domenica 29 marzo 2026

Soprattutto la carità

Is 42,1-7 e Gv 12,1-11

Un gesto straordinario e bello quello di Maria, che suscita anche dissenso, ma che diviene per Gesù una ulteriore occasione per condurre con l'autorità, alla comprensione  degli eventi che stanno per accadere. Il contesto è drammatico, come dice Giovanni, tutto avviene – “sei giorni prima della Pasqua”  e “I capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche Lazzaro, perché era diventato un testimone scomodo”. È in queste vicende segnate dal dramma della concretezza storica, che si manifesta l'insegnamento di Gesù, mostrando con la sua calma, di essere il Maestro che insegna con autorità, capace di liberare il cuore da ogni amarezza per testimoniare la carità che svela il volto di Dio. Anche oggi abbiamo bisogno di essere accompagnati nella stessa carità che manifesta la volontà del Padre.

Domenica delle Palme 2026

È sempre bellissimo vedere e vivere la Domenica delle Palme, nella presenza di tanti e di un contesto di festa ... che ci introduce nella Settimana Santa, per orientarci già nella pasqua di risurrezione.

Ma tutto questo attraversa i giorni della passione, morte e sepoltura di Gesù ... e il mondo si rivoltò contro di Lui e lo abbandonò nella desolazione della morte.

 

Solo il Padre ha trattenuto nelle sue mani il suo unico figlio. Gesù si affida ancora per un'unica ed eterna volta a Dio con le parole del Salmo 21: "Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato ..."

Ma cosa significa oggi per noi essere qui e trattenere tra le mani un ramo di ulivo?

Quale è la conseguenza di questo gesto?

Oltre alla tradizione, oltre alla devozione, oltre ogni scaramanzia, cosa rappresenta questo segno?

Significa riconoscere in Gesù l'unico maestro, l'unico salvatore del mondo e della mia stessa vita.

Significa affermare che sono cristiano che gli appartengono che non sono figlio di questo mondo, che non sono partecipe delle ingiustizie, delle guerre, della violenze fratricida, che anche oggi insanguina questo modo. Il mondo che deve essere il tempo più importante e significativo per tutti ... il tempo della vita, portata a compimento, portata a pienezza attraverso l'amore a Dio e ai fratelli.

Questo ci dice oggi Gesù; chi non riconosce questo, può lasciare cadere in terra tutto l'ulivo anche se benedetto ... perché non gli serve a nulla.

Dopo aver ascoltato la narrazione della Passione, pagine piene di amore e dolore una domanda si staglia forte: «Chi siamo davvero e cosa cerchiamo?». La croce non ci ridarà un Dio in nome del quale combattere, aggredire e condannare. Ma un Dio del cui amore vivere e per il cui amore morire.

 

Vi lascio queste frasi ... non le troverete su internet, non le ho scritte io, ma sono il dialogo tra Gesù una ragazza, forse una mistica ... alla quale il Signore ha affidato queste parole per consegnarla al Mistero della croce.

"Non temere se cadi sotto il peso della croce: quando il suo legno ti schiaccia e diventa un tutt'uno con la tua carne da te escono tutti i pensieri e le convinzioni che ti tengono lontano da me. Non temere quando arrivata in cima al calvario ti tolgono le vesti. In questo modo ti spogli di tutto quello che è superfluo e che ti tiene lontano da me: la croce diventerà il tuo vestito e ti innalzare fino al cielo". ... Amen!

sabato 28 marzo 2026

Dentro questa storia

Ez 37,21-28 e Gv 11,45-56

L'evangelista Giovanni nel raccontare gli eventi della vita di Gesù ci immerge in un retroterra di pensieri e situazioni che ci riportano alle motivazioni più odiose e ciniche dei potenti del tempo del Signore che in realtà si rinnovano anche nel corso della storia. Caifa è immagire di quel potere che non si preoccupava affatto del popolo ma cerca solo di garantire i suoi privilegi. È in questa scia di nefandezza che inconsapevolmente egli afferma che la nascita del nuovo popolo di Dio passava attraverso la morte di Gesù. Dinanzi al rifiuto degli uomini, resta l’amore fedele di Dio che si manifesta attraverso la croce. Come sempre infatti ci sono quelli che a parole denunciano l’ingiustizia e poi fanno accordi sottobanco sulla pelle della vita dei piveri, dei piccoli. Il mio esere discepolo di Gesù si concretizza nel promuovere il bene impegnandomi a donare la vita?  Oggi chiediamo la grazia di poter fare qualcosa per il bene degli altri. 

