domenica 1 novembre 2026

Santi sul serio!

Ap 7,2-4.9-14     Sal 23      1Gv 3,1-3     Mt 5,1-12 

Ieri sera abbiamo cercato emozioni, brividi e un po' di felicità; stamattina sono rimaste per le strade tante zucche. Forse è un'immagine che ci somiglia un po': tutti desideriamo essere felici, ma non sempre sappiamo dove cercare ciò che dà pienezza alla vita.

Senza demonizzare il divertimento, oggi la festa di Tutti i Santi ci ricorda che la felicità non è questione di una notte speciale, ma di una vita vissuta con uno scopo.

E la santità, in fondo, è proprio questo: imparare ogni giorno a fare la volontà di Dio, traducendo il Vangelo in gesti concreti di amore, servizio e attenzione verso gli altri.

Da ieri, commentando il Vangelo delle Beatitudini, sto chiedendo di sceglierne una, domandandovi perché la scegliete e che cosa porta di vero nella vostra vita.

La felicità, infatti, non consiste semplicemente nel divertimento o nella spensieratezza, che sono esperienze belle e legittime, ma nel senso di verità e di amore che esprime e dona la nostra vita.

 

Ma quanto mi interessa essere santo?

Forse abbiamo pensato almeno una volta: «Santo io? È una cosa per altri, non certo per me!». Eppure, siamo figli di Dio e siamo chiamati a diventare simili a Lui.

Nella Chiesa delle origini, i santi erano tutti i cristiani battezzati, consacrati a Dio e appartenenti a Cristo.
Il termine non indicava persone perfette, ma credenti chiamati a vivere secondo il Vangelo.

Oggi possiamo dire che la santità nasce dalla relazione con il Padre, sorgente della nostra felicità e della piena realizzazione della nostra vita.

Spesso, però, abbiamo ridotto i santi a dei  «santini»: immagini da collezionare, più che testimonianze da imitare. Anche le reliquie ci ricordano che la loro santità non era fantasia o puro spirito: la bontà e la bellezza della loro vita avevano una concretezza fatta di carne, di umanità, di gesti e di relazioni. Dio ha operato attraverso la loro vita reale, proprio come vuole fare attraverso la nostra.

Tutti santi, ciascuno in modo unico e speciale

Papa Francesco ci ha ricordato che la santità è una chiamata per tutti; è personale; nasce dalle piccole cose, amore, pazienza, ascolto, perdono e generosità;  è lasciarsi trasformare da Cristo ed è missione, cioè  incarnare il Vangelo nella vita quotidiana.

Non dobbiamo diventare qualcun altro: dobbiamo lasciare che Dio trasformi la nostra umanità. La santità ci rende più autentici, liberi e capaci di amare. È la santità dei «santi della porta accanto», che rendono straordinario l'amore nelle cose ordinarie.

Poi in ultimo la ricetta per cucinare il cibo dei santi:

·          Essere umili: riconoscere i propri limiti (Beati i poveri in spirito).

·          Perdonare: scegliere la riconciliazione (Beati i misericordiosi).

·          Aiutare chi è in difficoltà: condividere e impegnarsi per la giustizia.

·          Essere pazienti e miti: accogliere le difficoltà e i limiti degli altri.

·          Essere operatori di pace: scegliere gentilezza e rispetto.

·          Pregare e custodire un cuore puro: cercare Dio con sincerità.

·          Amare e consolare: stare accanto a chi soffre.

·          Tutto questo richiede anche il coraggio di testimoniare Gesù, senza vergognarsi del Vangelo, anche nelle difficoltà (Beati i perseguitati per la giustizia).

Allora, quanto mi interessa essere santo?

Abbastanza da cominciare oggi, nelle mie relazioni, nelle mie scelte e nei gesti quotidiani.

La santità non significa diventare perfetti, ma lasciarsi amare e trasformare da Dio, imparando ad amare come Lui. Non accontentiamoci di collezionare santini: lasciamoci provocare dai santi! Siamo tutti chiamati alla santità, ciascuno con la propria umanità, ma tutti con lo stesso amore: quello di Cristo.

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