venerdì 14 giugno 2024

Il peccato nel pensiero

1Re 19,9.11-16 e Mt 5,27-32

Prima di ogni azione, il peccato è generato nella mente, nei desideri, nelle intenzioni. Questa consapevolezza la esprimiamo anche nel "confesso" all'inizio della messa quando nell'atto penitenziale diciamo: "confesso a Dio onnipotente in pensieri, parole, opere ed omissioni". Anche il pensiero quindi rientra nei peccati da confessare?
Seconndo le parolevdi Gesù: “Dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi [violenze], adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze [bugie], diffamazioni …” Il peccato di pensiero consistema nel legarsi affettivamente a quell'idea, a quella immagine sapendo che non è il mio bene, eppure nel pensiero la assecondo.

giovedì 13 giugno 2024

Ma io vi dico ...

1Re 18,41-46 e Mt 5,20-26

"Ma io vi dico ..." Gesù non vuole assolutamente negare i comandamenti, ma si pone nella condizione di dire qualcos’altro di più radicale e più profondo. Ma io vi dico: non basta non uccidere. Ci vuole qualcos’altro.
Gesù va alle radici del male, la radice del male è l’ira e l’ira è il principio dell’omicidio, l’ira è un sentimento/agito, un “movimento contro” che io sento, un contro l’altro che percepisco contro di me. Quindi l’altro non è colui che consideri subito l’avversario, l’antagonista? È istintivo, è così. Quindi il problema è guarire il nostro cuore perché l’altro sia il mio fratello.

mercoledì 12 giugno 2024

Esistenza di Gesù

1Re 18,20-39 e Mt 5,17-19

Pochi giorni fa su "Avvenire" un articolo riproponeva un confronto con una teoria di un filosofo che negava l'esistenza di Gesù. Certamente non si può risolvere la questione con esternazioni ideologiche, ma per comprendere il "caso Gesù" occorre uno studio approfondito delle fonti e della realtà storica di appartenenza. Il Vangelo di Matteo di oggi, ci fornise subito una chiave di lettura: "in Gesù si compie e realizza la legge mosaica e la profezia", cioè Gesù è il compimento della promessa che è in origine di Israele. Non si può scindere Gesù da questo suo retroterra di origine.

martedì 11 giugno 2024

DNA della missione

At 11,21-26;13,1-3 e  Mt 10,7-13

Un cristiano che non evangelizza non ha senso. E come si evangelizza?
Dire che il Regno è vicino significa guardare con speranza alla nostra vita e dare speranza a tutti coloro che incontriamo. Ma che cos'è che mi fa andare avanti che mi apre alle possibilità dell'annuncio? E’ Gesù, è lui che dobbiamo testimoniare e annunciare, è nel suo nome che dobbiamo "guarire e consolare". E’ Lui il senso del nostro vivere, la speranza contro ogni disperazione.

lunedì 10 giugno 2024

Beati quando vi perseguiteranno ...

1Re 17,1-6 e Mt 5,1-12

Vivere il presente, porta con sé l'incognita di doversi confrontare con il le esperienze generate dal male. Sono oltre 365 milioni i cristiani nel mondo che subiscono persecuzione per la loro fede. Oltre 5000 coloro che nella persecuzione, nell'ultimo anno, hanno trovato la morte. Per un cristiano la persecuzione non può essere vista come un incidente di percorso, ma è condizione in cui il discepopo di Cristo, si scontra con il male e, come il suo maestro vive su di sé il segno contraddittorio della croce, luogo d’incontro tra l’ingiustizia dell’uomo e la giustizia di Dio, ma noi sappiamo che “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio”, perché anche la quotidianità va redenta,con la nostra vita.

domenica 9 giugno 2024

Un cristianesimo fuori di sé stesso....

