sabato 30 settembre 2023

Il Signore abita Gerusalemme

Zaccaria 2,5-9.14-15 e Luca 9,43-45

Attraverso una immagine che rievoca il linguaggio dell’antico testamento , il Signore prende dimora in Gerusalemme e i popoli sono chiamati ad abbracciarlo pieni di speranza, perché in lui troveranno rifugio e protezione.
L’amore di Dio è grande, privo di barriere e tutti siamo chiamati a farne parte. Apriamo il nostro cuore e lasciamo che il Signore prenda la sua dimora nella nostra vita, cambi i nostri lutti in gioia, ci consoli, ci renda felici; ci sia Padre. Il Signore non dimora in mezzo alla mondanità, ma solo in mezzo ad un popolo che lo prega con fiducia.

venerdì 29 settembre 2023

Santi Arcangeli

Daniele 7,9-10.13-14 e Giovanni 1,47-51

I tre arcangeli ci richiamano le azioni fondamentali che Dio compie nella storia per accompagnare l'uomo: Michele è l’icona della battaglia, Dio combatte contro il male e colui che semina odio. Gabriele custodisce il bene più prezioso: la Parola,quella parola che si fa carne nel grembo di Maria. Raffaele rappresenta Dio che si prende cura dell’uomo, anima e corpo.
Dio non ci lascia soli anzi moltiplica i segni del suo amore per offrire a tutti l’aiuto necessario per compiere la difficile traversata della vita. Gli arcangeli che oggi celebriamo sono il segno della sua presenza amorevole che si traduce in un’ostinata volontà di Colui che vuole condurre tutti gli uomini alla salvezza.

Siamo degli egoisti

Aggeo 1,1-8 e Luca 9,7-9

Al cuore del messaggio del profeta Aggeo è il tema della priorità, della necessità di svolgere quelle opere che agli occhi di Dio sono importanti, fondamentali e che superano le banalità del vivere quotidiano con i suoi egoismi e della superficialità. È in questo senso che dobbiamo intendere la richiesta esplicita della ricostruzione del Tempio, che era stata ritardata per il prevalere di interessi politici e per la negligenza di un popolo adagiato al vivere abitudinario, privo di slanci spirituali. La conversione a cui tende il profeta è il superamento del nostro egocentrismo, di cui il nostro IO è padrone assoluto.

mercoledì 27 settembre 2023

Dio è fedele

Esdra 9,5-9 e Luca 9,1-6

Il sacerdote Esdra era da poco tornato a Gerusalemme dall’esilio babilonese, e i capi dei Giudei vennero da lui per raccontargli del fatto che, tanti israeliti, avevano peccato gravemente contro la Legge sposando donne pagane. Esdra era profondamente amareggiato, afflitto e costernato: si raccolse in preghiera, restò prostrato, umile e penitente fin all’offerta della sera. Esdra sa che Dio è veramente “il Signore della storia”. Lui la conduce nella sua volontà. Esdra riconosce che il ritorno in Giuda, a Gerusalemme, è grazia di Dio. Ecco che con l’umile preghiera, il riconoscimento della nostra umanità, del nostro peccato, della nostra pochezza, si prende consapevolezza della grande opera del Signore, e ci dona sollievo: Dio è fedele! 

martedì 26 settembre 2023

Ricostruiamo sempre la casa di Dio

Esdra 6,7-8.12.14-20 e Luca 8,19-21

Dopo essere ritornati dall'esilio, grazie al re Ciro, ora il popolo di Israele, grazie al re Dario, stanno  completando la seconda ricostruzione del tempio, in Gerusalemme.
Dario è un re pagano, un così detto “lontano”, che riconosce il volere del Dio degli ebrei, li sostiene con beni materiali affinché possano completare quella casa di Dio. Il tempio viene chiamato “la casa di Dio”! Con il termine “casa” si può intendere l’abitazione, ma anche la famiglia e le persone che la compongono. Una immagine significativa per la nostra casa parrocchiale ... Chiesa ... famiglia ... casa.

lunedì 25 settembre 2023

Sarai riedificata

Esdra 1,1-6 e Luca 8,16-18

Questo brano si apre facendo riferimento ad una profezia di Geremìa che rivelava che gli israeliti sarebbero rimasti esuli in Babilonia per settant’anni. La forza della profezia si concretizza nel liberare e riedificare. L'agire di Dio si esprime concretamente nell'agire umano: al lavoro di mettere pietra dopo pietra per ricostruire il tempio, si unisce la volontà di ricostruire spiritualmente lo stesso popolo di Dio. Il tempio e la ricostruzione rappresentano lo spazio dell'identità della comunità.

domenica 24 settembre 2023

La vera ministerialità e missionarietà

Is 55,6-9; Sal 144: Fil 1,20c-24.27a; Mt 20,1-16

 

Come capire e attualizzare questa bellissima parabola nella nostra realtà?

Forse significa che dobbiamo riferirci al reddito di cittadinanza o quello minimo universale garantito?

O al concetto più lavoratori meno lavoro per tutti?

O addirittura che non esiste alcun merito da riconoscere?

