Tobia 3,1-11a.16-17a e Marco 12,18-27
... Come angeli nei cieli ...
Nessuno conosce quale sia la condizione degli angeli nei cieli, anche perché nessuno conosce come sia il "cielo". Certamente questa espressione carica di novità ogni possibile tentativo di comprensione. Forse conviene chiedersi in quale modo Dio porta a compimento la creazione? Non certamente in una logica di continuità, ma la realtà prefigura e anticipa, nella speranza, una pienezza che appartiene all'eternità.
Nella domanda fatta a Gesù si mette in luce il dramma della nostra vita, la nostra limitatezza di fronte alla morte e per di più la fragilità dell'amore umano, che tanto dona alla vita, come pienezza, ma che non riesce a "consolare" il nostro bisogno di eternità.
La Scrittura non è un prontuario di risposte al caso, ma ci introduce nel mistero di Dio, quello stesso Dio di Abramo, di Isacco e Giacobbe; un Dio dei viventi che si condivide a partire dall'esistenza. Noi spesso siamo ciechi rispetto alla visione della realtà, di ciò che esiste.
mercoledì 7 giugno 2017
martedì 6 giugno 2017
Tobia 2,9-14 e Marco 12,13-17
Rimasero ammirato di lui ...
Andarono per coglierlo in errore nei suoi discorsi; cercavano con un pretesto come accusarlo; tornarono meravigliati.
La nostra realtà, come quella al tempo di Gesù si presta a facili interpretazioni e strumentalizzazioni, noi stessi siamo i primi che tentiamo di possedere la realtà adattandola ai nostri ragionamenti. Questo, specialmente, quando vogliamo usare della realtà per i nostri fini, a nostro vantaggio. Gesù mostra come di fronte alla realtà e i suoi condizionamenti, la "parola" non è manipolabile. La parola rimane cristallina, cioè limpida e capace di illuminare anche i nostri ragionamenti annebbiati.
Perché rimangono meravigliati?
Perché non è riuscito il loro tentativo di inganno?
Perché Gesù è stato più scaltro di loro?
O perché la risposta, senza nulla giudicare della realtà, propone una alternativa che fa bene alla vita di chi crede. Potessimo anche noi meravigliarci ogni giorno della possibilità che la "parola" del Signore pone nella nostra vita.
Rimasero ammirato di lui ...
Andarono per coglierlo in errore nei suoi discorsi; cercavano con un pretesto come accusarlo; tornarono meravigliati.
La nostra realtà, come quella al tempo di Gesù si presta a facili interpretazioni e strumentalizzazioni, noi stessi siamo i primi che tentiamo di possedere la realtà adattandola ai nostri ragionamenti. Questo, specialmente, quando vogliamo usare della realtà per i nostri fini, a nostro vantaggio. Gesù mostra come di fronte alla realtà e i suoi condizionamenti, la "parola" non è manipolabile. La parola rimane cristallina, cioè limpida e capace di illuminare anche i nostri ragionamenti annebbiati.
Perché rimangono meravigliati?
Perché non è riuscito il loro tentativo di inganno?
Perché Gesù è stato più scaltro di loro?
O perché la risposta, senza nulla giudicare della realtà, propone una alternativa che fa bene alla vita di chi crede. Potessimo anche noi meravigliarci ogni giorno della possibilità che la "parola" del Signore pone nella nostra vita.
lunedì 5 giugno 2017
Tobia 1,3;2,1-8 e Marco 12,1-12
"... e darà la vigna ad altri ..."
Duemila anni di civiltà cristiana in Europa ... e scopriamo un continente in preda all'indifferenza religiosa, se non anche, a una certa irritazione verso Dio. Dio è una scomodità ... Dio è da evitare se si può ... Dio è la causa del fanatismo e dell'integralismo pacifico o violento.
