giovedì 26 marzo 2026

La provocazione della fede

Ger 20,10-13 e Gv 10,31-42

La pretesa di Gesù è talmente inaccettabile che non è difficile credere che alcuni giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il clima è a dir poco rovente e si concretizza in un giudizio di condanna: "Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Non mettono in dubbio le opere buone compiute da Gesù, ma tutto perde valore dinanzi alla pretesa di essere come Dio, il suo figlio.
Ma è proprio questa la sfida della fede. Credere significa avere la certezza che Gesù Cristo vuole e può dare la vita in abbondanza. Questa vita passa attraverso l’incontro con la sua persona nella parola e nei segni che lui stesso ci affida ocon i quali ci accompagna. Oggi chiediamo che questa fede sia custodita e purificata e accresciuta.

La morte è un criterio limite

Gen 17,3-9 e  Gv 8,51-59

Abramo è morto, come anche i profeti”, questa è la cruda constatazione della realtà. L’obiezione dei Giudei scaturisce dall’esperienza, oltre che dal buon senso. La morte non lascia niente dietro di sé, se non qualche ricordo, che col passare degli anni diventa sempre più vago. Insomma, la morte viene e domina. L’obiezione è dunque sensata, più che ragionevole. Ma Gesù non è venuto per confermare quello che già sappiamo ma per aprire i nostri occhi su un orizzonte che non avremmo potuto neppure immaginare senza di lui.  Le sue parole possono essere pienamente comprese solo alla luce della Pasqua. Lui è passato attraverso la comune eredità di tutti gli uomini ma ha spezzato le catene della morte. La vita che Lui dona, nel suo morire, scardina ogni razionalità e ci colloca in quel rapporto unico col nostro padre Abramo, per cui  "prima che Abramo fosse, Io Sono". Gesù inaugura il superamento del tunnel oscuro che pone fine ai giorni, introducendo il risorge come luce senza fine.

mercoledì 25 marzo 2026

Una buona notizia per il mondo

Is 7,10-14; 8,10 e Lc 1,26-38

L’annunciazione non è un evento isolato, strano, ma l’inizio di un’alleanza nuova: Dio ha scelto di abitare la nostra terra. Fori da fantasiose e irrealistiche interpretazioni, questo significa prendere con estrema serietà la mediazione storica, culturale e antropologica dell'esperienza umana come trasmettitore-interlocutore e mediatore del divino. Quest’annuncio è la pietra angolare della storia: se Dio si è fatto uomo, nessuno uomo è solo. In qualunque situazione ci troviamo, anche se apparentemente sconfitti, possiamo trovare la pace nell’abbraccio di Dio. Il Nuovo Testamento comincia con questo annuncio: “Rallegrati”, è un invito alla gioia. L’angelo annuncia che Dio si fa vicino, si fa carne, si presenta con il volto di un bambino che inizia la sua vicenda umana nel grembo materno. La nostra storia con Dio passa attraverso la vicenda di una giovane fanciulla che accoglie nella sua carne il Figlio di Dio, colui che riempie di vita la vita di tutto.

martedì 24 marzo 2026

Tu chi sei?

Nm 21,4-9 e Gv 8,21-30

Questa domanda accompagna tutta la vicenda di Gesù, e ivangeli in vario  modo la ripropongono,  non è una delle tante questioni ma è l’interrogativo centrale che risuona in tutti i secoli e interpella ogni uomo di ogni tempo. Il dialogo con i giudei assume la forma di una vera e propria catechesi in cui Gesù si presenta; le sue parole svelano la sua origine: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”.. È bello anche oggi pensare che Dio non vuole rimanere chiuso nel suo mondo, ma ha inviato Gesù per unire il Cielo e la terra. Accogliere Lui significa condividere la vita di Dio, ma anche riconoscere che non possiamo pretendere di misurare le sue parole con il metro esclusivo della razionalità. È necessario operare un’effettiva conversione culturale e lasciare che siano le sue parole a fecondare i nostri pensieri e allargare il nostro sguardo.

lunedì 23 marzo 2026

Offrire sempre una possibilità

Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 e Gv 8,1-11

Nel vangelo di Giovanni questa pericope risplende come un diamante unico e irripetibile che rivela il volto di un Dio ricco di misericordia e sempre pronto a perdonare. La misericordia non è una dottrina astratta ma esige concretezza. Papa Francesco ha così commentato: "Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata". Giudicare gli altri è un mestiere che conoscono tutti, condannare è la cosa più facile. Il difficile è guardare l’altro con occhi di compassione, ancora più difficile è perdonare di cuore. Condannare significa chiudere la persona nel suo passato. Perdonare, invece, significa aprire la porta del futuro, offrire un’altra possibilità.

