lunedì 8 giugno 2026

Il volto di Cristo

1Re 17,1-6 e Mt 5,1-12

Quanto vogliamo realmente vivere il vangelo? Come smaschero le mie ipocrisie? Le beatitudini sono la "carta di tornasole"’ (forse non tutti sanno di cosa si tratta) del discepolo. Le beatitudini sono lo specchio per verificare la nostra reale disponibilità a vivere il Vangelo co e espressione più matura della fede, come sintesi chiara ed esigente della sequela. In definitiva questa pagina è il nostro ritratto da discepoli, vi troviamo gli elementi essenziali di quella testimonianza alla quale siamo chiamati. Ma per essere tutto questo, le beatitudini sono il ritratto di Gesù. L’evangelista Matteo non potendolo farlo con immagini ci descrive Gesù con le sue stesse parole. Se queste parole s’imprimono nel cuore fin dall’inizio, se diventano la luce che rischiara ogni nostra scelta, potranno dare un volto alla nostra vita. Un volto che assomiglia a quello di Gesù. 

domenica 7 giugno 2026

Corpus Domini

Dt 8,2-3.14-16; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Egli vive in noi
Nella solennità del Corpus Domini celebriamo Gesù che continua a rimanere con noi nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Egli vive in noi e noi viviamo in Lui. Ma il suo esserci è reale anche in questa Massa Lombarda dove ogni giorno viene consacrato.

Egli ci dona la vita
Gesù ci ricorda che la vita ha la sua origine nel Padre: non siamo noi a crearla o a possederla, ma la riceviamo come dono. In un mondo segnato da fragilità, paure e ferite, questa è una grande speranza: la nostra vita e la vita di tutti coloro che ci sono accanto, proprio tutti, trova la sua sorgente in Dio.

Egli vuole trasformarci
Ma Gesù fa ancora di più: dona sé stesso per la vita del mondo. Nell’Eucaristia non troviamo un semplice simbolo, ma la sua presenza viva che entra nella nostra esistenza e la trasforma.

Accogliere Cristo nell’Eucaristia significa accogliere la sua vita.
E questa vita cambia il nostro modo di vivere:
- l’amore ricevuto diventa amore donato,
- il perdono ricevuto diventa perdono offerto,
- il dono ricevuto diventa condivisione.
Cambiare e trasformare la realtà è concretezza del mistero celebrato.

L'eucaristia deve essere il nostro cambiamento
L’Eucaristia ci insegna la logica di Dio: non trattenere, ma donare; non chiudersi, ma aprirsi agli altri. È una trasformazione spesso silenziosa, ma reale e concreta.
Oggi chiediamo la grazia di non abituarci mai a questo dono e di lasciarci trasformare da Cristo, per vivere secondo il Vangelo: ricevere per donare.
Se in noi davvero riceviamo Cristo, allora qualcosa in noi deve cambiare. Anche qui a Massa Lombarda, nel nostro modo di seguire Gesù Maestro di vita e salvatore dell'uomo.

sabato 6 giugno 2026

Guardatevi da scribi e farisei ...

2Tm 4,1-8 e Mc 12,38-44

Gesù mette in guardia da scribi e farisei ... ipocriti e osserva i ricchi che gettavano le loro offerte nelle casse del tempio. Ma di questi non commenta. Ogni commento si trasferisce su chi ascolta. Siamo negli ultimi capitoli del Vangelo di Marco e Gesù si prepara la sua dipartita. Come fare? cosa fare? Anche se forse non gli era così tutto chiaro. Lo sguardo di Gesú coglie alcune situazioni particolari che lo aiutano certamente a realizzare una maggiore concretezza nellevsue scelte. L'incontro co una donna vedova lo porta alla soglia del donare tutto sè stesso. Lui non farà come i ricchi che donano il loro superfluo, donano qualcosa. No Gesù farà come la vedova che dona tutto quello che aveva per vivere. La vedova, quindi, non dona qualcosa, ma dona se stessa. Si Gesù farà così: donerà la sua stessa vita.