La stranezza, in realtà, è che pur rigettando Cristo, la civiltà europea si è costruita attraverso l'Evangelo di Gesù Cristo, e ora pur rinnegandolo nei fatti, ugualmente ne porta una impronta che però è svuotata del contenuto. Questa condizione è drammatica, perché fragile e destinata inevitabilmente all'estinzione. Ancora una volta i "vignaioli" hanno cercato di impossessarsi della vigna, dei suoi frutti, hanno ucciso il figlio; Dio Padre però sta piantando altrove, nel mondo, nuove vigne, e il Vangelo continua a risuonare sulla Terra nella testimonianza di martiri e di quegli uomini che nel desiderio e nei fatti accettano di essere cristiani, cercando di esserlo fino in fondo.
"Non avete letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?"
domenica 4 giugno 2017
Atti 2,1-11 / Salmo103 / 1 Cor 12,3-7.12-13 / Giovanni 20,19-23
Lo spirito che mette in moto la Chiesa
Il capitolo 20 di Giovanni, originariamente era la conclusione del Vangelo stesso. Ma non solo, la stessa unità di questo capitolo, circa lo Spirito e la vicenda di Tommaso, danno l'idea di una necessità di dovere dare compimento alla narrazione del Vangelo. Non sto ora ad argomentare la questione e le motivazioni esegetiche della doppia chiusura del Vangelo, ma certamente pensare il dono dello Spirito come conclusione dell'attività terrena del Signore, permette di acquisire una chiave di lettura e di comprensione di ciò che dello Spirito, del Paraclito, Gesù ha più volte detto durante il suo ultimo periodo a Gerusalemme.
Lo spirito che mette in moto la Chiesa
Il capitolo 20 di Giovanni, originariamente era la conclusione del Vangelo stesso. Ma non solo, la stessa unità di questo capitolo, circa lo Spirito e la vicenda di Tommaso, danno l'idea di una necessità di dovere dare compimento alla narrazione del Vangelo. Non sto ora ad argomentare la questione e le motivazioni esegetiche della doppia chiusura del Vangelo, ma certamente pensare il dono dello Spirito come conclusione dell'attività terrena del Signore, permette di acquisire una chiave di lettura e di comprensione di ciò che dello Spirito, del Paraclito, Gesù ha più volte detto durante il suo ultimo periodo a Gerusalemme.
In Giovanni molteplici sono le affermazioni circa la venuta dello Spirito Santo.
Capitolo 7: "Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato"
Capitolo 14: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce." (...) "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto".
Capitolo 15: "Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza ..."
Capitolo 14: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce." (...) "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto".
Capitolo 15: "Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza ..."
Capitolo 16: "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà".
Per Giovanni tutto prende vita; la Chiesa inizia ad essere missione per il mondo, quando il Risorto completa la sua gloria (rivelazione e manifestazione dell'amore del Padre) nel dono dello Spirito Santo. Un dono che in realtà non è una cosa ma una condizione, una azione. Dice Giovanni che lo Spirito pone la Chiesa in missione nell'atto di perdonare i peccati.
Riflettiamo su questo: se il peccato infatti rappresenta la conseguenza della fragilità umana, la salvezza che la Chiesa attua nel tempo è necessariamente legata a risanare dal peccato la nostra umanità per accompagnarla alla sua piena maturità ad immagine dell'umanità di Cristo.
Lo Spirito è lo "strumento" attraverso il quale Dio entra in una relazione plasmante con noi uomini e ci conduce al Padre.
Lo spirito mette in moto la Chiesa per la sua missione, ma attenzione all'assurdo che può accadere ...
Anche in una comunità cristiana può accade che "ci mettiamo di traverso" rispetto all'azione dello Spirito. Metti caso infatti ... che una persona toccata, mossa dallo Spirito nel suo intimo cerchi di vivere con fedeltà la preghiera personale; cerchi di agire con carità rispetto al bisogno dei fratelli e del prossimo; cerchi di istruire e fare riflettere chi ha accanto circa la verità della fede ... Cosa succede?
