Dt 26,16-19 e Mt 5,43-48
sabato 28 febbraio 2026
Amare chi ci odia!
venerdì 27 febbraio 2026
Prima va a riconciliarti ...
Ez 18,21-28 e Mt 5,20-26
giovedì 26 febbraio 2026
Ma ... cosa chiedere? E perché?
Est 4,17k-u e Mt 7,7-12
mercoledì 25 febbraio 2026
Segno di cielo
Gio 3,1-10 e Lc 11,29-32
martedì 24 febbraio 2026
Misericordia adesiva
Is 55,10-11 e Mt 6,7-15
lunedì 23 febbraio 2026
Venite, benedetti del Padre mio
Lv 19,1-2.11-18 e Mt 25,31-46
domenica 22 febbraio 2026
TENTAZIONE
Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11
La Quaresima è un cammino, certezza di progredire verso altri orizzonti. ma è in questo cammino che si colloca il Vangelo delle tentazioni che ci porta nel cuore del dramma di tutto: “Il tentatore gli si avvicinò”. Esiste un tentatore, dunque; esiste un nemico: «Satana, questo approfittatore di solitudini», lo chiama Turoldo – perché le tentazioni peggiori arrivano lì, nel deserto, dove morde la solitudine. Ma la cosa inaudita è che questo nemico gli si avvicina – non a me, piccolo, debole, povero, stupido, no. Si avvicina a Lui, il Figlio di Dio, il Verbo eterno del Padre, Colui per il quale tutto sussiste.
Gli si avvicina, lo porta nella città santa, lo pone sul punto più alto del tempio, e poi sopra un monte altissimo: ne dispone, senza che Lui opponga resistenza; si lascia portare, come preda. Niente distanza tra Dio e Satana, tra inferno e paradiso: è una lotta corpo a corpo. E se il Nemico ha questo potere su di Lui, che ne sarà di noi, così piccoli?
Ma noi cosa avremmo risposto? Credo così: «Se tu sei davvero il Figlio di Dio, di’ che le pietre diventino pane per me e per tanti; gettati giù, perché tutti ti credano; baratta col Nemico tutti i regni del mondo e la loro gloria, così regnerai ovunque». In fondo, sembrano richieste finanche evangeliche: la fame nel mondo; un mondo cristiano; la pace, finalmente. E invece no lui ha risposto diversamente: «Vattene!
Lui sceglie di restare senza pane, sebbene avesse fame; sceglie di restare senza imperi e senza ricchezze; si mette dalla parte del povero, è questo il Suo posto. Ed è quando sceglie questo posto che – come in una creazione rinnovata – "gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano".Non è facile capire un Dio così. Non è facile capire un Amore così. Non lo capisce il tentatore, che vuole insegnare a Dio come si fa dio. Non lo capiamo noi, ma abbiamo quaranta giorni per provare a capirlo un po’ di più, a capire o almeno ad accettare, un Dio che ama e salva così.
Allora continuiamo a ripeterlo: Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal maligno.
La tentazione come esperienza umana non è sconosciuta neppure a Gesù, il vangelo di Matteo ci dice che lo spirito spinge Gesù nel deserto per essere tentato ... e la tentazione arriva dopo i 40 giorni di digiuno, quando la forza viene meno per la debolezza del corpo.
Il lungo digiuno produce in Gesù ciò che anche produce in tutti noi, la fame. Gesù ebbe fame ... È in quel bisogno di risposte che arriva la tentazione, quando i bisogni si fanno sentire giunge a noi il tentatore. Quando la stanchezza, la fragilità aprono porte e finestre a soluzioni facili. Già… soluzioni facili: sono quelle che il tentatore propone. Stai per cedere? Fallo! Stai per prendere la decisione più tranquillizzante? Fallo! Stai per scegliere di stare dalla parte del più forte? Avanti, nessuna paura, è giusto proteggersi! Hai dubbi? Metti Dio al muro e costringilo a una risposta, è un tuo diritto… non può chiederti troppo!
