Ger 1,17-19 e Mc 6,17-29
La vicenda di Erode mostra che il potere mondano è solo un’illusione che si costruisce con la menzogna e si difende con la forza. Il suo potere si scioglie come neve al sole dinanzi ai cortigiani: non potendo venir meno al giuramento, fatto con inspiegabile ingenuità, si vede costretto a ordinare la morte a Giovanni. È così poco potente da agire contro la propria volontà! Giovanni, invece, ha un vero potere. In apparenza è in carcere, privo di libertà; in realtà egli è davvero libero perché non viene meno alle sue convinzioni, e fino alla fine annuncia la verità. Un uomo pronto a rinunciare alla vita per amore della verità.CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
sabato 29 agosto 2026
venerdì 28 agosto 2026
Tra stoltezza e saggezza
1Cor 1,17-25 e Mt 25,1-13
La stoltezza indica superficialità e mancanza di discernimento. Le cinque vergini stolte prendono le lampade, ma dimenticano l’olio: vivono il presente senza preoccuparsi di ciò che verrà e si lasciano sorprendere dagli eventi, quasi fossero poco interessate all’incontro con lo sposo. La saggezza, invece, indica consapevolezza. Le cinque vergini sagge vivono il presente guardando al futuro, orientando la loro vita all’arrivo dello sposo e preoccupandosi di avere olio a sufficienza. Le dieci vergini rappresentano la comunità cristiana: non contano solo le singole scelte, ma lo stile complessivo della vita. La parabola ci ricorda che non basta iniziare bene: occorre perseverare nella fedeltà fino alla fine.
giovedì 27 agosto 2026
Perché dovrebbe tornare?
1Cor 1,1-9 e Mt 24,42-51
mercoledì 26 agosto 2026
Un giusto esame di coscienza
Con queste parole Gesù non si limita a denunciare gli atteggiamenti e i comportamenti deplorevoli di scribi e farisei, ma arriva a descriverli come portatori di morte, persone da cui guardarsi: ostentano la propria fede e si presentano come suoi testimoni, ma in realtà "sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume". Il Vangelo, in realtà, non fa sconti a nessuno, soprattutto quando la fede rimane ostentata a parole, senza trovare riscontro nelle scelte della vita: quando, ad esempio, ci lasciamo guidare dalla convenienza, rifiutiamo di assumerci le nostre responsabilità o, peggio ancora, rinunciamo al bene. Il Vangelo, oggi, ci invita a guardare con sincerità dentro noi stessi e a riconoscere con umiltà il male che, così spesso, trova dimora in noi. Un buon esame di coscienza ci aiuta anche a verificare quanto facilmente ci ripieghiamo su noi stessi, fino a perdere il coraggio di dare una vera testimonianza di fede.
martedì 25 agosto 2026
Quando il dettaglio ci acceca
2Ts 2,1-3.13-17 e Mt 23,23-26
L’insegnamento evangelico è una provocazione per noi che, come moderni farisei, ci fermiamo a osservare la Legge con superficialità oppure con eccessivo scrupolo, senza accorgerci di trascurare altre cose più importanti. E sono proprio queste a dare forma e a determinare l’esperienza della fede: "la giustizia, la misericordia e la fedeltà". A giudizio di Gesù, questo atteggiamento negativo ci rende ciechi. Diventare ciechi è più facile di quanto si creda; ma ancora più facile – e certamente più grave – è non avere coscienza di esserlo. Questa è la conseguenza del nostro stile di vita, preoccupato e scrupoloso per le cose dell’io. Quante volte, per nutrire la vanità individuale, nel vestire o nel mangiare, ci preoccupiamo anche dei minimi dettagli; quando invece è in gioco il bene comune, diventiamo stranamente faciloni e troviamo mille giustificazioni, con la scusa che possiamo fare solo il possibile. Chi si preoccupa troppo di se stesso non avrà tempo per prendersi cura dell’altro. E chi vuole fare il bene senza rinunciare a nulla non potrà che vivere la carità come una scomoda condivisione.lunedì 24 agosto 2026
Natanaele è l'amico Bartolomeo
Ap 21,9-14 e Gv 1,45-51
domenica 23 agosto 2026
Domande, risposte, pietre vive
Is 22,19-23 Sal 137 Rm 11,33-36 Mt 16,13-20
1. La domanda
La vita di Gesù ha interrogato e affascinato, lungo i secoli, credenti e non credenti. Poeti, filosofi, scrittori, artisti e uomini di scienza hanno cercato di avvicinarsi al suo mistero. Eppure, dopo duemila anni, Gesù continua a porre una domanda decisiva: chi è veramente Gesù?
Il Vangelo ci conduce a Cesarea di Filippo, luogo segnato
da culti pagani e immagini di divinità. Proprio lì Gesù conduce i discepoli
alla domanda essenziale. Prima chiede: «La gente, chi dice che sia il Figlio
dell’uomo?». Le risposte, quelle della "opinione pubblica" lo
riconoscono come profeta, uomo di Dio, giusto. Ma sono risposte che rimangono
alla superficie.
Poi Gesù cambia prospettiva: «Ma voi, chi dite che io sia?». È il passaggio
dall’opinione alla relazione, dal «si dice» al «tu». È una domanda che
raggiunge anche noi: non basta sapere che cosa pensano gli altri di Gesù; la
fede comincia quando ci chiediamo: chi è Gesù per me?
2. La risposta
Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Non è una risposta che Pietro costruisce da solo: la accoglie come un dono, attraverso la rivelazione del Padre. Questo è il cammino della fede: imparare a vedere oltre ciò che appare. Gli occhi vedono un uomo; la fede riconosce il Figlio. Il Figlio di Dio ... incarnato, morto e risorto ...
E quando Pietro riconosce Gesù, Gesù gli dona un nome nuovo: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Riconoscere Cristo trasforma anche noi e ci fa scoprire chi siamo: figli amati dal Padre.
3. La Chiesa
Cristo è la roccia, il fondamento. Pietro diventa pietra perché altri possano appoggiarsi a lui. Ma Pietro non è perfetto: conoscerà fragilità e cadute. Questo ci consola: Cristo non costruisce la sua Chiesa su uomini perfetti, ma su persone che si lasciano trasformare dalla sua grazia. Anche noi siamo piccole pietre, diverse l’una dall’altra, ma nelle mani di Gesù diventiamo pietre vive: vive dello Spirito Santo, vive del suo amore. Ognuno ha un posto e una missione nella Chiesa. Per questo la domanda di Gesù diventa anche una domanda sulla nostra vita: le persone che incontrano me trovano un punto d’appoggio? Possono fidarsi? Si sentono accolte, riconosciute, amate?
La vera professione di fede non consiste soltanto nel
dire «Tu sei il Cristo», ma nel vivere in modo che, attraverso di noi, qualcuno
possa incontrare il suo amore.
La Chiesa è questo: una comunità di vita, fatta di tante pietre diverse,
che insieme formano un unico edificio, nel segno della fraternità e della
comunione.
La domanda conduce alla risposta; la risposta ci trasforma; e la trasformazione ci rende pietre vive della Chiesa. Così, pietra dopo pietra, vita dopo vita, il Vangelo prende forma nel mondo e il Regno di Dio diventa visibile sulla terra.