tua messe ... manda me.

Es 19,2-6 – Sal 99 – Rm 5,6-11 – Mt 9,36-10,8

Con questa domenica possiamo considerare concluso un intero anno pastorale, scandito da celebrazioni, feste e tempi forti che hanno reso visibile il cammino della nostra fede.

Ora entriamo nel Tempo Ordinario, il tempo della fedeltà quotidiana, nel quale siamo chiamati a confrontarci ogni giorno con la Parola di Gesù, lasciandoci guidare e trasformare da essa. È il tempo in cui la fede matura nella vita concreta.

 

La prima lettura ci ricorda la nostra vocazione: «Se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me una proprietà particolare fra tutti i popoli». Anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce del Signore e a testimoniare, nella quotidianità, la bellezza di appartenere a Lui.

Per cui il Vangelo ci invita a riflettere su un'esperienza che conosciamo bene: sentirci stanchi e sfiniti, come pecore senza pastore.

Succede quando la vita procede senza una direzione chiara, quando prevalgono l'individualismo, l'indifferenza e la ricerca esclusiva di ciò che è più comodo o gratificante.

Così finiamo per essere consumati non solo dalle difficoltà della vita, ma anche dalle conseguenze asfissianti delle nostre scelte.

Di fronte a questa realtà il vangelo ci fa vedere come emerge la figura di Gesù: un Gesù che guarda, che prova compassione,   e che guarisce.

Anzitutto Gesù guarda: «Vedendo le folle...». Si ferma e non passa oltre. Forse una delle ferite più profonde dell'uomo è proprio quella di non essere visto, riconosciuto, accolto. Lo sguardo di Gesù, invece, restituisce dignità e apre alla vita. Non vede una massa indistinta, ma persone concrete, ciascuna con il proprio volto e la propria storia.

Il secondo passaggio è la compassione: «Ne sentì compassione». Gesù non osserva da lontano, ma si lascia coinvolgere dalla sofferenza delle persone. La compassione impedisce allo sguardo di trasformarsi in giudizio o indifferenza; permette di vedere oltre le apparenze e di aprire sempre una possibilità di speranza.

Infine, Gesù riconosce la condizione delle folle: sono stanche e sfinite perché prive di una guida e di una cura autentica. Da qui nasce l'invito: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».

Questa preghiera non riguarda tanto la richiesta di nuovi sacerdoti o guide, ma il desiderio che tutti noi diventiamo discepoli capaci di guardare come Gesù e di avere il suo stesso cuore. Significa essere una Chiesa vicina alle persone, presente nella storia concreta degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Dallo sguardo di Gesù nasce infatti la missione dei discepoli. Egli chiama i Dodici perché la sua opera di cura e di salvezza diventi la missione di una comunità intera.

Anche noi siamo chiamati a ritornare a quel Maestro che dona orientamento alla nostra vita e ci rende capaci di parole e gesti che sollevano, guariscono, liberano e aprono gli occhi agli orizzonti di Dio.

Preghiamo allora perché il Vangelo plasmi sempre più la nostra esistenza e perché l'essere discepoli non sia vissuto come un ruolo, ma come una scelta quotidiana di vita.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di una rinnovata coscienza ecclesiale: uomini e donne che riscoprano la propria vocazione battesimale e vivano con responsabilità la propria appartenenza alla comunità cristiana.

Per questo possiamo fare nostra la preghiera del Vangelo: «Manda operai nella tua messe, Signore. Ma soprattutto dammi il coraggio … anche a me di andare … fammi capace di rispondere alla tua chimata, alla tua missione.

sabato 13 giugno 2026

Custodire il cuore buono

Is 61,10-11 e Lc 2,41-51

La liturgia ci fa contemplare il Cuore Immacolato di Maria: un cuore in cui non c’è niente che offusca la presenza di Dio, niente che impedisce a Dio di essere Dio. Ma a differenza di Maria nel nostro cuore maturano le scelte più luminose e/o quelle più tenebrose, quelle che ci avvicinano ne.l'amore a Dio oppure quelle che abbruttiscono la nostra esistenza. La storia dimostra che l’uomo nonostantevil suo essere Figlio, può comportarsi come gli angeli ma può anche compiere le opere del demonio. È un continuo combattimento. Per questo è assolutamente necessario imparare a custodire il cuore. Custodire il cuore significa: fare del luogo più intimo di noi stessi e della nostra coscienza la dimora dove Dio può abitare per educarci alla sua volontà e nel suo amare.

venerdì 12 giugno 2026

Venite a me ...

