venerdì 19 giugno 2026

Accumulare in cielo

2Re 11,1-4.9-18.20 e Mt 6,19-23

In tutto il suo insegnamento, Gesù ci offre i criteri per dare valore alla vita, purificare e orientare i desideri e compiere scelte ispirate alla sapienza di Dio. Le parole del Vangelo di oggi interpellano direttamente il discepolo, ponendogli una domanda fondamentale: qual è lo scopo della tua vita? Se i beni materiali rappresentano spesso la trappola nella quale cadiamo, cercando in essi una sazietà solo apparente e un’illusione di realizzazione, accumulare tesori nel cielo significa invece misurare la propria esistenza alla luce della beatitudine eterna. Molte persone investono tempo, energie e preoccupazioni nell’acquisire beni terreni, correndo il rischio di trasformarli nel fine ultimo della propria vita. Ma se la nostra esistenza è destinata all’eternità, perché non prepararci fin d’ora a percorrere con maggiore slancio e libertà i sentieri che conducono alla gioia senza fine?

giovedì 18 giugno 2026

Un Padre Nostro impegnativo ...

Sir 48,1-14 e  Mt 6,7-15

La preghiera del Padre Nostro invita a consegnare con fiducia nelle mani del Padre ogni necessità, sia quelle che riguardano la salvezza di tutti sia quelle relative alla nostra vita. Ma la particolarità della preghiera è che per ciò che chiediamo, si lega un nostro impegno: ad esempio non possiamo chiedere il pane se non siamo disposti a condividere le nostre risorse con chi è privo del necessario. in realtà Gesù domanda un solo impegno: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Un solo impegno ma di quelli che pesano. È un impegno difficile da mantenere, lo sappiamo, tanto è vero che l'evangelista aggiunge: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi”. Considerando la problematicità del perdonarci ... chiediamo la grazia di esercitarci nell’arte della misericordia.


mercoledì 17 giugno 2026

Oltre noi stessi

2Re 2,1.6-14 e Mt 6,1-6.16-18

Siamo sinceri: quante volte abbiamo cercato stima, ammirazione o approvazione dagli altri? Gesù ci mette in guardia da questa tentazione, che può insinuarsi anche nella vita di fede e contaminare la preghiera, l’elemosina e il digiuno.
Anche noi rischiamo di agire per essere apprezzati dagli uomini più che per piacere a Dio. Per questo Gesù ci invita a verificare le nostre intenzioni: la nostra preghiera è una semplice pratica formale o un autentico affidamento a Dio?
Il desiderio di essere visti e riconosciuti dagli altri impoverisce la vita spirituale e indebolisce anche la vita della comunità ecclesiale.

martedì 16 giugno 2026

Non fate come i pagani

1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48

Ma come si comporta il pagano? La risposta, in fondo, è semplice: segue il proprio istinto. Di fronte a un nemico, assume un atteggiamento di ostilità o, nel migliore dei casi, mantiene una rigorosa distanza. L’insegnamento evangelico può essere riassunto così: «Siete figli: comportatevi dunque come figli di quel Padre che desidera riversare su tutti la sua bontà e la sua misericordia». Chi non vive a immagine di Dio non solo smentisce la propria fede, ma dimentica e smarrisce la sua vera identità. Per Gesù, l’amore verso i nemici rappresenta una sorta di banco di prova della fede: è il segno concreto che ne manifesta l’autenticità e la credibilità.


lunedì 15 giugno 2026

Come vincere il male

1Re 21,1-16 e  Mt 5,38-42

Il male attraversa la storia umana, dobbiamo fare i conti con il male, quello che si annida dentro di noi e quello che è presente nel mondo circostante. Gesù è il buon maestro capace di rendere i discepoli consapevoli del male e invitarli ad essere vigilanti e insieme  insegnare come combattere il male.  “Vincere il male con il bene”, l’offesa si ripara con il perdono; all’ingiuria si risponde con il silenzio. Gesù invita a non seguire l’istinto della carne di una giustizia vendicativa, ma la legge della carità che cerca sempre e solo il bene. La storia insegna che tanti cristiani perseguitati non hanno reagito con la vendetta ma con il perdono; non hanno chiesto a Dio di fare giustizia ma hanno invocato la conversione dei loro persecutori. 



domenica 14 giugno 2026

Manda operai nella tua messe ... manda me.

