sabato 4 aprile 2026

VEGLIA PASQUALE (2026)

Mt 28,1-10

Anche quest’anno sarei dovuto partire per Gerusalemme il lunedì di Pasqua, ma, a causa della guerra, il volo è stato cancellato.

In molti mi chiedono perché desideri tornare sempre lì, cosa mi attiri così tanto in quei luoghi.

La prima volta che arrivai a Gerusalemme, nel 1996, entrando nel Santo Sepolcro, ero profondamente emozionato. Quel luogo mi ha subito affascinato, per la sua storia e per le tante ricerche che ne confermano l’autenticità: lì, dove Gesù fu crocifisso, vi era un giardino e un sepolcro nuovo. Allora era fuori dalle mura; oggi è nel cuore della città vecchia. «Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e, dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù».

Tutte queste informazioni e descrizioni riempivano gli spazi delle mie domande e della mia ricerca di Dio.

Ma ora, dopo tanti anni, in cui su quel sepolcro, ogni volta che ho potuto, ho celebrato l’Eucaristia, non è più l’emozione a condurmi, ma il desiderio di incontrare e stare, in qualche modo, con il Risorto.

La Pasqua non è più per me soltanto un rito, ma un’esperienza viva, è rendere presente, qui e ora, il mistero di morte e di vita che quel sepolcro rappresenta.

Riviviamo allora l’alba del primo giorno della settimana, quando le donne trovarono la tomba vuota e udirono: “Non abbiate paura… non è qui, è risorto”. Anche se oggi, in quel luogo, la Veglia pasquale è stata celebrata nel silenzio, a porte chiuse, segnata dalla guerra, per noi che crediamo è ugualmente abitato da una presenza più forte.

Le parole del Cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, pronunciate stamattina, interpretano meglio di tutti il senso di quel luogo e di ciò che è avvenuto e che avviene:

"Tuttavia, proprio qui, in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio. E lo dico con semplicità: anche noi, oggi, celebriamo con una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi.

Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno. Qui la morte non è stata evitata, né attenuata, ma è stata affrontata fino in fondo.

Dio non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda, assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per “spiegarli” da lontano, ma per abitarli da vicino."

Credo che queste parole del Cardinale Pizzaballa siano sufficienti per motivare anche la nostra celebrazione, per non cadere nell’ostentazione dei gesti e nella ripetitività di un celebrare stanco e privo di passione.

Il Vangelo ci conduce davanti alla pietra rotolata via: non da una forza umana, ma per la potenza dell’amore di Dio. “Chi ci rotolerà via la pietra?”

È la domanda che sale ancora oggi da tante parti del mondo ferito. E la risposta è un fatto: la pietra è stata rimossa.

La pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio, che è più forte della morte. Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita.

Comincia nel buio.

Comincia nel silenzio.

Comincia nel sepolcro ancora chiuso.

Questa è la consegna pasquale dal Santo Sepolcro: non restare fermi davanti alle pietre del mondo, ma diventare “pietre vive”, segni di speranza e riconciliazione.

Cristo è risorto. È veramente risorto. Alleluia!

venerdì 3 aprile 2026

VENERDI’ SANTO - È compiuto!

Gv 19,30

Che cosa rappresenta la croce, che cosa rappresenta quel corpo che della croce prende forma? Rappresenta l’Amore in pienezza, senza mediazione di sorta. In questo giorno in cui la croce è al centro della celebrazione contempliamo l’Amore: l’Amore fatto dono, l’Amore che si mostra in un volto sfigurato, ferito, colpito, misconosciuto…

Celebrare l’adorazione della croce, in fondo, non è adorare un pezzo di legno, per quanto per me è affascinante … Ripercorrere il cammino del legno, dalla crocifissione, alla sua riscoperta ad opera di Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) tra il 326-327, come ci testimonia Eusebio di Cersarea, fino al suo incerto destino e sparizione dopo la battaglia ai di Corni di Attin del 1187 dove l’esercito crociato fu sconfitto dal Saladino … Ebbene oggi nella croce noi contempliamo il mistero della salvezza che su quel pezzo di legno si è compiuto, significa contemplare e ringraziare per un immenso atto di amore che ci ha resi tutti figli amati, per i quali dare tutto.

Contempliamo il Re dei Re crocifisso, pregando per ogni uomo e donna colpiti, in questo momento, dalla sofferenza, dall’ingiustizia, dalla violenza, dalla solitudine, dall’incomprensione.

Contempliamo il Buon Pastore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna disorientati, spaventati, in balìa di eventi, paure, incertezze.

Contempliamo il Salvatore crocifisso, pregando per ogni uomo e donna, stretti dalla morsa della malattia e della sofferenza.

Contempliamo l’Onnipotente crocifisso, pregando per tutti coloro che sorella morte ha visitato e che, impotenti, pronunciano l’estremo e doloroso «sì».

Contempliamo l’Amore, nella certezza che non c’è vita, non c’è morte, non c’è sorriso, non c’è speranza, non c’è lacrima che dal Dio crocifisso non venga abbracciata.

giovedì 2 aprile 2026

Celebriamo l'essere amati

Es 12,1-8.11-14 e Gv 13,1-15

Immersi in questo clima di incertezza, il Giovedì Santo resta per noi tutti la celebrazione del pane spezzato, segno concreto dell’immenso amore di Dio per noi. Noi oggi possiamo e dobbiamo nutrirci di quell’amore e nutrire gli altri; l'amore celebrato va condiviso.. gli uni gli altri. Oggi, rimettiamo al centro il Suo amore, raduniamoci e spezziamo il pane, benedicendolo e distribuendolo tra noi. Raccontiamo ai più piccoli il perché di questo gesto. Proviamo a ricordare una carezza ricevuta nella vita da parte di Dio e raccontiamola agli altri… sarà un gesto memoriale … Usiamo ogni strumento per raccontare le meraviglie che Dio ha compiuto e celebrare così il suo amore.

mercoledì 1 aprile 2026

Trenta monete

 Is 50,4-9 e Mt 26,14-25

Non conosciamo le motivazioni più profonde del tradimento, ma non possiamo ridurre tutto a una questione di denaro. Peraltro, trenta monete non rappresentano una somma rilevante. Giuda non è un ladruncolo da poco, ma è uno dei Dodici, per cui il suo tradimento pesa come un macigno ed è per tutti una permanente provocazione. “Uno di voi mi tradirà”, spezza il clima festoso della cena pasquale risuonano in modo perenne come costante verifica della vita personale, familiare ed ecclesiale. La tragica vicenda di Giuda ci interpella molto da vicino, perché anche la nostra non è priva di tradimenti. Ci prepariamo ad entrare nel Triduo pasquale con la coscienza della fragilità ma anche con la certezza che l’amore del Crocifisso risana e ridona vita.

lunedì 30 marzo 2026

Tradire ... ieri come oggi ... scegliere la morte

Is 49,1-6 e Gv 13,21-33.36-38

Giuda tradisce ... Gesù, oggi ad essere tradito è l'uomo. Gesù fu tradito da un amico, l'uomo è tradito da suo fratello ... È questo il dramma che si rappresenta sotto i nostri occhi. Non c'è legge, non c'è più giustizia e neppure pietà, ma solo il trionfo della morte per il gusto di poterla amministrare con cinismo e disumanità.
Gesù guardò Giuda con grande tristezza - fu profondamente turbato -, perché tradendo, Giuda, rovinava la sua vita. In Gesù c’è solo una grande amarezza; ma non possiamo rinunciare alla speranza. C’è un infinito bisogno di salvezza, ma ormai le parole di Gesù non scalfiscono un cuore già indurito dal male. Un ammonimento per tutti, per i nostri giorni, per oggi, per certe scelte agghiaccianti.

