Atti 13,46-49 e Luca 10,1-9
Santo Cirillico e Metodio patrono d'Europa
Chiedere al Signore della messe di inviare operai nella sua messe significa chiedere in primo luogo che ciascuno di noi sia operaio della “Sua” messe, cioè di quella del Signore, e non della nostra. Poi occorre aggiustare il tiro, cioè abbandonare quell'idea malsana che l'annuncio universale corrisponda a un "totale proselitismo", quasi una esperienza di conquista di nuovi popoli alla fede, ovvero una omologazione cristiana. La salvezza non dipende dal numero delle adesioni!
Il senso dell'annuncio e di ogni slancio missionario, sta nella sete che Gesù ha del nostro amore, ha sete e desiderio di raggiungerci: ecco perché nomina settantadue persone e le manda in ogni luogo a portare Lui e la pace. Il Signore ci invita ad “andare senza nulla portare”, a mollare gli ormeggi dell’orgoglio, della nostre convinzioni e sicurezze per portare solo Lui. L'annuncio del regno dei cieli si esprime nel desiderio di condividere una grazia ricevuta, la vita vera nella nostra vita: abbiamo assaggiato Gesù e ci è piaciuto.
lunedì 14 febbraio 2022
domenica 13 febbraio 2022
Tra la beatitudine della povertà e i guai della ricchezza.
Geremia 17,5-8; Salmo 1; 1 Corinzi 15,12.16-20; Luca 6,17.20-26
Se siamo sinceri, noi tutti ci confrontiamo con il problema (che per noi è tale) della povertà e con l'aspettativa speranzosa della ricchezza. Chi vuole essere povero ... Nessuno! Chi vuole essere ricco ... Tutti!
Il magistero attuale della Chiesa, nella Fratelli Tutti dice: "È aumentata la ricchezza, ma senza equità, e così ciò che accade è che nascono nuove povertà".
Ricchezza e povertà generano una frattura insanabile nella conduzione di vite dell'umanità. Ma questo anche tra noi. Quante divergenze, attriti e liti ci sono a causa della "ricchezza"?
In effetti dobbiamo ammetterlo, l'economia e la finanza che generano flussi di ricchezza e che incoronano gli uomini e le donne più ricchi del pianeta, si alimentano sul principio dell'investimento e del profitto, non per tutti ma per pochi. Non è un caso, infatti, che alla concentrazione della ricchezza nelle mani di alcuni, corrisponde l'aumento delle povertà come condizione dilagante del mondo globalizzato.
Questa nostra realtà è desolante, la ricchezza non sta producendo un benessere diffuso, ma soprattutto delle ingiustizie e delle disparità a tutti i livelli; il nostro è un mondo che guarda al profitto e che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere per denaro.
Di fronte a questa analisi come risuonano, e che interazione hanno le parole della scrittura?
Maledetto l'uomo che confida nell'uomo ...
Benedetto l'uomo che confida nel Signore ...
Espressioni estreme, biblicamente determinanti, quasi dirompenti, non ci sono mezzi termini ... Accostare le parole di Geremia al Vangelo di questa domenica ci permette di leggere e attualizzare in modo non convenzionale le beatitudini secondo Luca.
La maledizione ovvero l'esperienza di una vita chiusa al mistero di amore di Dio, non ha prospettiva di eternità, ma tutta si consuma nell'auto generazione della felicità ... L'uomo che pone in se stesso ogni attesa e prospettiva è obbligato a rincorre una felicità frutto delle proprie mani ... È l'uomo che può vantare di essersi fatto da solo, in questo orizzonte possiamo collocare l'espressione di Gesù: "guai a voi ricchi!"
La beatitudine al contrario parte dall'esperienza del limite dell'uomo, dal proprio sentirsi inadeguato e bisognoso di essere sostenuto, custodito, e soprattutto amato. Io, dove trovo una certezza superiore alle mie possibilità? Non sono io a trovarla, ma è Dio a offrirmela. Io da solo non potrò mai dare compimento a me stesso; quindi, io non potrò mai generare una felicità vera e duratura! Ma se è Dio stesso a donarmela, offrendo sé stesso come compimento della mia ricerca? Tutto questo è il cammino di chi si affida a Dio, e si ritrova nelle parole di Gesù: "beati voi poveri!"
