martedì 9 giugno 2026

Distruzione e compimento

1Re 18,20-39 e Mt 5,17-19

Gesù non vuole abrogare la Legge ma neppure si limita a ripetere la tradizione, anzi dichiara apertamente di essere venuto per “dare pieno compimento”; tutto quello che appartiene alla fede d’Israele riceve con lui una veste nuova. Il verbo abolirre non significa soltanto annullare o cancellare ma anche abbattere, distruggere, sovvertire; dobbiamo quindi intenderlo nel suo significato più ampio, che genera un contrasto irriducibile tra distruzione e compimento, che ci obbliga a rileggere la vicenda d’Israele come storia anche di Dio: una tappa della rivelazione salvifica. Malgrado i limiti umani, quella storia non può essere considerata una parentesi,né quindi può essere distrutta o sovvertire. Per fortuna l’umana debolezza non impedisce a Dio di portare a compimento la sua opera. 

Possiamo esistere in un modo nuovo

1Re 17,7-16 e Mt 5,13-16

Essere sale, essere luce ... Se accettiamo la sfida delle beatitudini, se facciamo di quella Parola lo spazio del nostro vivere, allora diventiamo sale della terra e luce del mondo. Le beatitudini non propongono una lista di "cose" da realizzare ma chiedono di lavorare su noi stessi per esistere in un modo nuovo, diverso. Con le beatitudini Gesù ci invita a dare alla nostra vita una forma missionaria; essere sale e luce significa non vivere per noi stessi, rinchiusi nei problemi che ci assillano, ma nel realizzare noi stessi per essere gioia e speranza per i nostri amici, vicini e compagni di vita. In un mondo in cui tutto è posto al servizio dell’io, Gesù ci chiede di dimenticare noi stessi e di focalizzarci nel sale e nella luce di il mondo.

lunedì 8 giugno 2026

Il volto di Cristo

1Re 17,1-6 e Mt 5,1-12

Quanto vogliamo realmente vivere il vangelo? Come smaschero le mie ipocrisie? Le beatitudini sono la "carta di tornasole"’ (forse non tutti sanno di cosa si tratta) del discepolo. Le beatitudini sono lo specchio per verificare la nostra reale disponibilità a vivere il Vangelo co e espressione più matura della fede, come sintesi chiara ed esigente della sequela. In definitiva questa pagina è il nostro ritratto da discepoli, vi troviamo gli elementi essenziali di quella testimonianza alla quale siamo chiamati. Ma per essere tutto questo, le beatitudini sono il ritratto di Gesù. L’evangelista Matteo non potendolo farlo con immagini ci descrive Gesù con le sue stesse parole. Se queste parole s’imprimono nel cuore fin dall’inizio, se diventano la luce che rischiara ogni nostra scelta, potranno dare un volto alla nostra vita. Un volto che assomiglia a quello di Gesù. 

domenica 7 giugno 2026

Corpus Domini

Dt 8,2-3.14-16; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

Egli vive in noi
Nella solennità del Corpus Domini celebriamo Gesù che continua a rimanere con noi nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Egli vive in noi e noi viviamo in Lui. Ma il suo esserci è reale anche in questa Massa Lombarda dove ogni giorno viene consacrato.

Egli ci dona la vita
Gesù ci ricorda che la vita ha la sua origine nel Padre: non siamo noi a crearla o a possederla, ma la riceviamo come dono. In un mondo segnato da fragilità, paure e ferite, questa è una grande speranza: la nostra vita e la vita di tutti coloro che ci sono accanto, proprio tutti, trova la sua sorgente in Dio.

Egli vuole trasformarci
Ma Gesù fa ancora di più: dona sé stesso per la vita del mondo. Nell’Eucaristia non troviamo un semplice simbolo, ma la sua presenza viva che entra nella nostra esistenza e la trasforma.

