Is 55,10-11 Sal 64 Rm 8,18-23 Mt 13,1-23
Un'immagine del Vangelo che ci riporta immediatamente
allo stile di Gesù. È il suo modo di incontrare le persone, di fermarsi con
loro, di parlare nei luoghi semplici e ordinari della vita. È lì che Gesù
annuncia il Regno di Dio: non attraverso discorsi astratti, trattati di
teologia o l'enunciazione di precetti morali, ma con parole semplici, capaci di
raggiungere il cuore, di aprire orizzonti nuovi e di suscitare una vita nuova.
Le sue parole non si limitano a spiegare: generano,
trasformano, mettono in cammino.
La parabola
Il Vangelo di oggi ci consegna una parabola. Ma che cos'è
una parabola?
Non è una favola, né un racconto fantastico. Gesù parte
sempre dalla vita di ogni giorno: un campo, un seme, una famiglia, un pastore,
un banchetto. Sono immagini che tutti possono comprendere.
Ed è proprio qui la forza delle parabole. Partendo da ciò
che è familiare, Gesù ci conduce dentro il mistero di Dio.
Dietro la semplicità del racconto si nasconde sempre una
verità che sorprende, che scuote, che mette in discussione il nostro modo di
guardare la vita.
Per questo le parabole non chiedono soltanto di essere
comprese; chiedono di essere vissute.
Non domandano semplicemente: «Hai capito?», ma: «Sei
disposto a lasciarti cambiare?».
Ogni parabola è un invito alla conversione. Ci insegna a
leggere la nostra vita non secondo i nostri criteri, ma secondo lo sguardo di
Dio.
La differenza la fa il
cuore
Gesù dice: «Perché guardando non
vedono, udendo non ascoltano e non comprendono...».
Non è Dio che smette di parlare. È il cuore dell'uomo che
può chiudersi. La Parola viene annunciata a tutti, ma non tutti sono disposti
ad accoglierla.
Anche i discepoli hanno bisogno che Gesù spieghi loro il
significato della parabola. È un particolare che ci consola. Essere discepoli
non significa capire tutto subito, ma rimanere accanto al Maestro e lasciarsi
istruire da Lui.
Ascoltare il Signore significa
permettere alla sua Parola di entrare nella nostra vita,
di illuminarla, di correggerla, di convertirla. La Parola non cerca spettatori,
ma discepoli. Non chiede un consenso superficiale, ma una risposta concreta,
fatta di scelte, di fedeltà e di vita.
Anche oggi il Seminatore
continua a seminare.
Una parte del seme viene divorata da tutto ciò che ci
distrae e ci allontana da Dio. Un'altra cade su un terreno superficiale: nasce
con entusiasmo, ma si spegne davanti alle difficoltà. Un'altra ancora viene
soffocata dalle preoccupazioni, dalla ricerca del successo, dalla seduzione
della ricchezza e dalle tante voci che riempiono le nostre giornate, fino a
confondere il cuore.
Ma c'è anche un terreno buono. È il cuore del discepolo
che si lascia convertire, che non rimane rigido, che non ha paura di cambiare.
È lì che la Parola mette radici, cresce e porta frutto.
Quel terreno può essere la nostra vita, la nostra
famiglia, la nostra comunità, la nostra Chiesa. Ogni volta che il Vangelo viene
accolto e vissuto, il Regno di Dio cresce, spesso nel silenzio, ma con una
forza che nessuno può fermare. La differenza, allora, non la fa il seme, che è
sempre buono. Non la fa neppure il Seminatore, che continua instancabilmente a
seminare. La differenza la fa il cuore: un cuore disponibile ad ascoltare, a
custodire e a mettere in pratica la Parola.
Cosa dice oggi a noi
questa parabola?
È questa la domanda con cui il Signore ci lascia.
Anche oggi Egli semina in noi la Parola del Regno. Non
sceglie il terreno migliore. Non attende che la nostra vita sia perfetta.
Continua a seminare, perché non smette mai di sperare nell'uomo.
Dio offre a tutti il suo Figlio, la Parola fatta carne,
il seme buono che può trasformare la nostra esistenza.
La domanda, allora, non riguarda il seme. Il seme è
buono. Non riguarda neppure il Seminatore, che è sempre generoso. La vera
domanda riguarda noi.
Quale terreno trova oggi il Signore nel mio cuore?
Un cuore distratto? Un cuore superficiale? Un cuore
soffocato da troppe preoccupazioni? Oppure un cuore disponibile ad accogliere
la sua Parola?
Chiediamo al Signore la grazia di diventare terra buona,
perché la sua Parola possa mettere radici nella nostra vita e portare frutti di
fede, di speranza e di carità.