martedì 14 aprile 2026

Rinascere continuamente

At 4,32-37 e  Gv 3,7-15

La parola di Gesù apre sempre orizzonti nuovi, se siamo disposti a metterci in ascolto della Parola con l’atteggiamento di chi si lascia sorprendere. Quando presumiamo di essere “Maestri” in Israele non riusciamo ad arrivare dove la Parola ci vuole portare. In realtà, abbiamo paura d’incamminarci per strade che non conosciamo e non possiamo gestire. Quando Gesù parla di nascere di nuovo, di nascere dall’alto non intende un evento ma è un processo che coinvolge tutto il tempo della nostra vita, cioè come qualcosa che avviene continuamente. Ogni volta che ci apriamo all’ascolto della Parola, si attiva la nostra rinascita.

lunedì 13 aprile 2026

Alla ricerca di un dialogo

At 4,23-31 e Gv 3,1-8

Per rendere concreta la connessione con il Risorto, non basta contemplare una idea suggestiva, occorre confrontarsi con le parole e i pensieri di Cristo. Parole e pensieri che sono stati fonte ed espressione del vangelo, della predicazione e che costituiscono il dialogo tra Gesù e uomini e donne del suo tempo. Nicodemo è un uomo autorevole e importante, ma anche umile e sopratutto capace di domande; desideroso di conoscere la verità, per questo si reca da Gesú e si pone in ascolto. Una dote che non tutti quelli che si credono importanti possiedono. Sarebbe comunque rimasto un ottimo fariseo se Gesù non fosse entrato nella sua vita; il suo cuore inquieto e insoddisfatto, attendeva una Parola che non fosse frutto di convenienza, di ideologie o di mode passeggere, ma di Dio.

domenica 12 aprile 2026

Tommaso erede della pace di Gesù

At 2,42-47   Sal 117   1Pt 1,3-9   Gv 20,19-31

Nei vangeli letti e ascoltati questa settimana, i brani del risorto e delle sue apparizioni, risuona una frase: «Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»”.

Sembra che Gesù voglia dire che per vederlo non biosogna ostinarsi a tornare al sepolcro … o stare chiusi nella casa, nel cenacolo … ma occorre tornare in quei luoghi dove tutto è nato, dove vil Signore ha incontrato gli apostoli e dove ha incontrato ciascuno di noi. La Galilea è vedere e riconoscere il Risorto in qualsiasi parte del mondo, anche le più sperdute, dove la sua presenza si intreccia con le trame della storia e del vissuto quotidiano. E’ nella Galilea che si fa esperienza dei germi di speranza che fioriscono quando l’uomo “pensa e agisce positivo”, quando è orientato al bene.

A questo punto, però, sorge una domanda: “dove oggi si può vedere il Risorto?”

Come posso riconoscerlo nelle martoriate terre insanguinate e devastate dalla guerra. Attualmente nel mondo si contano 56 conflitti attivi, che coinvolgono 92. Gli stati sovrani del mondo oggi sono 195. Le aree di maggiore tensione includono Ucraina, Medio Oriente (Gaza, Libano, Yemen, Siria, Sudan, Etiopia e Sahel

Dove vedo il Risorto?

Nella morte dei bambini innocenti, nel fratricidio di giovani soldati, o nella violenza sulle donne, nei disordini sociali, nelle città distrutte dalle bombe, negli affari illeciti, nel deturpamento ambientale…?

Verrebbe voglia di dire: «Qui non c’è il Risorto, bisogna cercarlo da un’altra parte».

In questo tempo di guerre, e di morte, dove la forza, la violenza e la distruzione sembrano essere il criterio per dominare e per vincere, la risurrezione discreta e insignificante di un ebreo in un lembo sperduto della Giudea, sembra proprio ininfluente, ieri come oggi.

Eppure, noi cristiani in quel fatto ... la risurrezione di un morto insignificante, mettiamo la possibilità di dare senso alla vita e di redimere il male che imperversa indisturbato in questo nostro mondo.

Quanti credono veramente al Risorto sono quelli che nonostante il sepolcro di morte continuano a sperare, perché quello è solo “il luogo dove l’avevano posto”, e perch+ non si rassegnano come i discepoli di Emmaus a una vita sconsolata: “noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele…”

Allora dove si può vedere il Risorto?

Dappertutto ovunque torniamo in Galilea: ovunque ciascuno di noi contribuisce a realizzare la creazione orienta al bene, dove si vuole vivere il comandamento dell’amore, perché Gesù ha già superato il buio della morte e si può pensare e sperare un bene per tutti, anche partendo dalle situazioni più tragiche.

