lunedì 30 marzo 2026
Tradire ... ieri come oggi ... scegliere la morte
Giuda tradisce ... Gesù, oggi ad essere tradito è l'uomo. Gesù fu tradito da un amico, l'uomo è tradito da suo fratello ... È questo il dramma che si rappresenta sotto i nostri occhi. Non c'è legge, non c'è più giustizia e neppure pietà, ma solo il trionfo della morte per il gusto di poterla amministrare con cinismo e disumanità.
Gesù guardò Giuda con grande tristezza - fu profondamente turbato -, perché tradendo, Giuda, rovinava la sua vita. In Gesù c’è solo una grande amarezza; ma non possiamo rinunciare alla speranza. C’è un infinito bisogno di salvezza, ma ormai le parole di Gesù non scalfiscono un cuore già indurito dal male. Un ammonimento per tutti, per i nostri giorni, per oggi, per certe scelte agghiaccianti.
Soprattutto la carità
Is 42,1-7 e Gv 12,1-11
domenica 29 marzo 2026
Domenica delle Palme 2026
È sempre bellissimo vedere e vivere la Domenica delle Palme, nella presenza di tanti e di un contesto di festa ... che ci introduce nella Settimana Santa, per orientarci già nella pasqua di risurrezione.
Ma tutto questo attraversa i giorni della passione, morte e sepoltura di Gesù ... e il mondo si rivoltò contro di Lui e lo abbandonò nella desolazione della morte.
Solo il Padre ha trattenuto nelle sue mani il suo unico figlio. Gesù si affida ancora per un'unica ed eterna volta a Dio con le parole del Salmo 21: "Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato ..."
Ma cosa significa oggi per noi essere qui e trattenere tra le mani un ramo di ulivo?
Quale è la conseguenza di questo gesto?
Oltre alla tradizione, oltre alla devozione, oltre ogni scaramanzia, cosa rappresenta questo segno?
Significa riconoscere in Gesù l'unico maestro, l'unico salvatore del mondo e della mia stessa vita.
Significa affermare che sono cristiano che gli appartengono che non sono figlio di questo mondo, che non sono partecipe delle ingiustizie, delle guerre, della violenze fratricida, che anche oggi insanguina questo modo. Il mondo che deve essere il tempo più importante e significativo per tutti ... il tempo della vita, portata a compimento, portata a pienezza attraverso l'amore a Dio e ai fratelli.
Questo ci dice oggi Gesù; chi non riconosce questo, può lasciare cadere in terra tutto l'ulivo anche se benedetto ... perché non gli serve a nulla.
Dopo aver ascoltato la narrazione della Passione, pagine piene di amore e dolore una domanda si staglia forte: «Chi siamo davvero e cosa cerchiamo?». La croce non ci ridarà un Dio in nome del quale combattere, aggredire e condannare. Ma un Dio del cui amore vivere e per il cui amore morire.
Vi lascio queste frasi ... non le troverete su internet, non le ho scritte io, ma sono il dialogo tra Gesù una ragazza, forse una mistica ... alla quale il Signore ha affidato queste parole per consegnarla al Mistero della croce.
"Non temere se cadi sotto il peso della croce: quando il suo legno ti schiaccia e diventa un tutt'uno con la tua carne da te escono tutti i pensieri e le convinzioni che ti tengono lontano da me. Non temere quando arrivata in cima al calvario ti tolgono le vesti. In questo modo ti spogli di tutto quello che è superfluo e che ti tiene lontano da me: la croce diventerà il tuo vestito e ti innalzare fino al cielo". ... Amen!
sabato 28 marzo 2026
Dentro questa storia
Ez 37,21-28 e Gv 11,45-56
venerdì 27 marzo 2026
La provocazione della fede
Ger 20,10-13 e Gv 10,31-42
giovedì 26 marzo 2026
La morte è un criterio limite
Gen 17,3-9 e Gv 8,51-59
mercoledì 25 marzo 2026
Una buona notizia per il mondo
Is 7,10-14; 8,10 e Lc 1,26-38
martedì 24 marzo 2026
Tu chi sei?