Soprattutto la carità

Is 42,1-7 e Gv 12,1-11

Un gesto straordinario e bello quello di Maria, che suscita anche dissenso, ma che diviene per Gesù una ulteriore occasione per condurre con l'autorità, alla comprensione  degli eventi che stanno per accadere. Il contesto è drammatico, come dice Giovanni, tutto avviene – “sei giorni prima della Pasqua”  e “I capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche Lazzaro, perché era diventato un testimone scomodo”. È in queste vicende segnate dal dramma della concretezza storica, che si manifesta l'insegnamento di Gesù, mostrando con la sua calma, di essere il Maestro che insegna con autorità, capace di liberare il cuore da ogni amarezza per testimoniare la carità che svela il volto di Dio. Anche oggi abbiamo bisogno di essere accompagnati nella stessa carità che manifesta la volontà del Padre.

domenica 29 marzo 2026

Domenica delle Palme 2026

È sempre bellissimo vedere e vivere la Domenica delle Palme, nella presenza di tanti e di un contesto di festa ... che ci introduce nella Settimana Santa, per orientarci già nella pasqua di risurrezione.

Ma tutto questo attraversa i giorni della passione, morte e sepoltura di Gesù ... e il mondo si rivoltò contro di Lui e lo abbandonò nella desolazione della morte.

 

Solo il Padre ha trattenuto nelle sue mani il suo unico figlio. Gesù si affida ancora per un'unica ed eterna volta a Dio con le parole del Salmo 21: "Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato ..."

Ma cosa significa oggi per noi essere qui e trattenere tra le mani un ramo di ulivo?

Quale è la conseguenza di questo gesto?

Oltre alla tradizione, oltre alla devozione, oltre ogni scaramanzia, cosa rappresenta questo segno?

Significa riconoscere in Gesù l'unico maestro, l'unico salvatore del mondo e della mia stessa vita.

Significa affermare che sono cristiano che gli appartengono che non sono figlio di questo mondo, che non sono partecipe delle ingiustizie, delle guerre, della violenze fratricida, che anche oggi insanguina questo modo. Il mondo che deve essere il tempo più importante e significativo per tutti ... il tempo della vita, portata a compimento, portata a pienezza attraverso l'amore a Dio e ai fratelli.

Questo ci dice oggi Gesù; chi non riconosce questo, può lasciare cadere in terra tutto l'ulivo anche se benedetto ... perché non gli serve a nulla.

Dopo aver ascoltato la narrazione della Passione, pagine piene di amore e dolore una domanda si staglia forte: «Chi siamo davvero e cosa cerchiamo?». La croce non ci ridarà un Dio in nome del quale combattere, aggredire e condannare. Ma un Dio del cui amore vivere e per il cui amore morire.

 

Vi lascio queste frasi ... non le troverete su internet, non le ho scritte io, ma sono il dialogo tra Gesù una ragazza, forse una mistica ... alla quale il Signore ha affidato queste parole per consegnarla al Mistero della croce.

"Non temere se cadi sotto il peso della croce: quando il suo legno ti schiaccia e diventa un tutt'uno con la tua carne da te escono tutti i pensieri e le convinzioni che ti tengono lontano da me. Non temere quando arrivata in cima al calvario ti tolgono le vesti. In questo modo ti spogli di tutto quello che è superfluo e che ti tiene lontano da me: la croce diventerà il tuo vestito e ti innalzare fino al cielo". ... Amen!

sabato 28 marzo 2026

Dentro questa storia

Ez 37,21-28 e Gv 11,45-56

L'evangelista Giovanni nel raccontare gli eventi della vita di Gesù ci immerge in un retroterra di pensieri e situazioni che ci riportano alle motivazioni più odiose e ciniche dei potenti del tempo del Signore che in realtà si rinnovano anche nel corso della storia. Caifa è immagire di quel potere che non si preoccupava affatto del popolo ma cerca solo di garantire i suoi privilegi. È in questa scia di nefandezza che inconsapevolmente egli afferma che la nascita del nuovo popolo di Dio passava attraverso la morte di Gesù. Dinanzi al rifiuto degli uomini, resta l’amore fedele di Dio che si manifesta attraverso la croce. Come sempre infatti ci sono quelli che a parole denunciano l’ingiustizia e poi fanno accordi sottobanco sulla pelle della vita dei piveri, dei piccoli. Il mio esere discepolo di Gesù si concretizza nel promuovere il bene impegnandomi a donare la vita?  Oggi chiediamo la grazia di poter fare qualcosa per il bene degli altri. 

venerdì 27 marzo 2026

La provocazione della fede

Ger 20,10-13 e Gv 10,31-42

La pretesa di Gesù è talmente inaccettabile che non è difficile credere che alcuni giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Il clima è a dir poco rovente e si concretizza in un giudizio di condanna: "Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio". Non mettono in dubbio le opere buone compiute da Gesù, ma tutto perde valore dinanzi alla pretesa di essere come Dio, il suo figlio.
Ma è proprio questa la sfida della fede. Credere significa avere la certezza che Gesù Cristo vuole e può dare la vita in abbondanza. Questa vita passa attraverso l’incontro con la sua persona nella parola e nei segni che lui stesso ci affida ocon i quali ci accompagna. Oggi chiediamo che questa fede sia custodita e purificata e accresciuta.

giovedì 26 marzo 2026

La morte è un criterio limite

Gen 17,3-9 e  Gv 8,51-59

Abramo è morto, come anche i profeti”, questa è la cruda constatazione della realtà. L’obiezione dei Giudei scaturisce dall’esperienza, oltre che dal buon senso. La morte non lascia niente dietro di sé, se non qualche ricordo, che col passare degli anni diventa sempre più vago. Insomma, la morte viene e domina. L’obiezione è dunque sensata, più che ragionevole. Ma Gesù non è venuto per confermare quello che già sappiamo ma per aprire i nostri occhi su un orizzonte che non avremmo potuto neppure immaginare senza di lui.  Le sue parole possono essere pienamente comprese solo alla luce della Pasqua. Lui è passato attraverso la comune eredità di tutti gli uomini ma ha spezzato le catene della morte. La vita che Lui dona, nel suo morire, scardina ogni razionalità e ci colloca in quel rapporto unico col nostro padre Abramo, per cui  "prima che Abramo fosse, Io Sono". Gesù inaugura il superamento del tunnel oscuro che pone fine ai giorni, introducendo il risorge come luce senza fine.

mercoledì 25 marzo 2026

Una buona notizia per il mondo

Is 7,10-14; 8,10 e Lc 1,26-38

L’annunciazione non è un evento isolato, strano, ma l’inizio di un’alleanza nuova: Dio ha scelto di abitare la nostra terra. Fori da fantasiose e irrealistiche interpretazioni, questo significa prendere con estrema serietà la mediazione storica, culturale e antropologica dell'esperienza umana come trasmettitore-interlocutore e mediatore del divino. Quest’annuncio è la pietra angolare della storia: se Dio si è fatto uomo, nessuno uomo è solo. In qualunque situazione ci troviamo, anche se apparentemente sconfitti, possiamo trovare la pace nell’abbraccio di Dio. Il Nuovo Testamento comincia con questo annuncio: “Rallegrati”, è un invito alla gioia. L’angelo annuncia che Dio si fa vicino, si fa carne, si presenta con il volto di un bambino che inizia la sua vicenda umana nel grembo materno. La nostra storia con Dio passa attraverso la vicenda di una giovane fanciulla che accoglie nella sua carne il Figlio di Dio, colui che riempie di vita la vita di tutto.

martedì 24 marzo 2026

Tu chi sei?

