domenica 15 febbraio 2026

Cuore chiuso, mente ottusa

Giac 1,1-11 e Mc 8,11-13

"Dacci un segno dal cielo ..." Non è una richiesta ma una vera e propria sfida, non una domanda carica di fiducia ma una tentazione. Le tentazioni non sono confinate nell’esperienza del deserto, che troviamo all’inizio della vita pubblica di Gesú, ma accompagnano tutto il suo cammino fino alla croce. Quelli che non credono troveranno sempre la scusa che non è abbastanza ciò che dici e fai. Gli umili, invece, non faranno fatica a riconoscere la luce di Dio anche nelle piccole cose. Signore, insegnaci ad essere umili cercatori per riconoscere e accogliere ogni giorno la tua luce di verità. E donaci quella semplicità che mai diviene donanda arrogante e sfida insidiosa.

Ma io vi dico ...

Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

Non so quale sentimento abbia suscitato in voi, non so cosa susciti nel vostro cuore la chiamata di Gesù ad andare oltre la misura della Legge, ad approfondire i criteri, a comprendere la legge in modo più rigoroso… da Dio! Non so quale sia il retrogusto che vi lascia.
In me c’è un forte senso di reazione, perchè la conclusione del discorso delle Beatitudini si trasforma in una rilettura della quotidianità della mia vita alla luce delle parole di Gesù, per cui alcune espressioni risultano di estremamente significative:
- "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento". Gesù non distrugge la legge ma la realizza pienamente con la sua stessa vita: una vita donata, una vita che ama.
È Gesù il mio unico maestro, o il mio maestro sono le mie convenienze?
- "se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli": una giustizia superiore di cosa è fatta oggi?
Una giustizia superiore, più grande per Gesù é ciò che realizza l'amore, é ciò che proviamo quando amiamo. Per Gesù l'unica legge che vale la pena realizzare nella vita è quella di amare. Un imperativo categorico: vivere da uomini nuovi, da uomini che sanno riconoscere le minuzie, e non si perdono dietro a mille precetti ma per la legge vera che è amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Quindi Gesù è il compimento della legge, quindi quello che Lui fa e dice è semplicemente quel cammino che Dio ci mostra come strada per essere uomini e donne nuovi, da uomini e donne che sanno vivere la legge, e per legge si intende ormai qualcosa di preciso, non l’insieme di tutte le minuzie, ma la legge intesa come amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.
Questa legge ci pone di fronte alla rivoluzione dei rapporti e delle relazioni. Quando viviamo la sua proposta è talmente radicale, che ci manda in tilt, perché significa 
mettere gli altri al centro, mettere il bisogno dell'altro al posto del nostro.
È evidente la grande sfida che ci lancia il Signore! Ci chiede di essere più giusti della giustizia. Ci chiede non di essere dei buonisti di bassa lega, ma di avere come criterio la sua stessa misura la sua stessa pienezza di vita.
E lui è andato oltre, la sua giustizia che va oltre la nostra giustizia… oltre la nostra legge, oltre le nostre regolucce. Non so se ce la faremo. Ma una cosa è certa, Lui per noi è andato oltre … il nostro peccato portando a pienezza il perdono.
Dobbiamo imparare a pensare come Dio, ad amare come Dio, a mettere la salvezza dell’altro al centro di ogni scelta. Delicatezza, premura, cura, attenzione, purezza, dono, condivisione, accoglienza, riconciliazione: sono questi gli atteggiamenti che dovremmo coltivare e su cui dovremmo verificare la nostra vita. Perché sono ciò di cui Dio si serve per raggiungere il mondo e farsi conoscere.

Signore Gesù, insegnami a essere giusto come te:
capace di mettere avanti sempre e solo l’amore.
Capace di scegliere come bussola per la vita
non la legge fine a se stessa, ma l’altro,
il suo bene, la sua vita, la sua salvezza.
Signore Gesù, Dio dell’amore,
rendimi il cuore delicato, profondo lo sguardo,
attente le orecchie per ascoltare in ogni situazione il grido
di chi chiede solo di essere amato.
Sia l’amore il nostro unico criterio di giustizia. Amen.



sabato 14 febbraio 2026

Per Cristo, con Cristo e in Cristo

At 13,46-49 e Lc 10,1-9

Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, ma ciò che rende realmente un discepolo un apostolo è fare della propria vita un annuncio appassionato che traduce la fede nel servizio più umile; siamo apostoli quando non perdiamo occasione di seminare la Parola che salva, quando la nostra vita non solo parla di Dio ma fa vedere Dio. Oggi vogliamo pregare gli uni per gli altri e chiedere la grazia che ciascuno di noi s’impegni con maggiore responsabilità ad essere un ardente apostolo del Vangelo. Senza paura di perdere se stesso, ma ritrovare nell'essere mandati l'identità di chi prima di tutto si sente unito Cristo.

venerdì 13 febbraio 2026

Ci fa parlare, ci fa ascoltare

1Re 11,29-32; 12,19 e  Mc 7,31-3

Sulla via del ritorno, dalla terra pagana, prima di arrivare in Galilea, Gesù incontra un sordomuto, emblema di una umanità ferita e incompiuta. Al centro di questo racconto c’è una parola che l’evangelista ha voluto conservare nella forma originale “Effatà” che significa: apriti. È una parola che ben si adatta ad esprimere la condizione risolutiva che Gesù realizza: abbatte le barriere dell’incomunicabilità e mette quell’uomo in relazione con il mondo. Tante volte la vera patologia è quella interiore: quando non abbiamo più la voglia di metterci in ascolto, e di parlare perché pensiamo di non avere niente da dire oppure siamo convinti che tanto … nessuno ci ascolta. Cristo ci ha liberato dalla prigione dell’io e ci ha fatti entrare nella casa della comunione.

giovedì 12 febbraio 2026

È tempo di seminare

1Re 11,4-13 e Mc 7,24-30

Dopo il duro confronto con scribi e farisei, le la delusione per la loro incapacità di aprirsi alla novità del vangelo, Gesù risponde il cammino, ma questa volta va oltre le normali aspettative. Non solo continua la missione ma si reca "nella regione di Tiro", varca i confini d’Israele, in un territorio dove non era ancora risuonare la parola del Vangelo. È significativo che il Signore non vuole una Chiesa ripiegata su sé stessa ma una Chiesa sempre pronta a mettersi in cammino per portare ovunque la speranza del Vangelo. Le difficoltà non devono mai intimorirci o bloccarci nel quotidiano annuncio e nella missione. Non si tratta di propagandare un messaggio per quanto positivo e buono, ma è un vero atto di fede, annunciate la Parola, vivere il Vangelo, oltre le difficoltà è un vero atto di fede.

