lunedì 15 giugno 2026

Non fate come i pagani

1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48

Ma come si comporta il pagano? La risposta, in fondo, è semplice: segue il proprio istinto. Di fronte a un nemico, assume un atteggiamento di ostilità o, nel migliore dei casi, mantiene una rigorosa distanza. L’insegnamento evangelico può essere riassunto così: «Siete figli: comportatevi dunque come figli di quel Padre che desidera riversare su tutti la sua bontà e la sua misericordia». Chi non vive a immagine di Dio non solo smentisce la propria fede, ma dimentica e smarrisce la sua vera identità. Per Gesù, l’amore verso i nemici rappresenta una sorta di banco di prova della fede: è il segno concreto che ne manifesta l’autenticità e la credibilità.


Come vincere il male

1Re 21,1-16 e  Mt 5,38-42

Il male attraversa la storia umana, dobbiamo fare i conti con il male, quello che si annida dentro di noi e quello che è presente nel mondo circostante. Gesù è il buon maestro capace di rendere i discepoli consapevoli del male e invitarli ad essere vigilanti e insieme  insegnare come combattere il male.  “Vincere il male con il bene”, l’offesa si ripara con il perdono; all’ingiuria si risponde con il silenzio. Gesù invita a non seguire l’istinto della carne di una giustizia vendicativa, ma la legge della carità che cerca sempre e solo il bene. La storia insegna che tanti cristiani perseguitati non hanno reagito con la vendetta ma con il perdono; non hanno chiesto a Dio di fare giustizia ma hanno invocato la conversione dei loro persecutori. 



domenica 14 giugno 2026

Manda operai nella tua messe ... manda me.

Es 19,2-6 – Sal 99 – Rm 5,6-11 – Mt 9,36-10,8

Con questa domenica possiamo considerare concluso un intero anno pastorale, scandito da celebrazioni, feste e tempi forti che hanno reso visibile il cammino della nostra fede.

Ora entriamo nel Tempo Ordinario, il tempo della fedeltà quotidiana, nel quale siamo chiamati a confrontarci ogni giorno con la Parola di Gesù, lasciandoci guidare e trasformare da essa. È il tempo in cui la fede matura nella vita concreta.

 

La prima lettura ci ricorda la nostra vocazione: «Se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me una proprietà particolare fra tutti i popoli». Anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce del Signore e a testimoniare, nella quotidianità, la bellezza di appartenere a Lui.

Per cui il Vangelo ci invita a riflettere su un'esperienza che conosciamo bene: sentirci stanchi e sfiniti, come pecore senza pastore.

Succede quando la vita procede senza una direzione chiara, quando prevalgono l'individualismo, l'indifferenza e la ricerca esclusiva di ciò che è più comodo o gratificante.

Così finiamo per essere consumati non solo dalle difficoltà della vita, ma anche dalle conseguenze asfissianti delle nostre scelte.

Di fronte a questa realtà il vangelo ci fa vedere come emerge la figura di Gesù: un Gesù che guarda, che prova compassione,   e che guarisce.

Anzitutto Gesù guarda: «Vedendo le folle...». Si ferma e non passa oltre. Forse una delle ferite più profonde dell'uomo è proprio quella di non essere visto, riconosciuto, accolto. Lo sguardo di Gesù, invece, restituisce dignità e apre alla vita. Non vede una massa indistinta, ma persone concrete, ciascuna con il proprio volto e la propria storia.

Il secondo passaggio è la compassione: «Ne sentì compassione». Gesù non osserva da lontano, ma si lascia coinvolgere dalla sofferenza delle persone. La compassione impedisce allo sguardo di trasformarsi in giudizio o indifferenza; permette di vedere oltre le apparenze e di aprire sempre una possibilità di speranza.

Infine, Gesù riconosce la condizione delle folle: sono stanche e sfinite perché prive di una guida e di una cura autentica. Da qui nasce l'invito: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».

Questa preghiera non riguarda tanto la richiesta di nuovi sacerdoti o guide, ma il desiderio che tutti noi diventiamo discepoli capaci di guardare come Gesù e di avere il suo stesso cuore. Significa essere una Chiesa vicina alle persone, presente nella storia concreta degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Dallo sguardo di Gesù nasce infatti la missione dei discepoli. Egli chiama i Dodici perché la sua opera di cura e di salvezza diventi la missione di una comunità intera.

