lunedì 2 febbraio 2026

Un Dio distratto ...

2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 e Mc 5,21-43

Una dinamica strana tra due situazioni esistenziali gravi e complesse: una donna malata e una bambina morente ... Una preghiera insistente, una speranza nascosta e una attesa che non trova soddisfazione ... Quante volte ci è capitato di consegnare a Dio le nostre intenzioni e necessità, anche quelle più gravi e legittime. E quante volte la nostra richiesta non ha trovato risposta: Dio non risponde, sembra si preoccupi di altro o di altri. L’agenda di Dio non sempre coincide con le nostre urgenze. È questo il momento della fede. Quando arriva la notizia drammatica della morte della figlia, Gesù gli consegna a Giàiro queste parole: “Continua ad avere fede!” . Nient’altro che questo. Nelle vicende della vita, la fede ci rende forti di fronte all’angoscia.

Festa della Luce.

Ml 3,1-4 e Lc 2,22-40

La festa della presentazione di Gesù rappresenta una stupenda icona che apre ad attese e speranze : spetta infatti, ad un uomo carico di anni annunciare che sono giunti i tempi in cui l’uomo ritorna a sperare. Tutto si compie in Gesù, ogni cosa riparte e trova luce a partire da quel piccolo Bambino. Il racconto inizia ricordando che tutto si compie in Gesù, dobbiamo guardare verso Gesù, abbiamo tanto bisogno di concentrarci nel guardare in quel bambino l'uomo Gesù. Guardarlo bene, guardarlo fino a capire che lui e noi siamo destinati ad essere uno e che quest’uno è destinato ad essere uno con il Padre; se non vogliamo sciupare la vita inseguendo ideali falsi, dobbiamo guardare verso Gesù, 

domenica 1 febbraio 2026

Oltre la Beatitudine … Dio

 Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Le beatitudini ... tutti dicono la nuova Legge, la magna carta del Regno di Dio.

Troppo altisonanti queste definizioni ... credo che Gesù in quel momento in cui si siede e vuole insegnarci qualcosa di fondamentale per ciascuno di noi. 

Non vuole aggiungerci un nuovo regolamento ma raccontarci ciò che Dio vuole realizzare con noi, come ci vorrebbe felici e come questa felicità si raggiunge.

Molti uomini ieri come oggi pensano che la nostra realizzazione sia nell'esercizio del potere, nel successo economico, nella soddisfazione di bisogni ed affetti.

Questa espressione di valori è tutta una lettura partire da noi stessi e dalla nostra umanità.

Gesù parte da un altro sguardo, lui vede la nostra umanità fragile, e il suo guardare è il guardare del Padre, che si muove con amorevolezza verso di noi.

Quelle parole assumono un significato unico perché ci descrivono agli occhi di Dio, ci realizzano nella logica e nel cuore di Dio e non del mondo.

 

Scrive il Cardinal Pizzaballa: "Le beatitudini, parlano di un potere evangelico. Il potere dei poveri in spirito, che non possiede gli altri, ma li lascia liberi. Il potere dei miti, che non schiaccia, ma custodisce. Il potere degli afflitti, che è potere di stare nel dolore, senza negarlo e senza fuggire. Il potere degli operatori di pace, che costruisce relazioni senza imporre nulla. Il potere dei puri di cuore, un potere senza doppiezze. Il potere degli affamati di giustizia, che cercano la verità e non il proprio vantaggio. Il potere dei perseguitati, cioè di chi rimane fedele anche quando costa".

 

Come è diverso il modo di pensare di Dio dal nostro modo umano... Ma ci crediamo che quello di Dio è quello che ci realizza veramente, almeno questo lo abbiamo chiaro?

O siamo come quelli che ai funerali quando il Prete parla della vita eterna e del paradiso concludono pensando: ... Amen! Se c'è.!

 

Il modo di Dio di presentarci e realizzare la nostra felicità è un ritorno all’origine, ovvero al modo di vivere che Dio offrì all’uomo prima che la paura, la competizione e il dominio deformassero le relazioni tra le creature.