mercoledì 11 febbraio 2026

Liberi dal male

1Re 10,1-10 e Mc 7,14-23

Sembra che Gesù più che su delle regole e dei precetti ci vuole condurre a considerare la condizione del nostro cuore, ovvero il luogo di noi stessi. È bene dirlo senza nasconderci dietro giri di parole o giustificazioni varie: l’uomo non è puro! Una cosa è riconoscerlo e lottare contro il male che si agita dentro di noi, altra cosa è permettergli di passeggiare tranquillamente dentro di noi e così inquinare pensieri e affetti. Non siamo puri ma possiamo essere purificati. È Dio che ci purifica quando ci allontaniamo gli idoli e poniamo in Lui ogni speranza. Quanto più siamo a contatto con Lui, il solo Santo, tanto più veniamo liberati dal male e riempiti di grazia. Abbiamo bisogno di riempire il cuore di Dio, di toccare le parole di Gesù come Vangelo per la nostra vita, attingere forza dai Sacramenti. Abbiamo bisogno di Dio per imparare ad essere e a vivere come sui veri figli. 

martedì 10 febbraio 2026

Scontro inevitabile

1Re 8,22-23.27-30 e Mc 7,1-13

I farisei non vanno da Gesù per ascoltarlo ma per contestarlo, con l'intenzione di accusare  un Maestro che non insegna i precetti della tradizione e non osserva la Legge di Mosè. Il dialogo assume inevitabilmente il tono di uno scontro, Gesù non accetta lezioni da coloro che a parole difendono la Legge di Dio ma nei fatti hanno sostituito “il comandamento di Dio” con “la tradizione degli uomini”. Siamo di fronte a un giudizio durissimo e sempre attuale. In ogni epoca, infatti, la Chiesa è chiamata a compiere un attento discernimento per evitare che la Parola di Dio venga inquinata da interessi umani o tradizioni che hanno solo un’apparente religiosità. Chiediamo la grazia di accogliere con umiltà la Parola che ogni giorno lo Spirito semina nel nostro cuore.


lunedì 9 febbraio 2026

Ti cerchiamo per toccarti

1Re 8,1-7.9-13 e Mc 6,53-56

La gente fissa il suo sguardo su Gesù che scende dalla barca; è Lui che cerca, di Lui ha bisogno. Nelle persone sembra esserci un desiderio insopprimibile che lo spinge a cercare ciò che può dare un senso pieno alla vita. Questa scena ci offre una bella immagine della Chiesa capace di mostrare il volto di Gesù e dare all’umanità la possibilità di incontrarlo. La gente ha bisogno di incontrare Gesù e di “toccare almeno il lembo del suo mantello”? Oggi come ieri, tante persone non cercano più nulla e si accontentano di un’esistenza scolorita; oppure riempiono la vita di emozioni che rispondono ai bisogni. Ma anche questo è segno di ciò che solo Gesù può dare: una vita in pienzzala sua Parola ha la forza di Dio, di scuotere, di ferire, di accarezzare e guarisce. Lui solo è capace di restituire l’uomo a se stesso. 


domenica 8 febbraio 2026

Opere belle e opere buone.

Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Il vangelo oggi conclude con questa frase: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".

La caratteristica di queste opere in realtà è duplice, perché il nostro verbo "buono", kalos (καλός) in greco, comprende anche il senso di bello. Quindi possiamo intendere opere buone ma anche belle.

È questa duplice visione che ci permette di comprendere in modo più profondo il pensiero di Gesù, da una parte, come anche il modo di attuarlo nel nostro quotidiano.

Se infatti domenica scorsa abbiamo compreso come le Beatitudini esprimono il modo in cui il Signore ci offre la vera felicità. Per Lui le beatitudini rappresentano la sua personale esperienza umana, grazie alla quale ha trovato la felicità, per cui non sono belle parole, ma descrivono la sua esperienza e l'identità del discepolo, la nostra. Gesù le insegna ai discepoli affinché possano viverle in relazione alla gente che era lì, attorno a loro, un popolo fatto di poveri, miti, fragili, feriti dell'ingiustizia, afflitti, puri di cuore ... giusti e peccatori, buoni e cattivi ecc...

Vi ricordo che Gesù ci insegna che attraverso la misericordia, imparo la felicità come accoglienza della debolezza e dei limiti altrui; come attraverso la mitezza, trovo la felicità nel rinunciare alla violenza distruttiva delle parole; come attraverso la purezza di cuore, apro il mio cuore all'ascolto e alla bellezza altrui e come attraverso la disponibilità a lavorare sempre per la pace, realizzo la felicità del vivere quotidiano e del risorto in mezzo a noi.

Anche a chi è nel pianto e nella disperazione nelle Beatitudini tracciano una via di felicità, perché si può essere felici anche attraverso le lacrime, quando si è in pace con sé stessi per aver lottato in nome della giustizia, così si scopre anche la felicità di quanti hanno fame e sete di giustizia.

Ora la conseguenza della felicità delle beatitudini, Gesù dice che è bella e buona, e si trova in noi suoi discepoli, che sono buon sale e bella luce.

Essere buon sale e bella luce ci interpella circa la possibilità di realizzare la nostra felicità nel fare del bene a noi stessi e agli altri.

Gesù ci parla direttamente senza mezzi termini come se noi siamo buon sale e bella luce. Sale e luce ci dicono una cosa semplice e immediata: noi non serviamo a nulla se non serviamo gli altri.

Ora pensiamo al sale. A cosa serve il sale …  Il sale da solo nessuno lo mangerebbe. Invece quando va a condire il cibo allora si gusta ciò che si mangia.

A cosa serve la luce … Pensiamo ad un mondo senza luce. Non solo si spegnerebbero i colori, ma noi stessi sprofonderemo nella più tetra disperazione e ... moriremmo.

Ora allarghiamo l’orizzonte lo sguardo ... noi non siamo solo sale e luce per voi stessi ma per il mondo, per le persone che vivono accanto a noi.

Dovremo smettere di accusare e lamentarci che la nostra città non è più la nostra e che i nostri spazi non li possiamo più vivere perché occupati da altri diversi da noi, per cui gli stranieri sono tutti delinquenti, fannulloni ecc... La posizione giusta è: io come posso essere buon sale e bella luce in questa realtà quotidiana compilata e carica di problemi? Come posso stare in questa realtà specchio di una società multietnica e plurale rispetto alla quale, anche per responsabilità di politiche non avvedute, oggi mi sento impreparato?

Mi devo nascondere sotto il moggio? devo essere senza sapore?

Essere sale ed essere luce mi pone di fronte all'urgenza di azioni buone e belle, che diano gloria a Dio. Perché la felicità è questo: una vita felice è gloria, pienezza e felicità di Dio.

sabato 7 febbraio 2026

Il veleno del mondo corrotto

Sir 47,2-13 e Mc 6,14-29

Il vangelo di oggi ci immerge nel complesso gioco degli intrighi, delle verità negate e dell'ingiustizia come prevaricazione. Una immagine e di una realtà che ancora oggi risuona nel quotidiano che viviamo. Proprio per questo voglio sottolineare una dimensione che ci riguarda più da vicino. Se il rancore prende dimora, prima o poi si trasforma in odio e finisce per generare pensieri e azioni di morte. Se vogliamo liberare il cuore dal male, dobbiamo coltivare pensieri e propositi di bene. Verso tutti. Voler bene non impedisce di avanzare la legittima e doverosa critica quando in coscienza retta riteniamo che determinate scelte o azioni siano sbagliate. Se la critica nasce dalla benevolenza, non fa male perché proviene dallo scrigno della carità.

giovedì 5 febbraio 2026

Ci manda anche oggi ...

