Atti 3,11-26 e Luca 24,35-48
Misericordias Domini, in aeternum cantabo...
Apri loro la mente all'intelligenza delle scritture e li costituì testimoni, del risorto. In questa chiave di lettura possiamo avventurarci in una rilettura dell'evento Pasquale: cosa significa la presenza del Signore dopo la risurrezione?
Una conferma delle sue parole? Il compimento delle promesse? La rivincita su tanti delatori? L'incoraggiamento ai suoi discepoli sfiduciati e dal volto triste?
Una prima osservazione ci porta a dire che l'interesse del Risorto è relativo alla "carne": Lui non è un fantasma, una astrazione o una visione spirituale. La verità della sua carne, la concretezza della sua umanità è coinvolta nella risurrezione stessa. Questo permette di supporre che la risurrezione non è una semplice azione di Dio, dall'esterno, ma è un evento che trova origine nella vita e nell'esistere stesso del uomo Figlio di Dio.
La Scrittura come "Rivelazione" della salvezza che oggi possiamo tradurre come "la grande Misericordia di Dio", tutta si proietta nello svelare il "volto", l'identità del risorto. Esserne testimoni vuole dire essere misericordiosi e quindi vivere come il risorto, nella e della misericordia del Padre. Per il risorto la misericordia a a che fare con l'eternità e l'amore eterno; per noi ha a che fare con la sua declinazione nel tempo e quindi nella ripetitività dei momenti e degli eventi.
giovedì 31 marzo 2016
mercoledì 30 marzo 2016
Atti 3,1-10 e Luca 24,13-35
Ciò che i e la scrittura ... di Lui!
Tutto è una relazione in Cristo! La creazione narra la propria relazione con Cristo; le vicende del popolo di Israele, la sua storia adombra l'attesa della sua venuta; le profezie nello spiegare la realtà ridotto alla volontà di Dio ci introducono nella venuta di Cristo; le origini della Chiesa e della comunità dei credenti si comprendono a partire al signore e dalla sua identità e volontà. Ora, mentre il tempo scorre di giorno in giorno, "Gesù in persona si avvicina e camminava con noi. Ma i nostri occhi erano impediti a riconoscerlo. (...), ma, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, ci spiega in tutte le Scritture ciò che si riferisce a lui. È in questa relazione personale con la scrittura, in questa relazione sacra che oggi Gesù mi parla, e in forza della Chiesa e dei Segni, che sono i sacramenti, mi si offre per essere riconosciuto ... Facciamo in modo che come ad Emmaus anche nelle nostre case, nella nostra Chiesa possiamo sperimentare "l'ardore del cuore mentre egli conversa con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"
Ciò che i e la scrittura ... di Lui!
Tutto è una relazione in Cristo! La creazione narra la propria relazione con Cristo; le vicende del popolo di Israele, la sua storia adombra l'attesa della sua venuta; le profezie nello spiegare la realtà ridotto alla volontà di Dio ci introducono nella venuta di Cristo; le origini della Chiesa e della comunità dei credenti si comprendono a partire al signore e dalla sua identità e volontà. Ora, mentre il tempo scorre di giorno in giorno, "Gesù in persona si avvicina e camminava con noi. Ma i nostri occhi erano impediti a riconoscerlo. (...), ma, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, ci spiega in tutte le Scritture ciò che si riferisce a lui. È in questa relazione personale con la scrittura, in questa relazione sacra che oggi Gesù mi parla, e in forza della Chiesa e dei Segni, che sono i sacramenti, mi si offre per essere riconosciuto ... Facciamo in modo che come ad Emmaus anche nelle nostre case, nella nostra Chiesa possiamo sperimentare "l'ardore del cuore mentre egli conversa con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"
martedì 29 marzo 2016
Atti 2,36-41 e Giovanni 20,11-18
Donna perché piangi ...
