sabato 31 gennaio 2026

Dentro la tempesta

2Sam 12,1-7.10-17 e Mc 4,35-41

Dopo l'annuncio del regno ... Gesu sembra voler togliere ogni facile illusione e portare i discepoli a confrontarsi con la dura realta del mondo, violento e insieme assurdo. La temoesta è ilsegno di come tutti siamo travolti dalla drammaticita della storia e degli eventi quotidiani. In tutto questo la necessità di passare all’altra riva: Gesù continuamente propone e chiede ai suoi discepoli di fare dei passaggi nella vita, di compiere dei passo in avanti, di non lasciare che la noia o la stanchezza blocchi il cammino. È necessario passare all’altra riva, ovvero guardare in avanti, senza mai accontentarsi delle mete raggiunte, ma sempre in tensione verso ideali grandi, verso conquiste sempre più belle e significative. Gesù ha lo sguardo che arriva lontano, forse i discepoli un poco meno ... Chiediamoci come viviamo le novità che la vita ci presenta? 

venerdì 30 gennaio 2026

Così è il regno di Dio ...

2Sam 11,1-4.5-10.13-17 e Mc 4,26-34

La parabola presenta il Regno con l’immagine di un uomo che sembra disinteressarsi del seme gettato nel terreno. In realtà egli dorme tranquillo perché ha piena fiducia che la semina non è, non può essere vana. Gesù invita i discepoli a non stancarsi mai di gettare il seme: come la terra ha in sé la forza di accogliere e far germogliare il seme, così nella storia umana lo Spirito, attraverso canali misteriosi che Lui solo conosce, dona forza salvifica alle nostre fragili parole. Ignazio di Loyola ha così sintetizzato: "Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio". Oggi chiediamo la grazia di seminare con fiducia anche quando appare inutile, ricordiamoci che il Regno è nelle mani di Dio.

giovedì 29 gennaio 2026

Ancora orecchi per ascoltate

2Sam 7,18-19.24-29 e Mc 4,21-25

Per farci diventare ascoltatori capaci di comprendere, Gesù usa un’immagine tratta dalla vita domestica e perciò immediatamente comprensibile: una lampada deve essere messa sul candelabro, cioè posta nella condizione ottimale per rischiarare tutti quelli che sono nella casa. Una luce che ci rende capacitivo riconoscere e rilevare tutto ciò che diversamente starebbe nascosto. Ogni nascondimento della luce o dalla luce, priva l’umanità di quella Parola che può dare vita e speranza. In un un mondo sottosopra, come quello di oggi, nessuno è così stupido da riconoscere la necessità della luce, e ci si accorge che la fedeltà alla Parola ascoltara (anche se piccola luce) mette a rischio la vita. Forse non tutti siamo disposti a farlo. 

mercoledì 28 gennaio 2026

Ascoltare per capire

2Sam 7,4-17 e Mc 4,1-20

Una bellissima immagine che racconta e spiega la necessità dell’agire di Dio e della missione della Chiesa. L 'insegnamento della parabola è preceduto da un verbo non a caso e che ritroviamo alla fine: "Ascoltate". Stare in ascolto è l’atteggiamento del credente, ed è la necessaria premessa di una vita di fede in cui Dio ha il primo posto. Se Gesù insegna, dobbiamo aprire il cuore e la mente per accogliere ogni sua parola. È questo lo stile proprio della Chiesa: insegnare ed ascoltare. La Chiesa non può solo limitarsi a ripetere le parole di Gesù, se vogliamo risvegliare nei battezzati la capacità di ascolto occorre annunciare il Vangelo con tutta la passione di un cuore che ama il bene e la verità.

martedì 27 gennaio 2026

Scoprie quanti fratelli, sorelle e madri ho?

2Sam 6,12-15.17-19 e Mc 3,31-35

Gesù descrive i suoi discepoli con gli appellativi di "fratello, sorella e madre"; sono quei legami che determinano la vita personale e sociale. In questo modo egli presenta la Chiesa come una comunità in cui la vita affettiva e relazionale hanno uno spazio prioritario, non marginale; e al tempo stesso annuncia che il fondamento di ogni relazione è il legame con Lui. La dimensione fraterna nasce dall’essere uniti al Figlio ma cresce nella misura in cui siamo realmente disposti, con Lui e come Lui, a compiere la volontà del Padre: "chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre".
Ma è proprioa partire da Gesù che cambia il modo di vivere la relazione fraterna; perché ciascuno aiuta l’altro a fare la volontà di Dio. È questa la premessa per incamminarsi nella via della comunione. 

lunedì 26 gennaio 2026

Non esiste stare fermi!