Dt 7,6-11 e Mt 11,25-30

Quanto più ci sentiamo affaticati e delusi, tanto Gesù ci invita a cercare in lui consolazione e rifugio, a porre in Dio la nostra speranza. La preghiera della Chiesa, oggi nella liturgia delle ore inizia con l'antifona che presenta il Signore con l’immagine di un cuore che ama e soffre, e soffre proprio perché ama.
La sua misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona”. Quest’amore risana il cuore umano e gli dona ripetutamente il coraggio di amare. Ma è bene pure ricordare che, se amiamo realmente, l’amore implica inevitabilmente la disponibilità a soffrire per coloro che amiamo e, talvolta, a causa di coloro che amiamo. 

giovedì 11 giugno 2026

La missione è una carità concreta

At 11,21-26;13,1-3 e  Mt 10,7-13

La missione è fatta di opere e parole: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Un mandato a prima vista fin troppo audace, se pensiamo di attuarlo con le sole nostre forze. Ma i missionari non sono persone eccezzionali, uomini e donne con incarichi speciali. Missionario significa esprimerece condividere nella propria vita con opere e parole la presenza di Dio e mostrare un frammento del suo  Regno. Una immagine chiara è scritta nel Concilio Vaticano II: “la Chiesa sale della terra e luce del mondo è chiamata in maniera più urgente a salvare e a rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia ed un solo popolo di Dio” (Ad gentes, 1).

mercoledì 10 giugno 2026

Distruzione e compimento

1Re 18,20-39 e Mt 5,17-19

Gesù non vuole abrogare la Legge ma neppure si limita a ripetere la tradizione, anzi dichiara apertamente di essere venuto per “dare pieno compimento”; tutto quello che appartiene alla fede d’Israele riceve con lui una veste nuova. Il verbo abolirre non significa soltanto annullare o cancellare ma anche abbattere, distruggere, sovvertire; dobbiamo quindi intenderlo nel suo significato più ampio, che genera un contrasto irriducibile tra distruzione e compimento, che ci obbliga a rileggere la vicenda d’Israele come storia anche di Dio: una tappa della rivelazione salvifica. Malgrado i limiti umani, quella storia non può essere considerata una parentesi,né quindi può essere distrutta o sovvertire. Per fortuna l’umana debolezza non impedisce a Dio di portare a compimento la sua opera. 

martedì 9 giugno 2026

Possiamo esistere in un modo nuovo

1Re 17,7-16 e Mt 5,13-16

Essere sale, essere luce ... Se accettiamo la sfida delle beatitudini, se facciamo di quella Parola lo spazio del nostro vivere, allora diventiamo sale della terra e luce del mondo. Le beatitudini non propongono una lista di "cose" da realizzare ma chiedono di lavorare su noi stessi per esistere in un modo nuovo, diverso. Con le beatitudini Gesù ci invita a dare alla nostra vita una forma missionaria; essere sale e luce significa non vivere per noi stessi, rinchiusi nei problemi che ci assillano, ma nel realizzare noi stessi per essere gioia e speranza per i nostri amici, vicini e compagni di vita. In un mondo in cui tutto è posto al servizio dell’io, Gesù ci chiede di dimenticare noi stessi e di focalizzarci nel sale e nella luce di il mondo.