Nm 21,4-9 e Gv 8,21-30

Questa domanda accompagna tutta la vicenda di Gesù, e ivangeli in vario  modo la ripropongono,  non è una delle tante questioni ma è l’interrogativo centrale che risuona in tutti i secoli e interpella ogni uomo di ogni tempo. Il dialogo con i giudei assume la forma di una vera e propria catechesi in cui Gesù si presenta; le sue parole svelano la sua origine: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”.. È bello anche oggi pensare che Dio non vuole rimanere chiuso nel suo mondo, ma ha inviato Gesù per unire il Cielo e la terra. Accogliere Lui significa condividere la vita di Dio, ma anche riconoscere che non possiamo pretendere di misurare le sue parole con il metro esclusivo della razionalità. È necessario operare un’effettiva conversione culturale e lasciare che siano le sue parole a fecondare i nostri pensieri e allargare il nostro sguardo.

lunedì 23 marzo 2026

Offrire sempre una possibilità

Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62 e Gv 8,1-11

Nel vangelo di Giovanni questa pericope risplende come un diamante unico e irripetibile che rivela il volto di un Dio ricco di misericordia e sempre pronto a perdonare. La misericordia non è una dottrina astratta ma esige concretezza. Papa Francesco ha così commentato: "Gesù ha guardato negli occhi quella donna e ha letto nel suo cuore: vi ha trovato il desiderio di essere capita, perdonata e liberata". Giudicare gli altri è un mestiere che conoscono tutti, condannare è la cosa più facile. Il difficile è guardare l’altro con occhi di compassione, ancora più difficile è perdonare di cuore. Condannare significa chiudere la persona nel suo passato. Perdonare, invece, significa aprire la porta del futuro, offrire un’altra possibilità.

domenica 22 marzo 2026

Signore fammi vivere

Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45

Sapete cosa significa kerygma?
Lo chiedo perché era una delle parole più chiare e significative usate dai primi credenti in Gesù.
Facciamo un momento di memoria.
Kerigma — parola greca — significa “annuncio”, “proclamazione”. È il cuore, la sintesi del messaggio cristiano: la proclamazione solenne della salvezza attraverso la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.
In sintesi: kerigma = Gesù è il Figlio di Dio, morto e risorto.
Di fronte al Vangelo di oggi mi sono chiesto: che senso ha la risurrezione dell’amico Lazzaro, se la morte e il male sembrano essere le esperienze più certe e determinanti del nostro tempo?
Viviamo in una realtà in cui il male — potremmo dire, provocatoriamente, “il diavolo veste Prada”, come nel celebre film — si presenta in forme sempre più affascinanti. Si insinua, seduce, domina e condiziona la vita degli uomini.
Questo infiltrarsi del male, che sembra attraversare ogni esperienza, conduce solo alla morte: ogni cosa appare svuotata, ogni opportunità impoverita, ogni speranza negata. Quante volte, anche nella mia vita, mi sono trovato a dire: «Signore, se tu fossi stato qui…». La malattia fa il suo corso per Lazzaro, come il male per noi oggi; la morte pronuncia la sua parola definitiva e la fede sembra restare muta, incapace di rispondere ai dubbi e alle domande. Sembra quasi soccombere davanti agli eventi inevitabili.
Ma è davvero così? Il Vangelo non ha più nulla da dirci? La Parola di Dio è diventata muta? Che cosa può dire oggi, nelle situazioni che viviamo?
In che modo la risurrezione di Lazzaro può essere ancora una buona notizia?
C’è un elemento che spesso non vogliamo considerare fino in fondo, e che in questa vicenda emerge con forza: il Signore soffre con noi.
Soffre con Lazzaro, con Marta e Maria, e soffre anche con ciascuno di noi.
Egli sceglie di restare accanto a noi quando tutto sembra perduto, aprendo ai nostri orizzonti nuove possibilità. Le parole di Gesù sono una dichiarazione di presenza.
La morte di Lazzaro diventa l’occasione per ricordare che il Dio delle promesse, il Creatore dell’universo, è il Dio presente — anche nella morte.
È il Dio che fa suo il pianto di chi ama, la disperazione di chi si scopre fragile e impotente.
Dio non mette alla prova la nostra fede davanti alla sofferenza: sceglie piuttosto di abitare la nostra malattia e la nostra morte, facendosi vicino, tendendoci la mano, richiamandoci alla vita. Perché Lui è la vita. E non si stanca di ricordarci che siamo eredi del suo stesso Spirito, e quindi portatori di vita.
Anche noi, nei momenti di maggiore disperazione, siamo chiamati a uscire da noi stessi per andare verso Dio, ma sarà proprio il momento in cui dire: «Signore, io credo!». Da qui nasce il kerigma.

sabato 21 marzo 2026

Dissenso riguardo a lui.

Ger 11,18-20 e Gv 7,40-53

La conseguenza dell'annuncio del Regno ce la racconta Giovanni in questo frase:  "E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui". Gesù è da un lato una persona straordinaria come pure è diversa dai nostri schemi, da risultare spesso distante e incomprensibile. È inevitabile però confrontarsi con lui: chi è Gesu? Ogni uomo è chiamato a “prendere posizione di fronte a Cristo”. Molti sprofondano nel dubbio, e preferiscono restare nell’indecisione, meglio e prudente non sbilanciarsi, non esporsi e rimanere nelle dichiarazioni di comodo che dicono tanto di disimpegno e mediocrità. Chi sceglie Cristo, riceve da una parte consolazione; ma sperimenta anche un’inquietudine, prima sconosciuta, di chi é coinvolto nell’opera di redenzione. Oggi chiediamo la grazia di vivere la fede come modo di partecipare al mistero di Cristo e all'opera di salvezza.


venerdì 20 marzo 2026

Fermezza nella testimonianza

Sap 2,1.12-22 e Gv 7,1-2.10.25-30

Sono diverse le salite di Gesù a Gerusalemme (almeno tre quelle citate nel vangelo), ma ciò che Giovanni fa emergere è lo stile e l'intenzione di Gesù: "che entra nella casa di suo Padre e si mette a insegnare”. Predica e insegna con autorità. Gesù è diventato un personaggio pubblico che viene seguito con attenzione anche dai capi religiosi. La presenza di Gesù suscita domande e chiede di prendere posizione; ma ciò che é più evidente è che Gesú non si tira indietro, anzi, annuncia pubblicamente la Parola. Gesù ci invita a una risoluta fermezza, a che di fronte alle complesse situazioni e ai rischi che siaddensano all'orizzonte, mai dobbiamo nasconderci né minimizzare la fede. Occorre eslrimere sempre il coraggiano di testimoniare il Vangelo con umiltà e responsabilità.

giovedì 19 marzo 2026

La fede e l'amore di Giuseppe

2Sam 7,4-5.12-14.16 e Mt 1,16.18-21.24

La rilettura storica e teologica di Giuseppe, ci consegna un uomo giusto che vuole restare fedele ai precetti del Signore, nonostante che la sua fede sia messa alla prova. Giuseppe si trova immerso in una storia più grande di lui, fatta di luci e di ombre, difficile da decifrare: ciò che succede in Maria lo mette in crisi, lo spiazza anche nella fede. Giuseppe non sa cosa fare, non comprendere il significato di quanto accade.
Il discernimento che fa Giuseppe nasce dalla fede in Dio e dall’amore per Maria. L’amore sincero per Maria gli impedisce di dubitare, la fede invece gli permette di riconoscere che Dio può intervenire nelle vicende umane come e quando vuole.

mercoledì 18 marzo 2026

Le difficili verità svelate

Is 49,8-15 e Gv 5,17-30

Questo brano, più che una narrazione, è una pagina impregnata di teologia, un genere letterario spesso difficile per noi; all’evangelista Giovanni piace intrecciare la narrazione degli incontri e dei gesti compiuti da Gesù con contenuti di grande impronta dottrinale. In Giovanni da una parte veniamo condotti all'incontro personale con Gesù che permette a ciascuno di sperimentare la dolce e consolante presenza di Dio; d’altra parte ci porta a considerare Gesù  e la verità  di fede che esprime il suo mistero di Figlio di Dio.
La fede infatti non può ridursi ad un vago sentimento, la fede non pienamente compresa rischia di rimanere un’esperienza puramente emozionale. Rileggiamo il brano più volte.

martedì 17 marzo 2026

Una idea di guarigione ...