2Tm 1,1-8 e Lc 10,1-9

Gesù chiama e manda, ci rende apostoli. Il verbo inviare in greco è apostéllo. Gli apostoli sono coloro che vanno perché mandati da qualcuno, coloro realizzano la propria vita non per sé stesi, ma in obbedienza alla chiamata che hanno ricevuto. Apostoli sono quelli che sentono l'urgrnza di rendere efficace e concreta la Parola di Dio. Ma questa chiamata è il conseguente essere mandati, non riguarda solo Gesù e qualche preselto, è una missione che riguarda tutti e può essere vissuta sempre, in qualunque circostanza di vita. Quando è che siamo apostoli? Lo siamo nella misura in cui con il nostro piccolo SI, facciamo della nostra vita un annuncio appassionato, una esperienza di umile servizio, se ci facciamo seminatori della Parola e se non solo parliamo di Dio ma cerchiamo di farlo vedere Dio.

domenica 25 gennaio 2026

Oggi si inizia!

Mt 4,12-23

Gesù ha scelto la Galilea! Non è stato ad aspettare il compimento di quelle promesse, ma ci ha messo del suo; lui ci è andato con le sue gambe, con un atto di volontà personale, con una scelta che ha messo in gioco la sua libertà consapevole.
I Vangeli ci accompagnano a scoprire pagina dopo pagina un percorso di consapevolezza e adesione libera, di scoperta e di trasformazione, che Gesù ha vissuto in prima persona. In lui la volontà del Padre non era un qualcosa di scontato, ma un compiersi autentico e progressivo che si è attuata nelle tante scelte che avevano il gusto della vita, della liberazione offerta, della risurrezione donata, della guarigione.
Matteo oggi ci dà una specifica immagine per dare corpo all’inizio del ministero di Gesù, come stimolo anche per il nostro vivere e agire da discepoli e per camminare più decisamente nei sentieri della missione.



sabato 24 gennaio 2026

Non c'è tempo per dormire

2Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27 e Mc 3,20-21

È legittimo pensare che quando ritorna a casa Gesù desideri, e abbia necessità di riposare, ma la gente non lo permette. Quel giorno la casa di Pietro diventa una sorta di ospedwle da campo, in realtà u a vera e propria chiesa domestica (domus ecclesiae).
Forse siamo di fronte a una situazione volutamente paradossale ma contiene anche un nucleo di verità. Se abbiamo la passione per il Regno, se desideriamo veramente che la Parola giunga a tutti, le esigenze individuali passeranno in secondo piano. Questo stile non riguarda solo preti e consacrati ma tutti i battezzati. Questo Vangelo ci scuote e chiede di misurare la vita con ideali più grandi di quelli che normalmente accompagnano e motivano le nostre giornate. 


venerdì 23 gennaio 2026

La vocazione resta un mistero.

1Sam 24,3-21 e Mc 3,13-19

Ogni vocazione si compie nella misura in cui si attua la risposta: "essi andarono presso di lui". Il verbo della chiamata da parte di Gesù [proskaléo] contiene l’idea della prossimità, e la risposta dei discepoli corrisponde alle intenzioni del Maestro. Infatti l’evangelista non si limita a dire che "andarono", ma tiene a precisare che andarono "presso di lui". Gesù  "Chiamò quelli che voleva" per renderli capaci della sua opera e missione. Per fare questo non attua una selezione, non guarda il curriculum, non misura le capacità, non sceglie quelli che sono più bravi. La radicalità della risposta si esprime nel verbo [apēlthomai] che significa lasciare o allontanarsi e fa pensare ad una persona che parte per andare a vivere altrove. Se non siamo pronti a lasciare, non diventiamo mai apostoli. Non possiamo dire di stare con Gesù se il cuore resta altrove. Oggi chiediamo la grazia di metterci, anima e corpo, a servizio del Vangelo. 

giovedì 22 gennaio 2026

La folla umana

1Sam 18,6-9; 19,1-7 e Mc 3,7-12

I farisei guardano Gesù con diffidenza, la gente invece accorre da ogni parte e impedisce a Gesù anche i suoi spazi di preghiera e solitudine. Gesù comprende quella gente, non la allontana con fastidio, al contrario l’accoglie con amore, gli permette di avvicinarsi e di toccarlo; ma non può vendere illusioni, per questo si sottrae a quell’abbraccio soffocante  e chiede ai discepoli di mettergli a disposizione una barca, non solo per evitare di restare schiacciato, come annota l’evangelista ma anche per avere la possibilità di comunicare la Parola. Anche oggi possiamo e dobbiamo rispondere alle molteplici necessità materiali e spirituali,  senza tralasciare l’incontro liberante con Gesù. Oggi chiediamo la grazia di toccare con fede il Corpo di Gesù per entrare in quella grazia che é la vita nuova di chi accoglie il mistero del Padre.

