Am 3,1-8;4,11-12 e Mt 8,23-27
martedì 30 giugno 2026
Tempesta e vita
lunedì 29 giugno 2026
La Chiesa che vogliamo
At 12,1-11e Mt 16,13-19
domenica 28 giugno 2026
Cosa significa metterti al primo posto
(...) È ormai evidente che mettere Gesù al primo posto non ha nulla a che vedere con i nostri metri di misura della fede o con una pratica religiosa fatta di gesti e doveri.
Non si mette Gesù al primo posto negando il primato dell'amore e magari pensando di consacrare sé stessi nella illusione di amare Gesù più di ogni altro ... sarebbe una scorciatoia ingannevole.
Non significa nemmeno cercare di soffrire come Lui, illudendoci di poter portare sulle nostre spalle il peso del dolore e delle ingiustizie del mondo. Finiremmo soltanto per rimanere schiacciati sotto una croce che non ci è stata chiesta.
E non significa neppure offrirgli la vita come una rinuncia continua: rinnegare la propria vita non vuol dire voltare le spalle a tutto ciò che il mondo offre. Se fosse così, la fede si ridurrebbe a una sequenza di privazioni, di affetti negati e di rimpianti.
Mettere Gesù al primo posto è un'altra cosa: è lasciare che la sua presenza dia senso a ogni scelta, trasformi ogni relazione e renda pienamente umana la nostra vita. Scoprire che solo se Gesù è il primo ha senso e pienezza la vita del discepolo, la vita credente.
Mettere Gesù al primo posto è trovarsi pienamente coinvolti nel giorno in cui tutto entra nella grande svolta: Il giorno in cui inizio veramente a credere in Gesù.
· Quando finalmente lo prendo sul serio e riconosco che Dio è anche mio Padre.
· Quando vedo che questo è veramente il bel mondo di Dio; quando vedo me stesso come un figlio, non ramengo nel tempo e nella storia ma nel cuore di Dio e quando sento il calore del suo amore;
· quando vedo gli altri come miei fratelli e sorelle nella grande famiglia umana ...
Ecco che mettere Gesù al primo posto non è come dirlo... dirlo a parole e con parole non pensate e non vissute ... belle nella forma ma insipide nella sostanza.
Quando Gesù disse queste parole hai suoi discepoli forse aveva una intenzione: provocare nei dodici, il desiderio di amarlo realmente. In definitiva a Pietro che cosa ha chiesto alla fine di tutto: "Mi ami tu più di costoro?”
È questa la domanda che continua a risuonare anche per ogni discepolo. Mettere Gesù al primo posto significa rispondere a quella domanda non solo con le parole, ma con la propria vita.
sabato 27 giugno 2026
Tutti a mensa, nessun escluso
Lam 2,2.10-14.18-19 e Mt 8,5-17
venerdì 26 giugno 2026
La vera guarigione
2Re 25,1-12 e Mt 8,1-4
giovedì 25 giugno 2026
Un insegnamento che stupisce
2Re 24,8-17 e Mt 7,21-29
mercoledì 24 giugno 2026
Tutti ... tutti
Is 49,1-6 e Lc 1,57-66.80
martedì 23 giugno 2026
Cani e porci ...
2Re 19,9-11.14-21.31-35.36 e Mt 7,6.12-14
lunedì 22 giugno 2026
Giudizio e pregiudizio
2Re 17,5-8.13-15.18 e Mt 7,1-5
Giudicare secondo criteri umani: l’arte del pregiudizio.
Credo di poter affermare con certezza che chi vive di pregiudizi non può dirsi autentico discepolo di Gesù. In questa prospettiva comprendiamo che, se non impariamo a giudicare rettamente gli eventi, non saremo nemmeno capaci di scegliere il bene. Siamo chiamati a custodire l’innocenza del cuore e, al tempo stesso, a maturare una coscienza critica che ci renda capaci di riconoscere e contrastare il male. Gesù sa bene quanto il giudizio sia per noi un terreno scivoloso: è facile lasciarsi guidare da sentimenti soggettivi che ingigantiscono gli errori degli altri. Spesso, infatti, i giudizi affondano le loro radici nei pregiudizi. Signore, concedici di rivestire di amore il nostro sguardo e le nostre parole, perché possiamo essere testimoni credibili della tua misericordia.
domenica 21 giugno 2026
Ma che discepolo sono?
Ger 20,10-13 Sal 68 Rm 5,12-15 Mt 10,26-33
Che discepolo sono? Leggendo il Vangelo, e dopo averlo condiviso anche giovedì scorso alla "Lettura Comune" ..., è la domanda che quasi da sola è nata nel mio pensare … È una domanda che invita a riflettere, non a giudicare o recriminare.
