Isaia 52,13-53,12 / Salmo 30 / Ebrei 4,14-16; 5,7-9 / Giovanni 18,1-19,42
Venerdì Santo - Passione del Signore
"Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte e a una morte di croce".
Questa notte la luna era piena; quando stava sorgendo era rossa, quasi un presagio del giorno che ora albeggia ... È già l'alba del venerdì Santo ... Tutto rapidamente nel susseguire del tempo si avvia al compimento. Con queste parole il profeta Isaia ha visto la "passione" del Signore Gesù Cristo: "Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte".
Oggi lo sguardo dello Spirito e del cuore di chi crede passa dal Tabernacolo alla Croce. Dal segno glorioso del suo amore che rimane ore noi al segno "surreale" del suo del suo amore che è passione, Eros e Agape per noi. Vederlo nudo, straziato, inchiodato sulla croce, e pensare all'amore come anima di tutto, richiude proprio è solo la fede. Solo una fede fatte di amore e per amare può entrare in questo mistero ed esserne meravigliata e non annientata.
Oggi è giorno di penitenza, di digiuno, di preghiera ... Ancora un giorno per convertirci.
venerdì 14 aprile 2017
giovedì 13 aprile 2017
Esodo 12,1-14 / Salmo 115 / 1 Corinzi 1,23-26 / Giovanni 13,1-15
Messa della cena del Signore
Capite quello che ho fatto per voi?
Proviamo di rispondere a questa domanda del Signore ...
Un punto di svolta per capire questo gesto del Signore è certamente ciò che Gesù dice a Pietro: "ciò che io faccio tu non sai adesso, lo conoscerai ma dopo queste cose".
Le cose di cui parla Gesù, così come Giovanni ci fa intuire è tutto ciò che è e accadere a partire da quella cena pasquale fino alla risurrezione.
Ci potrebbe infatti essere la tentazione di comprendere questo gesto come un segno di purificazione dal peccato, oppure come un gesto di amore riservato ai pochi ed intimi amici. Invece, capire questo gesto alla luce della passione, morte e risurrezione significa rileggerlo in una visione universale: un gesto che la Comunità Apostolica compie come segno di amore a tutto l'uomo; un gesto è per ogni uomo. Da questo inizio di comprensione deriva altro ... ma lo mediteremo nella messa della cena.
Messa della cena del Signore
Capite quello che ho fatto per voi?
Proviamo di rispondere a questa domanda del Signore ...
Un punto di svolta per capire questo gesto del Signore è certamente ciò che Gesù dice a Pietro: "ciò che io faccio tu non sai adesso, lo conoscerai ma dopo queste cose".
Le cose di cui parla Gesù, così come Giovanni ci fa intuire è tutto ciò che è e accadere a partire da quella cena pasquale fino alla risurrezione.
Ci potrebbe infatti essere la tentazione di comprendere questo gesto come un segno di purificazione dal peccato, oppure come un gesto di amore riservato ai pochi ed intimi amici. Invece, capire questo gesto alla luce della passione, morte e risurrezione significa rileggerlo in una visione universale: un gesto che la Comunità Apostolica compie come segno di amore a tutto l'uomo; un gesto è per ogni uomo. Da questo inizio di comprensione deriva altro ... ma lo mediteremo nella messa della cena.
mercoledì 12 aprile 2017
Isaia 50,4-9 e Matteo 26,14-25
I nostri tradimenti ... si consumano a cena ...
"Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". Da questa frase del Vangelo di Matteo, entriamo nella celebrazione del triduo santo. "Il mio tempo, si è avvicinato a te": a ciascuno di noi. Il tempo rappresenta il momento in cui ciò che è "pienezza del tempo" - la rivelazione del mistero di salvezza - è intimità a ciascuno; la vicinanza dobbiamo proprio intenderla come intima presenza e desiderio del Signore di dimorare nella nostra vita, quella di tutti i giorni. A questa intimità corrisponde il volere fare la Pasqua: il passaggio da schiavitù a libertà, da morte a vita, da idolatria a fede. Se tutto fosse solo un celebrare rituale l'intimità si svuoterebbe di presenza (la gloria) e la Pasqua non sarebbe più la realtà nuova frutto della conversione, non sarebbe più un passaggio ...
Ogni tradimento, ogni nostro tradimento - così come il primo di Giuda - è venir meno all'intimità, della presenza di Gesù; trasformare la sua presenza da una "vicinanza del tempo" ma una simpatica convivenza. Ogni tradimento si consuma come narrato dal Vangelo nel mangiare il boccone, nell'intinge nel piatto della cena pasquale senza gustare la novità del pane di Dio e del vino nuovo.
