lunedì 7 novembre 2016

Tito 1,1-9 e Luca 17,1-6
Sradicati e piantati nel mare ...

La frede di tutti i giorni, seppure irrealmente semplice come un granello di senape è sufficiente per il discepolo di Cristo per compiere le opere di Dio, tutte le opre del Padre, cioè la sua volonta, la sua misericordia...
Alla fede grande non è detto che corrisponda la grandezza delle azioni compiute; la fede piccola non significa una espereienza "da poco". La fede non si misura con il metro della grandezza o della quantità, ma attraverso il desiderio di voler conoscre Dio ed essere suoi. Quando manca questo desiderio di lui, quando manca la voglia di stare con Gesù Cristo, la nostra fede è tale che non è capace di sradicare neppure un radicchio ... La fede è fare l'opera di Dio! 

domenica 6 novembre 2016

2 Maccabei 7,1-14 / Salmo 16 / 2 Tessalonicesi 2,16-3,5 / Luca 20,27-38
I figli di Dio risorgono!

Per comprendere questo brano occorre capire cosa sta accadendo:
- I Sadducei, il nome deriva da Sado, sacerdote al tempo del re Davide, erano una casta sacerdotale, aristocratica e ricca; non credono nella risurrezione, accettano come ispirati solo i 5 libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio). Questi nel mondo e nella vita presente hanno messo buone radici.
- levirato, espressione che indica lavorassi giuridica attraverso la quale si garantiva la continuità del nome per l'uomo che moriva senza figli. Il cognato doveva mettere incinta la donna vedova. Una pratica squalificante la donna è il segno del figlio, emblema della vita che nasce.
- figli di questo mondo e figli della risurrezione ... I figli di questo tempo sono i Sadducei, impegnati a prendere mogli e mariti per fare sopravvivere un nome, un casato ...
I figli del tempo futuro sono figli della risurrezione ... Figli di Dio ... Sono come gli angeli che hanno ma vita e l'esistenza da Dio ...
La fede dice San Paolo non è di tutti, parole durissime, ma danno il senso della necessità di usare il tempo della vita per fare della fede lo spazio della comprensione dei misteri, lo spazio in cui la ragione è l'intelletto si attivano per ricercare la verità è scrutare il trascendente.
Il nostro tempo che mette al bando ogni trascendenza e si aggrappa a cercare nel benessere e nel piacere (edonismo) il modo per esiliare ogni pensiero di morte, non da risposte circa il destino dell'uomo e il perché delle cose create.
Le parole di Gesù spezzano il grigiore dell'uomo "grigio" e sazio delle suor "cose", un uomo che non ha speranza, non ha aspettative (desideri), un uomo per cui la felicità è condizionata dalle situazioni e dal possesso, ma non è una vera beatitudine esistenziale.
Nelle sue parole conclusive, Gesù, dice: "Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: ‘Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe’ (Es 3,6). Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché in lui tutti vivono". La fede in Dio, la stessa fede di Abramo nostro padre, contiene già in se la garanzia che la nostra vita gli appartiene, e che nemmeno la morte cancella la promessa di amore che si concretizza nell'essere tutti figli.

sabato 5 novembre 2016

Filippesi 4,10-19 e Luca 16,9-15
La vera ricchezza


"I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui". L'attaccamento al denaro, alla ricchezza, è la dimostrazione che la nostra vita cerca di compensare la sua indigenza, e se non vogliamo intenderlo solo negativamente, possiamo dire che la nostra esistenza non basta a se stessa. Discernere ciò che da compimento è l'esercizio della vita stessa: il tempo, i giorni, i mesi gli anni rappresentano lo spazio dell'esperienza in cui come San Paolo ci racconta, attraverso le cose terrene si intuiscono i valori più grandi, le vere ricchezze: i frutti preziosi di una comunità credente. La ricchezza è uno strumento e non un fine! L'attaccamento allo strumento è abominio davanti a Dio; è idolatria!

venerdì 4 novembre 2016

Filippesi 3,17-4,1 e Luca 16,1-8
Scaltrezza, scaltrezza ...

"La nostra cittadinanza è nei cieli, e da là aspettiamo il Signore Gesù Cristo ..." Questa affermazione di Paolo ci riconduce al senso del cammino e al valore del tempo della nostra vita. Una esistenza nel tempo che va "amministrata" anche con scaltrezza, non con inganno, ma col fine di anticipare, al presente l'esperienza della Misericordia di Dio. In realtà l'amministratore capitalizza a suo vantaggio, i beni del suo Signore, con un criterio che è esclusivamente del suo Signore. Il suo agire è quello di chi attiva la misericordia per i fratelli, gratuitamente, innestando in tal modo non un vantaggio per se, ma la stessa misericordia: "Siate misericordiosi ... e sarete come il padre vostro che è misericordia infinita".

giovedì 3 novembre 2016

Filippesi 3,3-8 e Luca 15,1-10
Convertiti in misericordia ...


