sabato 26 settembre 2026

Conversione nel SI

Ez 18,25-28 Sal 24 Fil 2,1-11 Mt 21,28-32

Ecco l'immagine che oggi vorrei estrarre dalla Parola di Dio e condividere insieme.

Punto di partenza è che il regno dei cieli si rende evidente e concreto attraverso e nella nostra vita di tutti i giorni. È mistero di Dio nella vita reale, quando la vita diventa vangelo e quando io sono credibile testimone e discepolo di Gesù... non é quindi il premio dei buoni e dei giusti ...

 

Non basta dire “sì”: il nostro sì deve diventare vita

La parabola dei due figli ci porta a guardare con sincerità ai nostri “sì” e ai nostri “no”. Perché non sempre ciò che diciamo coincide con ciò che viviamo. Possiamo dire sì al Signore, alla fede, al Vangelo, e poi lasciare che le nostre scelte quotidiane dicano altro. E possiamo anche partire da un no, da una fatica, da una resistenza, e poi cambiare strada.

Il Padre non si ferma alle nostre parole: guarda ciò che la nostra risposta diventa nella vita.

Il vero sì è quello che prende carne, che diventa scelta, gesto, atteggiamento, modo di vivere.

 

La conversione è il cammino attraverso cui il nostro no può diventare sì

Per questo la parola decisiva è conversione. Non semplicemente diventare più bravi o rispettare meglio delle regole, ma lasciarci cambiare dal Vangelo. La conversione nasce dal riconoscere che siamo amati, che siamo già raggiunti dalla misericordia di Dio. Siamo mendicanti di amore, e proprio perché amati possiamo ricominciare.

Il Padre non ci definisce per il nostro primo no. Ci lascia la possibilità di tornare nella vigna, di riprendere il cammino, di ricominciare. La conversione è questa possibilità sempre aperta: trasformare un no in un nuovo sì.

 

Il Regno diventa visibile quando il Vangelo diventa vita.

La vigna nella quale siamo chiamati a lavorare è la nostra vita concreta: la famiglia, la comunità, il lavoro, le relazioni, il modo in cui guardiamo e parliamo agli altri.

Il Regno di Dio diventa visibile quando il Vangelo entra realmente nella nostra vita: quando la carità supera il pregiudizio, quando impariamo ad accogliere, quando perdoniamo, quando serviamo con gratuità, quando le nostre parole diventano più dolci e i nostri sguardi più benevoli.

Non basta quindi andare nella vigna: occorre lavorarci. Non basta appartenere: occorre lasciarsi trasformare. Non basta dire sì: occorre che quel sì diventi vita.

 

E forse, è proprio questa la domanda che oggi possiamo portare con noi: il mio sì a Dio, nella mia vita concreta, che cosa sta diventando?

 

Il mio “sì” che diventa vita è quello che compie la volontà del Padre.

Possiamo allora chiederci:

Qual è il mio “sì” che non diventa vita?

Qual è il mio “no” che mi impedisce di lavorare nella vigna?

C’è un “no” che il Signore mi sta chiedendo di trasformare in un nuovo “sì”?

Quale Si devo imparare a dire per essere libero veramente ed essere di Gesù... e con I suoi sentimenti?

 

Che cosa mi aiuta a crescere e a dire ogni giorno un SI?

- il confronto con il vangelo;

- la preghiera personalmente, intima, e quotidiana;

- la Messa e l'Eucaristia;

- vivere la comunità;

- essere gratuito e accogliente;

- la carità senza pregiudizio;

- la generosità nel servire ...;

- amorevolezza degli sguardi;

- dolcezza delle parole;

- un buon esame di coscienza ogni giorno.

Aprite bene le orecchie

Qo 11,9-12,8 e Lc 9,43-45

La parola di Gesù infrange con durezza ogni illusione e ogni forma di ingenuo entusiasmo. Egli annuncia chiaramente, nelle parole dell’evangelista, che la sua missione non si compie tra gli onori, ma passa attraverso l’infamia della croce. Il testo greco è ancora più rude: «Mettetevi nelle orecchie». Potremmo tradurre anche: «Aprite bene le orecchie». Gesù conosce il nostro cuore, affascinato da molte illusioni e spesso in contrasto con la verità e l’evidenza della fede, che non ci immerge nel mondo delle favole, ma ci apre gli occhi sulla realtà. La croce non si contrappone semplicemente all’illusione: ci insegna l’amore che non fugge davanti alla paura e al male, che non si nasconde dietro fragili compromessi. È un amore che abbraccia tutti, anche coloro che lo crocifissero…