mercoledì 21 gennaio 2026

Non ci sono mezze misure

1Sam 17,32-33.37.40-51 e Mc 3,1-6

Gesù non vuole sminuire né abolire la legge e ciò che la Legge prescrive, ma piuttosto farla risplendere in tutta la sua bellezza. Per questo ancora di sabato "entrò nella Sinagoga" e insegna a celebrare il sabato con parole e gesti che mettono in luce il primato della carità. Perché la carità è il cuore pulsante della legge; in questa direzione si comprende la domanda che Gesù pone a tutti: "È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?" La domanda è rivolta a tutti e chiede a ciascuno di compiere una scelta precisa: non ci sono posizioni intermedie, per cui, è bene evitare il male, ma è male evitare il bene (Papa Francesco 12 agosto 2018). Oggi chiediamo la grazia di essere attivi protagonisti nel riconoscere e promuovere la dignità di ogni uomo, creato ad immagine di Dio.

martedì 20 gennaio 2026

La legge di sabato

1Sam 16,1-13 e Mc 2,23-28

Quando i precetti, le regole e le leggi umane nonostante le buone intenzioni, hanno avvolto e imbrigliato lo Shabbat (il sabato) in una rete di norme che, invece di far risplendere il dono di Dio, finiscono per nascondere la luce, obbligano Gesù, senza troppa diplomazia, ad accusare apertamente i suoi interlocutori di non conoscere le Scritture ribalta le consuetudini e apre nuove  e originarie possibilità di comprensione.
Per Gesù la Legge non deve schiacciare l’uomo e non lo deve soffocare, ma lo deve elevare e fortificare: "Il Sabato è stato fatto per l’uomo”. Forse varrebbe la pena di ripensare anche ai nostri precetti per quanto hanno oscurato la bellezza della risposta libera della fede. Oggi chiediamo la grazia di vivere ogni cosa nella luce di Dio e di fare di ogni evento una occasione per esprimere la nostra relazione con Lui.

lunedì 19 gennaio 2026

Croce e risurrezione

1Sam 15,16-23 e Mc 2,18-22

Nella domanda e nella risposta è contenuta la congiunzione tra passato e futuro, antico e nuovo. Le nozze sono l’immagine della festa, e nell’immaginario collettivo non c’è un simbolo più forte per parlare della gioia. Gesù si presenta come Colui che viene a rinnovare l’antica alleanza. È giunto il tempo della festa, Dio è pronto a manifestare la sua misericordia. Ma al contempo le stesse parole sorprendono perché con l'immagine delle nozze s’intreccia e quasi si confonde l'immagine della croce, la nuova e definitiva alleanza che passa attraverso la sofferenza. Il Vangelo dunque ricorda che la festa non è mai priva di ombre; ma dice anche che possiamo vivere la croce con l’intima certezza che essa partecipa alla festa e contribuisce a manifestare la nuova alleanza. Oggi chiediamo la grazia di imparare a intrecciare croce e resurrezione.

domenica 18 gennaio 2026

E cosa Testimoniamo?

 Gv 1,29-34

(...) C’è qualcosa che supera ogni evidenza scientifica ... la fede in Gesù si fonda sulla testimonianza! (...) C'è chi ha visto così da vicino e ha raccontato con tanta convinzione, al punto di essere stati talmente credibili da generare conversioni, capovolgimenti radicali della vita.
Gli stessi Vangeli quindi non sono altro che testimonianze di fede di intere comunità che hanno visto Gesù, creduto alle sue parole, aderito al suo messaggio, testimoniato il suo amore.(...) Testimone: colui che ha visto e puó raccontate con certezza e verità un fatto!
Giovanni ci testimonia che Gesù è l'agnello di Dio, perché lo ha visto come "Agnello che porta il peccato del mondo".
Come posso fare a testimoniare Gesù?
Credo che occorre imparare a conoscerlo ...
Credo che occorre stare un po con lui, magari di più di quanto facciamo ora, ... nulla!
Credo occorra frequentarlo ...
Altrimenti resterò sempre un estraneo per lui ... e lui per me ...

