lunedì 18 maggio 2026

Arrivati alla missione

At 20,17 e Gv 17,1-11

I discorsi di addio dei capitoli 13-16 di Giovanni che abbiamo letto e meditato in questo tempo Pasquale convergono nel capitolo 17, nella piena consapevolezza che “è venuta l’ora”. I discorsi di addio si concludono con una preghiera, quella che noi definiamo genericamente la “preghiera sacerdotale”. La preghiera inizia con un’espressione che definisce assai bene la cornice teologica: “è venuta l’ora”, l’ora decisiva in cui anche per i discepoli inizia la missione di portare a compimento cio che Gesù ha iniziato. Più di una volta, nella narrazione del vangelo, Giovanni ha sottolineato che l’ora non è ancora venuta, ma ora tutto sta per compiersi. Non sempre però la ora di Dio  coincide con quella che noi abbiamo scritto nel nostro personale programma di vita, per questo oggi chiediamo di riuscire a cambiare i nostri progetti, se necessario, anche quelli più cari.

Adesso crediamo?

At 19,1-8 e  Gv 16,29-33

 «Io ho già vinto». Con queste parole Gesù annuncia la sua vittoria proprio mentre si prepara ad affrontare il dramma della croce. È pienamente consapevole di ciò che sta per accadere e, nonostante l’apparente sconfitta, afferma con certezza che ne uscirà vincitore. La Chiesa propone come modello un uomo che, agli occhi della storia, sembra sconfitto. Una storia che spesso proclama vincitori coloro che conquistano potere e successo, anche con la forza e senza scrupoli. Eppure, in che modo Gesù è veramente vittorioso? Gesù vince perché fa dell’amore la legge suprema della vita: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine». La sua è una vittoria definitiva, che nessuna violenza può cancellare. Gesù è vittorioso perché ama. Solo l'amore è credibile!


domenica 17 maggio 2026

Se Dio guarda la terra

At 1,1-11 – Sal 46 – Ef 1,17-23 – Mt 28,16-20

Si racconta che durante l’Ascensione Gesù gettò uno sguardo verso la terra che stava lentamente piombando nell’oscurità. Solo alcune piccole luci brillavano timidamente sulla città di Gerusalemme. L’arcangelo Gabriele, venuto ad accogliere Gesù, gli domandò: «Signore, che cosa sono quelle piccole luci?». Gesù rispose: «Sono i miei discepoli in preghiera, radunati attorno a mia madre. E il mio progetto, ora che torno al Padre, è inviare loro il mio Spirito, perché quelle fiaccole tremolanti diventino un fuoco vivo, capace di incendiare d’amore, poco alla volta, tutti i popoli della terra». Gabriele osò allora chiedere: «E se questo progetto non dovesse riuscire?».Dopo un istante di silenzio, il Signore rispose dolcemente: « … io non ho altri progetti … È attraverso di loro che voglio raggiungere il mondo».

Stasera, stamattina, anche oggi, Dio guarda la terra in silenzio. Vede guerre, menzogne, violenza, solitudine. Vede il peggio di cui noi esseri umani siamo capaci. Vede uomini e donne ferirsi per paura, orgoglio, rabbia.

Ma vede anche altro. Vede una bambina che divide la sua merenda con un compagno affamato. Vede un uomo stanco tornare a casa e trovare ancora la forza di sorridere ai suoi figli. Vede uno sconosciuto dire a qualcuno nel dolore: «Io ci sono».

E allora Dio sorride. Perché riconosce che il mondo non si regge grazie ai potenti, ma grazie a quei piccoli gesti d’amore che quasi nessuno vede.

Ecco allora che possiamo immaginare le parole del Vangelo di oggi pronunciate da Gesù che contempla il mondo dalla gloria del Padre: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Ma che cosa significano oggi, per noi, queste parole?

Prima di tutto, credo che Gesù voglia dirci che nulla gli sfugge e nulla mai gli sfuggirà, neppure quando tutto sembra precipitare. Anche nei momenti più oscuri della storia umana, Lui continua a custodire il mondo. E poi credo che Gesù non ci chieda di imporre la fede a tutti con la forza o con la pressione delle parole. Ci chiede piuttosto di offrire a ogni uomo e a ogni donna la possibilità di incontrarlo, di scoprirlo come via, verità e vita. Essere discepoli significa mettersi in cammino dietro a Lui. Seguire i suoi passi. Imparare i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo modo di amare. E forse Gesù non ci sta neppure chiedendo semplicemente di “aumentare” i battesimi. Il verbo “battezzare” significa “immergere”: immergere ogni persona nella vita di Dio, dentro una comunione nuova fatta di fraternità, condivisione e amore. Significa vivere relazioni nelle quali possa emergere la presenza di Cristo, il suo Vangelo, il suo comandamento più grande: «Amatevi come io vi ho amato».