lunedì 8 giugno 2026

Il volto di Cristo

1Re 17,1-6 e Mt 5,1-12

Quanto vogliamo realmente vivere il vangelo? Come smaschero le mie ipocrisie? Le beatitudini sono la "carta di tornasole"’ (forse non tutti sanno di cosa si tratta) del discepolo. Le beatitudini sono lo specchio per verificare la nostra reale disponibilità a vivere il Vangelo co e espressione più matura della fede, come sintesi chiara ed esigente della sequela. In definitiva questa pagina è il nostro ritratto da discepoli, vi troviamo gli elementi essenziali di quella testimonianza alla quale siamo chiamati. Ma per essere tutto questo, le beatitudini sono il ritratto di Gesù. L’evangelista Matteo non potendolo farlo con immagini ci descrive Gesù con le sue stesse parole. Se queste parole s’imprimono nel cuore fin dall’inizio, se diventano la luce che rischiara ogni nostra scelta, potranno dare un volto alla nostra vita. Un volto che assomiglia a quello di Gesù. 

domenica 7 giugno 2026

Corpus Domini

Dt 8,2-3.14-16; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Egli vive in noi
Nella solennità del Corpus Domini celebriamo Gesù che continua a rimanere con noi nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Egli vive in noi e noi viviamo in Lui. Ma il suo esserci è reale anche in questa Massa Lombarda dove ogni giorno viene consacrato.

Egli ci dona la vita
Gesù ci ricorda che la vita ha la sua origine nel Padre: non siamo noi a crearla o a possederla, ma la riceviamo come dono. In un mondo segnato da fragilità, paure e ferite, questa è una grande speranza: la nostra vita e la vita di tutti coloro che ci sono accanto, proprio tutti, trova la sua sorgente in Dio.

Egli vuole trasformarci
Ma Gesù fa ancora di più: dona sé stesso per la vita del mondo. Nell’Eucaristia non troviamo un semplice simbolo, ma la sua presenza viva che entra nella nostra esistenza e la trasforma.

Accogliere Cristo nell’Eucaristia significa accogliere la sua vita.
E questa vita cambia il nostro modo di vivere:
- l’amore ricevuto diventa amore donato,
- il perdono ricevuto diventa perdono offerto,
- il dono ricevuto diventa condivisione.
Cambiare e trasformare la realtà è concretezza del mistero celebrato.

L'eucaristia deve essere il nostro cambiamento
L’Eucaristia ci insegna la logica di Dio: non trattenere, ma donare; non chiudersi, ma aprirsi agli altri. È una trasformazione spesso silenziosa, ma reale e concreta.
Oggi chiediamo la grazia di non abituarci mai a questo dono e di lasciarci trasformare da Cristo, per vivere secondo il Vangelo: ricevere per donare.
Se in noi davvero riceviamo Cristo, allora qualcosa in noi deve cambiare. Anche qui a Massa Lombarda, nel nostro modo di seguire Gesù Maestro di vita e salvatore dell'uomo.

sabato 6 giugno 2026

Guardatevi da scribi e farisei ...

2Tm 4,1-8 e Mc 12,38-44

Gesù mette in guardia da scribi e farisei ... ipocriti e osserva i ricchi che gettavano le loro offerte nelle casse del tempio. Ma di questi non commenta. Ogni commento si trasferisce su chi ascolta. Siamo negli ultimi capitoli del Vangelo di Marco e Gesù si prepara la sua dipartita. Come fare? cosa fare? Anche se forse non gli era così tutto chiaro. Lo sguardo di Gesú coglie alcune situazioni particolari che lo aiutano certamente a realizzare una maggiore concretezza nellevsue scelte. L'incontro co una donna vedova lo porta alla soglia del donare tutto sè stesso. Lui non farà come i ricchi che donano il loro superfluo, donano qualcosa. No Gesù farà come la vedova che dona tutto quello che aveva per vivere. La vedova, quindi, non dona qualcosa, ma dona se stessa. Si Gesù farà così: donerà la sua stessa vita.

