sabato 21 marzo 2026

Signore fammi vivere

Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45

Sapete cosa significa kerygma?
Lo chiedo perché era una delle parole più chiare e significative usate dai primi credenti in Gesù.
Facciamo un momento di memoria.
Kerigma — parola greca — significa “annuncio”, “proclamazione”. È il cuore, la sintesi del messaggio cristiano: la proclamazione solenne della salvezza attraverso la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.
In sintesi: kerigma = Gesù è il Figlio di Dio, morto e risorto.
Di fronte al Vangelo di oggi mi sono chiesto: che senso ha la risurrezione dell’amico Lazzaro, se la morte e il male sembrano essere le esperienze più certe e determinanti del nostro tempo?
Viviamo in una realtà in cui il male — potremmo dire, provocatoriamente, “il diavolo veste Prada”, come nel celebre film — si presenta in forme sempre più affascinanti. Si insinua, seduce, domina e condiziona la vita degli uomini.
Questo infiltrarsi del male, che sembra attraversare ogni esperienza, conduce solo alla morte: ogni cosa appare svuotata, ogni opportunità impoverita, ogni speranza negata. Quante volte, anche nella mia vita, mi sono trovato a dire: «Signore, se tu fossi stato qui…». La malattia fa il suo corso per Lazzaro, come il male per noi oggi; la morte pronuncia la sua parola definitiva e la fede sembra restare muta, incapace di rispondere ai dubbi e alle domande. Sembra quasi soccombere davanti agli eventi inevitabili.
Ma è davvero così? Il Vangelo non ha più nulla da dirci? La Parola di Dio è diventata muta? Che cosa può dire oggi, nelle situazioni che viviamo?
In che modo la risurrezione di Lazzaro può essere ancora una buona notizia?
C’è un elemento che spesso non vogliamo considerare fino in fondo, e che in questa vicenda emerge con forza: il Signore soffre con noi.
Soffre con Lazzaro, con Marta e Maria, e soffre anche con ciascuno di noi.
Egli sceglie di restare accanto a noi quando tutto sembra perduto, aprendo ai nostri orizzonti nuove possibilità. Le parole di Gesù sono una dichiarazione di presenza.
La morte di Lazzaro diventa l’occasione per ricordare che il Dio delle promesse, il Creatore dell’universo, è il Dio presente — anche nella morte.
È il Dio che fa suo il pianto di chi ama, la disperazione di chi si scopre fragile e impotente.
Dio non mette alla prova la nostra fede davanti alla sofferenza: sceglie piuttosto di abitare la nostra malattia e la nostra morte, facendosi vicino, tendendoci la mano, richiamandoci alla vita. Perché Lui è la vita. E non si stanca di ricordarci che siamo eredi del suo stesso Spirito, e quindi portatori di vita.
Anche noi, nei momenti di maggiore disperazione, siamo chiamati a uscire da noi stessi per andare verso Dio, ma sarà proprio il momento in cui dire: «Signore, io credo!». Da qui nasce il kerigma.

Dissenso riguardo a lui.

Ger 11,18-20 e Gv 7,40-53

La conseguenza dell'annuncio del Regno ce la racconta Giovanni in questo frase:  "E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui". Gesù è da un lato una persona straordinaria come pure è diversa dai nostri schemi, da risultare spesso distante e incomprensibile. È inevitabile però confrontarsi con lui: chi è Gesu? Ogni uomo è chiamato a “prendere posizione di fronte a Cristo”. Molti sprofondano nel dubbio, e preferiscono restare nell’indecisione, meglio e prudente non sbilanciarsi, non esporsi e rimanere nelle dichiarazioni di comodo che dicono tanto di disimpegno e mediocrità. Chi sceglie Cristo, riceve da una parte consolazione; ma sperimenta anche un’inquietudine, prima sconosciuta, di chi é coinvolto nell’opera di redenzione. Oggi chiediamo la grazia di vivere la fede come modo di partecipare al mistero di Cristo e all'opera di salvezza.


