Mt 28,1-10
Anche quest’anno sarei dovuto partire per Gerusalemme il lunedì di Pasqua, ma, a causa della guerra, il volo è stato cancellato.
In molti mi chiedono perché desideri tornare sempre lì, cosa mi attiri così tanto in quei luoghi.
La prima volta che arrivai a Gerusalemme, nel 1996, entrando nel Santo Sepolcro, ero profondamente emozionato. Quel luogo mi ha subito affascinato, per la sua storia e per le tante ricerche che ne confermano l’autenticità: lì, dove Gesù fu crocifisso, vi era un giardino e un sepolcro nuovo. Allora era fuori dalle mura; oggi è nel cuore della città vecchia. «Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e, dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù».
Tutte queste informazioni e descrizioni riempivano gli spazi delle mie domande e della mia ricerca di Dio.
Ma ora, dopo tanti anni, in cui su quel sepolcro, ogni volta che ho potuto, ho celebrato l’Eucaristia, non è più l’emozione a condurmi, ma il desiderio di incontrare e stare, in qualche modo, con il Risorto.
La Pasqua non è più per me soltanto un rito, ma un’esperienza viva, è rendere presente, qui e ora, il mistero di morte e di vita che quel sepolcro rappresenta.
Riviviamo allora l’alba del primo giorno della settimana, quando le donne trovarono la tomba vuota e udirono: “Non abbiate paura… non è qui, è risorto”. Anche se oggi, in quel luogo, la Veglia pasquale è stata celebrata nel silenzio, a porte chiuse, segnata dalla guerra, per noi che crediamo è ugualmente abitato da una presenza più forte.
Le parole del Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, pronunciate stamattina, interpretano meglio di tutti il senso di quel luogo e di ciò che è avvenuto e che avviene:
"Tuttavia, proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio. E lo dico con semplicità: anche noi, oggi, celebriamo con una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi.
Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno. Qui la morte non è stata evitata, né attenuata, ma è stata affrontata fino in fondo.
Dio non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda, assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per “spiegarli” da lontano, ma per abitarli da vicino."
Credo che queste parole del Cardinale Pizzaballa siano sufficienti per motivare anche la nostra celebrazione, per non cadere nell’ostentazione dei gesti e nella ripetitività di un celebrare stanco e privo di passione.
Il Vangelo ci conduce davanti alla pietra rotolata via: non da una forza umana, ma per la potenza dell’amore di Dio. “Chi ci rotolerà via la pietra?”
È la domanda che sale ancora oggi da tante parti del mondo ferito. E la risposta è un fatto: la pietra è stata rimossa.
La pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio, che è più forte della morte. Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita.
Comincia nel buio.
Comincia nel silenzio.
Comincia nel sepolcro ancora chiuso.
Questa è la consegna pasquale dal Santo Sepolcro: non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare “pietre vive”, segni di speranza e riconciliazione.
Cristo è risorto. È veramente risorto. Alleluia!