domenica 21 giugno 2026

Ma che discepolo sono?

Ger 20,10-13   Sal 68   Rm 5,12-15   Mt 10,26-33

Che discepolo sono? Leggendo il Vangelo, e dopo averlo condiviso anche giovedì scorso alla "Lettura Comune" ..., è la domanda che quasi da sola è nata nel mio pensare … È una domanda che invita a riflettere, non a giudicare o recriminare.

Non sono tempi - i nostri - in cui occorre bacchettare rigidamente il popolo di Dio; sono tempi in cui nel guazzebuglio del travaglio della storia occorre riconquistare e rigenerare un orizzonte di consapevolezza: Chi è il discepolo?

 

·       Il discepolo è il battezzato che riconosce la propria dignità e la propria vocazione come dono ricevuto da Dio e come responsabilità verso la Chiesa e il mondo.

·       Egli vive la fede nel quotidiano, negli ambienti della famiglia, del lavoro, della cultura e dell’impegno sociale, rendendo presente il Vangelo nelle realtà concrete della vita.

·       Consapevole che lo Spirito continua ad agire nella storia, sa leggere i segni dei tempi e collaborare all’opera di Dio con discernimento e fiducia.

·       Radicato nella Parola, nei sacramenti e nella carità, non si lascia distrarre da ciò che è passeggero, ma rimane fedele all’essenziale.

·       Si sente parte viva dell’ecclesia, del popolo dei battezzati, e vive la sua corresponsabilità nella missione della Chiesa.

·       Con umiltà, semplicità e determinazione segue Cristo, accettando la sfida di una continua conversione.

·       La sua testimonianza si esprime nell’accoglienza, nella condivisione, nella ricerca della verità e nella promozione della dignità umana.

·       È un credente in cammino, aperto al cambiamento e alla novità dello Spirito.

·       Contribuisce a edificare una società più giusta e fraterna, Nella gratitudine e nella gioia del Vangelo, riconosce Dio all’opera e ne diventa collaboratore nella storia.

È questa rilettura della figura del discepolo che si connette con le parole del Vangelo, con la certezza di rileggersi alla luce del pensiero di Gesù, dei suoi sentimenti, desideri e ideali.

Ed ecco che dal vangelo emerge una condizione essenziale di cui nessuno deve e può fare a meno: fidarsi di Dio, non lasciarsi dominare dalla paura e testimoniare Cristo con la vita.

Questa prospettiva genera ogni comunità credente e suscita discepoli maturi; discepoli in cammino e persone che scoprono e cercano cosa significhi seguire Gesù.

Ecco che oggi per noi la domanda diventa: Siamo discepoli che confessano Cristo solo dentro le chiese, oppure anche nelle scelte concrete della vita quotidiana? Perché è proprio questa la sfida che emerge dal vangelo. La sfida che Gesù a dato agli apostoli in quel tempo iniziale e che rinnova in ogni tempo ... per tutti i suoi discepoli.

Ecco, quindi, che siamo provocati sul seguire Gesù con coraggio, fiducia e fedeltà, senza lasciarsi dominare dalla paura, e testimoniare apertamente la propria appartenenza a Lui.

I 380 milioni di cristiani che nel mondo, oggi, subiscono persecuzione, cioè sono discriminati, sono emarginati, privati di diritti e dignità e anche uccisi, ci confermano le parole di Gesù: «Non abbiate paura…» voi che state imparando – con le sue parole e i suoi gesti – a dare alla vostra vita un colore particolare,

«Non abbiate paura…»: ci è detto, oggi come ieri, a chi si sente chiamato a mettere i propri piedi sulle sue orme, a diventare come lui, a scegliere come lui, ad avere i suoi stessi criteri. 

Ma quel «Non abbiate paura…» è ripetuto per ben tre volte nel Vangelo, e diventa eco della condizione umana, segnata dal peccato e dalla grazia. Quindi non dobbiamo avere paura degli uomini, di ciò che è nascosto, del male che penetra e ferisce, e corrode, servendosi del buio e del segreto, dell’insinuazione e della poca trasparenza.

 

«Non dobbiamo avere paura», ci dice il Vangelo, perché siamo preziosi e valiamo come molti passeri e Dio si prende cura di noi, soffre con noi e ci risolleverà dalla polvere, per questo possiamo sostituire alla paura la fiducia.

sabato 20 giugno 2026

Perché vi preoccupate...

