At 2,14.36-41 Sal 22 1Pt 2,20-25 Gv 10,1-10
Quarta domenica di Pasqua, tradizionalmente chiamata la
domenica del Buon Pastore. È anche la Giornata mondiale di preghiera per le
vocazioni.
Il messaggio di Papa Leone che accompagna questa giornata – e quindi anche la
nostra preghiera di oggi – sviluppa alcuni temi a partire da un titolo
estremamente affascinante: La scoperta interiore del dono di Dio.
Oggi a ciascuno di noi non è chiesto semplicemente di pregare perché ci siano più preti, ma di riconoscere e rendere evidente il cammino di scoperta del dono che è la propria vocazione personale.
Una vocazione è un dono: non un posto fisso, non un
riscatto sociale, non un luogo di potere, ma un dono di Dio per realizzare sé
stessi e contribuire al Regno del Padre.
La vocazione è coinvolgimento in un progetto universale. È qualcosa di grande.
Prima ancora di pregare, oggi siamo invitati a metterci alla ricerca della nostra vocazione.
So di averla? La riconosco?
Il Papa ci ricorda che la vocazione nasce nell’interiorità di ciascuno.
Ripensandoci, mi tornano alla mente tanti momenti: dialoghi, viaggi a Montegiove, relazioni sbagliate, tanta preghiera… perfino una birra con Mauro Gambetti (attuale Cardinale), che insieme a Sara Folli mi accompagnò il primo giorno di seminario.
Se dovessi sintetizzare gli ultimi tre anni della mia
ricerca vocazionale, direi: un abbandono fiducioso.
Il Papa afferma che, seguendo Gesù, il Buon Pastore, si scopre la vera bellezza della vita attraverso la preghiera, il silenzio e l’ascolto interiore.
Si scopre che Gesù è davvero un pastore buono, che chiama con una voce fatta di tante voci… come quelle della GMG in Polonia nel 1991. Quella voce mi ha fatto cambiare direzione.
Arrendersi e lasciarsi condurre non è facile. Sono tante le cose che trattengono, che affascinano, che alimentano il dubbio: “E se ti stessi sbagliando? E se stessi buttando tutto al vento?”
Eppure, quando ho deciso, ero pieno di gioia. Mi sentivo leggero, come se stessi volando… e non avevo più paura di nulla.
Il Papa ci ricorda che la vocazione è un dialogo personale con Dio, fondato sulla conoscenza reciproca e sulla fiducia. È ciò che porta a scegliere una strada di amore e servizio. Non è qualcosa di imposto, ma un cammino libero verso la felicità.
I miei sono stati tre anni intensi, tra alti e bassi, esperienze e lacrime, che mi hanno portato a comprendere cosa significhi davvero per me essere felice. E ho scoperto che quella felicità non me la davo da solo, ma era una proposta di Gesù.
Una felicità che resta, nonostante i miei limiti e
difetti — che erano tanti e lo sono ancora — ma che resta. Anche nella gioia di
essere oggi qui, a Massa Lombarda.
Infine, il Papa conclude ricordando che la vocazione è un processo dinamico, che matura nel tempo grazie alla relazione con Dio, alle relazioni fraterne e al discernimento. Coltivarla con costanza porta frutti per sé e per gli altri.
La scelta non è un punto fermo della vita, non è staticità. Per me, essere prete è il massimo dinamismo possibile del mio esistere.
La voce del Pastore che chiama le pecore, riguarda la vocazione di ciascuno. Chi ha dubbi sulla propria, si metta in ascolto e inizi a seguirlo da vicino, così da potergli rivolgere anche qualche domanda. Non abbiate paura: la risposta arriva. Basta non tapparsi le orecchie.
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