domenica 15 febbraio 2026
Cuore chiuso, mente ottusa
Ma io vi dico ...
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
Questa legge ci pone di fronte alla rivoluzione dei rapporti e delle relazioni. Quando viviamo la sua proposta è talmente radicale, che ci manda in tilt, perché significa
Signore Gesù, insegnami a essere giusto come te:
capace di mettere avanti sempre e solo l’amore.
Capace di scegliere come bussola per la vita
non la legge fine a se stessa, ma l’altro,
il suo bene, la sua vita, la sua salvezza.
Signore Gesù, Dio dell’amore,
rendimi il cuore delicato, profondo lo sguardo,
attente le orecchie per ascoltare in ogni situazione il grido
di chi chiede solo di essere amato.
Sia l’amore il nostro unico criterio di giustizia. Amen.
sabato 14 febbraio 2026
Per Cristo, con Cristo e in Cristo
At 13,46-49 e Lc 10,1-9
venerdì 13 febbraio 2026
Ci fa parlare, ci fa ascoltare
giovedì 12 febbraio 2026
È tempo di seminare
1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30
mercoledì 11 febbraio 2026
Liberi dal male
1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23
martedì 10 febbraio 2026
Scontro inevitabile
1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13
I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.
lunedì 9 febbraio 2026
Ti cerchiamo per toccarti
1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56
domenica 8 febbraio 2026
Opere belle e opere buone.
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".
La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.
È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.
Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...
Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.
Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.
Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.
Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.
Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.
Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale … Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.
A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.
Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.
Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?
Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?
Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.
sabato 7 febbraio 2026
Il veleno del mondo corrotto
Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29
giovedì 5 febbraio 2026
Ci manda anche oggi ...
1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13
mercoledì 4 febbraio 2026
Avanti tutta ...
2Sam 24,2.9-17 e Mc 6,1-6
martedì 3 febbraio 2026
Un Dio distratto ...
2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 e Mc 5,21-43
lunedì 2 febbraio 2026
Festa della Luce.
Ml 3,1-4 e Lc 2,22-40
domenica 1 febbraio 2026
Oltre la Beatitudine … Dio
Sof 2,3; 3,12-13 Sal 145 1Cor 1,26-31 Mt 5,1-12
Le beatitudini ... tutti dicono la nuova Legge, la magna carta del Regno di Dio.
Troppo altisonanti queste definizioni ... credo che Gesù in quel momento in cui si siede e vuole insegnarci qualcosa di fondamentale per ciascuno di noi.
Non vuole aggiungerci un nuovo regolamento ma raccontarci ciò che Dio vuole realizzare con noi, come ci vorrebbe felici e come questa felicità si raggiunge.
Molti uomini ieri come oggi pensano che la nostra realizzazione sia nell'esercizio del potere, nel successo economico, nella soddisfazione di bisogni ed affetti.
Questa espressione di valori è tutta una lettura partire da noi stessi e dalla nostra umanità.
Gesù parte da un altro sguardo, lui vede la nostra umanità fragile, e il suo guardare è il guardare del Padre, che si muove con amorevolezza verso di noi.
Quelle parole assumono un significato unico perché ci descrivono agli occhi di Dio, ci realizzano nella logica e nel cuore di Dio e non del mondo.
Scrive il Cardinal Pizzaballa: "Le beatitudini, parlano di un potere evangelico. Il potere dei poveri in spirito, che non possiede gli altri, ma li lascia liberi. Il potere dei miti, che non schiaccia, ma custodisce. Il potere degli afflitti, che è potere di stare nel dolore, senza negarlo e senza fuggire. Il potere degli operatori di pace, che costruisce relazioni senza imporre nulla. Il potere dei puri di cuore, un potere senza doppiezze. Il potere degli affamati di giustizia, che cercano la verità e non il proprio vantaggio. Il potere dei perseguitati, cioè di chi rimane fedele anche quando costa".
Come è diverso il modo di pensare di Dio dal nostro modo umano... Ma ci crediamo che quello di Dio è quello che ci realizza veramente, almeno questo lo abbiamo chiaro?
O siamo come quelli che ai funerali quando il Prete parla della vita eterna e del paradiso concludono pensando: ... Amen! Se c'è.!
Il modo di Dio di presentarci e realizzare la nostra felicità è un ritorno all’origine, ovvero al modo di vivere che Dio offrì all’uomo prima che la paura, la competizione e il dominio deformassero le relazioni tra le creature.
Dio Padre ha da sempre pensato per noi relazioni basate sulla fiducia, sulla trasparenza, sulla custodia reciproca, ma il peccato ha poi introdotto, come un veleno, una logica diversa, perversa, quella del dominio, dell’accusa e del tradimento.
