Gv 6,37-40
domenica 1 novembre 2026
Commemorazione dei defunti
Santi sul serio!
Ap 7,2-4.9-14 Sal 23 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12
Ieri sera abbiamo cercato emozioni, brividi e un po' di felicità; stamattina sono rimaste per le strade tante zucche. Forse è un'immagine che ci somiglia un po': tutti desideriamo essere felici, ma non sempre sappiamo dove cercare ciò che dà pienezza alla vita.
Senza demonizzare il divertimento, oggi la festa di Tutti i Santi ci ricorda che la felicità non è questione di una notte speciale, ma di una vita vissuta con uno scopo.
E la santità, in fondo, è proprio questo: imparare ogni giorno a fare la volontà di Dio, traducendo il Vangelo in gesti concreti di amore, servizio e attenzione verso gli altri.
Da ieri, commentando il Vangelo delle Beatitudini, sto chiedendo di sceglierne una, domandandovi perché la scegliete e che cosa porta di vero nella vostra vita.
La felicità, infatti, non consiste semplicemente nel divertimento o nella spensieratezza, che sono esperienze belle e legittime, ma nel senso di verità e di amore che esprime e dona la nostra vita.
Ma quanto mi interessa essere santo?
Forse abbiamo pensato almeno una volta: «Santo io? È una cosa per altri, non certo per me!». Eppure, siamo figli di Dio e siamo chiamati a diventare simili a Lui.
Nella Chiesa delle origini, i santi erano tutti i
cristiani battezzati, consacrati a Dio e appartenenti a Cristo.
Il termine non indicava persone perfette, ma credenti chiamati a vivere secondo
il Vangelo.
Oggi possiamo dire che la santità nasce dalla relazione con il Padre, sorgente della nostra felicità e della piena realizzazione della nostra vita.
Spesso, però, abbiamo ridotto i santi a dei «santini»: immagini da collezionare, più che testimonianze da imitare. Anche le reliquie ci ricordano che la loro santità non era fantasia o puro spirito: la bontà e la bellezza della loro vita avevano una concretezza fatta di carne, di umanità, di gesti e di relazioni. Dio ha operato attraverso la loro vita reale, proprio come vuole fare attraverso la nostra.
Tutti santi, ciascuno in modo unico e speciale
Papa Francesco ci ha ricordato che la santità è una chiamata per tutti; è personale; nasce dalle piccole cose, amore, pazienza, ascolto, perdono e generosità; è lasciarsi trasformare da Cristo ed è missione, cioè incarnare il Vangelo nella vita quotidiana.
Non dobbiamo diventare qualcun altro: dobbiamo lasciare che Dio trasformi la nostra umanità. La santità ci rende più autentici, liberi e capaci di amare. È la santità dei «santi della porta accanto», che rendono straordinario l'amore nelle cose ordinarie.
Poi in ultimo la ricetta per cucinare il cibo dei santi:
· Essere umili: riconoscere i propri limiti (Beati i poveri in spirito).
· Perdonare: scegliere la riconciliazione (Beati i misericordiosi).
· Aiutare chi è in difficoltà: condividere e impegnarsi per la giustizia.
· Essere pazienti e miti: accogliere le difficoltà e i limiti degli altri.
· Essere operatori di pace: scegliere gentilezza e rispetto.
· Pregare e custodire un cuore puro: cercare Dio con sincerità.
· Amare e consolare: stare accanto a chi soffre.
· Tutto questo richiede anche il coraggio di testimoniare Gesù, senza vergognarsi del Vangelo, anche nelle difficoltà (Beati i perseguitati per la giustizia).
Allora, quanto mi interessa essere santo?
Abbastanza da cominciare oggi, nelle mie relazioni, nelle mie scelte e nei gesti quotidiani.
La santità non significa diventare perfetti, ma lasciarsi amare e trasformare da Dio, imparando ad amare come Lui. Non accontentiamoci di collezionare santini: lasciamoci provocare dai santi! Siamo tutti chiamati alla santità, ciascuno con la propria umanità, ma tutti con lo stesso amore: quello di Cristo.
Umiltà necessaria
Fil 1,18-26 e Lc 14,1.7-11