giovedì 3 settembre 2026

Le cose nuove

1Cor 4,1-5 e Lc 5,33-39

In questo brano l’aggettivo “nuovo” compare sette volte: una ripetizione che sottolinea la radicalità della novità portata da Gesù. Le sue parole non si contrappongono semplicemente alle antiche, ma inaugurano una realtà profondamente diversa. Gesù non vuole semplicemente aggiustare o a rammendare alcuni aspetti della vita religiosa: è venuto a darle un fondamento nuovo. Non rinnega i precetti della Legge, ma li riveste di un significato nuovo. La religiosità rischia di ridursi a pratiche ripetute stancamente; la fede, invece, è l’incontro con un Dio che ci rende nuovi. I riti possono rimanere gli stessi, ma la fede ci chiede di cambiare, di rivestirci di Cristo e di lasciarci trasformare dal suo amore. Eppure, se il cammino verso il “nuovo” potrebbe sembrare naturale, le parole conclusive del brano lasciano intravedere tutta l’amarezza di Gesù davanti alla difficoltà dell’uomo ad abbandonare le vecchie abitudini e a fidarsi della novità del Vangelo. 

Il lago miracoloso

1Cor 3,18-23 e Lc 5,1-11

Ma qual è il miracolo più grande e importante accaduto sul lago di Tiberiade? La pesca abbondantissima? La tempesta calmata dalla parola di Gesù? Gesù che cammina sulle acque? No, nessuno di questi segni rappresenta la pienezza del mistero che si compie nella vita e nel tempo, se non la consapevolezza di Simone di essere un peccatore.
Fin dall’inizio Simone appare come l’interlocutore privilegiato; tutto il resto è in secondo piano, anche se costantemente interconnesso con Simone: singolare e plurale si intrecciano in modo complementare e meraviglioso. Il cuore di tutto è la chiamata fatta a Simone: «Sarai pescatore di uomini». Ma solo dopo aver detto il suo eccomi, la storia si riempie di una possibilità unica e inimaginabile… tutto inizia da un piccolo sì, da una disponibilità da niente, da un gesto di semplice cortesia. È questo il vero miracolo del lago.

mercoledì 2 settembre 2026

Gesù per ogni uomo e donna

1Cor 3,1-9 e Lc 4,38-44

Ogni uomo, ogni donna è importante agli occhi di Dio; ogni uomo e ogni donna hanno un’infinita dignità, nella quale risplende la gloria di Dio, perché sono “l’unica creatura voluta per se stessa”. È questo il fondamento per realizzare una società dal volto umano. Questa sfida oggi riguarda anche noi, ma il Vangelo ci mostra come lo stesso Gesù abbia riconosciuto lo splendore divino nascosto in ogni creatura. La quotidianità del Signore è fatta di insegnamento nella sinagoga, di lotta contro il diavolo, di guarigione della suocera di Pietro… ma ecco che, dopo il tramonto del sole, Gesù viene assalito da una moltitudine di malati che vengono condotti a lui: è una folla che appare anonima, ma per Gesù si tratta di persone. C’è un gesto che svela tutto: “Imponendo su ciascuno le mani”, Gesù guarda alla singola persona e desidera incontrare ciascuno nella sua irripetibile singolarità.

martedì 1 settembre 2026

Da Nazaret a Cafarnao

1Cor 2,10-16 e Lc 4,31-37

Dopo l’evidente insuccesso di Nazaret, dove ha incontrato il rifiuto dei suoi concittadini, Gesù si reca a Cafarnao e fa di questa città la sua “base”. Cafarnao è una cittadina importante e vivace, posta lungo una via di traffici commerciali, con una guarnigione romana. Gesù viene ad abitare in mezzo a pescatori e commercianti, ebrei e pagani, uomini devoti e prostitute. Non si ritira in un luogo deserto, lontano dal mondo, ma entra pienamente nella vita degli uomini, proprio in quella “Galilea delle genti” che non gode di buona fama. Sceglie di stare in mezzo alla gente, condividendo la sua storia, le sue fatiche e le sue attese. È qui, nel clamore della vita quotidiana, che la Parola comincia a risuonare. Il cristianesimo cresce silenziosamente come il lievito nella pasta, la Parola agisce senza clamore, ma in profondità. Gesù non salva l’uomo portandolo fuori dal mondo, ma entrando nella sua vita e incontrandolo là dove si trova.

lunedì 31 agosto 2026

La sfida di Nazaret

1Cor 2,1-5 e Lc 4,16-30

Chissà quale imbarazzo nella sinagoga! Gesù non teme di proclamare che in Lui si realizza tutto ciò che ha detto il profeta. Si presenta come il Messia inviato a compiere la promessa che da secoli accompagna la storia d’Israele. Ma forse dobbiamo anche noi immaginare di entrare nella sinagoga e metterci comodi: «si alzò a leggere». Non si tira indietro, non si nasconde; anzi, proclama e commenta con autorità la parola del profeta. Non importa se tutto questo suscita perplessità o provoca ostilità, come in questo caso. A partire da Nazaret, Gesù accetta la sfida. Troppe volte, spesso proprio nei passaggi più difficili, ci tiriamo indietro; ma quando Dio chiama, dobbiamo rispondere, non importa se ci chiama a stare in prima fila o ad occupare l’ultimo posto. 

