lunedì 14 novembre 2022

Una cecità diffusa

Ap 1,1-5;2,1-5 e Luca 18,35-43

Il cieco di Gerico non è l'unico cieco del vangelo di oggi, sono tutti ciechi a Generico ... Siamo in presenza di una folla di ciechi che vogliono vedere Gesù pur senza vedere chi realmente è Gesú; è questa la cecità più devastante e pericolosa. Solo questo cieco marginale, non lascia, che la sua privazione gli precluda la fede di incontrarsi con il Signore.
Quando riconosciamo di essere ciechi, sentiamo anche il desiderio che Gesù ha di noi e possiamo chiedergli di donarci la vista, e con essa riconoscere Lui e finalmente vederlo, riconoscerlo.
Occorre porre attenzione, ai suoni, alle parole, ai passi di Gesù, anche se ancora non lo vediamo, avvertiamo o che accade qualcosa, domandiamo, cerchiamo anche se non sappiamo ancora cosa, e alla fine lo vediamo, e si rivela colui che è vita e amore, colui di cui facciamo memoria nel cuore e che la fede custodisce integralmente.



domenica 13 novembre 2022

Non siamo alla fine!

Mal 3,19-20a; Sal 97; 2 Ts 3,7-2; Lc 21,5-19

Quando contempliamo Gerusalemme dal monte degli Ulivi restiamo impressionati dalla grandezza e dalla bellezza della grande spianata sulla quale era stato edificato il suo grande tempio.
Oggi come venti secoli fa, una costruzione come quella suscitava sorpresa e meraviglia in chi la contemplava per la prima volta ed era motivo di orgoglio. Quella imponente mole di pietra sembrava indistruttibile.
E' in questo sguardo che possiamo rivedere ciò che Gesù vedeva ...
E fu proprio così, perché qualsiasi tempio, pur se fatto di pietre solide e preziose, potrà durare un secolo, due… ma non può durare in eterno. Di fatto poi quello stesso tempio fu distrutto dopo circa 40 anni, dato che nel 71 d.C. Gerusalemme venne rasa al suolo da Tito Flavio Vespasiano, futuro imperatore di Roma.
Ma la distruzione del tempio preannunciata da Gesù è figura non tanto della fine della storia, quanto del fine della storia. Infatti, di fronte agli ascoltatori che vogliono sapere come e quando accadranno questi segni, Gesù risponde con il tipico linguaggio del genere apocalittico molto diffuso a quel tempo.
Forse anche noi di fronte agli sconvolgimenti a cui assistiamo, non troppo diversi da ciò che Gesù dice: "Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo ..." ci sentiamo in angoscia o siamo turbati circa il fine o la fine di tutto?
Certamente ci sentiamo molto insicuri, sottoposti a una incertezza che ci priva di quella determinazione nella quale ci siamo illusi e coccolati.
Abbiamo negli occhi e nel cuore le immagini e la paura dei recenti terremoti; delle inondazioni; abbiamo nel cuore il grido dei migranti affogati nel mare mediterraneo, uomini, donne e bambini; abbiamo nelle orecchie il rumore che i media ci riportano dei cannoni e delle esplosioni dei missili della guerra in Ucraina. Vediamo come tutto questo mette in ginocchio la vita di tanti nostri fratelli, e come anche l'incognita ci raggiunge e tocca anche noi.
La realtà si colora con le tinte drammatiche della povertà, dell'indigenza, della violenza, del dolore inspiegabile, del tradimento della fiducia e delle aspettative.
E' di fronte a tutto questo che Gesù non ci nasconde le ferite della vita, ma ci chiede di perseverare: di confidare nel fatto che il bene vince sempre sul peccato e sulla morte.
Infatti la nostra fede non è religiosità rigida che sta in piedi in forza di un mucchio di pietre!
Un giorno non resterà pietra su pietra delle nostre magnifiche costruzioni, delle piramidi millenarie, della magnificenza di San Pietro; ma l’uomo, salvato e redento da Cristo resterà per sempre. L’uomo resterà, nella sua interezza, perché c'è un Dio, un Padre, innamorato di ogni uomo.
Il nostro essere comunità cristiana, non è un formalismo o un retaggio tradizionale, ma la conseguenza di chi spera che si impegna nel cambiamento per vincere il fine distruttivo che è radicato nella realtà e nelle cose, nella storia, e anche in ciascuno di noi.
Un fine distruttivo che conosciamo fin troppo bene, ma che non ci vincerà, perché nel mondo intero è all’opera anche una radice di tenerezza, che è più forte: ed è l'amore di Cristo, la sua vita per noi, per questo nemmeno il più piccolo nostro capello andrà perduto. Quale deve essere il nostro stile oggi?
In piedi, a testa alta, occhi alti, liberi, profondi: così oggi ci vede il vangelo. E non musoni e col volto triste!