venerdì 5 giugno 2026

Interrogati da Gesù

2Tm 3,10-16 e Mc 12,35-37

Ogni tanto Gesù prende in mano il discorso e lui si mette a fare le domande ...
Forse è stanco della poca fede della gente, forse un poco deluso della durezza e aridità del gruppo dei dodici ... Forse è proprio di fronte a questo che Gesù prova ad alzare il livello della fede e della sensibilità umana ... la nostra umana sensibilità.
Allora spiega le Scritture e aiuta a leggerle con una sapienza nuova. In questo caso, parla di se stesso, senza dirlo esplicitamente. Citando un salmo, fa notare che il Messia non può essere considerato come spesso o sempre la maggioranza lo pensa ... ma egli è il “mio signore”. Le scriture poi, non ci forniscono delle risposte puntuali e complete, esse si consegnano al nostro cuore, per germogliare e portare frutto;, é solo così che o Spirito può rendere nuova quella Parola antica.

giovedì 4 giugno 2026

Amare tra desiderio e possibilità

2Tm 2,8-15 e Mc 12,28-34

Amare Dio, non crea grossi problemi, mentre amare il prossimo risultato sempre più complicato. Ma ugualmente il Vangelo ricorda che l’amore è un comandamento, fa parte della rivelazione, è una parola che Dio ha seminato nella nistra stiria umana.
Ecco che per imparare ad amare dobbiamo accogliere l’amore non come un desiderio emotivo e istintivo, ma come comandamento a cui educarci e a cui adeguarci. Ma per fare questo occorre che il nostro sguardo è costantemente rivolto a Dio, diversamente il comandamento verrà disatteso. Amare Dio con tutto il cuore diviene il punto di partenza per imparare ad amare il prossimo. Quanto più entriamo in una relazione intima e veritiera con Dio tanto più riceviamo da Lui la forza per superare la nostra istintività per aprici all'amore dell'altro, che progressivamente diviene il prossimo e poi il fratello.
L'amare Dio permette di seminare amore nei sentieri della vita quotidiana. 

mercoledì 3 giugno 2026

Non conoscete le Scritture

2Tm 1,1-3.6-12 e Mc 12,18-27

Ormai Gesù viene continuamente chiamato in causa, non può sottrarsi alle domande di chi gli si dimostra ostile. Di fronte ai sadducei, che sono di fatto maestri della legge e  depositari della Rivelazione divina, da Gesú vengono rimproverati di non conoscere “le Scritture, né la potenza di Dio”. Gesù li accusa di voler comprendere la realtà concreta alla luce della realtà stessa e la Parola di Dio alla luce della sola ragione umana. Ma non è corretto usare l'esperienza di questa vita come un metro per misurare l’eternità. Studiare la scrittura, cercare di conoscerla non è un capriccio intellettuale o una speculazione legalista, ma diviene lo straordinario strumento per penetrare e coltivare una relazione di amicizia con Dio, unica per la sua originalità; personale in quanto coinvolge la nostra vita e pure comunitaria, perché la comprensione e avviene nella Chiesa, tutta.

martedì 2 giugno 2026

Come dare a Dio tutto …

2Pt 3,11-15.17-18 e Mc 12,13-17

Nel confronto con la realtà, con il suo mondo Gesù non sfugge le provocazioni tendenziose ma accetta e vince il confronto da vero maestro. La sua risposta è tutta in quella frase, diventata famosa: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio” se da una parte occorre non opporsi al potere di Cesare, d’altra parte, Gesù chiede di dare a Dio quello che appartiene a Dio. Non si tratta tanto di distinguere l’ambito religioso da quello laico/politico, come se fossero due soggetti concorrenti. Il primato di Dio viene prima di ogni altra cosa: “il Signore Dio nostro è l’unico Signore”. L’impegno sociale e politico scaturisce dal riconoscere che tutto viene ed è subordinato a Dio. La fede non può essere confinata nell’intimo soggettivo ma la fede si alimenta con le esperienze della realtà vissuta e della stessa realtà ne diviene parte attiva e propositiva.

lunedì 1 giugno 2026

AAA ... contadini cercasi ...

