venerdì 17 aprile 2026

Sapere attendere

At 6,1-7 e Gv 6, 16-21

Dopo il segno del pane, tutti avevano capito, riconosciuto e compreso che Gesù era il Messia atteso. C'era grande entusiasmo tra la gente, i discepoli entusiasti sperano si stia per aprire un capitolo nuovo ..., ma invece Gesù non vuole cadere nella trappola del successo umano, non vuole diventare il loro leader umano e se ne va in disparte, da solo a pregare. Ma i discepoli dopo averlo atteso, prendono il largo con la barca e vanno verso Cafarnao, sono soli e non comprendono perché Gesù si comporta così, proprio nel momento in cui avrebbe potuto raccogliere i primi frutti della sua predicazione. Ma è proprio quella attesa, quel buio intorno e dentro di noi, che diviene lo spazio di una consolante esperienza, tu Signore non mi abbandoni, ma mi raggiungi. lo so attendere (e attenderlo) senza perdere la pace del cuore?

Pane della speranza

At 5,34-42 e Gv 6,1-15

Di fronte alla folla numerosissima, Filippo fa notare che non hanno le risorse per affrontare una spesa così grande. Mentre Gesù chiede di aprire il cuore e farsi carico delle necessità della gente. Ciò che chiede Gesù  è una provocazione sempre attuale. Gesù sa bene quello che sta per fare, e sa bene che solo il Padre può saziare la fame dell’umanità. Ma giunti a sera la gente è contenta perché ha mangiato e a visto aprirsi nuovi orizzonti, speranze solo desiderate. Ma anche Gesù è contento perché vede nella comunità dei discepoli coloro che si faranno pane spezzato capace di nutrire il corpo e saziare lo spirito. Oggi anche noi chiediamo la grazia di diventare pane spezzato che offre speranza. 


giovedì 16 aprile 2026

Le parole di Dio e lo Spirito

At 5,27-33 e Gv 3,31-36

Se siamo davvero rinati dall’alto, allora non apparteniamo più alla terra, per cui non parliamo più secondo una mentalità terrena. Se crediamo davvero che Dio si è manifestato in Gesù Cristo, se crediamo che egli “è al di sopra di tutti”, non abbiamo altro desiderio che essere come Lui, pensare e agire come Lui. Per vivere così non basta l’impegno, anche il più sincero. Occorre lo Spirito Santo, quello che Gesù ha promesso di dare “senza misura”. Credo che occorre mettere al centro della nostra vita di ogni giorno che Gesù non è solo uno squarcio di cielo, ma è “Colui che Dio ha mandato e che dice le parole di Dio, e senza misura dà lo Spirito”.

mercoledì 15 aprile 2026

Rinascere continuamente

At 4,32-37 e  Gv 3,7-15

La parola di Gesù apre sempre orizzonti nuovi, se siamo disposti a metterci in ascolto della Parola con l’atteggiamento di chi si lascia sorprendere. Quando presumiamo di essere “Maestri” in Israele non riusciamo ad arrivare dove la Parola ci vuole portare. In realtà, abbiamo paura d’incamminarci per strade che non conosciamo e non possiamo gestire. Quando Gesù parla di nascere di nuovo, di nascere dall’alto non intende un evento ma è un processo che coinvolge tutto il tempo della nostra vita, cioè come qualcosa che avviene continuamente. Ogni volta che ci apriamo all’ascolto della Parola, si attiva la nostra rinascita.

lunedì 13 aprile 2026

Alla ricerca di un dialogo

At 4,23-31 e Gv 3,1-8

Per rendere concreta la connessione con il Risorto, non basta contemplare una idea suggestiva, occorre confrontarsi con le parole e i pensieri di Cristo. Parole e pensieri che sono stati fonte ed espressione del vangelo, della predicazione e che costituiscono il dialogo tra Gesù e uomini e donne del suo tempo. Nicodemo è un uomo autorevole e importante, ma anche umile e sopratutto capace di domande; desideroso di conoscere la verità, per questo si reca da Gesú e si pone in ascolto. Una dote che non tutti quelli che si credono importanti possiedono. Sarebbe comunque rimasto un ottimo fariseo se Gesù non fosse entrato nella sua vita; il suo cuore inquieto e insoddisfatto, attendeva una Parola che non fosse frutto di convenienza, di ideologie o di mode passeggere, ma di Dio.

domenica 12 aprile 2026

Tommaso erede della pace di Gesù

At 2,42-47   Sal 117   1Pt 1,3-9   Gv 20,19-31

Nei vangeli letti e ascoltati questa settimana, i brani del risorto e delle sue apparizioni, risuona una frase: «Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»”.