1Re 2,1-4.10-12 e Mc 6,7-13

“E prese a mandarli a due a due ... "Atrezzati con la sua Parola e poco altro. Gesù invita a portare con sè il minimo indispensabile: né pane, né sacca, né denaro, un paio di sandali e una tunica. Quasi a suggerirci la domanda su ciò che è il necessario. Un’altra cosa è assolutamente indispensabile il potere sugli spiriti impuri. L'esperienza ci conferma che quanto più rinunciamo alle cose tanto più riempiamo il cuore di Dio, e insieme scopriamo la forza per lottare contro il maligno. Gesù è inviato (Parola che salva e libera dal male), ma è anche colui che invia. È Lui che ci sceglie, è lui che ci manda, è lui la nostra piena libertà e la piena autonomia, perché nell'essere mandati tutto dipende da Dio.


mercoledì 4 febbraio 2026

Avanti tutta ...

2Sam 24,2.9-17 e Mc 6,1-6

Il racconto conduce a una generale delusione ma la conclusione è davvero meravigliosa: "Gesù percorreva i villaggi intorno, insegnando". Quello che accade a Nazaret è causa di amarezza, ma questo non impedisce a Gesù di riprendere subito dopo il cammino in obbedienza alla missione che il padre gli affida. Gesù ci insegna a fare di ogni evento della vita una porta che si apre sul futuro. Non lasciamoci rinchiudere nelle amarezze della quotidianità e neppure reagiamo con rimprvero circa la mancanza di fede. Gesù non si lascia rinchiudere in questa logica distruttiva, ma si mette ancora in gioco completamente e riprende il cammino. Oggi chiediamo per ciascuno di noi la stessa grazia, non è facile ma sappiamo anche che a Dio tutto è possibile.

martedì 3 febbraio 2026

Un Dio distratto ...

2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4 e Mc 5,21-43

Una dinamica strana tra due situazioni esistenziali gravi e complesse: una donna malata e una bambina morente ... Una preghiera insistente, una speranza nascosta e una attesa che non trova soddisfazione ... Quante volte ci è capitato di consegnare a Dio le nostre intenzioni e necessità, anche quelle più gravi e legittime. E quante volte la nostra richiesta non ha trovato risposta: Dio non risponde, sembra si preoccupi di altro o di altri. L’agenda di Dio non sempre coincide con le nostre urgenze. È questo il momento della fede. Quando arriva la notizia drammatica della morte della figlia, Gesù gli consegna a Giàiro queste parole: “Continua ad avere fede!” . Nient’altro che questo. Nelle vicende della vita, la fede ci rende forti di fronte all’angoscia.

lunedì 2 febbraio 2026

Festa della Luce.

Ml 3,1-4 e Lc 2,22-40

La festa della presentazione di Gesù rappresenta una stupenda icona che apre ad attese e speranze : spetta infatti, ad un uomo carico di anni annunciare che sono giunti i tempi in cui l’uomo ritorna a sperare. Tutto si compie in Gesù, ogni cosa riparte e trova luce a partire da quel piccolo Bambino. Il racconto inizia ricordando che tutto si compie in Gesù, dobbiamo guardare verso Gesù, abbiamo tanto bisogno di concentrarci nel guardare in quel bambino l'uomo Gesù. Guardarlo bene, guardarlo fino a capire che lui e noi siamo destinati ad essere uno e che quest’uno è destinato ad essere uno con il Padre; se non vogliamo sciupare la vita inseguendo ideali falsi, dobbiamo guardare verso Gesù, 

domenica 1 febbraio 2026

Oltre la Beatitudine … Dio

 Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Le beatitudini ... tutti dicono la nuova Legge, la magna carta del Regno di Dio.

Troppo altisonanti queste definizioni ... credo che Gesù in quel momento in cui si siede e vuole insegnarci qualcosa di fondamentale per ciascuno di noi. 

Non vuole aggiungerci un nuovo regolamento ma raccontarci ciò che Dio vuole realizzare con noi, come ci vorrebbe felici e come questa felicità si raggiunge.

Molti uomini ieri come oggi pensano che la nostra realizzazione sia nell'esercizio del potere, nel successo economico, nella soddisfazione di bisogni ed affetti.

Questa espressione di valori è tutta una lettura partire da noi stessi e dalla nostra umanità.

Gesù parte da un altro sguardo, lui vede la nostra umanità fragile, e il suo guardare è il guardare del Padre, che si muove con amorevolezza verso di noi.

Quelle parole assumono un significato unico perché ci descrivono agli occhi di Dio, ci realizzano nella logica e nel cuore di Dio e non del mondo.

 

Scrive il Cardinal Pizzaballa: "Le beatitudini, parlano di un potere evangelico. Il potere dei poveri in spirito, che non possiede gli altri, ma li lascia liberi. Il potere dei miti, che non schiaccia, ma custodisce. Il potere degli afflitti, che è potere di stare nel dolore, senza negarlo e senza fuggire. Il potere degli operatori di pace, che costruisce relazioni senza imporre nulla. Il potere dei puri di cuore, un potere senza doppiezze. Il potere degli affamati di giustizia, che cercano la verità e non il proprio vantaggio. Il potere dei perseguitati, cioè di chi rimane fedele anche quando costa".

 

Come è diverso il modo di pensare di Dio dal nostro modo umano... Ma ci crediamo che quello di Dio è quello che ci realizza veramente, almeno questo lo abbiamo chiaro?

O siamo come quelli che ai funerali quando il Prete parla della vita eterna e del paradiso concludono pensando: ... Amen! Se c'è.!

 

Il modo di Dio di presentarci e realizzare la nostra felicità è un ritorno all’origine, ovvero al modo di vivere che Dio offrì all’uomo prima che la paura, la competizione e il dominio deformassero le relazioni tra le creature.

 

Dio Padre ha da sempre pensato per noi relazioni basate sulla fiducia, sulla trasparenza, sulla custodia reciproca, ma il peccato ha poi introdotto, come un veleno, una logica diversa, perversa, quella del dominio, dell’accusa e del tradimento.

 

Gesù con le Beatitudini si presenta come il Regno che accade e che chiede ai discepoli di lasciarsi impastare di nuove logiche, nuova mentalità.

Gesù è parola del Padre che continua a creare, e vuole per i suoi la felicità, la pienezza della vita, l’autenticità di una fede che non può avere in sé stessi e nella propria salvezza il centro e il motivo; vuole per i suoi una felicità che si occupa e custodisce, e rende possibile l’altrui felicità.

 

Oggi il volto del discepolo del Regno è il volto di tutti coloro su cui si stanno costruendo menzogne perché scomodi, perché troppo dalla parte della giustizia, della pace, del perdono, della riconciliazione, degli ultimi.

sabato 31 gennaio 2026

Dentro la tempesta

2Sam 12,1-7.10-17 e Mc 4,35-41

Dopo l'annuncio del regno ... Gesu sembra voler togliere ogni facile illusione e portare i discepoli a confrontarsi con la dura realta del mondo, violento e insieme assurdo. La temoesta è ilsegno di come tutti siamo travolti dalla drammaticita della storia e degli eventi quotidiani. In tutto questo la necessità di passare all’altra riva: Gesù continuamente propone e chiede ai suoi discepoli di fare dei passaggi nella vita, di compiere dei passo in avanti, di non lasciare che la noia o la stanchezza blocchi il cammino. È necessario passare all’altra riva, ovvero guardare in avanti, senza mai accontentarsi delle mete raggiunte, ma sempre in tensione verso ideali grandi, verso conquiste sempre più belle e significative. Gesù ha lo sguardo che arriva lontano, forse i discepoli un poco meno ... Chiediamoci come viviamo le novità che la vita ci presenta? 

venerdì 30 gennaio 2026

Così è il regno di Dio ...

