1 corinzi 3,1-9 e Luca 4,38-44
Quella casa di Pietro, da quel momento in cui Gesú esce dalla sinagoga, diventa una "Chiesa madre":sarà il luogo di dimora del Signore; il luogo dei segni di guarigione sui malati; il luogo alla cui soglia tutti stanno in attesa di incontrare e ascoltare il maestro ... Sarà il luogo da cui partirà la missione per annunciare il Regno di Dio nelle sinagoghe della Giudea: ... le pecore perdute della casa di Israele.
Uscire dalla sinagoga ed entrare nella casa di Pietro significa uscire dal luogo della religiosità per andare incontro alla vita, significa riconoscere nella vita il luogo privilegiato del celebrare, significa dare una indicazione precisa alla Chiesa che verrà ... Uscire significa andare nelle periferie, avere come obiettivo la periferia non l'istituzione.
Ed è a partire da questa casa di Pietro a Cafarnao, che vediamo nei gesti di Gesù una continua realizzazione della sua mitezza e bontà, del suo mettersi in gioco nel fare la volontà del Padre.
mercoledì 31 agosto 2022
martedì 30 agosto 2022
Mai perdere l'obiettivo
1 Corinzi 2,10-16 e Luca 4,31-37
Iniziamo la lettura continua del vangelo di Luca, il brano racconta la discesa di Gesù a Cafarnao; dal suo paesello di montagna, Nazaret, alla città importante e mercantile del lago di Galilea. Un approdo, forse, non subito facile; Gesù inizia a farsi conoscere proponendosi, parlando e condividendo il suo pensiero e le sue idee di sabato nella sinagoga. Forse per 3 ... 4 ... 7 sabati; non lo sappiamo, ma la sua iniziativa parte dalla parola di Dio - proclamata ogni sabato - che sta alla base della fede di quella comunità. Gesù da subito fa sentire a tutti che non è uno dei soliti maestri che commentano la scrittura, egli fa della parola l'occasione per generare l'incontro col "Santo di Dio". Ecco allora che dalla parola, nel giorno di Sabato, si sprigiona la forza della liberazione dal male, della guarigione ... Gesù ci offre il senso vero del suo insegnare e del sabato: incontrare la tenerezza (misericordia) del Padre. Incontrare il Santo, non è esperienza di lontananza per me che sono uomo e peccatore, ma di estrema vicinanza a colui che mi ama.
lunedì 29 agosto 2022
San Giovanni decollato (martirio)
Geremia 1,17-19 e Marco 6,17-29
Troviamo estremamente difficile questa pagina, ci sentiamo a disagio al solo ripensare l'intrigo, la malvagità e la perversione che coinvolge le relazioni umane di tutti gli attori di questo dramma. Ma tutto questo non presuppone a una rappresentazione scenica, ma è la sconvolgente storia di una uccisione di stato, per motivi passionali. Situazioni come queste, con motivazioni celate da intrighi tra il politico e la passione che acceca la visione della verità, risultano situazioni anche dei nostri giorni. Situazioni consumate con la stessa freddezza e determinazione. Proprio per questo occorre che non dimentichiamo lo stretto legame tra l'esperienza di Giovanni che finisce nel sepolcro, con l'esperienza di Gesù che risorge dal sepolcro. Giovanni precursore è testimone della profezia della vita che non soccombe alla morte, dell'amore che non si offusca neppure dove sembra regnare la logica del consenso e del potere, e dove prevale la lussuria, l’invidia, l'odio e la sopraffazione. L’iniquità, anche se devastante, non rappresenterà mai la parola definitiva.