2Pt 1,2-7 e Mc 12,1-12

Nella letteratura profetica e sapienziale la vigna è l’immagine di Israele. Lo sanno bene i capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani e tutti i suoi ascoltatori. Il persistente rifiuto delle autorità manifesta la loro durezza di cuore ma non impedisce a Dio di continuare la sua storia di salvezza. Gesù nella parabola descrive il secolare conflitto che oppone Dio al suo popolo, una vicenda costantemente segnata dall’infedeltà e da un drammatico precipitare degli eventi: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!” Ma nello stesso tempo in cui gli altri preparano la sua condanna, Gesù continua tenacemente ad annunziare che l’amore di Dio non è limitato dai muri e intercorso dai nostri progetti. Dio non si stanca di amare e di cercare nuovi collaboratori, infatti la Parola di Dio continua ad illuminare e attrarre altri "contadini". 

domenica 31 maggio 2026

Domenica della Santissima Trinità

Es 34,4-6.8-9   Dn 3,52-56   2Cor 13,11-13   Gv 3,16-18
 

Nel Prefazio di questa domenica pregheremo con queste parole: "Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Con il tuo Figlio unigenito e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza.

Quanto hai rivelato della tua gloria noi lo crediamo e, con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo.

E nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle persone, l'unità della natura, l'uguaglianza nella maestà divina."

Sono convinto che per la maggioranza di noi queste parole sono quasi incomprensibili e non ci permettono di capire e comprendere chi e come è Dio. Possiamo tentare di tradurne così il significato:
Dio è uno solo, eterno e onnipotente, ma non è solitudine: è comunione di tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La fede cristiana professa che queste tre Persone sono realmente distinte, ma condividono la stessa e unica natura divina.

Per questo non adoriamo tre dèi, ma un solo Dio in tre Persone. Ciò che crediamo del Padre lo affermiamo ugualmente del Figlio e dello Spirito Santo, perché tutti partecipano pienamente della stessa gloria, della stessa eternità e della stessa maestà. Nel mistero della Trinità contempliamo quindi la perfetta unità di Dio e, insieme, la ricchezza della sua vita d'amore.

 

Ma anche così ... siamo ben lontani dall'appropriarci di una immagine concreta di Dio. Il mistero di Dio resta mistero ...

Forse proprio questo occorre che capiamo: non abbiamo degli strumenti di intelletto, di scienza e di natura umana capaci di realizzare la comprensione di un mistero ben diverso e immenso più di noi stessi.

Don Tonino Bello, famoso vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, di cui Congregazione delle cause dei santi ha avviato il processo di beatificazione ed è stato dichiarato venerabile il 25 novembre 2021 da papa Francesco, cercò di spiegare la trinità con queste parole:

(...) Colsi l’occasione per leggere al mio amico Vincenzo la paginetta che avevo scritto. Quando terminai, mi disse che con tutte quelle parole, la gente forse non avrebbe capito nulla. Poi aggiunse: “Io ai miei zingari sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre Persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra. E sai come concludo? Dicendo che questo è uno specie di marchio di famiglia. Una forma di ‘carattere ereditario’ così dominante in ‘casa Trinità’ che, anche quando è sceso sulla terra, il Figlio si è manifestato come l’uomo per gli altri”.

Quando don Vincenzo ebbe finito di parlare, di fronte a così disarmante semplicità, ho strappato i miei appunti. Peccato: perché, tra l’altro, avevo scritto delle cose interessanti (…).

Quello che oggi possiamo cercare di fare nostro, al di là di ogni congettura e spiegazione teologica è che, come le tre Persone divine, anche ogni persona umana è un essere per un rapporto o, se è più chiaro, una relazione con un altro, la quale esprime il desiderio di esistere per l'altro e con l'altro in un tutto uno, pur nella diversità e identità originaria.

