sabato 31 marzo 2018

Settimana Santa anno 2018
Sabato Santo

Ho trovato la XIV stazione, della Via Crucis al Colosseo, particolarmente idonea alla meditazione di questa giornata: "Gesù è collocato nel sepolcro"
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 41-42)
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
Non ti vedo più, Gesù, ora è buio. Cadono ombre lunghe dalle colline, e le lanterne dello Shabbat brulicano in Gerusalemme, fuori dalle case e nelle stanze. Battono contro le porte del cielo, chiuso e inespugnabile: per chi è tanta solitudine? Chi in una notte tale può dormire? Risuona la città dei pianti dei bambini, dei canti delle madri, delle ronde dei soldati: muore questo giorno, e solo tu ti sei addormentato. Dormi? E su quale giaciglio? Quale coperta ti nasconde al mondo? 
Da lontano Giuseppe di Arimatea ha seguito i tuoi passi, e ora in punta di piedi ti accompagna nel sonno, ti sottrae agli sguardi degli indignati e dei malvagi. Un lenzuolo avvolge il tuo freddo, asciuga il sangue e il sudore e il pianto. Dalla croce precipiti, ma con leggerezza. Giuseppe ti issa sulle spalle, ma lieve tu sei: non porti il peso della morte, non dell’odio, né del rancore. Dormi come quando nella paglia tiepida eri avvolto e un altro Giuseppe ti teneva in braccio. Come allora non c’era posto per te, non hai adesso dove posare il capo: ma sul Calvario, sulla dura cervice del mondo, lì cresce un giardino dove ancora nessuno è stato mai sepolto.
Dove te ne sei andato, Gesù? Dove sei sceso, se non nel profondo? Dove, se non nel luogo ancora inviolato, nella cella più angusta? Nei nostri stessi lacci sei preso, nella nostra stessa tristezza sei imprigionato: come noi hai camminato sulla terra, e ora al di sotto della terra come noi ti fai spazio. 
Vorrei correre lontano, ma dentro di me tu sei; non devo uscire a cercarti, perché alla mia porta tu bussi.

venerdì 30 marzo 2018

Passione di Nostro Signore secondo Giovanni (Gv 18,1-19,42)
Venerdì Santo

Dopo aver mangiato la cena Pasquale, come i sinottici (Matteo, Marco e Luca) ci testimoniano, tutti gli evangelisti concordano sulla preghiera del Signore nell'orto del Getzemani. In realtà per Giovanni è un giardino il luogo in cui Gesù, spesso anche con i discepoli, si fermava a pregare.
Ma questa notte pregare non è facile, le altre notti era Gesù che guidava la preghiera e i discepoli con insistenza gli chiedevano di insegnargli a pregare; ma questa notte pregare è difficile: Gesù si è messo in disparte, vuole stare solo. I discepoli non capiscono, di conseguenza non riescono a stare svegli e a mantenere il tempo della preghiera ... Nemmeno un'ora ...
Questa ora nel Getzemani, detta di agonia, è l’ora in cui pregare di fare la volontà del Padre sprigiona ogni tipo di reazione:
- un'ora tra ribellione e abbandono alla fedeltà del Padre ...; 
- un'ora, in un giardino che già si prefigura lo spazio della sepoltura, lo spazio della morte come condizione di esistenza;
- un'ora in cui l'immagine del calice affiora prepotentemente: è il calice che contiene il vino segno della vita donata, ma è pure immagine del necessario compimento della salvezza.
Nell'ora del Getzemani, Gesù ci mostra come affrontare le nostre pure, le nostre fragilità i nostri limiti. Ci insegna a soppesare il tempo della prova per comprendere che non sempre la vittoria è la soddisfazione alle nostre aspirazioni e dei nostri desideri.
Dopo questa ora di preghiera Gesù è pronto, egli sa che la volontà del Padre non è il suo morire, ma è morire per salvare; donare per amare; soffrire per dare senso alla vita. Ora Gesù può rispondere alle guardie: "Chi cercate" ... "Sono io!" ... "Io sono Gesù il nazareno!" Anche io ti cerco Signore, ma per trovarti devo ammettere, è necessario stare almeno un'ora in preghiera con te, per vivere la tua "passione".




giovedì 29 marzo 2018

Esodo 12,1-14 e Giovanni 13,1-15
Giovedì Santo - Messa della cena del Signore
Mi hai amato con tenerezza e passione! Mi ha lavato i piedi!