2Sam 11,1-4.5-10.13-17 e Mc 4,26-34

La parabola presenta il Regno con l’immagine di un uomo che sembra disinteressarsi del seme gettato nel terreno. In realtà egli dorme tranquillo perché ha piena fiducia che la semina non è, non può essere vana. Gesù invita i discepoli a non stancarsi mai di gettare il seme: come la terra ha in sé la forza di accogliere e far germogliare il seme, così nella storia umana lo Spirito, attraverso canali misteriosi che Lui solo conosce, dona forza salvifica alle nostre fragili parole. Ignazio di Loyola ha così sintetizzato: "Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio". Oggi chiediamo la grazia di seminare con fiducia anche quando appare inutile, ricordiamoci che il Regno è nelle mani di Dio.

giovedì 29 gennaio 2026

Ancora orecchi per ascoltate

2Sam 7,18-19.24-29 e Mc 4,21-25

Per farci diventare ascoltatori capaci di comprendere, Gesù usa un’immagine tratta dalla vita domestica e perciò immediatamente comprensibile: una lampada deve essere messa sul candelabro, cioè posta nella condizione ottimale per rischiarare tutti quelli che sono nella casa. Una luce che ci rende capacitivo riconoscere e rilevare tutto ciò che diversamente starebbe nascosto. Ogni nascondimento della luce o dalla luce, priva l’umanità di quella Parola che può dare vita e speranza. In un un mondo sottosopra, come quello di oggi, nessuno è così stupido da riconoscere la necessità della luce, e ci si accorge che la fedeltà alla Parola ascoltara (anche se piccola luce) mette a rischio la vita. Forse non tutti siamo disposti a farlo. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Ascoltare per capire

2Sam 7,4-17 e Mc 4,1-20

Una bellissima immagine che racconta e spiega la necessità dell’agire di Dio e della missione della Chiesa. L 'insegnamento della parabola è preceduto da un verbo non a caso e che ritroviamo alla fine: "Ascoltate". Stare in ascolto è l’atteggiamento del credente, ed è la necessaria premessa di una vita di fede in cui Dio ha il primo posto. Se Gesù insegna, dobbiamo aprire il cuore e la mente per accogliere ogni sua parola. È questo lo stile proprio della Chiesa: insegnare ed ascoltare. La Chiesa non può solo limitarsi a ripetere le parole di Gesù, se vogliamo risvegliare nei battezzati la capacità di ascolto occorre annunciare il Vangelo con tutta la passione di un cuore che ama il bene e la verità.

martedì 27 gennaio 2026

Scoprie quanti fratelli, sorelle e madri ho?

2Sam 6,12-15.17-19 e Mc 3,31-35

Gesù descrive i suoi discepoli con gli appellativi di "fratello, sorella e madre"; sono quei legami che determinano la vita personale e sociale. In questo modo egli presenta la Chiesa come una comunità in cui la vita affettiva e relazionale hanno uno spazio prioritario, non marginale; e al tempo stesso annuncia che il fondamento di ogni relazione è il legame con Lui. La dimensione fraterna nasce dall’essere uniti al Figlio ma cresce nella misura in cui siamo realmente disposti, con Lui e come Lui, a compiere la volontà del Padre: "chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre".
Ma è proprioa partire da Gesù che cambia il modo di vivere la relazione fraterna; perché ciascuno aiuta l’altro a fare la volontà di Dio. È questa la premessa per incamminarsi nella via della comunione. 

lunedì 26 gennaio 2026

Non esiste stare fermi!

2Tm 1,1-8 e Lc 10,1-9

Gesù chiama e manda, ci rende apostoli. Il verbo inviare in greco è apostéllo. Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, coloro realizzano la propria vita non per sé stesi, ma in obbedienza alla chiamata che hanno ricevuto. Apostoli sono quelli che sentono l'urgrnza di rendere efficace e concreta la Parola di Dio. Ma questa chiamata è il conseguente essere mandati, non riguarda solo Gesù e qualche preselto, è una missione che riguarda tutti e può essere vissuta sempre, in qualunque circostanza di vita. Quando è che siamo apostoli? Lo siamo nella misura in cui con il nostro piccolo SI, facciamo della nostra vita un annuncio appassionato, una esperienza di umile servizio, se ci facciamo seminatori della Parola e se non solo parliamo di Dio ma cerchiamo di farlo vedere Dio.

domenica 25 gennaio 2026

Oggi si inizia!

Mt 4,12-23

Gesù ha scelto la Galilea! Non è stato ad aspettare il compimento di quelle promesse, ma ci ha messo del suo; lui ci è andato con le sue gambe, con un atto di volontà personale, con una scelta che ha messo in gioco la sua libertà consapevole.
I Vangeli ci accompagnano a scoprire pagina dopo pagina un percorso di consapevolezza e adesione libera, di scoperta e di trasformazione, che Gesù ha vissuto in prima persona. In lui la volontà del Padre non era un qualcosa di scontato, ma un compiersi autentico e progressivo che si è attuata nelle tante scelte che avevano il gusto della vita, della liberazione offerta, della risurrezione donata, della guarigione.
Matteo oggi ci dà una specifica immagine per dare corpo all’inizio del ministero di Gesù, come stimolo anche per il nostro vivere e agire da discepoli e per camminare più decisamente nei sentieri della missione.



sabato 24 gennaio 2026

Non c'è tempo per dormire

2Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27 e Mc 3,20-21

È legittimo pensare che quando ritorna a casa Gesù desideri, e abbia necessità di riposare, ma la gente non lo permette. Quel giorno la casa di Pietro diventa una sorta di ospedwle da campo, in realtà u a vera e propria chiesa domestica (domus ecclesiae).
Forse siamo di fronte a una situazione volutamente paradossale ma contiene anche un nucleo di verità. Se abbiamo la passione per il Regno, se desideriamo veramente che la Parola giunga a tutti, le esigenze individuali passeranno in secondo piano. Questo stile non riguarda solo preti e consacrati ma tutti i battezzati. Questo Vangelo ci scuote e chiede di misurare la vita con ideali più grandi di quelli che normalmente accompagnano e motivano le nostre giornate. 


venerdì 23 gennaio 2026

La vocazione resta un mistero.