Nm 21,4-9 e Gv 8,21-30
lunedì 23 marzo 2026
Offrire sempre una possibilità
Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 e Gv 8,1-11
Nel vangelo di Giovanni questa pericope risplende come un diamante unico e irripetibile che rivela il volto di un Dio ricco di misericordia e sempre pronto a perdonare. La misericordia non è una dottrina astratta ma esige concretezza. Papa Francesco ha così commentato: "Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata". Giudicare gli altri è un mestiere che conoscono tutti, condannare è la cosa più facile. Il difficile è guardare l’altro con occhi di compassione, ancora più difficile è perdonare di cuore. Condannare significa chiudere la persona nel suo passato. Perdonare, invece, significa aprire la porta del futuro, offrire un’altra possibilità.
domenica 22 marzo 2026
Signore fammi vivere
Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45
Sapete cosa significa kerygma?Lo chiedo perché era una delle parole più chiare e significative usate dai primi credenti in Gesù.
Facciamo un momento di memoria.
Kerigma — parola greca — significa “annuncio”, “proclamazione”. È il cuore, la sintesi del messaggio cristiano: la proclamazione solenne della salvezza attraverso la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.
In sintesi: kerigma = Gesù è il Figlio di Dio, morto e risorto.
Di fronte al Vangelo di oggi mi sono chiesto: che senso ha la risurrezione dell’amico Lazzaro, se la morte e il male sembrano essere le esperienze più certe e determinanti del nostro tempo?
Viviamo in una realtà in cui il male — potremmo dire, provocatoriamente, “il diavolo veste Prada”, come nel celebre film — si presenta in forme sempre più affascinanti. Si insinua, seduce, domina e condiziona la vita degli uomini.
Questo infiltrarsi del male, che sembra attraversare ogni esperienza, conduce solo alla morte: ogni cosa appare svuotata, ogni opportunità impoverita, ogni speranza negata. Quante volte, anche nella mia vita, mi sono trovato a dire: «Signore, se tu fossi stato qui…». La malattia fa il suo corso per Lazzaro, come il male per noi oggi; la morte pronuncia la sua parola definitiva e la fede sembra restare muta, incapace di rispondere ai dubbi e alle domande. Sembra quasi soccombere davanti agli eventi inevitabili.
Ma è davvero così? Il Vangelo non ha più nulla da dirci? La Parola di Dio è diventata muta? Che cosa può dire oggi, nelle situazioni che viviamo?
In che modo la risurrezione di Lazzaro può essere ancora una buona notizia?
C’è un elemento che spesso non vogliamo considerare fino in fondo, e che in questa vicenda emerge con forza: il Signore soffre con noi.
Soffre con Lazzaro, con Marta e Maria, e soffre anche con ciascuno di noi.
Egli sceglie di restare accanto a noi quando tutto sembra perduto, aprendo ai nostri orizzonti nuove possibilità. Le parole di Gesù sono una dichiarazione di presenza.
La morte di Lazzaro diventa l’occasione per ricordare che il Dio delle promesse, il Creatore dell’universo, è il Dio presente — anche nella morte.
È il Dio che fa suo il pianto di chi ama, la disperazione di chi si scopre fragile e impotente.
Dio non mette alla prova la nostra fede davanti alla sofferenza: sceglie piuttosto di abitare la nostra malattia e la nostra morte, facendosi vicino, tendendoci la mano, richiamandoci alla vita. Perché Lui è la vita. E non si stanca di ricordarci che siamo eredi del suo stesso Spirito, e quindi portatori di vita.
Anche noi, nei momenti di maggiore disperazione, siamo chiamati a uscire da noi stessi per andare verso Dio, ma sarà proprio il momento in cui dire: «Signore, io credo!». Da qui nasce il kerigma.
sabato 21 marzo 2026
Dissenso riguardo a lui.