 

COME VIVERE E TESTIMONIARE LA FEDE IN UN TEMPO DI CRISI?

Papa Leone XIV, giovedì scorso, richiama l'urgenza di un annuncio cristiano che rimetta Cristo al centro.

Nonostante la secolarizzazione e l'indifferenza religiosa che caratterizzano molti ambienti della società contemporanea, il cuore dell'uomo continua a cercare speranza, verità e significato.

Il Vangelo che ci rivela il mistero che è Dio non è una teoria o una proposta morale tra le tante, ma l'incontro con una Persona viva (Cristo) che illumina l'esistenza e apre alla speranza.

L'evangelizzazione non può essere considerata un aspetto secondario della vita ecclesiale, ma deve rimanere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa, sia universale sia locale.

E qui inizia il nostro ricomprenderci rispetto alla nostra fede; oggi soprattutto di fronte a comunità credenti che non annunciano più la fede e che sono spente e morte!

 

MA COME TRASMETTERE LA FEDE OGGI?

Dice Papa Leone che la fede si trasmette attraverso la testimonianza e la comunità.

L'evangelizzazione non dipende dalle strutture o dalle strategie, o dal catechismo di iniziazione, ma dalla credibilità della vita dei credenti.

1)     La testimonianza di una fede vissuta con coerenza, gioia e carità.

2)     La santità quotidiana, spesso nascosta e silenziosa, parla più di molte parole.

3)     La fede non cresce nell'individualismo, ma nella comunità.

La Chiesa è chiamata a essere una casa accogliente, dove ciascuno possa sentirsi accompagnato, sostenuto e aiutato a incontrare il Signore.

In un tempo in cui la fede rischia di essere relegata alla sfera privata, le comunità cristiane sono chiamate a diventare segni concreti della presenza di Dio e della bellezza della vita fraterna.

sabato 30 maggio 2026

Il potere dell'amicizia

Gd 1,17.20-25 e Mc 11,27-33


Ma chi ti ha mandato? Con quale autorità fai queste cose? In nome di chi parli e agisci?
Una domanda, una provocazione, la totale diffidenza ... Gesù non risponde perché vede che nel loro intimo non c'è disponibilità ad accogliere ne lui e neppure la sua Parola. Quante volte interroghiamo Dio senza ricevere alcuna risposta. A volte, Dio parla ma noi … non siamo in grado di ascoltarlo ... Altre volte, Dio resta in silenzio, non può parlare a chi non lo ascolta con sincerità, non può svelare segreti a chi non è pronto ad accoglierli con docilità. Se vogliamo le confidenze di Dio dobbiamo diventare suoi amici ... e per farlo occorre abbattere ogni diffidenza. Ci ricordiamo che ci ha chiamato amici ... l'unica autorità nasce come conseguenza di un'amicizia che ti costruisce ti genera amico di Dio.

venerdì 29 maggio 2026

Oggi quel fico ... è ancora profezia

1Pt 4,7-13 e Mc 11,11-25

Un fico sterile ... solo foglie ... In realtà alla luce della Pasqua quella pianta assume un valore profetico. L’albero è icona del popolo Israele, la cui religiosità è apparenza ed è del tutto incapace di portare frutti di conversione. Le parole di Gesù suonano dunque come una dura condanna perché la storia di salvezza non manifesta e non comunica più quella grazia che rinnova il mondo. Oggi, in questo tempo storico sembra di nuovo rinnovarsi questa sterilità e la stessa mancanza di frutti. Che tristezza ... l’albero è privo di frutti, gli stessi che Dio desidera trovare; ma Gesù prepara una nuova stagione nella storia umana che a partire da Israele darà al mondo nuovi frutti di cui l’umanità ha assolutamente bisogno per vivere e sperare.

