domenica 3 maggio 2026

Comandamento = accogliere e osservare

At 14,5-18 e Gv 14,21-26

La forza dell'annuncio della "buona notizia", cioè del vangelo era l'amore: Tutto a partire dall’amore e tutto nel solco dell’amore. È una parola bellissima e impegnativa perché comporta un impegno esplicito che dimostri e garantisca che siamo disposti a fare quel che è necessario per dare all’altro ciò di cui ha bisogno: per sentirsi amato. In quale senso questa corrispondenza ideale è un comandamento? Due parole esprimono l'amore necessario: accogliere e osservare. Per Gesù accogliere significa possedere, tenere nella mano, ma non per un possesso di utilità ma per un possesso necessario, interiore che realizza il nosto vivere. Osservare invece nel senso di custodire o proteggere, esprime la cura di cose e persone che ci sono care. Sono queste le esperienze che ci aprono non a una semplice obbedienza ma a ricevere e donare quell’amore che viene da Dio.

Allargare l'orizzonte del dimorare

At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12

Mi sono chiesto che cosa Giovanni abbia raccontato alla sua comunità perché nel breve tempo, attorno alla sua testimonianza si sia condensata una tale profondità di contenuti che in realtà sono fondamento al mistero Trinitario e della divinità di Cristo è alla sua presenza nella comunità che sarà la Chiesa.
Forse quel "sono con voi per sempre" in relazione al dono dello Spirito Santo, può essere stata l'occasione per comprendere il "come" e il "perché" ...
Gesù vuole essere consolazione (consolatore) anche nella inquietudine del loro cuore, nelle crisi, nelle difficoltà e pure nei dubbi ...
Ma questa pretesa si fonda sul dimorare in Dio in Lui e di Dio in noi. Per poi sfociare nel cone questo dimorare si concretizza ... ed ecco che Gesù unisce un'altra pretesa quella di essere l'unica via che porta al Padre.
Le domande di Tommaso e di Filippo riassumono la domanda di ogni uomo di fronte a Dio. Di fronte a queste domande, di estrema concretezza emerge una esigenza, conoscere il senso di ciò che è la realtà e la dimensione del mistero, lo stesso mistero di Gesù dentro la stessa realtà.
1. Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
2. Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Occorre collegare con equilibrio la dimensione della realtà storica e concreta al mistero della rivelazione e comprensione di Dio nel tempo.
Formulo una proposta: la fede si interroga sul “perché” e sul “chi”, mentre la lettura della realtà ci aiuta a chiarire il “dove” e il “come”.
Ecco perché nella tradizione biblica, Dio si rivela nel tempo, eventi e luoghi reali, non fuori dalla storia.
Qui è importante essere chiari: nessun tipo di reperto può “dimostrare” il mistero di Dio. Il mistero resta tale perché riguarda una dimensione che va oltre il dato materiale, oltre la realtà. Questa può documentare lo sviluppo culturale e religioso, mentre la teologia lo interpreta come cammino di rivelazione.
Ecco che posiamo intendere la realtà come mediazione del mistero stesso di Dio, cioè che la “la realtà sia mediatrice e mediazione del mistero stesso di Dio” si colloca dentro una visione profondamente teologica e filosofica, molto vicina al pensiero sacramentale e simbolico della tradizione cristiana.
1. La realtà non è solo “cosa”, ma è anche segno: ciò che esiste rimanda oltre se stesso.
2. Il mondo, la storia, le relazioni, la materia… tutto può diventare luogo in cui il mistero di Dio si comunica.
3. Il concetto di “Mediazione” suggerisce che questo non è un fatto occasionale, ma una struttura permanente: Dio si rende presente attraverso ciò che è concreto.
Questa idea ha affinità con il pensiero di Karl Rahner, che parlava del mondo come “sacramento” della presenza divina, e anche con Hans Urs von Balthasar, per cui la bellezza del reale rivela qualcosa della gloria di Dio.

