martedì 30 giugno 2026

Il male nei maiali

Am 5,14-15.21-24 e Mt 8,28-34

Un brano che colpisce: inizia con gli indemoniati, passa attraverso la perdita della mandria e si conclude con la sorprendente richiesta rivolta a Gesù di allontanarsi. A ben pensarci, la reazione degli abitanti di Gerasa assomiglia molto alla nostra. Diciamo di rifiutare il male, ma spesso non lo combattiamo con decisione dentro di noi. Preferiamo scendere a compromessi, convivere con le nostre contraddizioni e giustificarci appellandoci alla nostra fragilità. Questa incoerenza rivela una fiducia ancora debole in Dio. A differenza dei Geraseni, però, noi non abbiamo scuse: crediamo nel Signore e conosciamo le meraviglie che può compiere. Eppure, ogni volta che lo mettiamo da parte, lasciamo spazio al male e diventiamo pagani nel cuore. Chiediamo oggi la grazia di lasciarci scomodare dalla presenza di Gesù, perché venga a turbare le nostre false sicurezze e a liberarci dai nostri comodi attaccamenti.

Tempesta e vita

Am 3,1-8;4,11-12 e Mt 8,23-27

È il racconto di una traversata compiuta durante una tempesta, immagine del viaggio che accompagna l'intera esistenza umana. Ogni cammino porta con sé difficoltà, rischi e fatiche; ed è proprio nei momenti di prova che spesso si affievoliscono l'entusiasmo e la fiducia. I discepoli sono partiti seguendo il Maestro, ma la serenità del viaggio si trasforma ben presto in agitazione e paura. La tempesta diventa una minaccia concreta, capace di mettere a rischio la loro stessa vita. Anche i cristiani delle prime generazioni si sono trovati ad affrontare il fuoco delle persecuzioni e molti hanno donato la propria vita proprio a causa di quel Gesù che avevano scelto di amare e di servire.
Signore, custodisci il nostro amore per Te; fa' che non perdiamo la fede e non smarriamo la via che conduce a Te. Aiutaci a custodire la fede, perché tutta la nostra vita diventi un cammino che trovi la sua piena realizzazione nell'abbraccio eterno di Dio.»

lunedì 29 giugno 2026

La Chiesa che vogliamo

At 12,1-11e Mt 16,13-19

Pietro e la Chiesa, è la prima volta, che Gesù mette insieme la Chiesa e l'apostolo Pietro in un contesto unitario in cui devono risplendere come la luce nella storia degli uomini, come comunità che non sarà mai sconfitta dalle potenze del male perché Dio dimora in essa. Gesù infatti svela a Simone la sua nuova identità e gli consegna il ministero di governare e condurre-pascere,  la sua Chiesa. Ecco che oggi più di ieri la Chiesa è la casa di Dio, il luogo in cui la luce risplende in tutta la sua limpida bellezza. La comunità ecclesiale non può qujndi accontentarsi di annunciare la verità e difendere la dottrina ma deve anche con indomito coraggio imitare Gesù che s’incammina per le strade polverose della Palestina e guarisce i malati, dà il pane agli affamati, accoglie gli ultimi, diventa l’amico dei poveri. Una Chiesa che incarna la verità, testimonia l’amore del Padre e rende visibile nel finito l’Infinito.

domenica 28 giugno 2026

Cosa significa metterti al primo posto

Mt 10,37-42

(...) È ormai evidente che mettere Gesù al primo posto non ha nulla a che vedere con i nostri metri di misura della fede o con una pratica religiosa fatta di gesti e doveri.

Non si mette Gesù al primo posto negando il primato dell'amore e magari pensando di consacrare sé stessi nella illusione di amare Gesù più di ogni altro ... sarebbe una scorciatoia ingannevole.

Non significa nemmeno cercare di soffrire come Lui, illudendoci di poter portare sulle nostre spalle il peso del dolore e delle ingiustizie del mondo. Finiremmo soltanto per rimanere schiacciati sotto una croce che non ci è stata chiesta.

E non significa neppure offrirgli la vita come una rinuncia continua: rinnegare la propria vita non vuol dire voltare le spalle a tutto ciò che il mondo offre. Se fosse così, la fede si ridurrebbe a una sequenza di privazioni, di affetti negati e di rimpianti.

