mercoledì 29 aprile 2026

Valore dei gesti di Gesù

At 13,13-25 e  Gv 13,16-20

Le parole e i gesti di Gesù delineano la cornice nella quale si muove la vita dei discepoli. È questa la via nuova e vivente. Queste parole sono cariche di speranza ma sono anche accompagnate da un’ombra che avvolge tutto di amarezza. Gesù annuncia il tradimento, nessuno dei presenti capì il significato di quelle parole, per loro era impossibile pensare che qualcuno del gruppo, proprio uno di quelli che mangiano alla stessa tavola, sia pronto a tradire il Maestro. Questa parola di oggi chiama in causa ciascuno di noi circa la nostra fedeltà e il modo di custodire l'amore per il Signore. La fedeltà nasce da un quotidiano e instancabile affidarsi a Colui che ci ha chiamato. Quando abbiamo accolto la chiamata e abbiamo detto il nostro sì, ci siamo messi nelle mani Dio. È Lui che ha dato forma alla nostra esistenza. 

Lodare nella crisi

1Gv 1,5-2,2 e Mt 11,25-30

"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra". Queste parole di Gesù svettano rispetto al facile entusiasmo della gente, che come sempre passa dall’esaltazione alla delusione, per cui inizia a diminuire; parole che si contrappongono allo stato d’animo degli stessi discepoli che mostrano di non comprendere le parole e la strategia del Maestro. È nella criticità e nella scarsa visione del domani che lodare Dio significa ben più di una lode, una invocazione, ma significa rinnovare la propria fedeltà. Anche a noi oggi è chiesto di saper lodare d riconoscere l'agire di Dio che conduce la storia alla pienezza, nella salvezza. Se i nostri sono tempi di transizione, non diversi furono i tempi di Santa Caterina (che festeggiamo oggi), per cui oggi chiediamo la grazia di essere artefici di unità e costruttori di comunione ecclesiale, oltre ogni facile entusiasmo o delusione.

martedì 28 aprile 2026

Sue pecore

At 11,19-26 e Gv 10,22-30

Fanno domande, tutti chiedono più luce ma pochi sono disposti a confrontarsi con la testimonianze dalle opere di Gesù ..., ed ecco che le domande sono diventate una scusa per non ascoltare. Spesso, in apparenza le nostre domande sembrano espressione di interesse, desiderio di capire; traducono la voglia di chiarezza: “Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.  In realtà è tutto inutile, ogni tentativo di risposta si infrange contro una ineludibile verità: "voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono". Tutto quello che Gesù ha detto e fatto non è riuscito ad abbattere il muro di incredulità, siamo ancora lì a chiedere altri segni e altre parole. Oggi la domanda che dobbiamo farci è: siamo sue pecore, o siamo pecore di altri?

lunedì 27 aprile 2026

L'unico pastore

At 11,1-18 e Gv 10,11-18

Con l’immagine del buon Pastore, Gesù si presenta come il volto del Dio d’Israele che accompagna con amore i passi del suo popolo. L’aggettivo “buono” indica che Egli è il Pastore autentico, il modello di ogni guida: nessuno è come Lui e ogni altro pastore trova in Lui il proprio riferimento.
Nella Chiesa, il compito di guidare e amministrare i sacramenti è affidato ai vescovi e ai sacerdoti, che nel loro ministero rendono presente l’unico e buon Pastore. Tuttavia, tutti i discepoli di Gesù, nelle scelte della vita, sono chiamati a riflettere il suo stile e a darne testimonianza.

domenica 26 aprile 2026

Un pastore anomalo

At 2,14.36-41 Sal 22 1Pt 2,20-25 Gv 10,1-10

Quarta domenica di Pasqua, tradizionalmente chiamata la domenica del Buon Pastore. È anche la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Il messaggio di Papa Leone che accompagna questa giornata – e quindi anche la nostra preghiera di oggi – sviluppa alcuni temi a partire da un titolo estremamente affascinante: La scoperta interiore del dono di Dio.

Oggi a ciascuno di noi non è chiesto semplicemente di pregare perché ci siano più preti, ma di riconoscere e rendere evidente il cammino di scoperta del dono che è la propria vocazione personale.

Una vocazione è un dono: non un posto fisso, non un riscatto sociale, non un luogo di potere, ma un dono di Dio per realizzare sé stessi e contribuire al Regno del Padre.
La vocazione è coinvolgimento in un progetto universale. È qualcosa di grande.

Prima ancora di pregare, oggi siamo invitati a metterci alla ricerca della nostra vocazione.