Tommaso ha fatto un percorso pasquale in cui egli stesso è tornato in Galilea …

Ha riscoperto la comunità degli amici, dei fratelli come luogo privilegiato della presenza del risorto: la nostra comunità!

Ha accolto il dono della pace con tutto il nuovo che porta con sè. La ‘pace’ di Gesù è il dono di una felicità piena, accompagnato da un secondo dono: lo Spirito Santo, l’Amore tra il Padre e il Figlio, che ci rende capaci di amare. Un terzo dono pasquale, affidato agli apostoli e ai loro successori, è il perdono dei peccati che celebriamo ogni volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione.

Ha riscoperto l’amicizia intima con Gesù, nell'affetto e confidenza con Gesù lo riconosce e nei segni della passione si immerge e riesce a diventare parte della risurrezione.
Tommaso, sentendo ciò si getta in ginocchio e tutto diventa quel «Mio Signore e mio Dio!».

 

Ora fatto anche noi questo itinerario, non dimentichiamoci che: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna».

sabato 11 aprile 2026

Incredulità, velata verità

At 4,13-21 e Mc 16,9-15

Confrontando le varie tradizioni presenti nei Vangeli, riusciamo a raccogliere molte informazioni circa la Risurrezione e sul Risorto, senza entrare in crisi a causa delle divergenze e differenze. Non deve stupire che leggendo Marco, i discepoli ricevono una sonora bocciatura in quanto esprimono una ostinata incredulità: quelli che “erano stati con lui”, amici più fidati, quelli che avevano condiviso ogni passo del Maestro, appaiono i più chiusi alla luce del Risorto. L’esperienza di Maria di Magdala e quella dei discepoli di Emmaus non fanno alcuna breccia nel muro di incredulità. Questo Vangelo potrebbe essere lo specchio della nostra fede fragile, che quando ci richiede la forza della testimonianza,trova sempre qualche scusa per giustificare il disimpegno. 

venerdì 10 aprile 2026

Io vado a pescare ...

At 4,1-12 e Gv 21,1-14

Siamo nel capito 21 di Giovanni, la seconda conclusione, quindi non affrettiamo le conclusioni. Sembra che il cammino della comunitá dei discepoli si stia impantanando e che la fede nel Risorto stia sbiadendo. È sempre Pietro che prende l’iniziativa che è come un tuffo nel passato, nella ricerca di ciò che dava sicurezza e speranza, ma proprio in questo estremo tentativo si fa spazio la tentazione di riprendere il mestiere che facevano prima d’incontrare Gesù, prima di iniziare la grande avventura. Siamo di fronte alla vera crisi della fede in Gesù Risorto, che richiede costantemente di immergersi nella vita ordinaria per trasfigurarla e poter scuotere e suscitare nuovi e avvincenti desideri di annuncio per rinnovare la storia.

giovedì 9 aprile 2026

Possiamo vederti e toccarti

At,11-26 e Lc 24,35-48

Siamo a Gerusalemme nelle ore immediatamente successive alla resurrezione. In questo contesto appare il Gesù, non ha bisogno di bussare, non ha bisogno di permessi, entra con naturalezza, in fondo è questa la bella notizia della Pasqua: Gesù è risorto e si fa vedere, ma i discepoli sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Tante volte dubitiamo di Dio, abbiamo l’impressione che sia lontano. E invece … dovremmo imparaee a coltivare l’attesa, sapendo che, in modo imprevedibile, Gesù viene e si manifesta. Che in quell’ora, certa e misteriosa, il Signore allontani da noi i dubbi, le paure e le inquietudini. Donaci, Signore di custodire con amore le parole che invitano a toccarti e a guardarti nella quotidianità della mia nostra vita.

mercoledì 8 aprile 2026

Una vicinanza affascinante

At 3,1-10 e Lc 24,13-35

E se Gesù non si fosse avvicinato al loro cammino ... forse non avremmo nessuna memoria dei due discepoli di Emmaus e, tutto si esaurirebbe inuna delusione. Ma ivece tutto prende forma dall'iniziativa di Gesù: egli si avvicina. Questo accostarsi silenzioso e discreto rappresenta lo stile di Dio, che non obbliga nessuno. È questa la bellezza del suo amarci, ed è da questa esperienza che si genera la fede. Non dobbiamo costringere e neppure convincere, è sufficiente seminare parole che hanno il profumo di Dio. Se il desiderio germoglia e diventa invocazione, solo allora inizia il cammino di fede.