Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8,9.11-13; Mt
11,25-30
Il Vangelo ci pone una domanda attualissima: chi sono
oggi i "sapienti e intelligenti" e chi sono i "piccoli"?
I sapienti e gli intelligenti
non sono semplicemente coloro che hanno studiato, ma quanti confidano soltanto
nella forza, nel successo, nel potere e nella sicurezza. Misurano la grandezza
di un popolo con la ricchezza, l'influenza o la capacità di imporsi.
Quando la forza diventa criterio assoluto, si trasforma
facilmente in dominio.
I piccoli, invece, sono coloro che
guardano il mondo partendo dalla fragilità umana.
Non distolgono lo sguardo dal povero, dal migrante, dal malato, da chi è
scartato. Per loro la vera grandezza non consiste nel dominare, ma nel servire.
In questa prospettiva si comprende anche la scelta del
Papa di recarsi a Lampedusa, luogo simbolo di tante vite spezzate nel
Mediterraneo.
Non si tratta quindi di
due idee politiche, ma di due modi opposti di guardare la realtà: uno parte
dalla potenza, l'altro dalla persona.
Gesù afferma che il Padre si rivela ai piccoli, non
perché siano migliori, ma perché hanno un cuore libero dall'orgoglio e capace
di riconoscere ogni uomo e ogni donna come fratelli. La vera sapienza non consiste nel sentirsi forti, ma nel lasciarsi
educare dallo sguardo di Cristo, mite e umile di cuore.
Solo chi diventa piccolo comprende che la grandezza di
una comunità o di una famiglia non si misura dal potere che possiede, ma dalla
cura che sa offrire ai più deboli. Questa è la sapienza del Vangelo.
Anche Gesù vive un momento di fatica e di apparente
insuccesso nell'annuncio del Regno. Eppure, non si scoraggia: si rivolge al
Padre con la preghiera: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della
terra». La sua forza nasce dalla relazione con il Padre, che rivela il suo
mistero ai piccoli.
Per questo sono gli ultimi e gli invisibili ad accogliere
il Vangelo: hanno un cuore disponibile a entrare nella logica dell'amore.
Dio non si conosce semplicemente osservando una legge, ma
vivendo una relazione che si traduce nella vicinanza a chi soffre e
nell'attenzione ai bisogni degli altri.
Da qui nasce l'invito più consolante
del Vangelo:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi».
Gesù pensa a quanti erano schiacciati da una religione fatta di pesi, di
obblighi e di paure, e propone un cambiamento radicale: «Prendete il mio
giogo sopra di voi».
Il suo giogo non è quello di una legge che opprime, ma
quello dell'amore che libera. Per questo il Vangelo ci ricorda che non saremo
credibili per il rigore delle nostre regole, ma per la qualità del nostro
amore.
La sola osservanza della Legge non crea comunione con il
Padre; sono l'accoglienza, la misericordia e il servizio a renderci davvero
suoi figli.