sabato 28 febbraio 2026

Amare chi ci odia!

Dt 26,16-19 e Mt 5,43-48

Gesù chiede di dilatare il cuore oltre ogni ragionevole disponibilità, invita ad amare tutti, anche i nemici, cioè anche quelli che ce l’hanno con noi e parlano male di noi. Il Vangelo non dice che tutti sono buoni e bravi, al contrario afferma che i nemici esistono, ci sono persone che ci sono ostili. Essere figli di Dio è una grazia ma comporta anche la responsabilità di guardare gli altri come fratelli. Amare i nemici non appartiene alla natura dell’uomo ma … e se siamo sinceri, nemmeno alla umana giustizia, ma se Dio lo chiede, ci dona anche lo Spirito per attuare il suo comandamento. E quando non riusciamo ad essere fedeli a questo comando, quando reagiamo male in pensieri e parole e opere, occorre la misericordia.

venerdì 27 febbraio 2026

Prima va a riconciliarti ...

Ez 18,21-28 e Mt 5,20-26

Vivere il vangelo nella vita... Quante volte lo abbiamo detto e insegnato, ma poi ci scontriamo con la situazione più dura e difficile da realizzare: vivere il vangelo nelle relazione con i fratelli. Quel "Prima", pone una condizione necessaria senza la quale il resto risulta una maschera di meschinità e perbenismo. Vivere la relazione fraterna richiede un autentico combattimento, spirituale e umano. Occorre partire dal desiderio vero di cambiare. Solo se c'è il desiderio possibile cambiare il cuore. Ma come cambiare il cuore? Oggi chiediamo la grazia di vivere secondo il cuore di Dio ... ecco il cuore cambia quando centra Dio, e l'amore.

giovedì 26 febbraio 2026

Ma ... cosa chiedere? E perché?

Est 4,17k-u e Mt 7,7-12

La quaresima è per tutti noi un itinerario di conversione interiore che aiuta a riscoprire i valori fondamentali del nostro vivere e ci aiuta a discernere tutto ciò che appesantisce inutilmente la vita. Una vera Quaresima è e deve essere ricerca del senso profondo delle cose e contemplazione del mistero che è Dio.
È in questa prospettiva che possiamo leggere e ascoltare il vangelo di oggi, nel quale Gesù assicura che il Padre sempre risponde alle nostre richieste, smascherandoanche le nostre pretese,  ma non dice che ci darà esattamente quello che chiediamo. Quando accade questo, in verita stiamo accostando il mistero e siamo piu vicini a conoscere la volontà di Dio. È bello uscire dalle logiche infantili per addentrarci nella relazione umana vera e matura che ci proietta nel mistero.


mercoledì 25 febbraio 2026

Segno di cielo

Gio 3,1-10 e Lc 11,29-32

Fino a qualche tempo da era facile che capitasse di chiedere un segno, magari per una conferma, un bel segno dal cielo. Forse non tanto per mettere alla prova Gesù quanto piuttosto per esprimere e mettere in evidenza la nostra fragilità. Ma oggi in verità non credo siano molti dalle nostre parti a chiedere un segno, perché nessuno pone se stesso in relazione ai segni del cielo. In realtà la pagina del vangelo non intende vincere i dubbi con segni e prodigi, ma dietro all'aspra reazione di Gesù si vuole manifestare e affermare che solo l’amore salva, e l'amore è quel di più che ci è dato in Gesù. A tutti coloro che lo ascoltano, nonostante la loro chiusura preconcetta, Gesù ricorda che nella sua persona l’antica promessa giunge a compimento: “qui vi è uno più grande di Salomone […] qui vi è uno più grande di Giona”. Se siamo davvero convinti che Gesù è “più di…”, allora non cerchiamo dei segni, ma impegniamoci ad essere noi stessi segno di Gesù.