Ez 47,1-9.12 e Gv 5,1-16

Se Gesù è venuto per guarire l’umanità, desideroso di dare a tutti la vita, per cui non resta lontano, ma di persona vuole entrare in contatto con ciascuno, forse significa che dobbiamo prendere coscienza di ciò che è malattia e di quanto siamo coinvolti nella fragilità e nel peccato. Quello che è palese è la difficoltà, allora come oggi, ad accoglierlo come Salvatore, come "medico"; come pure è palese una umanità che appare come come una folla di “ciechi, zoppi e paralitici”. La guarigione fisica del paralitico è segno di quella salvezza che riguarda tutto l’uomo. Gesù si accosta a quell’uomo, ma la domanda si dilata oltre la salute fisica e diventa: “Vuoi essere liberato dal male, da quel male che ti costringe a vivere come un paralitico?” Questa domanda Gesú la fa ad ogni uomo.

lunedì 16 marzo 2026

La preghiera di un padre

Is 65,17-21 e Gv 4,43-54

Chi è questo uomo? È un "funzionario del re", un uomo potente, che che può vantare amicizie importanti, quelle che contano sul piano sociale. Gesù guarda il suo cuore, non si inchina dinanzi ai potenti ma a quelli che chiedono con umiltà. La fede di questo padre angosciato commuove Gesù e lo spinge a intervenire, dove trova la fede, il Signore compie prodigi. È bene notare che la fede di questo padre precede la guarigione, sembra quasi che Gesù lo voglia mettere alla prova rimandandolo a casa con la semplice promessa: "Tuo figlio vive". Credere non significa ottenere ma affidarsi. La fede non guarda i segni ma Colui che li compie ... È questa la fede che oggi chiediamo.



domenica 15 marzo 2026

La luce esiste e ci vedo ...

1Sam 16,1.4.6-7.10-13   Sal 22   Ef 5,8-14   Gv 9,1-41 

Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.

Chi era questo ceco?

Dalle affermazioni raccolte, era «era un mendicante», che se ne stava seduto a terra a chiedere l’elemosina. Già questo basta per conquistare la mia simpatia.

Dobbiamo ammettere che ci fa simpatia questo ragazzo cieco dalla nascita. Simpatia nel senso che ci piace stare accanto a lui, per stare insieme a lui.

Scopro un poco per volta il dramma della sua vita e la complessità della realtà in cui vive. 

Ma forse la simpatia c'entra col fatto che in quel giovane ci trovo, una parte di me – quella parte piccola, fragile, che mendica attenzione, che richiede uno sguardo, che per poter vedere la realtà ha bisogno di essere vista.

Anche io ho bisogno di un miracolo di un segno che inizia dall'essere visto da Gesù. È questo il miracolo: quel ragazzo comincia a vedere solo perché si è sentito visto da Gesù.

Siamo tutti in quella stessa mendicanza, seduti ai bordi della strada, con il cuore in mano, per offrirlo a chi passi e voglia prendersene cura.

Ma sono una parte di me anche tutte quelle logiche cieche dei discepoli che chiedono chi abbia peccato, lui o i suoi genitori. È parte di me quella gente che guarda senza misericordia alla fragilità della mia mendicanza, riducendo tutto ad una diagnosi senza cura, senza amore, senza pietà. Noi spesso facciamo così, interessati a spiegare le fragilità con spietata precisione più che a comprenderla. Non così Gesù, che, al contrario, non si perde a spiegare, ma si ferma a comprendere.

Lui si avvicina alla parte mendicante che è in me, seduto lungo la strada, con il cuore in mano. Si abbassa, per parlarmi più vicino, senza che io l'abbia cercato, senza che io l'abbia chiesto.

Lui che non aveva chiesto nulla, che non aveva gridato per essere guarito, che non aveva espresso alcun desiderio, alcuna preghiera – ora gli è chiesto di prendere in mano i suoi giorni.

In fondo, il “vero” miracolo di Gesù non è quello di avergli ridato la vista – chissà: se quel cieco non fosse andato alla piscina a lavarsi, la vista non gli sarebbe tornata; in fondo Gesù ha rimesso in moto il desiderio. Il “vero” miracolo è aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Siloe.

Più a fondo, il “vero” miracolo è aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere. Così, da darmi finalmente la vista, se non altro per non perdermi la bellezza di questi occhi di un Dio che si posano su di me. Non si è mai visto uno che si avvicina a me per rimettere in moto il mio desiderio, per riaccendere nel cuore la voglia di vedere.

E così, noi, esattamente così come siamo con le nostre cecità facciamo esperienza di un Dio, che caparbiamente ha deciso a regalarci la vita, a riempirci di luce, ad aprirci occhi e cuore, e mani e intelligenza, alla sua pienezza.

 

La Samaritana ha lasciato la sua brocca, oggi noi siamo chiamati a consegnare la nostra stessa cecità.

Noi oggi abbiamo la possibilità di essere canali di luce e risurrezione in un mondo sferzato da morte, da aggressività e violenza, da individualismo, da guerre tra Stati e tra fratelli.

sabato 14 marzo 2026

Santo pubblicano

Os 6,1-6 e Lc 18,9-14

Oggi Gesù ci invita a non fermarci alle apparenze, Dio scruta il cuore. La preghiera umile del pubblicano, trova piena accoglienza presso Dio: “questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato”. Due uomini si recano nel Tempio, entrambi vanno per pregare. Ma uno solo tornò a casa giustificato; il pubblicano non si nasconde né cerca facili giustificazioni, al contrario, si dichiara peccatore e bisognoso della misericordia di Dio. Egli incarna la vera coscienza del discepolo che si apre alla Parola ed è pronto a riconoscere i suoi limiti e lacune. Una coscienza sempre desta e pronta a verificasi alla luce del Vangelo; il pubblicano dimostra  una coscienza che non cade in quella placida tranquillità che rischia di diventare arrendevolezza. Il discepolo non solo è pronto a battersi il petto ma è disposto a fare tutti i passi necessari per ritrovare la piena comunione con Dio.


venerdì 13 marzo 2026

Amare è un comandamento

Os 14,2-10 e Mc 12,28-34

Quando si è convinti che l'amore è un sentimento, è espressione di emozioni, non fa problema archiviare l'amore quando si esauriscono le motivazioni che lo hanno originato. Ma Gesù non sta parlando di un amore sentimentale, Gesù sta rivelando qual'è il “focus” dell'amore: “assumere l'amore come comandamento”. L’amore non è quindi un desiderio soggettivo da vivere secondo i nostri gusti ma Gesù rivela l'amore come un comandamento oggettivo, una regola di vita che non dipende da noi ma che s’impone a noi e chiede di fare anche quello che istintivamente rifiutiamo. Ma è possibile vivere l’amore come un comandamento? Lo è solo se il nostro sguardo è costantemente rivolto a Dio. Amare Dio con tutto il cuore è il punto di partenza per imparare ad amare il prossimo. Quanto più affidiamo a Dio il nostro desiderio, tanto più impariamo che l’unica cosa che conta è quella di tenere viva la possibilità di amare.

giovedì 12 marzo 2026

Riconoscere il male per vincerlo

Ger 7,23-28 e Lc 11,14-23

Il male resta il problema umano irrisolto. La pagina del Vangelo ci mostra Gesú che lotta contro il male e contro il maligno che confonde e indebolisce il cuore umano. Non si vince il male se non si lotta contro il maligno. Siamo spesso facili a raffigurare il male in immagini fantasiose, ma questa semplificazione non aiuta a percepire il male nella sua dimensione esistenziale e personale. Il male non è solo imperfezione o la conseguenza morale di scelte e azioni cattive. Gesù lotta con il demonio fino alla morte, e lo sconfigge nella sua risurrezione. Un confronto forte e costante, senza mediazioni e compromessi.  Gesù ha il potere, la forza di sconfiggere il male. Oggi nella quotidianità ci sembra che il male sia difficile da sconfiggere, ma è proprio questo il punto limite della Croce, il luogo della sconfitta divienta vittoria di Dio. Gesù  vuole sconfiggere il male che si annida anche in noi, nella mediocrità del nostro stile di vita egoista e incapace di compassione.

mercoledì 11 marzo 2026

Pienezza della Legge è l'obbedienza

Dt 4,1.5-9 e Mt 5,17-19

Se in Gesù il mistero di Dio, e la sua manifestazione è piena, allora possiamo intendere tutta la storia e il tempo che lo precede come cammino di compimento e ciò che avviene dopo di lui come la contemplazione della realtà rinnovata.
Bella immagine ... ma spesso difficile da considerarla risolutiva. Un disceplo di Cristo coltiva la memoria grata di quello che Dio gli ha dato ma non dimentica che il futuro è ancora da scrivere. La memoria del tuo passato è il tempo in cui la legge di Dio ha forgiato e plasmato la tua umanità e in cui le tue scelte di vita hanno realizzato la fedeltà alle promesse; il tempo reale e quello futuro è lo spazio dell'esperienza di obbedienza a quella Parole - che è legge del cuore umanomo -  che sono anche lo sguardo per dare concretezza e pienezza alla fede vissuta.

martedì 10 marzo 2026

Superare un metro e due misure ...

