mercoledì 14 giugno 2023

Un ministero glorioso

2 Corinzi 3,4-11 e Matteo 5,17,19

Ciò che prova ed esprimere Paolo, circa il ministero di cui è paertecipe e apostolo, è una sorta di meraviglia e di stupore, intrisa di inadeguatezza e di speranza, ma è la stessa esperienza che ogni giorno mi riesce ancora di fare ogni volta che celebro l'Eucarestia, confesso qualcuno o parlo di Gesù e del suo vangelo. 
Anche oggi, quindi mi metto a disposizione senza pregiudizi, senza remore o freni, totalmente vigile e completamente in ascolto, pur con tutta la mia fragilità, per potere vedere e accogliere Dio con tutto me stesso. E tu ... cosa provi e come vivi il tuo ministero, ovvero il tuo essere di Cristo nel servire i fratelli e il mondo.

martedì 13 giugno 2023

Un unico SI

2 Corinzi 1,18-22 e Matteo 5,13-16

Per primo Gesù, si è espresso rispetto al SI che dice tutta la possibile limpidezza e verità di noi stessi e nei confronti di Dio: il vostro parlare sia “sì, sì!”; “no, no!”: il di più viene dal maligno. Anche Paolo si inserisce in questo detto di Gesù, facendone un criterio portante del suo stesso annuncio del Vangelo. Lo stesso vangelo necessita di chiarezza e verità, non solo come rielaborazione morale e normativa, ma come adesione a una scelta di vita. Il SI di Cristo di cui Paolo è voce, rappresenta la novità assoluta rispetto alla mentalità e alla coltura del suo tempo. E noi, moderni Corinzi, a che punto siamo rispetto al nostro rispondere SI a Dio, facendo nostra la predicazione del vangelo.

lunedì 12 giugno 2023

Cosa significa consolare

2 Corinzi 1,1-7e Matteo 5,1-12

La consolazione è ben più di una pacca sulla spalla, la consolazione cristiana, tra credenti e dei credenti ha a che fare con l'esperienza che facciamo di Gesù. Paolo ben conosce questa dinamica di vita. Tante volte Paolo, ma anche tutti noi, ci siamo sentiti persi, smarriti, senza più i punti di riferimento certi e consolanti. E abbiamo cercato consolazione nelle relazioni come anche nella meditazione, nella riflessione e anche soprattutto nella preghiera. È in questa criticità, è in quei momenti della vita che viene paradossalmente alla luce una solidarietà che va oltre ogni confine di stato, etnia, lingua, religione.. In quei momenti nella nostra preghiera scorre silenziosamente, una comunione consolante di anime e di intenti rivolti a Cristo, è la consolazione che solo grazie a Lui giunge a noi dalla Chiesa,dai fratelli tutti, e da quella solidarietà umana che si esprime come comunione col mondo intero.

domenica 11 giugno 2023

Corpus Domini

Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

"Nel 1263, nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena, avvenne un prodigioso miracolo eucaristico. Un sacerdote boemo, Pietro da Praga, in pellegrinaggio verso Roma, mentre spezza l’Ostia consacrata viene attraversato dal dubbio circa la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. In quell’istante dall’Ostia escono alcune gocce di sangue che macchiarono il corporale. Un anno dopo nel 1264, Papa Urbano IV, con la bolla “Transiturus” istituisce la Festa del Corpus Domini per tutta la cristianità, per ricordare il prodigioso segno e per rinsaldare la fede nella presenza reale di Gesù nell’eucaristia".
È evidente che in un contesto di società cristiana quel segno accaduto a Bolsena, quella Processione che diviene atto pubblico di fede nella presenza reale di Gesù hanno un senso e un significato ben precisi.
Ma nel nostro contesto di società post-cristiana?
Si perché ci piaccia o no, dopo la secolarizzazione dovuta all'affrancarsi del mondo moderno; dopo la scristianizzazione generata dall'esodo del sacro; e la globalizzazione che ci ha aperto a una visione mondiale, ci ritroviamo immersi nel post-cristianesimo. E i segni non comunicano più lo stesso significato e senso.
Occorre uno sguardo attento a ciò che trasmettiamo oggi con i nostri segni ... forse modalità un poco vecchie che non comunicano più un significato a tutti comprensibile ... certe processioni pubbliche sembrano esprimere l'arrivo dei marziani, o un frammento di un vecchio film storico, o nel migliore dei casi di don Camillo e Peppone.
In questo nostro tempo, se quella farina impastata con acqua non è solo un pezzo di pane che rappresenta un simbolo di un avvenimento passato - l'ultima cena con Gesù -, quasi fosse un reperto che richiama la memoria ... Ma è Gesù stesso che in forza delle sue parole, nella consacrazione quel pane è la sua persona; allora occorre che ragioniamo sul fatto che quel pane è Gesù stesso, è lui, in tutto ... non è un'immagine, ma è una persona, ed è presente e reale ...
Nel modo in cui mi comporto con una persona, un amico o un conoscente, almeno in modo analogo dovrei comportarmi con Gesù, in ciò che lo rappresenta, in modo reale e personale...quel pane è persona ... se questo è vero, questo fa la differenza.
Questo segno del pane a cui tutti noi cristiani siamo stati iniziati durante la nostra fanciullezza, oggi ci domanda: Chi sono; cosa sono, per te?
Gesù, in ciò che i vangeli ci raccontano è molto chiaro, non solo per ció che è l'ultima cena, ma soprattutto per ció che ha detto di sé stesso nei vari passaggi tra miracoli del pane e discorsi sulla vita, fino alle apparizioni del risorto ... a Emmaus e sul lago di Galilea.
Il Signore non si presenta come un obbligo morale, o un impegno esistenziale, un ricordo passato, ma un incontro di amorevole presenza ...
Certamente è anche importante il fare memoria il ricordare, altrimenti cadiamo nell’oblio che è la radice di tutti i mali, cioè nella dimenticanza o perdita di noi stessi e della nostra identità.
Gesù vuole essere dono, vita eterna donata a ciascuno uomo. Egli è il dono di Dio, un donarsi che significa darsi totalmente, cioè disperdersi dentro le sue creature come lievito dentro il pane, come pane dentro il corpo.
Mangiare e bere Cristo - ci ha detto Paolo - non è «fare la comunione» ma è «farmi comunione con Lui». Il Verbo si è fatto carne perché la carne è venuta a prendere dimora in noi.

