venerdì 14 ottobre 2022

Siamo degli ipocriti!

Efesini 1,11-14 e Luca 12,1-7

Esiste un lievito buono, che rende soffice l'impasto della farina, e prepara il pane alla fragranza della cottura. È un lievito che fa crescere, che profuma di buono, che stimola il gusto di nutrirsi di ciò che è verità e bontà. In un certo senso questo è il lievito del Regno dei Cieli, il lievito della nostra identità cristiana, della nostra appartenenza e relazione con Gesù. Il lievito dei farisei invece si chiama ipocrisia.
L’ipocrisia è il nostro modo di vivere, di agire, di parlare, non chiaro. Siamo ipocriti quando rispetto alla nostra appartenenza cristiana preferiamo il chiaroscuro del dire-non dire, preferiamo la menzogna e le apparenze; mascheriamo i nostri interessi e i nostri fini perché non sono secondo verità. L’ipocrisia è come un lievito, che pure, cresce a poco a poco, ma è come un virus che ammala e ti farà morire. Guardati dal lievito dei farisei! Giardiamoci dal nostro stesso lievito cattivo,  che uccide la nostra identità cristiana.

giovedì 13 ottobre 2022

La denuncia che gli costerà la vita

Ef 1,1-10 e Luca 11,47-54

La vicenda legata all'uccisione di Zaccaria, permette di conoscere, anche attraverso altre fonti (Apocrifi; Giuseppe Flavio e Targum), la drammaticità di un tempo segnato da lotte di potere, intrighi politici e contrapposizioni tra Romani occupanti e Giudei. La denuncia che Gesù fa dei comportamenti ingiusti e amorali di gran parte della classe allora "dirigente", evidenzia l'incoerenza di coloro che, Scribi, Farisei e Dottori della Legge, pretendevano guidare e determinare la vita della gente, senza scrupoli rispetto ai propri comportamenti. Essi non si vergognano di costruire sepolcri sul sangue innocente; di invocare valori inviolabili e uccidere persone che stanno soffrendo; di parlare di misericordia senza declinarla nella vita reale; di conoscere senza sapere; di entrare nella vita degli altri a gamba tesa con prepotenza e supponenza. Il volto del male si dipingeva sul loro volto. Se le cose non cambiano, anche per noi risuona quell'anatema: "Guai a voi!".

mercoledì 12 ottobre 2022

Guai a voi ... guai a noi!!!

Galati 5,18-25 e Luca 11,42-46

Siete nei guai se amate le "erbe" più di Dio; siete nei guai se amate stare sempre ai primi posti invece di stare al passo con i fratelli; siete nei guai se amate addirittura più la parte esteriore della vita, cioè del "sepolcro", e non avete a cuore la vita eterna; siete proprio nei guai quando amate il potere religioso per fare del male, per mettere pesi sulle spalle della gente ... Questo potrebbe essere  il senso riadattato, ad oggi, delle parole di Gesù; ma per noi credo che questa frase sia più che espressiva di ciò che oggi non possiamo trascurare nella Chiesa e nella nostra fede, altrimenti saremo nei guai pure noi: se diventiamo incapaci di amare, di avere tenerezza, se l'orgoglio e l'egoismo frenano la misericordia e il perdono; se ci succede questo siamo nei guai, guai seri, perchè significa essere diventati ciechi e sordi, alla Parola che Gesù con semplicità ripete nel nostro intimo. Significa essere diventati Farisei e Scribi.

martedì 11 ottobre 2022

A pranzo da un fariseo ...

Galati 5,1-6 e Luca 11,37-41

Le case di Scribi, Fattori e Sacerdoti, erano in quel tempo - non solo a Gerualemme - dei veri gioielli ... curate, adorne, rispecchiavano i canoni e lo stile delle case o ville dei Romani ricchi ... Gesù invitato in una di queste case, di fronte a tanta ostentazione non può che paragonare la casa del fariseo al suo cuore doppio, è questo lo spazio di parole tanto dure e lapidarie: "Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria". Parole che dobbiamo fare risuonare anche in noi, per smascherare i nostri stili di vita in cui all'amorevoleza corrispondiamo malevolenza e cattiveria; la sincerità dei rapporti la mascheriamo con finta giustizia e buone maniere.
C'è una espressione che mi piace molto: "mi riconosco peccatore, ma non corrotto"; ricerchiamo quella verità che sola è possibile se veramente crediamo nell’amore di Dio.

lunedì 10 ottobre 2022

Evidenza del Segno

Gal 4,22-24.26-27.31;5,1 e Luca 11,29-32

Anche noi credenti ... siamo alla continua ricerca di segni, ci arrovelliamo il cervello cercando chissà che, continuiamo a chiedere a Dio di darci un segno della sua presenza, di farsi vedere, e non troviamo pace in tutto questo…
Ma se osserviamo la cosa dall'altra parte, possiamo riconoscere come è Dio stesso che cerca un segno da noi! È Dio che aspetta un segno, una apertura, un credito di fede, da parte nostra, per potere entrare nella nostra vita! È Dio che cerca noi!
Quando siamo sempre e troppo concentrati su noi stessi e chiusi nei nostri egoismi, non possiamo vedere nulla e non riusciremo mai a riconoscere Gesù. Simone - Pietro -, quando è messo di fronte a ció che lui sta vivendo con Gesù, solo in quel momento riesce a dire: tu sei il Cristo/il santo di Dio". Solo quando usciamo dai recinti dei pregiudizi e delle nostre sicurezze, vinciamo le nostre cecità e sordità, allora emerge l'evidenza che è Gesù.


domenica 9 ottobre 2022

La potenza di un grazie!