martedì 24 febbraio 2026

Misericordia adesiva

Is 55,10-11 e Mt 6,7-15

La misericordia del Padre ha un risvolto impegnativo per ciascuno di noi: "rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"; poi a conclusione quasi a rimarcare: "Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe ..." Siamo di fronte alla misericordia di Dio, ed ecco che Gesù la mette nelle nostre mani. Il Signore ci chiede una responsabilità e un impegno grande, quella di aderire alla misericordia di Dio, non semplicemente come se la misericordia ci scivoli addosso. Questa trasformazione della nostra umanità passa attraverso un esercizio di quotidianità: santificare il nome di Dio; chiedere il pane e condividerlo ...  E così via ...



lunedì 23 febbraio 2026

Venite, benedetti del Padre mio

Lv 19,1-2.11-18 e Mt 25,31-46

È consolante sapere che la nostra vita non termina nel nulla ma nell’abbraccio di Dio. E che questo abbraccio è il punto di arrivo di una vita impastata di carità. Se vogliamo fare esperienza dell'abbraccio di Dio dobbiamo imparare a vivere le relazioni fraterne come un bene essenziale: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me". Anche se nell'insieme il vangelo sembra duro, dobbiamo imparare a leggere il Vangelo nella sua interezza: beatitudine e supplizio, questo ci rende più attenti e responsabili nell'agire. Il per sempre si decide nell’oggi e passa attraverso i nostri piccoli gesti di amore.

domenica 22 febbraio 2026

TENTAZIONE



Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11

La Quaresima è un cammino, certezza di progredire verso altri orizzonti. ma è in questo cammino che si colloca il Vangelo delle tentazioni che ci porta nel cuore del dramma di tutto: “Il tentatore gli si avvicinò”. Esiste un tentatore, dunque; esiste un nemico: «Satana, questo approfittatore di solitudini», lo chiama Turoldo – perché le tentazioni peggiori arrivano lì, nel deserto, dove morde la solitudine. Ma la cosa inaudita è che questo nemico gli si avvicina – non a me, piccolo, debole, povero, stupido, no. Si avvicina a Lui, il Figlio di Dio, il Verbo eterno del Padre, Colui per il quale tutto sussiste.

Gli si avvicina, lo porta nella città santa, lo pone sul punto più alto del tempio, e poi sopra un monte altissimo: ne dispone, senza che Lui opponga resistenza; si lascia portare, come preda. Niente distanza tra Dio e Satana, tra inferno e paradiso: è una lotta corpo a corpo. E se il Nemico ha questo potere su di Lui, che ne sarà di noi, così piccoli?

Ma noi cosa avremmo risposto? Credo così: «Se tu sei davvero il Figlio di Dio, di’ che le pietre diventino pane per me e per tanti; gettati giù, perché tutti ti credano; baratta col Nemico tutti i regni del mondo e la loro gloria, così regnerai ovunque». In fondo, sembrano richieste finanche evangeliche: la fame nel mondo; un mondo cristiano; la pace, finalmente. E invece no lui ha risposto diversamente: «Vattene!

Lui sceglie di restare senza pane, sebbene avesse fame; sceglie di restare senza imperi e senza ricchezze; si mette dalla parte del povero, è questo il Suo posto. Ed è quando sceglie questo posto che – come in una creazione rinnovata – "gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano".Non è facile capire un Dio così. Non è facile capire un Amore così. Non lo capisce il tentatore, che vuole insegnare a Dio come si fa dio. Non lo capiamo noi, ma abbiamo quaranta giorni per provare a capirlo un po’ di più, a capire o almeno ad accettare, un Dio che ama e salva così.

