At 2,42-47 Sal 117 1Pt
1,3-9 Gv 20,19-31
Nei vangeli letti e ascoltati questa settimana, i brani
del risorto e delle sue apparizioni, risuona una frase: «Non temete, andate
ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno»”.
Sembra che Gesù voglia dire che per vederlo non biosogna
ostinarsi a tornare al sepolcro … o stare chiusi nella casa, nel cenacolo … ma occorre
tornare in quei luoghi dove tutto è nato, dove vil Signore ha incontrato gli
apostoli e dove ha incontrato ciascuno di noi. La Galilea è vedere e
riconoscere il Risorto in qualsiasi parte del mondo, anche le più sperdute, dove
la sua presenza si intreccia con le trame della storia e del vissuto quotidiano.
E’ nella Galilea che si fa esperienza dei germi di speranza che fioriscono
quando l’uomo “pensa e agisce positivo”, quando è orientato al bene.
A questo punto, però, sorge una
domanda: “dove oggi si può vedere il Risorto?”
Come posso riconoscerlo nelle martoriate terre
insanguinate e devastate dalla guerra. Attualmente nel mondo si contano 56
conflitti attivi, che coinvolgono 92. Gli stati sovrani del mondo oggi sono 195.
Le aree di maggiore tensione includono Ucraina, Medio Oriente (Gaza, Libano,
Yemen, Siria, Sudan, Etiopia e Sahel
Dove vedo il Risorto?
Nella morte dei bambini innocenti, nel fratricidio di
giovani soldati, o nella violenza sulle donne, nei disordini sociali, nelle
città distrutte dalle bombe, negli affari illeciti, nel deturpamento
ambientale…?
Verrebbe voglia di dire: «Qui non c’è
il Risorto, bisogna cercarlo da un’altra parte».
In questo tempo di guerre, e di morte, dove la forza, la
violenza e la distruzione sembrano essere il criterio per dominare e per
vincere, la risurrezione discreta e insignificante di un ebreo in un lembo
sperduto della Giudea, sembra proprio ininfluente, ieri come oggi.
Eppure, noi cristiani in quel fatto ... la risurrezione
di un morto insignificante, mettiamo la possibilità di dare senso alla vita e
di redimere il male che imperversa indisturbato in questo nostro mondo.
Quanti credono veramente al Risorto sono quelli che nonostante
il sepolcro di morte continuano a sperare, perché quello è solo “il luogo dove
l’avevano posto”, e perch+ non si rassegnano come i discepoli di Emmaus a una
vita sconsolata: “noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele…”
Allora dove si può vedere il Risorto?
Dappertutto ovunque torniamo in Galilea: ovunque ciascuno
di noi contribuisce a realizzare la creazione orienta al bene, dove si vuole
vivere il comandamento dell’amore, perché Gesù ha già superato il buio della
morte e si può pensare e sperare un bene per tutti, anche partendo dalle situazioni
più tragiche.
Tommaso ha fatto un percorso pasquale in cui egli stesso è
tornato in Galilea …
Ha riscoperto la comunità degli amici,
dei fratelli come luogo privilegiato della presenza del risorto: la nostra comunità!
Ha accolto il dono della pace con
tutto il nuovo che porta con sè. La ‘pace’ di Gesù è
il dono di una felicità piena, accompagnato da un secondo dono: lo Spirito
Santo, l’Amore tra il Padre e il Figlio, che ci rende capaci di amare.
Un terzo dono pasquale, affidato agli apostoli e ai loro successori, è il
perdono dei peccati che celebriamo ogni volta che ci accostiamo al
Sacramento della Riconciliazione.
Ha riscoperto l’amicizia intima con
Gesù, nell'affetto e confidenza con Gesù lo riconosce e nei
segni della passione si immerge e riesce a diventare parte della risurrezione.
Tommaso, sentendo ciò si getta in ginocchio e tutto diventa quel «Mio
Signore e mio Dio!».
Ora fatto anche noi questo itinerario, non dimentichiamoci
che: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi
crede in lui non muoia ma abbia vita eterna».