sabato 14 maggio 2016

Atti 1,15-17.20-26 e Giovanni 15,9-19
San Mattia Apostolo
La gioia è essere scelti...


"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi ..." Da questa scelta scaturisce quella conditioner per cui "la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena".
Essere scelti non significa essere selezionati rispetto a un numero indiscriminato che viene di conseguenza scartato. La scelta corrisponde all'essere amati, essere prediletti, ciascuno a suo modo è amato e prediletto in modo speciale. È questo amore l'origine della gioia, cioè della pienezza, della felicità piena. Il discepolo nella predilezione si sente totalmente compreso e parte della gioia del Signore, quella di essere amato dal Padre: "... e rimango nel suo amore."

venerdì 13 maggio 2016

Atti 25,13-21 e Giovanni 21,15-19
Prova di amore ...

Pietro si trova di fronte "all'insistenza" di Gesù; in diversi modi è stata interpretata quella triplice domanda, ma forse conviene leggerla semplicemente come una domanda che non trova una risposta adeguata ...
Alla fine Pietro prende coscienza di quell'insistenza, e valuta anche il suo amore per il Signore (in greco filia): "tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene" ... Forse è un bene che ora, in quel momento non corrisponde alla domanda di Gesù (lui parla di amore, in greco di agape!), ma ugualmente Pietro percepisce che Gesù conosce tutto ... anche la sua inadeguatezza; che però in quel momento è il suo percorso di "amore", anche se non è tutto ciò che sarà il suo amore, perché Gesù lo porterà a compimento ... "tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi". 

giovedì 12 maggio 2016

Atti 22,30;23,6-11 e Giovanni 17,20-26
L'amore del Padre in noi ...

Proviamo a entrare in Giovanni; in questi versetti egli ci riporta al cuore del desiderio di Gesù nell'ultima cena: che in noi dimori l'amore del Padre. Ci sono alcuni indizi che convergono su questo desiderio. In primo piano l'idea della consacrazione dei discepoli, dedicati a realizzare in loro stessi quella particolare comunione generata dall'amore del Padre: "siano anch'essi in noi". Un secondo indizio è la gloria, essa non è una manifestazione esclusiva riservata a Gesù, ma è condizione del discepolo; essa non è una manifestazione onorifica ma è espressione di amore: "... e che li hai amati come hai amato me".
Se l'amore del Padre sarà esperienza del discepolo attraverso la Parola del maestro ascoltata e osservata, la conseguenza sarà essere dove è Gesù. Ciò non vorrà dire un posto nello spazio, ma essere dove Gesù è esperienza viva e vissuta; significherà essere nel cuore del Padre, come Gesù è presso/rivolto verso il Padre.

mercoledì 11 maggio 2016

Atti 20,28-38 e Giovanni 17,11-19
Essi sono nel mondo ... ma non sono del mondo!


La comunità di Giovanni ripensa le parole di Gesù - quelle parole dell'ultima cena, che risuonano ora come e ben più di una semplice consegna. La comunità sente  che la preghiera di Gesù, quelle sue parole, erano proprio per lei, per prefigurare l'ora in cui la stessa comunità avrebbe sperimentato che la parola ricevuta non è accolta dal mondo; avrebbe sperimentato il rifiuto e l'odio del mondo, perché essere del Cristo esclude l'essere del mondo. La comunità dei discepoli, ora comprende che essere di Cristo significa esistere come "custoditi nel nome di Dio"; significa essere "consacrati alla e per la verità". Il mondo non è il male, ma il mondo deve "imparare", ciò che non impara ad amare non riesce ad amarlo. La comunità dei discepoli, che non è del mondo, ha il compito, affidatogli da Gesù, di prendersi cura del mondo: "per loro consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità" ...

martedì 10 maggio 2016

Atti 20,17-27e Giovanni 17,1-11
Tra gloria e ... partenza


Tra la gloria ... "Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te"; e la partenza ... "Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te", ci sta tutto il capitolo 17 DI Giovanni; ci sta la rilettura dell'esistenza umana di Gesù come vertice di comunione e rivelazione dell'amore che salva, cioè del Padre. Ritornano in questa pagina di Vangelo le espressioni tipiche del Prologo, le motivazioni profonde: come il mistero di Del Padre, la vita divina, si intrecciano con la vita umana e la sua vicenda mondana. Questa "preghiera", o se vogliamo, questa rielaborazione teologica del pensiero di Gesù nell'ultima ora, ci permette di riconoscere come la salvezza non è solo un progetto del Padre, ma che essa appartiene al compimento della nostra esistenza umana.

lunedì 9 maggio 2016

Atti 19,1-8 e Giovanni 16,29-33
... Io ho vinto il mondo!

"Nel mondo avete tribolazioni", ciò non vuole dire che il mondo è male, e nemmeno che è ostile, ma semplicemente che esiste un travaglio per elevare la realtà rispetto a se stessa e rispetto le sue fragilità che sono causa del male che si sperimenta. Un travaglio che Gesù ha vissuto in quelle dinamiche di resistenza e opposizione che ha incontrato nella sua vita umana. La consapevolezza di Gesù è quella di sapersi "pace" per la realtà e per il "Kosmo". In quanto pace, rappresenta l'unica condizione che vince il mondo, nel senso che è la "pace" che lo pone nella quiete; cioè in una vera soddisfazione di sé che altro non è che la salvezza realizzata da Gesù attraverso l'amore.

domenica 8 maggio 2016

Atti 1,1-11 / Salmo 46 / Ebrei 9,24-10,23 / Luca 24,46-53
Portiamo a compimento la nostra vita

"L'ascendere di Gesù al cielo" cioè essere rivolto verso il Padre, è la risposta del Cielo all'abbassamento, al venire nel mondo per portare a compimento la nostra vita umana.
Negli atti egli Apostoli viene data la chiave di lettura dell'ascendere di Gesù al cielo e del dono dello Spirito, ma anche il senso della storia che viviamo: "... riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra".
L'ascensione rappresenta il compimento dell'esserci con noi di Gesù; un compimento che propone un ulteriore compimento: il nostro.
L'ascensione ci parla di compimento attraverso il credere in Gesù e nelle scritture che ora non sono più un enigma, ma attraverso Gesù e la fede in Lui sono divenute chiaramente esplicite del disegno di salvezza operato dal Padre.
L'ascensione del Signore ci parla di misericordia in questi termini: siamo di  fronte all’unico compito evangelico che si traduce nell'annunciare e fare misericordia. Ciò significa servizio ai poveri, ai malati, ai sofferenti, vicinanza e solidarietà con i peccatori. Tutto questo è cominciato da Gerusalemme: “Cominciando da Gerusalemme” e fino ai confini del mondo ... Siamo tutti testimoni, ovunque annunceremo il perdono dei peccati: quindi perdoneremo e inviteremo tutti a perdonare;  questo è il Vangelo, la buona notizia.
Essere testimoni di tale annuncio (e non di altro!) è un’impresa ardua, perché sembra poco credibile, quasi impossibile da realizzare. Ci vorrà “la potenza venuta dall’alto”, la discesa dello Spirito santo da Dio, per essere abilitati ad adempiere questo mandato, ma nessuna paura: quando Gesù, il Figlio di Dio, sale al cielo, ecco che dal cielo discende lo Spirito di Dio, che è anche e sempre Spirito di Gesù Cristo, forza che sempre ci accompagna e ci ispira in questa missione; tutto questo porterà a compimento anche la nostra esistenza!