La prima applicazione dell'immagine parabolica deve essere personale ... Ciascuno infatti è la pecora "quella perduta"; la moneta "che era perduta" e il peccatore per cui c'è gioia in cielo se si converte.
Il senso della Misericordia non è infatti una conversione legale e morale, ma ha come obiettivo la gioia del cielo come conseguenza della scoperta di essere speciali per il "pastore" e per la "donna" ... Scoprire di essere amati da Dio padre, in Gesù converte la vita. La "conversione in misericordia" è la vera trasformazione, non parte dall'esame di coscienza, ma dalla scoperta di essere cercato, portato sulle spalle e ricondotto nella casa ... cercato scrupolosamente perché prezioso agli occhi della donna e delle amiche. La vera conversione non è quindi la conversione attraverso la misericordia ma in misericordia. Di questa se ne può solo fare esperienza ... Non la si impara in teoria...

mercoledì 2 novembre 2016

Giobbe 19,1.23-27 / Salmo 26 / Romani 5,5-11 / Giovanni 6,37-40
Commemorazione dei defunti
Cristo è morto per noi ... Cristo è risorto con noi!


A chi crede in lui appartiene la vita eterna, e sarà risuscitato nell'ultimo giorno. Questa affermazione traduce la fede Cristiana nella risurrezione di Cristo. Il cuore del nostro credere è la risurrezione di Cristo. A volte ci incamminiamo in una esperienza della fede più legata alle conseguenze morali o alle indicazioni catechistiche, dimenticando il centro di tutto.
Se Cristo non è risorto, inutile è la nostra fede, ci ricorda San Paolo. Credere la risurrezione significa comprendere che la morte (del corpo) rappresenta quella condizione di normalità in ordine alla creazione che conclude l'esistenza temporale, dell'uomo, ed in modo paradigmatico anche di tutto ciò che esiste. Senza il Risorto, ogni interpretazione e riflessione del "dopo morte", non ha senso, sarebbe solo fantasia. Invece, esiste uno luogo nel tempo e nello spazio, un luogo in tutto l'universo, ed è qui sulla nostra Terra, in cui la morte cessa di essere condizione definitiva e si infrange nella potenza della vita eterna che è Dio stesso. Lo scorso 28 ottobre hanno tolto, il marmo che copriva il sepolcro di Cristo; quelle sono le coordinate della vita eterna.

martedì 1 novembre 2016

Apocalisse 7,2-4.9-14 / Salmo 23 / 1 Giovanni 3,1-3 / Matteo 5,1-12a
Santità per immagini ... otto  immagini di santità!

L'immagine dell'Apocalisse sembra uscita da una riproduzione digitale, virtuale ... È una immagine che supera, e vuole superare i limiti del tempo e della storia.
Anzi vuole affermare che nonostante il tempo e la storia limitata e corrotta dell'umanità, tutto "sboccia" in una condizione completamente rinnovata.
L'immagine cerca di raccontare come la realtà di un popolo di tribù scelte da Dio, incamminato in una storia che è salvezza, "sboccia", dischiude il suo destino nella stessa eternità di Dio da cui deriva. I centoquarantaquattromila sono il segno di ciò che è opera dell'uomo e della creazione di Dio. Tutta quella moltitudine partecipa alla gloria di colui che siede sul trono e all'agnello; tutto partecipa della santità di Dio!
Tutti però sappiamo che ciò che è virtuale ciò che è digitale, in un Clik ... si "spegne" e scompare dalla realtà fintanto che un altro Clik ... lo riattiva.
Per cui, il rischio che corriamo è quello di vivere tutto in modo irreale disincarnato.
In questo ci soccorre il Vangelo, richiamandoci a una realtà che non è solo cruda, ma è prima di tutto concreta. Otto beatitudini reali, non astratte ci garantiscono la santità come condizione della vita concreta:
1) Beati i poveri in spirito ...
Questi sono l'anima del mondo, sono coloro che amano Dio e precedono nell'amore i fratelli. Sanno che tutto è di Dio, e che noi non ci apparteniamo.
2) Beati quelli che sono nel pianto ...
Questi sono le lacrime di dolore e di gioia, segno di una vita che cerca salvezza. Sono coloro che si caricano della compassione del mondo e la vivono.
3) Beati i miti ...
Questi sono coloro che con tenerezza accarezzano le piaghe dell'umanità, coloro che leniscono anche le mie ferite.
4) Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia ...
Questi sono i profughi, quelli in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla disperazione e sono in cerca di una briciola di "giustizia umana" per loro.
5) Beati i misericordiosi ...
Questi sono quelli che come Gesù, non riescono a pensare male, che prima di tutto si fanno accanto per capire e dimostrare la loro fedeltà nell'amare. Come Dio è misericordioso, così anche questi cercano di esserlo.
6) Beati i puri di cuore ...
Questi sono i cristiani perseguitati, perché nella testimonianza della loro fede purificano il loro cuore e rinnovano la vita del mondo. Loro vedono Dio.
7) Beati i facitori della pace ...
Questi sono i testimoni della carità (dell'amore), sono quegli uomini e donne che hanno nel cuore la passione per il superamento dei conflitti; di tutti i conflitti.
8) Beati i perseguitati per la giustizia ...
Questi sono la stragrande maggioranza di noi tutti, che ogni giorno, siamo schiacciati da qualche ingiusto giudizio è situazione opprimente. Questi uomini e donne, non rinunciano a pensare che il domani sarà il tempo del riscatto e che Dio viene a visitare il suo popolo.
La solennità di Tutti i Santi ci provoca nel vivere il presente consapevoli di  essere simili a lui: sua immagine e somiglianza.