venerdì 7 giugno 2024

Ho visto il suo cuore

Os 11,1.3-4.8-9 e Gv 19,31-37

Che cos'è il Sacro Cuore di Gesù, che festeggiamo oggi? È il cuore nuovo offerto per noi, affinché possa abitare nel nostro per dare vita al nostro organismo spirituale per farci rivivere nella pienezza della vita. Il cuore di Gesù è fisico spirituale, e nell'insieme il cuore è elemento vitale, sia dell'una come dell'altra. Il cuore è indispensabile per la vita! 
Ma il cuore rimanda anche ad altro da noi. È immersione nei sentimenti, affetti e soprattutto nell'amare il cuore diviene il centro pulsante. Queste suggestioni di  sfondo ci aprono quindi ad una considerazione di fede. Se il battito del cuore è segno dello spirito in noi, possiamo supporre che nel nostro cuore abiti lo spirito di Cristo, a cui apparteniamo.

giovedì 6 giugno 2024

Amare ci fa solo bene

2Tm 2,8-15 e Mc 12,28-34

Quando amare è una priorità, non siamo troppo lontano dal Regno dei cieli. Amare significa non anteporre nulla all'altro, è darsi tutto per l'altro in una relazione che assorbe tutto e sacrifica tutto. È questa esperienza di gratuità che permette di crescere nell'arte di amare al punto estremo in cui l’amore si trasforma dal donare al donarsi. Amare non è fare sacrifici per amore ma essere sacrificio. In realtà amare ti permette di capire che non dai niente se non dai tutto!

mercoledì 5 giugno 2024

Mi basta un Dio vivente

2Tm 1,1-3.6-12 e Mc 12,18-27

Quando riflettiamo sull'eternità, sul dopo morte, in realtà trasferiamo in quelle riflessioni le nostre aspettative, sicurezze e paure; come se tutto dovesse proseguire secondo un nostro schema e in base alla realtà attuale. Ma in Paradiso tutto ciò, non avrà alcun senso, perché non esisterà più il mio e il tuo, ma tutti saremo in Cristo. Questa nuova dinamica di appartenenza sbarazzerà i nostri piccoli calcoli e i nostri bisogni egoistici, perché l’amore di Gesù ci farà amare in una libertà infinita. Sognare e pensare al Paradiso, è semplicemente prendere coscienza che le nostre logiche o aspettative  terrene sono perdenti. 

martedì 4 giugno 2024

A Dio non si paga nessun tributo

2Pt 3,11-15.17-18 e Marco 12,13-17

Pagare le tasse non è il vero motivo per cui Marco ricorda questo avvenimento; l'evangelista ci fa capire quale fremito ha percorso il cuore e la mente del Signore di fronte alla meschinità di certe provocazioni. Il vero problema che Gesú smaschera è un altro, riguarda le nostre priorità, i nostri attaccamenti; Gesù ci chiede a chi vogliamo dare il cuore della nostra vita: a chi vogliamo appartenere? Potete anche pagare il tributo ai potenti della terra, dice Gesù, ma solo a Dio vanno rese lode e gloria. A Cesare si pagano le tasse, ma a Dio si consegna la vita. 
 

lunedì 3 giugno 2024

Figlio amato = escluso

2Pt 1,2-7 e Mc 12,1-12

Nulla di strano in questa Parabola, nulla di diverso da quanto nella realtà possiamo vedere e sperimentare: Non c’è nessun riguardo, nessuna tutela o privilegio per il Figlio di Dio. Il vero problema che Gesù mette in evienza in questo racconto è l'egoismo: pensare prima di tutto al mio bene, il progettare secondo la mia volontà e mettendomi ben poco in ascolto della volontà del Padre; pensare che l’eredità sia tutta mia. Ma questo è il pensiero comune del nostro tempo: tutto è nostro, tutto ci appartiene ... e colui che è "Signore della vigna" lo "gettiamo fuori dalla vigna”.

domenica 2 giugno 2024

La messa è il sacrificio di donarsi

Es 24,3-8 Sal 115 Eb 9,11-15 Mc 14,12-16.22-26

Che cosa è la "messa" per me?

Oggi a questa domanda devo dare una risposta ... la più vera possibile!

Chiarire a me stesso il mio rapporto con la "messa" ... mi servirà anche per comprendere questa solennità della Chiesa che celebriamo. La solennità è nata nel periodo medievale, era un periodo difficile, nel quale si metteva in discussione la presenza reale del Signore nelle specie del pane e del vino, si metteva in discussione il senso stesso dell’eucarestia. Una tentazione ricorrente che anche oggi riaffiora anche nella vita delle nostre comunità e soprattutto nella vita dei singoli battezzati. Oltre al fascino che ancora esercita la "prima comunione" nell'immaginario infantile, e nel modo in cui i genitori e le famiglie vivono questo sacramento, ogni rilevanza dell'eucaristia sembra svanire nella maturità umana dei battezzati. A questo minimismo e irrilevanza aggiungiamo pure che siamo forse tentati di ridurre l'eucaristia solo a un momento conviviale, ad un incontro comunitario. Dal valore e da ciò che rappresenta la messa ne deriva anche la consistenza e rilevanza del mio rapporto con l'Eucaristia oggi.

Tornando all'origine della solennità, quando papa Urbano IV istituì la Solennità nella chiesa si metteva in discussione la presenza reale di Gesú nel pane e nel vino. Oggi la lontananza dei cristiani dalla messa genera di conseguenza un allontanamento dalla padola di Dio e anche dal pane del cielo. L'allontanamento causa di irrilevanza e del venir meno della fede come priorità della vita e dell'esistenza.

La solennità rimette ancora oggi al centro della attenzione dei fedeli il segno eucaristico come priorità nella vita e della fede. Vivere la messa è fare eucaristia è quindi esprimere un atto di fede in un rivelarsi di Dio che chiede fiducia. Dio si rivela all'uomo (Abramo, Mosè ecc...) e chiede di fidarsi delle sue parole ... 

Parole che ridisegnano il rapporto con il mistero della vita e dell'esistenza. La Messa diviene l'occasione della lode a Dio, ma ora, per via di Gesù è anche il banchetto celeste, la Pasqua eterna! Il Dio che si fa carne e dona la vita per noi resta con noi, nel pane celeste, che nutre la nostra fame di vita. Da questo pane-presenza discende che non c’è comunità senza eucaristia. Di più: l’Eucarestia forma la comunità. L'Eucaristia è il punto di partenza della vita comunitaria. Da lì si attinge la forza di donarsi l’uno all’altro. Nel celebrare il sacrificio di Cristo per la vita del mondo acquista senso anche il sacrificio di ciascuno. È lì, nella celebrazione, che si aprono per noi gli occhi per vedere cieli e terra nuovi, per imparare lo stile di Dio, che è quello di donare la vita all’altro, di amarsi gli uni gli altri.

sabato 1 giugno 2024

E ... le nostre pretese

Gd 1,17.20-25 e Mc 11,27-33

Tutto nel Tempio funzionava come un orologio svizzero, tutto nel culto è attestato, provato e documentato ... nulla per scribi e farisei deve essere lasciato alla libera intuizione del fedele. Poi arriva Gesú,  questo maestro della Galilea e scompagina tutto, egli si opponeva a chi in tutti i modi vuoleva fare della religione un un ambito sigillato e autorizzato.
Nelle nostre parrocchie ancora troppo spesso ci confrontiamo con le nostre rigidita e la nostra fame di regole o di patenti di ortodossia. Cerchiamo di non trasformatci in super-devoti ovvero scribi e farisei del nostro tempo.