domenica 31 maggio 2026

Domenica della Santissima Trinità

Es 34,4-6.8-9   Dn 3,52-56   2Cor 13,11-13   Gv 3,16-18
 

Nel Prefazio di questa domenica pregheremo con queste parole: "Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Con il tuo Figlio unigenito e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza.

Quanto hai rivelato della tua gloria noi lo crediamo e, con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo.

E nel proclamare te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle persone, l'unità della natura, l'uguaglianza nella maestà divina."

Sono convinto che per la maggioranza di noi queste parole sono quasi incomprensibili e non ci permettono di capire e comprendere chi e come è Dio. Possiamo tentare di tradurne così il significato:
Dio è uno solo, eterno e onnipotente, ma non è solitudine: è comunione di tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La fede cristiana professa che queste tre Persone sono realmente distinte, ma condividono la stessa e unica natura divina.

Per questo non adoriamo tre dèi, ma un solo Dio in tre Persone. Ciò che crediamo del Padre lo affermiamo ugualmente del Figlio e dello Spirito Santo, perché tutti partecipano pienamente della stessa gloria, della stessa eternità e della stessa maestà. Nel mistero della Trinità contempliamo quindi la perfetta unità di Dio e, insieme, la ricchezza della sua vita d'amore.

 

Ma anche così ... siamo ben lontani dall'appropriarci di una immagine concreta di Dio. Il mistero di Dio resta mistero ...

Forse proprio questo occorre che capiamo: non abbiamo degli strumenti di intelletto, di scienza e di natura umana capaci di realizzare la comprensione di un mistero ben diverso e immenso più di noi stessi.

Don Tonino Bello, famoso vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, di cui Congregazione delle cause dei santi ha avviato il processo di beatificazione ed è stato dichiarato venerabile il 25 novembre 2021 da papa Francesco, cercò di spiegare la trinità con queste parole:

(...) Colsi l’occasione per leggere al mio amico Vincenzo la paginetta che avevo scritto. Quando terminai, mi disse che con tutte quelle parole, la gente forse non avrebbe capito nulla. Poi aggiunse: “Io ai miei zingari sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre Persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra. E sai come concludo? Dicendo che questo è uno specie di marchio di famiglia. Una forma di ‘carattere ereditario’ così dominante in ‘casa Trinità’ che, anche quando è sceso sulla terra, il Figlio si è manifestato come l’uomo per gli altri”.

Quando don Vincenzo ebbe finito di parlare, di fronte a così disarmante semplicità, ho strappato i miei appunti. Peccato: perché, tra l’altro, avevo scritto delle cose interessanti (…).

Quello che oggi possiamo cercare di fare nostro, al di là di ogni congettura e spiegazione teologica è che, come le tre Persone divine, anche ogni persona umana è un essere per un rapporto o, se è più chiaro, una relazione con un altro, la quale esprime il desiderio di esistere per l'altro e con l'altro in un tutto uno, pur nella diversità e identità originaria.

 

COME VIVERE E TESTIMONIARE LA FEDE IN UN TEMPO DI CRISI?

Papa Leone XIV, giovedì scorso, richiama l'urgenza di un annuncio cristiano che rimetta Cristo al centro.

Nonostante la secolarizzazione e l'indifferenza religiosa che caratterizzano molti ambienti della società contemporanea, il cuore dell'uomo continua a cercare speranza, verità e significato.

Il Vangelo che ci rivela il mistero che è Dio non è una teoria o una proposta morale tra le tante, ma l'incontro con una Persona viva (Cristo) che illumina l'esistenza e apre alla speranza.

L'evangelizzazione non può essere considerata un aspetto secondario della vita ecclesiale, ma deve rimanere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa, sia universale sia locale.

E qui inizia il nostro ricomprenderci rispetto alla nostra fede; oggi soprattutto di fronte a comunità credenti che non annunciano più la fede e che sono spente e morte!

 

MA COME TRASMETTERE LA FEDE OGGI?

Dice Papa Leone che la fede si trasmette attraverso la testimonianza e la comunità.

L'evangelizzazione non dipende dalle strutture o dalle strategie, o dal catechismo di iniziazione, ma dalla credibilità della vita dei credenti.

1)     La testimonianza di una fede vissuta con coerenza, gioia e carità.

2)     La santità quotidiana, spesso nascosta e silenziosa, parla più di molte parole.

3)     La fede non cresce nell'individualismo, ma nella comunità.

La Chiesa è chiamata a essere una casa accogliente, dove ciascuno possa sentirsi accompagnato, sostenuto e aiutato a incontrare il Signore.

In un tempo in cui la fede rischia di essere relegata alla sfera privata, le comunità cristiane sono chiamate a diventare segni concreti della presenza di Dio e della bellezza della vita fraterna.