giovedì 28 maggio 2026

Il nostro grido nel cuore di Dio

1Pt 2,2-5.9-12 e Mc 10,46-52

Il brano racconta la guarigione di un cieco, è l’ultimo miracolo che Gesù compie prima della passione. Tutto comincia con un grido che, per come è descritto rappresenta un atto di fede: viene ripetuto due volte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” Un grido in connessione che intercetta il cuore cuore del Signore. Non a caso nella Messa iniziamo con il “Kyrie eleison”: parole che esprimono il nostro riconoscerci  bisognosi della misericordia, cioè della carezza divina che risana il cuore e ci rende capaci di ascoltare la Parola e di nutrirci del Pane della vita. Non possiamo fare un bel niente se Dio non ci libera dal male. Il cammino della fede comincia e ricomincia con l’invocazione di perdono. 

mercoledì 27 maggio 2026

Nonostante tutto saliamo

1Pt 1,18-25 e Mc 10,32-45

Salgono a Gerusalemme e Gesù cammina davanti a tutti, ma non è un cammino gioioso tipico del pellegrinaggio alla Città Santa; l'evangelista Marco annota che i discepoli erano sgomenti e gli altri impauriti. È un contesto che lascerebbe aperta la possibilità di andarsene o almeno di fermarsi in quel difficile camminare con Gesú. Nonostante questa premessa Gesú non smette di parlare con tutta libertà e franchezza: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti, agli scribi: lo condanneranno a morte, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno, lo uccideranno”. Annuciare la passione non è solo una profezia o un genere letterario, ma è una ricomprensione teologica: mettere nella nostra paura, nel nostro timore il coraggio di chi ha conosciuto e vissuto con il Maestro. Ecco che di fronte all'imprevedibilità del momento presente a ogni discepoli è chiesto il coraggio di restare con Gesù, fino alla fine.

martedì 26 maggio 2026

Un centuplo a che per me

1Pt 1,10-16 e Mc 10,28-31

Ma cosa succede quando ti rendi conto che la promessa del centuplo da parte di Gesù ad un certo punto della vita si realizza?
A volte capita che Gesú il centuplo te lo concede anche quando non abbiamo realizzato ciò che era stato patuito: vivere e annuciare il vangelo e di seguirlo senza esitazione.
Ma cosa è questo centuplo di cui si fa esperienza?
Il centuplo significa poter sempre contare sulla presenza amorevole di Dio e sulla presenza costante di fratelli e sorelle che condividono l’amore per il Vangelo e il desiderio di amare e servire Dio. L’amicizia sincera e disinteressata unita alla fede, è il bene più grande che possiamo ricevere ed è quel centuplo che appartiene a questa vita. Ciò significa che la vita è lo spazio esistenziale del centuplicarsi della promessa del Signore.


lunedì 25 maggio 2026

Madre della Chiesa

Gen 3, 9-15.20 e Gv 19,25-34

L'evangelista Giovanni fa memoria delle ultime parole che Gesù rivolge a Maria prima di morire, parole che non sono solo parte del dramma del momento crudele della croce, ma parole cariche di vita: madre e figlio sono le parole più belle che conosciamo, sono le coordinate dell’esperienza umana, hanno un valore sacro e universale; sono parole generative. La croce diventa così vetamente un albero di vita, in quel momento avviene un nuovo fatto, una nuova maternità nasce all’ombra della croce, e ci ricorda che ogni maternità è intimamente segnata dalla disponibilità a soffrire.
Maria strettamente unita al Figlio ed agisce in piena sintonia con lo Spirito, in lei lo Spirito si manifesta con potenza. Comprendiamo allora perché, Papa Francesco, abbia deciso questa memoria liturgica celebrandola il giorno successivo alla festa della Pentecoste.