Allora continuiamo a ripeterlo: Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal maligno.
La tentazione come esperienza umana non è sconosciuta neppure a Gesù, il vangelo di Matteo ci dice che lo spirito spinge Gesù nel deserto per essere tentato ... e la tentazione arriva dopo i 40 giorni di digiuno, quando la forza viene meno per la debolezza del corpo.
Il lungo digiuno produce in Gesù ciò che anche produce in tutti noi, la fame. Gesù ebbe fame ... È in quel bisogno di risposte che arriva la tentazione, quando i bisogni si fanno sentire giunge a noi il tentatore. Quando la stanchezza, la fragilità aprono porte e finestre a soluzioni facili. Già… soluzioni facili: sono quelle che il tentatore propone. Stai per cedere? Fallo! Stai per prendere la decisione più tranquillizzante? Fallo! Stai per scegliere di stare dalla parte del più forte? Avanti, nessuna paura, è giusto proteggersi! Hai dubbi? Metti Dio al muro e costringilo a una risposta, è un tuo diritto… non può chiederti troppo!


Riconosciamo le nostre tentazioni:
Le tentazioni oggi sono più subdole e insidiose che nel passato, oggi la tentazione non passa attraverso il segno di un pane ma della sua assenza, è la tentazione che non ci sia nulla da condividere o non c'è ne sia abbastanza, per cui occorre tutelarsi, difendersi, occorre proteggersi da chi il pane lo chiede anche per sé.
Gesù di fronte alla tentazione del pane risponderà divenuto lui stesso, parola del Padre, pane di vita ... pane da donare e si condivide con tutti.
Mi fa male ascoltare discorsi pieni di odio e di ostilità rispetto agli altri, pur se giustificati da mille perché... fa male perché ci chiude nel nostro io egoistico, che nulla genera.


La tentazione di fidarsi ... di abbandonarsi a Dio ... ma lo mettiamo costantemente alla prova ogni volta che diffidiamo del vincolo di fraternità che lui stesso pone nel cuore dei suoi figli. Tentati a non riconoscerci fratelli; tentati dell'indifferenza gli uni verso gli altri. Tentati e sfiduciati rispetto a un Dio che non sentiamo più parte della nostra storia, forse semplicemente perché lo abbiamo esiliato dalla nostra vita ... Tentati di affidarci a chi è il più forte. Non importa chi sia, basta che ci sia uno forte che ci garantisca rispetto al nostro non affidarci a Dio.


Tentati, di adorare il principe di questo mondo, che non è il re dell'universo.
La tentazione di credere a chi alza la voce più degli altri, a chi dimostra la sua forza tenendo schiacciati gli afflitti, gli umili, i miti, i poveri, gli indifesi, ecc... una umanità diseredata e che non vive più di speranza ma di angoscia del tempo presente. Un'anomalia fatta di paura e di morte. Tentati di accettare ciò che accade senza affidarci a Dio, senza pregarlo, senza invocarlo come Signore e Padre.
Non abbandonarci nella tentazione ma liberaci dal maligno.
Occorre più cuore ... occorre più amore ... occorre più umanità ...
Eppure Gesù a tutto questo risponde: «Vattene!». Perché questa è la parola del tentatore, non di Dio. Questa è la parola che si nutre delle nostre ansie, delle paure, delle preoccupazioni, dei nostri legittimi bisogni. Ma questo non è Dio… La sua Parola e la sua via ci si aprono davanti attraverso Gesù e le sue scelte. Nutrirsi di Dio, affidarsi a lui, mettere lui e solo lui al centro di tutto: questa è la sua via, l’unica via capace di farci risorgere da ogni morte e di farci rifiorire in ogni deserto.
Buon cammino di Quaresima.

sabato 21 febbraio 2026

Due verbi e tutto cambia

Is 58,9-14 e Lc 5,27-32

La relazione tra Levi e Gesù inizia con il verbo "vedere". Gli occhi di Gesù scrutano con attenzione, per questo sono capaci di scorgere quello che non appare ad uno sguardo distratto. Quello di Gesù  è uno sguardo di amore che non si ferma alla superficie, ma penetra nell’animo, vede i bisogni più nascosti, quelli che neppure l’uomo sa chiamare per nome. Gesù lo guarda con amore e gli comunica l’amore. Il secondo verbo è un comando: "seguimi". L’iniziativa è sempre di Gesù ma questa volta crea una relazione visibile e implica una risposta. È lo stesso invito che ha rivolto agli altri discepoli, quelli che ha scelto per una condivisione più intima. Ma questa volta la chiamata è fuori controllo: Levi è un pubblicano, un peccatore. Gesù però non lo denuncia come pubblico peccatore, non scaglia contro di lui le pietre della condanna, ma lo invita a lasciare tutto, cioè a cambiare vita. 


