mercoledì 6 maggio 2026

Amare è bello e necessario

At 15,7-21 e Gv 15,9-11

Che cosa è un comandamento? Non certo un insieme di regole! Andando al cuore del pensiero di Gesù, un comandamento è la sintesi della Parola di Dio, la parola che viene da Dio e ci lega a Lui. Per cui osservare i comandamenti significa riconoscere a Dio il primo posto, lasciare a Lui il timone della vita, vivere la fede nella luce dell'alleanza, ovvero come relazione di amicizia/amore. Vivere la fede come esperienza del rimanere uniti a Gesù attraverso ogni gesto concreto di amore, perché  chi ama resta unito a Lui. L’amore è la forza interiore che motiva e custodisce la fedeltà. L’amore è il punto di partenza ma …, se non accogliamo i comandamenti, se non camminiamo nelle vie del Vangelo, soffochiamo l’amore. 

Rimanere per portare!

At 15,1-6 e Gv 15,1-8

Rimanere in ... e portare frutto. Il Vangelo afferma che se portiamo frutto, diventiamo discepoli. In questo modo l’evangelista vuole sottolineare che se non portiamo frutto non possiamo nemmeno dichiararci discepoli.
Dinanzi a questa provocazione siamo abituati a cercare scuse. È questo il punto: siamo davvero desiderosi di portare frutto? A volte pare che tutti gli appelli di Dio non trovino in noi punto di appiglio, non basta una generica disponibilità. Il Vangelo ci ricorda quella radicalità che non ammette sfumature, che la fecondità della nostra vita scaturisce unicamente dall’unità con Cristo. Per questo la nostra principale preoccupazione è quella di custodire quella grazia che, a partire dal battesimo, ci ha resi uno con Cristo Gesù. Se restiamo uniti a Lui e se la sua Parola rimane in noi, diamo a Dio la possibilità di agire in noi e attraverso di noi.

martedì 5 maggio 2026

Non siamo del principe del mondo

At 14,19-28 e Gv 14,27-31

Anche oggi sperimentiamo il "principe mondo" che con la sua presenza diabolica inquina la nostra storia, precipita nella oscurità la nostra vita, e amplifica le paure e le inquietudini. In uno scenario segnato dall’oscurità Gesù annuncia che il maligno non ha alcun potere. Gesù si preoccupa di rassicurare i discepoli, li invita a non temere perché la sua assenza non è di tempo: “Vado e tornerò da voi”. Una assenza nella quale sperimentare la consolazione, cioè che il Signore non abbandona la sua Chiesa, non abbandona i suoi amici. Il Signore invita i suoi ad avere uno sguardo positivo che proviene dalla fede, non dalla propria presunzione e dalla forza personale ma dall’umiltà di chi sa affidarsi a Dio; infatti la certezza di essere nelle mani di Dio mette nel cuore una pace invincibile.

lunedì 4 maggio 2026

Comandamento = accogliere e osservare

At 14,5-18 e Gv 14,21-26

La forza dell'annuncio della "buona notizia", cioè del vangelo era l'amore: Tutto a partire dall’amore e tutto nel solco dell’amore. È una parola bellissima e impegnativa perché comporta un impegno esplicito che dimostri e garantisca che siamo disposti a fare quel che è necessario per dare all’altro ciò di cui ha bisogno: per sentirsi amato. In quale senso questa corrispondenza ideale è un comandamento? Due parole esprimono l'amore necessario: accogliere e osservare. Per Gesù accogliere significa possedere, tenere nella mano, ma non per un possesso di utilità ma per un possesso necessario, interiore che realizza il nosto vivere. Osservare invece nel senso di custodire o proteggere, esprime la cura di cose e persone che ci sono care. Sono queste le esperienze che ci aprono non a una semplice obbedienza ma a ricevere e donare quell’amore che viene da Dio.