Non sono tempi - i nostri - in cui occorre bacchettare rigidamente il popolo di Dio; sono tempi in cui nel guazzebuglio del travaglio della storia occorre riconquistare e rigenerare un orizzonte di consapevolezza: Chi è il discepolo?
· Il discepolo è il battezzato che riconosce la propria dignità e la propria vocazione come dono ricevuto da Dio e come responsabilità verso la Chiesa e il mondo.
· Egli vive la fede nel quotidiano, negli ambienti della famiglia, del lavoro, della cultura e dell’impegno sociale, rendendo presente il Vangelo nelle realtà concrete della vita.
· Consapevole che lo Spirito continua ad agire nella storia, sa leggere i segni dei tempi e collaborare all’opera di Dio con discernimento e fiducia.
· Radicato nella Parola, nei sacramenti e nella carità, non si lascia distrarre da ciò che è passeggero, ma rimane fedele all’essenziale.
· Si sente parte viva dell’ecclesia, del popolo dei battezzati, e vive la sua corresponsabilità nella missione della Chiesa.
· Con umiltà, semplicità e determinazione segue Cristo, accettando la sfida di una continua conversione.
· La sua testimonianza si esprime nell’accoglienza, nella condivisione, nella ricerca della verità e nella promozione della dignità umana.
· È un credente in cammino, aperto al cambiamento e alla novità dello Spirito.
· Contribuisce a edificare una società più giusta e fraterna, Nella gratitudine e nella gioia del Vangelo, riconosce Dio all’opera e ne diventa collaboratore nella storia.
È questa rilettura della figura del discepolo che si connette con le parole del Vangelo, con la certezza di rileggersi alla luce del pensiero di Gesù, dei suoi sentimenti, desideri e ideali.
Ed ecco che dal vangelo emerge una condizione essenziale di cui nessuno deve e può fare a meno: fidarsi di Dio, non lasciarsi dominare dalla paura e testimoniare Cristo con la vita.
Questa prospettiva genera ogni comunità credente e suscita discepoli maturi; discepoli in cammino e persone che scoprono e cercano cosa significhi seguire Gesù.
Ecco che oggi per noi la domanda diventa: Siamo discepoli che confessano Cristo solo dentro le chiese, oppure anche nelle scelte concrete della vita quotidiana? Perché è proprio questa la sfida che emerge dal vangelo. La sfida che Gesù a dato agli apostoli in quel tempo iniziale e che rinnova in ogni tempo ... per tutti i suoi discepoli.
Ecco, quindi, che siamo provocati sul seguire Gesù con coraggio, fiducia e fedeltà, senza lasciarsi dominare dalla paura, e testimoniare apertamente la propria appartenenza a Lui.
I 380 milioni di cristiani che nel mondo, oggi, subiscono persecuzione, cioè sono discriminati, sono emarginati, privati di diritti e dignità e anche uccisi, ci confermano le parole di Gesù: «Non abbiate paura…» voi che state imparando – con le sue parole e i suoi gesti – a dare alla vostra vita un colore particolare,
«Non abbiate paura…»: ci è detto, oggi come ieri, a chi si sente chiamato a mettere i propri piedi sulle sue orme, a diventare come lui, a scegliere come lui, ad avere i suoi stessi criteri.
Ma quel «Non abbiate paura…» è ripetuto per ben tre volte nel Vangelo, e diventa eco della condizione umana, segnata dal peccato e dalla grazia. Quindi non dobbiamo avere paura degli uomini, di ciò che è nascosto, del male che penetra e ferisce, e corrode, servendosi del buio e del segreto, dell’insinuazione e della poca trasparenza.
«Non dobbiamo avere paura», ci dice il Vangelo, perché siamo preziosi e valiamo come molti passeri e Dio si prende cura di noi, soffre con noi e ci risolleverà dalla polvere, per questo possiamo sostituire alla paura la fiducia.
sabato 20 giugno 2026
Perché vi preoccupate...
2Cr 24,17-25 e Mt 6,24-34
venerdì 19 giugno 2026
Accumulare in cielo
2Re 11,1-4.9-18.20 e Mt 6,19-23
In tutto il suo insegnamento, Gesù ci offre i criteri per dare valore alla vita, purificare e orientare i desideri e compiere scelte ispirate alla sapienza di Dio. Le parole del Vangelo di oggi interpellano direttamente il discepolo, ponendogli una domanda fondamentale: qual è lo scopo della tua vita? Se i beni materiali rappresentano spesso la trappola nella quale cadiamo, cercando in essi una sazietà solo apparente e un’illusione di realizzazione, accumulare tesori nel cielo significa invece misurare la propria esistenza alla luce della beatitudine eterna. Molte persone investono tempo, energie e preoccupazioni nell’acquisire beni terreni, correndo il rischio di trasformarli nel fine ultimo della propria vita. Ma se la nostra esistenza è destinata all’eternità, perché non prepararci fin d’ora a percorrere con maggiore slancio e libertà i sentieri che conducono alla gioia senza fine?giovedì 18 giugno 2026
Un Padre Nostro impegnativo ...