venerdì 5 giugno 2026

Interrogati da Gesù

2Tm 3,10-16 e Mc 12,35-37

Ogni tanto Gesù prende in mano il discorso e lui si mette a fare le domande ...
Forse è stanco della poca fede della gente, forse un poco deluso della durezza e aridità del gruppo dei dodici ... Forse è proprio di fronte a questo che Gesù prova ad alzare il livello della fede e della sensibilità umana ... la nostra umana sensibilità.
Allora spiega le Scritture e aiuta a leggerle con una sapienza nuova. In questo caso, parla di se stesso, senza dirlo esplicitamente. Citando un salmo, fa notare che il Messia non può essere considerato come spesso o sempre la maggioranza lo pensa ... ma egli è il “mio signore”. Le scriture poi, non ci forniscono delle risposte puntuali e complete, esse si consegnano al nostro cuore, per germogliare e portare frutto;, é solo così che o Spirito può rendere nuova quella Parola antica.

giovedì 4 giugno 2026

Amare tra desiderio e possibilità

2Tm 2,8-15 e Mc 12,28-34

Amare Dio, non crea grossi problemi, mentre amare il prossimo risultato sempre più complicato. Ma ugualmente il Vangelo ricorda che l’amore è un comandamento, fa parte della rivelazione, è una parola che Dio ha seminato nella nistra stiria umana.
Ecco che per imparare ad amare dobbiamo accogliere l’amore non come un desiderio emotivo e istintivo, ma come comandamento a cui educarci e a cui adeguarci. Ma per fare questo occorre che il nostro sguardo è costantemente rivolto a Dio, diversamente il comandamento verrà disatteso. Amare Dio con tutto il cuore diviene il punto di partenza per imparare ad amare il prossimo. Quanto più entriamo in una relazione intima e veritiera con Dio tanto più riceviamo da Lui la forza per superare la nostra istintività per aprici all'amore dell'altro, che progressivamente diviene il prossimo e poi il fratello.
L'amare Dio permette di seminare amore nei sentieri della vita quotidiana. 

mercoledì 3 giugno 2026

Non conoscete le Scritture

2Tm 1,1-3.6-12 e Mc 12,18-27

Ormai Gesù viene continuamente chiamato in causa, non può sottrarsi alle domande di chi gli si dimostra ostile. Di fronte ai sadducei, che sono di fatto maestri della legge e  depositari della Rivelazione divina, da Gesú vengono rimproverati di non conoscere “le Scritture, né la potenza di Dio”. Gesù li accusa di voler comprendere la realtà concreta alla luce della realtà stessa e la Parola di Dio alla luce della sola ragione umana. Ma non è corretto usare l'esperienza di questa vita come un metro per misurare l’eternità. Studiare la scrittura, cercare di conoscerla non è un capriccio intellettuale o una speculazione legalista, ma diviene lo straordinario strumento per penetrare e coltivare una relazione di amicizia con Dio, unica per la sua originalità; personale in quanto coinvolge la nostra vita e pure comunitaria, perché la comprensione e avviene nella Chiesa, tutta.

martedì 2 giugno 2026

Come dare a Dio tutto …

2Pt 3,11-15.17-18 e Mc 12,13-17

Nel confronto con la realtà, con il suo mondo Gesù non sfugge le provocazioni tendenziose ma accetta e vince il confronto da vero maestro. La sua risposta è tutta in quella frase, diventata famosa: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio” se da una parte occorre non opporsi al potere di Cesare, d’altra parte, Gesù chiede di dare a Dio quello che appartiene a Dio. Non si tratta tanto di distinguere l’ambito religioso da quello laico/politico, come se fossero due soggetti concorrenti. Il primato di Dio viene prima di ogni altra cosa: “il Signore Dio nostro è l’unico Signore”. L’impegno sociale e politico scaturisce dal riconoscere che tutto viene ed è subordinato a Dio. La fede non può essere confinata nell’intimo soggettivo ma la fede si alimenta con le esperienze della realtà vissuta e della stessa realtà ne diviene parte attiva e propositiva.