Allora, beati voi poveri che avete uno stile di vita povero, non certo per la condizione disumana, ma perché riuscite ad affidarvi a Dio nella vita, e lo incontrate in quelle vicende che non procurano una gratificazione immediata, come anche non una felicità facile da raggiungere.
Ma guai a voi ricchi, cioè voi che avete lo stile di vita del ricco; perché essendo ricchi ponete nella ricchezza il vostro desiderio di felicità; così non accogliete Dio nella vita; non vi affidate a lui, e non comprendete che Lui, il Signore dell'universo, sceglie il cuore del povero per abitarvi.
Ascoltando queste parole, non possiamo limitarci ai pensieri di giustizia sociale, ma dobbiamo sempre riconoscere che in queste parole tocchiamo Gesù, nei suoi pensieri e nei suoi sentimenti; entriamo anche nel suo sguardo, in ciò che Lui vede come radice dei nostri mali: il nostro egoismo, la nostra avidità e voracità, la nostra insensibilità.
L'annuncio del regno dei cieli, iniziato a Nazareth nella sinagoga, si concretizza nella esperienza di ricchezza e povertà che Gesù nella sua vita ci offre come amorevolezza e gratuità, che sono l'antidoto contenuto nella povertà; antidoto capace di vincere l'egoismo e la morte che si annidano nella ricchezza.
Quel grido di Gesù è un avvertimento allo stile del ricco; è un mettere in guardia dall'egoismo che si trova nella ricchezza, un egoismo che accaparra tutto con avidità, per dominare sui fratelli, con la presunzione di essere superiore a tutti. Chi è povero invece, trova nel grido di Gesù l'origine della sua beatitudine, perché si riconosce nella possibilità di amare e donare tutto, fino al dono di sé stesso nel servire gli altri con umiltà. Noi ci intestardiamo pensando che il mondo sarà salvato dalla ricchezza derivante dal denaro e dal potere, ma in realtà sarà la povertà a generare la guarigione del nostro mondo, quella povertà di cui parla Gesù.
sabato 12 febbraio 2022
Pane e amore
1 Re 12,26-32; 13,33-34 e Marco 8,1-10
La narrazione di Marco della moltiplicazione del pane, mette in evidenza, da subito, una duplice criticità: la fame e una carenza cioè la mancanza di cibo per sfamare tanta gente. Ma ciò che sfugge a fronte di un limite che è tutto nostro è proprio il grande numero di uomini e donne che si stringono attorno a Gesù e che rimangono, nonostante tutto, vicino al maestro. Come dire: ciò che importa non è la nostra fame (bisogni, fragilità, limiti) ma la tua vicinanza, esserti accanto. È in questa situazione che si evidenzia la compassione di Gesù. La sua compassione è capace di darci il pane per la fame,ma soprattutto l'amore che moltiplicandosi, è talmente abbondante che supera ogni nostra attesa e colma ogni nostra carenza, per essere cibo di vita eterna. È bellissimo poter cogliere nel miracolo del pane moltiplicato, quella dimensione che va oltre la semplice necessità concreta, per la quale basta un miracolo, e tutti sono contenti e tutti si meravigliano; questo "miracolo" invece, ci apre alla possibilità di sperimentare la vera compassione di Dio per noi, la sua vicinanza per sempre in un amore eterno e irriducibile.
venerdì 11 febbraio 2022
Facessimo bene ogni cosa pure noi!
1 Re 11,29-32; 12,19 e Marco 7,31-37
"Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento ..."
Questa preghiera della liturgia, esprime con semplicità ciò che la gente percepisce dell'agire di Gesù:"Ha fatto bene ogni cosa"; parole che alludendo ai miracoli di guarigione appena compiuti ci danno anche il senso della vita del Signore.
Che cosa percepisce la gente? Credo l'intima relazione tra agire e volontà del Padre: Gesù alza gli occhi al cielo prima di compiere i segni. Ecco allora che l'agire di Gesù è denso dell'amore del Padre, che si rivela e diffonde anche attraverso questo suo agire.
È possibile allora che anche il nostro agire sia sazio dell'agire amorevole del Padre?