venerdì 20 marzo 2026

Fermezza nella testimonianza

Sap 2,1.12-22 e Gv 7,1-2.10.25-30

Sono diverse le salite di Gesù a Gerusalemme (almeno tre quelle citate nel vangelo), ma ciò che Giovanni fa emergere è lo stile e l'intenzione di Gesù: "che entra nella casa di suo Padre e si mette a insegnare”. Predica e insegna con autorità. Gesù è diventato un personaggio pubblico che viene seguito con attenzione anche dai capi religiosi. La presenza di Gesù suscita domande e chiede di prendere posizione; ma ciò che é più evidente è che Gesú non si tira indietro, anzi, annuncia pubblicamente la Parola. Gesù ci invita a una risoluta fermezza, a che di fronte alle complesse situazioni e ai rischi che siaddensano all'orizzonte, mai dobbiamo nasconderci né minimizzare la fede. Occorre eslrimere sempre il coraggiano di testimoniare il Vangelo con umiltà e responsabilità.

giovedì 19 marzo 2026

La fede e l'amore di Giuseppe

2Sam 7,4-5.12-14.16 e Mt 1,16.18-21.24

La rilettura storica e teologica di Giuseppe, ci consegna un uomo giusto che vuole restare fedele ai precetti del Signore, nonostante che la sua fede sia messa alla prova. Giuseppe si trova immerso in una storia più grande di lui, fatta di luci e di ombre, difficile da decifrare: ciò che succede in Maria lo mette in crisi, lo spiazza anche nella fede. Giuseppe non sa cosa fare, non comprendere il significato di quanto accade.
Il discernimento che fa Giuseppe nasce dalla fede in Dio e dall’amore per Maria. L’amore sincero per Maria gli impedisce di dubitare, la fede invece gli permette di riconoscere che Dio può intervenire nelle vicende umane come e quando vuole.

mercoledì 18 marzo 2026

Le difficili verità svelate

Is 49,8-15 e Gv 5,17-30

Questo brano, più che una narrazione, è una pagina impregnata di teologia, un genere letterario spesso difficile per noi; all’evangelista Giovanni piace intrecciare la narrazione degli incontri e dei gesti compiuti da Gesù con contenuti di grande impronta dottrinale. In Giovanni da una parte veniamo condotti all'incontro personale con Gesù che permette a ciascuno di sperimentare la dolce e consolante presenza di Dio; d’altra parte ci porta a considerare Gesù  e la verità  di fede che esprime il suo mistero di Figlio di Dio.
La fede infatti non può ridursi ad un vago sentimento, la fede non pienamente compresa rischia di rimanere un’esperienza puramente emozionale. Rileggiamo il brano più volte.

martedì 17 marzo 2026

Una idea di guarigione ...

Ez 47,1-9.12 e Gv 5,1-16

Se Gesù è venuto per guarire l’umanità, desideroso di dare a tutti la vita, per cui non resta lontano, ma di persona vuole entrare in contatto con ciascuno, forse significa che dobbiamo prendere coscienza di ciò che è malattia e di quanto siamo coinvolti nella fragilità e nel peccato. Quello che è palese è la difficoltà, allora come oggi, ad accoglierlo come Salvatore, come "medico"; come pure è palese una umanità che appare come come una folla di “ciechi, zoppi e paralitici”. La guarigione fisica del paralitico è segno di quella salvezza che riguarda tutto l’uomo. Gesù si accosta a quell’uomo, ma la domanda si dilata oltre la salute fisica e diventa: “Vuoi essere liberato dal male, da quel male che ti costringe a vivere come un paralitico?” Questa domanda Gesú la fa ad ogni uomo.

lunedì 16 marzo 2026

La preghiera di un padre

Is 65,17-21 e Gv 4,43-54

Chi è questo uomo? È un "funzionario del re", un uomo potente, che che può vantare amicizie importanti, quelle che contano sul piano sociale. Gesù guarda il suo cuore, non si inchina dinanzi ai potenti ma a quelli che chiedono con umiltà. La fede di questo padre angosciato commuove Gesù e lo spinge a intervenire, dove trova la fede, il Signore compie prodigi. È bene notare che la fede di questo padre precede la guarigione, sembra quasi che Gesù lo voglia mettere alla prova rimandandolo a casa con la semplice promessa: "Tuo figlio vive". Credere non significa ottenere ma affidarsi. La fede non guarda i segni ma Colui che li compie ... È questa la fede che oggi chiediamo.