Il pianto di Maria accanto al sepolcro, ci riconduce ai passi del Vangelo, alle sue lacrime versate sui piedi del Signore nella casa di Simone il fariseo (forse quelle della donna peccatrice) e al profumo sparso sui piedi di Gesù e asciugati con i capelli in quella casa di Betania pochi giorni prima della Pasqua. Maria ricorda con tristezza i giorni passati e in lei riecheggiano le parole del Signore: "non sempre avete me ..."; queste parole sono, ora, per lei una durissima profezia ... È in questo memoriale, di ciò che Gesù è stato ed è ancora che le Sue parole riaccendono la speranza è l'attesa: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?" Così come Maria la peccatrice cercava Gesù nella casa di Simone il fariseo, e piangeva ai suoi piedi, ora Maria di Magdala, nel suo piangere cerca ancora quel suo Signore, il suo amore! Sono quindi le ostile Consolanti dello "Sposo" a riaccendere e rendere vivo e attuale quello stesso amore ferito dalla morte: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Il "nostro" Gesù (risorto lo possediamo ancora) è presso il Padre Suo, ma ora, più che mai anche nostro ...
Con le parole di Bob Marley in "no woman, no cray" possiamo dire "no donna, non piangere .... Tutto filerà liscio!"
Donna perché piangi ...
Il pianto di Maria accanto al sepolcro, ci riconduce ai passi del Vangelo, alle sue lacrime versate sui piedi del Signore nella casa di Simone il fariseo (forse quelle della donna peccatrice) e al profumo sparso sui piedi di Gesù e asciugati con i capelli in quella casa di Betania pochi giorni prima della Pasqua. Maria ricorda con tristezza i giorni passati e in lei riecheggiano le parole del Signore: "non sempre avete me ..."; queste parole sono, ora, per lei una durissima profezia ... È in questo memoriale, di ciò che Gesù è stato ed è ancora che le Sue parole riaccendono la speranza è l'attesa: "Donna, perché piangi? Chi cerchi?" Così come Maria la peccatrice cercava Gesù nella casa di Simone il fariseo, e piangeva ai suoi piedi, ora Maria di Magdala, nel suo piangere cerca ancora quel suo Signore, il suo amore! Sono quindi le ostile Consolanti dello "Sposo" a riaccendere e rendere vivo e attuale quello stesso amore ferito dalla morte: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". Il "nostro" Gesù (risorto lo possediamo ancora) è presso il Padre Suo, ma ora, più che mai anche nostro ...
Con le parole di Bob Marley in "no woman, no cray" possiamo dire "no donna, non piangere .... Tutto filerà liscio!"
lunedì 28 marzo 2016
Atti 2,14.22-32 e Matteo 28,8-15
Il silenzio del lunedì di Pasqua
"Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra" (Salmo 15). Dopo il giusto sonno ristoratore dalle fatiche umane, che si dispiegano "nel sentiero della vita", questa mattina uno strano silenzio assordante per breve tempo ha invaso tutto. Un silenzio che dimostra tutta la necessità ed esigenza umana di pienezza e compimento. Nel silenzio, non basta cercare la quiete, essa rischia di deludere e trasformarsi in desolazione e paura del nulla. In realtà il silenzio è riflesso di Te, Risorto dai morti; silenzio come spazio di presenza da contemplare. Un silenzio che pian piano si rianima di voci e di rumori ... Quelli famigliari e consueti del mondo, della vita degli uomini e delle donne di ogni angolo della terra ... Un silenzio che ancora una volta viene squarciato dal grido del dolore, della morte violenta dei cristiani perseguitati e uccisi per la loro fede in te o Signore. Così come allora, anche oggi, sperimentiamo nel giorno dopo la tua Risurrezione la profanazione della vita e la menzogna del peccato. Ma noi che abbiamo vissuto la tua Pasqua, ora sappiamo che Tu in quel silenzio del giorno dopo Pasqua, incurante del peccato, ci vieni incontro, e nel salutarvi ci consegni la certezza della gioia, della tua presenza viva e reale, e la Tua dolcezza, cioè la tua potente tenerezza di figlio di Dio, nel quale anche noi siamo figli: la morte è solo dolore, la morte non ha più potere su di noi!
