Os 8,4-7.11-13 e Mt 9,32-38
Gesù non può rimanere indifferente alle tante necessità che incontra lungo il suo cammino e risponde con prontezza a chi lo cerca. Ma prima di tutto, occorre fare una precisazione: il verbo greco che esprime i sentimenti di Gesù per le folle deriva da "viscere", considerate nel mondo biblico la sede degli affetti più profondi. Per questo viene tradotto con "provare compassione", ma esprime una misericordia intensa e concreta. Il termine compassione, nell'uso comune, è spesso ridotto a un sentimento di pena. Il verbo greco dei Vangeli, invece, indica un coinvolgimento profondo, che nasce dalle "viscere", sede degli affetti più intimi: è l'amore misericordioso e incondizionato di Dio. I miracoli, o segni, compiuti da Gesù rendono visibile e operante questo amore, che continuamente genera e rinnova la comunione tra Dio e l'umanità. Il Nazareno comunica agli apostoli la sua stessa compassione e li invita a condividerne lo stile e a farsi carico della sofferenza dei fratelli.
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