La preghiera della liturgia lascia intendere proprio questo, e anche di più; cioè che ogni nostro agire non si compie semplicemente in ciò che realizza ma giunge a compimento dell'agire di Dio stesso. Questo significa che noi non siamo semplici esecutori o mediatori dell'opera di Dio, ma come Gesù stesso, siamo parte, in ogni modo, dell'agire del Padre. Ecco allora che il nostro agire non ha solo una qualità morale, ma ben di più ...
giovedì 10 febbraio 2022
Esclusione e inclusione?
1 Re 11,4-13 e Marco 7,24-30
A una prima e immediata lettura sembrerebbe che questa pagina di Vangelo voglia condurci all'idea di una esclusività del "Pane dei Figli"; quasi a suggerire una impossibilità per chi non crede, di chi non appartiene al popolo di Israele, di accedere a quella condizione che identifica i Figli. Ma il dialogo non si arresta, il dialogo tra la donna sito-fenicia e Gesù mette a margine ogni esclusione per proporci invece l'inclusione in forza delle "briciole". Come leggere questa pagina di Vangelo nella comunità dei discepoli di Gesù di ieri, come anche di oggi?
Una lettura corretta potrebbe portarci al superamento degli steccati, dei settarismi, delle preclusioni ideologiche e di ogni distanza, per appropriarci della benedizione e della promessa fatta ad Abramo: "Sarai padre di molti popoli" ... "Di una discendenza numerosa come la sabbia del mare e le stelle del cielo"; è in questa prospettiva che si rivela e si rende evidente l'identità - anche inespressa - dei figli: l'attrazione e il desiderio di nutrirsi anche solo delle briciole. La fede della donna è una condizione esistenziale insindacabile, che gli permette di gettarsi ai piedi del Signore, di contentarsi delle briciole del Pane di Vita per ricevere il Centuplo nella vita della figlia, ora non più sua, ma vera Figlia.
mercoledì 9 febbraio 2022
Sotto il suo sguardo
1 Re 10,1-10 e Marco 7,14-23
Quando la prima comunità credente, ripensa alle parole di Gesù, certamente non ha tralasciato questa sottolineatura che il Signore ha proprio rimarcato con estrema forza: "Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro ..."
L'incapacità di capire, è la resistenza che mettiamo nel consegnare a Lui il nostro cuore. Quando viviamo per noi stessi, nella gratificazione dei nostri desideri e nella realizzazione dei nostro progetti, escludendo una relazione autentica e piena con il Signore, è estremamente facile che il nostro cuore si appesantisca e si ripieghi su se stesso. La prima comunità credente, intuisce che: "i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza", non sono semplicemente dei peccati, ma l'espressione di un cuore chiuso in se stesso nel proprio limite e fragilità. Quando il nostro cuore accoglie la parola dei Cristo, e gli permettiamo di prendervi casa, da dentro di noi, nonostante le tante nostre inadeguatezze, ci sarà sempre una suggestione, un richiamo e uno sguardo che ci conduce alla verità di noi stessi: saremo sotto il suo sguardo.
martedì 8 febbraio 2022
Gesù un grande "rompi" ma secondo carità
1 Re 8,22-23.27-30 e Marco 7,1-13
Gesù non scende a mediazioni o a compromessi, soprattutto con coloro che non sono con lui per "toccarlo", come la folla che ieri invocava nella fede un aiuto nel limite e nella fragilità; davanti all'intrigo, alla mormorazione e al moralismo che vuole imbrigliare senza lasciare la libertà di un agire secondo carità, di fonte a un avvicinarsi al maestro che è tutto un accalcarsi che vuol farsi accerchiamento, maldicenza, speculazione, domanda a trabocchetto, Gesù non cede e mostra tutta la da determinazione. Ciò che ieri era unità di cuore, oggi è divisione e mormorazione in nome di un “si è fatto sempre così”, tanto falso quanto ipocrita. Gesù non mostra neppure mezze misure di fronte alle ostinazioni che sono frutto della ipocrisia e della durezza del cuore.
Questa immagine così forte, richiama anche tutti noi per una determinazione che non è solo forza, ma è capacità critica di agire, non per i nostri interessi ma per la carità, non per sottrae come "korban" ma per condividere una esperienza di fede che coinvolge pienamente il cuore e la vita. Spesso il nostro senso religioso è ancora oggi, fatto più di regole e limitazioni piuttosto che di un vero e proprio superamento delle formalità, o come dice il Papa del clericalismo.
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