1Sam 24,3-21 e Mc 3,13-19

Ogni vocazione si compie nella misura in cui si attua la risposta: "essi andarono presso di lui". Il verbo della chiamata da parte di Gesù [proskaléo] contiene l’idea della prossimità, e la risposta dei discepoli corrisponde alle intenzioni del Maestro. Infatti l’evangelista non si limita a dire che "andarono", ma tiene a precisare che andarono "presso di lui". Gesù  "Chiamò quelli che voleva" per renderli capaci della sua opera e missione. Per fare questo non attua una selezione, non guarda il curriculum, non misura le capacità, non sceglie quelli che sono più bravi. La radicalità della risposta si esprime nel verbo [apēlthomai] che significa lasciare o allontanarsi e fa pensare ad una persona che parte per andare a vivere altrove. Se non siamo pronti a lasciare, non diventiamo mai apostoli. Non possiamo dire di stare con Gesù se il cuore resta altrove. Oggi chiediamo la grazia di metterci, anima e corpo, a servizio del Vangelo. 

giovedì 22 gennaio 2026

La folla umana

1Sam 18,6-9; 19,1-7 e Mc 3,7-12

I farisei guardano Gesù con diffidenza, la gente invece accorre da ogni parte e impedisce a Gesù anche i suoi spazi di preghiera e solitudine. Gesù comprende quella gente, non la allontana con fastidio, al contrario l’accoglie con amore, gli permette di avvicinarsi e di toccarlo; ma non può vendere illusioni, per questo si sottrae a quell’abbraccio soffocante  e chiede ai discepoli di mettergli a disposizione una barca, non solo per evitare di restare schiacciato, come annota l’evangelista ma anche per avere la possibilità di comunicare la Parola. Anche oggi possiamo e dobbiamo rispondere alle molteplici necessità materiali e spirituali,  senza tralasciare l’incontro liberante con Gesù. Oggi chiediamo la grazia di toccare con fede il Corpo di Gesù per entrare in quella grazia che é la vita nuova di chi accoglie il mistero del Padre.

mercoledì 21 gennaio 2026

Non ci sono mezze misure

1Sam 17,32-33.37.40-51 e Mc 3,1-6

Gesù non vuole sminuire né abolire la legge e ciò che la Legge prescrive, ma piuttosto farla risplendere in tutta la sua bellezza. Per questo ancora di sabato "entrò nella Sinagoga" e insegna a celebrare il sabato con parole e gesti che mettono in luce il primato della carità. Perché la carità è il cuore pulsante della legge; in questa direzione si comprende la domanda che Gesù pone a tutti: "È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?" La domanda è rivolta a tutti e chiede a ciascuno di compiere una scelta precisa: non ci sono posizioni intermedie, per cui, è bene evitare il male, ma è male evitare il bene (Papa Francesco 12 agosto 2018). Oggi chiediamo la grazia di essere attivi protagonisti nel riconoscere e promuovere la dignità di ogni uomo, creato ad immagine di Dio.

martedì 20 gennaio 2026

La legge di sabato

1Sam 16,1-13 e Mc 2,23-28

Quando i precetti, le regole e le leggi umane nonostante le buone intenzioni, hanno avvolto e imbrigliato lo Shabbat (il sabato) in una rete di norme che, invece di far risplendere il dono di Dio, finiscono per nascondere la luce, obbligano Gesù, senza troppa diplomazia, ad accusare apertamente i suoi interlocutori di non conoscere le Scritture ribalta le consuetudini e apre nuove  e originarie possibilità di comprensione.
Per Gesù la Legge non deve schiacciare l’uomo e non lo deve soffocare, ma lo deve elevare e fortificare: "Il Sabato è stato fatto per l’uomo”. Forse varrebbe la pena di ripensare anche ai nostri precetti per quanto hanno oscurato la bellezza della risposta libera della fede. Oggi chiediamo la grazia di vivere ogni cosa nella luce di Dio e di fare di ogni evento una occasione per esprimere la nostra relazione con Lui.

lunedì 19 gennaio 2026

Croce e risurrezione

1Sam 15,16-23 e Mc 2,18-22

Nella domanda e nella risposta è contenuta la congiunzione tra passato e futuro, antico e nuovo. Le nozze sono l’immagine della festa, e nell’immaginario collettivo non c’è un simbolo più forte per parlare della gioia. Gesù si presenta come Colui che viene a rinnovare l’antica alleanza. È giunto il tempo della festa, Dio è pronto a manifestare la sua misericordia. Ma al contempo le stesse parole sorprendono perché con l'immagine delle nozze s’intreccia e quasi si confonde l'immagine della croce, la nuova e definitiva alleanza che passa attraverso la sofferenza. Il Vangelo dunque ricorda che la festa non è mai priva di ombre; ma dice anche che possiamo vivere la croce con l’intima certezza che essa partecipa alla festa e contribuisce a manifestare la nuova alleanza. Oggi chiediamo la grazia di imparare a intrecciare croce e resurrezione.

domenica 18 gennaio 2026

E cosa Testimoniamo?

 Gv 1,29-34

(...) C’è qualcosa che supera ogni evidenza scientifica ... la fede in Gesù si fonda sulla testimonianza! (...) C'è chi ha visto così da vicino e ha raccontato con tanta convinzione, al punto di essere stati talmente credibili da generare conversioni, capovolgimenti radicali della vita.
Gli stessi Vangeli quindi non sono altro che testimonianze di fede di intere comunità che hanno visto Gesù, creduto alle sue parole, aderito al suo messaggio, testimoniato il suo amore.(...) Testimone: colui che ha visto e puó raccontate con certezza e verità un fatto!
Giovanni ci testimonia che Gesù è l'agnello di Dio, perché lo ha visto come "Agnello che porta il peccato del mondo".
Come posso fare a testimoniare Gesù?
Credo che occorre imparare a conoscerlo ...
Credo che occorre stare un po con lui, magari di più di quanto facciamo ora, ... nulla!
Credo occorra frequentarlo ...
Altrimenti resterò sempre un estraneo per lui ... e lui per me ...

sabato 17 gennaio 2026

Un Dio per tutti

1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1 e Mc 2,13-17

Levi è icona della pecorella smarrita, di quell’umanità marginale e socialmente scartata; quelli che vivono ai margini della fede, convinti di non potere più stare al cospetto di Dio, come anche di non riuscire più a entrare nella sua casa. L'evangelista ci sorprende di nuovo, perchè mostra un Dio che non si rassegna a perdere anche uno solo dei suoi figli e vuole riportare tutti a casa. D’ora in poi, Gesù sarà guardato a vista, le sue parole e i suoi gesti saranno vagliati con attenzione scrupolosa da parte dell’autorità religiosa. Il giudizio finale sarà una piena bocciatura. Ma noi crediamo che proprio Lui ha portato a compimento la storia di Dio, ma non basta dirlo a parole. Oggi chiediamo la grazia di dire parole e compiere gesti che manifestano in modo chiaro la misericordia di Dio.

venerdì 16 gennaio 2026

Accade nello stupore di tutti

1Sam 8,4-7.10-22 e Mc 2,1-12

Nel racconto di Marco emerge lo stupore nel momento in cui anche Gesù vede questo paralitico, disteso sul suo giaciglio, scendere dal… tetto. Poi il racco to si apre sulle parole sconvolgenti del Signore: "Ti sono rimessi i peccati". Ma solo a Dio, solo l’Onnipotente può perdonare il peccato, al punto che anche il paralitico rimane disorientato. Gesù invece sa bene il senso e il valore delle sue parole. Lui sa che il peccato genera catene che legano mani e piedi; il peccato ci chiude in gabbia e ci rende prigionieri della nostra fragilità. Lui sa che il peccato impoverisce l’uomo, rattrappisce la sua volontà, favorisce la rassegnazione, toglie il coraggio; lui sa che la vera paralisi è quella del cuore. Per questo gli dice: "Ti sono rimessi i peccati", e per portare a compimento il perdono: "Alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua"; gli dona una nuova vita.

giovedì 15 gennaio 2026

Venivano a lui da ogni parte ...

