Eb 5,7-9 e Gv 19,25-27
CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
lunedì 14 settembre 2026
Eccomi sotto la croce
Croce: albero della vita
Per i cristiani, la croce diventa una tappa fondamentale della storia della salvezza. Se, secondo la mentalità comune, la croce manifesta l’odio più efferato e la violenza più estrema, nelle mani di Dio essa diventa invece lo strumento dell’amore. È il segno della riconciliazione tra l’umano e il divino, cioè tra il Creatore e la creatura. In questa prospettiva, Cristo, nella sua carne, sulla croce offre il proprio corpo a servizio dell’amore e per un bene più grande. La croce di Cristo diventa così una chiave interpretativa che ci obbliga a dare una lettura nuova degli eventi dell’umanità, così come della nostra storia personale. La croce non viene da Dio, ma Dio dona l’amore per trasformare la croce in un albero di vita
domenica 13 settembre 2026
AMARE SENZA CONDIZIONI
Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35
Domenica scorsa, con la celebrazione di inizio della Festa della Ripresa, vi ho detto: fare comunità lo sappiamo fare; essere comunità è tutta un’altra cosa. Possiamo organizzare, incontrarci, fare tante cose insieme… eppure rischiare di non incontrarci davvero, di fare tanto per gli altri senza imparare a fare con gli altri. Soprattutto quando, nel fare, esprimiamo noi stessi, senza essere accoglienti e senza prenderci cura degli altri: cioè quando l’io personale prevale sul noi comunitario.
Il Vangelo di domenica scorsa ci ricorda che il fratello non lo si giudica, non lo si abbandona, ma lo si custodisce, affinché non si perda. E questo custodire le relazioni custodisce anche la presenza di Cristo in mezzo a noi. Allora la SINFONIA della comunità diventa la traccia del cammino del nuovo anno pastorale: passare dal fare la comunità all’essere, cioè diventare più comunità.
Oggi facciamo un primo passo in avanti nell’essere comunità, per quanto possa sembrare difficile e non secondo la nostra umana inclinazione e possibilità. L’evangelista Matteo continua a proporre le parole di Gesù, dette quando era preoccupato dello stile della sua piccola comunità di discepoli, i quali facevano una gran fatica ad esserlo. E quando Matteo — che era un pubblicano e aveva sperimentato la non accoglienza, il non sentirsi custodito dai fratelli — deve affrontare lo stesso problema in una comunità di discepoli più grande, che si va costituendo, recupera nel Vangelo tutto il pensiero e l’insegnamento del Signore. Per questo ci mette di fronte alla parabola del servo maligno, che uccide con la sua spietata durezza, con il suo cinismo egocentrato, il fratello che, come lui, chiedeva solo di essere custodito e aiutato: chiedeva vicinanza, comprensione, di essere amato, di ottenere misericordia. Non diamo per scontato che chi abbiamo accanto si senta incluso nella comunità.Occorre pensare a quante sono le vittime, cioè i fratelli che, con il mio io, ho sacrificato alla mia presunta idea di essere comunità.
La parabola del Vangelo ci dice che il padrone ha condonato al servo maligno un debito enorme. Quello stesso servo, però, dopo essere stato liberato dal proprio debito, pretende dal suo compagno il pagamento di un debito piccolo. Nella conclusione della parabola, sono convinto che tutti l’abbiamo compresa in questo modo: «Se non perdoniamo di cuore, Dio ci condannerà!» Cioè: se non custodisco il mio fratello, io stesso sarò condannato da Dio. Ma Gesù, in realtà, non ci dice: «Se non perdoni, Dio ti punirà», bensì che il perdono che riceviamo da Dio è chiamato a diventare libertà dentro di noi. È un perdono liberante, che dà vita! Perdonare, nel Vangelo, significa lasciare andare il debito dell’altro, non pretendere nessun pagamento o rimborso. Perché il male della nostra spietata durezza dell’io non continui a possedere il nostro cuore.Infatti il cuore del servo maligno appartiene al demonio, al male: non ha accolto la misericordia di Dio ed è rimasto prigioniero del rancore. Matteo, con le parole di Gesù, è come se, anche alla luce della sua esperienza, ci stia invitando a essere veramente qualcosa oltre la nostra normale disponibilità ad essere comunità a volerlo essere ... il servo maligno non volle!
sabato 12 settembre 2026
Fede e fiducia
1Cor 10,14-22 e Lc 6,43-49
Chi mette in pratica la Parola che ascolta, chi si sforza di tradurre fedelmente il Vangelo nella propria vita, dimostra di fidarsi di Dio! Tanti di noi hanno sempre pronta una lista di difficoltà e problemi, quanto basta per tirarci indietro o per cercare abili e raffinati compromessi. Così, invece di accogliere il Vangelo come occasione di vita nuova, ci insabbiamo in ragionamenti che addomesticano la Parola e la trasformano in una favola a lieto fine. Chi si comporta così, nonostante le buone intenzioni, non sarà in grado di resistere alle tempeste della vita. Dobbiamo imparare a intrecciare fede e fiducia: credere significa dare credito a Dio, senza essere troppo esigenti e tempestivi nel chiedere la restituzione con gli interessi. La Parola che Dio semina nella nostra vita è affidata alla nostra libertà: tutto dipende dalla nostra attiva collaborazione. Chi ascolta non solo accoglie responsabilmente e consapevolmente la Parola, ma si impegna anche a tradurla in modo coerente nella propria vita.venerdì 11 settembre 2026
La psicologia della trave
1Cor 9,16-19.22-27 e Lc 6,39-42
giovedì 10 settembre 2026
Una misura traboccante
1Cor 8,1-7.11-13 e Lc 6,27-38
mercoledì 9 settembre 2026
La beatitudine è la meta
Nel Vangelo di Luca, le Beatitudini nascono dallo sguardo di Gesù rivolto ai suoi discepoli e ci invitano ad assumere una logica nuova, diversa da quella del mondo. Ci chiedono di non cercare la felicità nei beni materiali e nell’appagamento dei nostri desideri, perché, quando diventano il centro della vita, possono trasformarsi in una trappola. Le Beatitudini indicano una meta alta ed esigente, umanamente difficile da raggiungere, ma possibile con la grazia di Cristo. Siamo chiamati a riconoscere e superare i piccoli e grandi compromessi che ci allontanano da Dio. Chiediamo il coraggio di seguire con decisione il cammino che Dio ci indica verso la vera beatitudine.