Gesù con le Beatitudini si presenta come il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.
Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.
Oggi il volto del discepolo del Regno è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.
sabato 31 gennaio 2026
Dentro la tempesta
2Sam 12,1-7.10-17 e Mc 4,35-41
venerdì 30 gennaio 2026
Così è il regno di Dio ...
2Sam 11,1-4.5-10.13-17 e Mc 4,26-34
giovedì 29 gennaio 2026
Ancora orecchi per ascoltate
2Sam 7,18-19.24-29 e Mc 4,21-25
mercoledì 28 gennaio 2026
Ascoltare per capire
2Sam 7,4-17 e Mc 4,1-20
martedì 27 gennaio 2026
Scoprie quanti fratelli, sorelle e madri ho?
2Sam 6,12-15.17-19 e Mc 3,31-35
lunedì 26 gennaio 2026
Non esiste stare fermi!
Gesù chiama e manda, ci rende apostoli. Il verbo inviare in greco è apostéllo. Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, coloro realizzano la propria vita non per sé stesi, ma in obbedienza alla chiamata che hanno ricevuto. Apostoli sono quelli che sentono l'urgrnza di rendere efficace e concreta la Parola di Dio. Ma questa chiamata è il conseguente essere mandati, non riguarda solo Gesù e qualche preselto, è una missione che riguarda tutti e può essere vissuta sempre, in qualunque circostanza di vita. Quando è che siamo apostoli? Lo siamo nella misura in cui con il nostro piccolo SI, facciamo della nostra vita un annuncio appassionato, una esperienza di umile servizio, se ci facciamo seminatori della Parola e se non solo parliamo di Dio ma cerchiamo di farlo vedere Dio.
domenica 25 gennaio 2026
Oggi si inizia!
Mt 4,12-23
sabato 24 gennaio 2026
Non c'è tempo per dormire
2Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27 e Mc 3,20-21
venerdì 23 gennaio 2026
La vocazione resta un mistero.
1Sam 24,3-21 e Mc 3,13-19
giovedì 22 gennaio 2026
La folla umana
1Sam 18,6-9; 19,1-7 e Mc 3,7-12
mercoledì 21 gennaio 2026
Non ci sono mezze misure
1Sam 17,32-33.37.40-51 e Mc 3,1-6
martedì 20 gennaio 2026
La legge di sabato
1Sam 16,1-13 e Mc 2,23-28
lunedì 19 gennaio 2026
Croce e risurrezione
1Sam 15,16-23 e Mc 2,18-22
Nella domanda e nella risposta è contenuta la congiunzione tra passato e futuro, antico e nuovo. Le nozze sono l’immagine della festa, e nell’immaginario collettivo non c’è un simbolo più forte per parlare della gioia. Gesù si presenta come Colui che viene a rinnovare l’antica alleanza. È giunto il tempo della festa, Dio è pronto a manifestare la sua misericordia. Ma al contempo le stesse parole sorprendono perché con l'immagine delle nozze s’intreccia e quasi si confonde l'immagine della croce, la nuova e definitiva alleanza che passa attraverso la sofferenza. Il Vangelo dunque ricorda che la festa non è mai priva di ombre; ma dice anche che possiamo vivere la croce con l’intima certezza che essa partecipa alla festa e contribuisce a manifestare la nuova alleanza. Oggi chiediamo la grazia di imparare a intrecciare croce e resurrezione.
domenica 18 gennaio 2026
E cosa Testimoniamo?
Gv 1,29-34
sabato 17 gennaio 2026
Un Dio per tutti
1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1 e Mc 2,13-17
venerdì 16 gennaio 2026
Accade nello stupore di tutti
giovedì 15 gennaio 2026
Venivano a lui da ogni parte ...
1Sam 4,1-11 e Mc 1,40-45
mercoledì 14 gennaio 2026
Prendiamoci per mano
1Sam 3,1-10.19-20 e Mc 1,29-39
martedì 13 gennaio 2026
Fare tacere il male ...
1Sam 1,9-20 e Mc 1,21-28
lunedì 12 gennaio 2026
Venite dietro a me?
1Sam 1,1-8 e Mc 1,14-20
domenica 11 gennaio 2026
Battezzati ... immersi ...
Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
Ho scelto questo spezzone di film su Gesù
(della serie The Chosen) perché in modo molto esplicito Gesù ci parla del suo
battesimo:
COME GESU' CONCEPISCE E VIVE IL SUO ESSERE BATTEZZATO
- Gesù si lascia battezzare ... Per lui significa immergersi in quella realtà di peccato e di iniquità di cui la morte è la conseguenza ultima, ma che esprime anche la nostra fragilità umana.