Sembra che Gesù voglia dire che per vederlo non biosogna ostinarsi a tornare al sepolcro … o stare chiusi nella casa, nel cenacolo … ma occorre tornare in quei luoghi dove tutto è nato, dove vil Signore ha incontrato gli apostoli e dove ha incontrato ciascuno di noi. La Galilea è vedere e riconoscere il Risorto in qualsiasi parte del mondo, anche le più sperdute, dove la sua presenza si intreccia con le trame della storia e del vissuto quotidiano. E’ nella Galilea che si fa esperienza dei germi di speranza che fioriscono quando l’uomo “pensa e agisce positivo”, quando è orientato al bene.

A questo punto, però, sorge una domanda: “dove oggi si può vedere il Risorto?”

Come posso riconoscerlo nelle martoriate terre insanguinate e devastate dalla guerra. Attualmente nel mondo si contano 56 conflitti attivi, che coinvolgono 92. Gli stati sovrani del mondo oggi sono 195. Le aree di maggiore tensione includono Ucraina, Medio Oriente (Gaza, Libano, Yemen, Siria, Sudan, Etiopia e Sahel

Dove vedo il Risorto?

Nella morte dei bambini innocenti, nel fratricidio di giovani soldati, o nella violenza sulle donne, nei disordini sociali, nelle città distrutte dalle bombe, negli affari illeciti, nel deturpamento ambientale…?

Verrebbe voglia di dire: «Qui non c’è il Risorto, bisogna cercarlo da un’altra parte».

In questo tempo di guerre, e di morte, dove la forza, la violenza e la distruzione sembrano essere il criterio per dominare e per vincere, la risurrezione discreta e insignificante di un ebreo in un lembo sperduto della Giudea, sembra proprio ininfluente, ieri come oggi.

Eppure, noi cristiani in quel fatto ... la risurrezione di un morto insignificante, mettiamo la possibilità di dare senso alla vita e di redimere il male che imperversa indisturbato in questo nostro mondo.

Quanti credono veramente al Risorto sono quelli che nonostante il sepolcro di morte continuano a sperare, perché quello è solo “il luogo dove l’avevano posto”, e perch+ non si rassegnano come i discepoli di Emmaus a una vita sconsolata: “noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele…”

Allora dove si può vedere il Risorto?

Dappertutto ovunque torniamo in Galilea: ovunque ciascuno di noi contribuisce a realizzare la creazione orienta al bene, dove si vuole vivere il comandamento dell’amore, perché Gesù ha già superato il buio della morte e si può pensare e sperare un bene per tutti, anche partendo dalle situazioni più tragiche.

Tommaso ha fatto un percorso pasquale in cui egli stesso è tornato in Galilea …

Ha riscoperto la comunità degli amici, dei fratelli come luogo privilegiato della presenza del risorto: la nostra comunità!

Ha accolto il dono della pace con tutto il nuovo che porta con sè. La ‘pace’ di Gesù è il dono di una felicità piena, accompagnato da un secondo dono: lo Spirito Santo, l’Amore tra il Padre e il Figlio, che ci rende capaci di amare. Un terzo dono pasquale, affidato agli apostoli e ai loro successori, è il perdono dei peccati che celebriamo ogni volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione.

Ha riscoperto l’amicizia intima con Gesù, nell'affetto e confidenza con Gesù lo riconosce e nei segni della passione si immerge e riesce a diventare parte della risurrezione.
Tommaso, sentendo ciò si getta in ginocchio e tutto diventa quel «Mio Signore e mio Dio!».

 

Ora fatto anche noi questo itinerario, non dimentichiamoci che: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna».

sabato 11 aprile 2026

Incredulità, velata verità

At 4,13-21 e Mc 16,9-15

Confrontando le varie tradizioni presenti nei Vangeli, riusciamo a raccogliere molte informazioni circa la Risurrezione e sul Risorto, senza entrare in crisi a causa delle divergenze e differenze. Non deve stupire che leggendo Marco, i discepoli ricevono una sonora bocciatura in quanto esprimono una ostinata incredulità: quelli che “erano stati con lui”, amici più fidati, quelli che avevano condiviso ogni passo del Maestro, appaiono i più chiusi alla luce del Risorto. L’esperienza di Maria di Magdala e quella dei discepoli di Emmaus non fanno alcuna breccia nel muro di incredulità. Questo Vangelo potrebbe essere lo specchio della nostra fede fragile, che quando ci richiede la forza della testimonianza,trova sempre qualche scusa per giustificare il disimpegno.