Succede che i parenti e gli amici iniziano a dire che è un invasato, che sta passando il segno, che non ragiona più, che ha solo quello in testa ... Che non è normale ...
Ma non è normale oppure siamo noi che siamo refrattari al soffio di Dio?
Non vorrei che con lo Spirito la Chiesa si mette in moto ... Ma noi facciamo le sortite dei guastatori e sabotiamo l'azione di Dio.
Riflettiamo su questo: se il peccato infatti rappresenta la conseguenza della fragilità umana, la salvezza che la Chiesa attua nel tempo è necessariamente legata a risanare dal peccato la nostra umanità per accompagnarla alla sua piena maturità ad immagine dell'umanità di Cristo.
Lo Spirito è lo "strumento" attraverso il quale Dio entra in una relazione plasmante con noi uomini e ci conduce al Padre.
Lo spirito mette in moto la Chiesa per la sua missione, ma attenzione all'assurdo che può accadere ...
Anche in una comunità cristiana può accade che "ci mettiamo di traverso" rispetto all'azione dello Spirito. Metti caso infatti ... che una persona toccata, mossa dallo Spirito nel suo intimo cerchi di vivere con fedeltà la preghiera personale; cerchi di agire con carità rispetto al bisogno dei fratelli e del prossimo; cerchi di istruire e fare riflettere chi ha accanto circa la verità della fede ... Cosa succede?
Succede che i parenti e gli amici iniziano a dire che è un invasato, che sta passando il segno, che non ragiona più, che ha solo quello in testa ... Che non è normale ...
Ma non è normale oppure siamo noi che siamo refrattari al soffio di Dio?
Non vorrei che con lo Spirito la Chiesa si mette in moto ... Ma noi facciamo le sortite dei guastatori e sabotiamo l'azione di Dio.
sabato 3 giugno 2017
Atti 28,16-20.30-31 e Giovanni 21,20-25
Il mondo non può contenerti ...
La conclusione del Vangelo di Giovanni fa eco al il Prologo dove era stato detto che il verbo era venuto nel mondo, e che tutto era stato fatto per mezzo di lui; ora la conclusione della vicenda del verbo incarnato sembra essere questo versetto 25 dell'ultimo capitolo: "il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere su Gesù Cristo", il mondo non può contenerti.
Questa immagine non solo descrive la straordinarietà del mistero del Dio fatto uomo, ma apre alla contemplazione della nostra vita credente, come possibile libro in cui nella fede, la vita di Gesù viene ancora raccontata attraverso la nostra esperienza cristiana. Un poco come accade circa il destino del discepolo amato, di lui non è detto che non sarebbe morto, ma che la sua testimonianza sarebbe rimasta affinché il Signore continui a venire nel tempo e nella storia. L'importante è che ognuno di noi, come discepolo, segua il maestro nella propria storia personale.
Il mondo non può contenerti ...
La conclusione del Vangelo di Giovanni fa eco al il Prologo dove era stato detto che il verbo era venuto nel mondo, e che tutto era stato fatto per mezzo di lui; ora la conclusione della vicenda del verbo incarnato sembra essere questo versetto 25 dell'ultimo capitolo: "il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere su Gesù Cristo", il mondo non può contenerti.
Questa immagine non solo descrive la straordinarietà del mistero del Dio fatto uomo, ma apre alla contemplazione della nostra vita credente, come possibile libro in cui nella fede, la vita di Gesù viene ancora raccontata attraverso la nostra esperienza cristiana. Un poco come accade circa il destino del discepolo amato, di lui non è detto che non sarebbe morto, ma che la sua testimonianza sarebbe rimasta affinché il Signore continui a venire nel tempo e nella storia. L'importante è che ognuno di noi, come discepolo, segua il maestro nella propria storia personale.
venerdì 2 giugno 2017
Atti 25,13-21 e Giovanni 21,15-19
Certo Signore tu sai che ti voglio bene ...
