venerdì 7 ottobre 2022

Il discernimento del male

Galati 3,7-14 e Luca 11,15-26

Parlare del male, del maligno, oggi sembra fuori moda, e fuori tempo. Il male il maligno sembrano fantasmi di tempi passati in cui la paura è l'ignoranza - diciamo noi - la facevano da padrona. Ma oggi nel nostro mondo globale, tecnologico e virtuale, il male e il maligno hanno assunto nuove vesti e si accompagnano alla nostra vita quotidiana. Dove si annida il male? Una esperienza camuffata del male è quella in cui pretendiamo di avere la “verità” in mano, quando ci sentiamo gli unici detentori della “verità” è come se ci mettessimo dei paraocchi. Non riusciamo più a guardare in nessun’altra direzione e, come somari, tiriamo dritto convinti di essere nel giusto. Ma in questo scompare il “mio fratello”, e tutto ciò che le buone relazioni sono capaci di generare.

In base alle nostre “certezze” condanniamo, giudichiamo, scomunichiamo, scartiamo… perché noi abbiamo la verità. È questa assolutezza che diviene presupposto per contrasti e contrapposizioni, ossia divisioni. La divisione é in sé esperienza del maligno che distrugge l'amore che nasce nella fratellanza e nella comunione. Gesù parlando del male e del maligno si esprime in modo molto concreto, quasi in opposizione ad ogni riduzionismo o semplificazione.


mercoledì 5 ottobre 2022

Peccato che non preghiamo bene ...

Galati 3,1-5 e Luca 11,5-13

Dopo aver risposto alla domanda dei discepoli - di insegnare a loro a pregare -, Gesù nelle due parabole ci svela la preghiera dentro il contesto della nostra fragilità umana. Noi che il più delle volte facciamo - della preghiera - l'esperienza delle richieste disattese, della supplica ignorata e sottoposta alle nostre fatiche e alle nostre noie.
Questo succede perché vediamo Dio come un dispenser e non come un Padre col quale dialogare. La preghiera che Gesù insegna parte proprio dalla parola Padre, e mette in evidenza nelle successive due parabole le autentiche caratteristiche della preghiera: la fiducia incondizionata e la perseveranza. Fiducia in una amicizia fedele che non delude; perseveranza che viene corrisposta da una tenera amabilità; fino al dono prezioso, gratuito e pieno dello Spirito Santo.

Signore insegnaci a pregare

Galati 2,1-2.7-14 e Luca 11,1-4

Dalla relazione "importante" con Gesù i discepoli chiesero che insegnasse loro a pregare ... Quegli stessi discepoli così incostanti, così curiosi, così limitati in tanti aspetti del loro carattere, eppure ad un certo punto capiscono che ciò che viveva Gesú, in quei luoghi solitari, era importante: pregare era essenziale per il maestro. Ecco, pregare diventa un desiderio di ciò che anche loro riconoscono essenziale.
E la preghiera allora diviene dialogo autentico nella propria vita; dialogo in sé stessi, dialogo con Dio, dialogo con i fratelli. Così la preghiera si fa immediatamente apertura al prossimo, cammino insieme verso il Padre celeste. Come Gesù prega e custodisce il suo dialogo con il Padre e poi lo dona ai fratelli, così anche noi nella preghiera personale e comunitaria custodiamo nel cuore quel dono ricevuto da Dio che è proprio la possibilità umana di dialogare con lui: è assolutamente una grazia!

martedì 4 ottobre 2022

Rivoluzionari nel mondo

Galati 6,14-18 e Matteo 11,25-30

Un Vangelo per illusi, quello di oggi. Un Vangelo che nelle logiche del mondo attuale non attacca ..., perché nella logica del tutto subito, del successo e dell'edonismo, la realtà e anche la nostra vita, ne viene fuori trasformata e deformata secondo schemi e ideali che non conducono alla pienezza, alla verità di Dio, ma portano a insabbiarci nelle secche esistenziali. La genialità di Francesco, oltre a essere semplicemente un dono di grazia, sta nell'aver seminato questo Vangelo nelle piaghe della Chiesa, nelle ferite della società, nella durezza di cuore degli uomini. Francesco non cercò di rianimare il cristianesimo, ma seguì Cristo nella novità della storia che in quel momento accadeva. La rivoluzione francescana, che cambiò il corso degli eventi accadde anzitutto nel cuore di Francesco, che si lasciò cambiare da ciò che riconobbe come l'unico amabile e colui che lo amava con predilezione. Tutto questo cambiamento per Francesco si generava e realizzava nell'oggi della vita e della realtà, perché era convinto che solo Cristo bastasse, per rinfrancare, e dare senso alla vita.





lunedì 3 ottobre 2022

Quanti "prossimo" non voglio vedere

Galati 1,6-12 e Luca 10,25-37

Quanta ambiguità nelle parole del dottore della legge, egli non va da Gesù in amicizia, non cerca un confronto illuminante, ma semplicemente l'occasione per coglierlo in fallo. Una lettura strumentale della legge dell'amore, diventa occasione per nuocere a Gesù. Il Signore non raccoglie la provocazione bensì, in quel percorso tracciato, coglie lo spunto, con la parabola del Buon Samaritano di ricondurre lo stesso dottore della Legge di fronte a se stesso, e la domanda del "cosa devo fare"  si concretizza nel "Va’ e anche tu fa’ così".
Una situazione non tanto lontana dalle nostre esperienze quotidiane, dove l'indifferenza, il non guardare, la fretta, diventano scuse per non riconoscere il prossimo, ma anche per negarsi nel “farsi prossimo”. Questa è l'ipocrisia, la corazza della menzogna che il peccato mette nel nostro cuore, avvelenando le nostre relazioni e impedendoci di vivere in fraternità e con amore tra di noi.