Il silenzio del lunedì di Pasqua
"Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra" (Salmo 15). Dopo il giusto sonno ristoratore dalle fatiche umane, che si dispiegano "nel sentiero della vita", questa mattina uno strano silenzio assordante per breve tempo ha invaso tutto. Un silenzio che dimostra tutta la necessità ed esigenza umana di pienezza e compimento. Nel silenzio, non basta cercare la quiete, essa rischia di deludere e trasformarsi in desolazione e paura del nulla. In realtà il silenzio è riflesso di Te, Risorto dai morti; silenzio come spazio di presenza da contemplare. Un silenzio che pian piano si rianima di voci e di rumori ... Quelli famigliari e consueti del mondo, della vita degli uomini e delle donne di ogni angolo della terra ... Un silenzio che ancora una volta viene squarciato dal grido del dolore, della morte violenta dei cristiani perseguitati e uccisi per la loro fede in te o Signore. Così come allora, anche oggi, sperimentiamo nel giorno dopo la tua Risurrezione la profanazione della vita e la menzogna del peccato. Ma noi che abbiamo vissuto la tua Pasqua, ora sappiamo che Tu in quel silenzio del giorno dopo Pasqua, incurante del peccato, ci vieni incontro, e nel salutarvi ci consegni la certezza della gioia, della tua presenza viva e reale, e la Tua dolcezza, cioè la tua potente tenerezza di figlio di Dio, nel quale anche noi siamo figli: la morte è solo dolore, la morte non ha più potere su di noi!
domenica 27 marzo 2016
Atti degli Apostoli 10,34-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4 / Giovanni 20,1-9
Pasqua di risurrezione del Signore
Con lui è Paradiso.
Corrono tutti, a vedere il luogo della sepoltura, quella corsa, quel sepolcro vuoto si stagliano bruscamente nei ricordi di Giovanni e rappresentano il punto di partenza del suo credere nella risurrezione, della sua testimonianza anche per tutti noi della risurrezione del Signore.
Credere nella risurrezione significa moltissimo, e non solo credere che Gesù è tornato in vita e che il sepolcro è vuoto; credere nella risurrezione è credere nel Paradiso e soprattutto imparare come farne esperienza concreta.
Nel Vangelo di Luca, letto domenica scorsa, del racconto della passione, una frase mi è rimasta nel cuore: (il malfattore) "ricordati di me quando sarai nel regno di te" (Gesù) "amen, dico a te, oggi con me sarai nel paradiso".
Cos'è il Paradiso ... Il suo Regno è paradiso, la sua resurrezione è paradiso, la sua misericordia è paradiso; perché il paradiso, così come Gesù ce lo fa comprendere, è la conseguenza di quel l'atto di amore che è la sua vita donata, che lega a se stesso la stessa vita di quel primo innamorato, il "buon ladrone".
Che cosa è il Paradiso?
Paradiso è il riscatto di tutto a partire dalla nostra esistenza spesso avvilita e svuotata della sua bellezza, ma che finalmente rinascere dall'alto e rinasce nella misericordia (cioè l'amore fedele, che mai viene meno) del Padre. Paradiso significa c'è ancora una possibilità, sempre...
Il Paradiso non è quello che si guadagna con il sangue della vendetta dei terroristi dello stato Islamico...
Il paradiso è il frutto del sangue di Gesù Cristo, unico martire e testimone dell'amore che tutto trasforma, nel donare se stesso.
In questo giorni potrebbe essere facile smarrire il gusto del paradiso, e lasciarci sopraffare dal l'odore nauseabondo della morte. Ma tutti in gesti disperati di morte Dio muore, come direbbe Francesco Guccini, Dio è morto (...)
"ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto..."
E poi continua ... "Ma penso (...)
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge ..."
Dire quindi che Gesù è risorto significa riconoscere che il ladrone è in Paradiso!
Allora di fronte alla morte e alla cultura di morte del nostro tempo è della nostra civiltà non posso scadere nella vendetta;
di fronte alle atrocità non posso tremare nella paura;
di fronte all'odio non posso reagire con lo scarto dell'altro;
Di fronte ai fuggitivi, e ai profughi non posso offrite barriere e casse di legno per un mesto ritorno ...
Se reagiamo così dimostriamo di non credere al Risorto e nel Risorto, di non credere nel Paradiso.
Credere al Paradiso è credere in Gesù e alla sua risurrezione, credere in Gesù vivo, che abita realmente e definitivamente lo spazio e il tempo del Paradiso; non come realtà esclusivamente del cielo, o di un altro mondo e neppure come il premio dei giusti.