1Sam 4,1-11 e Mc 1,40-45

"... venivano a lui da ogni parte". Ma perché oggi tra noi non è più così?
Credo che la causa sia il mutato il contesto umano che accoglie il mistero di Dio. Oggi non siamo disposti veramente a farci carico del prossimo e ad accogliere il disagio dei fratelli. Con fatica siamo disposti a condividere tempo e risorse per curare le ferite di chi ha perso la sua dignità. Non siamo disposti a diventare fratelli di coloro che non hanno più una famiglia. Non siamo disposti a ricucire le relazioni ferite dalla stupidità e dall’orgoglio.cio che attrae a in Gesù era il suo modo di rendere concdeta la carità, che non era una parola annunciata per suscitare desideri, ma età un seme che germoglia e si traduce in gesti concreti e precisi. Oggi chiediamo la grazia di vivere una carità che vince ogni paura e ci rende capaci di fare tutti i passi necessari per costruire legami che portano nella storia quotidiana il profumo di Dio.


mercoledì 14 gennaio 2026

Prendiamoci per mano

1Sam 3,1-10.19-20 e Mc 1,29-39

La suocera di Simone era a letto con la febbre, la situazione è grave al punto che sembra opportuno rivolgersi a Gesù. Ed ecco che: "Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano". Niente di eclatante, un gesto semplice in un contesto di quotidianità fatto anche di fragilità e di limiti. In questo modo il Vangelo invita a vivere le relazioni come luoghi di vita. Presi da tante cose, dedichiamo poco tempo alle relazioni. Impegniamoci a coltivare i legami più significativi, sia nella comunità domestica che in quella ecclesiale, con la certezza che se, nutrita di fede e rivestita di amore, ogni relazione è davvero una grazia inestimabile.

martedì 13 gennaio 2026

Fare tacere il male ...

1Sam 1,9-20 e Mc 1,21-28

Nella sinagoga, Gesù "insegnava loro come uno che ha autorità", perché Gesù ci credeva veramente nel bene e perciò parlava con la convinzione e la forza di chi ama. Anche noi possiamo e dobbiamo fare un atto di autorità verso il bene, perché non vogliamo essere schiacciati dal male, né da quello del mondo che ci circonda, e neppure dal nostro male interiore. Decidiamo di voler fare del bene, di volerlo fare con autorità, proviamo ad essere noi l’esempio per chi ci sta intorno, proviamo ad essere noi portatori di questa rivoluzione. Se il male genera sofferenza e dolore, quale reazione scopriremo di fronte al bene che faremo?

lunedì 12 gennaio 2026

Venite dietro a me?

1Sam 1,1-8 e Mc 1,14-20

Gesù passa e dice:”Venite dietro a me”. E basta una parola così e subito abbandonano tutto e lo seguono? Forse è un poco esagerato, forse il vangelo oggi in realtà vuole proporci una visione stilizzata, per indicarci una conseguenza della chiamata di Gesù: diventare suoi discepoli. Qui tutto è centrato su una parola del Signore: "venitemi dietro", seguitemi! Cosa comporta questo seguirlo? Comporta il discatto da cio che riempie il nostro bisogno di sicurezze e delle certezze solo nostre. Gesù vuole avere una priorità: "se segui me non hai bisogno di altro, io ti basterò". Ogni inizio necessità di una scelta di priorità, e Gesù che non è astratto, chiede uno spazio reale e co creto nella tua vita, diversamente non si parte, altrimenti non si lascia ... ma si resta fuori da una relazione personale con Lui.

domenica 11 gennaio 2026

Battezzati ... immersi ...

Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17


Ho scelto questo spezzone di film su Gesù (della serie The Chosen) perché in modo molto esplicito Gesù ci parla del suo battesimo:

COME GESU' CONCEPISCE E VIVE IL SUO ESSERE BATTEZZATO

-  Gesù si lascia battezzare ...  Per lui significa immergersi in quella realtà di peccato e di iniquità di cui la morte è la conseguenza ultima, ma che esprime anche la nostra fragilità umana. 

Ma il suo immergersi ed emergere dalle acque è pure risurrezione. Ma i discepoli non capiscono... non lo capiranno ancora fintanto che accadrà tutto ...

 

COSA RIVELA A NOI IL SUO BATTESIMO

- Il Battesimo per Gesù significa essere pienamente il Figlio amato che compie e realizza la volontà del Padre.

Il nostro essere battezzati è tutto questo ma anche annuncio e anticipo della nostra risurrezione.

Quindi come tutti sappiamo il nostro immergerci (battesimo) significa immersione nella vita stessa di Gesù

·                   Un'immersione nella fragilità;

·                   una immersione nella volontà di Dio;

·                   il rendere ciascuno di noi parte della vita stessa di Dio.

 

Quindi il vangelo di questa domenica dà senso anche al nostro battesimo se comprendiamo che non è stato solo un rito, ma è un segno attuale anche ora che realizza una vita nuova, che manifesta il nostro essere in relazione con Dio, l'essere figli amati.

 

DA TUTTO QUESTO COSA NE DERIVA

 Proviamo a pensarci in questa settimana?

1) Siamo invitati a una nuova e più completa consapevolezza rispetto a ciò che ci è stato donato e da una rinnovata fiducia nella grazia del nostro battesimo.
Cioè fiducia in ciò che il battesimo realizza: la nostra vocazione ad essere Figli amati, di cui il Padre si compiace.
2) Benedetto XVI diceva che la prima conseguenza del Battesimo è che Dio è al centro della nostra vita, lui si pone come prioritario rispetto al nostro esserci ed esistere. Noi siamo in Dio e Dio è in noi.

3) Per cui se Dio c'è, C’è ed è con noi; ed entra nella nostra vita, la sua vicinanza dovrebbe portare a considerare la sua presenza reale in ciascuno di noi.

 

DETTO QUESTO NE CONSEGUE:

1) Che essere cristiani non è una formalità o una scelta, cioè una conseguenza di una mia decisione come se: “Io adesso mi faccio cristiano”. Sarebbe un poco presuntuoso ....
2) Ma col battesimo è Dio che mi fa cristiano, mi prende per mano, e dicendogli di “sì”, lo divento cristiano. Si diventa cristiani quando Dio nel battesimo ci fa suoi figli amati.