Ger 11,18-20 e Gv 7,40-53
venerdì 20 marzo 2026
Fermezza nella testimonianza
Sap 2,1.12-22 e Gv 7,1-2.10.25-30
giovedì 19 marzo 2026
La fede e l'amore di Giuseppe
2Sam 7,4-5.12-14.16 e Mt 1,16.18-21.24
mercoledì 18 marzo 2026
Le difficili verità svelate
Is 49,8-15 e Gv 5,17-30
martedì 17 marzo 2026
Una idea di guarigione ...
Se Gesù è venuto per guarire l’umanità, desideroso di dare a tutti la vita, per cui non resta lontano, ma di persona vuole entrare in contatto con ciascuno, forse significa che dobbiamo prendere coscienza di ciò che è malattia e di quanto siamo coinvolti nella fragilità e nel peccato. Quello che è palese è la difficoltà, allora come oggi, ad accoglierlo come Salvatore, come "medico"; come pure è palese una umanità che appare come come una folla di “ciechi, zoppi e paralitici”. La guarigione fisica del paralitico è segno di quella salvezza che riguarda tutto l’uomo. Gesù si accosta a quell’uomo, ma la domanda si dilata oltre la salute fisica e diventa: “Vuoi essere liberato dal male, da quel male che ti costringe a vivere come un paralitico?” Questa domanda Gesú la fa ad ogni uomo.
lunedì 16 marzo 2026
La preghiera di un padre
Is 65,17-21 e Gv 4,43-54
Chi è questo uomo? È un "funzionario del re", un uomo potente, che che può vantare amicizie importanti, quelle che contano sul piano sociale. Gesù guarda il suo cuore, non si inchina dinanzi ai potenti ma a quelli che chiedono con umiltà. La fede di questo padre angosciato commuove Gesù e lo spinge a intervenire, dove trova la fede, il Signore compie prodigi. È bene notare che la fede di questo padre precede la guarigione, sembra quasi che Gesù lo voglia mettere alla prova rimandandolo a casa con la semplice promessa: "Tuo figlio vive". Credere non significa ottenere ma affidarsi. La fede non guarda i segni ma Colui che li compie ... È questa la fede che oggi chiediamo.
domenica 15 marzo 2026
La luce esiste e ci vedo ...
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.
Chi era questo ceco?
Dalle affermazioni raccolte, era «era un mendicante», che se ne stava seduto a terra a chiedere l’elemosina. Già questo basta per conquistare la mia simpatia.
Dobbiamo ammettere che ci fa simpatia questo ragazzo cieco dalla nascita. Simpatia nel senso che ci piace stare accanto a lui, per stare insieme a lui.
Scopro un poco per volta il dramma della sua vita e la complessità della realtà in cui vive.
Ma forse la simpatia c'entra col fatto che in quel giovane ci trovo, una parte di me – quella parte piccola, fragile, che mendica attenzione, che richiede uno sguardo, che per poter vedere la realtà ha bisogno di essere vista.
Anche io ho bisogno di un miracolo di un segno che inizia dall'essere visto da Gesù. È questo il miracolo: quel ragazzo comincia a vedere solo perché si è sentito visto da Gesù.
Siamo tutti in quella stessa mendicanza, seduti ai bordi della strada, con il cuore in mano, per offrirlo a chi passi e voglia prendersene cura.
Ma sono una parte di me anche tutte quelle logiche cieche dei discepoli che chiedono chi abbia peccato, lui o i suoi genitori. È parte di me quella gente che guarda senza misericordia alla fragilità della mia mendicanza, riducendo tutto ad una diagnosi senza cura, senza amore, senza pietà. Noi spesso facciamo così, interessati a spiegare le fragilità con spietata precisione più che a comprenderla. Non così Gesù, che, al contrario, non si perde a spiegare, ma si ferma a comprendere.