Anche noi siamo chiamati a ritornare a quel Maestro che dona orientamento alla nostra vita e ci rende capaci di parole e gesti che sollevano, guariscono, liberano e aprono gli occhi agli orizzonti di Dio.

Preghiamo allora perché il Vangelo plasmi sempre più la nostra esistenza e perché l'essere discepoli non sia vissuto come un ruolo, ma come una scelta quotidiana di vita.

Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di una rinnovata coscienza ecclesiale: uomini e donne che riscoprano la propria vocazione battesimale e vivano con responsabilità la propria appartenenza alla comunità cristiana.

Per questo possiamo fare nostra la preghiera del Vangelo: «Manda operai nella tua messe, Signore. Ma soprattutto dammi il coraggio … anche a me di andare … fammi capace di rispondere alla tua chimata, alla tua missione.

sabato 13 giugno 2026

Custodire il cuore buono

Is 61,10-11 e Lc 2,41-51

La liturgia ci fa contemplare il Cuore Immacolato di Maria: un cuore in cui non c’è niente che offusca la presenza di Dio, niente che impedisce a Dio di essere Dio. Ma a differenza di Maria nel nostro cuore maturano le scelte più luminose e/o quelle più tenebrose, quelle che ci avvicinano ne.l'amore a Dio oppure quelle che abbruttiscono la nostra esistenza. La storia dimostra che l’uomo nonostantevil suo essere Figlio, può comportarsi come gli angeli ma può anche compiere le opere del demonio. È un continuo combattimento. Per questo è assolutamente necessario imparare a custodire il cuore. Custodire il cuore significa: fare del luogo più intimo di noi stessi e della nostra coscienza la dimora dove Dio può abitare per educarci alla sua volontà e nel suo amare.

venerdì 12 giugno 2026

Venite a me ...

Dt 7,6-11 e Mt 11,25-30

Quanto più ci sentiamo affaticati e delusi, tanto Gesù ci invita a cercare in lui consolazione e rifugio, a porre in Dio la nostra speranza. La preghiera della Chiesa, oggi nella liturgia delle ore inizia con l'antifona che presenta il Signore con l’immagine di un cuore che ama e soffre, e soffre proprio perché ama.
La sua misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona”. Quest’amore risana il cuore umano e gli dona ripetutamente il coraggio di amare. Ma è bene pure ricordare che, se amiamo realmente, l’amore implica inevitabilmente la disponibilità a soffrire per coloro che amiamo e, talvolta, a causa di coloro che amiamo. 

giovedì 11 giugno 2026

La missione è una carità concreta

At 11,21-26;13,1-3 e  Mt 10,7-13

La missione è fatta di opere e parole: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Un mandato a prima vista fin troppo audace, se pensiamo di attuarlo con le sole nostre forze. Ma i missionari non sono persone eccezzionali, uomini e donne con incarichi speciali. Missionario significa esprimerece condividere nella propria vita con opere e parole la presenza di Dio e mostrare un frammento del suo  Regno. Una immagine chiara è scritta nel Concilio Vaticano II: “la Chiesa sale della terra e luce del mondo è chiamata in maniera più urgente a salvare e a rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia ed un solo popolo di Dio” (Ad gentes, 1).

mercoledì 10 giugno 2026

Distruzione e compimento

1Re 18,20-39 e Mt 5,17-19

Gesù non vuole abrogare la Legge ma neppure si limita a ripetere la tradizione, anzi dichiara apertamente di essere venuto per “dare pieno compimento”; tutto quello che appartiene alla fede d’Israele riceve con lui una veste nuova. Il verbo abolirre non significa soltanto annullare o cancellare ma anche abbattere, distruggere, sovvertire; dobbiamo quindi intenderlo nel suo significato più ampio, che genera un contrasto irriducibile tra distruzione e compimento, che ci obbliga a rileggere la vicenda d’Israele come storia anche di Dio: una tappa della rivelazione salvifica. Malgrado i limiti umani, quella storia non può essere considerata una parentesi,né quindi può essere distrutta o sovvertire. Per fortuna l’umana debolezza non impedisce a Dio di portare a compimento la sua opera.