lunedì 8 dicembre 2025

Il nostro SI oltre la paura e l’impossibile

Gen 3,9-15.20   Sal 97   Ef 1,3-6.11-12    Lc 1,26-38

Una notte di veglia, nella quale chi è riuscito ha compreso l’urgenza, la bellezza e la necessità di ascoltare il SILENZIO.

E’ nel silenzio che impariamo, come a Nazareth che l’impossibile diventa possibile …

La nostra esperienza quotidiana è costellata da impossibilità che si nutrono della nostra paura … Ciò che rende “impossibile” il nostro cammino verso Dio non è tanto la sua lontananza, quanto la nostra paura nell’accoglierlo per iniziare qualcosa di nuovo.

La nostra storia nella relazione con Dio è fatta di tanti, troppi impossibili.

 

Maria ci insegna, ci fa capire che da soli noi siamo solo capaci di sterilità non siamo capisci di sfuggire dalle nostre paure … siamo incapaci di veri SI al Padre.

 

Ma Maria ci testimonia che nulla è impossibile a Dio e che possiamo permetterci anche di non avere più paura di nulla …

Con Maria il tempo della paura finisce, si apre il tempo della pienezza. Il tempo nuovo del verbo fatto uomo.

Per questo sconvolgimento Dio sceglie un luogo insignificante, Nazareth perché questo è il suo stile, lo stile del suo Regno, calarsi dentro la quotidianità ordinaria di una giovane donna di un paesino sconosciuto.

Nazareth rappresenta ogni luogo umano in cui l’impossibile diventa possibile e inizia la storia nuova del Dio con noi.

 

Allora occorre:

Riscoprire l’Annunciazione: spesso leggiamo e ascoltiamo questo Vangelo con troppa distrazione, superficialità, ma ciò che queste parole custodiscono sono il dialogo personale e perenne tra Dio e Maria, tra il Padre e ogni uomo o donna che vivono in questo universo.

Dio mi parla e mi chiede di dare spazio al suo verbo … che Cristo abiti in noi … i suoi sentimenti trovino casa in noi, nel nostro quotidiano. 

 

Un angelo che corre da Zaccaria e ora da Maria … oggi anche da me? Gabriele rappresenta la forza e il desiderio di Dio di fare comunione con noi, con me, di condividere, donare la sua salvezza.

Sono consapevole, riesco a sperimentare che la vicinanza passa attraverso la carne, è attraverso quella incarnazione che si apre a noi la vita di Dio.

 

Tutto questo accade in  Galilea: La Galilea, una terra disprezzata e insignificante, evidenzia la rottura delle aspettative umane e la preferenza di Dio per i luoghi e le persone emarginate, per chi è piccolo.

La Galilea è la nostra terra … anche la nostra piccola terra di Massa Lombarda … piccola, complicata, fragile … eppure Gabriele viene anche qui a portare l’annuncio di pace, di vita e di verità … 

 

Maria come Protagonista, ma non è un film, ... ma della vita. Maria è segno della nuova era di collaborazione tra Dio e l’umanità, rappresenta il nostro modello di fede e coraggio.

Maria ci insegna come si risponde SI, alla parola di Dio, al suo verbo che è uomo. Perché diversamente ci stiamo prendendo in giro.

 

La rivoluzione: L’annuncio di un figlio ad una vergine è sconvolgente, agli occhi di tanti è uno scandalo, rompe con le convenzioni culturali, segnando l’inizio di una nuova epoca per l’umanità e per la storia della salvezza.

Il timore di Maria di fronte all’annuncio è legittimo; la sua reazione dimostra la sua umana fragilità e insieme il suo desiderio di affidarsi. Fuori da ogni perbenismo o ipocrisia di facciata.

 

La Missione come conseguenza: La risposta di Maria, “Ecco la serva del Signore si compia in me la tua parola”, è un atto di totale disponibilità, rappresentando un modello di fede e dedizione, sicura certezza della iniziativa di Dio.

Non possiamo stare inermi a guardare il tempo che passa. Maria accoglie e si attiva immediatamente corpo, spirito, vita … tutto di lei freme in Dio.

 

Dopo l’esperienza della veglia mi piacerebbe riuscire a celebrare in cappellina all’oratorio una Messa tutti i lunedì sera con i giovanissimi, giovani, noviziato e Clan…

·           Una Messa a inizio settimana per raccogliere la parola e la sua possibilità di radicarsi in noi e di germinare.