Lui si avvicina alla parte mendicante che è in me, seduto lungo la strada, con il cuore in mano. Si abbassa, per parlarmi più vicino, senza che io l'abbia cercato, senza che io l'abbia chiesto.
Lui che non aveva chiesto nulla, che non aveva gridato per essere guarito, che non aveva espresso alcun desiderio, alcuna preghiera – ora gli è chiesto di prendere in mano i suoi giorni.
In fondo, il “vero” miracolo di Gesù non è quello di avergli ridato la vista – chissà: se quel cieco non fosse andato alla piscina a lavarsi, la vista non gli sarebbe tornata; in fondo Gesù ha rimesso in moto il desiderio. Il “vero” miracolo è aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe.
Più a fondo, il “vero” miracolo è aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere. Così, da darmi finalmente la vista, se non altro per non perdermi la bellezza di questi occhi di un Dio che si posano su di me. Non si è mai visto uno che si avvicina a me per rimettere in moto il mio desiderio, per riaccendere nel cuore la voglia di vedere.
E così, noi, esattamente così come siamo con le nostre cecità facciamo esperienza di un Dio, che caparbiamente ha deciso a regalarci la vita, a riempirci di luce, ad aprirci occhi e cuore, e mani e intelligenza, alla sua pienezza.
La Samaritana ha lasciato la sua brocca, oggi noi siamo chiamati a consegnare la nostra stessa cecità.
Noi oggi abbiamo la possibilità di essere canali di luce e risurrezione in un mondo sferzato da morte, da aggressività e violenza, da individualismo, da guerre tra Stati e tra fratelli.
sabato 14 marzo 2026
Santo pubblicano
Os 6,1-6 e Lc 18,9-14
venerdì 13 marzo 2026
Amare è un comandamento
Os 14,2-10 e Mc 12,28-34
giovedì 12 marzo 2026
Riconoscere il male per vincerlo
Ger 7,23-28 e Lc 11,14-23
mercoledì 11 marzo 2026
Pienezza della Legge è l'obbedienza
Dt 4,1.5-9 e Mt 5,17-19
martedì 10 marzo 2026
Superare un metro e due misure ...
Dn 3,25.34-43 e Mt 18,21-35
lunedì 9 marzo 2026
Scegliere di camminare con Gesù
2Re 5,1-15 e Lc 4,24-30
domenica 8 marzo 2026
La donna desiderata e il desiderio della donna
Es 17,3-7 Sal 94 Rm 5,1-2.5-8 Gv 4,5-42
sabato 7 marzo 2026
Solo il Padre “centra” la misericordia
Il figlio minore era uscito di casa inseguendo la gioia, ora comprende che quello che ha cercato, andando fuori, lo aveva già ricevuto stando dentro. Il figlio maggiore non gusta mai la gioia, pur desiderandola la pretende e rivendica come esperienza negata dal Padre in quella casa. Due percorsi in cui emergono tutte le fragilità e contraddizioni della vita perché è possibile allontanarsi dalla casa del padre ma non possiamo cancellare la coscienza di essere figli. Fino a quando rimane la memoria della comunione, la separazione non è mai lacerazione. La memoria del cuore ci riporterà sempre all'immagine del Padre che esprime realmente l'esperienza centrata della misericordia; ecco allora: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò…” Tutti abbiamo bisogno di conoscere questo Dio “ricco di misericordia”, per poter ritrovare noi stessi e non smarrire la via del ritorno a casa.
venerdì 6 marzo 2026
Dio sta davanti alla nostra iniquità
Gen 37,3-4.12-13.17-28 e Mt 21,33-43.45
giovedì 5 marzo 2026
Il mio Lazzaro alla porta
Ger 17,5-10 e Lc 16,19-31
mercoledì 4 marzo 2026
Tra noi non sia così!
