domenica 3 maggio 2026

Allargare l'orizzonte del dimorare

At 6,1-7 Sal 32 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12

Mi sono chiesto che cosa Giovanni abbia raccontato alla sua comunità perché nel breve tempo, attorno alla sua testimonianza si sia condensata una tale profondità di contenuti che in realtà sono fondamento al mistero Trinitario e della divinità di Cristo è alla sua presenza nella comunità che sarà la Chiesa.
Forse quel "sono con voi per sempre" in relazione al dono dello Spirito Santo, può essere stata l'occasione per comprendere il "come" e il "perché" ...
Gesù vuole essere consolazione (consolatore) anche nella inquietudine del loro cuore, nelle crisi, nelle difficoltà e pure nei dubbi ...
Ma questa pretesa si fonda sul dimorare in Dio in Lui e di Dio in noi. Per poi sfociare nel cone questo dimorare si concretizza ... ed ecco che Gesù unisce un'altra pretesa quella di essere l'unica via che porta al Padre.
Le domande di Tommaso e di Filippo riassumono la domanda di ogni uomo di fronte a Dio. Di fronte a queste domande, di estrema concretezza emerge una esigenza, conoscere il senso di ciò che è la realtà e la dimensione del mistero, lo stesso mistero di Gesù dentro la stessa realtà.
1. Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
2. Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Occorre collegare con equilibrio la dimensione della realtà storica e concreta al mistero della rivelazione e comprensione di Dio nel tempo.
Formulo una proposta: la fede si interroga sul “perché” e sul “chi”, mentre la lettura della realtà ci aiuta a chiarire il “dove” e il “come”.
Ecco perché nella tradizione biblica, Dio si rivela nel tempo, eventi e luoghi reali, non fuori dalla storia.
Qui è importante essere chiari: nessun tipo di reperto può “dimostrare” il mistero di Dio. Il mistero resta tale perché riguarda una dimensione che va oltre il dato materiale, oltre la realtà. Questa può documentare lo sviluppo culturale e religioso, mentre la teologia lo interpreta come cammino di rivelazione.
Ecco che posiamo intendere la realtà come mediazione del mistero stesso di Dio, cioè che la “la realtà sia mediatrice e mediazione del mistero stesso di Dio” si colloca dentro una visione profondamente teologica e filosofica, molto vicina al pensiero sacramentale e simbolico della tradizione cristiana.
1. La realtà non è solo “cosa”, ma è anche segno: ciò che esiste rimanda oltre se stesso.
2. Il mondo, la storia, le relazioni, la materia… tutto può diventare luogo in cui il mistero di Dio si comunica.
3. Il concetto di “Mediazione” suggerisce che questo non è un fatto occasionale, ma una struttura permanente: Dio si rende presente attraverso ciò che è concreto.
Questa idea ha affinità con il pensiero di Karl Rahner, che parlava del mondo come “sacramento” della presenza divina, e anche con Hans Urs von Balthasar, per cui la bellezza del reale rivela qualcosa della gloria di Dio.

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