I nostri tradimenti ... si consumano a cena ...
"Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". Da questa frase del Vangelo di Matteo, entriamo nella celebrazione del triduo santo. "Il mio tempo, si è avvicinato a te": a ciascuno di noi. Il tempo rappresenta il momento in cui ciò che è "pienezza del tempo" - la rivelazione del mistero di salvezza - è intimità a ciascuno; la vicinanza dobbiamo proprio intenderla come intima presenza e desiderio del Signore di dimorare nella nostra vita, quella di tutti i giorni. A questa intimità corrisponde il volere fare la Pasqua: il passaggio da schiavitù a libertà, da morte a vita, da idolatria a fede. Se tutto fosse solo un celebrare rituale l'intimità si svuoterebbe di presenza (la gloria) e la Pasqua non sarebbe più la realtà nuova frutto della conversione, non sarebbe più un passaggio ...
Ogni tradimento, ogni nostro tradimento - così come il primo di Giuda - è venir meno all'intimità, della presenza di Gesù; trasformare la sua presenza da una "vicinanza del tempo" ma una simpatica convivenza. Ogni tradimento si consuma come narrato dal Vangelo nel mangiare il boccone, nell'intinge nel piatto della cena pasquale senza gustare la novità del pane di Dio e del vino nuovo.
martedì 11 aprile 2017
Isaia 49,1-6 e Giovanni 13,21-33.36-38
Con il capo sul suo cuore ...
Non occorre tanta immaginazione, per capire come il gesto di Giovanni corrisponde alla naturalezza di una amicizia vera e profonda. Giovanni ha saputo amare realmente Gesù, lo ha sentito amico e si è sentito cercato e voluto; Gesù ha fatto crescere Giovanni nella sua umanità e lo ha portato fino sotto la croce. Questa è vera amicizia, fare crescere la persona amata e crescere insieme. Cosa è il tradimento se non la finzione nell'amicizia e nell'amore? Giuda non tradisce perché cattivo ma tradisce la sua amicizia nei confronti del maestro. Non tiene per sé l'amore donatogli, non lo custodisce e non riesce a ricambiarlo, per questo lo consegna (tradire = da tradere, consegnare) ad altri che pure loro non sanno amare ... In quel gesto di tenerezza e abbandono, ogni discepolo può immedesimarsi per ascoltare il battito del cuore del Signore, un battito di cuore umano ... ma anche il battito del cuore di Dio. Un battito che mostra come la presenza del Padre è viva e reale, ed è nella carne stessa di Gesù: "glorificami Padre ..." (Il contenuto della "Gloria" è trasversale a tutto il Vangelo di Giovanni e meriterebbe un corso di studio).
Oggi la nostra riflessione deve portarci al cuore del Signore e a chiedere di stare con lui per imparare a donare la vita per Lui ... non ne siamo capaci, ma possiamo imparare da Lui.
Con il capo sul suo cuore ...
Non occorre tanta immaginazione, per capire come il gesto di Giovanni corrisponde alla naturalezza di una amicizia vera e profonda. Giovanni ha saputo amare realmente Gesù, lo ha sentito amico e si è sentito cercato e voluto; Gesù ha fatto crescere Giovanni nella sua umanità e lo ha portato fino sotto la croce. Questa è vera amicizia, fare crescere la persona amata e crescere insieme. Cosa è il tradimento se non la finzione nell'amicizia e nell'amore? Giuda non tradisce perché cattivo ma tradisce la sua amicizia nei confronti del maestro. Non tiene per sé l'amore donatogli, non lo custodisce e non riesce a ricambiarlo, per questo lo consegna (tradire = da tradere, consegnare) ad altri che pure loro non sanno amare ... In quel gesto di tenerezza e abbandono, ogni discepolo può immedesimarsi per ascoltare il battito del cuore del Signore, un battito di cuore umano ... ma anche il battito del cuore di Dio. Un battito che mostra come la presenza del Padre è viva e reale, ed è nella carne stessa di Gesù: "glorificami Padre ..." (Il contenuto della "Gloria" è trasversale a tutto il Vangelo di Giovanni e meriterebbe un corso di studio).
Oggi la nostra riflessione deve portarci al cuore del Signore e a chiedere di stare con lui per imparare a donare la vita per Lui ... non ne siamo capaci, ma possiamo imparare da Lui.
lunedì 10 aprile 2017
Isaia 42,1-7 e Giovanni 12,1-11
La fede è vita
In questo primo giorno della Settimana Santa, dal Vangelo di Giovanni, impariamo alcune situazioni vissute da Gesù, che possiamo imitare e attualizzare in noi.
