sabato 14 febbraio 2026

Ma io vi dico ...

Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

Non so quale sentimento abbia suscitato in voi, non so cosa susciti nel vostro cuore la chiamata di Gesù ad andare oltre la misura della Legge, ad approfondire i criteri, a comprendere la legge in modo più rigoroso… da Dio! Non so quale sia il retrogusto che vi lascia.
In me c’è un forte senso di reazione, perchè la conclusione del discorso delle Beatitudini si trasforma in una rilettura della quotidianità della mia vita alla luce delle parole di Gesù, per cui alcune espressioni risultano di estremamente significative:
- "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento". Gesù non distrugge la legge ma la realizza pienamente con la sua stessa vita: una vita donata, una vita che ama.
È Gesù il mio unico maestro, o il mio maestro sono le mie convenienze?
- "se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli": una giustizia superiore di cosa è fatta oggi?
Una giustizia superiore, più grande per Gesù é ciò che realizza l'amore, é ciò che proviamo quando amiamo. Per Gesù l'unica legge che vale la pena realizzare nella vita è quella di amare. Un imperativo categorico: vivere da uomini nuovi, da uomini che sanno riconoscere le minuzie, e non si perdono dietro a mille precetti ma per la legge vera che è amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Quindi Gesù è il compimento della legge, quindi quello che Lui fa e dice è semplicemente quel cammino che Dio ci mostra come strada per essere uomini e donne nuovi, da uomini e donne che sanno vivere la legge, e per legge si intende ormai qualcosa di preciso, non l’insieme di tutte le minuzie, ma la legge intesa come amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Questa legge ci pone di fronte alla rivoluzione dei rapporti e delle relazioni. Quando viviamo la sua proposta è talmente radicale, che ci manda in tilt, perché significa 
mettere gli altri al centro, mettere il bisogno dell'altro al posto del nostro.
È evidente la grande sfida che ci lancia il Signore! Ci chiede di essere più giusti della giustizia. Ci chiede non di essere dei buonisti di bassa lega, ma di avere come criterio la sua stessa misura la sua stessa pienezza di vita.
E lui è andato oltre, la sua giustizia che va oltre la nostra giustizia… oltre la nostra legge, oltre le nostre regolucce. Non so se ce la faremo. Ma una cosa è certa, Lui per noi è andato oltre … il nostro peccato portando a pienezza il perdono.
Dobbiamo imparare a pensare come Dio, ad amare come Dio, a mettere la salvezza dell’altro al centro di ogni scelta. Delicatezza, premura, cura, attenzione, purezza, dono, condivisione, accoglienza, riconciliazione: sono questi gli atteggiamenti che dovremmo coltivare e su cui dovremmo verificare la nostra vita. Perché sono ciò di cui Dio si serve per raggiungere il mondo e farsi conoscere.

Signore Gesù, insegnami a essere giusto come te:
capace di mettere avanti sempre e solo l’amore.
Capace di scegliere come bussola per la vita
non la legge fine a se stessa, ma l’altro,
il suo bene, la sua vita, la sua salvezza.
Signore Gesù, Dio dell’amore,
rendimi il cuore delicato, profondo lo sguardo,
attente le orecchie per ascoltare in ogni situazione il grido
di chi chiede solo di essere amato.
Sia l’amore il nostro unico criterio di giustizia. Amen.



Per Cristo, con Cristo e in Cristo

At 13,46-49 e Lc 10,1-9

Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, ma ciò che rende realmente un discepolo un apostolo è fare della propria vita un annuncio appassionato che traduce la fede nel servizio più umile; siamo apostoli quando non perdiamo occasione di seminare la Parola che salva, quando la nostra vita non solo parla di Dio ma fa vedere Dio. Oggi vogliamo pregare gli uni per gli altri e chiedere la grazia che ciascuno di noi s’impegni con maggiore responsabilità ad essere un ardente apostolo del Vangelo. Senza paura di perdere se stesso, ma ritrovare nell'essere mandati l'identità di chi prima di tutto si sente unito Cristo.