domenica 2 ottobre 2022

Alle sorgenti della fede

Ab 1, 2-3; 2, 2-4; Sal 94; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17, 5-10

Quale consapevolezza abbiamo della nostra fede, personale e collettiva?
Non sarà la fede personale l'ennesima esperienza fai da te, che giustifica i nostri bisogni, progetti e paure?
Non sarà la fede comunitaria l'espressione di un club parrocchiale esclusivo in cui i soci, si rinchiudono in rituali di affiliazione, gratificanti solo per sé stessi e per una esperienza che nulla ha a che fare con la fede della Chiesa di Cristo?
Papà Francesco in riferimento a questa pagina di vangelo dice che noi ogni giorno dovremmo chiedere al Signore di accrescere in noi la fede. Gesù, con l’immagine del granello di senape vuole farci capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza immensa, perché avere fede significa non affidarsi alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto.
Ecco allora che oggi, questa richiesta assume una importanza fuori dal comune, Signore accresci in noi la fede, in questo tempo che sgretola ogni consapevolezza. Oggi ci vuole fede per stare di fronte alla realtà senza il rischio di venirne travolti.
Dopo la pandemia e ora sull'orlo (conclamato) della terza guerra mondiale, assistiamo alla maturazione di fenomeni che erano palesi da anni: disintegrazione sociale, povertà globale, speculazioni economiche, egoismo antropologico, nazionalismi esasperati, esodo dal religioso, ecc...
Come stare con fede dentro questa realtà?
È evidente che nel nostro tempo, il cristiano vive la fatica di proporre un’esistenza plasmata e ispirata dalla parola e dalla vita di Gesù di Nazareth. Rischiamo di essere incapaci di testimoniare il vangelo e di discernere la vita alla luce della Parola.
Signore ci vuole fede nel vivere oggi il tempo e il modo di essere Chiesa anche nel nostro territorio. Se osserviamo con onestà la vita delle nostre comunità, vediamo che nonostante il tanto nostro fare tutto è segnato dall’assenza dei giovani, dalla crisi delle famiglie; come anche dall'eclissi della partecipazione sacramentale e liturgica. Il tracollo delle vocazioni consacrate, il tramonto della cultura cattolica, la confusione etica e sociale, producono un senso di smarrimento generale da parte di chi non riesce a comunicare in modo positivo la propria esperienza e il proprio incontro con Gesù. Sperimentiamo la paura di chi si sente inadeguato in un mondo in continuo cambiamento e in cui tanto viene meno.
Devozioni, riti e varie attività non dicono nulla della fede, non raccontano più il mistero di Dio e del suo amore per l'uomo. E noi invece più che mai ci leghiamo a dei riti ripetitivi e consolatori.
Signore ci vuole fede per non cedere all'indifferenza e all'irrilevanza del fatto cristiano. Di fronte ad una dilagante indifferenza, rischiamo di riproporre ricette vecchie e rassicuranti, ripetendo parole d’ordine, slogan e iniziative di una pastorale già vissuta, evitando per la paura del confronto di entrare nel momento presente, di sperimentare il nuovo, ed evitando di aprici a proposte non convenzionali.
Signore abbiamo bisogno di credere, abbiamo bisogno della fede ... La fede non è la conseguenza di un processo intellettuale e di una qualche catechesi, ma è il frutto dell'intimità con il Signore, dell'ascolto della sua parola, della vicinanza a Lui al suo modo di pensare e di amare ogni uomo. La fede si genera nel legame con il Figlio di Dio. Nel legame a Lui, come servi, cioè come amici che si spendono e si mettono a servizio, per condividere il suo sogno/progetto per la salvezza, ovvero redenzione/felicità del nostro mondo. La fede non può che essere espressione di abbandono e amore per il Signore, insieme a una progressiva e totale spoliazione: cioè sentirsi servi inutili. Ma abbiamo capito che questa è l'essenza della fede?

sabato 1 ottobre 2022

Settantadue come noi.

Giobbe 42,1-3.5-6.12-16 e Luca 10,17-24

I settantadue non sono andati per i villaggi e città della Galilea a raccontare cose loro, ma sono andati con una sola consapevolezza: erano mandati da Gesù. Si sono resi disponibili a servire quel regno che Gesù annunciava come realtà nuova della vita, che attraverso Lui prende forma nella storia di ogni uomo e donna. Ecco allora che se il centro della nostra vita è Cristo, la nostra vita – benché faticosa – diventa gioia e comunione piena con il Signore e tra di noi. Gioia del servizio e non del potere; gioia di condividere e non di possedere, perché il regno si genera nella sconfitta del male e nell’amore donato e ricevuto gratuitamente. Solo per questa fedeltà i settantadue mandati, tornano pieni di gioia. Anche per noi, la nostra quotidianità è lo spazio di azione dei settantadue, quando si riempire della presenza del Signore, parola e sacramento.