giovedì 12 febbraio 2026

È tempo di seminare

1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30

Dopo il duro confronto con scribi e farisei, le la delusione per la loro incapacità di aprirsi alla novità del vangelo, Gesù risponde il cammino, ma questa volta va oltre le normali aspettative. Non solo continua la missione ma si reca "nella regione di Tiro", varca i confini d’Israele, in un territorio dove non era ancora risuonare la parola del Vangelo. È significativo che il Signore non vuole una Chiesa ripiegata su sé stessa ma una Chiesa sempre pronta a mettersi in cammino per portare ovunque la speranza del Vangelo. Le difficoltà non devono mai intimorirci o bloccarci nel quotidiano annuncio e nella missione. Non si tratta di propagandare un messaggio per quanto positivo e buono, ma è un vero atto di fede, annunciate la Parola, vivere il Vangelo, oltre le difficoltà è un vero atto di fede.

mercoledì 11 febbraio 2026

Liberi dal male

1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23

Sembra che Gesù più che su delle regole e dei precetti ci vuole condurre a considerare la condizione del nostro cuore, ovvero il luogo di noi stessi. È bene dirlo senza nasconderci dietro giri di parole o giustificazioni varie: l’uomo non è puro! Una cosa è riconoscerlo e lottare contro il male che si agita dentro di noi, altra cosa è permettergli di passeggiare tranquillamente dentro di noi e così inquinare pensieri e affetti. Non siamo puri ma possiamo essere purificati. È Dio che ci purifica quando ci allontaniamo gli idoli e poniamo in Lui ogni speranza. Quanto più siamo a contatto con Lui, il solo Santo, tanto più veniamo liberati dal male e riempiti di grazia. Abbiamo bisogno di riempire il cuore di Dio, di toccare le parole di Gesù come Vangelo per la nostra vita, attingere forza dai Sacramenti. Abbiamo bisogno di Dio per imparare ad essere e a vivere come sui veri figli. 

martedì 10 febbraio 2026

Scontro inevitabile

1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13

I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare  un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.


lunedì 9 febbraio 2026

Ti cerchiamo per toccarti

1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56

La gente fissa il suo sguardo su Gesù che scende dalla barca; è Lui che cerca, di Lui ha bisogno. Nelle persone sembra esserci un desiderio insopprimibile che lo spinge a cercare ciò che può dare un senso pieno alla vita. Questa scena ci offre una bella immagine della Chiesa capace di mostrare il volto di Gesù e dare all’umanità la possibilità di incontrarlo. La gente ha bisogno di incontrare Gesù e di “toccare almeno il lembo del suo mantello”? Oggi come ieri, tante persone non cercano più nulla e si accontentano di un’esistenza scolorita; oppure riempiono la vita di emozioni che rispondono ai bisogni. Ma anche questo è segno di ciò che solo Gesù può dare: una vita in pienzzala sua Parola ha la forza di Dio, di scuotere, di ferire, di accarezzare e guarisce. Lui solo è capace di restituire l’uomo a se stesso. 


domenica 8 febbraio 2026

Opere belle e opere buone.

Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".

La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.

È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.

Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...

Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.

Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.

Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.

Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.

Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.

Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale …  Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.

A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.

Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.

Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?

Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?

Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.

sabato 7 febbraio 2026

Il veleno del mondo corrotto

Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29

Il vangelo di oggi ci immerge nel complesso gioco degli intrighi, delle verità negate e dell'ingiustizia come prevaricazione. Una immagine e di una realtà che ancora oggi risuona nel quotidiano che viviamo. Proprio per questo voglio sottolineare una dimensione che ci riguarda più da vicino. Se il rancore prende dimora, prima o poi si trasforma in odio e finisce per generare pensieri e azioni di morte. Se vogliamo liberare il cuore dal male, dobbiamo coltivare pensieri e propositi di bene. Verso tutti. Voler bene non impedisce di avanzare la legittima e doverosa critica quando in coscienza retta riteniamo che determinate scelte o azioni siano sbagliate. Se la critica nasce dalla benevolenza, non fa male perché proviene dallo scrigno della carità.

giovedì 5 febbraio 2026

Ci manda anche oggi ...

1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13

“E prese a mandarli a due a due ... "Atrezzati con la sua Parola e poco altro. Gesù invita a portare con sè il minimo indispensabile: né pane, né sacca, né denaro, un paio di sandali e una tunica. Quasi a suggerirci la domanda su ciò che è il necessario. Un’altra cosa è assolutamente indispensabile il potere sugli spiriti impuri. L'esperienza ci conferma che quanto più rinunciamo alle cose tanto più riempiamo il cuore di Dio, e insieme scopriamo la forza per lottare contro il maligno. Gesù è inviato (Parola che salva e libera dal male), ma è anche colui che invia. È Lui che ci sceglie, è lui che ci manda, è lui la nostra piena libertà e la piena autonomia, perché nell'essere mandati tutto dipende da Dio.