martedì 24 febbraio 2026

Segno di cielo

Gio 3,1-10 e Lc 11,29-32

Fino a qualche tempo da era facile che capitasse di chiedere un segno, magari per una conferma, un bel segno dal cielo. Forse non tanto per mettere alla prova Gesù quanto piuttosto per esprimere e mettere in evidenza la nostra fragilità. Ma oggi in verità non credo siano molti dalle nostre parti a chiedere un segno, perché nessuno pone se stesso in relazione ai segni del cielo. In realtà la pagina del vangelo non intende vincere i dubbi con segni e prodigi, ma dietro all'aspra reazione di Gesù si vuole manifestare e affermare che solo l’amore salva, e l'amore è quel di più che ci è dato in Gesù. A tutti coloro che lo ascoltano, nonostante la loro chiusura preconcetta, Gesù ricorda che nella sua persona l’antica promessa giunge a compimento: “qui vi è uno più grande di Salomone […] qui vi è uno più grande di Giona”. Se siamo davvero convinti che Gesù è “più di…”, allora non cerchiamo dei segni, ma impegniamoci ad essere noi stessi segno di Gesù.


Misericordia adesiva

Is 55,10-11 e Mt 6,7-15

La misericordia del Padre ha un risvolto impegnativo per ciascuno di noi: "rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"; poi a conclusione quasi a rimarcare: "Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe ..." Siamo di fronte alla misericordia di Dio, ed ecco che Gesù la mette nelle nostre mani. Il Signore ci chiede una responsabilità e un impegno grande, quella di aderire alla misericordia di Dio, non semplicemente come se la misericordia ci scivoli addosso. Questa trasformazione della nostra umanità passa attraverso un esercizio di quotidianità: santificare il nome di Dio; chiedere il pane e condividerlo ...  E così via ...



lunedì 23 febbraio 2026

Venite, benedetti del Padre mio

Lv 19,1-2.11-18 e Mt 25,31-46

È consolante sapere che la nostra vita non termina nel nulla ma nell’abbraccio di Dio. E che questo abbraccio è il punto di arrivo di una vita impastata di carità. Se vogliamo fare esperienza dell'abbraccio di Dio dobbiamo imparare a vivere le relazioni fraterne come un bene essenziale: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me". Anche se nell'insieme il vangelo sembra duro, dobbiamo imparare a leggere il Vangelo nella sua interezza: beatitudine e supplizio, questo ci rende più attenti e responsabili nell'agire. Il per sempre si decide nell’oggi e passa attraverso i nostri piccoli gesti di amore.

domenica 22 febbraio 2026

TENTAZIONE



Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11

La Quaresima è un cammino, certezza di progredire verso altri orizzonti. ma è in questo cammino che si colloca il Vangelo delle tentazioni che ci porta nel cuore del dramma di tutto: “Il tentatore gli si avvicinò”. Esiste un tentatore, dunque; esiste un nemico: «Satana, questo approfittatore di solitudini», lo chiama Turoldo – perché le tentazioni peggiori arrivano lì, nel deserto, dove morde la solitudine. Ma la cosa inaudita è che questo nemico gli si avvicina – non a me, piccolo, debole, povero, stupido, no. Si avvicina a Lui, il Figlio di Dio, il Verbo eterno del Padre, Colui per il quale tutto sussiste.

Gli si avvicina, lo porta nella città santa, lo pone sul punto più alto del tempio, e poi sopra un monte altissimo: ne dispone, senza che Lui opponga resistenza; si lascia portare, come preda. Niente distanza tra Dio e Satana, tra inferno e paradiso: è una lotta corpo a corpo. E se il Nemico ha questo potere su di Lui, che ne sarà di noi, così piccoli?