venerdì 20 febbraio 2026

Una storia di nozze

Is 58,1-9 e Mt 9,14-15

Presentandosi come lo Sposo, Gesù ci propone di leggere la sua storia, ma anche la nostra come se stessimo vivendo e preparando le nozze dello Sposo. Il Vangelo ci presenta Gesù come colui che ci svela e propone un progetto che da secoli i profeti avevano annunciato. Ma leggendo e ascoltando oggi queste parole, le dobbiamo accogliere come riferite a noi, che siamo definiti i “i figli della stanza nuziale”; un'espressione estremamente intima che esprime un legame di condivisione con la missione dello Sposo. I figli delle nozze, sono quelli che partecipano alla festa nuziale, che era solo un annuncio e non ancora realizzazione piena, ma lo è diventata nel suo sacrificio della croce, la vera celebrazione nuziale. In tutto questo non c’è dunque più spazio per il digiuno, come privazione in se stessa, ma tutto è orientato al compiersi delle nozze. Oggi chiediamo la grazia di vivere il nostro digiuno come gioiosa preparazione alle nozze dell'Agnello.

giovedì 19 febbraio 2026

Quaresima di vita

Gl 2,12-18  e Mt 6,1-6.16-18

In questa Quaresima abbiamo bisogno di riscoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo esserci anche nel nostro buio, nei dubbi, nelle nostre zone morte. Occorre che la sua luce riempia le nostre oscurità più profonde per farci rivivere in tutto ciò che siamo.
Questa Quaresima perchè non deve essere il tempo di incontro reale e concreto con il Dio che mi ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo per ridare sale alla mia vita, sopratutto li dove è morta.
Quaresima come spazio in cui mi riconsegno, a Dio. Quaresima come ascolto della Parola di Dio, riscoprendo le sue molteplici proposte d’amore. Quaresimacome occasione speciale per cambiare concretamente qualcosa di me stesso. Quaresima come occasione per dire Sì al suo amore. Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi. Oggi primo giorno di Quaresima é l'occasione per permettergli di “occupare” il nostro cuore, e avviarci nel cammino di conversione. Buon cammino ...

martedì 17 febbraio 2026

Il nostro ascolto nel limite

Giac 1,12-18 e Mc 8,14-21

Gesù è nella barca con i discepoli ma scopre che anche gli amici più fidati, anche loro non sono in perfetta sintonia con Lui, non comprendono le sue parole, danno spazio a discussioni inutili. Gesù esprime tutta la sua amarezza: “Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Sono domande cariche di amarezza perché rivelano l’esistenza di una radicale distanza tra l’insegnamento del Maestro e l’effettiva comprensione dei discepoli. Ma è la stessa fatica che facciamo anche noi. I gesti e le parole che Dio semina nella nostra vita sono sempre più grandi di quello che noi possiamo comprendere. Non comprendere la Parola di Dio vuole è certamente un limite ma la vera tentazione è quella di chi pretende di capire tutto con la propria ragione. Oggi chiediamo la grazia di essere e restare umili discepoli che si lasciano istruire.

lunedì 16 febbraio 2026

Cuore chiuso, mente ottusa

Giac 1,1-11 e Mc 8,11-13

"Dacci un segno dal cielo ..." Non è una richiesta ma una vera e propria sfida, non una domanda carica di fiducia ma una tentazione. Le tentazioni non sono confinate nell’esperienza del deserto, che troviamo all’inizio della vita pubblica di Gesú, ma accompagnano tutto il suo cammino fino alla croce. Quelli che non credono troveranno sempre la scusa che non è abbastanza ciò che dici e fai. Gli umili, invece, non faranno fatica a riconoscere la luce di Dio anche nelle piccole cose. Signore, insegnaci ad essere umili cercatori per riconoscere e accogliere ogni giorno la tua luce di verità. E donaci quella semplicità che mai diviene donanda arrogante e sfida insidiosa.

domenica 15 febbraio 2026

Ma io vi dico ...

Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

Non so quale sentimento abbia suscitato in voi, non so cosa susciti nel vostro cuore la chiamata di Gesù ad andare oltre la misura della Legge, ad approfondire i criteri, a comprendere la legge in modo più rigoroso… da Dio! Non so quale sia il retrogusto che vi lascia.
In me c’è un forte senso di reazione, perchè la conclusione del discorso delle Beatitudini si trasforma in una rilettura della quotidianità della mia vita alla luce delle parole di Gesù, per cui alcune espressioni risultano di estremamente significative:
- "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento". Gesù non distrugge la legge ma la realizza pienamente con la sua stessa vita: una vita donata, una vita che ama.
È Gesù il mio unico maestro, o il mio maestro sono le mie convenienze?
- "se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli": una giustizia superiore di cosa è fatta oggi?
Una giustizia superiore, più grande per Gesù é ciò che realizza l'amore, é ciò che proviamo quando amiamo. Per Gesù l'unica legge che vale la pena realizzare nella vita è quella di amare. Un imperativo categorico: vivere da uomini nuovi, da uomini che sanno riconoscere le minuzie, e non si perdono dietro a mille precetti ma per la legge vera che è amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Quindi Gesù è il compimento della legge, quindi quello che Lui fa e dice è semplicemente quel cammino che Dio ci mostra come strada per essere uomini e donne nuovi, da uomini e donne che sanno vivere la legge, e per legge si intende ormai qualcosa di preciso, non l’insieme di tutte le minuzie, ma la legge intesa come amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Questa legge ci pone di fronte alla rivoluzione dei rapporti e delle relazioni. Quando viviamo la sua proposta è talmente radicale, che ci manda in tilt, perché significa 
mettere gli altri al centro, mettere il bisogno dell'altro al posto del nostro.
È evidente la grande sfida che ci lancia il Signore! Ci chiede di essere più giusti della giustizia. Ci chiede non di essere dei buonisti di bassa lega, ma di avere come criterio la sua stessa misura la sua stessa pienezza di vita.
E lui è andato oltre, la sua giustizia che va oltre la nostra giustizia… oltre la nostra legge, oltre le nostre regolucce. Non so se ce la faremo. Ma una cosa è certa, Lui per noi è andato oltre … il nostro peccato portando a pienezza il perdono.
Dobbiamo imparare a pensare come Dio, ad amare come Dio, a mettere la salvezza dell’altro al centro di ogni scelta. Delicatezza, premura, cura, attenzione, purezza, dono, condivisione, accoglienza, riconciliazione: sono questi gli atteggiamenti che dovremmo coltivare e su cui dovremmo verificare la nostra vita. Perché sono ciò di cui Dio si serve per raggiungere il mondo e farsi conoscere.

Signore Gesù, insegnami a essere giusto come te:
capace di mettere avanti sempre e solo l’amore.
Capace di scegliere come bussola per la vita
non la legge fine a se stessa, ma l’altro,
il suo bene, la sua vita, la sua salvezza.
Signore Gesù, Dio dell’amore,
rendimi il cuore delicato, profondo lo sguardo,
attente le orecchie per ascoltare in ogni situazione il grido
di chi chiede solo di essere amato.
Sia l’amore il nostro unico criterio di giustizia. Amen.



