venerdì 25 settembre 2026

Aprite bene le orecchie

Qo 11,9-12,8 e Lc 9,43-45

La parola di Gesù infrange con durezza ogni illusione e ogni forma di ingenuo entusiasmo. Egli annuncia chiaramente, nelle parole dell’evangelista, che la sua missione non si compie tra gli onori, ma passa attraverso l’infamia della croce. Il testo greco è ancora più rude: «Mettetevi nelle orecchie». Potremmo tradurre anche: «Aprite bene le orecchie». Gesù conosce il nostro cuore, affascinato da molte illusioni e spesso in contrasto con la verità e l’evidenza della fede, che non ci immerge nel mondo delle favole, ma ci apre gli occhi sulla realtà. La croce non si contrappone semplicemente all’illusione: ci insegna l’amore che non fugge davanti alla paura e al male, che non si nasconde dietro fragili compromessi. È un amore che abbraccia tutti, anche coloro che lo crocifissero…

Una sola risposta

Qo 3,1-11 e Lc 9,18-22

La domanda che risuona nel Vangelo è il fondamento della nostra fede; dalla risposta che diamo dipende l’orientamento di tutta la nostra vita. La risposta di Simone, in realtà, possiamo riscriverla con queste parole: «Tu e nessun altro». Questa consapevolezza possiamo considerarla il cuore e il centro della fede di ogni discepolo di Gesù. Questa stessa risposta dovrebbe risuonare con maggiore convinzione nelle scelte di vita e nella nostra quotidianità; invece, sembra che questa verità così semplice ed essenziale non emerga sempre con chiarezza. La risposta di Simone non è semplicemente spirituale, ma è così concreta da portarlo a dare testimonianza con la sua vita. La nostra risposta oggi manca spesso di un prerequisito: il coraggio e l’amore per Cristo.

giovedì 24 settembre 2026

Chi ascolta e chi fa finta

Qo 1,2-11 e Lc 9,7-9

Il tetrarca Erode riceve notizie riguardo a un certo Gesù e viene così a sapere dell’opera compiuta da quello sconosciuto Rabbì della Galilea. Ma a Erode non interessa il contenuto della sua predicazione: non si lascia interpellare, né tantomeno mettere in discussione. Di Gesù gli interessa soltanto una lettura politica degli eventi. La sua unica preoccupazione è custodire il proprio potere e difendere i propri privilegi. Anche noi possiamo correre il rischio di comportarci come Erode. Ascoltiamo la Parola, ma senza preoccuparci veramente di comprenderla e di accogliere tutte le conseguenze che essa implica per la nostra vita. Possiamo fermarci a una lettura superficiale del Vangelo, senza accoglierlo e coltivarlo con amore, senza meditarlo con attenzione e senza lasciarci seriamente interpellare da esso. Il rischio è quello di ascoltare senza lasciarci trasformare, di conoscere il Vangelo senza permettere che esso metta in discussione le nostre certezze, le nostre abitudini e le nostre scelte. 

mercoledì 23 settembre 2026

La sua forza ... il suo potere

Pr 30,5-9 e Lc 9,1-6

"Lì mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi". Questo invio a suo nome ha radici profonde nell’esperienza vissuta con il Signore, precisamente nel momento in cui furono chiamati a seguirlo. Da allora hanno iniziato a vivere una comunione sempre più intima con il Maestro. Ed è proprio questa esperienza di intimità con Lui che permette e realizza l’invio in missione: solo chi cammina con il Signore, ascolta la sua Parola e ha visto i suoi segni meravigliosi può essere inviato ad agire nel suo Nome. Una vita più intensa di preghiera, l’ascolto della Parola e la partecipazione frequente all’Eucaristia alimentano e custodiscono il desiderio di vivere a servizio del Regno. Chi cerca e trova Dio non si accontenta di averlo nel cuore, ma desidera che Egli abiti nel cuore di tutti.

martedì 22 settembre 2026

Fratelli che ascoltano, madri che fanno

Pr 21,1-6.10-13 e  Lc 8,19-21

Nel Vangelo di oggi, «madre» indica Maria, la madre di Gesù, mentre «fratelli» può avere, oltre al senso stretto, anche un significato più ampio di parentela o appartenenza. Gesù, però, non vuole definire i rapporti familiari, ma rivelare un nuovo modo di appartenere alla sua famiglia: ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica. Il Vangelo non cambia le parole, ma dona loro un significato nuovo e più profondo. Gesù non cerca semplicemente persone che lo stimino, lo rispettino e lo ascoltino, ma invita a entrare con lui in un rapporto di vera familiarità e intimità. La condizione è chiara: «Sono miei fratelli coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica». È nell’ascolto vissuto concretamente che nasce la vera appartenenza alla famiglia di Gesù.