sabato 17 gennaio 2026

Un Dio per tutti

1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1 e Mc 2,13-17

Levi è icona della pecorella smarrita, di quell’umanità marginale e socialmente scartata; quelli che vivono ai margini della fede, convinti di non potere più stare al cospetto di Dio, come anche di non riuscire più a entrare nella sua casa. L'evangelista ci sorprende di nuovo, perchè mostra un Dio che non si rassegna a perdere anche uno solo dei suoi figli e vuole riportare tutti a casa. D’ora in poi, Gesù sarà guardato a vista, le sue parole e i suoi gesti saranno vagliati con attenzione scrupolosa da parte dell’autorità religiosa. Il giudizio finale sarà una piena bocciatura. Ma noi crediamo che proprio Lui ha portato a compimento la storia di Dio, ma non basta dirlo a parole. Oggi chiediamo la grazia di dire parole e compiere gesti che manifestano in modo chiaro la misericordia di Dio.

venerdì 16 gennaio 2026

Accade nello stupore di tutti

1Sam 8,4-7.10-22 e Mc 2,1-12

Nel racconto di Marco emerge lo stupore nel momento in cui anche Gesù vede questo paralitico, disteso sul suo giaciglio, scendere dal… tetto. Poi il racco to si apre sulle parole sconvolgenti del Signore: "Ti sono rimessi i peccati". Ma solo a Dio, solo l’Onnipotente può perdonare il peccato, al punto che anche il paralitico rimane disorientato. Gesù invece sa bene il senso e il valore delle sue parole. Lui sa che il peccato genera catene che legano mani e piedi; il peccato ci chiude in gabbia e ci rende prigionieri della nostra fragilità. Lui sa che il peccato impoverisce l’uomo, rattrappisce la sua volontà, favorisce la rassegnazione, toglie il coraggio; lui sa che la vera paralisi è quella del cuore. Per questo gli dice: "Ti sono rimessi i peccati", e per portare a compimento il perdono: "Alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua"; gli dona una nuova vita.

giovedì 15 gennaio 2026

Venivano a lui da ogni parte ...

1Sam 4,1-11 e Mc 1,40-45

"... venivano a lui da ogni parte". Ma perché oggi tra noi non è più così?
Credo che la causa sia il mutato il contesto umano che accoglie il mistero di Dio. Oggi non siamo disposti veramente a farci carico del prossimo e ad accogliere il disagio dei fratelli. Con fatica siamo disposti a condividere tempo e risorse per curare le ferite di chi ha perso la sua dignità. Non siamo disposti a diventare fratelli di coloro che non hanno più una famiglia. Non siamo disposti a ricucire le relazioni ferite dalla stupidità e dall’orgoglio.cio che attrae a in Gesù era il suo modo di rendere concdeta la carità, che non era una parola annunciata per suscitare desideri, ma età un seme che germoglia e si traduce in gesti concreti e precisi. Oggi chiediamo la grazia di vivere una carità che vince ogni paura e ci rende capaci di fare tutti i passi necessari per costruire legami che portano nella storia quotidiana il profumo di Dio.


mercoledì 14 gennaio 2026

Prendiamoci per mano

1Sam 3,1-10.19-20 e Mc 1,29-39

La suocera di Simone era a letto con la febbre, la situazione è grave al punto che sembra opportuno rivolgersi a Gesù. Ed ecco che: "Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano". Niente di eclatante, un gesto semplice in un contesto di quotidianità fatto anche di fragilità e di limiti. In questo modo il Vangelo invita a vivere le relazioni come luoghi di vita. Presi da tante cose, dedichiamo poco tempo alle relazioni. Impegniamoci a coltivare i legami più significativi, sia nella comunità domestica che in quella ecclesiale, con la certezza che se, nutrita di fede e rivestita di amore, ogni relazione è davvero una grazia inestimabile.

martedì 13 gennaio 2026

Fare tacere il male ...

1Sam 1,9-20 e Mc 1,21-28

Nella sinagoga, Gesù "insegnava loro come uno che ha autorità", perché Gesù ci credeva veramente nel bene e perciò parlava con la convinzione e la forza di chi ama. Anche noi possiamo e dobbiamo fare un atto di autorità verso il bene, perché non vogliamo essere schiacciati dal male, né da quello del mondo che ci circonda, e neppure dal nostro male interiore. Decidiamo di voler fare del bene, di volerlo fare con autorità, proviamo ad essere noi l’esempio per chi ci sta intorno, proviamo ad essere noi portatori di questa rivoluzione. Se il male genera sofferenza e dolore, quale reazione scopriremo di fronte al bene che faremo?

lunedì 12 gennaio 2026

Venite dietro a me?