sabato 14 febbraio 2026

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

At 13,46-49 e Lc 10,1-9

Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, ma ciò che rende realmente un discepolo un apostolo è fare della propria vita un annuncio appassionato che traduce la fede nel servizio più umile; siamo apostoli quando non perdiamo occasione di seminare la Parola che salva, quando la nostra vita non solo parla di Dio ma fa vedere Dio. Oggi vogliamo pregare gli uni per gli altri e chiedere la grazia che ciascuno di noi s’impegni con maggiore responsabilità ad essere un ardente apostolo del Vangelo. Senza paura di perdere se stesso, ma ritrovare nell'essere mandati l'identità di chi prima di tutto si sente unito Cristo.

venerdì 13 febbraio 2026

Ci fa parlare, ci fa ascoltare

1Re 11,29-32; 12,19 e  Mc 7,31-3

Sulla via del ritorno, dalla terra pagana, prima di arrivare in Galilea, Gesù incontra un sordomuto, emblema di una umanità ferita e incompiuta. Al centro di questo racconto c’è una parola che l’evangelista ha voluto conservare nella forma originale “Effatà” che significa: apriti. È una parola che ben si adatta ad esprimere la condizione risolutiva che Gesù realizza: abbatte le barriere dell’incomunicabilità e mette quell’uomo in relazione con il mondo. Tante volte la vera patologia è quella interiore: quando non abbiamo più la voglia di metterci in ascolto, e di parlare perché pensiamo di non avere niente da dire oppure siamo convinti che tanto … nessuno ci ascolta. Cristo ci ha liberato dalla prigione dell’io e ci ha fatti entrare nella casa della comunione.

giovedì 12 febbraio 2026

È tempo di seminare

1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30

Dopo il duro confronto con scribi e farisei, le la delusione per la loro incapacità di aprirsi alla novità del vangelo, Gesù risponde il cammino, ma questa volta va oltre le normali aspettative. Non solo continua la missione ma si reca "nella regione di Tiro", varca i confini d’Israele, in un territorio dove non era ancora risuonare la parola del Vangelo. È significativo che il Signore non vuole una Chiesa ripiegata su sé stessa ma una Chiesa sempre pronta a mettersi in cammino per portare ovunque la speranza del Vangelo. Le difficoltà non devono mai intimorirci o bloccarci nel quotidiano annuncio e nella missione. Non si tratta di propagandare un messaggio per quanto positivo e buono, ma è un vero atto di fede, annunciate la Parola, vivere il Vangelo, oltre le difficoltà è un vero atto di fede.

mercoledì 11 febbraio 2026

Liberi dal male

1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23

Sembra che Gesù più che su delle regole e dei precetti ci vuole condurre a considerare la condizione del nostro cuore, ovvero il luogo di noi stessi. È bene dirlo senza nasconderci dietro giri di parole o giustificazioni varie: l’uomo non è puro! Una cosa è riconoscerlo e lottare contro il male che si agita dentro di noi, altra cosa è permettergli di passeggiare tranquillamente dentro di noi e così inquinare pensieri e affetti. Non siamo puri ma possiamo essere purificati. È Dio che ci purifica quando ci allontaniamo gli idoli e poniamo in Lui ogni speranza. Quanto più siamo a contatto con Lui, il solo Santo, tanto più veniamo liberati dal male e riempiti di grazia. Abbiamo bisogno di riempire il cuore di Dio, di toccare le parole di Gesù come Vangelo per la nostra vita, attingere forza dai Sacramenti. Abbiamo bisogno di Dio per imparare ad essere e a vivere come sui veri figli. 

martedì 10 febbraio 2026

Scontro inevitabile

1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13

I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare  un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.