Riconosciamo le nostre tentazioni:
Le tentazioni oggi sono più subdole e insidiose che nel passato, oggi la tentazione non passa attraverso il segno di un pane ma della sua assenza, è la tentazione che non ci sia nulla da condividere o non c'è ne sia abbastanza, per cui occorre tutelarsi, difendersi, occorre proteggersi da chi il pane lo chiede anche per sé.
Gesù di fronte alla tentazione del pane risponderà divenuto lui stesso, parola del Padre, pane di vita ... pane da donare e si condivide con tutti.
Mi fa male ascoltare discorsi pieni di odio e di ostilità rispetto agli altri, pur se giustificati da mille perché... fa male perché ci chiude nel nostro io egoistico, che nulla genera.
La tentazione di fidarsi ... di abbandonarsi a Dio ... ma lo mettiamo costantemente alla prova ogni volta che diffidiamo del vincolo di fraternità che lui stesso pone nel cuore dei suoi figli. Tentati a non riconoscerci fratelli; tentati dell'indifferenza gli uni verso gli altri. Tentati e sfiduciati rispetto a un Dio che non sentiamo più parte della nostra storia, forse semplicemente perché lo abbiamo esiliato dalla nostra vita ... Tentati di affidarci a chi è il più forte. Non importa chi sia, basta che ci sia uno forte che ci garantisca rispetto al nostro non affidarci a Dio.
Tentati, di adorare il principe di questo mondo, che non è il re dell'universo.
La tentazione di credere a chi alza la voce più degli altri, a chi dimostra la sua forza tenendo schiacciati gli afflitti, gli umili, i miti, i poveri, gli indifesi, ecc... una umanità diseredata e che non vive più di speranza ma di angoscia del tempo presente. Un'anomalia fatta di paura e di morte. Tentati di accettare ciò che accade senza affidarci a Dio, senza pregarlo, senza invocarlo come Signore e Padre.
Non abbandonarci nella tentazione ma liberaci dal maligno.
Occorre più cuore ... occorre più amore ... occorre più umanità ...
Eppure Gesù a tutto questo risponde: «Vattene!». Perché questa è la parola del tentatore, non di Dio. Questa è la parola che si nutre delle nostre ansie, delle paure, delle preoccupazioni, dei nostri legittimi bisogni. Ma questo non è Dio… La sua Parola e la sua via ci si aprono davanti attraverso Gesù e le sue scelte. Nutrirsi di Dio, affidarsi a lui, mettere lui e solo lui al centro di tutto: questa è la sua via, l’unica via capace di farci risorgere da ogni morte e di farci rifiorire in ogni deserto.
Buon cammino di Quaresima.
sabato 21 febbraio 2026
Due verbi e tutto cambia
Is 58,9-14 e Lc 5,27-32
venerdì 20 febbraio 2026
Una storia di nozze
Is 58,1-9 e Mt 9,14-15
giovedì 19 febbraio 2026
Quaresima di vita
Gl 2,12-18 e Mt 6,1-6.16-18
martedì 17 febbraio 2026
Il nostro ascolto nel limite
Giac 1,12-18 e Mc 8,14-21
lunedì 16 febbraio 2026
Cuore chiuso, mente ottusa
domenica 15 febbraio 2026
Ma io vi dico ...
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
Questa legge ci pone di fronte alla rivoluzione dei rapporti e delle relazioni. Quando viviamo la sua proposta è talmente radicale, che ci manda in tilt, perché significa
Signore Gesù, insegnami a essere giusto come te:
capace di mettere avanti sempre e solo l’amore.
Capace di scegliere come bussola per la vita
non la legge fine a se stessa, ma l’altro,
il suo bene, la sua vita, la sua salvezza.
Signore Gesù, Dio dell’amore,
rendimi il cuore delicato, profondo lo sguardo,
attente le orecchie per ascoltare in ogni situazione il grido
di chi chiede solo di essere amato.