Troviamo estremamente difficile questa pagina, ci sentiamo a disagio al solo ripensare l'intrigo, la malvagità e la perversione che coinvolge le relazioni umane di tutti gli attori di questo dramma. Ma tutto questo non presuppone a una rappresentazione scenica, ma è la sconvolgente storia di una uccisione di stato, per motivi passionali. Situazioni come queste, con motivazioni celate da intrighi tra il politico e la passione che acceca la visione della verità, risultano situazioni anche dei nostri giorni. Situazioni consumate con la stessa freddezza e determinazione. Proprio per questo occorre che non dimentichiamo lo stretto legame tra l'esperienza di Giovanni che finisce nel sepolcro, con l'esperienza di Gesù che risorge dal sepolcro. Giovanni precursore è testimone della profezia della vita che non soccombe alla morte, dell'amore che non si offusca neppure dove sembra regnare la logica del consenso e del potere, e dove prevale la lussuria, l’invidia, l'odio e la sopraffazione. L’iniquità, anche se devastante, non rappresenterà mai la parola definitiva.
domenica 28 agosto 2022
Terzo, secondo, primo ...
Sir 3,17-20.28-29; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14
Questa parabola, Gesù la racconta a degli scribi e farisei, dopo aver guarito in giorno di sabato un fariseo, invitato a pranzo insieme a Lui, malato di idropisia. Ma questa malattia sembra proprio quella adatta per descrivere scribi e farisei nei loro modi, nel loro stile di vita "gonfio". L'idropisia si manifesta come gonfiore, addominale, toracico ecc... a causa dell'accumulo dei liquidi; scribi e farisei sono ugualmente gonfi di sé stessi, della loro conoscenza della scrittura e dei precetti della legge, e quindi gonfi di orgoglio... tanto da non sentire più in loro la voce di Dio, impermeabili al mistero che li coinvolge e incapaci di ascoltare le parole di Gesù nella loro vita. Quanta fatica ad accettare anche quella guarigione in giorno di sabato.
Ma quell'essere gonfi, capita anche a noi quando smettiamo di ascoltare e riflettere la parola di Dio, dimenticando che per essere efficace deve essere al centro della vita; e così smetto di ascoltare e la mia vita si riempie e si gonfia di mille altre voci e di parole inutili. Si è così!
Anche oggi, Gesù con la sua parola e con ciò che avviene nella nostra vita, prova in tutti i modi di parlarci, di mettere in crisi i nostri tanti orgogli. Per fornirci punti diversi di visuale, per provare e imparare con la stessa vita, a cambiare atteggiamenti, grazie anche alle prove e alle crisi, alle difficoltà e alle sofferenze.
Ecco allora che questa parabola parla oggi al nostro cuore, al nostro tempo - con le parole di Gesù - perché urge recuperare l'umano e non semplicemente una giustizia sociale o una provvidenza legata agli incentivi economici e sussidi per le bollette.
Tutte cose necessarie, ma è il recupero della nostra umanità che ci permetterà di riscoprire i veri rapporti, le vere relazioni che rendono l'accoglienza non un problema politico da risolvere, ma la condizione nella quale mi apro alla solidarietà e alla gratuità nell'uso dei beni del creato, tanti o pochi che siano.
Forse, nei prossimi mesi non dovremo semplicemente diventare economi e risparmiosi, ma umanamente attenti ai bisogni di chi è più fragile.
Non dovremo semplicemente avere un tenore di vita più sobrio, e meno polemico circa esigenze e standard, ma dovremo capire cosa condividere, e come generare una fratellanza, ancor prima della necessaria carità economica.
Oggi il vangelo ci chiede di confrontare la nostra vita "gonfia" dei nostri privilegi - che difendiamo a denti stretti -, con l'umiltà del Signore che ci insegna a nulla anteporre alla vera fraternità. Fare l'accoglienza non solo dei nostri simili che ci potranno contraccambiare, ma soprattutto chi ha più bisogno, chi non ci potrà restituire nulla: allora sarà fare realmente esperienza di un amore fattivo e concreto; anzi sperimenteremo come anche noi possiamo amare e fare esperienza dell'amore del Padre che tutto si dona; ma così anche noi tutto impareremo a donare e di nulla ci sentiremo privati.
sabato 27 agosto 2022
Corso di economia
1 Corìnzi 1,26-31 e Matteo 25,14-30
La mentalità giudaica, anche al tempo di Gesù, non trova disdicevole tradurre in termini economici e di redditività il nostro rapporto con il regno di Dio. Ma come ormai stò ripetendo, non lasciamoci forviare, come se, quella fosse l'unica strada di interpretazione della parabola. Credo infatti che l'intento del racconto metta in risalto l'esperienza del servo buono e fedele. Chi è questo servo?
