sabato 27 giugno 2026

Cosa significa metterti al primo posto

Mt 10,37-42

(...) È ormai evidente che mettere Gesù al primo posto non ha nulla a che vedere con i nostri metri di misura della fede o con una pratica religiosa fatta di gesti e doveri.

Non si mette Gesù al primo posto negando il primato dell'amore e magari pensando di consacrare sé stessi nella illusione di amare Gesù più di ogni altro ... sarebbe una scorciatoia ingannevole.

Non significa nemmeno cercare di soffrire come Lui, illudendoci di poter portare sulle nostre spalle il peso del dolore e delle ingiustizie del mondo. Finiremmo soltanto per rimanere schiacciati sotto una croce che non ci è stata chiesta.

E non significa neppure offrirgli la vita come una rinuncia continua: rinnegare la propria vita non vuol dire voltare le spalle a tutto ciò che il mondo offre. Se fosse così, la fede si ridurrebbe a una sequenza di privazioni, di affetti negati e di rimpianti.

Mettere Gesù al primo posto è un'altra cosa: è lasciare che la sua presenza dia senso a ogni scelta, trasformi ogni relazione e renda pienamente umana la nostra vita. Scoprire che solo se Gesù è il primo ha senso e pienezza la vita del discepolo, la vita credente.

Mettere Gesù al primo posto è trovarsi pienamente coinvolti nel giorno in cui tutto entra nella grande svolta: Il giorno in cui inizio veramente a credere in Gesù.

·       Quando finalmente lo prendo sul serio e riconosco che Dio è anche mio Padre.

·       Quando vedo che questo è veramente il bel mondo di Dio; quando vedo me stesso come un figlio, non ramengo nel tempo e nella storia ma nel cuore di Dio e quando sento il calore del suo amore;

·       quando vedo gli altri come miei fratelli e sorelle nella grande famiglia umana ...

Ecco che mettere Gesù al primo posto non è come dirlo... dirlo a parole e con parole non pensate e non vissute ... belle nella forma ma insipide nella sostanza.

Quando Gesù disse queste parole hai suoi discepoli forse aveva una intenzione: provocare nei dodici, il desiderio di amarlo realmente. In definitiva a Pietro che cosa ha chiesto alla fine di tutto: "Mi ami tu più di costoro?”

 

È questa la domanda che continua a risuonare anche per ogni discepolo. Mettere Gesù al primo posto significa rispondere a quella domanda non solo con le parole, ma con la propria vita.

Tutti a mensa, nessun escluso

Lam 2,2.10-14.18-19 e Mt 8,5-17

Nel Vangelo di Matteo, il tema principale non è tanto la guarigione del servo, quanto la fede del centurione e l'apertura della salvezza anche ai pagani. Il centurione, pur essendo un ufficiale romano e quindi estraneo al popolo d'Israele, dimostra una fede straordinaria, tanto che Gesù afferma di non averne trovata una così grande in tutto Israele. Da questa fede nasce un importante insegnamento: il Regno di Dio è aperto a tutti coloro che credono, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica o religiosa. La guarigione del servo resta un elemento essenziale del racconto, perché manifesta concretamente l'autorità di Gesù e la sua accoglienza verso chi si affida a lui con fede, senza nessuna discriminazione di censo, genere o altro.

venerdì 26 giugno 2026

La vera guarigione

2Re 25,1-12 e Mt 8,1-4

Il Vangelo è un sapiente intreccio di fatti e di parole. Il primo miracolo raccontato riguarda un lebbroso, affetto da una malattia grave che comportava anche un'immediata esclusione sociale: chi ne era colpito era costretto a vivere lontano dalla comunità, evitando ogni contatto con gli altri. Eppure, ciò che la malattia non è riuscita a spegnere in quest'uomo è il desiderio di vivere e la fiducia nella speranza. Il lebbroso non incontra Gesù per caso: si mette in cammino verso di Lui, sostenuto unicamente dalla forza della fede. La sua guarigione diventa così, per ogni discepolo, il segno di una salvezza che va ben oltre la semplice guarigione fisica. Essa è liberazione da tutto ciò che impedisce la piena comunione con Dio. La vera guarigione del discepolo passa attraverso la conversione del cuore: non si riduce a un pio desiderio o a una buona intenzione, ma diventa la regola capace di ispirare e orientare tutta la vita.