L'amicizia è ora, rivelativa di un amore che da' testimonianza delle realtà belle ed eterne. L'amicizia di Gesù per Lazzaro, Marta e Maria lo porta a Betania in quella dimora dove si trova pace, serenità; Betania è dimora dell'amicizia. L'amicizia dimora nelle relazioni di amore che siamo capaci di generare... Non vergogniamoci di amare gli amici, e di fare vedere questo amore. Il profumo di Nardo, preziosissimo e purissimo, scaturisce dal gesto di tenerezza e amore di Maria verso Gesù. Non avere timore di amare Gesù, di introdurlo nel tuo intimo. Cosa potrà mai accaderti? Non avrai forse paura che Lui diventi troppo amico, troppo importante per te?
Il tradimento, le nostre piccole e grandi ipocrisie. Giuda abita anche lui, un po', nella nostra stessa vita. Saperlo riconoscere significa saperlo gestire, ma soprattutto non permettergli di farci rinnegare e tradire l'unica amicizia di cui non potremo mai fare senza. Riconoscerlo, ci permette di smascherare le nostre convenienze, le nostre gelosie, le nostre immaturità colpevoli.
È in questa dinamica tra amicizia e tradimento che si alimenta e sviluppa la nostra fede in Gesù.
La fede è vita
In questo primo giorno della Settimana Santa, dal Vangelo di Giovanni, impariamo alcune situazioni vissute da Gesù, che possiamo imitare e attualizzare in noi.
L'amicizia è ora, rivelativa di un amore che da' testimonianza delle realtà belle ed eterne. L'amicizia di Gesù per Lazzaro, Marta e Maria lo porta a Betania in quella dimora dove si trova pace, serenità; Betania è dimora dell'amicizia. L'amicizia dimora nelle relazioni di amore che siamo capaci di generare... Non vergogniamoci di amare gli amici, e di fare vedere questo amore. Il profumo di Nardo, preziosissimo e purissimo, scaturisce dal gesto di tenerezza e amore di Maria verso Gesù. Non avere timore di amare Gesù, di introdurlo nel tuo intimo. Cosa potrà mai accaderti? Non avrai forse paura che Lui diventi troppo amico, troppo importante per te?
Il tradimento, le nostre piccole e grandi ipocrisie. Giuda abita anche lui, un po', nella nostra stessa vita. Saperlo riconoscere significa saperlo gestire, ma soprattutto non permettergli di farci rinnegare e tradire l'unica amicizia di cui non potremo mai fare senza. Riconoscerlo, ci permette di smascherare le nostre convenienze, le nostre gelosie, le nostre immaturità colpevoli.
È in questa dinamica tra amicizia e tradimento che si alimenta e sviluppa la nostra fede in Gesù.
domenica 9 aprile 2017
Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11 / Matteo 26,14-27,66
Domenica delle Palme
"... Veramente di Dio era figlio costui ..."
Le parole del centurione riportate in Matteo riassumono tutto il Vangelo, e fuori da ogni argomentazione teologica di afferma:
- veramente;cioè senza ombra e senza dubbi, in modo pieno e assoluto affermò che questo è vero; tutto questo risulta vero lo testimonio come verità: "io, il comandante dei soldati posti a guardia della crocifissione, ho visto un uomo morire dopo essere stato condannato in un alone di inganno, torturato e percosso, angariato duramente, crocifisso realmente ... Ho visto la sua morte, ho visto come è morto ... È quindi posso dire che di Dio lui è il figlio!
- di Dio; di Gesù possiamo dire tanto anche noi. I Vangeli dicono tanto su di lui e su ciò che pensava la gente attorno a lui ... Si è detto tutto e di più: dal profeta all'indemoniato; dal maestro al peccatore amico dei peccatori ...
Si è detto anche che veniva da Dio, ora a noi è dato di dire che Gesù era di Dio Padre, che era di Dio ...
- era figlio; questa è la novità assoluta, è la bestemmia ... Ma per quanto inaudita e scandalosa è pur l'unica esperienza ed espressione nella quale possiamo immergerci e comprendere noi stessi e la nostra vita, attraverso la sua stessa vita di figlio. Essere figli ci fa sentire, ci fa percepire e gustare la nostra provenienza dall'amore. Non si è veri figli se non quando ci si comprende a partire dall'amore di un padre e una madre. Quell'amore è tutto ... È tutto ciò che serve è di cui abbiamo vera necessità ... Quell'amore ci permette di avere fede, e di essere, pure noi figlio di Dio.