domenica 22 marzo 2026

Signore fammi vivere

Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45

Sapete cosa significa kerygma?
Lo chiedo perché era una delle parole più chiare e significative usate dai primi credenti in Gesù.
Facciamo un momento di memoria.
Kerigma — parola greca — significa “annuncio”, “proclamazione”. È il cuore, la sintesi del messaggio cristiano: la proclamazione solenne della salvezza attraverso la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.
In sintesi: kerigma = Gesù è il Figlio di Dio, morto e risorto.
Di fronte al Vangelo di oggi mi sono chiesto: che senso ha la risurrezione dell’amico Lazzaro, se la morte e il male sembrano essere le esperienze più certe e determinanti del nostro tempo?
Viviamo in una realtà in cui il male — potremmo dire, provocatoriamente, “il diavolo veste Prada”, come nel celebre film — si presenta in forme sempre più affascinanti. Si insinua, seduce, domina e condiziona la vita degli uomini.
Questo infiltrarsi del male, che sembra attraversare ogni esperienza, conduce solo alla morte: ogni cosa appare svuotata, ogni opportunità impoverita, ogni speranza negata. Quante volte, anche nella mia vita, mi sono trovato a dire: «Signore, se tu fossi stato qui…». La malattia fa il suo corso per Lazzaro, come il male per noi oggi; la morte pronuncia la sua parola definitiva e la fede sembra restare muta, incapace di rispondere ai dubbi e alle domande. Sembra quasi soccombere davanti agli eventi inevitabili.
Ma è davvero così? Il Vangelo non ha più nulla da dirci? La Parola di Dio è diventata muta? Che cosa può dire oggi, nelle situazioni che viviamo?
In che modo la risurrezione di Lazzaro può essere ancora una buona notizia?
C’è un elemento che spesso non vogliamo considerare fino in fondo, e che in questa vicenda emerge con forza: il Signore soffre con noi.
Soffre con Lazzaro, con Marta e Maria, e soffre anche con ciascuno di noi.
Egli sceglie di restare accanto a noi quando tutto sembra perduto, aprendo ai nostri orizzonti nuove possibilità. Le parole di Gesù sono una dichiarazione di presenza.
La morte di Lazzaro diventa l’occasione per ricordare che il Dio delle promesse, il Creatore dell’universo, è il Dio presente — anche nella morte.
È il Dio che fa suo il pianto di chi ama, la disperazione di chi si scopre fragile e impotente.
Dio non mette alla prova la nostra fede davanti alla sofferenza: sceglie piuttosto di abitare la nostra malattia e la nostra morte, facendosi vicino, tendendoci la mano, richiamandoci alla vita. Perché Lui è la vita. E non si stanca di ricordarci che siamo eredi del suo stesso Spirito, e quindi portatori di vita.
Anche noi, nei momenti di maggiore disperazione, siamo chiamati a uscire da noi stessi per andare verso Dio, ma sarà proprio il momento in cui dire: «Signore, io credo!». Da qui nasce il kerigma.

sabato 21 marzo 2026

Dissenso riguardo a lui.

Ger 11,18-20 e Gv 7,40-53

La conseguenza dell'annuncio del Regno ce la racconta Giovanni in questo frase:  "E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui". Gesù è da un lato una persona straordinaria come pure è diversa dai nostri schemi, da risultare spesso distante e incomprensibile. È inevitabile però confrontarsi con lui: chi è Gesu? Ogni uomo è chiamato a “prendere posizione di fronte a Cristo”. Molti sprofondano nel dubbio, e preferiscono restare nell’indecisione, meglio e prudente non sbilanciarsi, non esporsi e rimanere nelle dichiarazioni di comodo che dicono tanto di disimpegno e mediocrità. Chi sceglie Cristo, riceve da una parte consolazione; ma sperimenta anche un’inquietudine, prima sconosciuta, di chi é coinvolto nell’opera di redenzione. Oggi chiediamo la grazia di vivere la fede come modo di partecipare al mistero di Cristo e all'opera di salvezza.