sabato 10 giugno 2023

Gratitudine

Tobia 12,1.5-15-20 e Marco 12,38-44

È grande la tentazione di accumulare il più possibile ricchezze per sé (soldi, possessi, relazioni, tempo) per sentici sicuri e donare così agli altri solo il residuo. In realtà oggi giorno è la prassi cristiana più diffusa. I gesti di carità in realtà non esistono più, tutto è una forma di elemosina, per non dire una spilorceria. Questo brano di Tobia, insegna che è "meglio è praticare l’elemosina che accumulare oro". Oggi invece, prima vengo io, poi pensiamo agli altri. Quanto invece sono liberatori i piccoli gesti di dono gratuito in cui siamo capaci, per mettere il prossimo prima di noi stessi, seppur con fatica e un po’ di resistenze. Ecco è allora indispensabile esercitarci nel donare attenzione, amore, accogliere, perdonare, e così arricchire davanti a Dio.

venerdì 9 giugno 2023

Benediciamo il Signore

Tobia 11,5-17 e Marco 12,35-37

Una storia a lieto fine, o una storia che rivela il suo compimento nella volontà di salvezza di Dio. Forse non è facile ammetterlo, ma riconoscere Dio che agisce nella nostra vita ed attraverso la nostra vita, in noi e negli altri, non è cosa scontata; spesso infatti, prevale la nostra soggettività con tutti i limiti che gli appartengono. È la nostra soggettività che ci porta fuori strada,  che ci allontana da Dio, rendendoci ciechi, incapaci di vedere la luce, e in quel momento, il vedere resta solo un ricordo passato e lontano. Quando Dio dona la luce, per Tobi è una rinascita. Accorgersi di ogni risveglio; accorgersi che  ogni giorno porta in se l'occasione di riconoscere come Dio opera, è una benedizione; accorgersi delle persone care, quelle che ci permettono di esprimere il meglio di noi, è una grazia, perché portano e realizzano anche solo una piccolissima gioia che colora le nostre giornate.

giovedì 8 giugno 2023

Dio realizza la vita

Tb 6,10-11;7,1.9-17;8,4-9 e Mc 12,28-34

Il brano del libro di Tobia di oggi, è introdotto dalla figura di un angelo, Raffaele, che diventa compagno di viaggio e che lo conduce a trovare la sua futura moglie...
Una prima riflessione, ci può portare a ripensare e riconoscere quante volte accanto a noi, nella nostra vita, abbiamo avuto degli angeli che ci hanno guidato/accompagnato.
Poi certamente, il brano di oggi ci immerge in una cultura orientale e in una accoglienza del mistero di Dio nella storia, che non ci appartiene più,. Come è possibile ricongiungere la nostra felicità, i nostri progetti di vita con il desiderio di bene e di pienezza che Dio ha per ciascuno?
Forse la risposta sta nel porre Dio, la sua promessa prima e all'inizio del nostro desiderio e non solo dopo, come spesso accade, come recupero di un fallimento.