sabato 4 aprile 2026

VEGLIA PASQUALE (2026)

Mt 28,1-10

Anche quest’anno sarei dovuto partire per Gerusalemme il lunedì di Pasqua, ma, a causa della guerra, il volo è stato cancellato.

In molti mi chiedono perché desideri tornare sempre lì, cosa mi attiri così tanto in quei luoghi.

La prima volta che arrivai a Gerusalemme, nel 1996, entrando nel Santo Sepolcro, ero profondamente emozionato. Quel luogo mi ha subito affascinato, per la sua storia e per le tante ricerche che ne confermano l’autenticità: lì, dove Gesù fu crocifisso, vi era un giardino e un sepolcro nuovo. Allora era fuori dalle mura; oggi è nel cuore della città vecchia. «Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e, dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù».

Tutte queste informazioni e descrizioni riempivano gli spazi delle mie domande e della mia ricerca di Dio.

Ma ora, dopo tanti anni, in cui su quel sepolcro, ogni volta che ho potuto, ho celebrato l’Eucaristia, non è più l’emozione a condurmi, ma il desiderio di incontrare e stare, in qualche modo, con il Risorto.

La Pasqua non è più per me soltanto un rito, ma un’esperienza viva, è rendere presente, qui e ora, il mistero di morte e di vita che quel sepolcro rappresenta.

Riviviamo allora l’alba del primo giorno della settimana, quando le donne trovarono la tomba vuota e udirono: “Non abbiate paura… non è qui, è risorto”. Anche se oggi, in quel luogo, la Veglia pasquale è stata celebrata nel silenzio, a porte chiuse, segnata dalla guerra, per noi che crediamo è ugualmente abitato da una presenza più forte.

Le parole del Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, pronunciate stamattina, interpretano meglio di tutti il senso di quel luogo e di ciò che è avvenuto e che avviene:

"Tuttavia, proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio. E lo dico con semplicità: anche noi, oggi, celebriamo con una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi.

Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno. Qui la morte non è stata evitata, né attenuata, ma è stata affrontata fino in fondo.

Dio non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda, assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per “spiegarli” da lontano, ma per abitarli da vicino."

Credo che queste parole del Cardinale Pizzaballa siano sufficienti per motivare anche la nostra celebrazione, per non cadere nell’ostentazione dei gesti e nella ripetitività di un celebrare stanco e privo di passione.

Il Vangelo ci conduce davanti alla pietra rotolata via: non da una forza umana, ma per la potenza dell’amore di Dio. “Chi ci rotolerà via la pietra?”

È la domanda che sale ancora oggi da tante parti del mondo ferito. E la risposta è un fatto: la pietra è stata rimossa.

La pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio, che è più forte della morte. Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita.

Comincia nel buio.

Comincia nel silenzio.

Comincia nel sepolcro ancora chiuso.

Questa è la consegna pasquale dal Santo Sepolcro: non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare “pietre vive”, segni di speranza e riconciliazione.

Cristo è risorto. È veramente risorto. Alleluia!

venerdì 3 aprile 2026

VENERDI’ SANTO - È compiuto!

Gv 19,30

Che cosa rappresenta la croce, che cosa rappresenta quel corpo che della croce prende forma? Rappresenta l’Amore in pienezza, senza mediazione di sorta. In questo giorno in cui la croce è al centro della celebrazione contempliamo l’Amore: l’Amore fatto dono, l’Amore che si mostra in un volto sfigurato, ferito, colpito, misconosciuto…

Celebrare l’adorazione della croce, in fondo, non è adorare un pezzo di legno, per quanto per me è affascinante … Ripercorrere il cammino del legno, dalla crocifissione, alla sua riscoperta ad opera di Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) tra il 326-327, come ci testimonia Eusebio di Cersarea, fino al suo incerto destino e sparizione dopo la battaglia ai di Corni di Attin del 1187 dove l’esercito crociato fu sconfitto dal Saladino … Ebbene oggi nella croce noi contempliamo il mistero della salvezza che su quel pezzo di legno si è compiuto, significa contemplare e ringraziare per un immenso atto di amore che ci ha resi tutti figli amati, per i quali dare tutto.

Contempliamo il Re dei Re crocifisso, pregando per ogni uomo e donna colpiti, in questo momento, dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla violenza, dalla solitudine, dall’incomprensione.

Contempliamo il Buon Pastore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna disorientati, spaventati, in balìa di eventi, paure, incertezze.

Contempliamo il Salvatore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna, stretti dalla morsa della malattia e della sofferenza.

Contempliamo l’Onnipotente crocifisso, pregando per tutti coloro che sorella morte ha visitato e che, impotenti, pronunciano l’estremo e doloroso «sì».

Contempliamo l’Amore, nella certezza che non c’è vita, non c’è morte, non c’è sorriso, non c’è speranza, non c’è lacrima che dal Dio crocifisso non venga abbracciata.

giovedì 2 aprile 2026

Celebriamo l'essere amati

Es 12,1-8.11-14 e Gv 13,1-15

Immersi in questo clima di incertezza, il Giovedì Santo resta per noi tutti la celebrazione del pane spezzato, segno concreto dell’immenso amore di Dio per noi. Noi oggi possiamo e dobbiamo nutrirci di quell’amore e nutrire gli altri; l'amore celebrato va condiviso.. gli uni gli altri. Oggi, rimettiamo al centro il Suo amore, raduniamoci e spezziamo il pane, benedicendolo e distribuendolo tra noi. Raccontiamo ai più piccoli il perché di questo gesto. Proviamo a ricordare una carezza ricevuta nella vita da parte di Dio e raccontiamola agli altri… sarà un gesto memoriale … Usiamo ogni strumento per raccontare le meraviglie che Dio ha compiuto e celebrare così il suo amore.