Sir 48,1-14 e Mt 6,7-15
La preghiera del Padre Nostro invita a consegnare con fiducia nelle mani del Padre ogni necessità, sia quelle che riguardano la salvezza di tutti sia quelle relative alla nostra vita. Ma la particolarità della preghiera è che per ciò che chiediamo, si lega un nostro impegno: ad esempio non possiamo chiedere il pane se non siamo disposti a condividere le nostre risorse con chi è privo del necessario. in realtà Gesù domanda un solo impegno: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Un solo impegno ma di quelli che pesano. È un impegno difficile da mantenere, lo sappiamo, tanto è vero che l'evangelista aggiunge: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi”. Considerando la problematicità del perdonarci ... chiediamo la grazia di esercitarci nell’arte della misericordia.
mercoledì 17 giugno 2026
Oltre noi stessi
2Re 2,1.6-14 e Mt 6,1-6.16-18
martedì 16 giugno 2026
Non fate come i pagani
1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48
lunedì 15 giugno 2026
Come vincere il male
1Re 21,1-16 e Mt 5,38-42
domenica 14 giugno 2026
Manda operai nella tua messe ... manda me.
Es 19,2-6 – Sal 99 – Rm 5,6-11 – Mt 9,36-10,8
Con questa domenica possiamo considerare concluso un intero anno pastorale, scandito da celebrazioni, feste e tempi forti che hanno reso visibile il cammino della nostra fede.
Ora entriamo nel Tempo Ordinario, il tempo della fedeltà quotidiana, nel quale siamo chiamati a confrontarci ogni giorno con la Parola di Gesù, lasciandoci guidare e trasformare da essa. È il tempo in cui la fede matura nella vita concreta.
La prima lettura ci ricorda la nostra vocazione: «Se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me una proprietà particolare fra tutti i popoli». Anche noi siamo chiamati ad ascoltare la voce del Signore e a testimoniare, nella quotidianità, la bellezza di appartenere a Lui.
Per cui il Vangelo ci invita a riflettere su un'esperienza che conosciamo bene: sentirci stanchi e sfiniti, come pecore senza pastore.
Succede quando la vita procede senza una direzione chiara, quando prevalgono l'individualismo, l'indifferenza e la ricerca esclusiva di ciò che è più comodo o gratificante.
Così finiamo per essere consumati non solo dalle difficoltà della vita, ma anche dalle conseguenze asfissianti delle nostre scelte.
Di fronte a questa realtà il vangelo ci fa vedere come emerge la figura di Gesù: un Gesù che guarda, che prova compassione, e che guarisce.
Anzitutto Gesù guarda: «Vedendo le folle...». Si ferma e non passa oltre. Forse una delle ferite più profonde dell'uomo è proprio quella di non essere visto, riconosciuto, accolto. Lo sguardo di Gesù, invece, restituisce dignità e apre alla vita. Non vede una massa indistinta, ma persone concrete, ciascuna con il proprio volto e la propria storia.
Il secondo passaggio è la compassione: «Ne sentì compassione». Gesù non osserva da lontano, ma si lascia coinvolgere dalla sofferenza delle persone. La compassione impedisce allo sguardo di trasformarsi in giudizio o indifferenza; permette di vedere oltre le apparenze e di aprire sempre una possibilità di speranza.
Infine, Gesù riconosce la condizione delle folle: sono stanche e sfinite perché prive di una guida e di una cura autentica. Da qui nasce l'invito: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe».
Questa preghiera non riguarda tanto la richiesta di nuovi sacerdoti o guide, ma il desiderio che tutti noi diventiamo discepoli capaci di guardare come Gesù e di avere il suo stesso cuore. Significa essere una Chiesa vicina alle persone, presente nella storia concreta degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Dallo sguardo di Gesù nasce infatti la missione dei discepoli. Egli chiama i Dodici perché la sua opera di cura e di salvezza diventi la missione di una comunità intera.
Anche noi siamo chiamati a ritornare a quel Maestro che dona orientamento alla nostra vita e ci rende capaci di parole e gesti che sollevano, guariscono, liberano e aprono gli occhi agli orizzonti di Dio.
Preghiamo allora perché il Vangelo plasmi sempre più la nostra esistenza e perché l'essere discepoli non sia vissuto come un ruolo, ma come una scelta quotidiana di vita.
