1Cor 2,1-5 e Lc 4,16-30
lunedì 31 agosto 2026
La sfida di Nazaret
domenica 30 agosto 2026
Pensare secondo Dio
Ger 20,7-9 – Sal 62 – Rm 12,1-2 – Mt 16,21-27
sabato 29 agosto 2026
Confronto tra poteri
Ger 1,17-19 e Mc 6,17-29
La vicenda di Erode mostra che il potere mondano è solo un’illusione che si costruisce con la menzogna e si difende con la forza. Il suo potere si scioglie come neve al sole dinanzi ai cortigiani: non potendo venir meno al giuramento, fatto con inspiegabile ingenuità, si vede costretto a ordinare la morte a Giovanni. È così poco potente da agire contro la propria volontà! Giovanni, invece, ha un vero potere. In apparenza è in carcere, privo di libertà; in realtà egli è davvero libero perché non viene meno alle sue convinzioni, e fino alla fine annuncia la verità. Un uomo pronto a rinunciare alla vita per amore della verità.venerdì 28 agosto 2026
Tra stoltezza e saggezza
1Cor 1,17-25 e Mt 25,1-13
La stoltezza indica superficialità e mancanza di discernimento. Le cinque vergini stolte prendono le lampade, ma dimenticano l’olio: vivono il presente senza preoccuparsi di ciò che verrà e si lasciano sorprendere dagli eventi, quasi fossero poco interessate all’incontro con lo sposo. La saggezza, invece, indica consapevolezza. Le cinque vergini sagge vivono il presente guardando al futuro, orientando la loro vita all’arrivo dello sposo e preoccupandosi di avere olio a sufficienza. Le dieci vergini rappresentano la comunità cristiana: non contano solo le singole scelte, ma lo stile complessivo della vita. La parabola ci ricorda che non basta iniziare bene: occorre perseverare nella fedeltà fino alla fine.
giovedì 27 agosto 2026
Perché dovrebbe tornare?
1Cor 1,1-9 e Mt 24,42-51
mercoledì 26 agosto 2026
Un giusto esame di coscienza
Con queste parole Gesù non si limita a denunciare gli atteggiamenti e i comportamenti deplorevoli di scribi e farisei, ma arriva a descriverli come portatori di morte, persone da cui guardarsi: ostentano la propria fede e si presentano come suoi testimoni, ma in realtà "sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume". Il Vangelo, in realtà, non fa sconti a nessuno, soprattutto quando la fede rimane ostentata a parole, senza trovare riscontro nelle scelte della vita: quando, ad esempio, ci lasciamo guidare dalla convenienza, rifiutiamo di assumerci le nostre responsabilità o, peggio ancora, rinunciamo al bene. Il Vangelo, oggi, ci invita a guardare con sincerità dentro noi stessi e a riconoscere con umiltà il male che, così spesso, trova dimora in noi. Un buon esame di coscienza ci aiuta anche a verificare quanto facilmente ci ripieghiamo su noi stessi, fino a perdere il coraggio di dare una vera testimonianza di fede.
martedì 25 agosto 2026
Quando il dettaglio ci acceca
2Ts 2,1-3.13-17 e Mt 23,23-26
L’insegnamento evangelico è una provocazione per noi che, come moderni farisei, ci fermiamo a osservare la Legge con superficialità oppure con eccessivo scrupolo, senza accorgerci di trascurare altre cose più importanti. E sono proprio queste a dare forma e a determinare l’esperienza della fede: "la giustizia, la misericordia e la fedeltà". A giudizio di Gesù, questo atteggiamento negativo ci rende ciechi. Diventare ciechi è più facile di quanto si creda; ma ancora più facile – e certamente più grave – è non avere coscienza di esserlo. Questa è la conseguenza del nostro stile di vita, preoccupato e scrupoloso per le cose dell’io. Quante volte, per nutrire la vanità individuale, nel vestire o nel mangiare, ci preoccupiamo anche dei minimi dettagli; quando invece è in gioco il bene comune, diventiamo stranamente faciloni e troviamo mille giustificazioni, con la scusa che possiamo fare solo il possibile. Chi si preoccupa troppo di se stesso non avrà tempo per prendersi cura dell’altro. E chi vuole fare il bene senza rinunciare a nulla non potrà che vivere la carità come una scomoda condivisione.