La nostra vera sfida nella vita è vivere in risposta alla chiamata di Dio ad essere suoi figli. La sfida del Battesimo!

sabato 10 gennaio 2026

Oggi

 1Gv 4,19-5,4 e  Lc 4,14-22

Oggi: quest’avverbio ritorna molte volte nel Vangelo di Luca, dall’annuncio angelico nella notte di Betlemme alla promessa che Gesù consegna al malfattore crocifisso con lui. Il Vangelo invita a fare dell’oggi il nostro unico tesoro. Gesù si inserisce in quella storia, non spunta all’improvviso come un fungo ma realizza le antiche profezie: “Oggi questa Scrittura si è compiuta”. Il commento di Gesù sorprende tutti. Il riferimento all’oggi mette in allarme i suoi ascoltatori, essi infatti vedevano che quella storia non si era affatto compiuta, la liberazione annunciata non era ancora realizzata, anzi, in quel periodo Israele soffriva tutto l'opposto; invece Gesù afferma che tutto è compiuto. Quello che a noi appare solo come un germoglio, agli occhi di Dio rappresenta già la pienezza di tutto ciò che deve accadere.

venerdì 9 gennaio 2026

Una notte di paura

1Gv 4,11-18 e Mc 6,45-52

I discepoli sperimentano il vento contrario; la fatica; ... hanno paura. La delusione li attanaglia si sentono soli e smarriti; e soprattutto non comprendono il senso degli eventi. Poche ore prima avevano gustato il pane, la festa, la gioia, i canti… E proprio quando tutto sembrava finalmente prendere la giusta piega ..., ecco un comando perentorio che non lascia spazio ad alcuna obiezione. Nella vita vi sono situazioni che ti svuotano e ti disorientano, si entra nella notte, ci sentiamo soli, abbandonati anche dal Signore nel quale abbiamo riposto ogni speranza. Non sappiamo se e quando tornerà la luce, ma il vangelo ci dice che sul finire della notte egli [Gesù] andò verso di loro. Oggi chiediamo la grazia di non cadere nella palude della rassegnazione e di custodire una fede ardente nell’amore fedele di Dio.

giovedì 8 gennaio 2026

Ebbe compassione

1Gv 4,7-10 e Mc 6,34-44

Quando Gesù scende dalla barca vede una folla che lo attende, in quei volti, in quelle presenze egli vede tutte le loro attese e in lui nasce un sentimento profondo di compassione. Il verbo greco della compassione [splanchnízomai], nei vangeli, viene applicato sempre e soltanto a Gesù o nelle parabole in cui si descrive o annuncia l’agire misericordioso di Dio. Provare compassione significa sentire nella propria carne la sofferenza che consuma il corpo e ferisce il cuore. Dio non elimina la sofferenza ma com-patisce, cioè condivide il nostro dolore, si fa nostro compagno di viaggio. Ma cosa genera la compassione? La compassione genera amore; e l’amore non può restare inattivo; l'amore è coraggio, generosità e creatività.

mercoledì 7 gennaio 2026

Da Nàzaret a Cafarnao

1Gv 3,22-4,6 e Mt 4,12-17.23-25

La vita pubblica di Gesù inizia quando Giovanni viene arrestato. Vita pubblica significa un taglio netto con gli anni vissuti a Nazaret. Di quegli anni non sappiamo nulla, di quel tempo vissuto in un piccolo villaggio sconosciuto della Galilea. Quello che possiamo supporre è la fatica di fronte a un cammino nuovo; una avventura nella quale avrebbe incontrato nuovi amici ma anche nemici e tantissima diffidenza. Ma quando giunge l’ora indicata dal Padre, occorre partire con decisione e senza voltarsi indietro. Anche nella nostra vita possiamo riconoscere momenti di nascondimento e di silenzio, e momenti di uscita allo scoperto. Oggi chiediamo la grazia di imparare a vivere l’umiltà di Nazaret per camminare più decisamente nei sentieri della quotidianità. 

martedì 6 gennaio 2026

Epifania: Al mondo si manifesta la luce vera.

Is 60,1-6 Sal 71 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12

Nulla di ciò che sta accadendo oggi nel mondo che pretende di contare mi soddisfa. Forse è sempre statocisi e non è uma novità ... o forse cio che accade sta rasentando il limite della folle pretesa umana di dominare il mondo.
Sono ancora forti i richiami di Papa Leone del messaggio della Giornata della Pace che così bene descrivono la realtà attuale, e denuncia come "scandaloso" e "follia" la corsa al riarmo e la strumentalizzazione della guerra per la pace. Il Papa indica la via per una "umile e perseverante" fondata sul disarmo interiore, la mitezza e la giustizia. Sono questi i presupposti di una legalità mondiale e il fondamento di principi universali di giustizia e democrazia. È assurdo promuovere e giustificare la violenza per difendere presunti valori universali. L'appello alla mitezza: Sottolinea che la vera pace nasce dall'umiltà evangelica, dalla fragilità e dalla conversione dei cuori.
Cio che la fede in Cristo oggi ci rivela è che come a quel tempo gli uomini continuano camminare nelle tenebre di una falsa verità che è solo smania di potere e di dominio. Ma la luce della stella rivela una luce inestinguibile. Sono cambiati i tempi; i potenti protagonisti; gli strumenti tecnoligici a disposizione per fare le guerre; ma non sono cambiati gli obiettivi, il male, la sofferenza e la morte che ne consegue.
È di fronte a tutto questo che parole come quelle di  esprimono un senso inequivocabile: "Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo…"
Una grande comunione in Cristo, tutti uniti a Lui e in Lui. Questa certezza di fede si fonda proprio sul segno della Epifania, dove i Magi adorano, cioè riconoscono e testimoniano l'amore a quel bambino che è amore di Dio, e Dio stesso per tutti, dato e nella carne ... per tutti, nonostante la malvagità...

lunedì 5 gennaio 2026

Abbiamo trovato ... scoperto ...

1Gv 3,11-21 e Gv 1,43-51

Filippo era di Betsaida, la città di Pietro e Andrea. I rapporti tra Cafarnao e Betsaida restano ancora sconosciuti e avvolti nelle ipotesi; ciò che emerge oggi è che Betsaida, citata in Giovanni, esiste realmente e ha una sua tradizione e solidità archeologica. Le recenti scoperte identificano l'antica città di Betsaida, con i resti di una basilica bizantina e con iscrizioni dedicate a Pietro. Tutto ci conferma essere stata una città importante e visitata da Gesù, che qui compì numerosi miracoli. Giovanni ci dice che Filippo è pieno di gioia per aver trovato il Messia, per questo cerca di convincere l’amico Natanaèle, inizialmente riottoso, ad incontrare il Rabbì di Nazaret. Questa scena mostra che il Vangelo percorre i secoli e il tempo attraverso l’annuncio personale. Abbiamo bisogno di riscoprire l'essere una comunità tutta protesa a portare il Vangelo con un annuncio fatto di contatti personali.