Il paradiso è realtà a partire dalla misericordia di cui Gesù in croce è stato capace. Quindi per immagini, è paradiso:
Il paradiso è la gioia del pastore che trova la pecora perduta: amore che si carica dell'altro;
Il paradiso è la festa che fa la donna che trova la moneta: la gioia di essere Chiesa;
Il paradiso è l'abbraccio tra il padre e quel figlio che era morto ed è tornato in vita, perché tornato a casa sua, nella dimora dell'amore: la tenerezza che consola è che riempie di speranza;
Il paradiso è l'eterna misericordia del Padre che diventa in Gesù misericordia per ogni nostro giorno.
Pasqua di risurrezione del Signore
Con lui è Paradiso.
Corrono tutti, a vedere il luogo della sepoltura, quella corsa, quel sepolcro vuoto si stagliano bruscamente nei ricordi di Giovanni e rappresentano il punto di partenza del suo credere nella risurrezione, della sua testimonianza anche per tutti noi della risurrezione del Signore.
Credere nella risurrezione significa moltissimo, e non solo credere che Gesù è tornato in vita e che il sepolcro è vuoto; credere nella risurrezione è credere nel Paradiso e soprattutto imparare come farne esperienza concreta.
Nel Vangelo di Luca, letto domenica scorsa, del racconto della passione, una frase mi è rimasta nel cuore: (il malfattore) "ricordati di me quando sarai nel regno di te" (Gesù) "amen, dico a te, oggi con me sarai nel paradiso".
Cos'è il Paradiso ... Il suo Regno è paradiso, la sua resurrezione è paradiso, la sua misericordia è paradiso; perché il paradiso, così come Gesù ce lo fa comprendere, è la conseguenza di quel l'atto di amore che è la sua vita donata, che lega a se stesso la stessa vita di quel primo innamorato, il "buon ladrone".
Che cosa è il Paradiso?
Paradiso è il riscatto di tutto a partire dalla nostra esistenza spesso avvilita e svuotata della sua bellezza, ma che finalmente rinascere dall'alto e rinasce nella misericordia (cioè l'amore fedele, che mai viene meno) del Padre. Paradiso significa c'è ancora una possibilità, sempre...
Il Paradiso non è quello che si guadagna con il sangue della vendetta dei terroristi dello stato Islamico...
Il paradiso è il frutto del sangue di Gesù Cristo, unico martire e testimone dell'amore che tutto trasforma, nel donare se stesso.
In questo giorni potrebbe essere facile smarrire il gusto del paradiso, e lasciarci sopraffare dal l'odore nauseabondo della morte. Ma tutti in gesti disperati di morte Dio muore, come direbbe Francesco Guccini, Dio è morto (...)
"ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto..."
E poi continua ... "Ma penso (...)
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge ..."
Dire quindi che Gesù è risorto significa riconoscere che il ladrone è in Paradiso!
Allora di fronte alla morte e alla cultura di morte del nostro tempo è della nostra civiltà non posso scadere nella vendetta;
di fronte alle atrocità non posso tremare nella paura;
di fronte all'odio non posso reagire con lo scarto dell'altro;
Di fronte ai fuggitivi, e ai profughi non posso offrite barriere e casse di legno per un mesto ritorno ...
Se reagiamo così dimostriamo di non credere al Risorto e nel Risorto, di non credere nel Paradiso.
Credere al Paradiso è credere in Gesù e alla sua risurrezione, credere in Gesù vivo, che abita realmente e definitivamente lo spazio e il tempo del Paradiso; non come realtà esclusivamente del cielo, o di un altro mondo e neppure come il premio dei giusti.
Il paradiso è realtà a partire dalla misericordia di cui Gesù in croce è stato capace. Quindi per immagini, è paradiso:
Il paradiso è la gioia del pastore che trova la pecora perduta: amore che si carica dell'altro;
Il paradiso è la festa che fa la donna che trova la moneta: la gioia di essere Chiesa;
Il paradiso è l'abbraccio tra il padre e quel figlio che era morto ed è tornato in vita, perché tornato a casa sua, nella dimora dell'amore: la tenerezza che consola è che riempie di speranza;
Il paradiso è l'eterna misericordia del Padre che diventa in Gesù misericordia per ogni nostro giorno.
sabato 26 marzo 2016
Sabato Santo
"... disceso nelle viscere della terra ..."
"O Dio eterno e onnipotente, che ci concedi di celebrare il mistero del Figlio tuo Unigenito disceso nelle viscere della terra, fa' che sepolti con lui nel battesimo, risorgiamo con lui nella gloria della risurrezione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli".