È il servo che sa correre il rischio di impegnare i talenti ricevuti. L'ultimo servo si trova nella condizione di chi per paura non rischia, è troppo protettivo. Il servo ha cercato di mantenere il tesoro così com’era, invece di cercare nuove strade per accrescerlo. Nella parabola, Gesù, ci chiede di correre dei rischi, ma spesso, inestricabili limiti e fragilità ci impediscono ogni progresso. Il nostro istinto è di autoconservazione, di mantenimento di ciò che è familiare, e tende ad evitarci disagi. Dio invece, ci invita sempre a spingerci oltre, e ci fornisce sempre il necessario per superare i nostri limiti. Sta a noi, però, correre il rischio di farlo. Un servo buono e fedele, non è un affarista, ma un discepolo che pone la sua fiducia in colui che tanto gli affida, e per questo è disposto a correre il rischio di coinvolgersi totalmente.
La mentalità giudaica, anche al tempo di Gesù, non trova disdicevole tradurre in termini economici e di redditività il nostro rapporto con il regno di Dio. Ma come ormai stò ripetendo, non lasciamoci forviare, come se, quella fosse l'unica strada di interpretazione della parabola. Credo infatti che l'intento del racconto metta in risalto l'esperienza del servo buono e fedele. Chi è questo servo?
È il servo che sa correre il rischio di impegnare i talenti ricevuti. L'ultimo servo si trova nella condizione di chi per paura non rischia, è troppo protettivo. Il servo ha cercato di mantenere il tesoro così com’era, invece di cercare nuove strade per accrescerlo. Nella parabola, Gesù, ci chiede di correre dei rischi, ma spesso, inestricabili limiti e fragilità ci impediscono ogni progresso. Il nostro istinto è di autoconservazione, di mantenimento di ciò che è familiare, e tende ad evitarci disagi. Dio invece, ci invita sempre a spingerci oltre, e ci fornisce sempre il necessario per superare i nostri limiti. Sta a noi, però, correre il rischio di farlo. Un servo buono e fedele, non è un affarista, ma un discepolo che pone la sua fiducia in colui che tanto gli affida, e per questo è disposto a correre il rischio di coinvolgersi totalmente.
venerdì 26 agosto 2022
La fine del nostro essere "single"
1 Corinzi 1,17-25 e Matteo 25,1-13
Nel pensiero di Gesù, dopo questa parabola emergerà l'immagine del giudizio finale con tutto ciò che quella immagine può suscitare, anche di contraddittorio; ma ormai siamo esperti nella "logica delle parabole", che non persegue la nostra razionalità.
L'immagine delle vergini, come confronto col regno dei cieli, vuole scuotere la nostra inerzia e tiepidezza; vuole evidenziare la centralità dei sentimenti di chi, vergine promessa sposa, si appresta a varcare la soglia delle nozze: coronamento della propria vita (vocazione) e compimento della propria felicità (amore di Gesù).
Gesù vuole sposarci. È il nostro sposo. Però non basta andargli incontro, entrare in Chiesa, dire qualche preghiera, perseguire un’appartenenza istituzionale. Ecco che la parabola ci dice che Gesù chiede per sé quella corrispondenza che è il cuore colmo d’amore, e pronto ad essere infiammato dal suo amore. Non cerchiamo un’appartenenza istituzionale e chiusa, ma l'essere veramente suoi. Dall'immagine del regno dei cieli emerge allora una domanda: "di chi vuoi essere?"