sabato 12 novembre 2022

Stili diversi di conversione

3 Giovanni 1,5-8 e Luca 18,1-8

Una preghiera insistente, senza stancarsi è la causa della "strana" e duplice conversione.
Si converte il giudice, che dal suo isolamento riesce a vivere per la prima volta nella sua vita una attenzione gratuita e disponibile per una donna vedova.
Si converte la donna che scopre e riconosce come alla sua insistenza, Dio corrisponde la sua fedeltà, attraverso l'esperienza burbera del giudice. Ecco allora che la preghiera non è un momento rituale ma diventa occasione di relazione e di vero "incontro".
La preghiera diviene occasione nella vita per entrare in quelle dinamiche profonde e interiori che ci permettono di dialogare con noi stessi e ci permettono pure di aprirci a Gesú in un dialogo veritiero e franco, nel quale sperimentare l'affidamento al Padre e a confidare nella misericordia e nel perdono.

venerdì 11 novembre 2022

Vivere tra lasciare e perdere ...

2 Giovanni 1,3-9 e Luca 17,26-37

Come avvenne ... così, allo stesso modo, che non significa con la stessa modalità, ma significa che "così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà".
La venuta del Signore – il tempo di Dio – emerge dalla storia dell’uomo, e nel particolare della nostra storia personale, e chiama ciascuno a “perdere” sé stessi, abbandonare l'autoreferenzialità, per trovare in Dio la pienezza della vita, per ritrovare nel Padre sé stessi. Nel vangelo Gesù non ci sta invitando a vivere con un atteggiamento di paura o angoscia di un futuro gravido di sventure, morte, dannazioni e dolori dai quali non si può fuggire. Gesù ci sta invitando a vivere liberi. Liberi da noi stessi, innanzi tutto. Di seguire la logica del servizio in cui donare la vita significa renderla feconda nell’amore, che è l'unica strada di una salvezza certa e sicura della nostra vita.

giovedì 10 novembre 2022

Un regno in divenire

Filemone 1,7-20 e Luca 17,20-25

La domanda dei farisei è ipocrita perché pretende una profezia per strumentalizzarla ai propri fini, un voler sapere per poter manipolare il futuro. Ma per Gesú il Regno di Dio è il nostro presente: è il quotidiano gravido di attesa e di speranze.
Il Regno non viene, ma è. Non si cala dal cielo, e non emerge dalla terra, ma è in mezzo a noi, si rende concreto attraverso di noi.
Nel dire "il Regno di Dio è in mezzo a voi", Gesù si offre come quel seme del regno caduto nella terra, un regno quindi già inaugurato e seminato. Questo seme vuol crescere, ma ha bisogno di terreno buono. Ha bisogno di cuori buoni per svilupparsi, proprio perché non è un regno di potenza umana, almeno, non viene per risolvere i problemi terreni degli uomini. Ma proprio perché è in noi e attorno a noi si innerva nel nostro spazio vitale, si nutre e si concretizza attraverso il nostro spazio vitale.

mercoledì 9 novembre 2022

Un corpo per il Tempio di Dio

Ezechiele 47,12.8-9.12 e Giovanni 2,13-22

Il tempio pur se fatto di pietre solide e preziose, potrà durare un secolo, due… ma non può durare in eterno. Di fatto poi quello stesso tempio fu distrutto dopo circa 40 anni, dato che nel 71 d.C. Gerusalemme venne rasa al suolo da Tito Flavio Vespasiano, futuro imperatore di Roma. Il Tempio è per Israele lo spazio assoluto e obbligatorio di accesso a Dio. Se viene distrutto, come potrà perdurare una religione che al Tempio si affida completamente?
Ecco allora il valore aggiunto del corpo del Signore: il Corpo di Gesù muore, ma risorge, salvaguardando l’accesso a Dio.
Il tempio del corpo di Cristo si ricostruisce nell’eternità e nella fede che fa memoria della passione, morte e risurrezione.
Ecco che il suo corpo non sarà mai più un “luogo di mercato, come era diventata la casa del Padre suo; nel corpo di Gesù l'unico rapporto possibile con il Padre è quello della filiazione, non la compravendita  del sacro, il resto è follia umana.

martedì 8 novembre 2022

Ho fatto tutto quello che dovevo fare

Tito 2,1-8.11-14 e Luca 17,7-10

Una immagine parabolica che ha in Gesù il suo esplicito contrario, forse proprio perchè la parabola risponde e ripropone la logica rel mondo, mentre in realtà, il Signore ne rivela il senso piu vero: è infatti il risorto che chiama i discepoli a mangiare il pesce che lui stesso ha preparato; è lui che nella notte della cena si cinge il grembiule e passa a servirli ... Nel pensiero di Gesù, la nostra esistenza non è un esame, dove meritiamo un voto a seconda di quante cose facciamo o in base a quanto riusciamo a fare bene, ma è un rapporto d’amore in cui servire è il criterio e il fine ultimo di tutto.
È da questa applicazione e rilettura attraverso la vita di Gesù che ciascuno, può e deve considerarsi servo degli altri e di Dio Padre, ed avere cone unica possibile conseguenza l'essere servi inutili ...
Gesù è il servo "inutile" come anche il figlio, e anche noi non siamo solo servi ma siamo anche figli amati.