·           Vorrei che i ragazzi e i giovani abbiamo l’occasione di mangiare quel pane che abbiamo adorato per poter custodire anche in noi stessi il verbo di Dio che si fa uomo e si dona a noi.

IL DESIDERIO: conversione e regno

Is 11,1-10   Sal 71   Rm 15,4-9   Mt 3,1-12

Domenica scorsa ci siamo fermati a riflettere sul desiderio che deve riempire il nostro attendere, ora, in questa seconda Domenica di Avvento, il desiderio di accogliere il Signore si realizza e vuole trovate un volto, una persona concreta, così come Giovanni Battista in quel giorno al fiume Giordano riconosce concretamente suo cugino e tutto il suo desiderio di attendere il Messia si riempie di Gesù vero e concreto.
Ma come possiamo noi oggi abbracciare Gesù concretamente e riempire di lui la nostra attesa?
Per Giovanni Battista quel momento fu come un fulmine a ciel sereno ... nella mente si accese una luce e iniziarono a risuonare in lui le parole di Dio, quelle parole ascoltare nel deserto: "...ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile".
In quel momento Giovanni capii che chi doveva venire era proprio lui Gesú ... suo cugino.
Emergonodue esigenze:
- il regno di è avvicinato!

Cosa significa convertirsi ... personalmente 
Il cambiamento di stile e di mentalità riguarda gli stili di vita e le esperienze consolidate che abbiamo e viviamo. Quanto vero che continuiamo a radicarci nel si è sempre fatto così, ma indubbiamente è più comodo. Se non fosse che con la nostra rigidità allontaniamo il regno di Dio e gli impediamo di, cioè diventiamo reale impedimento alla sua  realizzazione e perpetuare il nostro essere scribi e farisei.
Esiste infatti una conversione personale in cui io non posso rimanere indifferente alla proposta del regno, non posso vivere una fede astratta o solo spirituale disincarnata, fatta magari solo di ritie di belle poarole. La mia conversione personale si misura nello spendermi per il regno di Dio. Devo decidermi ad immergermi nell'acqua del mio battesimo, della rinascista ... e a fare vivere cose ed esperienze secondo il vangelo ...
Convertirsi personalmente significa credere che posso comprendermi nella profezia di Isaia.

Conversione comunitarua ...
Significa dare alla comunità un'anima e un volto. Ripeto che la comunità non può esprimersi solamente nella formalità dei riti e delle devozioni che esauriscono la loro funzione nell'atto stesso.
Converosione e volto significano intercettare la vita dell'altro, capirne i bisogni e condividerne le attese e le speranze.
Conversioneèla fatica di chiararsi ... cioè orientarsi, piegarsi verso i fratelli ... così come Dio si è convertito a noi nella vicinanza di Gesù che si è fatto e resta compagno di cammino.
La parola di Dio oggi ci dice di imparare da Giovanni cosa significa conversione e come fare ad annjnciare e fare il regno di Dio. Cioè come possiamo riempire l'attesa...
Giovanni ci insegna a rompere il silenzio, egli è voce che scuote il nostro comodo torpore in cui ci rifugiamo le nostre solite cose ripetitive e che ci rassicurano; è voce che non tace di fronte a nessuno, di fronte alleipocrisie e alle vigliaccherie, alnosro non essere coraggiosi. Giovanni sa e attende una Parola che apre un cammino, è porta, luce e verità , per questo non può tacere, perché il suo silenzio sarebbe una porta chiusa, una lampada non accesa, un sentiero interrotto… e per noi una possibilità in meno per incontrare Dio e conoscerlo. Giovannicii segna come i contrare Dio... Co e i contrae suo cugino Gesù. 
Possiamo essere profondamente grati a Giovanni, ai tanti Giovanni della storia che non si stancano di aprire strade nei deserti di umanità, nei nostri deserti.
In gioco c’è il futuro del mondo. In gioco c’è la nostra felicità comune. In gioco c’è la nostra possibilità di incontrare e conoscere Dio faccia a faccia, come amici.
Convertiamoci! Cambiamo la nostra mentalità! Deponiamo le nostre logiche e spalanchiamo la porta a Dio. Lui può renderci figli di Abramo, figli della promessa, donne e uomini ricchi di vita e felici.

sabato 6 dicembre 2025

Una attesa colma di annuncio ...