lunedì 9 febbraio 2026

Ti cerchiamo per toccarti

1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56

La gente fissa il suo sguardo su Gesù che scende dalla barca; è Lui che cerca, di Lui ha bisogno. Nelle persone sembra esserci un desiderio insopprimibile che lo spinge a cercare ciò che può dare un senso pieno alla vita. Questa scena ci offre una bella immagine della Chiesa capace di mostrare il volto di Gesù e dare all’umanità la possibilità di incontrarlo. La gente ha bisogno di incontrare Gesù e di “toccare almeno il lembo del suo mantello”? Oggi come ieri, tante persone non cercano più nulla e si accontentano di un’esistenza scolorita; oppure riempiono la vita di emozioni che rispondono ai bisogni. Ma anche questo è segno di ciò che solo Gesù può dare: una vita in pienzzala sua Parola ha la forza di Dio, di scuotere, di ferire, di accarezzare e guarisce. Lui solo è capace di restituire l’uomo a se stesso. 


domenica 8 febbraio 2026

Opere belle e opere buone.

Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".

La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.

È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.

Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...

Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.

Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.

Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.

Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.

Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.

Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale …  Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.

A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.

Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.

Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?

Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?

Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.

sabato 7 febbraio 2026

Il veleno del mondo corrotto

Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29

Il vangelo di oggi ci immerge nel complesso gioco degli intrighi, delle verità negate e dell'ingiustizia come prevaricazione. Una immagine e di una realtà che ancora oggi risuona nel quotidiano che viviamo. Proprio per questo voglio sottolineare una dimensione che ci riguarda più da vicino. Se il rancore prende dimora, prima o poi si trasforma in odio e finisce per generare pensieri e azioni di morte. Se vogliamo liberare il cuore dal male, dobbiamo coltivare pensieri e propositi di bene. Verso tutti. Voler bene non impedisce di avanzare la legittima e doverosa critica quando in coscienza retta riteniamo che determinate scelte o azioni siano sbagliate. Se la critica nasce dalla benevolenza, non fa male perché proviene dallo scrigno della carità.

giovedì 5 febbraio 2026

Ci manda anche oggi ...

1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13

“E prese a mandarli a due a due ... "Atrezzati con la sua Parola e poco altro. Gesù invita a portare con sè il minimo indispensabile: né pane, né sacca, né denaro, un paio di sandali e una tunica. Quasi a suggerirci la domanda su ciò che è il necessario. Un’altra cosa è assolutamente indispensabile il potere sugli spiriti impuri. L'esperienza ci conferma che quanto più rinunciamo alle cose tanto più riempiamo il cuore di Dio, e insieme scopriamo la forza per lottare contro il maligno. Gesù è inviato (Parola che salva e libera dal male), ma è anche colui che invia. È Lui che ci sceglie, è lui che ci manda, è lui la nostra piena libertà e la piena autonomia, perché nell'essere mandati tutto dipende da Dio.


mercoledì 4 febbraio 2026

Avanti tutta ...

2Sam 24,2.9-17 e Mc 6,1-6

Il racconto conduce a una generale delusione ma la conclusione è davvero meravigliosa: "Gesù percorreva i villaggi intorno, insegnando". Quello che accade a Nazaret è causa di amarezza, ma questo non impedisce a Gesù di riprendere subito dopo il cammino in obbedienza alla missione che il padre gli affida. Gesù ci insegna a fare di ogni evento della vita una porta che si apre sul futuro. Non lasciamoci rinchiudere nelle amarezze della quotidianità e neppure reagiamo con rimprvero circa la mancanza di fede. Gesù non si lascia rinchiudere in questa logica distruttiva, ma si mette ancora in gioco completamente e riprende il cammino. Oggi chiediamo per ciascuno di noi la stessa grazia, non è facile ma sappiamo anche che a Dio tutto è possibile.

martedì 3 febbraio 2026

Un Dio distratto ...

2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 e Mc 5,21-43

Una dinamica strana tra due situazioni esistenziali gravi e complesse: una donna malata e una bambina morente ... Una preghiera insistente, una speranza nascosta e una attesa che non trova soddisfazione ... Quante volte ci è capitato di consegnare a Dio le nostre intenzioni e necessità, anche quelle più gravi e legittime. E quante volte la nostra richiesta non ha trovato risposta: Dio non risponde, sembra si preoccupi di altro o di altri. L’agenda di Dio non sempre coincide con le nostre urgenze. È questo il momento della fede. Quando arriva la notizia drammatica della morte della figlia, Gesù gli consegna a Giàiro queste parole: “Continua ad avere fede!” . Nient’altro che questo. Nelle vicende della vita, la fede ci rende forti di fronte all’angoscia.

lunedì 2 febbraio 2026

Festa della Luce.