Ed ecco allora la promessa più bella: «Io sono con voi tutti i giorni». Con voi per camminare accanto a voi. Con voi fino alla fine. O forse anche: verso il fine, verso la pienezza dell’amore di Dio. Ed è proprio in questo camminare insieme — cattolici, ortodossi, musulmani, credenti, persone in ricerca e anche non credenti — che Cristo si manifesta come Principe della pace.

Giovedì prossimo, 21 maggio, tutti insieme possiamo dire che condividiamo un unico desiderio: la pace per il mondo intero. A partire da qui, da Massa Lombarda, vogliamo affermare che la pace abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna e che non può essere negata, ferita o tradita. Un mondo in pace è un mondo più umano. E la pace nascerà dall’accoglienza reciproca, dal rispetto, dalla fraternità che sapremo costruire tra di noi.

sabato 16 maggio 2026

Chiedete!

At 18,23-28 e  Gv 16,23-28

Quanti significati sono racchiusi in un piccolo brano come quello che oggi meditiamo. Al centro vi è il verbo chiedere, da intendere non semplicemente come domandare, ma come invocare con perseveranza e fiducia. Gesù invita i discepoli a pregare il Padre nel suo nome, con insistenza e cuore fiducioso. Così, il nostro chiedere si trasforma in un abbandono totale, fino a poter dire che una sola cosa davvero ci interessa e una sola chiediamo: il perfetto compimento della volontà del Padre. Infatti: «Se chiederete qualche cosa… egli ve la darà». Gesù ci invita a una preghiera piena di fiducia e di abbandono. Da queste parole del Vangelo riaffiora alla memoria la preghiera di Charles de Foucauld: «Padre mio, io mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me (...), la tua volontà si compia in me».

venerdì 15 maggio 2026

Gioia e dolore

At 18,9-18 e Gv 16,20-23

«Ora siete nel dolore; (…) ma nessuno potrà togliervi la vostra gioia». Queste parole lasciano dentro di noi una sottile inquietudine, forse perché la vita è attraversata da situazioni ed esperienze che generano turbamento e smarrimento. Eppure, proprio la fede in Dio ci affida, attraverso Gesù, una promessa: la gioia non andrà perduta. Il legame con Dio trasforma il nostro modo di pensare e di agire: ci insegna a non riversare sugli altri le nostre sofferenze, ma piuttosto a portare con amore anche il peso delle fatiche altrui. Non è facile comprendere fino in fondo queste parole, ed è questa la nostra sfida: non chiedere la sofferenza, ma custodire la gioia che nasce dall’amore. Come tutti, conosciamo la paura del dolore; tuttavia non lo rifiutiamo, perché fa parte della vita… anche della nostra.

giovedì 14 maggio 2026

Imparare ad amare

At 1,15-17.20-26 e Gv 15,9-17

"Amare" è una parola bellissima, ma troppo spesso resta il riflesso del nostro io più che un'espressione concreta della fede; per questo viene facilmente disattesa o vissuta in modo superficiale. Ecco che Gesù intende aiutare i suoi discepoli a superare il loro ego, per questo consegna loro il comandamento che riassume tutti gli altri: "che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". L'uomo è fatto per amare, senza amore non c'è vita e non c'è futuro. Amare significa rendere concreto l'amore liberandosi, poco alla volta, dall'orgoglio e dall'illusione di bastare a sé stessi. Chi ama si dona per il bene degli altri, evita parole che feriscono, serve con umiltà e non si lascia scoraggiare da difficoltà o incomprensioni, perché sa che anche le ferite fanno maturare. Soprattutto, chi ama continua ogni giorno a imparare ad amare.

mercoledì 13 maggio 2026

Non ci realizziamo da soli

At 17,15.22-18,1 e  Gv 16,12-15

A pensarci bene ... che fatica per il Signore cercare di condividere con i discepoli quello che poteva dire e non essere frainteso e insieme non sovraccaricare di verità che non sarebbero stati capaci di portare. Gesù non può dire tutto ai discepoli perché sa che non sono in grado di capire tutto. Ma nonostante questo, la nostra strutturale deficienza non deve però diventare una scusa per chiuderci alla verità o per adattarla ai nostri limiti. Ecco allora un fatto nuovo irrompe nella realtà, Gesù stesso annuncia che “quando però verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera”. Niente paura, non siamo soli. È vano ogni tentativo di realizzarsi con le proprie forze, senza lo Spirito rimaniamo nella colpa originaria e siamo sostanzialmente incapaci di corrispondere al progetto di Dio. Gesù presenta lo Spirito come Colui che guida – tutta la Chiesa e ciascuno di noi – e dona di scoprire, passo dopo passo, tutta la verità, cioè il progetto che Dio ha su di noi. La verità non è una formula astratta né una dottrina arida ma la luce che rischiara la storia personale e collettiva.