Is 30,19-21.23-26 e Mt 9,35-10,1.6-8

L’annuncio del Regno da parte di Gesù s’intreccia – e si manifesta – insieme all’opera terapeutica. Ma questa sua missione non può e non vuole farla da solo. Non è solo in prospettiva futura, ma è proprio il suo "essere per" i fratelli che costituisce la modalità nella quale i discepoli sono attivamente coinvolti. Gli apostoli fanno esattamente le stesse cose che egli faceva, è l’incontro con Gesù li rende protagonisti, da Lui viene la carità che gratuitamente hanno ricevuto e che gratuitamente donano.
La loro missione è l’icona di una Chiesa che s’impegna a manifestare l’amore di Dio per tutti e per ciascuno, una Chiesa che annuncia la speranza e si china sulle piaghe dell’umanità. Oggi preghiamo in modo speciale per i pastori della Chiesa perché siano fedeli alla missione ricevuta.

venerdì 5 dicembre 2025

Il grido di chi attende

Is 29,17-24 e Mt 9,27-31

"Figlio di Davide, abbi pietà di noi!" È un grido di speranza e di attesa, è il grido di chi pur non vedendo vede ugualmente per la fede che in un qualche modo da senso alla vita; è un gridare al Messia, a colui che è atteso. L'immagine del Vangelo è piena di attesa perché i ciechi, con il loro gridare quasi inascoltato, sanno di non meritare quello che chiedono, ma sanno e sperano, di poter contare sull’amore gratuito di Gesù.
Al gridare dei ciechi Gesù non da subito risposta; sembrerebbe che il Signore voglia vedere fino a che punto si coinvolgono con Lui.  Oggi chiediamo la grazia di seguire Gesù e il coraggio di gridare con l’umile consapevolezza che solo in Lui possiamo trovare la luce che il cuore desidera; e solo con Lui possiamo ascoltare quella parola che cambia il volto della storia e ci permette di vedere bene.

giovedì 4 dicembre 2025

Dire e fare ... la fede!

Is 26,1-6 e Mt 7,21.24-27

Fare la volontà del Padre ovunque siamo, è la strada tracciata da Gesù per fare di noi dei santi, cioè uomini e donne pienamente realizzate nel loro esistere. Realizzare la nostra umanità significa rendere il tempo della vita coerente con il vangelo, cioè fare di noi una esperienza quotidiana di dono di sé stessi nell'amore e di ascolto di quella Parola che ci rende solidi, forti nella fede. È la nostra vita che deve diventare, quotidianamente una piccola luce che lascia intravedere il mistero di Dio. Oggi chiediamo la grazia di rileggere più attentamente la nostra vita alla luce del Vangelo, forse riusciremo a vedere quali scelte o comportamenti contrastano con la fede che crediamo di testimoniare.


mercoledì 3 dicembre 2025

Quel pane era di Dio

Is 25,6-10 e Mt 15,29-37

Ma sarà poi vero? Sarà possibile che Gesù abbia compiuto un tale miracolo? Ma se questo è il nostro approccio tutto il Vangelo quadriforme può essere messo in discussione circa la sua verità storica e narrativa. Eppure proprio per questo gli evangelisti non hanno avuto timore nel narrare questo segno/miracolo al di fuori di ogni logica e razionalità umana. Oggi potremmo dire che quel pane è arrivato a tutti semplicemente perché Gesù ha insegnato agli apostoli a condividerlo, perché gli uomini imparino così ad aiutarsi tra di loro. Ma anche questa interpretazione non mi soddisfa perché è solo logica e razionalità a che se spirituale. Quel segno miracolo rappresenta un mistero, rappresenta lo stesso Gesù e nello stesso momento il nostro accostarsi a lui: riconoscere Gesù come il nostro Salvatore.

martedì 2 dicembre 2025

Beati … se capaci di vedere e ascoltare!

Is 11,1-10 e Lc 10,21-24

In realtà ciò che vedevano era Gesù, ciò che ascoltano sono le sue parole. Lo sguardo su di lui, il rileggere la sua vita e il risuonare delle due parole diviene condizione essenziale di beatitudine e di conoscenza del mistero di Dio. Vedono e ascoltano la sua persona e la sua preghiera, che ci invitano ad entrare nel mistero di Dio. Noi non impareremo mai a conoscere Dio attraverso i libri di dottrina e catechesi, ma tutto cambierà quando anche noi saremo piccoli e faremo esperienza di umiltà: Dio si nasconde nell’umiltà della nostra condizione umana; occorre desiderare e chiedere la grazia di saper stare in ginocchio dinanzi a Dio, per riconoscerne la presenza nelle più piccole cose della nostra vita.