Ef 2,19-22 e Lc 6,12-19
CUSTODIRE LA PAROLA ... don Fabio Gennai
di don Fabio Gennai
martedì 27 ottobre 2026
Chiamati perché diversi
Infinita Piccolezza
Ef 5,21-33 e Lc 13,18-21
Gesù utilizza immagini che richiamano la piccolezza e il nascondimento: il granello di senape viene seminato nella terra e scompare alla vista; il lievito, mescolato alla farina, si nasconde fino a diventare invisibile. Il Regno di Dio non si manifesta attraverso eventi clamorosi, come spesso ci aspetteremmo, ma cresce silenziosamente nella quotidianità. Gesù ci invita, così, a riconoscere il suo mistero e la sua opera nella realtà di ogni giorno. Il Regno di Dio abbraccia le attese, le scelte e i sentimenti che animano la vita di ciascuno. Spesso, tuttavia, siamo attratti da ciò che appare e risplende, e facciamo fatica a cercare Dio nelle piccole cose. Per questo rischiamo di non riconoscere i segni della sua presenza e della sua azione nella nostra vita. Eppure, Dio continua a percorrere le vie semplici e nascoste attraverso le quali, da secoli, alimenta la fede del suo popolo. È come se Gesù ci dicesse: «Aprite il cuore e la mente, vigilate e abbiate fiducia: Dio è all’opera e sta compiendo le sue promesse». Il Regno di Dio è lo spazio della vita umana in cui Dio trova dimora e può agire, proprio come il lievito che fa fermentare la pasta. Non è un ospite di passaggio, ma una presenza viva che trasforma dall’interno e dà pienezza alla nostra esistenza.
lunedì 26 ottobre 2026
Il vero giorno del riposo
Ef 4,32-5,8 e Lc 13,10-17
domenica 25 ottobre 2026
Perché amare Dio?
Es 22,20-26 Sal 17 1Ts 1,5-10 Mt 22,34-40
Introduzione
La domanda «Perché amare Dio?» è sincera e profonda, perché riguarda il senso della nostra fede e il nostro rapporto personale con Lui. Non basta sapere che dobbiamo amarlo perché ci è stato insegnato al catechismo: dobbiamo comprendere che cosa significhi amare Dio e perché farlo. Nel Vangelo di Matteo, Gesù indica come comandamento più grande l'amore per Dio, da vivere con tutto il cuore, l'anima e la mente, e aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Unisce così due amori inseparabili: quello per Dio e quello per gli altri.
1. Non amare Dio per paura, ma perché lo si scopre
L'amore autentico non nasce dalla paura della punizione o dal desiderio di ottenere una ricompensa, ma dalla libertà e dalla relazione. Non possiamo essere obbligati ad amare sinceramente qualcuno. Per questo, invece di chiederci soltanto «Perché devo amare Dio?», dovremmo domandarci: «Chi è Dio per me?». Amare Dio significa anche cercarlo, ascoltare la sua Parola, conoscerlo attraverso Gesù e lasciarsi interrogare dalla sua presenza, in un certo senso farlo discendere dal cielo, portarlo accanto a me nella vita sulla terra ... (che bello un dio che discende dal cielo ...). Non significa smettere di farci domande, ma lasciarci interrogare anche dai dubbi, per costruire con Lui una relazione autentica che coinvolga tutta la nostra persona.
2. Amare Dio anche quando è difficile
La vita frenetica spesso ci impedisce di fermarci, pregare e ascoltare il nostro cuore. Inoltre, la sofferenza può farci dubitare della presenza di Dio e portarci a domandare perché non intervenga. Sono interrogativi sinceri, ai quali non si può rispondere con frasi semplici. Anche chi crede attraversa momenti di silenzio, fatica e incertezza. Amare Dio significa continuare a cercarlo anche quando sembra lontano, riconoscendo in Lui la sorgente dell'amore. Siamo preceduti, custoditi e attesi da questo amore, che può sostenerci nelle difficoltà e aiutarci a non perdere la speranza.
3. Amare Dio significa amare il prossimo
Gesù unisce i due comandamenti perché non possiamo dire di amare Dio se restiamo indifferenti alla sofferenza degli altri. Non basta pregare per la pace se alimentiamo divisioni, chiedere perdono se non sappiamo perdonare, parlare d'amore senza dedicarci a chi ha bisogno di noi. La fede diventa concreta attraverso gesti quotidiani di ascolto, solidarietà, perdono e cura. È facile amare chi ci vuole bene, ma è più difficile amare chi ci delude o ci ferisce.
Proprio nelle relazioni quotidiane siamo chiamati a testimoniare la nostra fede, lasciamo che l'amore di Dio trasformi il nostro modo di guardare e trattare le persone. Per capire quanto spazio Dio occupi nella nostra vita, dobbiamo chiederci quanto spazio sappiamo riservare agli altri.
Conclusione
Il Vangelo ci invita a cambiare prospettiva: non domandarci soltanto «Perché devo amare Dio?», ma anche «Che cosa accadrebbe alla mia vita se mi lasciassi amare da Dio?». Se Dio è amore, conoscerlo significa cercare l'amore, amarlo significa accoglierlo nella nostra vita e servirlo significa renderlo visibile attraverso gesti concreti di bene. Il comandamento di Gesù non è soltanto una legge da osservare, ma una strada da percorrere, che parte dal cuore, attraversa le relazioni e ci insegna ad amare con maggiore libertà e autenticità. La domanda conclusiva diventa allora un invito a riflettere: il mio modo di vivere rende visibile l'amore in cui dico di credere? Forse è proprio da qui che possiamo ricominciare ...
sabato 24 ottobre 2026
Portare frutto nel nostro tempo
Ef 4,7-16 e Lc 13,1-9
venerdì 23 ottobre 2026
Lasciamoci interrogare
Ef 4,1-6 e Lc 12,54-59
giovedì 22 ottobre 2026
Di fronte alle criticità
Ef 3,14-21 e Lc 12,49-53