Mettere Gesù al primo posto è un'altra cosa: è lasciare che la sua presenza dia senso a ogni scelta, trasformi ogni relazione e renda pienamente umana la nostra vita. Scoprire che solo se Gesù è il primo ha senso e pienezza la vita del discepolo, la vita credente.

Mettere Gesù al primo posto è trovarsi pienamente coinvolti nel giorno in cui tutto entra nella grande svolta: Il giorno in cui inizio veramente a credere in Gesù.

· Quando finalmente lo prendo sul serio e riconosco che Dio è anche mio Padre.

· Quando vedo che questo è veramente il bel mondo di Dio; quando vedo me stesso come un figlio, non ramengo nel tempo e nella storia ma nel cuore di Dio e quando sento il calore del suo amore;

· quando vedo gli altri come miei fratelli e sorelle nella grande famiglia umana ...

Ecco che mettere Gesù al primo posto non è come dirlo... dirlo a parole e con parole non pensate e non vissute ... belle nella forma ma insipide nella sostanza.

Quando Gesù disse queste parole hai suoi discepoli forse aveva una intenzione: provocare nei dodici, il desiderio di amarlo realmente. In definitiva a Pietro che cosa ha chiesto alla fine di tutto: "Mi ami tu più di costoro?”



È questa la domanda che continua a risuonare anche per ogni discepolo. Mettere Gesù al primo posto significa rispondere a quella domanda non solo con le parole, ma con la propria vita.

sabato 27 giugno 2026

Tutti a mensa, nessun escluso

Lam 2,2.10-14.18-19 e Mt 8,5-17

Nel Vangelo di Matteo, il tema principale non è tanto la guarigione del servo, quanto la fede del centurione e l'apertura della salvezza anche ai pagani. Il centurione, pur essendo un ufficiale romano e quindi estraneo al popolo d'Israele, dimostra una fede straordinaria, tanto che Gesù afferma di non averne trovata una così grande in tutto Israele. Da questa fede nasce un importante insegnamento: il Regno di Dio è aperto a tutti coloro che credono, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica o religiosa. La guarigione del servo resta un elemento essenziale del racconto, perché manifesta concretamente l'autorità di Gesù e la sua accoglienza verso chi si affida a lui con fede, senza nessuna discriminazione di censo, genere o altro.

venerdì 26 giugno 2026

La vera guarigione

2Re 25,1-12 e Mt 8,1-4

Il Vangelo è un sapiente intreccio di fatti e di parole. Il primo miracolo raccontato riguarda un lebbroso, affetto da una malattia grave che comportava anche un'immediata esclusione sociale: chi ne era colpito era costretto a vivere lontano dalla comunità, evitando ogni contatto con gli altri. Eppure, ciò che la malattia non è riuscita a spegnere in quest'uomo è il desiderio di vivere e la fiducia nella speranza. Il lebbroso non incontra Gesù per caso: si mette in cammino verso di Lui, sostenuto unicamente dalla forza della fede. La sua guarigione diventa così, per ogni discepolo, il segno di una salvezza che va ben oltre la semplice guarigione fisica. Essa è liberazione da tutto ciò che impedisce la piena comunione con Dio. La vera guarigione del discepolo passa attraverso la conversione del cuore: non si riduce a un pio desiderio o a una buona intenzione, ma diventa la regola capace di ispirare e orientare tutta la vita.

giovedì 25 giugno 2026

Un insegnamento che stupisce

2Re 24,8-17 e Mt 7,21-29

La pratica religiosa può farci sentire credenti, ma per molti rischia di restare un’apparenza. La vita cristiana e la fede in Cristo richiedono invece coerenza: «Se non vivi come credi, finirai per credere come vivi». Se la fede non diventa forma concreta dell’esistenza, finiremo per adottare la logica del mondo. Per questo è essenziale ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica ogni giorno. La parabola della casa costruita sulla roccia e di quella sulla sabbia continua a interpellare chi l’ascolta. Le due case non rappresentano semplicemente credenti e non credenti, ma distinguono chi fonda la propria vita sulla Parola, orientando scelte e fiducia in Dio, da chi si ferma a un ascolto superficiale. La fede è viva solo quando si traduce in scelte concrete; altrimenti si affievolisce fino a spegnersi.