Sia l’amore il nostro unico criterio di giustizia. Amen.
sabato 14 febbraio 2026
Per Cristo, con Cristo e in Cristo
At 13,46-49 e Lc 10,1-9
venerdì 13 febbraio 2026
Ci fa parlare, ci fa ascoltare
giovedì 12 febbraio 2026
È tempo di seminare
1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30
mercoledì 11 febbraio 2026
Liberi dal male
1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23
martedì 10 febbraio 2026
Scontro inevitabile
1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13
I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.
lunedì 9 febbraio 2026
Ti cerchiamo per toccarti
1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56
domenica 8 febbraio 2026
Opere belle e opere buone.
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".
La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.
È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.
Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...
Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.
Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.
Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.
Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.
Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.
Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale … Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.
A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.
Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.
Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?
Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?
Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.
sabato 7 febbraio 2026
Il veleno del mondo corrotto
Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29
giovedì 5 febbraio 2026
Ci manda anche oggi ...
1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13
mercoledì 4 febbraio 2026
Avanti tutta ...
2Sam 24,2.9-17 e Mc 6,1-6
martedì 3 febbraio 2026
Un Dio distratto ...
2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 e Mc 5,21-43
lunedì 2 febbraio 2026
Festa della Luce.
Ml 3,1-4 e Lc 2,22-40
domenica 1 febbraio 2026
Oltre la Beatitudine … Dio
Sof 2,3; 3,12-13 Sal 145 1Cor 1,26-31 Mt 5,1-12
Le beatitudini ... tutti dicono la nuova Legge, la magna carta del Regno di Dio.
Troppo altisonanti queste definizioni ... credo che Gesù in quel momento in cui si siede e vuole insegnarci qualcosa di fondamentale per ciascuno di noi.
Non vuole aggiungerci un nuovo regolamento ma raccontarci ciò che Dio vuole realizzare con noi, come ci vorrebbe felici e come questa felicità si raggiunge.
Molti uomini ieri come oggi pensano che la nostra realizzazione sia nell'esercizio del potere, nel successo economico, nella soddisfazione di bisogni ed affetti.
Questa espressione di valori è tutta una lettura partire da noi stessi e dalla nostra umanità.
Gesù parte da un altro sguardo, lui vede la nostra umanità fragile, e il suo guardare è il guardare del Padre, che si muove con amorevolezza verso di noi.
Quelle parole assumono un significato unico perché ci descrivono agli occhi di Dio, ci realizzano nella logica e nel cuore di Dio e non del mondo.
Scrive il Cardinal Pizzaballa: "Le beatitudini, parlano di un potere evangelico. Il potere dei poveri in spirito, che non possiede gli altri, ma li lascia liberi. Il potere dei miti, che non schiaccia, ma custodisce. Il potere degli afflitti, che è potere di stare nel dolore, senza negarlo e senza fuggire. Il potere degli operatori di pace, che costruisce relazioni senza imporre nulla. Il potere dei puri di cuore, un potere senza doppiezze. Il potere degli affamati di giustizia, che cercano la verità e non il proprio vantaggio. Il potere dei perseguitati, cioè di chi rimane fedele anche quando costa".
Come è diverso il modo di pensare di Dio dal nostro modo umano... Ma ci crediamo che quello di Dio è quello che ci realizza veramente, almeno questo lo abbiamo chiaro?
O siamo come quelli che ai funerali quando il Prete parla della vita eterna e del paradiso concludono pensando: ... Amen! Se c'è.!
Il modo di Dio di presentarci e realizzare la nostra felicità è un ritorno all’origine, ovvero al modo di vivere che Dio offrì all’uomo prima che la paura, la competizione e il dominio deformassero le relazioni tra le creature.
Dio Padre ha da sempre pensato per noi relazioni basate sulla fiducia, sulla trasparenza, sulla custodia reciproca, ma il peccato ha poi introdotto, come un veleno, una logica diversa, perversa, quella del dominio, dell’accusa e del tradimento.
Gesù con le Beatitudini si presenta come il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.
Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.
Oggi il volto del discepolo del Regno è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.