Ger 20,10-13 Sal
68 Rm 5,12-15 Mt 10,26-33
Che discepolo sono? Leggendo il Vangelo, e dopo averlo
condiviso anche giovedì scorso alla "Lettura Comune" ..., è la
domanda che quasi da sola è nata nel mio pensare … È una domanda che invita a
riflettere, non a giudicare o recriminare.
Non sono tempi - i nostri - in cui occorre bacchettare
rigidamente il popolo di Dio; sono tempi in cui nel guazzebuglio del travaglio
della storia occorre riconquistare e rigenerare un orizzonte di consapevolezza:
Chi è il discepolo?
·
Il discepolo è il battezzato che
riconosce la propria dignità e la propria vocazione
come dono ricevuto da Dio e come responsabilità verso la Chiesa e il mondo.
·
Egli vive la fede nel quotidiano,
negli ambienti della famiglia, del lavoro, della cultura e dell’impegno
sociale, rendendo presente il Vangelo nelle realtà concrete della vita.
·
Consapevole che lo Spirito continua ad
agire nella storia, sa leggere i segni dei tempi e collaborare all’opera di
Dio con discernimento e fiducia.
·
Radicato nella Parola, nei sacramenti
e nella carità, non si lascia distrarre da ciò che è passeggero, ma
rimane fedele all’essenziale.
·
Si sente parte viva dell’ecclesia,
del popolo dei battezzati, e vive la sua corresponsabilità nella missione della
Chiesa.
·
Con umiltà, semplicità e
determinazione segue Cristo, accettando la sfida di una
continua conversione.
·
La sua testimonianza si esprime nell’accoglienza,
nella condivisione, nella ricerca della verità e nella promozione della
dignità umana.
·
È un credente in cammino,
aperto al cambiamento e alla novità dello Spirito.
·
Contribuisce a edificare
una società più giusta e fraterna, Nella gratitudine e nella gioia del Vangelo,
riconosce Dio all’opera e ne diventa collaboratore nella storia.
È questa rilettura della figura del discepolo che si
connette con le parole del Vangelo, con la certezza di rileggersi alla luce del
pensiero di Gesù, dei suoi sentimenti, desideri e ideali.
Ed ecco che dal vangelo emerge una condizione essenziale
di cui nessuno deve e può fare a meno: fidarsi di Dio, non lasciarsi
dominare dalla paura e testimoniare Cristo con la vita.
Questa prospettiva genera ogni comunità credente e
suscita discepoli maturi; discepoli in cammino e persone che scoprono e cercano
cosa significhi seguire Gesù.
Ecco che oggi per noi la domanda diventa: Siamo discepoli
che confessano Cristo solo dentro le chiese, oppure anche nelle scelte concrete
della vita quotidiana? Perché è proprio questa la sfida che emerge dal vangelo.
La sfida che Gesù a dato agli apostoli in quel tempo iniziale e che rinnova in
ogni tempo ... per tutti i suoi discepoli.
Ecco, quindi, che siamo provocati sul seguire Gesù con
coraggio, fiducia e fedeltà, senza lasciarsi dominare dalla paura, e
testimoniare apertamente la propria appartenenza a Lui.
I 380 milioni di cristiani
che nel mondo, oggi, subiscono persecuzione, cioè sono discriminati, sono
emarginati, privati di diritti e dignità e anche uccisi, ci confermano le
parole di Gesù: «Non abbiate paura…» voi che state imparando – con le
sue parole e i suoi gesti – a dare alla vostra vita un colore particolare,
«Non abbiate paura…»: ci è detto, oggi
come ieri, a chi si sente chiamato a mettere i propri piedi sulle sue orme, a
diventare come lui, a scegliere come lui, ad avere i suoi stessi criteri.
Ma quel «Non abbiate paura…» è ripetuto per ben tre volte
nel Vangelo, e diventa eco della condizione umana, segnata dal peccato e dalla
grazia. Quindi non dobbiamo avere paura degli uomini, di ciò che è nascosto,
del male che penetra e ferisce, e corrode, servendosi del buio e del segreto,
dell’insinuazione e della poca trasparenza.
«Non dobbiamo avere paura», ci dice il
Vangelo, perché siamo preziosi e valiamo come molti passeri e Dio si prende
cura di noi, soffre con noi e ci risolleverà dalla polvere, per questo possiamo
sostituire alla paura la fiducia.