domenica 24 maggio 2026

Pentecoste

At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23

Oggi celebriamo la Pentecoste, una delle feste più grandi della Chiesa. Una festa che ci parla di un dono misterioso e immenso: lo Spirito Santo. Non si vede e non si tocca, eppure è presenza viva dell’amore di Dio nella nostra vita. La Pentecoste non si comprende soltanto con la mente: si ascolta nel cuore. Lo Spirito Santo è come un vento che attraversa l’esistenza, allarga lo sguardo e ci apre agli altri, alle loro speranze e alle loro sofferenze. Ci insegna a guardare con occhi nuovi anche chi facciamo fatica ad amare.
Lo Spirito è il respiro di Dio nel mondo: rialza ciò che sembra spento, crea comunione dove gli uomini costruiscono divisioni, dona forza a chi lotta contro le ingiustizie, sostiene chi sa perdonare e accende speranza.
Non conosce confini: non divide, ma unisce; non chiude, ma apre; non spegne, ma dà vita.
Oggi siamo radunati attorno all’altare per riconoscere questo dono di Dio che si fa vicino nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Chiediamo allora allo Spirito Santo di rinnovare la nostra fede e di riaccendere il nostro cuore, perché continui ad agire nella nostra vita e nel mondo con la sua forza di pace, di amore e di speranza.

sabato 23 maggio 2026

Uniti ma ... nella diversità

At 28,16-20.30-31 e Gv 21,20-25

Nell’ultima scena del tempo pasquale ci confrontiamo con Pietro e Giovanni, due testimoni principali nel Quarto Vangelo. Sono due discepoli della prima ora, quelli che hanno condiviso tutta la vicenda del Nazareno. Ora questo dialogo finale tra Gesù e Pietro va compreso rispetto a quando Gesù ha consegnato a Pietro cioè la missione di pascere il gregge e gli ha pure annunciato che avrebbe sigillato la sua testimonianza con il martirio. La domanda su giovanni nasce dal desiderio di capire qual è il destino riservato all’amico. Gesù non risponde alla domanda di Pietro ma fa capire chiaramente che nella Chiesa ciascuno ha la sua particolare vocazione. Le parole di Gesù invitano tutti a vivere la propria vocazione riconoscendo e apprezzando la vocazione degli altri.

venerdì 22 maggio 2026

Pronto a ricominciare ...

At 25,13-21 e Gv 21,15-19

I racconti del risorto hanno modalità ed espressioni diverse, ma quanto accade sul lago di Tiberiade, riportato dalla memoria di Giovanni, è fuori da ogni aspettativa e possibile ricostruzione. Il Signore si mette in dialogo con Simone, con una confidenza oltre ogni possibile aspettativa. Gesù che prende la parola. Pietro non ha neppure il coraggio di guardarlo negli occhi. È vero, non appena ha sentito che era Gesù s’era subito buttato in acqua per raggiungere la riva. In quel momento tutto diventa pesante ... aver tradito, non era stato all’altezza del compito ricevuto. Gesù conosce bene la storia di Pietro, ma è pronto a ricominciare, così si rivolge al discepolo chiamandolo con il nome: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?” E quante volte anche noi abbiamo tradito la tua fiducia, ma ogni volta hai bussato di nuovo alla porta. Donaci di rispondere con gioia e trepidazione, come Pietro ...

giovedì 21 maggio 2026

L'unità reale

At 22,30;23,6-11 e Gv 17,20-26

Quanto abbiamo addomesticato le parole di Gesù e quanto, il più delle volte, le pieghiamo ai nostri ragionamenti e ai nostri fini: ciò diviene evidente quando la Parola viene negata nella sua verità. «Che tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te» non è un’esortazione, ma un’accorata supplica che Gesù rivolge al Padre. Al tempo stesso, però, indica chiaramente ai discepoli quale sia la strada da percorrere con assoluta determinazione. L’unità che Gesù chiede trova in Dio la sua origine e ne svela il volto. Il mistero trinitario si rivela a noi come comunione e unità da realizzare anche, come battezzati, nella vita quotidiana. L’unità appare là dove il soggetto rinuncia ad apparire. Vivere l’unità non significa semplicemente fare qualcosa insieme agli altri, ma riconoscersi parte di una Chiesa che è ben più di un’istituzione religiosa e che persegue la missione di orientare lo sguardo verso Dio.