venerdì 27 marzo 2026

La provocazione della fede

Ger 20,10-13 e Gv 10,31-42

La pretesa di Gesù è talmente inaccettabile che non è difficile credere che alcuni giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il clima è a dir poco rovente e si concretizza in un giudizio di condanna: "Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Non mettono in dubbio le opere buone compiute da Gesù, ma tutto perde valore dinanzi alla pretesa di essere come Dio, il suo figlio.
Ma è proprio questa la sfida della fede. Credere significa avere la certezza che Gesù Cristo vuole e può dare la vita in abbondanza. Questa vita passa attraverso l’incontro con la sua persona nella parola e nei segni che lui stesso ci affida ocon i quali ci accompagna. Oggi chiediamo che questa fede sia custodita e purificata e accresciuta.

giovedì 26 marzo 2026

La morte è un criterio limite

Gen 17,3-9 e  Gv 8,51-59

Abramo è morto, come anche i profeti”, questa è la cruda constatazione della realtà. L’obiezione dei Giudei scaturisce dall’esperienza, oltre che dal buon senso. La morte non lascia niente dietro di sé, se non qualche ricordo, che col passare degli anni diventa sempre più vago. Insomma, la morte viene e domina. L’obiezione è dunque sensata, più che ragionevole. Ma Gesù non è venuto per confermare quello che già sappiamo ma per aprire i nostri occhi su un orizzonte che non avremmo potuto neppure immaginare senza di lui.  Le sue parole possono essere pienamente comprese solo alla luce della Pasqua. Lui è passato attraverso la comune eredità di tutti gli uomini ma ha spezzato le catene della morte. La vita che Lui dona, nel suo morire, scardina ogni razionalità e ci colloca in quel rapporto unico col nostro padre Abramo, per cui  "prima che Abramo fosse, Io Sono". Gesù inaugura il superamento del tunnel oscuro che pone fine ai giorni, introducendo il risorge come luce senza fine.

mercoledì 25 marzo 2026

Una buona notizia per il mondo

Is 7,10-14; 8,10 e Lc 1,26-38

L’annunciazione non è un evento isolato, strano, ma l’inizio di un’alleanza nuova: Dio ha scelto di abitare la nostra terra. Fori da fantasiose e irrealistiche interpretazioni, questo significa prendere con estrema serietà la mediazione storica, culturale e antropologica dell'esperienza umana come trasmettitore-interlocutore e mediatore del divino. Quest’annuncio è la pietra angolare della storia: se Dio si è fatto uomo, nessuno uomo è solo. In qualunque situazione ci troviamo, anche se apparentemente sconfitti, possiamo trovare la pace nell’abbraccio di Dio. Il Nuovo Testamento comincia con questo annuncio: “Rallegrati”, è un invito alla gioia. L’angelo annuncia che Dio si fa vicino, si fa carne, si presenta con il volto di un bambino che inizia la sua vicenda umana nel grembo materno. La nostra storia con Dio passa attraverso la vicenda di una giovane fanciulla che accoglie nella sua carne il Figlio di Dio, colui che riempie di vita la vita di tutto.

martedì 24 marzo 2026

Tu chi sei?

Nm 21,4-9 e Gv 8,21-30

Questa domanda accompagna tutta la vicenda di Gesù, e ivangeli in vario  modo la ripropongono,  non è una delle tante questioni ma è l’interrogativo centrale che risuona in tutti i secoli e interpella ogni uomo di ogni tempo. Il dialogo con i giudei assume la forma di una vera e propria catechesi in cui Gesù si presenta; le sue parole svelano la sua origine: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”.. È bello anche oggi pensare che Dio non vuole rimanere chiuso nel suo mondo, ma ha inviato Gesù per unire il Cielo e la terra. Accogliere Lui significa condividere la vita di Dio, ma anche riconoscere che non possiamo pretendere di misurare le sue parole con il metro esclusivo della razionalità. È necessario operare un’effettiva conversione culturale e lasciare che siano le sue parole a fecondare i nostri pensieri e allargare il nostro sguardo.