giovedì 5 marzo 2026

Dio sta davanti alla nostra iniquità

Gen 37,3-4.12-13.17-28 e Mt 21,33-43.45

La parabola è narrazione dell’opera salvifica che Dio realizza nel tempo e nella storia umana. Sullo sfondo Dio consegna all’uomo il compito di custodire e coltivare il giardino: diede la sua vigna,  in affitto a dei contadini. Più che un contratto è un gesto di grande fiducia nelle potenzialità dell’uomo, un gesto che interpella la libertà di tutti e di ciascuno. La storia umana dovrebbe camminare nel solco di questa collaborazione, ma è evidente da subito che è segnata dall’iniquità. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, alla legittimità del contratto si oppone una cresente violenza e sfiducia. Dinanzi a questa resistenza, dell'uomo, Dio non interviene con forza ma con amore: manda il suo Figlio, lo manda come un servo che non ha alcun potere. E che di fatto sarà cacciato via e ucciso. La parabola descrive e annuncia un Dio che "non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe" (Sal 103,10). 

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