È questa l'orazione (la preghiera) che la Chiesa pronuncia oggi, in ogni liturgia e in ogni momento di preghiera; in questo giorno in cui fa memoria del Cristo nel sepolcro. Con la morte in croce Gesù discende nelle viscere della terra, quasi a condurre anche noi in quella profondità della creazione da cui tutto ha origine. Scendere nelle viscere della terra per Gesù è come immergersi in se stesso, e attraverso la morte e il morire di ogni cosa, ridare vita a tutto in forza della sua vita di Dio. Che situazione strana pensare alla morte e al sepolcro, non come condizione di staticità ma come spazio occupato dall'eterno e vivente Dio. Nel discendere di Gesù nelle "viscere della terra" la vita raggiunge di nuovo il cuore di tutto ciò che esiste, e in quell'istante e in quel dimorare rivela e manifesta la gloria dell'Onnipotente.
"... disceso nelle viscere della terra ..."
"O Dio eterno e onnipotente, che ci concedi di celebrare il mistero del Figlio tuo Unigenito disceso nelle viscere della terra, fa' che sepolti con lui nel battesimo, risorgiamo con lui nella gloria della risurrezione. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli".
È questa l'orazione (la preghiera) che la Chiesa pronuncia oggi, in ogni liturgia e in ogni momento di preghiera; in questo giorno in cui fa memoria del Cristo nel sepolcro. Con la morte in croce Gesù discende nelle viscere della terra, quasi a condurre anche noi in quella profondità della creazione da cui tutto ha origine. Scendere nelle viscere della terra per Gesù è come immergersi in se stesso, e attraverso la morte e il morire di ogni cosa, ridare vita a tutto in forza della sua vita di Dio. Che situazione strana pensare alla morte e al sepolcro, non come condizione di staticità ma come spazio occupato dall'eterno e vivente Dio. Nel discendere di Gesù nelle "viscere della terra" la vita raggiunge di nuovo il cuore di tutto ciò che esiste, e in quell'istante e in quel dimorare rivela e manifesta la gloria dell'Onnipotente.
venerdì 25 marzo 2016
Isaia 52,13-53,12 e Giovanni 18,1-19,42
Venerdì Santo
Portando la croce...
"... Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo." La croce che questa sera baceremo è la croce che Cristo ha abbracciato con la vita; Lui porta la croce, accettare di portarla significa dare pienezza all'immagine del buon pastore che si carica la pecora smarrita. Se il pastore in quel gesto esprime la misericordia di Dio vero l'ultimo e verso ciascuno, affinché nessuno sia perduto, e raccoglie le fatiche e lo sfinimento di chi, perduto, non trovava modo di tornare all'ovile, nel "regno dei cieli"; allo stesso modo la croce portata sulle spalle dal Signore, ci apre alla comprensione che il nostro peccato, ciò che è la nostra morte, la nostra lontananza e smarrimento, viene abbracciato da Gesù, con la sua vita, e in quell'abbraccio tutto si trasforma in vicinanza di Dio. La croce e Gesù divengono un tutt'uno di misericordia. La croce piantata sul Golgota da patibolo di morte è, e sarà sempre indicazione per il cielo, innalzamento di Cristo e dell'uomo con lui.
Venerdì Santo
Portando la croce...
"... Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo." La croce che questa sera baceremo è la croce che Cristo ha abbracciato con la vita; Lui porta la croce, accettare di portarla significa dare pienezza all'immagine del buon pastore che si carica la pecora smarrita. Se il pastore in quel gesto esprime la misericordia di Dio vero l'ultimo e verso ciascuno, affinché nessuno sia perduto, e raccoglie le fatiche e lo sfinimento di chi, perduto, non trovava modo di tornare all'ovile, nel "regno dei cieli"; allo stesso modo la croce portata sulle spalle dal Signore, ci apre alla comprensione che il nostro peccato, ciò che è la nostra morte, la nostra lontananza e smarrimento, viene abbracciato da Gesù, con la sua vita, e in quell'abbraccio tutto si trasforma in vicinanza di Dio. La croce e Gesù divengono un tutt'uno di misericordia. La croce piantata sul Golgota da patibolo di morte è, e sarà sempre indicazione per il cielo, innalzamento di Cristo e dell'uomo con lui.
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