1Sam 1,1-8 e Mc 1,14-20

Gesù passa e dice:”Venite dietro a me”. E basta una parola così e subito abbandonano tutto e lo seguono? Forse è un poco esagerato, forse il vangelo oggi in realtà vuole proporci una visione stilizzata, per indicarci una conseguenza della chiamata di Gesù: diventare suoi discepoli. Qui tutto è centrato su una parola del Signore: "venitemi dietro", seguitemi! Cosa comporta questo seguirlo? Comporta il discatto da cio che riempie il nostro bisogno di sicurezze e delle certezze solo nostre. Gesù vuole avere una priorità: "se segui me non hai bisogno di altro, io ti basterò". Ogni inizio necessità di una scelta di priorità, e Gesù che non è astratto, chiede uno spazio reale e co creto nella tua vita, diversamente non si parte, altrimenti non si lascia ... ma si resta fuori da una relazione personale con Lui.

domenica 11 gennaio 2026

Battezzati ... immersi ...

Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17


Ho scelto questo spezzone di film su Gesù (della serie The Chosen) perché in modo molto esplicito Gesù ci parla del suo battesimo:

COME GESU' CONCEPISCE E VIVE IL SUO ESSERE BATTEZZATO

-  Gesù si lascia battezzare ...  Per lui significa immergersi in quella realtà di peccato e di iniquità di cui la morte è la conseguenza ultima, ma che esprime anche la nostra fragilità umana. 

Ma il suo immergersi ed emergere dalle acque è pure risurrezione. Ma i discepoli non capiscono... non lo capiranno ancora fintanto che accadrà tutto ...

 

COSA RIVELA A NOI IL SUO BATTESIMO

- Il Battesimo per Gesù significa essere pienamente il Figlio amato che compie e realizza la volontà del Padre.

Il nostro essere battezzati è tutto questo ma anche annuncio e anticipo della nostra risurrezione.

Quindi come tutti sappiamo il nostro immergerci (battesimo) significa immersione nella vita stessa di Gesù

·                   Un'immersione nella fragilità;

·                   una immersione nella volontà di Dio;

·                   il rendere ciascuno di noi parte della vita stessa di Dio.

 

Quindi il vangelo di questa domenica dà senso anche al nostro battesimo se comprendiamo che non è stato solo un rito, ma è un segno attuale anche ora che realizza una vita nuova, che manifesta il nostro essere in relazione con Dio, l'essere figli amati.

 

DA TUTTO QUESTO COSA NE DERIVA

 Proviamo a pensarci in questa settimana?

1) Siamo invitati a una nuova e più completa consapevolezza rispetto a ciò che ci è stato donato e da una rinnovata fiducia nella grazia del nostro battesimo.
Cioè fiducia in ciò che il battesimo realizza: la nostra vocazione ad essere Figli amati, di cui il Padre si compiace.
2) Benedetto XVI diceva che la prima conseguenza del Battesimo è che Dio è al centro della nostra vita, lui si pone come prioritario rispetto al nostro esserci ed esistere. Noi siamo in Dio e Dio è in noi.

3) Per cui se Dio c'è, C’è ed è con noi; ed entra nella nostra vita, la sua vicinanza dovrebbe portare a considerare la sua presenza reale in ciascuno di noi.

 

DETTO QUESTO NE CONSEGUE:

1) Che essere cristiani non è una formalità o una scelta, cioè una conseguenza di una mia decisione come se: “Io adesso mi faccio cristiano”. Sarebbe un poco presuntuoso ....
2) Ma col battesimo è Dio che mi fa cristiano, mi prende per mano, e dicendogli di “sì”, lo divento cristiano. Si diventa cristiani quando Dio nel battesimo ci fa suoi figli amati.


La nostra vera sfida nella vita è vivere in risposta alla chiamata di Dio ad essere suoi figli. La sfida del Battesimo!

sabato 10 gennaio 2026

Oggi

 1Gv 4,19-5,4 e  Lc 4,14-22

Oggi: quest’avverbio ritorna molte volte nel Vangelo di Luca, dall’annuncio angelico nella notte di Betlemme alla promessa che Gesù consegna al malfattore crocifisso con lui. Il Vangelo invita a fare dell’oggi il nostro unico tesoro. Gesù si inserisce in quella storia, non spunta all’improvviso come un fungo ma realizza le antiche profezie: “Oggi questa Scrittura si è compiuta”. Il commento di Gesù sorprende tutti. Il riferimento all’oggi mette in allarme i suoi ascoltatori, essi infatti vedevano che quella storia non si era affatto compiuta, la liberazione annunciata non era ancora realizzata, anzi, in quel periodo Israele soffriva tutto l'opposto; invece Gesù afferma che tutto è compiuto. Quello che a noi appare solo come un germoglio, agli occhi di Dio rappresenta già la pienezza di tutto ciò che deve accadere.

