1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30
CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
giovedì 12 febbraio 2026
È tempo di seminare
mercoledì 11 febbraio 2026
Liberi dal male
1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23
martedì 10 febbraio 2026
Scontro inevitabile
1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13
I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.
lunedì 9 febbraio 2026
Ti cerchiamo per toccarti
1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56
domenica 8 febbraio 2026
Opere belle e opere buone.
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".
La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.
È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.
Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...
Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.
Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.
Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.
Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.
Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.
Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale … Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.
A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.
Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.
Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?
Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?
Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.
sabato 7 febbraio 2026
Il veleno del mondo corrotto
Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29
giovedì 5 febbraio 2026
Ci manda anche oggi ...
1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13