Nel pensiero di Gesù, dopo questa parabola emergerà l'immagine del giudizio finale con tutto ciò che quella immagine può suscitare, anche di contraddittorio; ma ormai siamo esperti nella "logica delle parabole", che non persegue la nostra razionalità.
L'immagine delle vergini, come confronto col regno dei cieli, vuole scuotere la nostra inerzia e tiepidezza; vuole evidenziare la centralità dei sentimenti di chi, vergine promessa sposa, si appresta a varcare la soglia delle nozze: coronamento della propria vita (vocazione) e compimento della propria felicità (amore di Gesù).
Gesù vuole sposarci. È il nostro sposo. Però non basta andargli incontro, entrare in Chiesa, dire qualche preghiera, perseguire un’appartenenza istituzionale. Ecco che la parabola ci dice che Gesù chiede per sé quella corrispondenza che è il cuore colmo d’amore, e pronto ad essere infiammato dal suo amore. Non cerchiamo un’appartenenza istituzionale e chiusa, ma l'essere veramente suoi. Dall'immagine del regno dei cieli emerge allora una domanda: "di chi vuoi essere?"
giovedì 25 agosto 2022
Viene il Signore Gesù ...
1 Corinzi 1,1-9 e Matteo 24,42-51
È una immagine, quella del vangelo di oggi, una immagine per rappresentare - a chi ascolta - il modo di essere in attesa della Sua venuta nella pienezza (gloria), cioè il percorso che tutto conduce al compimento del tempo, della storia e della rigenerazione del "mondo". Occorre quindi non cercare parallelismi, identificazioni e stringenti insegnamenti morali. Siamo infatti di fronte a una visione complessiva, al dì là dello scorrere del tempo e oltre ogni avvenimento della nostra storia passata, o recente, ma non è neppure una immagine che veicola una lettura definita del futuro.
Possiamo intendere che Gesù chiede ai discepoli essenzialmente lo stile del vegliare; una vigilanza, una attesa di Lui, espressione autentica e coinvolta della chiamata a seguirlo. Una attesa capace di esprimere la conseguenza del nostro Si a fare la volontà del Padre, sempre, con fedeltà e speranza.
Un discepolo fedele di fronte a queste parole, a questa immagine, torna, nell'attesa, immediatamente al cuore della propria vocazione. Un discepolo, che non ha dato il suo cuore a Cristo, non vede bene il senso di questa immagine e si disorienta nella ricerca di soluzioni e interpretazioni, non confidando che la venuta di Gesù, sarà improvvisa e coinvolgerà la nostra vita come brezza di vento leggera.
È una immagine, quella del vangelo di oggi, una immagine per rappresentare - a chi ascolta - il modo di essere in attesa della Sua venuta nella pienezza (gloria), cioè il percorso che tutto conduce al compimento del tempo, della storia e della rigenerazione del "mondo". Occorre quindi non cercare parallelismi, identificazioni e stringenti insegnamenti morali. Siamo infatti di fronte a una visione complessiva, al dì là dello scorrere del tempo e oltre ogni avvenimento della nostra storia passata, o recente, ma non è neppure una immagine che veicola una lettura definita del futuro.
Possiamo intendere che Gesù chiede ai discepoli essenzialmente lo stile del vegliare; una vigilanza, una attesa di Lui, espressione autentica e coinvolta della chiamata a seguirlo. Una attesa capace di esprimere la conseguenza del nostro Si a fare la volontà del Padre, sempre, con fedeltà e speranza.
Un discepolo fedele di fronte a queste parole, a questa immagine, torna, nell'attesa, immediatamente al cuore della propria vocazione. Un discepolo, che non ha dato il suo cuore a Cristo, non vede bene il senso di questa immagine e si disorienta nella ricerca di soluzioni e interpretazioni, non confidando che la venuta di Gesù, sarà improvvisa e coinvolgerà la nostra vita come brezza di vento leggera.
Iscriviti a:
Post (Atom)