Dn 3,25.34-43 e Mt 18,21-35

Quale è la condizione essenziale per fare la Chiesa di Cristo? L’evangelista ha raccolto, nel capitolo 18 di Matteo,  una serie di immagini che raccontano lo stile della vita ecclesiale. Possiamo individuarne cinque: diventare come bambini; non scandalizzare i piccoli nella fede; non smettere mai di cercare chi si allontana; la correzione fraterna; la preghiera comune e l’ultima immagine è il perdono. È la condizione più difficile; ma anche quella più necessaria se vogliamo vincere il peccato che si annida nel cuore dell’uomo. L'immagine di Pietro è umanamente e ingenuamente simpatica perché pur riconoscendo l’importanza del perdono nello stesso tempo intende porre dei confini ragionevoli entro i quali esercitare la carità fraterna. Pietro dovrà maturare la consapevolezza che il perdono di Gesù spiazza ogni ragionamento umano; a partire da Dio il nostro perdono non cancella il male ma abbatte il muro dell’orgoglio e della divisione, è una grazia da chiedere.

lunedì 9 marzo 2026

Scegliere di camminare con Gesù

 2Re 5,1-15 e Lc 4,24-30

Nazaret rappresenta per Gesù l'inizio del ministero pubblico, ma anche la sintesi del compimento della storia di salvezza che ha in lui piena rivelazione: il rifiuto o il condividere un cammino di vita. L’evangelista insiste sul rifiuto dei suoi concittadini; ma é ovvio che vi sono anche quelli che ascoltano con interesse e accolgono la Parola. Questa pagina evangelica invita a scegliere. Trenta anni prima, a Nazaret, a Maria fu fatta una proposta, anche lei dovette scegliere. Il suo SI ebbe conseguenze inimmaginabili. Oggi come allora, le parole di Gesù vengono accolte con diffidenza e spesso con ostilità, fino al punto da suscitare una radicale opposizione: "Si alzarono e lo cacciarono fuori della città". Nazaret significa una proposta, significa credere in Gesú; significa accogliere  la Parola che ci conduce oltre il perimetro delle nostre ragioni. Oggi chiediamo la grazia di meterci in cammino con Gesù.

domenica 8 marzo 2026

La donna desiderata e il desiderio della donna

Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

Gesù dunque, affaticato per il viaggio, e forse anche per il ministero che lo assorbe senza troppe soddisfazioni, si siede, per cercare un po’ di ombra, nell’ora più calda del giorno: «Era circa mezzogiorno». 
«Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Ma lei non sa che quella domanda – «dammi da bere, ho sete» – tornerà più avanti, quando nessuno potrà più esaudirla, quando sulla croce Gesù avra sete ditutti noi ... e la sua sete restera insoddisfatta ... fin al momento di bere completamdnte il calice della volontà del Padre ... il calice del suo stesso sacrificio ... quello che è per tutti noi ...
Ma torniamo a noi.
Il dialogo con questa donna in realtà è come dire ironico e quasi un dispettoso confronto ... fino a quando entra nel vissuto, nella dura vita di quella donna.
Quando Gesù entra nella sua storia è per lei come un tuffo, un tonfo nella sua fragilità e umanità al femminile. Gesù gioca duro, ma non può permettersi che che quell’incontro vada sprecato, e quindi si immerge nella verità... Sembra volergli dire: "sei una donna che aveva bisogno di essere amata ma mai ha trovato l'amore e ora disillusa non lo cerca più e si accontenta di relazioni incompiute; quelle avute hanno scavato in lei un abisso di aridità. Questa donna è segno della mancanza ... della fragilità  di una umanità e un mondo segnato dal peccato. La Samaritana è sintesi della nostra storia, vita, umanità che ha spento il desiderio di felicità ... di un'acqua viva che disseti e sia speranza, sia senso, sia vera gioia di vita.
Quando il Maestro arriva al cuore si scatena la tempesta interiore, ma Gesù come sempre resta lì fermo e tende la mano perché nessuno sia travolto dagli eventi della propria storia.
Questo succede questo, non puoi che scoppiare a piangere, quando capisci che quella sete che senti dentro e che ti porta di notte in notte, di corpo in corpo, di cuore in cuore, è perché sei fatto per Lui, e al tuo desiderio non basterà nulla che sia meno di Lui.
Vi auguro di sperimentare tanto quanto la Samaritana.
Chissà, se quella donna avesse spento il suo desiderio se si fosse fermata al primo uomo – non sarebbe mai arrivata a dire: «Dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete».
Solo Gesù ha la pretesa di essere colui che non soddisfa un bisogno ma che realizza il desiderio più vero che siamo, che soddisfa pienamente la nostra sete ... ma anche la sua sete di salvatore del mondo. Ecco la domanda che resta: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice…".







Che acqua beviamo? Di cosa ci dissetiamo? A quale fonte andiamo ad attingere? Credo che, di fronte al Vangelo della III domenica di Quaresima, queste domande siano obbligate.
Ci sono dei momenti della vita in cui ci accorgiamo di non stringere nulla tra le mani, ci sembra di aver sprecato occasioni, perso del tempo, costruito castelli di sabbia. Cosa fare?
Forse in quei momenti dobbiamo con coraggio ritornare alle fonti da cui attingiamo per scoprire quale tipo di acqua beviamo. Forse anche noi, come la Samaritana, continuiamo ogni giorno a raggiungere pozzi la cui acqua non disseta fino in fondo. Spesso anche noi, nelle ore più calde della nostra vita, quando avremmo maggiormente bisogno di sicurezze, di certezze vere, di amore andiamo lì dove vanno tutti, e facciamo come fanno tutti. Ma questo non basta! Non disseta! Non libera il cuore. E qui non bisogna pensare solo a cose sbagliate e non buone. Spesso anche il nostro modo di frequentare la Chiesa, di vivere la fede, di chiedere a Dio qualcosa può non essere acqua che disseta, perché segnata più dai nostri bisogni personali che da una relazione autentica con lui.
In quei momenti, però, vicino a quei pozzi troviamo il Signore: lui ci aspetta, è pronto e disposto a dissetare la nostra sete, a liberare la verità di noi stessi, a riempirci di vita. Non ha nulla tra le mani, ma ciò che ci offre è la sua stessa vita. È lui l’acqua viva che disseta; è lui l’amore vero che colma ogni vuoto; è lui la verità che rende liberi. A noi non sta che fermarci e chiedere: «Signore, dammi da bere!».

sabato 7 marzo 2026

Solo il Padre “centra” la misericordia

Mi 7,14-15.18-20 e Lc 15,1-3.11-32

Il figlio minore era uscito di casa inseguendo la gioia, ora comprende che quello che ha cercato, andando fuori, lo aveva già ricevuto stando dentro. Il figlio maggiore non gusta mai la gioia, pur desiderandola la pretende e rivendica come esperienza negata dal Padre in quella casa. Due percorsi in cui emergono tutte le fragilità e contraddizioni della vita perché è possibile allontanarsi dalla casa del padre ma non possiamo cancellare la coscienza di essere figli. Fino a quando rimane la memoria della comunione, la separazione non è mai lacerazione. La memoria del cuore ci riporterà sempre all'immagine del Padre che esprime realmente l'esperienza centrata della misericordia; ecco allora: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò…” Tutti abbiamo bisogno di conoscere questo Dio “ricco di misericordia”, per poter ritrovare noi stessi e non smarrire la via del ritorno a casa.

