venerdì 13 marzo 2026

Santo pubblicato

Os 6,1-6 e Lc 18,9-14

Oggi Gesù ci invita a non fermarci alle apparenze, Dio scruta il cuore. La preghiera umile del pubblicano, trova piena accoglienza presso Dio: “questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato”. Due uomini si recano nel Tempio, entrambi vanno per pregare. Ma uno solo tornò a casa giustificato; il pubblicano non si nasconde né cerca facili giustificazioni, al contrario, si dichiara peccatore e bisognoso della misericordia di Dio. Egli incarna la vera coscienza del discepolo che si apre alla Parola ed è pronto a riconoscere i suoi limiti e lacune. Una coscienza sempre desta e pronta a verificasi alla luce del Vangelo; il pubblicano dimostra  una coscienza che non cade in quella placida tranquillità che rischia di diventare arrendevolezza. Il discepolo non solo è pronto a battersi il petto ma è disposto a fare tutti i passi necessari per ritrovare la piena comunione con Dio.


Amare è un comandamento

Os 14,2-10 e Mc 12,28-34

Quando si è convinti che l'amore è un sentimento, è espressione di emozioni, non fa problema archiviare l'amore quando si esauriscono le motivazioni che lo hanno originato. Ma Gesù non sta parlando di un amore sentimentale, Gesù sta rivelando qual'è il “focus” dell'amore: “assumere l'amore come comandamento”. L’amore non è quindi un desiderio soggettivo da vivere secondo i nostri gusti ma Gesù rivela l'amore come un comandamento oggettivo, una regola di vita che non dipende da noi ma che s’impone a noi e chiede di fare anche quello che istintivamente rifiutiamo. Ma è possibile vivere l’amore come un comandamento? Lo è solo se il nostro sguardo è costantemente rivolto a Dio. Amare Dio con tutto il cuore è il punto di partenza per imparare ad amare il prossimo. Quanto più affidiamo a Dio il nostro desiderio, tanto più impariamo che l’unica cosa che conta è quella di tenere viva la possibilità di amare.

giovedì 12 marzo 2026

Riconoscere il male per vincerlo

Ger 7,23-28 e Lc 11,14-23

Il male resta il problema umano irrisolto. La pagina del Vangelo ci mostra Gesú che lotta contro il male e contro il maligno che confonde e indebolisce il cuore umano. Non si vince il male se non si lotta contro il maligno. Siamo spesso facili a raffigurare il male in immagini fantasiose, ma questa semplificazione non aiuta a percepire il male nella sua dimensione esistenziale e personale. Il male non è solo imperfezione o la conseguenza morale di scelte e azioni cattive. Gesù lotta con il demonio fino alla morte, e lo sconfigge nella sua risurrezione. Un confronto forte e costante, senza mediazioni e compromessi.  Gesù ha il potere, la forza di sconfiggere il male. Oggi nella quotidianità ci sembra che il male sia difficile da sconfiggere, ma è proprio questo il punto limite della Croce, il luogo della sconfitta divienta vittoria di Dio. Gesù  vuole sconfiggere il male che si annida anche in noi, nella mediocrità del nostro stile di vita egoista e incapace di compassione.

mercoledì 11 marzo 2026

Pienezza della Legge è l'obbedienza

Dt 4,1.5-9 e Mt 5,17-19

Se in Gesù il mistero di Dio, e la sua manifestazione è piena, allora possiamo intendere tutta la storia e il tempo che lo precede come cammino di compimento e ciò che avviene dopo di lui come la contemplazione della realtà rinnovata.
Bella immagine ... ma spesso difficile da considerarla risolutiva. Un disceplo di Cristo coltiva la memoria grata di quello che Dio gli ha dato ma non dimentica che il futuro è ancora da scrivere. La memoria del tuo passato è il tempo in cui la legge di Dio ha forgiato e plasmato la tua umanità e in cui le tue scelte di vita hanno realizzato la fedeltà alle promesse; il tempo reale e quello futuro è lo spazio dell'esperienza di obbedienza a quella Parole - che è legge del cuore umanomo -  che sono anche lo sguardo per dare concretezza e pienezza alla fede vissuta.

martedì 10 marzo 2026

Superare un metro e due misure ...

Dn 3,25.34-43 e Mt 18,21-35

Quale è la condizione essenziale per fare la Chiesa di Cristo? L’evangelista ha raccolto, nel capitolo 18 di Matteo,  una serie di immagini che raccontano lo stile della vita ecclesiale. Possiamo individuarne cinque: diventare come bambini; non scandalizzare i piccoli nella fede; non smettere mai di cercare chi si allontana; la correzione fraterna; la preghiera comune e l’ultima immagine è il perdono. È la condizione più difficile; ma anche quella più necessaria se vogliamo vincere il peccato che si annida nel cuore dell’uomo. L'immagine di Pietro è umanamente e ingenuamente simpatica perché pur riconoscendo l’importanza del perdono nello stesso tempo intende porre dei confini ragionevoli entro i quali esercitare la carità fraterna. Pietro dovrà maturare la consapevolezza che il perdono di Gesù spiazza ogni ragionamento umano; a partire da Dio il nostro perdono non cancella il male ma abbatte il muro dell’orgoglio e della divisione, è una grazia da chiedere.

