martedì 7 aprile 2026

Una vicinanza affascinante

At 3,1-10 e Lc 24,13-35

E se Gesù non si fosse avvicinato al loro cammino ... forse non avremmo nessuna memoria dei due discepoli di Emmaus e, tutto si esaurirebbe inuna delusione. Ma ivece tutto prende forma dall'iniziativa di Gesù: egli si avvicina. Questo accostarsi silenzioso e discreto rappresenta lo stile di Dio, che non obbliga nessuno. È questa la bellezza del suo amarci, ed è da questa esperienza che si genera la fede. Non dobbiamo costringere e neppure convincere, è sufficiente seminare parole che hanno il profumo di Dio. Se il desiderio germoglia e diventa invocazione, solo allora inizia il cammino di fede. 


Perseverare di fronte alla tomba vuota

At 2,36-41 e Gv 20,11-18

Ciò che sta a cuore a Giovanni è il rapporto che si stabilisce con la tomba vuota. Ogni discepolo deve passare dal dubbio alla fede, dalla tomba vuota all’incontro con il Risorto. I discepoli se ne erano tornati nuovo a casa. Pietro e Giovanni sono andati al sepolcro, hanno visto la tomba vuota, e tornaron "presso sé stessi", tornano nella casa dell’io, in attesa degli eventi. È lo stesso che facciamo noi quando le cose non sono chiare. 
Maria invece non se ne torna a casa ma decide di persevera, vuole capire quello che è accaduto. Gli uomini vanno via, la donna resta e riceve la luce. Perseverò nel cercare e le fu dato di trovare”. I veri desideri crescono con protrarsi, se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri”. Oggi chiediamo la grazia di coltivare l’arte della perseveranza.

lunedì 6 aprile 2026

Non temete; andate ad annunciare ...

At 2,14.22-33 e Mt 28,8-15

Questa settimana la liturgia invita a meditare i diversi racconti della resurrezione, uno ad uno, in modo da comporre un puzzle dell’unico mistero: l’incontro con il Risorto. Infatti i Vangeli non raccontano la risurrezione ma ciò chene conseguì, la resurrezione rimane un evento nascosto, non possiamo neppure immaginarlo. Ciò che emerge con forza é un comando del risorto destinato ai discepoli: “andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Spetta alle donne portare ai discepoli questo comando e così facendo, mettere in moto la Chiesa. Leggiamo queste parole con troppa abitudine ma questo dettaglio racchiude la novità del Vangelo che cambia il volto della storia.

domenica 5 aprile 2026

Pasqua di risurrezione

Gv 20,1-9

Celebriamo una Pasqua ancora una volta strana, non la solita fatta di riti e di tempi consolidati dalla tradizione cristiana bimillenaria, ma una Pasqua definita da Papa Leone: in un’«ora oscura della storia». Il mondo è in fiamme quasi ovunque; vi sono le guerre di cui ascoltiamo ogni giorno la cronaca, con il fiato sospeso, e quelle sconosciute e talvolta ancor più violente.

E vi sono anche migliaia di giovani,in ogni parte del mondo, che marciano chiedendo la fine delle guerre e di ogni violenza: essi sono il segno di una Pasqua che cerca di farsi strada dentro la storia concreta.

Forse non ce ne siamo accorti matra le parole dei giorni drammatici della passione di Cristo è risuonato il suo ordine di “riporre la spada nel fodero”.

È un comando per chi pensa di mettere fine alla violenza con la violenza.

È un comando per tutti noi che abbiamo ricevuti l'invito a costruire una pace disarmata e disarmante.

Il Signore Risorto rende concreto il suo saluto: "La pace sia con voi!", perché la pace del Risorto è con tutti coloro che oggi “ripongono la spada nel fodero”.

È un comando per i grandi della terra che sembrano diventati sordi alle voci dell’umano.

È un comando per tutti noi che assistiamo inermi al dramma dei bambini di Gaza, al massacro delle donne e dei giovani di Teheran, al fuggire delle famiglie profughe e accampate per le strade di Beirut.

È un comando per chi ha archiviato una guerra che continua silente nella terra dell’Ucraina.

Se la nostra comunità cristiana riuscisse a capire e a concretizzare che Pasqua significa continuare a credere nella vita pur in questo scenario, al di là delle differenze che ci contraddistinguono, forse capiremmo che la Pasqua - oggi - non è la rievocazione di eventi pure decisivi del passato, ma è evento di oggi, per compiere nella promessa basata sulla risurrezione di Cristo il rinnovamento delle nostre vite e della storia tutta, chiamata a risorgere, ad essere spazio della vita e non della assurdità della morte.

“Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro”, ma quello che vede fu sufficiente per aprirgli gli occhi e rallegrare il cuore: “vide e credette”.

Il Signore si nasconde in quel sepolcro vuoto, ma la fede dell’apostolo impara a scorgere la sua presenza nei dettagli di quel sepolcro della storia. Anche della nostra storia, anche in questa "ora oscura".

Oggi siamo nell'alba del nuovo giorno, un giorno senza fine. È il primo passo di quella grande avventura che, duemila anni dopo, continua a rischiarare il cammino dell’umanità.

sabato 4 aprile 2026

VEGLIA PASQUALE (2026)

Mt 28,1-10

Anche quest’anno sarei dovuto partire per Gerusalemme il lunedì di Pasqua, ma, a causa della guerra, il volo è stato cancellato.

In molti mi chiedono perché desideri tornare sempre lì, cosa mi attiri così tanto in quei luoghi.