Ma il suo immergersi ed emergere dalle acque è pure risurrezione. Ma i discepoli non capiscono... non lo capiranno ancora fintanto che accadrà tutto ...
COSA RIVELA A NOI IL SUO BATTESIMO
- Il Battesimo per Gesù significa essere pienamente il Figlio amato che compie e realizza la volontà del Padre.
Il nostro essere battezzati è tutto questo ma anche annuncio e anticipo della nostra risurrezione.
Quindi come tutti sappiamo il nostro immergerci (battesimo) significa immersione nella vita stessa di Gesù
· Un'immersione nella fragilità;
· una immersione nella volontà di Dio;
· il rendere ciascuno di noi parte della vita stessa di Dio.
Quindi il vangelo di questa domenica dà senso anche al nostro battesimo se comprendiamo che non è stato solo un rito, ma è un segno attuale anche ora che realizza una vita nuova, che manifesta il nostro essere in relazione con Dio, l'essere figli amati.
DA TUTTO QUESTO COSA NE DERIVA
Proviamo a pensarci in questa settimana?
1) Siamo invitati a una nuova e più completa
consapevolezza rispetto a ciò che ci è stato donato e da
una rinnovata fiducia nella grazia del nostro battesimo.
Cioè fiducia in ciò che il battesimo realizza: la nostra vocazione ad essere
Figli amati, di cui il Padre si compiace.
2) Benedetto XVI diceva che la prima conseguenza del Battesimo è che Dio
è al centro della nostra vita, lui si pone come prioritario rispetto al
nostro esserci ed esistere. Noi siamo in Dio e Dio è in noi.
3) Per cui se Dio c'è, C’è ed è con noi; ed entra nella nostra vita, la sua vicinanza dovrebbe portare a considerare la sua presenza reale in ciascuno di noi.
DETTO QUESTO NE CONSEGUE:
1) Che essere cristiani non è una formalità o
una scelta, cioè una conseguenza di una mia decisione
come se: “Io adesso mi faccio cristiano”. Sarebbe un poco presuntuoso ....
2) Ma col battesimo è Dio che mi fa cristiano, mi prende per mano,
e dicendogli di “sì”, lo divento cristiano. Si diventa cristiani quando
Dio nel battesimo ci fa suoi figli amati.
La nostra vera sfida nella vita è vivere in risposta alla chiamata di
Dio ad essere suoi figli. La sfida del Battesimo!
sabato 10 gennaio 2026
Oggi
1Gv 4,19-5,4 e Lc 4,14-22
venerdì 9 gennaio 2026
Una notte di paura
1Gv 4,11-18 e Mc 6,45-52
giovedì 8 gennaio 2026
Ebbe compassione
1Gv 4,7-10 e Mc 6,34-44
mercoledì 7 gennaio 2026
Da Nàzaret a Cafarnao
1Gv 3,22-4,6 e Mt 4,12-17.23-25
martedì 6 gennaio 2026
Epifania: Al mondo si manifesta la luce vera.
Is 60,1-6 Sal 71 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12
lunedì 5 gennaio 2026
Abbiamo trovato ... scoperto ...
domenica 4 gennaio 2026
Un prologo universale
Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18
Nell’immersione natalizia può capitare di fissare l’attenzione esclusivamente sulle immagini, sulle statue che esprimono lo Spirito natalizio al punto di non riuscire a interrogarci sul mistero e sul senso del Natale che è non si esaurisce in una ricorrenza per quanto bella possa essere.Ma anche se si volesse oggi sarebbe umanamente impossibile giustificare il natale davanti all'orrore della guerra e di tutte le vite spezzate che ha causato; impossibile di fronte alla devastante sofferenza dei genitori che hanno perso i loro figli nella tragedia dell'incendio della notte di capodanno in Svizzera; di fronte al dramma umano che si consuma quotidianamente, un natale tradizionale non basta.
La liturgia della seconda domenica di natale serve proprio per scendere nel mistero. Serve per colmare tutta la nostra incapacità di dare senso e significato agli abissi dell'umano e immergerci nella pienezza di Dio Padre che come dice San Paolo agli Efesini: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, ..."; parole che Paolo esprime conscio di una realtà divina che sovrasta l'uomo ma non lo schiaccia, perché gli appartiene nell'ordine dell'esistere. Quelle di Paolo sono parole che esprimono una chiave di lettura di tutto ciò che è Gesù Cristo figlio di Dio e verbo incarnato. Quel figlio di Dio unica via per conoscere il Padre: “Dio nessuno mai l’ha visto: l’unigenito Dio, che è verso il grembo del Padre, egli l’ha narrato”. Ciascuno di non porta in se una profonda nostalgia di colui davanti al quale è se stesso, l’uomo è desiderio di vedere Dio, il suo volto nascosto. Ma nessuno l’ha mai visto, e nessuno lo vedrà. Gesù Cristo, l’unigenito Dio, che è verso il seno del Padre, con le sue opere e parole, arfiva a direca Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). È infatti la Parola, che per questo è diventata “carne”. Ma queste affermazioni di Giovanni sono il frutto dell'intimità tra Gesú e lo stesso discepolo amato.
