2Sam 7,4-5.12-14.16 e Mt 1,16.18-21.24
CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
mercoledì 18 marzo 2026
La fede e l'amore di Giuseppe
Le difficili verità svelate
Is 49,8-15 e Gv 5,17-30
martedì 17 marzo 2026
Una idea di guarigione ...
Se Gesù è venuto per guarire l’umanità, desideroso di dare a tutti la vita, per cui non resta lontano, ma di persona vuole entrare in contatto con ciascuno, forse significa che dobbiamo prendere coscienza di ciò che è malattia e di quanto siamo coinvolti nella fragilità e nel peccato. Quello che è palese è la difficoltà, allora come oggi, ad accoglierlo come Salvatore, come "medico"; come pure è palese una umanità che appare come come una folla di “ciechi, zoppi e paralitici”. La guarigione fisica del paralitico è segno di quella salvezza che riguarda tutto l’uomo. Gesù si accosta a quell’uomo, ma la domanda si dilata oltre la salute fisica e diventa: “Vuoi essere liberato dal male, da quel male che ti costringe a vivere come un paralitico?” Questa domanda Gesú la fa ad ogni uomo.
lunedì 16 marzo 2026
La preghiera di un padre
Is 65,17-21 e Gv 4,43-54
Chi è questo uomo? È un "funzionario del re", un uomo potente, che che può vantare amicizie importanti, quelle che contano sul piano sociale. Gesù guarda il suo cuore, non si inchina dinanzi ai potenti ma a quelli che chiedono con umiltà. La fede di questo padre angosciato commuove Gesù e lo spinge a intervenire, dove trova la fede, il Signore compie prodigi. È bene notare che la fede di questo padre precede la guarigione, sembra quasi che Gesù lo voglia mettere alla prova rimandandolo a casa con la semplice promessa: "Tuo figlio vive". Credere non significa ottenere ma affidarsi. La fede non guarda i segni ma Colui che li compie ... È questa la fede che oggi chiediamo.
domenica 15 marzo 2026
La luce esiste e ci vedo ...
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.
Chi era questo ceco?
Dalle affermazioni raccolte, era «era un mendicante», che se ne stava seduto a terra a chiedere l’elemosina. Già questo basta per conquistare la mia simpatia.
Dobbiamo ammettere che ci fa simpatia questo ragazzo cieco dalla nascita. Simpatia nel senso che ci piace stare accanto a lui, per stare insieme a lui.
Scopro un poco per volta il dramma della sua vita e la complessità della realtà in cui vive.
Ma forse la simpatia c'entra col fatto che in quel giovane ci trovo, una parte di me – quella parte piccola, fragile, che mendica attenzione, che richiede uno sguardo, che per poter vedere la realtà ha bisogno di essere vista.
Anche io ho bisogno di un miracolo di un segno che inizia dall'essere visto da Gesù. È questo il miracolo: quel ragazzo comincia a vedere solo perché si è sentito visto da Gesù.
Siamo tutti in quella stessa mendicanza, seduti ai bordi della strada, con il cuore in mano, per offrirlo a chi passi e voglia prendersene cura.
Ma sono una parte di me anche tutte quelle logiche cieche dei discepoli che chiedono chi abbia peccato, lui o i suoi genitori. È parte di me quella gente che guarda senza misericordia alla fragilità della mia mendicanza, riducendo tutto ad una diagnosi senza cura, senza amore, senza pietà. Noi spesso facciamo così, interessati a spiegare le fragilità con spietata precisione più che a comprenderla. Non così Gesù, che, al contrario, non si perde a spiegare, ma si ferma a comprendere.
Lui si avvicina alla parte mendicante che è in me, seduto lungo la strada, con il cuore in mano. Si abbassa, per parlarmi più vicino, senza che io l'abbia cercato, senza che io l'abbia chiesto.
Lui che non aveva chiesto nulla, che non aveva gridato per essere guarito, che non aveva espresso alcun desiderio, alcuna preghiera – ora gli è chiesto di prendere in mano i suoi giorni.
In fondo, il “vero” miracolo di Gesù non è quello di avergli ridato la vista – chissà: se quel cieco non fosse andato alla piscina a lavarsi, la vista non gli sarebbe tornata; in fondo Gesù ha rimesso in moto il desiderio. Il “vero” miracolo è aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe.
Più a fondo, il “vero” miracolo è aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere. Così, da darmi finalmente la vista, se non altro per non perdermi la bellezza di questi occhi di un Dio che si posano su di me. Non si è mai visto uno che si avvicina a me per rimettere in moto il mio desiderio, per riaccendere nel cuore la voglia di vedere.
E così, noi, esattamente così come siamo con le nostre cecità facciamo esperienza di un Dio, che caparbiamente ha deciso a regalarci la vita, a riempirci di luce, ad aprirci occhi e cuore, e mani e intelligenza, alla sua pienezza.
La Samaritana ha lasciato la sua brocca, oggi noi siamo chiamati a consegnare la nostra stessa cecità.
Noi oggi abbiamo la possibilità di essere canali di luce e risurrezione in un mondo sferzato da morte, da aggressività e violenza, da individualismo, da guerre tra Stati e tra fratelli.
sabato 14 marzo 2026
Santo pubblicano
Os 6,1-6 e Lc 18,9-14
venerdì 13 marzo 2026
Amare è un comandamento
Os 14,2-10 e Mc 12,28-34