mercoledì 31 luglio 2024

Un tesoro in noi.

Ger 15,10.16-21 e Mt 13,44-46

Quale tesoro cerchi? In verità ciascuno è alla ricerca del suo tesoro. Il tesoro è ciò in cui uno fa consistere la felicità, ognuno ha un sogno di felicità, questo è il tesoro nascosto di cui si va in ricerca. Ecco che nell'immagine della parabola, Gesù, unisce il mistero di Dio  e il desiderio di conoscerlo, al.desiderio della propria felicità, perché uno è fatto per essere felice. Quando comprendiamo che solo investendo nell'amore diventiamo padroni di noi stessi, cioè del campo, in quel preciso momento troviamo il tesoro in noi, ma che è anche il regno di Dio.

martedì 30 luglio 2024

Il fine della zizzania

Ger 17-17-22 e Mt 13,36-43

In modo singolare Gesù spiega la parabola della zizzania e ci proietta dal piano terreno a quello ultraterreno; dalla vita sulla terra, alla condizione paradisiaca. Quando saremo in cielo, alla fine del mondo, quando il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, saremo liberati da ogni zizzania e vivremo in pace e serenità, ma oggi dobbiamo convivere con le problematicità e i conflitti, spesso drammatici, della vita e della nostra storia.
Oggi giorno ci confrontiamo con grano e zizzania in un camminare, certamente non facile, ma che ci conduce a realizzare nella vita un necessario processo di riconciliazione, a partire da noi stessi.

lunedì 29 luglio 2024

Marta risorge per prima

1Gv 4,7-16 e Gv 11,19-27

In questi versetti assistiamo quasi la pretesa di Marta circa la risurrezione di suo fratello - pretesa del miracolo -, ma alla fine la vera risurrezione sarà la vita niova di chi crede che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio che viene nel mondo. Tutto il Vangelo di Giovanni mira ailluminarci su questo: Gesù Cristo è il Figlio di Dio e in lui abbiamo la vita eterna. Quindi in questo momento Marta ha la vita eterna, mentre è in vita, non solo dopo morta. Marta realizza pienamente quello che è l’obiettivo del Vangelo. La risurrezione è credere nel Signore, nel Cristo, nel Figlio di Dio che viene nel mondo. Ma cosa viene a fare? Ad aprire i nostri sepolcri, a comunicarci la sua vita,  ad eliminare per sempre la morte perché ci dona una vita nell’amore e l’amore è eterno perché è Dio.


domenica 28 luglio 2024

Il pane segno efficace di Dio

2Re 4,42-44     Sal 144     Ef 4,1-6    Gv 6,1-15

Solitamente in questi ultimi anni mi affido alla lettura narrativa del vangelo, tralasciando tutto il bagaglio di nozioni esegetiche che stanno dietro la pagina che normalmente si proclama. Ma oggi questo approccio sarebbe troppo riduttivo, per cui vi propongo di puntualizzare alcuni concetti emergenti. Anche perché la lettura del capitolo sesto di Giovanni ci accompagnerà per le prossime domeniche.

IL SEGNO

1) Il primo concetto che dobbiamo chiarire è che cosa è un segno nel vangelo di Giovanni?

Un segno non è un miracolo, cioè non un fatto straordinario in sé stesso, fuori da ogni logica e regola razionale e scientifiche, ma il segno rimanda a una realtà e verità più profonda a cui i discepoli di Gesù, e ogni uomo è chiamato ad aprirsi e ad accogliere con la fede. Attraverso i segni, che Gesù ci fa conoscere e ci rende evidente il desiderio di Dio di rivelarsi, manifestarsi e agire attraverso l'esperienza concreta della nostra vita ed esistenza. Ecco allora che il segno rivela l'agire del Messia, solo il Messi può compiere quei segni.

Se negli altri vangeli Gesù compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci per sfamare la fame della gente, nel vangelo di Giovanni questo moltiplicare il pane e i pesci, non è un miracolo ma è il segno che manifesta la salvezza di Dio attraverso quel segno del pane, così come abbiamo imparato riflettendo l'ultima cena di Gesù: dove lui ci dona il suo corpo e sangue, è pane vivo, pane della vita.

