giovedì 25 giugno 2026

La vera guarigione

2Re 25,1-12 e Mt 8,1-4

Il Vangelo è un sapiente intreccio di fatti e di parole. Il primo miracolo raccontato riguarda un lebbroso, affetto da una malattia grave che comportava anche un'immediata esclusione sociale: chi ne era colpito era costretto a vivere lontano dalla comunità, evitando ogni contatto con gli altri. Eppure, ciò che la malattia non è riuscita a spegnere in quest'uomo è il desiderio di vivere e la fiducia nella speranza. Il lebbroso non incontra Gesù per caso: si mette in cammino verso di Lui, sostenuto unicamente dalla forza della fede. La sua guarigione diventa così, per ogni discepolo, il segno di una salvezza che va ben oltre la semplice guarigione fisica. Essa è liberazione da tutto ciò che impedisce la piena comunione con Dio. La vera guarigione del discepolo passa attraverso la conversione del cuore: non si riduce a un pio desiderio o a una buona intenzione, ma diventa la regola capace di ispirare e orientare tutta la vita.

Un insegnamento che stupisce

2Re 24,8-17 e Mt 7,21-29

La pratica religiosa può farci sentire credenti, ma per molti rischia di restare un’apparenza. La vita cristiana e la fede in Cristo richiedono invece coerenza: «Se non vivi come credi, finirai per credere come vivi». Se la fede non diventa forma concreta dell’esistenza, finiremo per adottare la logica del mondo. Per questo è essenziale ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica ogni giorno. La parabola della casa costruita sulla roccia e di quella sulla sabbia continua a interpellare chi l’ascolta. Le due case non rappresentano semplicemente credenti e non credenti, ma distinguono chi fonda la propria vita sulla Parola, orientando scelte e fiducia in Dio, da chi si ferma a un ascolto superficiale. La fede è viva solo quando si traduce in scelte concrete; altrimenti si affievolisce fino a spegnersi.

mercoledì 24 giugno 2026

Tutti ... tutti

 Is 49,1-6 e Lc 1,57-66.80

Cosa rappresenta Giovanni? Nella casa di Zaccaria, la gioia per la nascita del bambino, tanto atteso, si unisce alla consapevolezza che Giovanni non è solo il dono desiderato da una coppia di sposi, ma un dono per tutto il popolo. Egli ha un ruolo speciale nella storia di salvezza che Dio realizza con Israele.
Il brano evidenzia lo stupore e la gioia di tutti davanti alla sua nascita. In Giovanni si intrecciano la dimensione umana degli affetti e il mistero dell’azione di Dio nella storia. La sua crescita, infatti, non riguarda soltanto lo sviluppo umano, ma anche l’opera della grazia divina: «Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito». Dio accompagna così il cammino di Giovanni, preparandolo alla missione che gli è stata affidata.

martedì 23 giugno 2026

Cani e porci ...

2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 e Mt 7,6.12-14

Quasi certamente l’espressione si riferisce ai pagani, considerati al tempo di Gesù uomini e donne impuri perché non circoncisi e quindi estranei al popolo santo di Dio. Tuttavia, l’attualizzazione di questa pericope ci spinge a chiederci chi rappresenti oggi questa immagine così provocatoria. Forse la risposta ci sorprende: i “pagani” di oggi possono essere quei battezzati che non vivono secondo il Vangelo. In questa prospettiva, anche noi possiamo diventare pagani nel cuore e nella vita, ricevendo indegnamente le cose sante. Se desideriamo accogliere Cristo, il Santo di Dio, e ricevere con cuore puro i suoi doni, siamo chiamati a custodire uno stile di vita coerente con la fede. Solo vivendo autenticamente da credenti possiamo non solo accogliere la grazia di Dio, ma anche testimoniare e comunicare la sua santità agli altri.

lunedì 22 giugno 2026

Giudizio e pregiudizio

2Re 17,5-8.13-15.18 e Mt 7,1-5

Giudicare secondo criteri umani: l’arte del pregiudizio.
Credo di poter affermare con certezza che chi vive di pregiudizi non può dirsi autentico discepolo di Gesù. In questa prospettiva comprendiamo che, se non impariamo a giudicare rettamente gli eventi, non saremo nemmeno capaci di scegliere il bene. Siamo chiamati a custodire l’innocenza del cuore e, al tempo stesso, a maturare una coscienza critica che ci renda capaci di riconoscere e contrastare il male. Gesù sa bene quanto il giudizio sia per noi un terreno scivoloso: è facile lasciarsi guidare da sentimenti soggettivi che ingigantiscono gli errori degli altri. Spesso, infatti, i giudizi affondano le loro radici nei pregiudizi. Signore, concedici di rivestire di amore il nostro sguardo e le nostre parole, perché possiamo essere testimoni credibili della tua misericordia.

domenica 21 giugno 2026

Ma che discepolo sono?

Ger 20,10-13   Sal 68   Rm 5,12-15   Mt 10,26-33

Che discepolo sono? Leggendo il Vangelo, e dopo averlo condiviso anche giovedì scorso alla "Lettura Comune" ..., è la domanda che quasi da sola è nata nel mio pensare … È una domanda che invita a riflettere, non a giudicare o recriminare.