Es 19,2-6 – Sal 99 – Rm 5,6-11 – Mt 9,36-10,8

Con questa domenica possiamo considerare concluso un intero anno pastorale, scandito da celebrazioni, feste e tempi forti che hanno reso visibile il cammino della nostra fede.

Ora entriamo nel Tempo Ordinario, il tempo della fedeltà quotidiana, nel quale siamo chiamati a confrontarci ogni giorno con la Parola di Gesù, lasciandoci guidare e trasformare da essa. È il tempo in cui la fede matura nella vita concreta.

 

La prima lettura ci ricorda la nostra vocazione: «Se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me una proprietà particolare fra tutti i popoli». Anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce del Signore e a testimoniare, nella quotidianità, la bellezza di appartenere a Lui.

Per cui il Vangelo ci invita a riflettere su un'esperienza che conosciamo bene: sentirci stanchi e sfiniti, come pecore senza pastore.

Succede quando la vita procede senza una direzione chiara, quando prevalgono l'individualismo, l'indifferenza e la ricerca esclusiva di ciò che è più comodo o gratificante.

Così finiamo per essere consumati non solo dalle difficoltà della vita, ma anche dalle conseguenze asfissianti delle nostre scelte.

Di fronte a questa realtà il vangelo ci fa vedere come emerge la figura di Gesù: un Gesù che guarda, che prova compassione,   e che guarisce.

Anzitutto Gesù guarda: «Vedendo le folle...». Si ferma e non passa oltre. Forse una delle ferite più profonde dell'uomo è proprio quella di non essere visto, riconosciuto, accolto. Lo sguardo di Gesù, invece, restituisce dignità e apre alla vita. Non vede una massa indistinta, ma persone concrete, ciascuna con il proprio volto e la propria storia.

Il secondo passaggio è la compassione: «Ne sentì compassione». Gesù non osserva da lontano, ma si lascia coinvolgere dalla sofferenza delle persone. La compassione impedisce allo sguardo di trasformarsi in giudizio o indifferenza; permette di vedere oltre le apparenze e di aprire sempre una possibilità di speranza.

Infine, Gesù riconosce la condizione delle folle: sono stanche e sfinite perché prive di una guida e di una cura autentica. Da qui nasce l'invito: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».

Questa preghiera non riguarda tanto la richiesta di nuovi sacerdoti o guide, ma il desiderio che tutti noi diventiamo discepoli capaci di guardare come Gesù e di avere il suo stesso cuore. Significa essere una Chiesa vicina alle persone, presente nella storia concreta degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Dallo sguardo di Gesù nasce infatti la missione dei discepoli. Egli chiama i Dodici perché la sua opera di cura e di salvezza diventi la missione di una comunità intera.

Anche noi siamo chiamati a ritornare a quel Maestro che dona orientamento alla nostra vita e ci rende capaci di parole e gesti che sollevano, guariscono, liberano e aprono gli occhi agli orizzonti di Dio.

Preghiamo allora perché il Vangelo plasmi sempre più la nostra esistenza e perché l'essere discepoli non sia vissuto come un ruolo, ma come una scelta quotidiana di vita.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di una rinnovata coscienza ecclesiale: uomini e donne che riscoprano la propria vocazione battesimale e vivano con responsabilità la propria appartenenza alla comunità cristiana.

Per questo possiamo fare nostra la preghiera del Vangelo: «Manda operai nella tua messe, Signore. Ma soprattutto dammi il coraggio … anche a me di andare … fammi capace di rispondere alla tua chimata, alla tua missione.

sabato 13 giugno 2026

Custodire il cuore buono

Is 61,10-11 e Lc 2,41-51

La liturgia ci fa contemplare il Cuore Immacolato di Maria: un cuore in cui non c’è niente che offusca la presenza di Dio, niente che impedisce a Dio di essere Dio. Ma a differenza di Maria nel nostro cuore maturano le scelte più luminose e/o quelle più tenebrose, quelle che ci avvicinano ne.l'amore a Dio oppure quelle che abbruttiscono la nostra esistenza. La storia dimostra che l’uomo nonostantevil suo essere Figlio, può comportarsi come gli angeli ma può anche compiere le opere del demonio. È un continuo combattimento. Per questo è assolutamente necessario imparare a custodire il cuore. Custodire il cuore significa: fare del luogo più intimo di noi stessi e della nostra coscienza la dimora dove Dio può abitare per educarci alla sua volontà e nel suo amare.