Ma noi cosa avremmo risposto? Credo così: «Se tu sei davvero il Figlio di Dio, di’ che le pietre diventino pane per me e per tanti; gettati giù, perché tutti ti credano; baratta col Nemico tutti i regni del mondo e la loro gloria, così regnerai ovunque». In fondo, sembrano richieste finanche evangeliche: la fame nel mondo; un mondo cristiano; la pace, finalmente. E invece no lui ha risposto diversamente: «Vattene!

Lui sceglie di restare senza pane, sebbene avesse fame; sceglie di restare senza imperi e senza ricchezze; si mette dalla parte del povero, è questo il Suo posto. Ed è quando sceglie questo posto che – come in una creazione rinnovata – "gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano".Non è facile capire un Dio così. Non è facile capire un Amore così. Non lo capisce il tentatore, che vuole insegnare a Dio come si fa dio. Non lo capiamo noi, ma abbiamo quaranta giorni per provare a capirlo un po’ di più, a capire o almeno ad accettare, un Dio che ama e salva così.

Allora continuiamo a ripeterlo: Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal maligno.
La tentazione come esperienza umana non è sconosciuta neppure a Gesù, il vangelo di Matteo ci dice che lo spirito spinge Gesù nel deserto per essere tentato ... e la tentazione arriva dopo i 40 giorni di digiuno, quando la forza viene meno per la debolezza del corpo.
Il lungo digiuno produce in Gesù ciò che anche produce in tutti noi, la fame. Gesù ebbe fame ... È in quel bisogno di risposte che arriva la tentazione, quando i bisogni si fanno sentire giunge a noi il tentatore. Quando la stanchezza, la fragilità aprono porte e finestre a soluzioni facili. Già… soluzioni facili: sono quelle che il tentatore propone. Stai per cedere? Fallo! Stai per prendere la decisione più tranquillizzante? Fallo! Stai per scegliere di stare dalla parte del più forte? Avanti, nessuna paura, è giusto proteggersi! Hai dubbi? Metti Dio al muro e costringilo a una risposta, è un tuo diritto… non può chiederti troppo!


Riconosciamo le nostre tentazioni:
Le tentazioni oggi sono più subdole e insidiose che nel passato, oggi la tentazione non passa attraverso il segno di un pane ma della sua assenza, è la tentazione che non ci sia nulla da condividere o non c'è ne sia abbastanza, per cui occorre tutelarsi, difendersi, occorre proteggersi da chi il pane lo chiede anche per sé.
Gesù di fronte alla tentazione del pane risponderà divenuto lui stesso, parola del Padre, pane di vita ... pane da donare e si condivide con tutti.
Mi fa male ascoltare discorsi pieni di odio e di ostilità rispetto agli altri, pur se giustificati da mille perché... fa male perché ci chiude nel nostro io egoistico, che nulla genera.


La tentazione di fidarsi ... di abbandonarsi a Dio ... ma lo mettiamo costantemente alla prova ogni volta che diffidiamo del vincolo di fraternità che lui stesso pone nel cuore dei suoi figli. Tentati a non riconoscerci fratelli; tentati dell'indifferenza gli uni verso gli altri. Tentati e sfiduciati rispetto a un Dio che non sentiamo più parte della nostra storia, forse semplicemente perché lo abbiamo esiliato dalla nostra vita ... Tentati di affidarci a chi è il più forte. Non importa chi sia, basta che ci sia uno forte che ci garantisca rispetto al nostro non affidarci a Dio.