Il potere dell'amicizia

Gd 1,17.20-25 e Mc 11,27-33


Ma chi ti ha mandato? Con quale autorità fai queste cose? In nome di chi parli e agisci?
Una domanda, una provocazione, la totale diffidenza ... Gesù non risponde perché vede che nel loro intimo non c'è disponibilità ad accogliere ne lui e neppure la sua Parola. Quante volte interroghiamo Dio senza ricevere alcuna risposta. A volte, Dio parla ma noi … non siamo in grado di ascoltarlo ... Altre volte, Dio resta in silenzio, non può parlare a chi non lo ascolta con sincerità, non può svelare segreti a chi non è pronto ad accoglierli con docilità. Se vogliamo le confidenze di Dio dobbiamo diventare suoi amici ... e per farlo occorre abbattere ogni diffidenza. Ci ricordiamo che ci ha chiamato amici ... l'unica autorità nasce come conseguenza di un'amicizia che ti costruisce ti genera amico di Dio.

venerdì 29 maggio 2026

Oggi quel fico ... è ancora profezia

1Pt 4,7-13 e Mc 11,11-25

Un fico sterile ... solo foglie ... In realtà alla luce della Pasqua quella pianta assume un valore profetico. L’albero è icona del popolo Israele, la cui religiosità è apparenza ed è del tutto incapace di portare frutti di conversione. Le parole di Gesù suonano dunque come una dura condanna perché la storia di salvezza non manifesta e non comunica più quella grazia che rinnova il mondo. Oggi, in questo tempo storico sembra di nuovo rinnovarsi questa sterilità e la stessa mancanza di frutti. Che tristezza ... l’albero è privo di frutti, gli stessi che Dio desidera trovare; ma Gesù prepara una nuova stagione nella storia umana che a partire da Israele darà al mondo nuovi frutti di cui l’umanità ha assolutamente bisogno per vivere e sperare.

giovedì 28 maggio 2026

Il nostro grido nel cuore di Dio

1Pt 2,2-5.9-12 e Mc 10,46-52

Il brano racconta la guarigione di un cieco, è l’ultimo miracolo che Gesù compie prima della passione. Tutto comincia con un grido che, per come è descritto rappresenta un atto di fede: viene ripetuto due volte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” Un grido in connessione che intercetta il cuore cuore del Signore. Non a caso nella Messa iniziamo con il “Kyrie eleison”: parole che esprimono il nostro riconoscerci  bisognosi della misericordia, cioè della carezza divina che risana il cuore e ci rende capaci di ascoltare la Parola e di nutrirci del Pane della vita. Non possiamo fare un bel niente se Dio non ci libera dal male. Il cammino della fede comincia e ricomincia con l’invocazione di perdono. 

mercoledì 27 maggio 2026

Nonostante tutto saliamo

1Pt 1,18-25 e Mc 10,32-45

Salgono a Gerusalemme e Gesù cammina davanti a tutti, ma non è un cammino gioioso tipico del pellegrinaggio alla Città Santa; l'evangelista Marco annota che i discepoli erano sgomenti e gli altri impauriti. È un contesto che lascerebbe aperta la possibilità di andarsene o almeno di fermarsi in quel difficile camminare con Gesú. Nonostante questa premessa Gesú non smette di parlare con tutta libertà e franchezza: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti, agli scribi: lo condanneranno a morte, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno, lo uccideranno”. Annuciare la passione non è solo una profezia o un genere letterario, ma è una ricomprensione teologica: mettere nella nostra paura, nel nostro timore il coraggio di chi ha conosciuto e vissuto con il Maestro. Ecco che di fronte all'imprevedibilità del momento presente a ogni discepoli è chiesto il coraggio di restare con Gesù, fino alla fine.

martedì 26 maggio 2026

Un centuplo a che per me

1Pt 1,10-16 e Mc 10,28-31

Ma cosa succede quando ti rendi conto che la promessa del centuplo da parte di Gesù ad un certo punto della vita si realizza?
A volte capita che Gesú il centuplo te lo concede anche quando non abbiamo realizzato ciò che era stato patuito: vivere e annuciare il vangelo e di seguirlo senza esitazione.
Ma cosa è questo centuplo di cui si fa esperienza?
Il centuplo significa poter sempre contare sulla presenza amorevole di Dio e sulla presenza costante di fratelli e sorelle che condividono l’amore per il Vangelo e il desiderio di amare e servire Dio. L’amicizia sincera e disinteressata unita alla fede, è il bene più grande che possiamo ricevere ed è quel centuplo che appartiene a questa vita. Ciò significa che la vita è lo spazio esistenziale del centuplicarsi della promessa del Signore.


lunedì 25 maggio 2026

Madre della Chiesa

Gen 3, 9-15.20 e Gv 19,25-34

L'evangelista Giovanni fa memoria delle ultime parole che Gesù rivolge a Maria prima di morire, parole che non sono solo parte del dramma del momento crudele della croce, ma parole cariche di vita: madre e figlio sono le parole più belle che conosciamo, sono le coordinate dell’esperienza umana, hanno un valore sacro e universale; sono parole generative. La croce diventa così vetamente un albero di vita, in quel momento avviene un nuovo fatto, una nuova maternità nasce all’ombra della croce, e ci ricorda che ogni maternità è intimamente segnata dalla disponibilità a soffrire.
Maria strettamente unita al Figlio ed agisce in piena sintonia con lo Spirito, in lei lo Spirito si manifesta con potenza. Comprendiamo allora perché, Papa Francesco, abbia deciso questa memoria liturgica celebrandola il giorno successivo alla festa della Pentecoste.