venerdì 25 settembre 2026

Una sola risposta

Qo 3,1-11 e Lc 9,18-22

La domanda che risuona nel Vangelo è il fondamento della nostra fede; dalla risposta che diamo dipende l’orientamento di tutta la nostra vita. La risposta di Simone, in realtà, possiamo riscriverla con queste parole: «Tu e nessun altro». Questa consapevolezza possiamo considerarla il cuore e il centro della fede di ogni discepolo di Gesù. Questa stessa risposta dovrebbe risuonare con maggiore convinzione nelle scelte di vita e nella nostra quotidianità; invece, sembra che questa verità così semplice ed essenziale non emerga sempre con chiarezza. La risposta di Simone non è semplicemente spirituale, ma è così concreta da portarlo a dare testimonianza con la sua vita. La nostra risposta oggi manca spesso di un prerequisito: il coraggio e l’amore per Cristo.

giovedì 24 settembre 2026

Chi ascolta e chi fa finta

Qo 1,2-11 e Lc 9,7-9

Il tetrarca Erode riceve notizie riguardo a un certo Gesù e viene così a sapere dell’opera compiuta da quello sconosciuto Rabbì della Galilea. Ma a Erode non interessa il contenuto della sua predicazione: non si lascia interpellare, né tantomeno mettere in discussione. Di Gesù gli interessa soltanto una lettura politica degli eventi. La sua unica preoccupazione è custodire il proprio potere e difendere i propri privilegi. Anche noi possiamo correre il rischio di comportarci come Erode. Ascoltiamo la Parola, ma senza preoccuparci veramente di comprenderla e di accogliere tutte le conseguenze che essa implica per la nostra vita. Possiamo fermarci a una lettura superficiale del Vangelo, senza accoglierlo e coltivarlo con amore, senza meditarlo con attenzione e senza lasciarci seriamente interpellare da esso. Il rischio è quello di ascoltare senza lasciarci trasformare, di conoscere il Vangelo senza permettere che esso metta in discussione le nostre certezze, le nostre abitudini e le nostre scelte. 

mercoledì 23 settembre 2026

La sua forza ... il suo potere

Pr 30,5-9 e Lc 9,1-6

"Lì mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi". Questo invio a suo nome ha radici profonde nell’esperienza vissuta con il Signore, precisamente nel momento in cui furono chiamati a seguirlo. Da allora hanno iniziato a vivere una comunione sempre più intima con il Maestro. Ed è proprio questa esperienza di intimità con Lui che permette e realizza l’invio in missione: solo chi cammina con il Signore, ascolta la sua Parola e ha visto i suoi segni meravigliosi può essere inviato ad agire nel suo Nome. Una vita più intensa di preghiera, l’ascolto della Parola e la partecipazione frequente all’Eucaristia alimentano e custodiscono il desiderio di vivere a servizio del Regno. Chi cerca e trova Dio non si accontenta di averlo nel cuore, ma desidera che Egli abiti nel cuore di tutti.

martedì 22 settembre 2026

Fratelli che ascoltano, madri che fanno

Pr 21,1-6.10-13 e  Lc 8,19-21

Nel Vangelo di oggi, «madre» indica Maria, la madre di Gesù, mentre «fratelli» può avere, oltre al senso stretto, anche un significato più ampio di parentela o appartenenza. Gesù, però, non vuole definire i rapporti familiari, ma rivelare un nuovo modo di appartenere alla sua famiglia: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica. Il Vangelo non cambia le parole, ma dona loro un significato nuovo e più profondo. Gesù non cerca semplicemente persone che lo stimino, lo rispettino e lo ascoltino, ma invita a entrare con lui in un rapporto di vera familiarità e intimità. La condizione è chiara: «Sono miei fratelli coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». È nell’ascolto vissuto concretamente che nasce la vera appartenenza alla famiglia di Gesù.

lunedì 21 settembre 2026

Matteo, un apostolo particolare

Ef 4,1-7.11-13 e Mt 9,9-11

Il Vangelo di oggi è una provocazione per tutti coloro che hanno una responsabilità nella comunità cristiana: sacerdoti, catechisti e operatori pastorali. Gesù ci chiede di non lasciare indietro nessuno, ma di accostarci a ogni persona con amore, offrendo il pane della sua Parola e aiutandola a liberarsi da ciò che le impedisce di camminare verso Dio. Matteo ne è un esempio straordinario. Pubblicano, considerato peccatore ed escluso, si sente dire da Gesù una sola parola: «Seguimi». Matteo lascia tutto e cambia vita. Il suo passato non é motivo di condanna: diventa, attraverso l'incontro con Cristo, una nuova possibilità. «Misericordia io voglio e non sacrifici». Gesù non viene a chiamare chi si crede giusto, ma chi riconosce di avere bisogno di Lui. San Matteo ci ricorda che nessuno è definito dai propri errori: un incontro con Cristo può aprire una strada nuova.