Tentati, di adorare il principe di questo mondo, che non è il re dell'universo.
La tentazione di credere a chi alza la voce più degli altri, a chi dimostra la sua forza tenendo schiacciati gli afflitti, gli umili, i miti, i poveri, gli indifesi, ecc... una umanità diseredata e che non vive più di speranza ma di angoscia del tempo presente. Un'anomalia fatta di paura e di morte. Tentati di accettare ciò che accade senza affidarci a Dio, senza pregarlo, senza invocarlo come Signore e Padre.
Non abbandonarci nella tentazione ma liberaci dal maligno.
Occorre più cuore ... occorre più amore ... occorre più umanità ...
Eppure Gesù a tutto questo risponde: «Vattene!». Perché questa è la parola del tentatore, non di Dio. Questa è la parola che si nutre delle nostre ansie, delle paure, delle preoccupazioni, dei nostri legittimi bisogni. Ma questo non è Dio… La sua Parola e la sua via ci si aprono davanti attraverso Gesù e le sue scelte. Nutrirsi di Dio, affidarsi a lui, mettere lui e solo lui al centro di tutto: questa è la sua via, l’unica via capace di farci risorgere da ogni morte e di farci rifiorire in ogni deserto.
Buon cammino di Quaresima.

sabato 21 febbraio 2026

Due verbi e tutto cambia

Is 58,9-14 e Lc 5,27-32

La relazione tra Levi e Gesù inizia con il verbo "vedere". Gli occhi di Gesù scrutano con attenzione, per questo sono capaci di scorgere quello che non appare ad uno sguardo distratto. Quello di Gesù  è uno sguardo di amore che non si ferma alla superficie, ma penetra nell’animo, vede i bisogni più nascosti, quelli che neppure l’uomo sa chiamare per nome. Gesù lo guarda con amore e gli comunica l’amore. Il secondo verbo è un comando: "seguimi". L’iniziativa è sempre di Gesù ma questa volta crea una relazione visibile e implica una risposta. È lo stesso invito che ha rivolto agli altri discepoli, quelli che ha scelto per una condivisione più intima. Ma questa volta la chiamata è fuori controllo: Levi è un pubblicano, un peccatore. Gesù però non lo denuncia come pubblico peccatore, non scaglia contro di lui le pietre della condanna, ma lo invita a lasciare tutto, cioè a cambiare vita. 


venerdì 20 febbraio 2026

Una storia di nozze

Is 58,1-9 e Mt 9,14-15

Presentandosi come lo Sposo, Gesù ci propone di leggere la sua storia, ma anche la nostra come se stessimo vivendo e preparando le nozze dello Sposo. Il Vangelo ci presenta Gesù come colui che ci svela e propone un progetto che da secoli i profeti avevano annunciato. Ma leggendo e ascoltando oggi queste parole, le dobbiamo accogliere come riferite a noi, che siamo definiti i “i figli della stanza nuziale”; un'espressione estremamente intima che esprime un legame di condivisione con la missione dello Sposo. I figli delle nozze, sono quelli che partecipano alla festa nuziale, che era solo un annuncio e non ancora realizzazione piena, ma lo è diventata nel suo sacrificio della croce, la vera celebrazione nuziale. In tutto questo non c’è dunque più spazio per il digiuno, come privazione in se stessa, ma tutto è orientato al compiersi delle nozze. Oggi chiediamo la grazia di vivere il nostro digiuno come gioiosa preparazione alle nozze dell'Agnello.

giovedì 19 febbraio 2026

Quaresima di vita

Gl 2,12-18  e Mt 6,1-6.16-18

In questa Quaresima abbiamo bisogno di riscoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo esserci anche nel nostro buio, nei dubbi, nelle nostre zone morte. Occorre che la sua luce riempia le nostre oscurità più profonde per farci rivivere in tutto ciò che siamo.
Questa Quaresima perchè non deve essere il tempo di incontro reale e concreto con il Dio che mi ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo per ridare sale alla mia vita, sopratutto li dove è morta.
Quaresima come spazio in cui mi riconsegno, a Dio. Quaresima come ascolto della Parola di Dio, riscoprendo le sue molteplici proposte d’amore. Quaresimacome occasione speciale per cambiare concretamente qualcosa di me stesso. Quaresima come occasione per dire Sì al suo amore. Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi. Oggi primo giorno di Quaresima é l'occasione per permettergli di “occupare” il nostro cuore, e avviarci nel cammino di conversione. Buon cammino ...