IL FATTO

2) Questo brano ci arriva alla fine di un processo di formazione che parte dal fatto in sé della moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci ... Fatto che si fissa immediatamente nella tradizione orale, cioè nel parlato della gente, al punto che già nel 380 d.C. la pellegrina Egeria, ci da testimonianza nel suo diario, del luogo della moltiplicazione.

Ma quel fatto nella prima comunità dei discepoli di Giovanni (non il Battista) viene immediatamente collegato ai discorsi di Gesù sul pane e all'ultima cena, al punto che ciò che noi oggi leggiamo in realtà è il punto conclusivo di una importante riflessione teologica sull'eucaristia.

IL PANE

3) Quel pane moltiplicato, condiviso, mangiato... In realtà per il Signore quel pane rappresenta ed è veramente il segno di sé stesso, di tutto sé stesso, che continuamente e costantemente, grazie all'esserci della Chiesa e del sacerdozio, rimane nel tempo e nella storia umana garantendo e realizzando la comunione tra Dio e l'uomo: il Dio con noi non è solo un'immagine profetica, ma una realtà che abbraccio e coinvolge tutto il creato e tutto ciò che esiste. Quel pane ne è il segno ... Quel pane è pure segno di ogni nostra eucaristia dove Gesù continua a moltiplicare il pane con noi e per noi e per tutto l'universo.

IL PENSIERO DI GESU'

4) Detto questo ora dobbiamo mettere in evidenza quale pensiero di Gesù emerge dal vangelo.

Certamente la preoccupazione di Gesù era che la gente avesse fame e che fosse indispensabile che fosse Lui a procurargli il nutrimento per il loro sostentamento e la loro salvezza.

Ma è proprio questo pensiero che travalica il fatto e diviene motivazione della nostra eucaristia: come ci raggiunge Dio?

Come ci sazia con sé stesso?

Come alimenta la nostra fede e speranza?

Ecco che Gesù stesso si identifica con il Pane della Vita, affermando che chi viene a Lui non avrà più fame e chi crede in Lui non avrà più sete.

La sua identificazione con il Pane della Vita sottolinea il suo ruolo essenziale nel nutrire e soddisfare, nella Pasqua di risurrezione, le profonde esigenze dell'uomo.

sabato 27 luglio 2024

Una scomoda convivenza in noi stessi

Ger 7,1-11 e Mt 13,24-30

Continuando la lettura introspettiva della parabola, in relazione a Gesù, se il seme è la sua parola, ecco che in questa immagine la parola, lui stesso si misura e si accosta alla zizzania. Che cosa la zizzania? È il seme del nemico ... è il seme del nemico, é il male, è la morte ecc... È il seme che il maligno va a seminare proprio lì dove il figlio dell'uomo semina la sua parola. Non dobbiamo quindi stupirci se quando viviamo la parola di Gesú subiamo la contrapposizione e il difficile confronto col male. Così è il terreno del mondo, il giardino dell'Eden è stato contaminato, e non ci venga in mente di estirpare la zizzania perché anche dentro di noi coesistono grano e zizzania. 

venerdì 26 luglio 2024

Dove semina il seminatore?

Ger 3,14-17 e Mt 13,18-23

Il seminatore viene per seminare - anche oggi -, nei solchi dell'umanità il seme della Parola. Egli semina nei solchi dell’umanità. I solchi dicono l'umanità segnata dal tempo e dalla Storia. E così la storia degli uomini diventa lo spazio e la realtà dello stesso Regno. Quel Regno di Dio che non è un di più che si aggiunge, ma che nasce lì dove il cuore dell'uomo accoglie la parola e si converte. La semina è il tempo di gettare via piangendo, come dicono i salmi, per poi raccogliere nella gioia.

giovedì 25 luglio 2024

Festa di san Giacomo

2Cor 4,7-15 e Mt 20,20-28

Giacomo fu il primo apostolo martirizzato, ma per giungere a tale testimonianza,Giacomo ha dovuto fare un gran cammino, umano e di fede. Questo brano è tutto un contrappunto tra le due glorie: la gloria del Figlio dell'uomo che è quella di Dio e la gloria dell'uomo. La gloria del Figlio dell'uomo che è amare servire, dare vita, far vivere in libertà. La gloria dell'uomo che è quella dell'egoismo, che è servirsi degli altri, dominarli, spadroneggiarli, renderli schiavi e dare la morte. Ed è su queste due glorie che si gioca tutta la storia di ogni singola persona e dell’umanità.(Silvano Fausti, SJ)