E perché non potrebbe intendersi nell'ottica di un indiscusso potere dell'imprenditore?

Tutte riletture che troverebbero un comprensibile riscontro ... se non fosse che Gesù sta parlando con Pietro che gli ha appena chiesto quale corrispettivo gli spetta per averlo seguito in quella avventura.

Ecco stiamo parlando di Chiesa, di quella comunità di discepoli che Gesù ha chiamato a sé e che ancora continua a chiamare nei secoli.

Cosa significa essere una Chiesa di chiamati?

(Vado a chiedere alla gente: "Quando, Gesù ti ha chiamato? Che ora era? Che lavoro ti ha chiesto di fare? Che lavoro/occupazione svolgi nella Chiesa?)

In realtà a me sembra che la parabola getti luce su "Ministero e Ministerialità" parole che hanno a che fare col servire nella Chiesa e al servire della Chiesa.

Tutti noi siamo dei chiamati non da un'agenzia di collocamento, ma a vivere nella Chiesa le conseguenze del nostro battesimo.

Da quando Gesù ci manda nel mondo, a partire dal nostro battesimo, in realtà manda la Chiesa. La Chiesa è fatta per evangelizzare, è la sua missione e la sua missionarietà.

A partire da Gesù, fin dall'inizio, è chiaro che la missionarietà, è andare verso l'altro, per annunciare il Regno dei Cieli, agire il Regno di Dio fra di noi.

Siamo Chiesa a partire dal nostro battesimo, e siamo Chiesa nel mondo, non separata dal mondo. Infatti la Chiesa è quella parte di mondo che guarda a Gesù come salvatore. Ecco ciò di cui siamo missionari, non di noi stessi e delle nostre convinzioni.

La Chiesa e la comunità fin dalle origini, sono la culla dei ministeri, dove ciascuno portava ciò che gli viene riconosciuto dall'apostolo per rendere concreto il servizio ai fratelli.

Ecco allora come questa pagina del vangelo, va ben oltre una semplice corrispondenza alla Chiamata a lavorare in parrocchia ..., ma come esaltazione di chi "lavora per il Signore".

Il cristiano nella comunità mette a disposizione il proprio dono, San Paolo li chiamerà carismi alcuni di questi dono sono messi a disposizione con continuità. I ministeri Istituiti o di fatto non sono sostitutivi ma integrativi di quello Ordinato.

I ministeri nel continuo riferimento alla Parola e all'Eucaristia, rendono evidente che la comunità Cristiana non si autogenera da sola, ma che è convocata e mandata da Cristo. Ecco il Ministero Ordinato è memoria del ministero stesso di Cristo. Nel ministero ordinato è Cristo che Pasce, è Cristo risorto che riconferma e che chiama. E' Cristo che rianima, suscita, pasce nel ministero la Chiesa ... perché è la sua Chiesa, non la nostra Chiesa.

La parola di Dio, di Cristo dice il lettore, deve risuonare allora ogni giorno nella vita ..

L'eucaristia che è il corpo di Cristo vivo e risorto, dice l'accolito deve essere espressione sempre dell'amorevolezza di Dio ... sempre

I ministri ci aprono alla comprensione del dono e dei doni dei carismi che Dio suscita nella Chiesa

Parlare di ministero e ministerialità è parlare di futuro ... non tanto per necessità, ma per entusiasmo ...

il futuro della Chiesa sarà quello di una Chiesa sempre più fraterna, sempre più aperta al ministro, i propri doni materiali, psico affettivi, tutto ciò che in noi è carisma è opera dello spirito per il bene comune, esprimerà una libera e vera comunione, al punto che più ministeri ci saranno più ci saranno anche vocazioni al ministero ordinato.

Ecco allora il bellissimo punto di contatto, Dio è talmente grande nella sua bontà che sempre, a ogni ora chiama a farci responsabili e parte attiva e viva di un ministero che è servire nel bene e nella carità la Comunità Cristiana in modo da poter servire i fratelli, ovunque.

il nostro ministero, non corrisponde a far contento il proprio parroco, ma a corrispondere al desiderio di Cristo di incontrare ogni uomo, di accogliere con cuore aperto gli ultimi che, proprio in quanto tali, desiderano incontrarlo e riconoscerlo con sete ardente.
E' proprio strano questo padrone ... che di nuovo “uscì verso le nove del mattino” ...

Ormai quelli che aveva assoldato erano sufficienti per lavoro, ma il padrone non guarda la propria necessità, ma guarda il bisogno degli operai.

Predilige la pienezza del lavorare nella vigna al risultato della vendemmia.

Ecco allora che “Ne vide altri che stavano in piazza disoccupati”, disoccupati non perché non vogliano lavorare, ma perché non hanno trovato lavoro, e “disse loro: andate anche voi nella vigna”.

Ripeto, non lo fa per la propria necessità, ma per i loro bisogni. E con questi non accorda un denaro, ma dice “quello che è giusto ve lo darò”, nessuno deve stare in ozio o senza essere "preso a giornata”: “andate anche voi nella vigna”.

Di fronte alla nostra ministerialità, nulla conta circa la retribuzione.