La prima volta che arrivai a Gerusalemme, nel 1996, entrando nel Santo Sepolcro, ero profondamente emozionato. Quel luogo mi ha subito affascinato, per la sua storia e per le tante ricerche che ne confermano l’autenticità: lì, dove Gesù fu crocifisso, vi era un giardino e un sepolcro nuovo. Allora era fuori dalle mura; oggi è nel cuore della città vecchia. «Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e, dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù».

Tutte queste informazioni e descrizioni riempivano gli spazi delle mie domande e della mia ricerca di Dio.

Ma ora, dopo tanti anni, in cui su quel sepolcro, ogni volta che ho potuto, ho celebrato l’Eucaristia, non è più l’emozione a condurmi, ma il desiderio di incontrare e stare, in qualche modo, con il Risorto.

La Pasqua non è più per me soltanto un rito, ma un’esperienza viva, è rendere presente, qui e ora, il mistero di morte e di vita che quel sepolcro rappresenta.

Riviviamo allora l’alba del primo giorno della settimana, quando le donne trovarono la tomba vuota e udirono: “Non abbiate paura… non è qui, è risorto”. Anche se oggi, in quel luogo, la Veglia pasquale è stata celebrata nel silenzio, a porte chiuse, segnata dalla guerra, per noi che crediamo è ugualmente abitato da una presenza più forte.

Le parole del Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, pronunciate stamattina, interpretano meglio di tutti il senso di quel luogo e di ciò che è avvenuto e che avviene:

"Tuttavia, proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio. E lo dico con semplicità: anche noi, oggi, celebriamo con una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi.

Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno. Qui la morte non è stata evitata, né attenuata, ma è stata affrontata fino in fondo.

Dio non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda, assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per “spiegarli” da lontano, ma per abitarli da vicino."

Credo che queste parole del Cardinale Pizzaballa siano sufficienti per motivare anche la nostra celebrazione, per non cadere nell’ostentazione dei gesti e nella ripetitività di un celebrare stanco e privo di passione.

Il Vangelo ci conduce davanti alla pietra rotolata via: non da una forza umana, ma per la potenza dell’amore di Dio. “Chi ci rotolerà via la pietra?”

È la domanda che sale ancora oggi da tante parti del mondo ferito. E la risposta è un fatto: la pietra è stata rimossa.

La pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio, che è più forte della morte. Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita.

Comincia nel buio.

Comincia nel silenzio.

Comincia nel sepolcro ancora chiuso.

Questa è la consegna pasquale dal Santo Sepolcro: non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare “pietre vive”, segni di speranza e riconciliazione.

Cristo è risorto. È veramente risorto. Alleluia!

venerdì 3 aprile 2026

VENERDI’ SANTO - È compiuto!

Gv 19,30

Che cosa rappresenta la croce, che cosa rappresenta quel corpo che della croce prende forma? Rappresenta l’Amore in pienezza, senza mediazione di sorta. In questo giorno in cui la croce è al centro della celebrazione contempliamo l’Amore: l’Amore fatto dono, l’Amore che si mostra in un volto sfigurato, ferito, colpito, misconosciuto…

Celebrare l’adorazione della croce, in fondo, non è adorare un pezzo di legno, per quanto per me è affascinante … Ripercorrere il cammino del legno, dalla crocifissione, alla sua riscoperta ad opera di Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) tra il 326-327, come ci testimonia Eusebio di Cersarea, fino al suo incerto destino e sparizione dopo la battaglia ai di Corni di Attin del 1187 dove l’esercito crociato fu sconfitto dal Saladino … Ebbene oggi nella croce noi contempliamo il mistero della salvezza che su quel pezzo di legno si è compiuto, significa contemplare e ringraziare per un immenso atto di amore che ci ha resi tutti figli amati, per i quali dare tutto.

Contempliamo il Re dei Re crocifisso, pregando per ogni uomo e donna colpiti, in questo momento, dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla violenza, dalla solitudine, dall’incomprensione.

Contempliamo il Buon Pastore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna disorientati, spaventati, in balìa di eventi, paure, incertezze.

Contempliamo il Salvatore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna, stretti dalla morsa della malattia e della sofferenza.

Contempliamo l’Onnipotente crocifisso, pregando per tutti coloro che sorella morte ha visitato e che, impotenti, pronunciano l’estremo e doloroso «sì».

Contempliamo l’Amore, nella certezza che non c’è vita, non c’è morte, non c’è sorriso, non c’è speranza, non c’è lacrima che dal Dio crocifisso non venga abbracciata.

giovedì 2 aprile 2026

Celebriamo l'essere amati

Es 12,1-8.11-14 e Gv 13,1-15

Immersi in questo clima di incertezza, il Giovedì Santo resta per noi tutti la celebrazione del pane spezzato, segno concreto dell’immenso amore di Dio per noi. Noi oggi possiamo e dobbiamo nutrirci di quell’amore e nutrire gli altri; l'amore celebrato va condiviso.. gli uni gli altri. Oggi, rimettiamo al centro il Suo amore, raduniamoci e spezziamo il pane, benedicendolo e distribuendolo tra noi. Raccontiamo ai più piccoli il perché di questo gesto. Proviamo a ricordare una carezza ricevuta nella vita da parte di Dio e raccontiamola agli altri… sarà un gesto memoriale … Usiamo ogni strumento per raccontare le meraviglie che Dio ha compiuto e celebrare così il suo amore.