mercoledì 1 aprile 2026

Trenta monete

 Is 50,4-9 e Mt 26,14-25

Non conosciamo le motivazioni più profonde del tradimento, ma non possiamo ridurre tutto a una questione di denaro. Peraltro, trenta monete non rappresentano una somma rilevante. Giuda non è un ladruncolo da poco, ma è uno dei Dodici, per cui il suo tradimento pesa come un macigno ed è per tutti una permanente provocazione. “Uno di voi mi tradirà”, spezza il clima festoso della cena pasquale risuonano in modo perenne come costante verifica della vita personale, familiare ed ecclesiale. La tragica vicenda di Giuda ci interpella molto da vicino, perché anche la nostra non è priva di tradimenti. Ci prepariamo ad entrare nel Triduo pasquale con la coscienza della fragilità ma anche con la certezza che l’amore del Crocifisso risana e ridona vita.

lunedì 30 marzo 2026

Tradire ... ieri come oggi ... scegliere la morte

Is 49,1-6 e Gv 13,21-33.36-38

Giuda tradisce ... Gesù, oggi ad essere tradito è l'uomo. Gesù fu tradito da un amico, l'uomo è tradito da suo fratello ... È questo il dramma che si rappresenta sotto i nostri occhi. Non c'è legge, non c'è più giustizia e neppure pietà, ma solo il trionfo della morte per il gusto di poterla amministrare con cinismo e disumanità.
Gesù guardò Giuda con grande tristezza - fu profondamente turbato -, perché tradendo, Giuda, rovinava la sua vita. In Gesù c’è solo una grande amarezza; ma non possiamo rinunciare alla speranza. C’è un infinito bisogno di salvezza, ma ormai le parole di Gesù non scalfiscono un cuore già indurito dal male. Un ammonimento per tutti, per i nostri giorni, per oggi, per certe scelte agghiaccianti.

Soprattutto la carità

Is 42,1-7 e Gv 12,1-11

Un gesto straordinario e bello quello di Maria, che suscita anche dissenso, ma che diviene per Gesù una ulteriore occasione per condurre con l'autorità, alla comprensione  degli eventi che stanno per accadere. Il contesto è drammatico, come dice Giovanni, tutto avviene – “sei giorni prima della Pasqua”  e “I capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche Lazzaro, perché era diventato un testimone scomodo”. È in queste vicende segnate dal dramma della concretezza storica, che si manifesta l'insegnamento di Gesù, mostrando con la sua calma, di essere il Maestro che insegna con autorità, capace di liberare il cuore da ogni amarezza per testimoniare la carità che svela il volto di Dio. Anche oggi abbiamo bisogno di essere accompagnati nella stessa carità che manifesta la volontà del Padre.

domenica 29 marzo 2026

Domenica delle Palme 2026

È sempre bellissimo vedere e vivere la Domenica delle Palme, nella presenza di tanti e di un contesto di festa ... che ci introduce nella Settimana Santa, per orientarci già nella pasqua di risurrezione.

Ma tutto questo attraversa i giorni della passione, morte e sepoltura di Gesù ... e il mondo si rivoltò contro di Lui e lo abbandonò nella desolazione della morte.

 

Solo il Padre ha trattenuto nelle sue mani il suo unico figlio. Gesù si affida ancora per un'unica ed eterna volta a Dio con le parole del Salmo 21: "Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato ..."

Ma cosa significa oggi per noi essere qui e trattenere tra le mani un ramo di ulivo?

Quale è la conseguenza di questo gesto?

Oltre alla tradizione, oltre alla devozione, oltre ogni scaramanzia, cosa rappresenta questo segno?

Significa riconoscere in Gesù l'unico maestro, l'unico salvatore del mondo e della mia stessa vita.

Significa affermare che sono cristiano che gli appartengono che non sono figlio di questo mondo, che non sono partecipe delle ingiustizie, delle guerre, della violenze fratricida, che anche oggi insanguina questo modo. Il mondo che deve essere il tempo più importante e significativo per tutti ... il tempo della vita, portata a compimento, portata a pienezza attraverso l'amore a Dio e ai fratelli.

Questo ci dice oggi Gesù; chi non riconosce questo, può lasciare cadere in terra tutto l'ulivo anche se benedetto ... perché non gli serve a nulla.

Dopo aver ascoltato la narrazione della Passione, pagine piene di amore e dolore una domanda si staglia forte: «Chi siamo davvero e cosa cerchiamo?». La croce non ci ridarà un Dio in nome del quale combattere, aggredire e condannare. Ma un Dio del cui amore vivere e per il cui amore morire.

 

Vi lascio queste frasi ... non le troverete su internet, non le ho scritte io, ma sono il dialogo tra Gesù una ragazza, forse una mistica ... alla quale il Signore ha affidato queste parole per consegnarla al Mistero della croce.

"Non temere se cadi sotto il peso della croce: quando il suo legno ti schiaccia e diventa un tutt'uno con la tua carne da te escono tutti i pensieri e le convinzioni che ti tengono lontano da me. Non temere quando arrivata in cima al calvario ti tolgono le vesti. In questo modo ti spogli di tutto quello che è superfluo e che ti tiene lontano da me: la croce diventerà il tuo vestito e ti innalzare fino al cielo". ... Amen!