So di averla? La riconosco?

 

Il Papa ci ricorda che la vocazione nasce nell’interiorità di ciascuno.

Ripensandoci, mi tornano alla mente tanti momenti: dialoghi, viaggi a Montegiove, relazioni sbagliate, tanta preghiera… perfino una birra con Mauro Gambetti (attuale Cardinale), che insieme a Sara Folli mi accompagnò il primo giorno di seminario.

Se dovessi sintetizzare gli ultimi tre anni della mia ricerca vocazionale, direi: un abbandono fiducioso.

Il Papa afferma che, seguendo Gesù, il Buon Pastore, si scopre la vera bellezza della vita attraverso la preghiera, il silenzio e l’ascolto interiore.

Si scopre che Gesù è davvero un pastore buono, che chiama con una voce fatta di tante voci… come quelle della GMG in Polonia nel 1991. Quella voce mi ha fatto cambiare direzione.

Arrendersi e lasciarsi condurre non è facile. Sono tante le cose che trattengono, che affascinano, che alimentano il dubbio: “E se ti stessi sbagliando? E se stessi buttando tutto al vento?”

Eppure, quando ho deciso, ero pieno di gioia. Mi sentivo leggero, come se stessi volando… e non avevo più paura di nulla.

 

Il Papa ci ricorda che la vocazione è un dialogo personale con Dio, fondato sulla conoscenza reciproca e sulla fiducia. È ciò che porta a scegliere una strada di amore e servizio. Non è qualcosa di imposto, ma un cammino libero verso la felicità.

I miei sono stati tre anni intensi, tra alti e bassi, esperienze e lacrime, che mi hanno portato a comprendere cosa significhi davvero per me essere felice. E ho scoperto che quella felicità non me la davo da solo, ma era una proposta di Gesù.

Una felicità che resta, nonostante i miei limiti e difetti — che erano tanti e lo sono ancora — ma che resta. Anche nella gioia di essere oggi qui, a Massa Lombarda.

Infine, il Papa conclude ricordando che la vocazione è un processo dinamico, che matura nel tempo grazie alla relazione con Dio, alle relazioni fraterne e al discernimento. Coltivarla con costanza porta frutti per sé e per gli altri.

La scelta non è un punto fermo della vita, non è staticità. Per me, essere prete è il massimo dinamismo possibile del mio esistere.

La voce del Pastore che chiama le pecore, riguarda la vocazione di ciascuno. Chi ha dubbi sulla propria, si metta in ascolto e inizi a seguirlo da vicino, così da potergli rivolgere anche qualche domanda. Non abbiate paura: la risposta arriva. Basta non tapparsi le orecchie.

sabato 25 aprile 2026

Proclamare il Vangelo

1Pt 5,5-14 e Mc 16,15-20

Il Risorto chiede a tutti i discepoli di essere protagonisti della grande avventura missionaria che genera l'essere Chiesa ieri, oggi e sempre. Un coinvolgimento universale perché tutti hanno il diritto di ricevere la Parola che salva. Dobbiamo impegnarci a proclamare il Vangelo non solo con piena convinzione ma anche con tutte le nostre energie, perché in gioco c’è la salvezza dei fratelli. Quale é la conseguenza della nostra indifferenza rispetto al comando di Gesù? Quante volte non abbiamo annunciato il Vangelo o non lo abbiamo fatto nelle forme opportune? E quante altre ci siamo lasciati vincere dalla paura o dalla pigrizia? È necessario che il nostro modo di vivere diventi una bella provocazione, è necessario che la Parola raggiunga il nostro cuore pulsante. Solo se apparteniamo alla Parola la potremo annunciare liberamente.

venerdì 24 aprile 2026

L'insegnamento di Cafarnao

At 9,1-20 e Gv 6,52-59

Il linguaggio di Gesù scandalizza i suoi interlocutori, perché non ammette un valore esclusivamente simbolico. Mangiare la carne e bere il sangue sono espressioni di rara concretezza, come nei sinottici è il "mangiate e bevete" dell'ultima cena. Parole che ci costringono a vedere nell’Eucaristia la presenza reale di Colui che si è fatto uomo ed è nato dalla Vergine Maria. Questa pagina di Giovanni compone un mosaico che con oggi appare nella sua piena verità: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”. La vita di Dio scorre nella nostra vita come esistenza che si compie in pienezza nel corpo e sangue di Cristo che mangiamo nel pane Eucaristico. Privarsene è un suicidio!