CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
venerdì 17 aprile 2026
Pane della speranza
At 5,34-42 e Gv 6,1-15
Di fronte alla folla numerosissima, Filippo fa notare che non hanno le risorse per affrontare una spesa così grande. Mentre Gesù chiede di aprire il cuore e farsi carico delle necessità della gente. Ciò che chiede Gesù è una provocazione sempre attuale. Gesù sa bene quello che sta per fare, e sa bene che solo il Padre può saziare la fame dell’umanità. Ma giunti a sera la gente è contenta perché ha mangiato e a visto aprirsi nuovi orizzonti, speranze solo desiderate. Ma anche Gesù è contento perché vede nella comunità dei discepoli coloro che si faranno pane spezzato capace di nutrire il corpo e saziare lo spirito. Oggi anche noi chiediamo la grazia di diventare pane spezzato che offre speranza.
giovedì 16 aprile 2026
Le parole di Dio e lo Spirito
At 5,27-33 e Gv 3,31-36
mercoledì 15 aprile 2026
Rinascere continuamente
At 4,32-37 e Gv 3,7-15
La parola di Gesù apre sempre orizzonti nuovi, se siamo disposti a metterci in ascolto della Parola con l’atteggiamento di chi si lascia sorprendere. Quando presumiamo di essere “Maestri” in Israele non riusciamo ad arrivare dove la Parola ci vuole portare. In realtà, abbiamo paura d’incamminarci per strade che non conosciamo e non possiamo gestire. Quando Gesù parla di nascere di nuovo, di nascere dall’alto non intende un evento ma è un processo che coinvolge tutto il tempo della nostra vita, cioè come qualcosa che avviene continuamente. Ogni volta che ci apriamo all’ascolto della Parola, si attiva la nostra rinascita.lunedì 13 aprile 2026
Alla ricerca di un dialogo
At 4,23-31 e Gv 3,1-8
domenica 12 aprile 2026
Tommaso erede della pace di Gesù
At 2,42-47 Sal 117 1Pt 1,3-9 Gv 20,19-31
Nei vangeli letti e ascoltati questa settimana, i brani del risorto e delle sue apparizioni, risuona una frase: «Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»”.
Sembra che Gesù voglia dire che per vederlo non biosogna ostinarsi a tornare al sepolcro … o stare chiusi nella casa, nel cenacolo … ma occorre tornare in quei luoghi dove tutto è nato, dove vil Signore ha incontrato gli apostoli e dove ha incontrato ciascuno di noi. La Galilea è vedere e riconoscere il Risorto in qualsiasi parte del mondo, anche le più sperdute, dove la sua presenza si intreccia con le trame della storia e del vissuto quotidiano. E’ nella Galilea che si fa esperienza dei germi di speranza che fioriscono quando l’uomo “pensa e agisce positivo”, quando è orientato al bene.
A questo punto, però, sorge una domanda: “dove oggi si può vedere il Risorto?”
Come posso riconoscerlo nelle martoriate terre insanguinate e devastate dalla guerra. Attualmente nel mondo si contano 56 conflitti attivi, che coinvolgono 92. Gli stati sovrani del mondo oggi sono 195. Le aree di maggiore tensione includono Ucraina, Medio Oriente (Gaza, Libano, Yemen, Siria, Sudan, Etiopia e Sahel
Dove vedo il Risorto?
Nella morte dei bambini innocenti, nel fratricidio di giovani soldati, o nella violenza sulle donne, nei disordini sociali, nelle città distrutte dalle bombe, negli affari illeciti, nel deturpamento ambientale…?
Verrebbe voglia di dire: «Qui non c’è il Risorto, bisogna cercarlo da un’altra parte».
In questo tempo di guerre, e di morte, dove la forza, la violenza e la distruzione sembrano essere il criterio per dominare e per vincere, la risurrezione discreta e insignificante di un ebreo in un lembo sperduto della Giudea, sembra proprio ininfluente, ieri come oggi.
Eppure, noi cristiani in quel fatto ... la risurrezione di un morto insignificante, mettiamo la possibilità di dare senso alla vita e di redimere il male che imperversa indisturbato in questo nostro mondo.
Quanti credono veramente al Risorto sono quelli che nonostante il sepolcro di morte continuano a sperare, perché quello è solo “il luogo dove l’avevano posto”, e perch+ non si rassegnano come i discepoli di Emmaus a una vita sconsolata: “noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele…”
Allora dove si può vedere il Risorto?
Dappertutto ovunque torniamo in Galilea: ovunque ciascuno di noi contribuisce a realizzare la creazione orienta al bene, dove si vuole vivere il comandamento dell’amore, perché Gesù ha già superato il buio della morte e si può pensare e sperare un bene per tutti, anche partendo dalle situazioni più tragiche.
Tommaso ha fatto un percorso pasquale in cui egli stesso è tornato in Galilea …
Ha riscoperto la comunità degli amici, dei fratelli come luogo privilegiato della presenza del risorto: la nostra comunità!
Ha accolto il dono della pace con tutto il nuovo che porta con sè. La ‘pace’ di Gesù è il dono di una felicità piena, accompagnato da un secondo dono: lo Spirito Santo, l’Amore tra il Padre e il Figlio, che ci rende capaci di amare. Un terzo dono pasquale, affidato agli apostoli e ai loro successori, è il perdono dei peccati che celebriamo ogni volta che ci accostiamo al Sacramento della Riconciliazione.
Ha riscoperto l’amicizia intima con
Gesù, nell'affetto e confidenza con Gesù lo riconosce e nei
segni della passione si immerge e riesce a diventare parte della risurrezione.
Tommaso, sentendo ciò si getta in ginocchio e tutto diventa quel «Mio
Signore e mio Dio!».
Ora fatto anche noi questo itinerario, non dimentichiamoci che: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna».
sabato 11 aprile 2026
Incredulità, velata verità
At 4,13-21 e Mc 16,9-15