venerdì 6 marzo 2026

Dio sta davanti alla nostra iniquità

Gen 37,3-4.12-13.17-28 e Mt 21,33-43.45

La parabola è narrazione dell’opera salvifica che Dio realizza nel tempo e nella storia umana. Sullo sfondo Dio consegna all’uomo il compito di custodire e coltivare il giardino: diede la sua vigna,  in affitto a dei contadini. Più che un contratto è un gesto di grande fiducia nelle potenzialità dell’uomo, un gesto che interpella la libertà di tutti e di ciascuno. La storia umana dovrebbe camminare nel solco di questa collaborazione, ma è evidente da subito che è segnata dall’iniquità. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, alla legittimità del contratto si oppone una cresente violenza e sfiducia. Dinanzi a questa resistenza, dell'uomo, Dio non interviene con forza ma con amore: manda il suo Figlio, lo manda come un servo che non ha alcun potere. E che di fatto sarà cacciato via e ucciso. La parabola descrive e annuncia un Dio che "non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe" (Sal 103,10). 

giovedì 5 marzo 2026

Il mio Lazzaro alla porta

Ger 17,5-10 e Lc 16,19-31

Questa bellissima parabola rilegge profondamente la vita umana, rispetto alla quale, Gesù assicura che chi ascolta la sua parola e crede in Lui, “non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. La fede riveste di vita i nostri giorni, strappa le maschere delle nostre ipocrisie e ci fa vivere nella luce. Non dobbiamo chiedere né attendere segni spettacolari, è sufficiente camminare con umiltà e fiducia nel sentiero del Vangelo, quello che la Chiesa ha indicato all’inizio della Quaresima: la carità fraterna, la preghiera e il digiuno, e rileggere così la realtà fatta di molti ricchi solitari e dei troppi poveri Lazzaro. Le ricchezze rappresentano un vero pericolo perché ci chiudono gli occhi e il cuore e ci rendono indifferenti rispetto a quelli che soffrono attorno a noi. È questa la grazia che oggi chiediamo

mercoledì 4 marzo 2026

Tra noi non sia così!

Ger 18,18-20 e Mt 20,17-28

Gesù presenta se stesso come modello del Servo, per farci capire che non si tratta semplicemente di promuovere una mentalità solidale di fronte all’egoismo che sempre accompagna la vita della nostra società. In gioco c’è molto di più, c’è tutto il mistero della redenzione. Dove l’uomo si rende disponibile a servire come Gesù e in nome di Gesù, la salvezza di Dio si compie nella storia. Non è una casualità che l'annuncio della passione confluisca in una proposta esistenziale che per i discepoli è pura follia ma che è ugualnente l'espressione piuvera del donare la vita. Gesù ci invita a diventare servi pazienti e amabili, capaci quindi di proporre la sua originale visione detta vita: mettendoci al suo servizio del prossimo.

martedì 3 marzo 2026

Dio, anche dei preti

Is 1,10.16-20 e Mt 23,1-12

Il Vangelo di oggi invita ad andare al cuore, lì dove troviamo anche gli atteggiamenti profondamente sbagliati. Il Vangelo di oggi riporta la denuncia severa che Gesù rivolge agli scribi e ai farisei, cioè a coloro che rappresentavano l’autorità religiosa. Il loro comportamento sembra irreprensibile ma Gesù non si ferma alle apparenze ma guarda il cuore e li rimprovera di mettere al centro se stessi e non Dio. Essi infatti fanno di tutto per farsi vedere, desiderano ricevere una pubblica considerazione, ma chi crede non fa ombra a Dio ma vive all’ombra di Dio, non cerca la sua gloria ma quella di Dio, in tutto quello che fa cerca di essere il riflesso di Dio, si sforza di parlare di Dio e di far parlare Dio. Oggi chiediamo al Signore di dare ai ministri che egli ha scelto la grazia di essere soltanto un riflesso di quella luce che viene da Lui e conduce a Lui.

lunedì 2 marzo 2026

Misericordia, ovvero, la miserabile miseria.

Dn 9,4-10 e Lc 6,36-38

Che Dio sia misericordioso lo dicono tutti, cristiani, mussulmani ecc... Ma il significato di questa parola ai molti, non è così  chiaro. Per alcuni la misericordia è segno di debolezza, di arrendevolezza; è lasciare che gli altri prevalgono su di noi, quindi non è poi una cosa così buona. Per Gesù significa il positivo dell'arrendevolezza! Significa infatti mettere nel proprio cuore le miserie degli altri, accettando inoltre che facciano altrettanto. La misericordia diviene inclusività e reciproca accoglienza. Non si tratta di uno slogan di interculturalità ma di una acquisizione umana molto antica, certamente ancestrale e antropologica rispetto all'umaba esperienza del rifiuto delle miserie che ci feriscono.

domenica 1 marzo 2026

Gli amici ascoltano

Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9

Il vangelo della Trasfigurazione mi ha consegnato due immagini:

- prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni.

- Ascoltatelo ...

 

Perché solo loro tre e non gli altri?

Perché sono suoi amici stretti!

Sembra strano ma Gesù ha fatto una scelta, ha preso con sé, sul monte, solo coloro che avevano un interesse particolare a stringere un'amicizia a doppio nodo con lui.

Pietro è il discepolo più zuccone e testardo che Gesù abbia mai incontrato, eppure è l'unico che si mette di traverso e arriva quasi a litigare con Gesù contestando quello che dice il maestro.

Giacomo e Giovanni i due fratelli che il Battista ha inviato a Gesù che dall'inizio sono interessati a dove dimora quel maestro, e che hanno la presunzione di chiedere ruoli di comando, sdegnando tutto il gruppo.

Ma è lo stesso Giovanni che ci spiega il senso di una predilezione, lui è il discepolo amato, ovvero quello che ha imparato ad amare Gesù e a ricambiare il suo amore. Non è una scelta obbligatoria o per meriti ma una scelta per amicizia, per relazione.

È in quella amicizia che dobbiamo collocare l'esperienza di rivelazione e di manifestazione che è la trasfigurazione. Gesù è trasfigurato, ma sono gli amici che riconoscono nel trasfigurato il maestro. Se non coltiviamo l'amicizia con lui, come e quando potremo realmente riconoscerlo.

 

La seconda immagine è la voce dal cielo e l'invito ad ascoltare suo figlio.

Vi propongo due storie per capire questa immagine così strana ma così importante ... se avete notato è identica alla voce al Battesimo... Un errore o una pienezza di manifestazione?

Io sono per la pienezza... l'umanità di Cristo contiene ma non imprigiona la pienezza del Figlio di Dio rivelato a noi nell'acqua del Giordano.

 

Ascoltare la voce ... la parola ...

Un giorno Dio si stancò degli uomini. Lo seccavano in continuazione, chiedendogli qualsiasi cosa. Allora decise di nascondersi per un po' di tempo.

Radunò tutti suoi consiglieri e chiese loro: "Dove mi devo nascondere? Qual è il luogo migliore?". Alcuni risposero: "Sulla cima della montagna più alta della terra". Altri: "No, nasconditi nel fondo del mare, nessuno ti troverà". Altri: "Nasconditi sul lato oscuro della luna; questo è il posto migliore. Come riusciranno a trovarti là?". Allora Dio si rivolse al suo angelo più intelligente e lo interrogò: "Tu dove mi consigli di nascondermi?". L'angelo intelligente, sorridendo, rispose: "Nasconditi nel cuore dell'uomo! E' l'unico posto dove essi non vanno!".

 

Ascoltare con il cuore significa fare della nostra vita la cassa di risonanza della sua parola.