lunedì 9 marzo 2026

Scegliere di camminare con Gesù

 2Re 5,1-15 e Lc 4,24-30

Nazaret rappresenta per Gesù l'inizio del ministero pubblico, ma anche la sintesi del compimento della storia di salvezza che ha in lui piena rivelazione: il rifiuto o il condividere un cammino di vita. L’evangelista insiste sul rifiuto dei suoi concittadini; ma é ovvio che vi sono anche quelli che ascoltano con interesse e accolgono la Parola. Questa pagina evangelica invita a scegliere. Trenta anni prima, a Nazaret, a Maria fu fatta una proposta, anche lei dovette scegliere. Il suo SI ebbe conseguenze inimmaginabili. Oggi come allora, le parole di Gesù vengono accolte con diffidenza e spesso con ostilità, fino al punto da suscitare una radicale opposizione: "Si alzarono e lo cacciarono fuori della città". Nazaret significa una proposta, significa credere in Gesú; significa accogliere  la Parola che ci conduce oltre il perimetro delle nostre ragioni. Oggi chiediamo la grazia di meterci in cammino con Gesù.

domenica 8 marzo 2026

La donna desiderata e il desiderio della donna

Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

Gesù dunque, affaticato per il viaggio, e forse anche per il ministero che lo assorbe senza troppe soddisfazioni, si siede, per cercare un po’ di ombra, nell’ora più calda del giorno: «Era circa mezzogiorno». 
«Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Ma lei non sa che quella domanda – «dammi da bere, ho sete» – tornerà più avanti, quando nessuno potrà più esaudirla, quando sulla croce Gesù avra sete ditutti noi ... e la sua sete restera insoddisfatta ... fin al momento di bere completamdnte il calice della volontà del Padre ... il calice del suo stesso sacrificio ... quello che è per tutti noi ...
Ma torniamo a noi.
Il dialogo con questa donna in realtà è come dire ironico e quasi un dispettoso confronto ... fino a quando entra nel vissuto, nella dura vita di quella donna.
Quando Gesù entra nella sua storia è per lei come un tuffo, un tonfo nella sua fragilità e umanità al femminile. Gesù gioca duro, ma non può permettersi che che quell’incontro vada sprecato, e quindi si immerge nella verità... Sembra volergli dire: "sei una donna che aveva bisogno di essere amata ma mai ha trovato l'amore e ora disillusa non lo cerca più e si accontenta di relazioni incompiute; quelle avute hanno scavato in lei un abisso di aridità. Questa donna è segno della mancanza ... della fragilità  di una umanità e un mondo segnato dal peccato. La Samaritana è sintesi della nostra storia, vita, umanità che ha spento il desiderio di felicità ... di un'acqua viva che disseti e sia speranza, sia senso, sia vera gioia di vita.
Quando il Maestro arriva al cuore si scatena la tempesta interiore, ma Gesù come sempre resta lì fermo e tende la mano perché nessuno sia travolto dagli eventi della propria storia.
Questo succede questo, non puoi che scoppiare a piangere, quando capisci che quella sete che senti dentro e che ti porta di notte in notte, di corpo in corpo, di cuore in cuore, è perché sei fatto per Lui, e al tuo desiderio non basterà nulla che sia meno di Lui.
Vi auguro di sperimentare tanto quanto la Samaritana.
Chissà, se quella donna avesse spento il suo desiderio se si fosse fermata al primo uomo – non sarebbe mai arrivata a dire: «Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete».
Solo Gesù ha la pretesa di essere colui che non soddisfa un bisogno ma che realizza il desiderio più vero che siamo, che soddisfa pienamente la nostra sete ... ma anche la sua sete di salvatore del mondo. Ecco la domanda che resta: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice…".







Che acqua beviamo? Di cosa ci dissetiamo? A quale fonte andiamo ad attingere? Credo che, di fronte al Vangelo della III domenica di Quaresima, queste domande siano obbligate.
Ci sono dei momenti della vita in cui ci accorgiamo di non stringere nulla tra le mani, ci sembra di aver sprecato occasioni, perso del tempo, costruito castelli di sabbia. Cosa fare?
Forse in quei momenti dobbiamo con coraggio ritornare alle fonti da cui attingiamo per scoprire quale tipo di acqua beviamo. Forse anche noi, come la Samaritana, continuiamo ogni giorno a raggiungere pozzi la cui acqua non disseta fino in fondo. Spesso anche noi, nelle ore più calde della nostra vita, quando avremmo maggiormente bisogno di sicurezze, di certezze vere, di amore andiamo lì dove vanno tutti, e facciamo come fanno tutti. Ma questo non basta! Non disseta! Non libera il cuore. E qui non bisogna pensare solo a cose sbagliate e non buone. Spesso anche il nostro modo di frequentare la Chiesa, di vivere la fede, di chiedere a Dio qualcosa può non essere acqua che disseta, perché segnata più dai nostri bisogni personali che da una relazione autentica con lui.
In quei momenti, però, vicino a quei pozzi troviamo il Signore: lui ci aspetta, è pronto e disposto a dissetare la nostra sete, a liberare la verità di noi stessi, a riempirci di vita. Non ha nulla tra le mani, ma ciò che ci offre è la sua stessa vita. È lui l’acqua viva che disseta; è lui l’amore vero che colma ogni vuoto; è lui la verità che rende liberi. A noi non sta che fermarci e chiedere: «Signore, dammi da bere!».