venerdì 9 gennaio 2026

Una notte di paura

1Gv 4,11-18 e Mc 6,45-52

I discepoli sperimentano il vento contrario; la fatica; ... hanno paura. La delusione li attanaglia si sentono soli e smarriti; e soprattutto non comprendono il senso degli eventi. Poche ore prima avevano gustato il pane, la festa, la gioia, i canti… E proprio quando tutto sembrava finalmente prendere la giusta piega ..., ecco un comando perentorio che non lascia spazio ad alcuna obiezione. Nella vita vi sono situazioni che ti svuotano e ti disorientano, si entra nella notte, ci sentiamo soli, abbandonati anche dal Signore nel quale abbiamo riposto ogni speranza. Non sappiamo se e quando tornerà la luce, ma il vangelo ci dice che sul finire della notte egli [Gesù] andò verso di loro. Oggi chiediamo la grazia di non cadere nella palude della rassegnazione e di custodire una fede ardente nell’amore fedele di Dio.

giovedì 8 gennaio 2026

Ebbe compassione

1Gv 4,7-10 e Mc 6,34-44

Quando Gesù scende dalla barca vede una folla che lo attende, in quei volti, in quelle presenze egli vede tutte le loro attese e in lui nasce un sentimento profondo di compassione. Il verbo greco della compassione [splanchnízomai], nei vangeli, viene applicato sempre e soltanto a Gesù o nelle parabole in cui si descrive o annuncia l’agire misericordioso di Dio. Provare compassione significa sentire nella propria carne la sofferenza che consuma il corpo e ferisce il cuore. Dio non elimina la sofferenza ma com-patisce, cioè condivide il nostro dolore, si fa nostro compagno di viaggio. Ma cosa genera la compassione? La compassione genera amore; e l’amore non può restare inattivo; l'amore è coraggio, generosità e creatività.

mercoledì 7 gennaio 2026

Da Nàzaret a Cafarnao

1Gv 3,22-4,6 e Mt 4,12-17.23-25

La vita pubblica di Gesù inizia quando Giovanni viene arrestato. Vita pubblica significa un taglio netto con gli anni vissuti a Nazaret. Di quegli anni non sappiamo nulla, di quel tempo vissuto in un piccolo villaggio sconosciuto della Galilea. Quello che possiamo supporre è la fatica di fronte a un cammino nuovo; una avventura nella quale avrebbe incontrato nuovi amici ma anche nemici e tantissima diffidenza. Ma quando giunge l’ora indicata dal Padre, occorre partire con decisione e senza voltarsi indietro. Anche nella nostra vita possiamo riconoscere momenti di nascondimento e di silenzio, e momenti di uscita allo scoperto. Oggi chiediamo la grazia di imparare a vivere l’umiltà di Nazaret per camminare più decisamente nei sentieri della quotidianità. 

martedì 6 gennaio 2026

Epifania: Al mondo si manifesta la luce vera.

Is 60,1-6 Sal 71 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12

Nulla di ciò che sta accadendo oggi nel mondo che pretende di contare mi soddisfa. Forse è sempre statocisi e non è uma novità ... o forse cio che accade sta rasentando il limite della folle pretesa umana di dominare il mondo.
Sono ancora forti i richiami di Papa Leone del messaggio della Giornata della Pace che così bene descrivono la realtà attuale, e denuncia come "scandaloso" e "follia" la corsa al riarmo e la strumentalizzazione della guerra per la pace. Il Papa indica la via per una "umile e perseverante" fondata sul disarmo interiore, la mitezza e la giustizia. Sono questi i presupposti di una legalità mondiale e il fondamento di principi universali di giustizia e democrazia. È assurdo promuovere e giustificare la violenza per difendere presunti valori universali. L'appello alla mitezza: Sottolinea che la vera pace nasce dall'umiltà evangelica, dalla fragilità e dalla conversione dei cuori.
Cio che la fede in Cristo oggi ci rivela è che come a quel tempo gli uomini continuano camminare nelle tenebre di una falsa verità che è solo smania di potere e di dominio. Ma la luce della stella rivela una luce inestinguibile. Sono cambiati i tempi; i potenti protagonisti; gli strumenti tecnoligici a disposizione per fare le guerre; ma non sono cambiati gli obiettivi, il male, la sofferenza e la morte che ne consegue.
È di fronte a tutto questo che parole come quelle di  esprimono un senso inequivocabile: "Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo…"
Una grande comunione in Cristo, tutti uniti a Lui e in Lui. Questa certezza di fede si fonda proprio sul segno della Epifania, dove i Magi adorano, cioè riconoscono e testimoniano l'amore a quel bambino che è amore di Dio, e Dio stesso per tutti, dato e nella carne ... per tutti, nonostante la malvagità...

lunedì 5 gennaio 2026

Abbiamo trovato ... scoperto ...

