Os 2,16z-10.20-22 e Mt 9,18-26
Al centro del Vangelo di oggi troviamo due persone segnate dalla sofferenza: un padre disperato e una donna umiliata dalla sua malattia. Essi rappresentano l'umanità che ogni giorno affronta il dolore e la fatica della vita. La loro storia richiama la fragilità che accomuna tutti noi: sperimentiamo il male, ma spesso non sappiamo come affrontarlo. Entrambi incontrano Gesù e, con Lui, ritrovano la speranza. Il capo della sinagoga si avvicina a Gesù con profondo rispetto e si prostra davanti a Lui. Il verbo greco proskynéō non indica soltanto un gesto di riverenza, ma esprime la consapevolezza di trovarsi davanti a Dio e la fede nella potenza (possibilità) di Gesù. Anche per la donna affetta da perdite di sangue è la fede a fare la differenza.
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