Ml 3,1-4 e Lc 2,22-40

La festa della presentazione di Gesù rappresenta una stupenda icona che apre ad attese e speranze : spetta infatti, ad un uomo carico di anni annunciare che sono giunti i tempi in cui l’uomo ritorna a sperare. Tutto si compie in Gesù, ogni cosa riparte e trova luce a partire da quel piccolo Bambino. Il racconto inizia ricordando che tutto si compie in Gesù, dobbiamo guardare verso Gesù, abbiamo tanto bisogno di concentrarci nel guardare in quel bambino l'uomo Gesù. Guardarlo bene, guardarlo fino a capire che lui e noi siamo destinati ad essere uno e che quest’uno è destinato ad essere uno con il Padre; se non vogliamo sciupare la vita inseguendo ideali falsi, dobbiamo guardare verso Gesù, 

domenica 1 febbraio 2026

Oltre la Beatitudine … Dio

 Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Le beatitudini ... tutti dicono la nuova Legge, la magna carta del Regno di Dio.

Troppo altisonanti queste definizioni ... credo che Gesù in quel momento in cui si siede e vuole insegnarci qualcosa di fondamentale per ciascuno di noi. 

Non vuole aggiungerci un nuovo regolamento ma raccontarci ciò che Dio vuole realizzare con noi, come ci vorrebbe felici e come questa felicità si raggiunge.

Molti uomini ieri come oggi pensano che la nostra realizzazione sia nell'esercizio del potere, nel successo economico, nella soddisfazione di bisogni ed affetti.

Questa espressione di valori è tutta una lettura partire da noi stessi e dalla nostra umanità.

Gesù parte da un altro sguardo, lui vede la nostra umanità fragile, e il suo guardare è il guardare del Padre, che si muove con amorevolezza verso di noi.

Quelle parole assumono un significato unico perché ci descrivono agli occhi di Dio, ci realizzano nella logica e nel cuore di Dio e non del mondo.

 

Scrive il Cardinal Pizzaballa: "Le beatitudini, parlano di un potere evangelico. Il potere dei poveri in spirito, che non possiede gli altri, ma li lascia liberi. Il potere dei miti, che non schiaccia, ma custodisce. Il potere degli afflitti, che è potere di stare nel dolore, senza negarlo e senza fuggire. Il potere degli operatori di pace, che costruisce relazioni senza imporre nulla. Il potere dei puri di cuore, un potere senza doppiezze. Il potere degli affamati di giustizia, che cercano la verità e non il proprio vantaggio. Il potere dei perseguitati, cioè di chi rimane fedele anche quando costa".

 

Come è diverso il modo di pensare di Dio dal nostro modo umano... Ma ci crediamo che quello di Dio è quello che ci realizza veramente, almeno questo lo abbiamo chiaro?

O siamo come quelli che ai funerali quando il Prete parla della vita eterna e del paradiso concludono pensando: ... Amen! Se c'è.!

 

Il modo di Dio di presentarci e realizzare la nostra felicità è un ritorno all’origine, ovvero al modo di vivere che Dio offrì all’uomo prima che la paura, la competizione e il dominio deformassero le relazioni tra le creature.

 

Dio Padre ha da sempre pensato per noi relazioni basate sulla fiducia, sulla trasparenza, sulla custodia reciproca, ma il peccato ha poi introdotto, come un veleno, una logica diversa, perversa, quella del dominio, dell’accusa e del tradimento.

 

Gesù con le Beatitudini si presenta come il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.

Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.

 

Oggi il volto del discepolo del Regno è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.