 

Poi occorre imparare ad ascoltare:

Un giovane, preoccupato perché era in crisi la sua amicizia più importante, si recò a chiedere consiglio da un famoso maestro di spiritualità.

Questi lo ascoltò e poi gli disse: Devi imparare ad ascoltare il tuo amico.

Il giovane prese a cuore questo consiglio e tornò dopo un mese per dire che aveva ascoltato ogni parola che il suo migliore amico dicesse.

Il maestro gli disse sorridendo: Ora torna da lui e ascolta ogni parola che non dice.

 

Sul monte, il Padre dice a Pietro Giacomo e Giovanni, questo Gesù è il mio Figlio amato, ascoltatelo. Ma oltre a questa Parola c'è tutto il non detto che va ascoltato e compreso perché ha a che vedere con la quotidianità della vita e la nostra personale felicità e salvezza.



sabato 28 febbraio 2026

Amare chi ci odia!

Dt 26,16-19 e Mt 5,43-48

Gesù chiede di dilatare il cuore oltre ogni ragionevole disponibilità, invita ad amare tutti, anche i nemici, cioè anche quelli che ce l’hanno con noi e parlano male di noi. Il Vangelo non dice che tutti sono buoni e bravi, al contrario afferma che i nemici esistono, ci sono persone che ci sono ostili. Essere figli di Dio è una grazia ma comporta anche la responsabilità di guardare gli altri come fratelli. Amare i nemici non appartiene alla natura dell’uomo ma … e se siamo sinceri, nemmeno alla umana giustizia, ma se Dio lo chiede, ci dona anche lo Spirito per attuare il suo comandamento. E quando non riusciamo ad essere fedeli a questo comando, quando reagiamo male in pensieri e parole e opere, occorre la misericordia.

venerdì 27 febbraio 2026

Prima va a riconciliarti ...

Ez 18,21-28 e Mt 5,20-26

Vivere il vangelo nella vita... Quante volte lo abbiamo detto e insegnato, ma poi ci scontriamo con la situazione più dura e difficile da realizzare: vivere il vangelo nelle relazione con i fratelli. Quel "Prima", pone una condizione necessaria senza la quale il resto risulta una maschera di meschinità e perbenismo. Vivere la relazione fraterna richiede un autentico combattimento, spirituale e umano. Occorre partire dal desiderio vero di cambiare. Solo se c'è il desiderio possibile cambiare il cuore. Ma come cambiare il cuore? Oggi chiediamo la grazia di vivere secondo il cuore di Dio ... ecco il cuore cambia quando centra Dio, e l'amore.

giovedì 26 febbraio 2026

Ma ... cosa chiedere? E perché?

Est 4,17k-u e Mt 7,7-12

La quaresima è per tutti noi un itinerario di conversione interiore che aiuta a riscoprire i valori fondamentali del nostro vivere e ci aiuta a discernere tutto ciò che appesantisce inutilmente la vita. Una vera Quaresima è e deve essere ricerca del senso profondo delle cose e contemplazione del mistero che è Dio.
È in questa prospettiva che possiamo leggere e ascoltare il vangelo di oggi, nel quale Gesù assicura che il Padre sempre risponde alle nostre richieste, smascherandoanche le nostre pretese,  ma non dice che ci darà esattamente quello che chiediamo. Quando accade questo, in verita stiamo accostando il mistero e siamo piu vicini a conoscere la volontà di Dio. È bello uscire dalle logiche infantili per addentrarci nella relazione umana vera e matura che ci proietta nel mistero.


mercoledì 25 febbraio 2026

Segno di cielo

Gio 3,1-10 e Lc 11,29-32

Fino a qualche tempo da era facile che capitasse di chiedere un segno, magari per una conferma, un bel segno dal cielo. Forse non tanto per mettere alla prova Gesù quanto piuttosto per esprimere e mettere in evidenza la nostra fragilità. Ma oggi in verità non credo siano molti dalle nostre parti a chiedere un segno, perché nessuno pone se stesso in relazione ai segni del cielo. In realtà la pagina del vangelo non intende vincere i dubbi con segni e prodigi, ma dietro all'aspra reazione di Gesù si vuole manifestare e affermare che solo l’amore salva, e l'amore è quel di più che ci è dato in Gesù. A tutti coloro che lo ascoltano, nonostante la loro chiusura preconcetta, Gesù ricorda che nella sua persona l’antica promessa giunge a compimento: “qui vi è uno più grande di Salomone […] qui vi è uno più grande di Giona”. Se siamo davvero convinti che Gesù è “più di…”, allora non cerchiamo dei segni, ma impegniamoci ad essere noi stessi segno di Gesù.


martedì 24 febbraio 2026

Misericordia adesiva

Is 55,10-11 e Mt 6,7-15

La misericordia del Padre ha un risvolto impegnativo per ciascuno di noi: "rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"; poi a conclusione quasi a rimarcare: "Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe ..." Siamo di fronte alla misericordia di Dio, ed ecco che Gesù la mette nelle nostre mani. Il Signore ci chiede una responsabilità e un impegno grande, quella di aderire alla misericordia di Dio, non semplicemente come se la misericordia ci scivoli addosso. Questa trasformazione della nostra umanità passa attraverso un esercizio di quotidianità: santificare il nome di Dio; chiedere il pane e condividerlo ...  E così via ...



lunedì 23 febbraio 2026

Venite, benedetti del Padre mio

Lv 19,1-2.11-18 e Mt 25,31-46

È consolante sapere che la nostra vita non termina nel nulla ma nell’abbraccio di Dio. E che questo abbraccio è il punto di arrivo di una vita impastata di carità. Se vogliamo fare esperienza dell'abbraccio di Dio dobbiamo imparare a vivere le relazioni fraterne come un bene essenziale: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me". Anche se nell'insieme il vangelo sembra duro, dobbiamo imparare a leggere il Vangelo nella sua interezza: beatitudine e supplizio, questo ci rende più attenti e responsabili nell'agire. Il per sempre si decide nell’oggi e passa attraverso i nostri piccoli gesti di amore.

domenica 22 febbraio 2026

TENTAZIONE



Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11

La Quaresima è un cammino, certezza di progredire verso altri orizzonti. ma è in questo cammino che si colloca il Vangelo delle tentazioni che ci porta nel cuore del dramma di tutto: “Il tentatore gli si avvicinò”. Esiste un tentatore, dunque; esiste un nemico: «Satana, questo approfittatore di solitudini», lo chiama Turoldo – perché le tentazioni peggiori arrivano lì, nel deserto, dove morde la solitudine. Ma la cosa inaudita è che questo nemico gli si avvicina – non a me, piccolo, debole, povero, stupido, no. Si avvicina a Lui, il Figlio di Dio, il Verbo eterno del Padre, Colui per il quale tutto sussiste.

Gli si avvicina, lo porta nella città santa, lo pone sul punto più alto del tempio, e poi sopra un monte altissimo: ne dispone, senza che Lui opponga resistenza; si lascia portare, come preda. Niente distanza tra Dio e Satana, tra inferno e paradiso: è una lotta corpo a corpo. E se il Nemico ha questo potere su di Lui, che ne sarà di noi, così piccoli?

Ma noi cosa avremmo risposto? Credo così: «Se tu sei davvero il Figlio di Dio, di’ che le pietre diventino pane per me e per tanti; gettati giù, perché tutti ti credano; baratta col Nemico tutti i regni del mondo e la loro gloria, così regnerai ovunque». In fondo, sembrano richieste finanche evangeliche: la fame nel mondo; un mondo cristiano; la pace, finalmente. E invece no lui ha risposto diversamente: «Vattene!

Lui sceglie di restare senza pane, sebbene avesse fame; sceglie di restare senza imperi e senza ricchezze; si mette dalla parte del povero, è questo il Suo posto. Ed è quando sceglie questo posto che – come in una creazione rinnovata – "gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano".Non è facile capire un Dio così. Non è facile capire un Amore così. Non lo capisce il tentatore, che vuole insegnare a Dio come si fa dio. Non lo capiamo noi, ma abbiamo quaranta giorni per provare a capirlo un po’ di più, a capire o almeno ad accettare, un Dio che ama e salva così.

