mercoledì 27 maggio 2026

Il nostro grido nel cuore di Dio

1Pt 2,2-5.9-12 e Mc 10,46-52

Il brano racconta la guarigione di un cieco, è l’ultimo miracolo che Gesù compie prima della passione. Tutto comincia con un grido che, per come è descritto rappresenta un atto di fede: viene ripetuto due volte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” Un grido in connessione che intercetta il cuore cuore del Signore. Non a caso nella Messa iniziamo con il “Kyrie eleison”: parole che esprimono il nostro riconoscerci  bisognosi della misericordia, cioè della carezza divina che risana il cuore e ci rende capaci di ascoltare la Parola e di nutrirci del Pane della vita. Non possiamo fare un bel niente se Dio non ci libera dal male. Il cammino della fede comincia e ricomincia con l’invocazione di perdono. 

Nonostante tutto saliamo

1Pt 1,18-25 e Mc 10,32-45

Salgono a Gerusalemme e Gesù cammina davanti a tutti, ma non è un cammino gioioso tipico del pellegrinaggio alla Città Santa; l'evangelista Marco annota che i discepoli erano sgomenti e gli altri impauriti. È un contesto che lascerebbe aperta la possibilità di andarsene o almeno di fermarsi in quel difficile camminare con Gesú. Nonostante questa premessa Gesú non smette di parlare con tutta libertà e franchezza: “Il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti, agli scribi: lo condanneranno a morte, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno, lo uccideranno”. Annuciare la passione non è solo una profezia o un genere letterario, ma è una ricomprensione teologica: mettere nella nostra paura, nel nostro timore il coraggio di chi ha conosciuto e vissuto con il Maestro. Ecco che di fronte all'imprevedibilità del momento presente a ogni discepoli è chiesto il coraggio di restare con Gesù, fino alla fine.

martedì 26 maggio 2026

Un centuplo a che per me

1Pt 1,10-16 e Mc 10,28-31

Ma cosa succede quando ti rendi conto che la promessa del centuplo da parte di Gesù ad un certo punto della vita si realizza?
A volte capita che Gesú il centuplo te lo concede anche quando non abbiamo realizzato ciò che era stato patuito: vivere e annuciare il vangelo e di seguirlo senza esitazione.
Ma cosa è questo centuplo di cui si fa esperienza?
Il centuplo significa poter sempre contare sulla presenza amorevole di Dio e sulla presenza costante di fratelli e sorelle che condividono l’amore per il Vangelo e il desiderio di amare e servire Dio. L’amicizia sincera e disinteressata unita alla fede, è il bene più grande che possiamo ricevere ed è quel centuplo che appartiene a questa vita. Ciò significa che la vita è lo spazio esistenziale del centuplicarsi della promessa del Signore.


lunedì 25 maggio 2026

Madre della Chiesa

Gen 3, 9-15.20 e Gv 19,25-34

L'evangelista Giovanni fa memoria delle ultime parole che Gesù rivolge a Maria prima di morire, parole che non sono solo parte del dramma del momento crudele della croce, ma parole cariche di vita: madre e figlio sono le parole più belle che conosciamo, sono le coordinate dell’esperienza umana, hanno un valore sacro e universale; sono parole generative. La croce diventa così vetamente un albero di vita, in quel momento avviene un nuovo fatto, una nuova maternità nasce all’ombra della croce, e ci ricorda che ogni maternità è intimamente segnata dalla disponibilità a soffrire.
Maria strettamente unita al Figlio ed agisce in piena sintonia con lo Spirito, in lei lo Spirito si manifesta con potenza. Comprendiamo allora perché, Papa Francesco, abbia deciso questa memoria liturgica celebrandola il giorno successivo alla festa della Pentecoste.

domenica 24 maggio 2026

Pentecoste

At 2,1-11 Sal 103 1Cor 12,3-7.12-13 Gv 20,19-23

Oggi celebriamo la Pentecoste, una delle feste più grandi della Chiesa. Una festa che ci parla di un dono misterioso e immenso: lo Spirito Santo. Non si vede e non si tocca, eppure è presenza viva dell’amore di Dio nella nostra vita. La Pentecoste non si comprende soltanto con la mente: si ascolta nel cuore. Lo Spirito Santo è come un vento che attraversa l’esistenza, allarga lo sguardo e ci apre agli altri, alle loro speranze e alle loro sofferenze. Ci insegna a guardare con occhi nuovi anche chi facciamo fatica ad amare.
Lo Spirito è il respiro di Dio nel mondo: rialza ciò che sembra spento, crea comunione dove gli uomini costruiscono divisioni, dona forza a chi lotta contro le ingiustizie, sostiene chi sa perdonare e accende speranza.
Non conosce confini: non divide, ma unisce; non chiude, ma apre; non spegne, ma dà vita.
Oggi siamo radunati attorno all’altare per riconoscere questo dono di Dio che si fa vicino nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Chiediamo allora allo Spirito Santo di rinnovare la nostra fede e di riaccendere il nostro cuore, perché continui ad agire nella nostra vita e nel mondo con la sua forza di pace, di amore e di speranza.

sabato 23 maggio 2026

Uniti ma ... nella diversità

At 28,16-20.30-31 e Gv 21,20-25

Nell’ultima scena del tempo pasquale ci confrontiamo con Pietro e Giovanni, due testimoni principali nel Quarto Vangelo. Sono due discepoli della prima ora, quelli che hanno condiviso tutta la vicenda del Nazareno. Ora questo dialogo finale tra Gesù e Pietro va compreso rispetto a quando Gesù ha consegnato a Pietro cioè la missione di pascere il gregge e gli ha pure annunciato che avrebbe sigillato la sua testimonianza con il martirio. La domanda su giovanni nasce dal desiderio di capire qual è il destino riservato all’amico. Gesù non risponde alla domanda di Pietro ma fa capire chiaramente che nella Chiesa ciascuno ha la sua particolare vocazione. Le parole di Gesù invitano tutti a vivere la propria vocazione riconoscendo e apprezzando la vocazione degli altri.

venerdì 22 maggio 2026

Pronto a ricominciare ...

At 25,13-21 e Gv 21,15-19

I racconti del risorto hanno modalità ed espressioni diverse, ma quanto accade sul lago di Tiberiade, riportato dalla memoria di Giovanni, è fuori da ogni aspettativa e possibile ricostruzione. Il Signore si mette in dialogo con Simone, con una confidenza oltre ogni possibile aspettativa. Gesù che prende la parola. Pietro non ha neppure il coraggio di guardarlo negli occhi. È vero, non appena ha sentito che era Gesù s’era subito buttato in acqua per raggiungere la riva. In quel momento tutto diventa pesante ... aver tradito, non era stato all’altezza del compito ricevuto. Gesù conosce bene la storia di Pietro, ma è pronto a ricominciare, così si rivolge al discepolo chiamandolo con il nome: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?” E quante volte anche noi abbiamo tradito la tua fiducia, ma ogni volta hai bussato di nuovo alla porta. Donaci di rispondere con gioia e trepidazione, come Pietro ...