Domenica delle Palme
"... Veramente di Dio era figlio costui ..."
Le parole del centurione riportate in Matteo riassumono tutto il Vangelo, e fuori da ogni argomentazione teologica di afferma:
- veramente;cioè senza ombra e senza dubbi, in modo pieno e assoluto affermò che questo è vero; tutto questo risulta vero lo testimonio come verità: "io, il comandante dei soldati posti a guardia della crocifissione, ho visto un uomo morire dopo essere stato condannato in un alone di inganno, torturato e percosso, angariato duramente, crocifisso realmente ... Ho visto la sua morte, ho visto come è morto ... È quindi posso dire che di Dio lui è il figlio!
- di Dio; di Gesù possiamo dire tanto anche noi. I Vangeli dicono tanto su di lui e su ciò che pensava la gente attorno a lui ... Si è detto tutto e di più: dal profeta all'indemoniato; dal maestro al peccatore amico dei peccatori ...
Si è detto anche che veniva da Dio, ora a noi è dato di dire che Gesù era di Dio Padre, che era di Dio ...
- era figlio; questa è la novità assoluta, è la bestemmia ... Ma per quanto inaudita e scandalosa è pur l'unica esperienza ed espressione nella quale possiamo immergerci e comprendere noi stessi e la nostra vita, attraverso la sua stessa vita di figlio. Essere figli ci fa sentire, ci fa percepire e gustare la nostra provenienza dall'amore. Non si è veri figli se non quando ci si comprende a partire dall'amore di un padre e una madre. Quell'amore è tutto ... È tutto ciò che serve è di cui abbiamo vera necessità ... Quell'amore ci permette di avere fede, e di essere, pure noi figlio di Dio.
sabato 8 aprile 2017
Ezechiele 37,21-28 e Giovanni 11,45-56
Un solo Dio ... Un solo popolo ... Un solo uomo ...
Ciascuno di noi in questo cammino quaresimale deve giungere a comprendersi non solo nella sua unicità di rapporto con il Signore, ma anche nella sua partecipazione all'unico popolo di Dio. Tutti infatti, insieme, partecipiamo ed esprimiamo la medesima salvezza che Dio Padre realizza in Cristo e oggi dispiega attraverso la Chiesa e i sacramenti. Gesù Cristo è il cardine di di questa "unicità comprensiva", che a ben vedere è segno, immagine e analogia dell'eternità di Dio.
L'uomo nella sua molteplicità è comunque un uomo per il suo Dio. Un solo Dio, un solo Figlio unigenito, un solo uomo ... L'unicità rappresenta la sintesi della molteplicità e della pluralità. L'unicità non è uniformità o annullamento della diversità, ma è esperienza di comunione, che solo nell'amore è possibile. Il testo di Ezechiele ci rivela come l'unico Dio si "prende cura" del suo unico popolo, riconducendo in questa immagine la narrazione della storia di salvezza, che appartiene come esperienza, a una molteplicità di individui; in questo si esprime l'amore di Dio per il suo popolo, nel comporre la frammentarietà nella unicità/unità , che non è semplice unità.
Un solo Dio ... Un solo popolo ... Un solo uomo ...
Ciascuno di noi in questo cammino quaresimale deve giungere a comprendersi non solo nella sua unicità di rapporto con il Signore, ma anche nella sua partecipazione all'unico popolo di Dio. Tutti infatti, insieme, partecipiamo ed esprimiamo la medesima salvezza che Dio Padre realizza in Cristo e oggi dispiega attraverso la Chiesa e i sacramenti. Gesù Cristo è il cardine di di questa "unicità comprensiva", che a ben vedere è segno, immagine e analogia dell'eternità di Dio.
L'uomo nella sua molteplicità è comunque un uomo per il suo Dio. Un solo Dio, un solo Figlio unigenito, un solo uomo ... L'unicità rappresenta la sintesi della molteplicità e della pluralità. L'unicità non è uniformità o annullamento della diversità, ma è esperienza di comunione, che solo nell'amore è possibile. Il testo di Ezechiele ci rivela come l'unico Dio si "prende cura" del suo unico popolo, riconducendo in questa immagine la narrazione della storia di salvezza, che appartiene come esperienza, a una molteplicità di individui; in questo si esprime l'amore di Dio per il suo popolo, nel comporre la frammentarietà nella unicità/unità , che non è semplice unità.
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