In questo brano del Vangelo di Giovanni, si percepisce sensibilmente l'amore di Gesù per la sua Chiesa. Non è un gesto rituale e neppure ad effetto, ma è il modo in cui Gesù ha voluto fare capire ai discepoli che loro erano la "nuova Chiesa" e che in quel suo spogliarsi per lavargli i piedi, il Signore stesso proponeva un segno di amore incondizionato. È lo sposo che con tenerezza si accosta alla sua unica amata Sposa, e dolcemente, le versa l'acqua sul corpo, la pulisce, la bacia e la asciuga. Tenerezza passionale! Sì, c'è proprio una vera carica emotiva e affettiva per giustificare una relazione di amore con la Sua Chiesa. Quel gesto del Signore risuona ogni Giovedì Santo come gesto che la Chiesa deve subire nel desiderio. Credo che solo quel gesto può convertirli cuore disinnamorato degli uomini di Chiesa. È Gesù che "amando i suoi che erano nel mondo lì amò sino alla fine ..." Fino alla fine di tutto; fino alla fine il suo amore è un appello di tenerezza e un invito a convertire il cuore indurito per farlo parte del cuore della sua Sposa amata: la Chiesa.
Non credo tutti possano comprendere cosa si prova nell'amare la Chiesa; cosa di prova nel cercare di stare ad amarla come Cristo l'ha amata; in pochi sanno cosa si prova ad essere l'amata del Signore.
Ma almeno ogni Giovedì Santo, attraverso il mio essere prete, attraverso il sacerdozio di Cristo, di cui sono stato reso partecipe, riconosco e sento nella mia carne un amore grande, e riconosco quanto sia immeritato. Quest'anno, qui a Gerusalemme, nel cenacolo, ciò che è stupendo è sapere e sentire che quel giovedì di duemila anni fa, Gesù ha fatto quel gesto, realmente ha amato i suoi, ha amato la Chiesa ed ha amato anche me! Mi ha lavato i piedi ..
L'amore di Gesù non ha confini ... e la Chiesa è sacramento (segno efficace) del suo amore. Amiamo la Chiesa come Lui l'ha amata, questo bisogna farlo noi tutti!

mercoledì 28 marzo 2018

Isaia 50,4-9 e Matteo 26,14-25
Dove vuoi che prepariamo per te ...

"Andate e ditegli: il Maestro vuole fare la Pasqua da te ..."
È questa sottolineatura che mi permette uno sguardo certamente non ovvio sul tradimento di Giuda e al complotto per consegnare il Signore. Per ogni discepolo del Signore, la celebrazione della Pasqua ripropone il compiersi del "Tempo", la vicinanza del Regno. Celebrare la Pasqua non è una bella cena a carattere religioso; fare la Pasqua è condividere con il Signore il donarsi della sua vita. Ma questo donarsi avviene in un duplice modo: liberamente Gesù si offre alla passione, in modo che il pane e il vino sono il segno di questo donarsi gratuitamente; forzatamente perché Gesù è consegnato, tradito da un amico". Gesù accetta che la volontà di salvezza del Padre possa realizzarsi attraverso un complotto e un tradimento. Il significato oggettivo e profondo di ciò che si celebra è che l'avvenimento della morte del Signore ora deve avvenire presso ciascuno di noi, in noi e attraverso di noi. Facciamo in modo che la Pasqua sia ora celebrata nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nei nostri gruppi.

