Atti 15,22-31 e Giovanni 15,12-17
venerdì 7 maggio 2021
Una Chiesa piena di attenzione ... materna!
giovedì 6 maggio 2021
Quali segni e prodigi riconosce la Chiesa?
Atti 15,7-21 e Giovanni 15,9-11
mercoledì 5 maggio 2021
Salirono a Gerusalemme per incontrare la Chiesa
Atti 15,1-6 e Giovanni 15,1-8
martedì 4 maggio 2021
I passi della Chiesa
Atti 14,19-28 e Giovanni 14,27-31
lunedì 3 maggio 2021
Deve essere veramente morto!
1 Cor 15,1-8 e Giovanni 14,6-14 - Festa dei Santi apostoli Filippo e Giacomo il minore
domenica 2 maggio 2021
Dalla vera vite alla vera vigna.
Il tralcio e la vite, è l'immagine di Gesù con ogni discepolo, ma anche con la Chiesa vigna; con ogni battezzato tralcio, e ancor di più con ogni uomo.
Un giorno un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: “Maestro, tutti noi sappiamo che tu vieni da Dio e insegni la via della verità. Ma devo proprio dirti che i tuoi seguaci, quelli che chiami tuoi apostoli o la tua comunità, non mi piacciono per niente.
Ho notato che non si distinguono molto dagli altri uomini. Ultimamente ho fatto una solenne litigata con uno di essi. E poi, lo sanno tutti che i tuoi discepoli non vanno sempre d'amore e d'accordo. Ne conosco uno che fa certi traffici poco puliti ...
Voglio perciò farti una domanda molto franca: è possibile essere unito a te senza avere niente a che fare con i tuoi cosiddetti apostoli?
Io vorrei seguirti ed essere cristiano (se mi passi la parola), ma senza la comunità, senza la Chiesa, senza tutti questi tuoi discepoli!”
Gesù lo guardò con dolcezza e attenzione. “Ascolta”, gli disse ti racconterò una storia.
C’erano una volta alcuni uomini che si erano seduti a chiacchierare insieme. Quando la notte li coprì con il suo nero manto, fecero una bella catasta di legna ed accesero il fuoco. Se ne stavano seduti ben stretti, mentre il fuoco li scaldava ed il bagliore della fiamma illuminava i loro volti. Ma uno di loro, ad un certo punto, non volle più rimanere con gli altri e se ne andò per conto suo, tutto solo. Si prese un tizzone ardente dal falò e andò a sedersi lontano dagli altri. Il suo pezzo di legno in principio brillava e scaldava, ma non impiegò molto ad illanguidire ed a spegnersi. L’uomo che sedeva da solo fu inghiottito dall'oscurità e dal gelo della notte. Ci pensò un momento, poi si alzò, prese il suo pezzettino di legna e lo riportò nella catasta dei suoi compagni.
Il pezzo di legno si riaccese immediatamente e divampò di fuoco nuovo. L'uomo si sedette nuovamente nel cerchio degli altri. Si scaldò ed il bagliore della fiamma illuminava il suo volto”. Sorridendo, Gesù aggiunse: “Chi mi appartiene sta vicino al fuoco, insieme ai miei amici. Perché io sono venuto a portare il fuoco sulla Terra e ciò che desidero di più è vederlo divampare”.
sabato 1 maggio 2021
Figlio del falegname!
Genesi 1,26-2,3 e Matteo 13,54-58
San Giuseppe operaio
Nella lettera "Patris corde", Papa Francesco traccia la figura di Giuseppe, di un padre come tutti speriamo e desideriamo. Egli si comporta come uomo giusto, umile, capace di servire e di affidarsi con obbedienza alla volontà di Dio, capace di collaborare pienamente e con responsabilità nel realizzare l'opera della salvezza: dare una paternità umana al figlio di Dio. "Per questo suo ruolo nella storia della salvezza, San Giuseppe è un padre che è stato sempre amato dal popolo cristiano". Ci ispira profonda disponibilità e fiducia. Per Gesù è stato un padre "tenero": "gli ha insegnato a camminare, tenendolo per mano: era per lui come il padre che solleva un bimbo alla sua guancia, si chinava su di lui per dargli da mangiare”. Gesù ha visto attraverso Giuseppe anche la tenerezza di Dio: "Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono" (Sal 103,13). Come ogni uomo, Giuseppe vive dubbi, perplessità e debolezze, ma sperimenta anche la fiducia obbediente a Dio Padre: e con la sua obbedienza superò il timore di sposare Maria e con la stessa obbedienza salvò Maria. In tanti momenti della sua vita che coinvolgono pure Maria e Gesù, Giuseppe costruisce sulla obbedienza a Dio ogni suo agire. Poi il Papa prosegue con "padre accogliente, dal coraggio creativo, padre lavoratore e padre nell'ombra". Oggi in questo nostro primo maggio lo riconosciamo nelle parole rivolte a Gesù dalla gente di Nazareth: "Non sei tu il figlio del Falegname? Noi ti conosciamo, conosciamo la tua famiglia". Il mistero della identità di Gesù crea scandalo, ovviamente, perché la vicinanza di Dio, la sua misericordia è per l'uomo, inconcepibile. Ma Giuseppe, lo scandalo di quella identità di Gesù l'ha sperimentata da subito, a partire dai sogni, nei quali Dio gli chiedeva di farsi responsabile per suo Figlio. È lo scandalo della quotidianità: come è possibile che il figlio di un falegname sia il Salvatore del mondo?