lunedì 21 settembre 2026

Matteo, un apostolo particolare

Ef 4,1-7.11-13 e Mt 9,9-11

Il Vangelo di oggi è una provocazione per tutti coloro che hanno una responsabilità nella comunità cristiana: sacerdoti, catechisti e operatori pastorali. Gesù ci chiede di non lasciare indietro nessuno, ma di accostarci a ogni persona con amore, offrendo il pane della sua Parola e aiutandola a liberarsi da ciò che le impedisce di camminare verso Dio. Matteo ne è un esempio straordinario. Pubblicano, considerato peccatore ed escluso, si sente dire da Gesù una sola parola: «Seguimi». Matteo lascia tutto e cambia vita. Il suo passato non é motivo di condanna: diventa, attraverso l'incontro con Cristo, una nuova possibilità. «Misericordia io voglio e non sacrifici». Gesù non viene a chiamare chi si crede giusto, ma chi riconosce di avere bisogno di Lui. San Matteo ci ricorda che nessuno è definito dai propri errori: un incontro con Cristo può aprire una strada nuova.

domenica 20 settembre 2026

In progetto il Regno dei cieli

Is 55,6-9; Sal 144; Fil 1,20-24.27; Mt 20,1-16

Nelle domeniche della Festa della ripresa vi ho parlato di progetto pastorale, cioè del passare dal fare comunità all'essere comunità. Ma cosa significa concretamente?Alla luce del Vangelo di questa domenica, potremmo dire che il progetto pastorale è il modo concreto con cui una comunità esprime e vive il Regno dei cieli, che è già in mezzo a noi. La parabola degli operai della vigna ci provoca: il Regno non segue la logica del merito. Dio viene incontro a tutti, anche a chi arriva tardi; accoglie, ama e dona gratuitamente. Per questo, essere comunità significa camminare insieme, accogliere tutti e far sentire a ciascuno che nella casa di Dio c'è posto per lui.
Ma come possiamo diventare concretamente una comunità così? Dobbiamo andare a scuola di missione. Ci chiediamo: quando abbiamo vissuto nel nostro paese, nel lavoro, nelle famiglie, un'esperienza di vicinanza, carità, accoglienza e gratuità? Quando la nostra vita ordinaria ha dato una testimonianza credibile di Gesù e del Vangelo?
Per troppo tempo abbiamo rischiato di vivere una fede soprattutto conservativa, fatta di tradizioni, liturgie e schemi. Questo ha affievolito il nostro slancio missionario. Gesù invece ci dice: «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me». Ma come può Gesù attirare, se noi non siamo capaci di essere testimoni credibili e accoglienti?Imparare a essere artigiani del Regno significa allora:
Dare centralità alla Parola e all'Eucaristia: dalla Scrittura e dalla celebrazione nasce la forza per uscire incontro agli altri.
Vivere la corresponsabilità: ogni battezzato è chiamato a essere protagonista della missione della Chiesa, non semplice spettatore.
Amare il proprio territorio e la propria gente: la parrocchia non è un ufficio o un club, ma «la Chiesa posta in mezzo alle case», vicina alle gioie, alle speranze e alle sofferenze delle persone.
Essere accoglienti e fraterni: mettere da parte pregiudizi e steccati e farsi prossimi a chi è solo, ferito o in ricerca.
Dare tempo al servizio: catechesi, carità, liturgia, animazione... Come gli operai della parabola, anch'io sono chiamato a dire: «Vado anch'io nella vigna».
La parabola ci ricorda infine che Dio non ragiona secondo la logica del merito. Gli operai della prima ora ricevono quanto quelli dell'ultima ora. E Gesù domanda: «Sei invidioso perché io sono buono?». Il Regno dei cieli è proprio questo: l'amore di Dio è gratuito e non può diventare una ricompensa dovuta. Il credente è chiamato ad accogliere questa gratuità e a gioire perché viene donata a tutti, anche a chi, secondo i nostri criteri, non la meriterebbe. E allora il progetto pastorale non è semplicemente fare più cose. È diventare una comunità che vive la gratuità di Dio, accoglie tutti, serve e porta nel mondo la bellezza del Vangelo. Questo è il Regno dei cieli.