 

Dio Padre ha da sempre pensato per noi relazioni basate sulla fiducia, sulla trasparenza, sulla custodia reciproca, ma il peccato ha poi introdotto, come un veleno, una logica diversa, perversa, quella del dominio, dell’accusa e del tradimento.

 

Gesù con le Beatitudini si presenta come il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.

Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.

 

Oggi il volto del discepolo del Regno è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.

sabato 31 gennaio 2026

Dentro la tempesta

2Sam 12,1-7.10-17 e Mc 4,35-41

Dopo l'annuncio del regno ... Gesu sembra voler togliere ogni facile illusione e portare i discepoli a confrontarsi con la dura realta del mondo, violento e insieme assurdo. La temoesta è ilsegno di come tutti siamo travolti dalla drammaticita della storia e degli eventi quotidiani. In tutto questo la necessità di passare all’altra riva: Gesù continuamente propone e chiede ai suoi discepoli di fare dei passaggi nella vita, di compiere dei passo in avanti, di non lasciare che la noia o la stanchezza blocchi il cammino. È necessario passare all’altra riva, ovvero guardare in avanti, senza mai accontentarsi delle mete raggiunte, ma sempre in tensione verso ideali grandi, verso conquiste sempre più belle e significative. Gesù ha lo sguardo che arriva lontano, forse i discepoli un poco meno ... Chiediamoci come viviamo le novità che la vita ci presenta? 

venerdì 30 gennaio 2026

Così è il regno di Dio ...

2Sam 11,1-4.5-10.13-17 e Mc 4,26-34

La parabola presenta il Regno con l’immagine di un uomo che sembra disinteressarsi del seme gettato nel terreno. In realtà egli dorme tranquillo perché ha piena fiducia che la semina non è, non può essere vana. Gesù invita i discepoli a non stancarsi mai di gettare il seme: come la terra ha in sé la forza di accogliere e far germogliare il seme, così nella storia umana lo Spirito, attraverso canali misteriosi che Lui solo conosce, dona forza salvifica alle nostre fragili parole. Ignazio di Loyola ha così sintetizzato: "Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio". Oggi chiediamo la grazia di seminare con fiducia anche quando appare inutile, ricordiamoci che il Regno è nelle mani di Dio.

giovedì 29 gennaio 2026

Ancora orecchi per ascoltate

2Sam 7,18-19.24-29 e Mc 4,21-25

Per farci diventare ascoltatori capaci di comprendere, Gesù usa un’immagine tratta dalla vita domestica e perciò immediatamente comprensibile: una lampada deve essere messa sul candelabro, cioè posta nella condizione ottimale per rischiarare tutti quelli che sono nella casa. Una luce che ci rende capacitivo riconoscere e rilevare tutto ciò che diversamente starebbe nascosto. Ogni nascondimento della luce o dalla luce, priva l’umanità di quella Parola che può dare vita e speranza. In un un mondo sottosopra, come quello di oggi, nessuno è così stupido da riconoscere la necessità della luce, e ci si accorge che la fedeltà alla Parola ascoltara (anche se piccola luce) mette a rischio la vita. Forse non tutti siamo disposti a farlo. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Ascoltare per capire

2Sam 7,4-17 e Mc 4,1-20

Una bellissima immagine che racconta e spiega la necessità dell’agire di Dio e della missione della Chiesa. L 'insegnamento della parabola è preceduto da un verbo non a caso e che ritroviamo alla fine: "Ascoltate". Stare in ascolto è l’atteggiamento del credente, ed è la necessaria premessa di una vita di fede in cui Dio ha il primo posto. Se Gesù insegna, dobbiamo aprire il cuore e la mente per accogliere ogni sua parola. È questo lo stile proprio della Chiesa: insegnare ed ascoltare. La Chiesa non può solo limitarsi a ripetere le parole di Gesù, se vogliamo risvegliare nei battezzati la capacità di ascolto occorre annunciare il Vangelo con tutta la passione di un cuore che ama il bene e la verità.