Accogliere Cristo nell’Eucaristia significa accogliere la sua vita.
E questa vita cambia il nostro modo di vivere:
- l’amore ricevuto diventa amore donato,
- il perdono ricevuto diventa perdono offerto,
- il dono ricevuto diventa condivisione.
Cambiare e trasformare la realtà è concretezza del mistero celebrato.

L'eucaristia deve essere il nostro cambiamento
L’Eucaristia ci insegna la logica di Dio: non trattenere, ma donare; non chiudersi, ma aprirsi agli altri. È una trasformazione spesso silenziosa, ma reale e concreta.
Oggi chiediamo la grazia di non abituarci mai a questo dono e di lasciarci trasformare da Cristo, per vivere secondo il Vangelo: ricevere per donare.
Se in noi davvero riceviamo Cristo, allora qualcosa in noi deve cambiare. Anche qui a Massa Lombarda, nel nostro modo di seguire Gesù Maestro di vita e salvatore dell'uomo.

sabato 6 giugno 2026

Guardatevi da scribi e farisei ...

2Tm 4,1-8 e Mc 12,38-44

Gesù mette in guardia da scribi e farisei ... ipocriti e osserva i ricchi che gettavano le loro offerte nelle casse del tempio. Ma di questi non commenta. Ogni commento si trasferisce su chi ascolta. Siamo negli ultimi capitoli del Vangelo di Marco e Gesù si prepara la sua dipartita. Come fare? cosa fare? Anche se forse non gli era così tutto chiaro. Lo sguardo di Gesú coglie alcune situazioni particolari che lo aiutano certamente a realizzare una maggiore concretezza nellevsue scelte. L'incontro co una donna vedova lo porta alla soglia del donare tutto sè stesso. Lui non farà come i ricchi che donano il loro superfluo, donano qualcosa. No Gesù farà come la vedova che dona tutto quello che aveva per vivere. La vedova, quindi, non dona qualcosa, ma dona se stessa. Si Gesù farà così: donerà la sua stessa vita.

venerdì 5 giugno 2026

Interrogati da Gesù

2Tm 3,10-16 e Mc 12,35-37

Ogni tanto Gesù prende in mano il discorso e lui si mette a fare le domande ...
Forse è stanco della poca fede della gente, forse un poco deluso della durezza e aridità del gruppo dei dodici ... Forse è proprio di fronte a questo che Gesù prova ad alzare il livello della fede e della sensibilità umana ... la nostra umana sensibilità.
Allora spiega le Scritture e aiuta a leggerle con una sapienza nuova. In questo caso, parla di se stesso, senza dirlo esplicitamente. Citando un salmo, fa notare che il Messia non può essere considerato come spesso o sempre la maggioranza lo pensa ... ma egli è il “mio signore”. Le scriture poi, non ci forniscono delle risposte puntuali e complete, esse si consegnano al nostro cuore, per germogliare e portare frutto;, é solo così che o Spirito può rendere nuova quella Parola antica.

giovedì 4 giugno 2026

Amare tra desiderio e possibilità

2Tm 2,8-15 e Mc 12,28-34

Amare Dio, non crea grossi problemi, mentre amare il prossimo risultato sempre più complicato. Ma ugualmente il Vangelo ricorda che l’amore è un comandamento, fa parte della rivelazione, è una parola che Dio ha seminato nella nistra stiria umana.
Ecco che per imparare ad amare dobbiamo accogliere l’amore non come un desiderio emotivo e istintivo, ma come comandamento a cui educarci e a cui adeguarci. Ma per fare questo occorre che il nostro sguardo è costantemente rivolto a Dio, diversamente il comandamento verrà disatteso. Amare Dio con tutto il cuore diviene il punto di partenza per imparare ad amare il prossimo. Quanto più entriamo in una relazione intima e veritiera con Dio tanto più riceviamo da Lui la forza per superare la nostra istintività per aprici all'amore dell'altro, che progressivamente diviene il prossimo e poi il fratello.
L'amare Dio permette di seminare amore nei sentieri della vita quotidiana.