domenica 30 agosto 2026

Pensare secondo Dio

Ger 20,7-9 – Sal 62 – Rm 12,1-2 – Mt 16,21-27

Pietro ha riconosciuto chi è Gesù, ma non accetta la strada che Gesù deve percorrere, perché lo ha ingabbiato nel proprio modo di pensarlo. Pietro ama Gesù, ma lo ama a partire dai suoi desideri, dalle sue aspettative messianiche: vorrebbe un Messia forte, vittorioso, senza sofferenza. Per questo vorrebbe correggerlo.
Gesù gli dice: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». È una parola durissima, ma anche profondamente educativa.
Quante volte anche noi facciamo come Pietro (come il mondo)?
"Signore, ti seguo, purché non mi chieda troppo".
"Signore, voglio amare, ma non quella persona".
"Signore, perdonare sì, ma fino a un certo punto".
"Signore, mi fido di te, ma questa croce proprio non la voglio".
Siamo come Pietro quando imponiamo noi stessi agli altri, quando pensiamo che il nostro modo di vedere sia il migliore, quando il "si è sempre fatto così" diventa la roccia su cui fondiamo la nostra opposizione al cambiamento. Anche la vita comunitaria rischia di essere scandita soltanto da calendari, feste, liturgie e devozioni, senza lasciarci interrogare dal mistero di un Dio che ci è accanto e che, attraverso la varietà e la ricchezza delle persone, forse ci sta dicendo qualcosa di nuovo.
Come possiamo cambiare il nostro modo di pensare?
Pensare secondo Dio significa scegliere la croce: continuare ad amare quando amare costa, stare nella realtà anche quando non possiamo cambiarla senza irrigidirci, resistere al male ricevuto senza restituire altro male.
È scegliere la mitezza, il perdono, la fedeltà, la solidarietà. La croce diventa allora il luogo in cui scopriamo che Dio non è colui che ci manda il dolore, ma colui che rimane accanto a noi dentro il dolore.
La proposta di Gesù: perdere per trovare
Gesù continua: "Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà".
Pensiamo all’acqua: rimane viva quando scorre; se viene trattenuta, ristagna. Così è la nostra vita: quando la teniamo stretta tutta per noi, nel nostro smisurato io, lentamente si spegne; quando la doniamo, diventa feconda.
Il vero problema non è perdere la vita. Il problema è per chi la stiamo spendendo.
Possiamo passare la vita a proteggerci, a difendere le nostre ragioni, le nostre sicurezze, il nostro piccolo mondo. Oppure possiamo imparare a donarci, fidandoci del nuovo, della trasformazione, del cammino che Dio apre davanti a noi.
Metterci "dietro" a Gesù significa già lasciare che il nostro io non sia più il centro di tutto. San Paolo ci indica la strada: "Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare". Lui ci ha messo 10 anni di deserto in siria ... 
Pensare secondo Dio non ci viene spontaneo. È un pensare ecclesiale, condiviso e comunitario; è un camminare insieme, in una prospettiva sinodale e concreta, dentro la vita quotidiana. Significa lasciare che il Vangelo metta in discussione le nostre logiche, le nostre sicurezze e le nostre convinzioni.
Gesù non vuole essere semplicemente un crocifisso appeso in casa o in chiesa: vuole entrare nella nostra vita, abitarla e trasformarla.
Aprirgli la porta significa fare quel piccolo, grande salto della fede: fidarci della sua Parola più delle nostre sicurezze, smettere di voler capire e controllare tutto, accettare di metterci dietro di Lui e camminare.
Gesù, un ospite che rimane
Se gli apriamo, Gesù entra per rimanere. Non è un ospite che viene per un momento e poi se ne va. Rimane nelle nostre giornate belle e in quelle difficili, nella gioia e nella fatica, quando tutto ci sembra chiaro e quando non comprendiamo più nulla, ma in tutto questo abbiamo qualcuno che cammina con noi.


sabato 29 agosto 2026

Confronto tra poteri

Ger 1,17-19 e  Mc 6,17-29

La vicenda di Erode mostra che il potere mondano è solo un’illusione che si costruisce con la menzogna e si difende con la forza.  Il suo potere si scioglie come neve al sole dinanzi ai cortigiani: non potendo venir meno al giuramento, fatto con inspiegabile ingenuità, si vede costretto a ordinare la morte a Giovanni. È così poco potente da agire contro la propria volontà! Giovanni, invece, ha un vero potere. In apparenza è in carcere, privo di libertà; in realtà egli è davvero libero perché non viene meno alle sue convinzioni, e fino alla fine annuncia la verità. Un uomo pronto a rinunciare alla vita per amore della verità.