1Gv 3,11-21 e Gv 1,43-51

Filippo era di Betsaida, la città di Pietro e Andrea. I rapporti tra Cafarnao e Betsaida restano ancora sconosciuti e avvolti nelle ipotesi; ciò che emerge oggi è che Betsaida, citata in Giovanni, esiste realmente e ha una sua tradizione e solidità archeologica. Le recenti scoperte identificano l'antica città di Betsaida, con i resti di una basilica bizantina e con iscrizioni dedicate a Pietro. Tutto ci conferma essere stata una città importante e visitata da Gesù, che qui compì numerosi miracoli. Giovanni ci dice che Filippo è pieno di gioia per aver trovato il Messia, per questo cerca di convincere l’amico Natanaèle, inizialmente riottoso, ad incontrare il Rabbì di Nazaret. Questa scena mostra che il Vangelo percorre i secoli e il tempo attraverso l’annuncio personale. Abbiamo bisogno di riscoprire l'essere una comunità tutta protesa a portare il Vangelo con un annuncio fatto di contatti personali.

domenica 4 gennaio 2026

Un prologo universale

Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18

Nell’immersione natalizia può capitare di fissare l’attenzione esclusivamente sulle immagini, sulle statue che esprimono lo Spirito natalizio al punto di non riuscire a interrogarci sul mistero e sul senso del Natale che è non si esaurisce in una ricorrenza per quanto bella possa essere.
Ma anche se si volesse oggi sarebbe umanamente impossibile giustificare il natale davanti all'orrore della guerra e di tutte le vite spezzate che ha causato; impossibile di fronte alla devastante sofferenza dei genitori che hanno perso i loro figli nella tragedia dell'incendio della notte di capodanno in Svizzera; di fronte al dramma umano che si consuma quotidianamente, un natale tradizionale non basta.
La liturgia della seconda domenica di natale serve proprio per scendere nel mistero. Serve per colmare tutta la nostra incapacità di dare senso e significato agli abissi dell'umano e immergerci nella pienezza di Dio Padre che come dice San Paolo agli Efesini: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, ..."; parole che Paolo esprime conscio di una realtà divina che sovrasta l'uomo ma non lo schiaccia, perché gli appartiene nell'ordine dell'esistere. Quelle di Paolo sono parole che esprimono una chiave di lettura di tutto ciò che è Gesù Cristo figlio di Dio e verbo incarnato. Quel figlio di Dio unica via per conoscere il Padre: “Dio nessuno mai l’ha visto: l’unigenito Dio, che è verso il grembo del Padre, egli l’ha narrato”. Ciascuno di non porta in se una profonda nostalgia di colui davanti al quale è se stesso, l’uomo è desiderio di vedere Dio, il suo volto nascosto. Ma nessuno l’ha mai visto, e nessuno lo vedrà. Gesù Cristo, l’unigenito Dio, che è verso il seno del Padre, con le sue opere e parole, arfiva a direca Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). È infatti la Parola, che per questo è diventata “carne”. Ma queste affermazioni di Giovanni sono il frutto dell'intimità tra Gesú e lo stesso discepolo amato.
L’inizio del vangelo di Giovanni ci porta, con un colpo d’ala, sopra lo spazio e oltre il tempo, al di là di ogni creatura, per mostrarci chi è Gesù, l’uomo abilitato a pieno titolo a narrarci l’invisibile. Con sorpresa scopriamo che colui che amava chiamarsi Figlio dell’uomo e si proclamò Figlio di Dio, è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Leggendo questo inno si ha l’impressione di essere trasportati a volo d’aquila verso un luogo elevatissimo eppure domestico, quasi fosse il nostro nido, dove ci sentiamo a nostro agio, come a casa. È infatti nella Parola rivolta al Padre che troviamo la nostra patria: il Padre stesso.
Signore Gesù, in te tocchiamo “il cielo”, sfioriamo Dio, siamo raggiunti dall’infinito. Ci apri a novità inaudite, ti fidi della nostra fragilità, ci affidi progetti immensi di cui mai avremmo pensato di essere parte. Gesù, in te riceviamo doni su doni, tenerezza su tenerezza, amore su amore, Dio stesso. Tu sei la prova che in questo mondo è possibile amare davvero, fino in fondo, fino a dare la vita.