2Cr 24,17-25 e Mt 6,24-34

La preoccupazione sembra essere una dimensione comune della condizione umana: nasce spesso da un continuo rimuginare su possibili scenari futuri negativi, talvolta sproporzionati rispetto alla realtà. Gesù invita i suoi discepoli a non lasciarsi dominare da un’eccessiva preoccupazione per le necessità della vita materiale. Forse non è possibile vivere del tutto senza preoccupazioni, ma la nostra esistenza non può essere assorbita esclusivamente, né eccessivamente, dalle ansie legate al quotidiano. Le realtà materiali e il benessere hanno certamente il loro valore, purché non occupino il primo posto nel cuore dell’uomo né assumano uno spazio sproporzionato nella sua vita. Il Signore, tuttavia, conosce il cuore umano e sa quanto sia facile attaccarsi ai beni della terra. Siamo chiamati, invece, a riscoprire la fiducia nella Provvidenza, certi che Dio conosce i nostri bisogni e si prende cura di noi. 

venerdì 19 giugno 2026

Accumulare in cielo

2Re 11,1-4.9-18.20 e Mt 6,19-23

In tutto il suo insegnamento, Gesù ci offre i criteri per dare valore alla vita, purificare e orientare i desideri e compiere scelte ispirate alla sapienza di Dio. Le parole del Vangelo di oggi interpellano direttamente il discepolo, ponendogli una domanda fondamentale: qual è lo scopo della tua vita? Se i beni materiali rappresentano spesso la trappola nella quale cadiamo, cercando in essi una sazietà solo apparente e un’illusione di realizzazione, accumulare tesori nel cielo significa invece misurare la propria esistenza alla luce della beatitudine eterna. Molte persone investono tempo, energie e preoccupazioni nell’acquisire beni terreni, correndo il rischio di trasformarli nel fine ultimo della propria vita. Ma se la nostra esistenza è destinata all’eternità, perché non prepararci fin d’ora a percorrere con maggiore slancio e libertà i sentieri che conducono alla gioia senza fine?

giovedì 18 giugno 2026

Un Padre Nostro impegnativo ...

Sir 48,1-14 e  Mt 6,7-15

La preghiera del Padre Nostro invita a consegnare con fiducia nelle mani del Padre ogni necessità, sia quelle che riguardano la salvezza di tutti sia quelle relative alla nostra vita. Ma la particolarità della preghiera è che per ciò che chiediamo, si lega un nostro impegno: ad esempio non possiamo chiedere il pane se non siamo disposti a condividere le nostre risorse con chi è privo del necessario. in realtà Gesù domanda un solo impegno: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Un solo impegno ma di quelli che pesano. È un impegno difficile da mantenere, lo sappiamo, tanto è vero che l'evangelista aggiunge: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi”. Considerando la problematicità del perdonarci ... chiediamo la grazia di esercitarci nell’arte della misericordia.


mercoledì 17 giugno 2026

Oltre noi stessi

2Re 2,1.6-14 e Mt 6,1-6.16-18

Siamo sinceri: quante volte abbiamo cercato stima, ammirazione o approvazione dagli altri? Gesù ci mette in guardia da questa tentazione, che può insinuarsi anche nella vita di fede e contaminare la preghiera, l’elemosina e il digiuno.
Anche noi rischiamo di agire per essere apprezzati dagli uomini più che per piacere a Dio. Per questo Gesù ci invita a verificare le nostre intenzioni: la nostra preghiera è una semplice pratica formale o un autentico affidamento a Dio?
Il desiderio di essere visti e riconosciuti dagli altri impoverisce la vita spirituale e indebolisce anche la vita della comunità ecclesiale.

martedì 16 giugno 2026

Non fate come i pagani

1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48

Ma come si comporta il pagano? La risposta, in fondo, è semplice: segue il proprio istinto. Di fronte a un nemico, assume un atteggiamento di ostilità o, nel migliore dei casi, mantiene una rigorosa distanza. L’insegnamento evangelico può essere riassunto così: «Siete figli: comportatevi dunque come figli di quel Padre che desidera riversare su tutti la sua bontà e la sua misericordia». Chi non vive a immagine di Dio non solo smentisce la propria fede, ma dimentica e smarrisce la sua vera identità. Per Gesù, l’amore verso i nemici rappresenta una sorta di banco di prova della fede: è il segno concreto che ne manifesta l’autenticità e la credibilità.


lunedì 15 giugno 2026

Come vincere il male

1Re 21,1-16 e  Mt 5,38-42

Il male attraversa la storia umana, dobbiamo fare i conti con il male, quello che si annida dentro di noi e quello che è presente nel mondo circostante. Gesù è il buon maestro capace di rendere i discepoli consapevoli del male e invitarli ad essere vigilanti e insieme  insegnare come combattere il male.  “Vincere il male con il bene”, l’offesa si ripara con il perdono; all’ingiuria si risponde con il silenzio. Gesù invita a non seguire l’istinto della carne di una giustizia vendicativa, ma la legge della carità che cerca sempre e solo il bene. La storia insegna che tanti cristiani perseguitati non hanno reagito con la vendetta ma con il perdono; non hanno chiesto a Dio di fare giustizia ma hanno invocato la conversione dei loro persecutori.