Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28
domenica 16 agosto 2026
Non uomini di buona volontà, ma amati da Dio
sabato 15 agosto 2026
Cosa possiamo dire di Maria
Ap 11,19; 12,1-6.10 Sal 44 1Cor 15,20-26 Lc 1,39-56
venerdì 14 agosto 2026
Come nasce un sacramento
Ez 16,1-15.60.63 e Mt 19,3-12
giovedì 13 agosto 2026
Il cruccio di Pietro
Ez 12,1-12 e Mt 18,21-19,1
mercoledì 12 agosto 2026
Lui c’è sempre. Ma non sempre c’è la fede.
Ez 9,1-7;10,18-22 e Mt 18,15-20
Il Vangelo non dice semplicemente: «Dove due o tre pregano nel mio nome», ma sottolinea piuttosto l’essere riuniti nel nome di Gesù. Il verbo greco utilizzato significa «mettere insieme», «riunire», e richiama l’idea di un’aggregazione di persone. Quando siamo uniti nel suo nome, prendiamo coscienza e facciamo esperienza che Lui cammina con noi. Ed è già una grazia! È una parola che Gesù ci consegna e che fotografa la vita della Chiesa dopo la Pasqua. In essa sono racchiusi insieme una promessa e un impegno. Gesù assicura che sarà personalmente presente nel cammino della Chiesa e lega questa promessa all’impegno dei discepoli: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome». Ancora una volta emerge la stretta sinergia tra l’opera di Dio e la nostra collaborazione. La promessa è certa, perché la sua presenza non dipende da noi. Matteo conclude il suo Vangelo proprio con questo annuncio: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
martedì 11 agosto 2026
Nessuno si deve perdere
Il vangelo vuole sottolineare la dimensione della fiducia: il bambino si affida ai genitori senza esitazioni, riserve o calcoli. È questa la dimensione dell’infanzia spirituale evocata dal Salmo 130: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia». Non si tratta semplicemente di un paragone, ma di un invito a diventare piccoli, imparando ad abbandonarci con fiducia nelle mani del Padre. Diventare bambini significa riconoscere che non siamo padroni della vita, né nostra né altrui, e che non possiamo conoscerne o controllarne tutti i meccanismi. ĤbbLa vera responsabilità nasce proprio da questa consapevolezza: riconoscere di non poter fare tutto da soli e accettare di aver bisogno di qualcuno. I bambini lo sanno: si lasciano condurre, si affidano, si fidano dei propri genitori. Anche la vita spirituale ci chiede questo atteggiamento: non il controllo, ma la fiducia; non la pretesa di bastare a noi stessi, ma l’umile abbandono nelle mani di Dio.
lunedì 10 agosto 2026
Come chico di grano
2Cor 9,6-10 e Gv 12,24-26
Se ciascuno di noi mette al centro se stesso, se misura ogni cosa secondo il proprio interesse individuale e non fa dell’amore la regola della propria vita, donando tutto senza trattenere nulla per sé, non saremo mai capaci di essere veramente fecondi.
Per essere fecondi dobbiamo diventare come il chicco di grano che cade nella terra, muore e solo così produce frutto: attraverso il dono totale di sé.
In realtà, come il chicco gettato nella terra sembra scomparire e, agli occhi del mondo, diventare inutile, così sarà anche per la nostra vita. Potremo apparire umiliati, disprezzati, maltrattati, rifiutati e gettati via come qualcosa di immondo.
Eppure, proprio questa morte a noi stessi diventerà la condizione di una vita nuova e feconda. Perché è solo quando ci doniamo totalmente, senza riserve, che la nostra vita può portare frutto.