giovedì 25 giugno 2026

Un insegnamento che stupisce

2Re 24,8-17 e Mt 7,21-29

La pratica religiosa può farci sentire credenti, ma per molti rischia di restare un’apparenza. La vita cristiana e la fede in Cristo richiedono invece coerenza: «Se non vivi come credi, finirai per credere come vivi». Se la fede non diventa forma concreta dell’esistenza, finiremo per adottare la logica del mondo. Per questo è essenziale ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica ogni giorno. La parabola della casa costruita sulla roccia e di quella sulla sabbia continua a interpellare chi l’ascolta. Le due case non rappresentano semplicemente credenti e non credenti, ma distinguono chi fonda la propria vita sulla Parola, orientando scelte e fiducia in Dio, da chi si ferma a un ascolto superficiale. La fede è viva solo quando si traduce in scelte concrete; altrimenti si affievolisce fino a spegnersi.

mercoledì 24 giugno 2026

Tutti ... tutti

 Is 49,1-6 e Lc 1,57-66.80

Cosa rappresenta Giovanni? Nella casa di Zaccaria, la gioia per la nascita del bambino, tanto atteso, si unisce alla consapevolezza che Giovanni non è solo il dono desiderato da una coppia di sposi, ma un dono per tutto il popolo. Egli ha un ruolo speciale nella storia di salvezza che Dio realizza con Israele.
Il brano evidenzia lo stupore e la gioia di tutti davanti alla sua nascita. In Giovanni si intrecciano la dimensione umana degli affetti e il mistero dell’azione di Dio nella storia. La sua crescita, infatti, non riguarda soltanto lo sviluppo umano, ma anche l’opera della grazia divina: «Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito». Dio accompagna così il cammino di Giovanni, preparandolo alla missione che gli è stata affidata.

martedì 23 giugno 2026

Cani e porci ...

2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 e Mt 7,6.12-14

Quasi certamente l’espressione si riferisce ai pagani, considerati al tempo di Gesù uomini e donne impuri perché non circoncisi e quindi estranei al popolo santo di Dio. Tuttavia, l’attualizzazione di questa pericope ci spinge a chiederci chi rappresenti oggi questa immagine così provocatoria. Forse la risposta ci sorprende: i “pagani” di oggi possono essere quei battezzati che non vivono secondo il Vangelo. In questa prospettiva, anche noi possiamo diventare pagani nel cuore e nella vita, ricevendo indegnamente le cose sante. Se desideriamo accogliere Cristo, il Santo di Dio, e ricevere con cuore puro i suoi doni, siamo chiamati a custodire uno stile di vita coerente con la fede. Solo vivendo autenticamente da credenti possiamo non solo accogliere la grazia di Dio, ma anche testimoniare e comunicare la sua santità agli altri.

lunedì 22 giugno 2026

Giudizio e pregiudizio

2Re 17,5-8.13-15.18 e Mt 7,1-5

Giudicare secondo criteri umani: l’arte del pregiudizio.
Credo di poter affermare con certezza che chi vive di pregiudizi non può dirsi autentico discepolo di Gesù. In questa prospettiva comprendiamo che, se non impariamo a giudicare rettamente gli eventi, non saremo nemmeno capaci di scegliere il bene. Siamo chiamati a custodire l’innocenza del cuore e, al tempo stesso, a maturare una coscienza critica che ci renda capaci di riconoscere e contrastare il male. Gesù sa bene quanto il giudizio sia per noi un terreno scivoloso: è facile lasciarsi guidare da sentimenti soggettivi che ingigantiscono gli errori degli altri. Spesso, infatti, i giudizi affondano le loro radici nei pregiudizi. Signore, concedici di rivestire di amore il nostro sguardo e le nostre parole, perché possiamo essere testimoni credibili della tua misericordia.