sabato 3 gennaio 2026

Lui porta il peccato

1Gv 2,29-3,6 e Gv 1,29-34

Il peccato è come un muro che divide l’uomo da Dio, lo divide dagli altri uomini e lo frantuma in se stesso. Un muro altissimo che impedisce di vedere il Cielo. Nel testo del vangelo il sostantivo è al singolare per sottolineare che Gesù libera l’uomo dal peccato che lo assedia, spezza questa condizione che ci impedisce di camminare o rallenta il nostro cammino verso Dio. In greco troviamo il verbo airō che significa prendere, rimuovere, portare via. Gesù però non toglie il peccato con la bacchetta magica ma lo prende, cioè lo porta su di sé, si carica del nostro fardello. Gesù non tollera il peccato ma lo toglie con decisione. È questa la premessa per iniziare qualsiasi storia nuova. Invece noi siamo abituati a giudicare l’altro, puntando il dito sugli errori che lui commette. Imparare a non giudicare è una grande conquista. Se vogliamo davvero liberare il prossimo dal peccato, non solo non dobbiamo giudicarlo ma dobbiamo prendere su di noi il suo peccato, portarlo nella nostra carne, soffrendo con lui e per lui. 

venerdì 2 gennaio 2026

Quale identità hai?

1Gv 2,22-28 e Gv 1,19-28

Tutti si domandano se non è proprio lui il Messia atteso. Anche i capi religiosi vogliono capire e mandano sacerdoti e leviti per interrogarlo: “Tu, chi sei?”
Gli chiedono di svelare la sua identità. Giovanni avrebbe potuto falsare la sua carta d’identità, ma, non vuole prendere un posto che non gli spetta. Non dice neppure di essere un profeta, si presenta soltanto come una voce.
Una voce ... un grido ... la sua vocazione è essere voce che grida.
Dio non si stanca di chiamare al sacerdozio e alla vita consacrata ma molti giovani oggi sono distratti, non sanno leggere la loro carta d’identità e seguono le illusioni del cuore.

giovedì 1 gennaio 2026

La strada della pace

Nm 6, 22-27   Sal 66   Gal 4,4-7   Lc 2,16-21

 

Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Custodire e meditare ... Maria non fa domande ai pastori, li lascia parlare, lascia loro raccontare tutto quello che è successo nella notte ... 

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

No, Maria non si stupisce in modo istintivo e plateale, ma di fronte ad un Mistero così grande, così sproporzionato che fare? Lei che è protagonista della storia della salvezza, che sa e non sa. Ha imparato che non serve fare domande inutili. 

Maria passa dal contemplare e custodire al continuare il suo cammino nel tempo, nella quotidianità.

Ecco questo stimolo per noi oggi, in cammino in un tempo di transizione, in un tempo complicato e complesso ... In un tempo in cui la pace tra i popoli, tra gli uomini è semplicemente minacciata ... e strumentalizzata.

Il messaggio di Papa Leone XIV per la 59ª Giornata Mondiale della Pace ha come tema centrale: "La pace sia con tutti voi, verso una pace disarmata e disarmante".Il Papa afferma con forza che la pace non è un'utopia spirituale, ma una scelta concreta e un dovere di tutti i Paesi.

Poi decisamente denuncia l'orientamento di tante Nazioni occidentali per un riarmo globale come soluzione per garantire pace e sicurezza. Il No al Riarmo esprime la convinzione della Chiesa e dei credenti circa l'inutilità degli armamenti come risorsa di pace ed esortando le nazioni a trasformare gli investimenti militari in risorse per il bene comune.

Poi il messaggio ci propone un'idea: la Pace "Disarmata" che nasce da un "cuore disarmato" che resiste alla violenza e la vince con il dialogo e l'incontro.

Anche quando sembra che il dialogo e la diplomazia ormai siano solo strumenti vuoti per tergiversare e coprire progetti di spartizione territoriale o altre azioni militari più incisive e devastanti.

Leone XIV sottolinea che la pace non può essere delegata solo ai potenti, ma deve essere costruita e coltivata ogni giorno dai singoli cittadini attraverso la responsabilità e la solidarietà verso i più deboli. E' appunto lo sguardo sui deboli e sulla fragilità umana che veniamo condotti di fronte alla fragilità di un Bambino la cui vera forza non è nella violenza, ma nella piccolezza e nell'amore che disarma i cuori, ispirando la cura per i più fragili, quel bambino che sarà l'uomo Gesù Cristo:

- il cui vangelo svela il perdono come vera risorsa umana, senza il perdono non ci sarà mai la pace,

il dialogo interreligioso e culturale come necessario e fondamentale per costruire ponti,

la diplomazia e il superamento del "falso realismo", che vede la guerra inevitabile e il riarmo necessario.

A partire da quel bambino non possiamo esimerci dal costruire la pace e coltivare la speranza ragionevole e realistica per l'impegno quotidiano di tutti, credenti e non, per un disarmo integrale di cuori e menti.

Nessuno di noi può pensare che la guerra sia una soluzione percorribile ...  nessuno!