Gen 3,9-15; Sal 129; 2Cor 4,13-5,1; Mc 3,20-35

La lettura continua di Marco ci porta pogressivamente ad accostarci a Gesù e a rispondere alla sua chiamata a seguirlo, confrontandoci con le situazioni vissute da lui stesso, attualizzando il tempo della predicazione.
Soggi siamo ancora all’inizio della narrazione di Marco, immediatamente la chiamata di Levi ...Ed ecco che i gesti e le parole di Gesù, creano sconcerto tra coloro che lo incontrano. Tutti faticano a capire chi è questo Gesù, così fuori dagli schemi, così imprevedibile. A lui si rimprovera di non essere come ce lo siamo immaginato, come vorremmo che fosse, è un Messia che non aderisce all’idea che ci siamo fatta di Lui. Marco ci dice che Gesù era diventato una persona nota, conosciuta: la fama dei suoi miracoli si era diffusa, per cui dove Lui si fermava, lì si radunava molta folla. E aggiunge una nota interessante: la folla che si radunava era tanta che Gesù e i suoi discepoli “non potevano neppure mangiare”.
Ciò che emerge nella fatica del quotidianotidiano è un Gesù incomunicabile che non riesce più a sfondare i pregiudizi, e che non convince più rispetto alla novità di vita che porta. In definitiva non c'è adesione rispetto alla proposta.
Abituati a pensare rispetto a un modello passato, le parole di Gesù oggi sembrano incontrare solo refrattarietà, una durezza culturale e sociale che da tempo non si sperimentava. La stessa impermeabilità che era all'origine della predicazione, così come ce la presenta Marco: Gesù risulta un satana, un imbarazzante maestro che porta fuori dall'istituzione religiosa per come la si conosce; oppure semplicemte è un pazzo un fuori di sé e dalla vita della gente comune.
Dietro queste situazioni estreme ci sta il rapporto/confronto con il Vangelo, con ilsuo annuncio. Oggi giorno non riusciamo a trovare la porta giusta per far risplendere Cristo, il problema allora è proprio il nostro e non di questa cultura. Essere dei Cattolici vuol dire essere aperti a tutte le espressioni culturali, perché occorre raccogliere da ciascuna ogni singolo frammento della bellezza di Cristo per ricondurli all'unità. Essere chiesa è comunità èun po l'immagine di Gesu che guardaxattornoa lio e dice: ecco mia madee,ecco i moei fratell, ... chi fa la volontá del Padre mio ecc...
Gesù insegnacalla Chiesa e a tutti noi come guardarci intorno, nel tentativo estremo di cercare il contatto, intercettando lo sguardo, gli occhi della gente, come a voler leggere dentro ognuno la disponibilità ad accoglierlo.
Gesù ci dice che a lui appartiene chi è disposto a correre il rischio di passare come chi sceglie la “spazzatura” e gli scarti del mondo, di essere preso per un pazzo scatenato, di essere un incontenibile ed ingenuo folle.
Forse per troppo tempo abbiamo inteso come cattolico, solo quella forma ed espressione nella cultura che si realizzava un certo modo di esprimere il "Cristo" ... un modo esclusivo, imprrmeabile e refrattario al confronto ... cisiadeguava ad essere credenti e cristiani upin un certo modo!
Ora sembra che sia è la cultura attiale, lo stile di vita della gente, impermeabile e refrattario al mostero di Cristo, al Vangelo ... mi sembra che si siano generate distanze incolmabili. Di fronte a tuttoquestocosa occorre fare cone Chiesa, come conunita?
Occorre spendere tempo per gridare che quel cattolicesimo del passato si è perso, perchè ha generato e proposto un Cristoche oggi è incomuicabile, lo ha reso un idolo che sostituisce Cristo vero.
Il confronto con la quotidianità ci chiede:
1) di aprirci alla esperienza della misericordia, che è quella del perdono del Signore, un perdono che desidera raggiungere tutti, prendendo coscienza delle durezze umane che escludono e respingono il perdono ... l'odio fratricida, la guerra, l'intolleranza ...
2) capacità relazionale: chi entra nella relazione con il Signore, si spalanca una possibilità relazionale infinita e ricchissima, dove siamo per il Signore, nonché gli uni per gli altri, fratelli, sorelle e madri.
In tutto questo scimpiglio oscomoaginazione della realtà occorre tenere ferma una immagine, quel.a dell'uomo più forte ... Noi dobbiamo continuare a custodire quel legame che il signore ore vuole realizzare lui è il più forte che vuole legarci a lui, per garantici la vita rispetto a ogni satana, a ogni divisore e a ogni pazzo, che vuole disperdere le nostre speranze di felicità.

sabato 8 giugno 2024

Cercatori del Dio bambino

Is 61,10-11 e Lc 2,41-51

Gesù si è perso o erano i suoi genitori che lo avevano perso? Lui era perfettamente al suo posto ad occuparsi delle cose del Padre suo. Al contrario erano i suoi genitori ad averlo perso. Forse anche a noi capita di perdere Gesù tra le mille preoccupazioni e i problemi quotidiani. Ecco che come Giuseppe e Maria corriamo a cercarlo perché il rischio è perdere la cosa più bella della nostra vita. Questo vangelo è un nvito a fare d i noi dei cercatori di Dio.