Ger 18,18-20 e Mt 20,17-28
martedì 3 marzo 2026
Dio, anche dei preti
Is 1,10.16-20 e Mt 23,1-12
lunedì 2 marzo 2026
Misericordia, ovvero, la miserabile miseria.
Dn 9,4-10 e Lc 6,36-38
domenica 1 marzo 2026
Gli amici ascoltano
Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
Il vangelo della Trasfigurazione mi ha consegnato due immagini:
- prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni.
- Ascoltatelo ...
Perché solo loro tre e non gli altri?
Perché sono suoi amici stretti!
Sembra strano ma Gesù ha fatto una scelta, ha preso con sé, sul monte, solo coloro che avevano un interesse particolare a stringere un'amicizia a doppio nodo con lui.
Pietro è il discepolo più zuccone e testardo che Gesù abbia mai incontrato, eppure è l'unico che si mette di traverso e arriva quasi a litigare con Gesù contestando quello che dice il maestro.
Giacomo e Giovanni i due fratelli che il Battista ha inviato a Gesù che dall'inizio sono interessati a dove dimora quel maestro, e che hanno la presunzione di chiedere ruoli di comando, sdegnando tutto il gruppo.
Ma è lo stesso Giovanni che ci spiega il senso di una predilezione, lui è il discepolo amato, ovvero quello che ha imparato ad amare Gesù e a ricambiare il suo amore. Non è una scelta obbligatoria o per meriti ma una scelta per amicizia, per relazione.
È in quella amicizia che dobbiamo collocare l'esperienza di rivelazione e di manifestazione che è la trasfigurazione. Gesù è trasfigurato, ma sono gli amici che riconoscono nel trasfigurato il maestro. Se non coltiviamo l'amicizia con lui, come e quando potremo realmente riconoscerlo.
La seconda immagine è la voce dal cielo e l'invito ad ascoltare suo figlio.
Vi propongo due storie per capire questa immagine così strana ma così importante ... se avete notato è identica alla voce al Battesimo... Un errore o una pienezza di manifestazione?
Io sono per la pienezza... l'umanità di Cristo contiene ma non imprigiona la pienezza del Figlio di Dio rivelato a noi nell'acqua del Giordano.
Ascoltare la voce ... la parola ...
Un giorno Dio si stancò degli uomini. Lo seccavano in continuazione, chiedendogli qualsiasi cosa. Allora decise di nascondersi per un po' di tempo.
Radunò tutti suoi consiglieri e chiese loro: "Dove mi devo nascondere? Qual è il luogo migliore?". Alcuni risposero: "Sulla cima della montagna più alta della terra". Altri: "No, nasconditi nel fondo del mare, nessuno ti troverà". Altri: "Nasconditi sul lato oscuro della luna; questo è il posto migliore. Come riusciranno a trovarti là?". Allora Dio si rivolse al suo angelo più intelligente e lo interrogò: "Tu dove mi consigli di nascondermi?". L'angelo intelligente, sorridendo, rispose: "Nasconditi nel cuore dell'uomo! E' l'unico posto dove essi non vanno!".
Ascoltare con il cuore significa fare della nostra vita la cassa di risonanza della sua parola.
Poi occorre imparare ad ascoltare:
Un giovane, preoccupato perché era in crisi la sua amicizia più importante, si recò a chiedere consiglio da un famoso maestro di spiritualità.
Questi lo ascoltò e poi gli disse: Devi imparare ad ascoltare il tuo amico.
Il giovane prese a cuore questo consiglio e tornò dopo un mese per dire che aveva ascoltato ogni parola che il suo migliore amico dicesse.
Il maestro gli disse sorridendo: Ora torna da lui e ascolta ogni parola che non dice.
Sul monte, il Padre dice a Pietro Giacomo e Giovanni, questo Gesù è il mio Figlio amato, ascoltatelo. Ma oltre a questa Parola c'è tutto il non detto che va ascoltato e compreso perché ha a che vedere con la quotidianità della vita e la nostra personale felicità e salvezza.