venerdì 29 maggio 2026

Il potere dell'amicizia

Gd 1,17.20-25 e  Mc 11,27-33

Ma chi ti ha mandato? Con quale autorità fai queste cose? In nome di chi parli e agisci?
Una domanda, una provocazione, la totale diffidenza ... Gesù non risponde perché vede che nel loro intimo non c'è disponibilità ad accogliere ne lui e neppure la sua Parola. Quante volte interroghiamo Dio senza ricevere alcuna risposta. A volte, Dio parla ma noi … non siamo in grado di ascoltarlo ... Altre volte, Dio resta in silenzio, non può parlare a chi non lo ascolta con sincerità, non può svelare segreti a chi non è pronto ad accoglierli con docilità. Se vogliamo le confidenze di Dio dobbiamo diventare suoi amici ... e per farlo occorre abbattere ogni diffidenza. Ci ricordiamo che ci ha chiamato amici ... l'unica autorità nasce come conseguenza di un'amicizia che ti costruisce ti genera amico di Dio.

Oggi quel fico ... è ancora profezia

1Pt 4,7-13 e Mc 11,11-25

Un fico sterile ... solo foglie ... In realtà alla luce della Pasqua quella pianta assume un valore profetico. L’albero è icona del popolo Israele, la cui religiosità è apparenza ed è del tutto incapace di portare frutti di conversione. Le parole di Gesù suonano dunque come una dura condanna perché la storia di salvezza non manifesta e non comunica più quella grazia che rinnova il mondo. Oggi, in questo tempo storico sembra di nuovo rinnovarsi questa sterilità e la stessa mancanza di frutti. Che tristezza ... l’albero è privo di frutti, gli stessi che Dio desidera trovare; ma Gesù prepara una nuova stagione nella storia umana che a partire da Israele darà al mondo nuovi frutti di cui l’umanità ha assolutamente bisogno per vivere e sperare.

giovedì 28 maggio 2026

Il nostro grido nel cuore di Dio

1Pt 2,2-5.9-12 e Mc 10,46-52

Il brano racconta la guarigione di un cieco, è l’ultimo miracolo che Gesù compie prima della passione. Tutto comincia con un grido che, per come è descritto rappresenta un atto di fede: viene ripetuto due volte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” Un grido in connessione che intercetta il cuore cuore del Signore. Non a caso nella Messa iniziamo con il “Kyrie eleison”: parole che esprimono il nostro riconoscerci  bisognosi della misericordia, cioè della carezza divina che risana il cuore e ci rende capaci di ascoltare la Parola e di nutrirci del Pane della vita. Non possiamo fare un bel niente se Dio non ci libera dal male. Il cammino della fede comincia e ricomincia con l’invocazione di perdono. 

mercoledì 27 maggio 2026

Nonostante tutto saliamo

1Pt 1,18-25 e Mc 10,32-45

Salgono a Gerusalemme e Gesù cammina davanti a tutti, ma non è un cammino gioioso tipico del pellegrinaggio alla Città Santa; l'evangelista Marco annota che i discepoli erano sgomenti e gli altri impauriti. È un contesto che lascerebbe aperta la possibilità di andarsene o almeno di fermarsi in quel difficile camminare con Gesú. Nonostante questa premessa Gesú non smette di parlare con tutta libertà e franchezza: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti, agli scribi: lo condanneranno a morte, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno, lo uccideranno”. Annuciare la passione non è solo una profezia o un genere letterario, ma è una ricomprensione teologica: mettere nella nostra paura, nel nostro timore il coraggio di chi ha conosciuto e vissuto con il Maestro. Ecco che di fronte all'imprevedibilità del momento presente a ogni discepoli è chiesto il coraggio di restare con Gesù, fino alla fine.

martedì 26 maggio 2026

Un centuplo a che per me

1Pt 1,10-16 e Mc 10,28-31

Ma cosa succede quando ti rendi conto che la promessa del centuplo da parte di Gesù ad un certo punto della vita si realizza?
A volte capita che Gesú il centuplo te lo concede anche quando non abbiamo realizzato ciò che era stato patuito: vivere e annuciare il vangelo e di seguirlo senza esitazione.
Ma cosa è questo centuplo di cui si fa esperienza?
Il centuplo significa poter sempre contare sulla presenza amorevole di Dio e sulla presenza costante di fratelli e sorelle che condividono l’amore per il Vangelo e il desiderio di amare e servire Dio. L’amicizia sincera e disinteressata unita alla fede, è il bene più grande che possiamo ricevere ed è quel centuplo che appartiene a questa vita. Ciò significa che la vita è lo spazio esistenziale del centuplicarsi della promessa del Signore.


lunedì 25 maggio 2026

Madre della Chiesa

Gen 3, 9-15.20 e Gv 19,25-34

L'evangelista Giovanni fa memoria delle ultime parole che Gesù rivolge a Maria prima di morire, parole che non sono solo parte del dramma del momento crudele della croce, ma parole cariche di vita: madre e figlio sono le parole più belle che conosciamo, sono le coordinate dell’esperienza umana, hanno un valore sacro e universale; sono parole generative. La croce diventa così vetamente un albero di vita, in quel momento avviene un nuovo fatto, una nuova maternità nasce all’ombra della croce, e ci ricorda che ogni maternità è intimamente segnata dalla disponibilità a soffrire.
Maria strettamente unita al Figlio ed agisce in piena sintonia con lo Spirito, in lei lo Spirito si manifesta con potenza. Comprendiamo allora perché, Papa Francesco, abbia deciso questa memoria liturgica celebrandola il giorno successivo alla festa della Pentecoste.

domenica 24 maggio 2026

Pentecoste

At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23

Oggi celebriamo la Pentecoste, una delle feste più grandi della Chiesa. Una festa che ci parla di un dono misterioso e immenso: lo Spirito Santo. Non si vede e non si tocca, eppure è presenza viva dell’amore di Dio nella nostra vita. La Pentecoste non si comprende soltanto con la mente: si ascolta nel cuore. Lo Spirito Santo è come un vento che attraversa l’esistenza, allarga lo sguardo e ci apre agli altri, alle loro speranze e alle loro sofferenze. Ci insegna a guardare con occhi nuovi anche chi facciamo fatica ad amare.
Lo Spirito è il respiro di Dio nel mondo: rialza ciò che sembra spento, crea comunione dove gli uomini costruiscono divisioni, dona forza a chi lotta contro le ingiustizie, sostiene chi sa perdonare e accende speranza.
Non conosce confini: non divide, ma unisce; non chiude, ma apre; non spegne, ma dà vita.
Oggi siamo radunati attorno all’altare per riconoscere questo dono di Dio che si fa vicino nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Chiediamo allora allo Spirito Santo di rinnovare la nostra fede e di riaccendere il nostro cuore, perché continui ad agire nella nostra vita e nel mondo con la sua forza di pace, di amore e di speranza.