domenica 4 gennaio 2026

Un prologo universale

Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18

Nell’immersione natalizia può capitare di fissare l’attenzione esclusivamente sulle immagini, sulle statue che esprimono lo Spirito natalizio al punto di non riuscire a interrogarci sul mistero e sul senso del Natale che è non si esaurisce in una ricorrenza per quanto bella possa essere.
Ma anche se si volesse oggi sarebbe umanamente impossibile giustificare il natale davanti all'orrore della guerra e di tutte le vite spezzate che ha causato; impossibile di fronte alla devastante sofferenza dei genitori che hanno perso i loro figli nella tragedia dell'incendio della notte di capodanno in Svizzera; di fronte al dramma umano che si consuma quotidianamente, un natale tradizionale non basta.
La liturgia della seconda domenica di natale serve proprio per scendere nel mistero. Serve per colmare tutta la nostra incapacità di dare senso e significato agli abissi dell'umano e immergerci nella pienezza di Dio Padre che come dice San Paolo agli Efesini: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, ..."; parole che Paolo esprime conscio di una realtà divina che sovrasta l'uomo ma non lo schiaccia, perché gli appartiene nell'ordine dell'esistere. Quelle di Paolo sono parole che esprimono una chiave di lettura di tutto ciò che è Gesù Cristo figlio di Dio e verbo incarnato. Quel figlio di Dio unica via per conoscere il Padre: “Dio nessuno mai l’ha visto: l’unigenito Dio, che è verso il grembo del Padre, egli l’ha narrato”. Ciascuno di non porta in se una profonda nostalgia di colui davanti al quale è se stesso, l’uomo è desiderio di vedere Dio, il suo volto nascosto. Ma nessuno l’ha mai visto, e nessuno lo vedrà. Gesù Cristo, l’unigenito Dio, che è verso il seno del Padre, con le sue opere e parole, arfiva a direca Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). È infatti la Parola, che per questo è diventata “carne”. Ma queste affermazioni di Giovanni sono il frutto dell'intimità tra Gesú e lo stesso discepolo amato.
L’inizio del vangelo di Giovanni ci porta, con un colpo d’ala, sopra lo spazio e oltre il tempo, al di là di ogni creatura, per mostrarci chi è Gesù, l’uomo abilitato a pieno titolo a narrarci l’invisibile. Con sorpresa scopriamo che colui che amava chiamarsi Figlio dell’uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Leggendo questo inno si ha l’impressione di essere trasportati a volo d’aquila verso un luogo elevatissimo eppure domestico, quasi fosse il nostro nido, dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa. È infatti nella Parola rivolta al Padre che troviamo la nostra patria: il Padre stesso.
Signore Gesù, in te tocchiamo “il cielo”, sfioriamo Dio, siamo raggiunti dall’infinito. Ci apri a novità inaudite, ti fidi della nostra fragilità, ci affidi progetti immensi di cui mai avremmo pensato di essere parte. Gesù, in te riceviamo doni su doni, tenerezza su tenerezza, amore su amore, Dio stesso. Tu sei la prova che in questo mondo è possibile amare davvero, fino in fondo, fino a dare la vita.

sabato 3 gennaio 2026

Lui porta il peccato

1Gv 2,29-3,6 e Gv 1,29-34

Il peccato è come un muro che divide l’uomo da Dio, lo divide dagli altri uomini e lo frantuma in se stesso. Un muro altissimo che impedisce di vedere il Cielo. Nel testo del vangelo il sostantivo è al singolare per sottolineare che Gesù libera l’uomo dal peccato che lo assedia, spezza questa condizione che ci impedisce di camminare o rallenta il nostro cammino verso Dio. In greco troviamo il verbo airō che significa prendere, rimuovere, portare via. Gesù però non toglie il peccato con la bacchetta magica ma lo prende, cioè lo porta su di sé, si carica del nostro fardello. Gesù non tollera il peccato ma lo toglie con decisione. È questa la premessa per iniziare qualsiasi storia nuova. Invece noi siamo abituati a giudicare l’altro, puntando il dito sugli errori che lui commette. Imparare a non giudicare è una grande conquista. Se vogliamo davvero liberare il prossimo dal peccato, non solo non dobbiamo giudicarlo ma dobbiamo prendere su di noi il suo peccato, portarlo nella nostra carne, soffrendo con lui e per lui. 

venerdì 2 gennaio 2026

Quale identità hai?

1Gv 2,22-28 e Gv 1,19-28

Tutti si domandano se non è proprio lui il Messia atteso. Anche i capi religiosi vogliono capire e mandano sacerdoti e leviti per interrogarlo: “Tu, chi sei?”
Gli chiedono di svelare la sua identità. Giovanni avrebbe potuto falsare la sua carta d’identità, ma, non vuole prendere un posto che non gli spetta. Non dice neppure di essere un profeta, si presenta soltanto come una voce.
Una voce ... un grido ... la sua vocazione è essere voce che grida.
Dio non si stanca di chiamare al sacerdozio e alla vita consacrata ma molti giovani oggi sono distratti, non sanno leggere la loro carta d’identità e seguono le illusioni del cuore.

giovedì 1 gennaio 2026

La strada della pace

Nm 6, 22-27   Sal 66   Gal 4,4-7   Lc 2,16-21

 

Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Custodire e meditare ... Maria non fa domande ai pastori, li lascia parlare, lascia loro raccontare tutto quello che è successo nella notte ... 

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

No, Maria non si stupisce in modo istintivo e plateale, ma di fronte ad un Mistero così grande, così sproporzionato che fare? Lei che è protagonista della storia della salvezza, che sa e non sa. Ha imparato che non serve fare domande inutili. 

Maria passa dal contemplare e custodire al continuare il suo cammino nel tempo, nella quotidianità.

Ecco questo stimolo per noi oggi, in cammino in un tempo di transizione, in un tempo complicato e complesso ... In un tempo in cui la pace tra i popoli, tra gli uomini è semplicemente minacciata ... e strumentalizzata.

Il messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace ha come tema centrale: "La pace sia con tutti voi, verso una pace disarmata e disarmante".Il Papa afferma con forza che la pace non è un'utopia spirituale, ma una scelta concreta e un dovere di tutti i Paesi.

Poi decisamente denuncia l'orientamento di tante Nazioni occidentali per un riarmo globale come soluzione per garantire pace e sicurezza. Il No al Riarmo esprime la convinzione della Chiesa e dei credenti circa l'inutilità degli armamenti come risorsa di pace ed esortando le nazioni a trasformare gli investimenti militari in risorse per il bene comune.

Poi il messaggio ci propone un'idea: la Pace "Disarmata" che nasce da un "cuore disarmato" che resiste alla violenza e la vince con il dialogo e l'incontro.

Anche quando sembra che il dialogo e la diplomazia ormai siano solo strumenti vuoti per tergiversare e coprire progetti di spartizione territoriale o altre azioni militari più incisive e devastanti.

Leone XIV sottolinea che la pace non può essere delegata solo ai potenti, ma deve essere costruita e coltivata ogni giorno dai singoli cittadini attraverso la responsabilità e la solidarietà verso i più deboli. E' appunto lo sguardo sui deboli e sulla fragilità umana che veniamo condotti di fronte alla fragilità di un Bambino la cui vera forza non è nella violenza, ma nella piccolezza e nell'amore che disarma i cuori, ispirando la cura per i più fragili, quel bambino che sarà l'uomo Gesù Cristo:

- il cui vangelo svela il perdono come vera risorsa umana, senza il perdono non ci sarà mai la pace,

il dialogo interreligioso e culturale come necessario e fondamentale per costruire ponti,

la diplomazia e il superamento del "falso realismo", che vede la guerra inevitabile e il riarmo necessario.

A partire da quel bambino non possiamo esimerci dal costruire la pace e coltivare la speranza ragionevole e realistica per l'impegno quotidiano di tutti, credenti e non, per un disarmo integrale di cuori e menti.

Nessuno di noi può pensare che la guerra sia una soluzione percorribile ...  nessuno!