1Gv 2,29-3,6 e Gv 1,29-34
Il peccato è come un muro che divide l’uomo da Dio, lo divide dagli altri uomini e lo frantuma in se stesso. Un muro altissimo che impedisce di vedere il Cielo. Nel testo del vangelo il sostantivo è al singolare per sottolineare che Gesù libera l’uomo dal peccato che lo assedia, spezza questa condizione che ci impedisce di camminare o rallenta il nostro cammino verso Dio. In greco troviamo il verbo airō che significa prendere, rimuovere, portare via. Gesù però non toglie il peccato con la bacchetta magica ma lo prende, cioè lo porta su di sé, si carica del nostro fardello. Gesù non tollera il peccato ma lo toglie con decisione. È questa la premessa per iniziare qualsiasi storia nuova. Invece noi siamo abituati a giudicare l’altro, puntando il dito sugli errori che lui commette. Imparare a non giudicare è una grande conquista. Se vogliamo davvero liberare il prossimo dal peccato, non solo non dobbiamo giudicarlo ma dobbiamo prendere su di noi il suo peccato, portarlo nella nostra carne, soffrendo con lui e per lui.
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