venerdì 13 febbraio 2026

Ci fa parlare, ci fa ascoltare

1Re 11,29-32; 12,19 e  Mc 7,31-3

Sulla via del ritorno, dalla terra pagana, prima di arrivare in Galilea, Gesù incontra un sordomuto, emblema di una umanità ferita e incompiuta. Al centro di questo racconto c’è una parola che l’evangelista ha voluto conservare nella forma originale “Effatà” che significa: apriti. È una parola che ben si adatta ad esprimere la condizione risolutiva che Gesù realizza: abbatte le barriere dell’incomunicabilità e mette quell’uomo in relazione con il mondo. Tante volte la vera patologia è quella interiore: quando non abbiamo più la voglia di metterci in ascolto, e di parlare perché pensiamo di non avere niente da dire oppure siamo convinti che tanto … nessuno ci ascolta. Cristo ci ha liberato dalla prigione dell’io e ci ha fatti entrare nella casa della comunione.

giovedì 12 febbraio 2026

È tempo di seminare

1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30

Dopo il duro confronto con scribi e farisei, le la delusione per la loro incapacità di aprirsi alla novità del vangelo, Gesù risponde il cammino, ma questa volta va oltre le normali aspettative. Non solo continua la missione ma si reca "nella regione di Tiro", varca i confini d’Israele, in un territorio dove non era ancora risuonare la parola del Vangelo. È significativo che il Signore non vuole una Chiesa ripiegata su sé stessa ma una Chiesa sempre pronta a mettersi in cammino per portare ovunque la speranza del Vangelo. Le difficoltà non devono mai intimorirci o bloccarci nel quotidiano annuncio e nella missione. Non si tratta di propagandare un messaggio per quanto positivo e buono, ma è un vero atto di fede, annunciate la Parola, vivere il Vangelo, oltre le difficoltà è un vero atto di fede.

mercoledì 11 febbraio 2026

Liberi dal male

1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23

Sembra che Gesù più che su delle regole e dei precetti ci vuole condurre a considerare la condizione del nostro cuore, ovvero il luogo di noi stessi. È bene dirlo senza nasconderci dietro giri di parole o giustificazioni varie: l’uomo non è puro! Una cosa è riconoscerlo e lottare contro il male che si agita dentro di noi, altra cosa è permettergli di passeggiare tranquillamente dentro di noi e così inquinare pensieri e affetti. Non siamo puri ma possiamo essere purificati. È Dio che ci purifica quando ci allontaniamo gli idoli e poniamo in Lui ogni speranza. Quanto più siamo a contatto con Lui, il solo Santo, tanto più veniamo liberati dal male e riempiti di grazia. Abbiamo bisogno di riempire il cuore di Dio, di toccare le parole di Gesù come Vangelo per la nostra vita, attingere forza dai Sacramenti. Abbiamo bisogno di Dio per imparare ad essere e a vivere come sui veri figli. 

martedì 10 febbraio 2026

Scontro inevitabile

1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13

I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare  un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.


lunedì 9 febbraio 2026

Ti cerchiamo per toccarti

1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56

La gente fissa il suo sguardo su Gesù che scende dalla barca; è Lui che cerca, di Lui ha bisogno. Nelle persone sembra esserci un desiderio insopprimibile che lo spinge a cercare ciò che può dare un senso pieno alla vita. Questa scena ci offre una bella immagine della Chiesa capace di mostrare il volto di Gesù e dare all’umanità la possibilità di incontrarlo. La gente ha bisogno di incontrare Gesù e di “toccare almeno il lembo del suo mantello”? Oggi come ieri, tante persone non cercano più nulla e si accontentano di un’esistenza scolorita; oppure riempiono la vita di emozioni che rispondono ai bisogni. Ma anche questo è segno di ciò che solo Gesù può dare: una vita in pienzzala sua Parola ha la forza di Dio, di scuotere, di ferire, di accarezzare e guarisce. Lui solo è capace di restituire l’uomo a se stesso.