Una lettura profonda di questi versetti, mette a nudo una realtà psicologica umana che ci accomuna a Pietro: dire ti voglio bene non è uguale a dire ti amo. Anche noi, quando vogliamo essere brillanti, ma ugualmente non vogliamo impegnarci fino in fondo rispetto a una persona "amata o che ci ama", siamo disposti a dure "ti voglio bene", ma nello stesso tempo a non spingerci fino al "ti amo". Amare Gesù non è però cosa puramente psicologica, anche Pietro conosce quale esigenza Gesù pone di fronte ai suoi amici/amati. Come è possibile poterlo amare? Non si ama Gesù perché si crede in Dio ...; non si ama Gesù perché c'è lo ha detto la nonna ...; non si ama Gesù perché ci fa sentire meglio ...
Si ama Gesù, in una esperienza di amore che la Chiesa, la comunità di cui prendersi cura; si ama Gesù in una esperienza di amore che è il suo gregge, le persone che ci sono affidate; si ama Gesù quando si ama colui che ti conduce dove tu non vuoi, ma dove tu dovrai dare testimonianza di amore.
Certo Signore tu sai che ti voglio bene ...
Una lettura profonda di questi versetti, mette a nudo una realtà psicologica umana che ci accomuna a Pietro: dire ti voglio bene non è uguale a dire ti amo. Anche noi, quando vogliamo essere brillanti, ma ugualmente non vogliamo impegnarci fino in fondo rispetto a una persona "amata o che ci ama", siamo disposti a dure "ti voglio bene", ma nello stesso tempo a non spingerci fino al "ti amo". Amare Gesù non è però cosa puramente psicologica, anche Pietro conosce quale esigenza Gesù pone di fronte ai suoi amici/amati. Come è possibile poterlo amare? Non si ama Gesù perché si crede in Dio ...; non si ama Gesù perché c'è lo ha detto la nonna ...; non si ama Gesù perché ci fa sentire meglio ...
Si ama Gesù, in una esperienza di amore che la Chiesa, la comunità di cui prendersi cura; si ama Gesù in una esperienza di amore che è il suo gregge, le persone che ci sono affidate; si ama Gesù quando si ama colui che ti conduce dove tu non vuoi, ma dove tu dovrai dare testimonianza di amore.
giovedì 1 giugno 2017
Atti 22,30;23,6-11 e Giovanni 17, 20-26
La vera fede ...
Restare nella "vera fede", per un discepolo è cosa ben diversa dall'osservanza delle norme o semplicemente avere la percezione di essere credenti.
Forse senza accorgercene abbiamo talmente impoverito il "senso della fede" che neppure ci rendiamo conto che la nostra natura umana risulta indifferente e progressivamente tiepida rispetto al mistero di Dio. Che cosa è la fede se non l'atto di una totale partecipazione rispetto alla conoscenza di Dio, del Dio di Gesù Cristo!
Se non abbiamo mai vissuto questa partecipazione, saremo forse anche credenti, ma non abbiamo ancora vissuto l'esperienza della vera fede. Dal Vangelo di oggi, possiamo capire che la fede in Gesù non è frutto di ragionamenti ma è esperienza di amore. La fede in Dio a partire "dall’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" dice Gesù!
La vera fede ...
Restare nella "vera fede", per un discepolo è cosa ben diversa dall'osservanza delle norme o semplicemente avere la percezione di essere credenti.
Forse senza accorgercene abbiamo talmente impoverito il "senso della fede" che neppure ci rendiamo conto che la nostra natura umana risulta indifferente e progressivamente tiepida rispetto al mistero di Dio. Che cosa è la fede se non l'atto di una totale partecipazione rispetto alla conoscenza di Dio, del Dio di Gesù Cristo!
Se non abbiamo mai vissuto questa partecipazione, saremo forse anche credenti, ma non abbiamo ancora vissuto l'esperienza della vera fede. Dal Vangelo di oggi, possiamo capire che la fede in Gesù non è frutto di ragionamenti ma è esperienza di amore. La fede in Dio a partire "dall’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro" dice Gesù!
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