sabato 2 maggio 2026

50 anni fa (02.05.1976) la mia prima comunione

At 13,44-52 e Gv 14,7-14

Quel giorno è ancora impreso nella mia memoria, non avevo ancora 9 anni, ricordo ancora i fiori dell'altare e il grande Crocifisso che sovrastata tutto; e la Madonna, portata in processione il primo maggio era stata messa sull'altare a sinistra entrando in Chiesa ... Dio non ci consegna una parola oscura e tutta da decifrare, ma si rivela nella persona di Gesù, che ci incontra anche nei segni e nelle immagini della realtà, se questo non fosse vero ... saremmo costretti a cercare a tentoni, come ciechi.

venerdì 1 maggio 2026

Gen 1,26-2,3 e Mt 13,54-58

Il problema di non capire 

Gesù torna a Nazaret e lo stupore della gente si traduce in una domanda che resta senza risposta. L’ammirazione non si traduce in un’adesione di fede. Non lo riconoscono nè come Messia e neppure come un Profeta, cioè come un uomo che parla in nome e con l’autorità di Dio. Loro lo  conoscono come il figlio di Giuseppe, conoscono la Madre, i suoi familiari e la sua umile condizione sociale. C'è un problema, uno scoglio insormontabile non comprendono e non accettano di non poter capire che la Rivelazione di Dio non è mai immediatamente comprensibile. L’uomo  non può pretendere di afferrare il mistero, può solo disporsi a capire, dando fiducia a Colui che si rivela. Dio non si fa riconoscere da coloro che pretendono di trattenerlo nelle proprie mani, ma a coloro che si riconoscono discepoli e si lasciano istruire.

giovedì 30 aprile 2026

Valore dei gesti di Gesù

At 13,13-25 e  Gv 13,16-20

Le parole e i gesti di Gesù delineano la cornice nella quale si muove la vita dei discepoli. È questa la via nuova e vivente. Queste parole sono cariche di speranza ma sono anche accompagnate da un’ombra che avvolge tutto di amarezza. Gesù annuncia il tradimento, nessuno dei presenti capì il significato di quelle parole, per loro era impossibile pensare che qualcuno del gruppo, proprio uno di quelli che mangiano alla stessa tavola, sia pronto a tradire il Maestro. Questa parola di oggi chiama in causa ciascuno di noi circa la nostra fedeltà e il modo di custodire l'amore per il Signore. La fedeltà nasce da un quotidiano e instancabile affidarsi a Colui che ci ha chiamato. Quando abbiamo accolto la chiamata e abbiamo detto il nostro sì, ci siamo messi nelle mani Dio. È Lui che ha dato forma alla nostra esistenza. 

mercoledì 29 aprile 2026

Lodare nella crisi

1Gv 1,5-2,2 e Mt 11,25-30

"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra". Queste parole di Gesù svettano rispetto al facile entusiasmo della gente, che come sempre passa dall’esaltazione alla delusione, per cui inizia a diminuire; parole che si contrappongono allo stato d’animo degli stessi discepoli che mostrano di non comprendere le parole e la strategia del Maestro. È nella criticità e nella scarsa visione del domani che lodare Dio significa ben più di una lode, una invocazione, ma significa rinnovare la propria fedeltà. Anche a noi oggi è chiesto di saper lodare d riconoscere l'agire di Dio che conduce la storia alla pienezza, nella salvezza. Se i nostri sono tempi di transizione, non diversi furono i tempi di Santa Caterina (che festeggiamo oggi), per cui oggi chiediamo la grazia di essere artefici di unità e costruttori di comunione ecclesiale, oltre ogni facile entusiasmo o delusione.

martedì 28 aprile 2026

Sue pecore

At 11,19-26 e Gv 10,22-30

Fanno domande, tutti chiedono più luce ma pochi sono disposti a confrontarsi con la testimonianze dalle opere di Gesù ..., ed ecco che le domande sono diventate una scusa per non ascoltare. Spesso, in apparenza le nostre domande sembrano espressione di interesse, desiderio di capire; traducono la voglia di chiarezza: “Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.  In realtà è tutto inutile, ogni tentativo di risposta si infrange contro una ineludibile verità: "voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono". Tutto quello che Gesù ha detto e fatto non è riuscito ad abbattere il muro di incredulità, siamo ancora lì a chiedere altri segni e altre parole. Oggi la domanda che dobbiamo farci è: siamo sue pecore, o siamo pecore di altri?