Non sono tempi - i nostri - in cui occorre bacchettare rigidamente il popolo di Dio; sono tempi in cui nel guazzebuglio del travaglio della storia occorre riconquistare e rigenerare un orizzonte di consapevolezza: Chi è il discepolo?

 

·       Il discepolo è il battezzato che riconosce la propria dignità e la propria vocazione come dono ricevuto da Dio e come responsabilità verso la Chiesa e il mondo.

·       Egli vive la fede nel quotidiano, negli ambienti della famiglia, del lavoro, della cultura e dell’impegno sociale, rendendo presente il Vangelo nelle realtà concrete della vita.

·       Consapevole che lo Spirito continua ad agire nella storia, sa leggere i segni dei tempi e collaborare all’opera di Dio con discernimento e fiducia.

·       Radicato nella Parola, nei sacramenti e nella carità, non si lascia distrarre da ciò che è passeggero, ma rimane fedele all’essenziale.

·       Si sente parte viva dell’ecclesia, del popolo dei battezzati, e vive la sua corresponsabilità nella missione della Chiesa.

·       Con umiltà, semplicità e determinazione segue Cristo, accettando la sfida di una continua conversione.

·       La sua testimonianza si esprime nell’accoglienza, nella condivisione, nella ricerca della verità e nella promozione della dignità umana.

·       È un credente in cammino, aperto al cambiamento e alla novità dello Spirito.

·       Contribuisce a edificare una società più giusta e fraterna, Nella gratitudine e nella gioia del Vangelo, riconosce Dio all’opera e ne diventa collaboratore nella storia.

È questa rilettura della figura del discepolo che si connette con le parole del Vangelo, con la certezza di rileggersi alla luce del pensiero di Gesù, dei suoi sentimenti, desideri e ideali.

Ed ecco che dal vangelo emerge una condizione essenziale di cui nessuno deve e può fare a meno: fidarsi di Dio, non lasciarsi dominare dalla paura e testimoniare Cristo con la vita.

Questa prospettiva genera ogni comunità credente e suscita discepoli maturi; discepoli in cammino e persone che scoprono e cercano cosa significhi seguire Gesù.

Ecco che oggi per noi la domanda diventa: Siamo discepoli che confessano Cristo solo dentro le chiese, oppure anche nelle scelte concrete della vita quotidiana? Perché è proprio questa la sfida che emerge dal vangelo. La sfida che Gesù a dato agli apostoli in quel tempo iniziale e che rinnova in ogni tempo ... per tutti i suoi discepoli.

Ecco, quindi, che siamo provocati sul seguire Gesù con coraggio, fiducia e fedeltà, senza lasciarsi dominare dalla paura, e testimoniare apertamente la propria appartenenza a Lui.

I 380 milioni di cristiani che nel mondo, oggi, subiscono persecuzione, cioè sono discriminati, sono emarginati, privati di diritti e dignità e anche uccisi, ci confermano le parole di Gesù: «Non abbiate paura…» voi che state imparando – con le sue parole e i suoi gesti – a dare alla vostra vita un colore particolare,

«Non abbiate paura…»: ci è detto, oggi come ieri, a chi si sente chiamato a mettere i propri piedi sulle sue orme, a diventare come lui, a scegliere come lui, ad avere i suoi stessi criteri. 

Ma quel «Non abbiate paura…» è ripetuto per ben tre volte nel Vangelo, e diventa eco della condizione umana, segnata dal peccato e dalla grazia. Quindi non dobbiamo avere paura degli uomini, di ciò che è nascosto, del male che penetra e ferisce, e corrode, servendosi del buio e del segreto, dell’insinuazione e della poca trasparenza.

 

«Non dobbiamo avere paura», ci dice il Vangelo, perché siamo preziosi e valiamo come molti passeri e Dio si prende cura di noi, soffre con noi e ci risolleverà dalla polvere, per questo possiamo sostituire alla paura la fiducia.

sabato 20 giugno 2026

Perché vi preoccupate...

2Cr 24,17-25 e Mt 6,24-34

La preoccupazione sembra essere una dimensione comune della condizione umana: nasce spesso da un continuo rimuginare su possibili scenari futuri negativi, talvolta sproporzionati rispetto alla realtà. Gesù invita i suoi discepoli a non lasciarsi dominare da un’eccessiva preoccupazione per le necessità della vita materiale. Forse non è possibile vivere del tutto senza preoccupazioni, ma la nostra esistenza non può essere assorbita esclusivamente, né eccessivamente, dalle ansie legate al quotidiano. Le realtà materiali e il benessere hanno certamente il loro valore, purché non occupino il primo posto nel cuore dell’uomo né assumano uno spazio sproporzionato nella sua vita. Il Signore, tuttavia, conosce il cuore umano e sa quanto sia facile attaccarsi ai beni della terra. Siamo chiamati, invece, a riscoprire la fiducia nella Provvidenza, certi che Dio conosce i nostri bisogni e si prende cura di noi.