L’inizio del vangelo di Giovanni ci porta, con un colpo d’ala, sopra lo spazio e oltre il tempo, al di là di ogni creatura, per mostrarci chi è Gesù, l’uomo abilitato a pieno titolo a narrarci l’invisibile. Con sorpresa scopriamo che colui che amava chiamarsi Figlio dell’uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Leggendo questo inno si ha l’impressione di essere trasportati a volo d’aquila verso un luogo elevatissimo eppure domestico, quasi fosse il nostro nido, dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa. È infatti nella Parola rivolta al Padre che troviamo la nostra patria: il Padre stesso.
Signore Gesù, in te tocchiamo “il cielo”, sfioriamo Dio, siamo raggiunti dall’infinito. Ci apri a novità inaudite, ti fidi della nostra fragilità, ci affidi progetti immensi di cui mai avremmo pensato di essere parte. Gesù, in te riceviamo doni su doni, tenerezza su tenerezza, amore su amore, Dio stesso. Tu sei la prova che in questo mondo è possibile amare davvero, fino in fondo, fino a dare la vita.
sabato 3 gennaio 2026
Lui porta il peccato
1Gv 2,29-3,6 e Gv 1,29-34
venerdì 2 gennaio 2026
Quale identità hai?
1Gv 2,22-28 e Gv 1,19-28
giovedì 1 gennaio 2026
La strada della pace
Nm 6, 22-27 Sal 66 Gal 4,4-7 Lc 2,16-21
Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Custodire e meditare ... Maria non fa domande ai pastori, li lascia parlare, lascia loro raccontare tutto quello che è successo nella notte ...
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
No, Maria non si stupisce in modo istintivo e plateale, ma di fronte ad un Mistero così grande, così sproporzionato che fare? Lei che è protagonista della storia della salvezza, che sa e non sa. Ha imparato che non serve fare domande inutili.
Maria passa dal contemplare e custodire al continuare il suo cammino nel tempo, nella quotidianità.
Ecco questo stimolo per noi oggi, in cammino in un tempo di transizione, in un tempo complicato e complesso ... In un tempo in cui la pace tra i popoli, tra gli uomini è semplicemente minacciata ... e strumentalizzata.
Il messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace ha come tema centrale: "La pace sia con tutti voi, verso una pace disarmata e disarmante".Il Papa afferma con forza che la pace non è un'utopia spirituale, ma una scelta concreta e un dovere di tutti i Paesi.
Poi decisamente denuncia l'orientamento di tante Nazioni occidentali per un riarmo globale come soluzione per garantire pace e sicurezza. Il No al Riarmo esprime la convinzione della Chiesa e dei credenti circa l'inutilità degli armamenti come risorsa di pace ed esortando le nazioni a trasformare gli investimenti militari in risorse per il bene comune.
Poi il messaggio ci propone un'idea: la Pace "Disarmata" che nasce da un "cuore disarmato" che resiste alla violenza e la vince con il dialogo e l'incontro.
Anche quando sembra che il dialogo e la diplomazia ormai siano solo strumenti vuoti per tergiversare e coprire progetti di spartizione territoriale o altre azioni militari più incisive e devastanti.
Leone XIV sottolinea che la pace non può essere delegata solo ai potenti, ma deve essere costruita e coltivata ogni giorno dai singoli cittadini attraverso la responsabilità e la solidarietà verso i più deboli. E' appunto lo sguardo sui deboli e sulla fragilità umana che veniamo condotti di fronte alla fragilità di un Bambino la cui vera forza non è nella violenza, ma nella piccolezza e nell'amore che disarma i cuori, ispirando la cura per i più fragili, quel bambino che sarà l'uomo Gesù Cristo:
- il cui vangelo svela il perdono come vera risorsa umana, senza il perdono non ci sarà mai la pace,
- il dialogo interreligioso e culturale come necessario e fondamentale per costruire ponti,
- la diplomazia e il superamento del "falso realismo", che vede la guerra inevitabile e il riarmo necessario.
A partire da quel bambino non possiamo esimerci dal costruire la pace e coltivare la speranza ragionevole e realistica per l'impegno quotidiano di tutti, credenti e non, per un disarmo integrale di cuori e menti.
Nessuno di noi può pensare che la guerra sia una soluzione percorribile ... nessuno!