Allora continuiamo a ripeterlo: Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal maligno.
La tentazione come esperienza umana non è sconosciuta neppure a Gesù, il vangelo di Matteo ci dice che lo spirito spinge Gesù nel deserto per essere tentato ... e la tentazione arriva dopo i 40 giorni di digiuno, quando la forza viene meno per la debolezza del corpo.
Il lungo digiuno produce in Gesù ciò che anche produce in tutti noi, la fame. Gesù ebbe fame ... È in quel bisogno di risposte che arriva la tentazione, quando i bisogni si fanno sentire giunge a noi il tentatore. Quando la stanchezza, la fragilità aprono porte e finestre a soluzioni facili. Già… soluzioni facili: sono quelle che il tentatore propone. Stai per cedere? Fallo! Stai per prendere la decisione più tranquillizzante? Fallo! Stai per scegliere di stare dalla parte del più forte? Avanti, nessuna paura, è giusto proteggersi! Hai dubbi? Metti Dio al muro e costringilo a una risposta, è un tuo diritto… non può chiederti troppo!


Riconosciamo le nostre tentazioni:
Le tentazioni oggi sono più subdole e insidiose che nel passato, oggi la tentazione non passa attraverso il segno di un pane ma della sua assenza, è la tentazione che non ci sia nulla da condividere o non c'è ne sia abbastanza, per cui occorre tutelarsi, difendersi, occorre proteggersi da chi il pane lo chiede anche per sé.
Gesù di fronte alla tentazione del pane risponderà divenuto lui stesso, parola del Padre, pane di vita ... pane da donare e si condivide con tutti.
Mi fa male ascoltare discorsi pieni di odio e di ostilità rispetto agli altri, pur se giustificati da mille perché... fa male perché ci chiude nel nostro io egoistico, che nulla genera.


La tentazione di fidarsi ... di abbandonarsi a Dio ... ma lo mettiamo costantemente alla prova ogni volta che diffidiamo del vincolo di fraternità che lui stesso pone nel cuore dei suoi figli. Tentati a non riconoscerci fratelli; tentati dell'indifferenza gli uni verso gli altri. Tentati e sfiduciati rispetto a un Dio che non sentiamo più parte della nostra storia, forse semplicemente perché lo abbiamo esiliato dalla nostra vita ... Tentati di affidarci a chi è il più forte. Non importa chi sia, basta che ci sia uno forte che ci garantisca rispetto al nostro non affidarci a Dio.


Tentati, di adorare il principe di questo mondo, che non è il re dell'universo.
La tentazione di credere a chi alza la voce più degli altri, a chi dimostra la sua forza tenendo schiacciati gli afflitti, gli umili, i miti, i poveri, gli indifesi, ecc... una umanità diseredata e che non vive più di speranza ma di angoscia del tempo presente. Un'anomalia fatta di paura e di morte. Tentati di accettare ciò che accade senza affidarci a Dio, senza pregarlo, senza invocarlo come Signore e Padre.
Non abbandonarci nella tentazione ma liberaci dal maligno.
Occorre più cuore ... occorre più amore ... occorre più umanità ...
Eppure Gesù a tutto questo risponde: «Vattene!». Perché questa è la parola del tentatore, non di Dio. Questa è la parola che si nutre delle nostre ansie, delle paure, delle preoccupazioni, dei nostri legittimi bisogni. Ma questo non è Dio… La sua Parola e la sua via ci si aprono davanti attraverso Gesù e le sue scelte. Nutrirsi di Dio, affidarsi a lui, mettere lui e solo lui al centro di tutto: questa è la sua via, l’unica via capace di farci risorgere da ogni morte e di farci rifiorire in ogni deserto.
Buon cammino di Quaresima.

sabato 21 febbraio 2026

Due verbi e tutto cambia

Is 58,9-14 e Lc 5,27-32

La relazione tra Levi e Gesù inizia con il verbo "vedere". Gli occhi di Gesù scrutano con attenzione, per questo sono capaci di scorgere quello che non appare ad uno sguardo distratto. Quello di Gesù  è uno sguardo di amore che non si ferma alla superficie, ma penetra nell’animo, vede i bisogni più nascosti, quelli che neppure l’uomo sa chiamare per nome. Gesù lo guarda con amore e gli comunica l’amore. Il secondo verbo è un comando: "seguimi". L’iniziativa è sempre di Gesù ma questa volta crea una relazione visibile e implica una risposta. È lo stesso invito che ha rivolto agli altri discepoli, quelli che ha scelto per una condivisione più intima. Ma questa volta la chiamata è fuori controllo: Levi è un pubblicano, un peccatore. Gesù però non lo denuncia come pubblico peccatore, non scaglia contro di lui le pietre della condanna, ma lo invita a lasciare tutto, cioè a cambiare vita. 


venerdì 20 febbraio 2026

Una storia di nozze

Is 58,1-9 e Mt 9,14-15

Presentandosi come lo Sposo, Gesù ci propone di leggere la sua storia, ma anche la nostra come se stessimo vivendo e preparando le nozze dello Sposo. Il Vangelo ci presenta Gesù come colui che ci svela e propone un progetto che da secoli i profeti avevano annunciato. Ma leggendo e ascoltando oggi queste parole, le dobbiamo accogliere come riferite a noi, che siamo definiti i “i figli della stanza nuziale”; un'espressione estremamente intima che esprime un legame di condivisione con la missione dello Sposo. I figli delle nozze, sono quelli che partecipano alla festa nuziale, che era solo un annuncio e non ancora realizzazione piena, ma lo è diventata nel suo sacrificio della croce, la vera celebrazione nuziale. In tutto questo non c’è dunque più spazio per il digiuno, come privazione in se stessa, ma tutto è orientato al compiersi delle nozze. Oggi chiediamo la grazia di vivere il nostro digiuno come gioiosa preparazione alle nozze dell'Agnello.

giovedì 19 febbraio 2026

Quaresima di vita

Gl 2,12-18  e Mt 6,1-6.16-18

In questa Quaresima abbiamo bisogno di riscoprire la vita di Dio nella nostra storia personale; il suo esserci anche nel nostro buio, nei dubbi, nelle nostre zone morte. Occorre che la sua luce riempia le nostre oscurità più profonde per farci rivivere in tutto ciò che siamo.
Questa Quaresima perchè non deve essere il tempo di incontro reale e concreto con il Dio che mi ama, a tal punto da dare se stesso per amore.
Quaresima come tempo per ridare sale alla mia vita, sopratutto li dove è morta.
Quaresima come spazio in cui mi riconsegno, a Dio. Quaresima come ascolto della Parola di Dio, riscoprendo le sue molteplici proposte d’amore. Quaresimacome occasione speciale per cambiare concretamente qualcosa di me stesso. Quaresima come occasione per dire Sì al suo amore. Solo un Sì personale può far entrare Dio in noi. Oggi primo giorno di Quaresima é l'occasione per permettergli di “occupare” il nostro cuore, e avviarci nel cammino di conversione. Buon cammino ...

martedì 17 febbraio 2026

Il nostro ascolto nel limite

Giac 1,12-18 e Mc 8,14-21

Gesù è nella barca con i discepoli ma scopre che anche gli amici più fidati, anche loro non sono in perfetta sintonia con Lui, non comprendono le sue parole, danno spazio a discussioni inutili. Gesù esprime tutta la sua amarezza: “Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Sono domande cariche di amarezza perché rivelano l’esistenza di una radicale distanza tra l’insegnamento del Maestro e l’effettiva comprensione dei discepoli. Ma è la stessa fatica che facciamo anche noi. I gesti e le parole che Dio semina nella nostra vita sono sempre più grandi di quello che noi possiamo comprendere. Non comprendere la Parola di Dio vuole è certamente un limite ma la vera tentazione è quella di chi pretende di capire tutto con la propria ragione. Oggi chiediamo la grazia di essere e restare umili discepoli che si lasciano istruire.