Gv 20,1-9
Celebriamo una Pasqua ancora una volta strana, non la solita fatta di riti e di tempi consolidati dalla tradizione cristiana bimillenaria, ma una Pasqua definita da Papa Leone: in un’«ora oscura della storia». Il mondo è in fiamme quasi ovunque; vi sono le guerre di cui ascoltiamo ogni giorno la cronaca, con il fiato sospeso, e quelle sconosciute e talvolta ancor più violente.
E vi sono anche migliaia di giovani,in ogni parte del mondo, che marciano chiedendo la fine delle guerre e di ogni violenza: essi sono il segno di una Pasqua che cerca di farsi strada dentro la storia concreta.
Forse non ce ne siamo accorti matra le parole dei giorni drammatici della passione di Cristo è risuonato il suo ordine di “riporre la spada nel fodero”.
È un comando per chi pensa di mettere fine alla violenza con la violenza.
È un comando per tutti noi che abbiamo ricevuti l'invito a costruire una pace disarmata e disarmante.
Il Signore Risorto rende concreto il suo saluto: "La pace sia con voi!", perché la pace del Risorto è con tutti coloro che oggi “ripongono la spada nel fodero”.
È un comando per i grandi della terra che sembrano diventati sordi alle voci dell’umano.
È un comando per tutti noi che assistiamo inermi al dramma dei bambini di Gaza, al massacro delle donne e dei giovani di Teheran, al fuggire delle famiglie profughe e accampate per le strade di Beirut.
È un comando per chi ha archiviato una guerra che continua silente nella terra dell’Ucraina.
Se la nostra comunità cristiana riuscisse a capire e a concretizzare che Pasqua significa continuare a credere nella vita pur in questo scenario, al di là delle differenze che ci contraddistinguono, forse capiremmo che la Pasqua - oggi - non è la rievocazione di eventi pure decisivi del passato, ma è evento di oggi, per compiere nella promessa basata sulla risurrezione di Cristo il rinnovamento delle nostre vite e della storia tutta, chiamata a risorgere, ad essere spazio della vita e non della assurdità della morte.
“Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro”, ma quello che vede fu sufficiente per aprirgli gli occhi e rallegrare il cuore: “vide e credette”.
Il Signore si nasconde in quel sepolcro vuoto, ma la fede dell’apostolo impara a scorgere la sua presenza nei dettagli di quel sepolcro della storia. Anche della nostra storia, anche in questa "ora oscura".
Oggi siamo nell'alba del nuovo giorno, un giorno senza fine. È il primo passo di quella grande avventura che, duemila anni dopo, continua a rischiarare il cammino dell’umanità.
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