2Re 5,14-17; Sal 97; 2Tm 2,8-13; Lc 17,11-19

In questo breve racconto ci confrontiamo con un'esperienza straordinaria: la gratitudine.
Non voglio soffermarmi sui nove lebbrosi, che guariti, non tornano da Gesù, rispetto ai quali sembrerebbe che anche il Signore si sia quasi risentito. Ma non credo sia stata questa l'intenzione dell'evangelista, quanto piuttosto quella di farci toccare come è sovrabbondante la gratuità del dono di Gesù rispetto al nostro umano ringraziamento.
Il ringraziamento, consiste sempre nel riconoscersi preceduti dalla grazia.
La gratitudine è un moto dell’animo che può nascere solo quando una persona inizia a guardarci con bonta, con amorevoleza e gratuitamente.
Tutti i lebbrosi erano ovviamente felici per la guarigione, soltanto uno di loro, però, oltre che per la guarigione, si rallegra per l’avvenuto incontro con Gesù. Non solo è liberato dal male, ma possiede ora anche la certezza di essere amato da lui.
Il nocciolo della questione è proprio qui: quando ringrazio esprimo la certezza d’essere amato. Si scopre che l’amore è la forza che regge il mondo. Come scriveva Dante, l’amore è ciò «che move il sole e l’altre stelle» (Paradiso, XXXIII, 145).
Per cui quando accade di ringraziare, ci accorgiamo che non è semplice e formale atto dovuto, di buona educazione, quanto l’espressione di una fedeltà e di una vicinanza che ci lega sempre più, e meglio al Signore.
Questa vicenda dei dieci lebbrosi ci conferma quanto Paolo dice a Timoteo - lo abbiamo appena ascoltato -: " ... se noi siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso". Ecco allora che nella vita dobbiamo imparare a fidarci della sua amorevole presenza: Dio è qui, è con noi, coinvolto prima di tutto nelle nostre piaghe, come in quelle dei dieci lebbrosi, e poi anche nello stupore dell’unico che torna da Gesù ... Ecco allora che pure noi dobbiamo esercitarci e imparare a compiere questo gesto: tornare con gratitudine.
I dieci lebbrosi si sono messi in cammino ancora malati: è il viaggio della vita con tutte le sue fatiche e inadeguatezze; e oggi, con tutta la fatica di anni di pandemia; come anche di questa assurda e ingiusta guerra fratricida. La fatica quotidiana segnata dalla preoccupazione del costo della vita, (... Come siamo lontani dai gigli del campo o dal volo degli uccelli del cielo), questa è la nostra lebbra di oggi fatta di insicurezza e paura, di disorientamento e pregiudizio. Ma è proprio in questa fragilità che occorre fare il primo passo, chiedere al Signore, e mettersi in cammino con la speranza che ci è data dalla sua parola: la speranza diventa più potente della lebbra, spalanca orizzonti e conduce nella vita vera. Quando la nostra umanità è toccata dalla sua amorevolezza, o da quella dei fratelli, inevitabilmente guarisce le sue ferite. Questo dovremmo sempre aver chiaro; perché è espressione della fede nella misericordia del Padre e nell'amore di Gesù per noi, che non è venuto meno neppure sulla croce.
Ora è importante capire che cosa esprime la gratitudine del samaritano?
Il lebbroso di Samaria, mentre è in cammino si accorge che è già guarito e torna subito da Gesù, non va dai sacerdoti perché ha capito che la salvezza non deriva dalle leggi sacre, ma dal rapporto personale con quel Gesù di Nazaret. A lui non basta la guarigione, lui ha bisogno di salvezza, che è più della salute, più della felicità. Altro è essere guariti, altro essere salvati: nella guarigione si chiudono le piaghe, nella salvezza ci si apre la pienezza della vita.
Ecco è proprio questa esperienza di vita che ci dovrebbe portare a ringraziare per tutto ciò che nel tempo abbiamo vissuto come una grazia, e ora pur nella fatica ringraziare per la vicinanza di Gesù che amorevolmente in modo, forse diverso dalle nostre pretese, continua a salvarci con la sua parola, con il suo corpo donato e con la sua misericordia infinita. La gratitudine allora diverrà porta della gioia vera, che non ha nulla che fare con la pretesa dei nostri ragionamenti, ma è gioia perché ci si abbandona con obbedienza al pensiero del Padre. La gioia sarà quella di ciò che essendo nuovo non lo abbiamo ancora sperimentato. Ma proprio per questo ci vuole un briciolo di fede, e un briciolo di quella umiltà che non guasta mai.









sabato 8 ottobre 2022

Benedizione, ascolto e obbedienza

Galati 3,22-29 e Luca 11,27-28

La voce di una donna emerge su tutte come un grido di una folla per esprimere la gioia di chi è testimone delle "grandi opere di Dio". Ma da questi tre versetti di vangelo, straordinariamente, meditiamo ben tre verità:
- prima di tutto l'importanza del rapporto con Gesù;
- poi la coinvolgente esperienza dell'ascolto;
- come anche la bella fatica dell'obbedienza.
Gesù ci rivela che la più grande benedizione consiste nel vivere in stretta comunione con Lui; questa è ancor più grande del vincolo viscerale fatto di grembo e seno; poi la vera benedizione deriva dall'averlo ascoltato e dall'obbedire.
Nel conoscere Gesú, nel desiderio di comunione con lui, viene il dono dello Spirito che ci rivelerà ogni profondita del suo mistero.
Dall'ascolto della Parola di Dio, prenderà forma la comunione con lui e tra di noi; mentre dall'obbedienza scaturirà ogni vera grazia dell'amore del Padre, perché ogni obbedienza sarà una quotidiana pienezza.