Oggi più che mai la Chiesa ha bisogno di una rinnovata coscienza ecclesiale: uomini e donne che riscoprano la propria vocazione battesimale e vivano con responsabilità la propria appartenenza alla comunità cristiana.
Per questo possiamo fare nostra la preghiera del Vangelo: «Manda operai nella tua messe, Signore. Ma soprattutto dammi il coraggio … anche a me di andare … fammi capace di rispondere alla tua chimata, alla tua missione.
sabato 13 giugno 2026
Custodire il cuore buono
Is 61,10-11 e Lc 2,41-51
venerdì 12 giugno 2026
Venite a me ...
Dt 7,6-11 e Mt 11,25-30
giovedì 11 giugno 2026
La missione è una carità concreta
At 11,21-26;13,1-3 e Mt 10,7-13
mercoledì 10 giugno 2026
Distruzione e compimento
1Re 18,20-39 e Mt 5,17-19
martedì 9 giugno 2026
Possiamo esistere in un modo nuovo
1Re 17,7-16 e Mt 5,13-16
lunedì 8 giugno 2026
Il volto di Cristo
1Re 17,1-6 e Mt 5,1-12
domenica 7 giugno 2026
Corpus Domini
Dt 8,2-3.14-16; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Egli vive in noiNella solennità del Corpus Domini celebriamo Gesù che continua a rimanere con noi nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Egli vive in noi e noi viviamo in Lui. Ma il suo esserci è reale anche in questa Massa Lombarda dove ogni giorno viene consacrato.
Egli ci dona la vita
Gesù ci ricorda che la vita ha la sua origine nel Padre: non siamo noi a crearla o a possederla, ma la riceviamo come dono. In un mondo segnato da fragilità, paure e ferite, questa è una grande speranza: la nostra vita e la vita di tutti coloro che ci sono accanto, proprio tutti, trova la sua sorgente in Dio.
Egli vuole trasformarci
Ma Gesù fa ancora di più: dona sé stesso per la vita del mondo. Nell’Eucaristia non troviamo un semplice simbolo, ma la sua presenza viva che entra nella nostra esistenza e la trasforma.
Accogliere Cristo nell’Eucaristia significa accogliere la sua vita.
E questa vita cambia il nostro modo di vivere:
- l’amore ricevuto diventa amore donato,
- il perdono ricevuto diventa perdono offerto,
- il dono ricevuto diventa condivisione.
Cambiare e trasformare la realtà è concretezza del mistero celebrato.
L'eucaristia deve essere il nostro cambiamento
L’Eucaristia ci insegna la logica di Dio: non trattenere, ma donare; non chiudersi, ma aprirsi agli altri. È una trasformazione spesso silenziosa, ma reale e concreta.
Oggi chiediamo la grazia di non abituarci mai a questo dono e di lasciarci trasformare da Cristo, per vivere secondo il Vangelo: ricevere per donare.
Se in noi davvero riceviamo Cristo, allora qualcosa in noi deve cambiare. Anche qui a Massa Lombarda, nel nostro modo di seguire Gesù Maestro di vita e salvatore dell'uomo.
sabato 6 giugno 2026
Guardatevi da scribi e farisei ...
2Tm 4,1-8 e Mc 12,38-44
venerdì 5 giugno 2026
Interrogati da Gesù
Ogni tanto Gesù prende in mano il discorso e lui si mette a fare le domande ...
Forse è stanco della poca fede della gente, forse un poco deluso della durezza e aridità del gruppo dei dodici ... Forse è proprio di fronte a questo che Gesù prova ad alzare il livello della fede e della sensibilità umana ... la nostra umana sensibilità.
Allora spiega le Scritture e aiuta a leggerle con una sapienza nuova. In questo caso, parla di se stesso, senza dirlo esplicitamente. Citando un salmo, fa notare che il Messia non può essere considerato come spesso o sempre la maggioranza lo pensa ... ma egli è il “mio signore”. Le scriture poi, non ci forniscono delle risposte puntuali e complete, esse si consegnano al nostro cuore, per germogliare e portare frutto;, é solo così che o Spirito può rendere nuova quella Parola antica.
giovedì 4 giugno 2026
Amare tra desiderio e possibilità
2Tm 2,8-15 e Mc 12,28-34
mercoledì 3 giugno 2026
Non conoscete le Scritture
2Tm 1,1-3.6-12 e Mc 12,18-27
martedì 2 giugno 2026
Come dare a Dio tutto …
2Pt 3,11-15.17-18 e Mc 12,13-17
lunedì 1 giugno 2026
AAA ... contadini cercasi ...
2Pt 1,2-7 e Mc 12,1-12