martedì 27 marzo 2018

Isaia 49,1-6 e Giovanni 13,21-38
Satana entrò in lui ... Ma non era l'amore

Giuda che cosa stai facendo? Sinceramente non ti capisco, non ti approvo, tradire l'amicizia, essere geloso dell'amore che i tuoi amici hanno per Gesù, e dell'amore che il maestro ha per tutti ... 
Ti si sono accecati gli occhi; hai traviato il tuo cuore ... Non ti accorgi che stai morendo dentro te stesso?
Ti sei sentito deluso e hai tradito?
No, Giuda, non è questo il problema ... Il vero problema è che non sei riuscito ad amare Gesù! Non hai sentito cosa significa "mi ami più di costoro ..."
Anche a te Gesù chiede di amarlo, di amarlo in un modo esclusivo; ma questo amore non ti piace, non ti convince, perché non ti fidi di poter amare ... Ecco proprio questo è il problema, tu ami così poco, al punto che non ti fidi di un amore cosi grande che può vincere tutto, che può dare senso a tutto.
Giovanni, il discepolo amato, a suo modo ha amato Gesù più di tutti gli altri ...
Pietro il discepolo che tradisce, a suo modo ha amato Gesù più di tutti gli altri ... 
Tu ... povero Giuda, povero discepolo che non riesce ad amare, con quel bacio amerai Gesù meno di tutti gli altri. Ma ora è il tempo delle tenebre ... L'amore sarà come la luce: con il suo chiarore disperderà ogni tenebra.

lunedì 26 marzo 2018

Isaia 42,1-7 e Giovanni 12,1-11
Maria prese del Nardo purissimo ...

Colei che era stata ai piedi del maestro ad ascoltarne la parola, è colei che ora gli cosparge i piedi col profumo. Due immagini diverse ma complementari che ci vengono consegnate dalla tradizione del Vangelo. Se infatti l'ascolto della Parola permette il dimorare presso il Signore e del Signore in noi, con il profumo del nardo si rappresenta l'amore, quello vero e fedele, una fragranza che si diffonde e permette di riconoscere il Signore e il suo corpo destinato alla glorificazione.
Nella Bibbia il profumo del nardo esprime l'amore che non ha prezzo e si realizza diffondendosi. Nel libro del Cantico dei Cantici, il simbolo del nardo indica un amore immenso, senza paragoni. Lo sposo e la sposa del Cantico affermano che il loro amore è come profumo di nardo, vale a dire, prezioso, buono, bello, unico, che dà senso alla vita: "Mentre il re è nel suo recinto, il mio nardo spande il suo profumo" (Ct 1,12). Il simbolo del profumo del nardo, che scaturisce dal vaso spezzato, interpreta anche, in modo eccellente, il significato della passione e morte di Gesù come amore senza misura ed esprime anche la sua risurrezione, come amore che vince la morte. 

domenica 25 marzo 2018

Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11 / Marco 14,1-15,47
Domenica delle Palme - Marco 11,1-10
Narrazione della passione ...

Inizia con le "Palme" la solenne celebrazione la Settimana Santa.
Siamo arrivati a Gerusalemme! Questa volta non solo sentiremo il racconto della passione, non solo potremo immaginare ciò che il Signore a vissuto nella sua carne, ma potremo dire di essere nello spazio in cui il tempo ha consacrato il mistero del Dio fatto uomo per la nostra salvezza. È molto diverso fare memoria ed essere nel luogo in cui la memoria ha avuto origine. Con questo spirito rileggo le parole del Salmo 21, esse hanno allora il sapore della profezia e del mistero:
"Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto."
Quest'anno mi è donato di "baciare il sepolcro del Signore nei giorni stessi della sua Passione, senza dimenticare che è dal dolore che viene la risurrezione". La fredda roccia della tomba è testimone del calore della vita che risorge. Baciarlo è molto, molto di più che un gesto di venerazione, baciarlo significa adorare, amare il mistero.