domenica 3 maggio 2026

Allargare l'orizzonte del dimorare

At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12

Mi sono chiesto che cosa Giovanni abbia raccontato alla sua comunità perché nel breve tempo, attorno alla sua testimonianza si sia condensata una tale profondità di contenuti che in realtà sono fondamento al mistero Trinitario e della divinità di Cristo è alla sua presenza nella comunità che sarà la Chiesa.
Forse quel "sono con voi per sempre" in relazione al dono dello Spirito Santo, può essere stata l'occasione per comprendere il "come" e il "perché" ...
Gesù vuole essere consolazione (consolatore) anche nella inquietudine del loro cuore, nelle crisi, nelle difficoltà e pure nei dubbi ...
Ma questa pretesa si fonda sul dimorare in Dio in Lui e di Dio in noi. Per poi sfociare nel cone questo dimorare si concretizza ... ed ecco che Gesù unisce un'altra pretesa quella di essere l'unica via che porta al Padre.
Le domande di Tommaso e di Filippo riassumono la domanda di ogni uomo di fronte a Dio. Di fronte a queste domande, di estrema concretezza emerge una esigenza, conoscere il senso di ciò che è la realtà e la dimensione del mistero, lo stesso mistero di Gesù dentro la stessa realtà.
1. Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
2. Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Occorre collegare con equilibrio la dimensione della realtà storica e concreta al mistero della rivelazione e comprensione di Dio nel tempo.
Formulo una proposta: la fede si interroga sul “perché” e sul “chi”, mentre la lettura della realtà ci aiuta a chiarire il “dove” e il “come”.
Ecco perché nella tradizione biblica, Dio si rivela nel tempo, eventi e luoghi reali, non fuori dalla storia.
Qui è importante essere chiari: nessun tipo di reperto può “dimostrare” il mistero di Dio. Il mistero resta tale perché riguarda una dimensione che va oltre il dato materiale, oltre la realtà. Questa può documentare lo sviluppo culturale e religioso, mentre la teologia lo interpreta come cammino di rivelazione.
Ecco che posiamo intendere la realtà come mediazione del mistero stesso di Dio, cioè che la “la realtà sia mediatrice e mediazione del mistero stesso di Dio” si colloca dentro una visione profondamente teologica e filosofica, molto vicina al pensiero sacramentale e simbolico della tradizione cristiana.
1. La realtà non è solo “cosa”, ma è anche segno: ciò che esiste rimanda oltre se stesso.
2. Il mondo, la storia, le relazioni, la materia… tutto può diventare luogo in cui il mistero di Dio si comunica.
3. Il concetto di “Mediazione” suggerisce che questo non è un fatto occasionale, ma una struttura permanente: Dio si rende presente attraverso ciò che è concreto.
Questa idea ha affinità con il pensiero di Karl Rahner, che parlava del mondo come “sacramento” della presenza divina, e anche con Hans Urs von Balthasar, per cui la bellezza del reale rivela qualcosa della gloria di Dio.

sabato 2 maggio 2026

50 anni fa (02.05.1976) la mia prima comunione

At 13,44-52 e Gv 14,7-14

Quel giorno è ancora impreso nella mia memoria, non avevo ancora 9 anni, ricordo ancora i fiori dell'altare e il grande Crocifisso che sovrastata tutto; e la Madonna, portata in processione il primo maggio era stata messa sull'altare a sinistra entrando in Chiesa ... Dio non ci consegna una parola oscura e tutta da decifrare, ma si rivela nella persona di Gesù, che ci incontra anche nei segni e nelle immagini della realtà, se questo non fosse vero ... saremmo costretti a cercare a tentoni, come ciechi.

venerdì 1 maggio 2026

Gen 1,26-2,3 e Mt 13,54-58

Il problema di non capire 

Gesù torna a Nazaret e lo stupore della gente si traduce in una domanda che resta senza risposta. L’ammirazione non si traduce in un’adesione di fede. Non lo riconoscono nè come Messia e neppure come un Profeta, cioè come un uomo che parla in nome e con l’autorità di Dio. Loro lo  conoscono come il figlio di Giuseppe, conoscono la Madre, i suoi familiari e la sua umile condizione sociale. C'è un problema, uno scoglio insormontabile non comprendono e non accettano di non poter capire che la Rivelazione di Dio non è mai immediatamente comprensibile. L’uomo  non può pretendere di afferrare il mistero, può solo disporsi a capire, dando fiducia a Colui che si rivela. Dio non si fa riconoscere da coloro che pretendono di trattenerlo nelle proprie mani, ma a coloro che si riconoscono discepoli e si lasciano istruire.