giovedì 7 marzo 2024

Satana

Geremia 7,23-28 e Luca 11,14-23

Gesù parla del regno di Satana come di un regno unito in sé stesso. In realtà il diavolo, come comunemente lo chiamiamo noi, sappiamo essere un divisore. Il suo nome stesso significa questo. Ma pur mirando a dividere gli altri, in sé rimane ben unito e strutturato. Quindi il primo insegnamento che Gesù ci da circa il demonio è che stiamo parlando di un avversario assolutamente forte.
Gesù nel Vangelo lo chiama Satana. Satan in ebraico significa accusatore. E chi accusa? Accusa noi. Noi uomini siamo continuamente sotto accusa da parte del demonio, accusati per il nostro peccato, egli che ci tenta vuole tenerci in pugno.

mercoledì 6 marzo 2024

Una legge di amore

Deuteronomio 4,1.5-9 e Matteo 5,17-19

Da questo vangelo emerge come Gesù è comprensibile solo come compimento della promessa di Israele. E poi c’è tutto il discorso circa la legge, per cui Gesù è pure il compimento della legge, quindi quello che Lui fa e dice è semplicemente il cammino che Dio pone difronte a ogni uomo per poter vivere da uomini nuovi, da uomini che sanno finalmente vivere la legge, e per legge si intende ormai qualcosa di preciso, non l’insieme di tutte le minuzie, ma la legge intesa come amore di Dio e amore del prossimo. E chi ama compie tutta la legge.


martedì 5 marzo 2024

Perdono

Daniele 3,25.34-43 e Matteo 18,21-35

E’ più facile perdonare o lasciarsi perdonare? Credoche sia ugualmente difficile sia l'una che l'altra. Nel racconto del,a parabola emerge un atto di orgoglio nel voler fare i conti nelle tasche di Dio! Dice il Salmo 49: "L’uomo non può riscattare se stesso, nè pagare a Dio il suo prezzo”. In fondo quell’uomo non ha accettato il condono del Re, e nella sua reazione verso gli altri servi vuole restituire l’umiliazione e il compatimento ricevuto, non ha gustato e accolto nessun perdono. È per questo motivo che non riuscirà a perdonare i suoi debitori. La risposta alla domanda iniziale è quindi che solo chi si lascia perdonare, potrà a sua volta farlo.


lunedì 4 marzo 2024

Nessuna pretesa

2Re 5,1-15 e Luca 4,24-30

Comprendere oggi la figura di Gesù non è facile e neppure scontato; così come non lo è stato nel passato e nel suo stesso contesto. Le opposizioni vissute a Nazareth non sono nulla rispetto a ciò che oggi si può contestare a partire dal suo dichiararsi figlio di Dio. Credo che oggi occorre ripensare e accogliere la realtà storica non semplicemente come avvenimenti che si susseguono, ma come spazio e tempo che interagiscono e rivelano il mistero di Dio. Ecco allora che la salvezza nel tempo e nello spazio  è un dono,  rispetto alla quale cade ogni pretesa di segno confermativo. Fin dal principio, Dio,  ha donato ad Adamo all'umano, di essere a sua immagine e somiglianza, cioè di essere uguale a Lui. Ma Adamo ha preteso di essere quello che già era come dono. Quando pretendi il dono di Dio ... il dono ti sfugge oppure lo distruggi.

domenica 3 marzo 2024

Fuori mercanti ... resta l'umano

Es 20,1-17; Sal 18; 1Cor 1,22-25;Gv 2,13-25

Terza domenica di Quaresima, siamo di fronte a un maestro che ci sconcetta. Abituati all'immagine di bontà e mansuetudine ..., un Gesù cosi ci scuote e forse pure ci spaventa. Un Dio arrabbiato?
Gesù si rivela come un Dio che si scaglia contro la falsa religiosità, quando questa non esprime ciò che è di Dio e non porta a Dio. Quando non rappresenta il nostro umano, ma solo maschera per rivestire una forma di potere o di condizionamento sociale e culturale.
Gesù in questa pagina esprime, nei tratti umani non solo la rabbia, ma tanto altro. Gesù vuole rompere gli schemi, il suo agire con forza e determinazione, ha proprio lo scopo di rompente gli schemi e farci capire la grettezza, la povertà  del nostro stile di vita capace pure di umiliare e avvilire il mistero di Dio.
Siamo mercanti nel tempio quando occupiamo il tempio cacciando fuori Dio,  trasformando la fede in precetti e obblighi rituali; quando facciamo di Dio un distintivo ideologico o di casta; quando la religiosità ci serve per fare delle differenze sociali e ci conduce ad escludere invece che accogliere.
Ciò che muove Gesù è lo “zelo” cioè un impegno e un amore che porta fino al sacrificio di se stesso. È molto brutto quando della Chiesa di dice che è un mercato e non la casa di Dio. Ma questo è un rischio anche della nostra anima desiderosa di perseguire i propri interessi. Nel passato il tempio era immagine del sacro, del mistero e del bello ... era lo spazio delle cattedrali, oggi è solo uno spazio tra gli altri, funzionale quando occorre a delle celebrazioni.
Nel Tempio, con predeterminazione, Gesù volle che non ci capissimo più nulla. Il risultato è questo: volete capire come stanno realmente le cose? allora lasciatevi scombussolare! Mettetevi in discussione!
Se faremo questo, forse capiremo che i primi ad occupare il tempio, ad usarlo per piccoli interessi e per le gratificazioni, siamo proprio noi.
La nostra tentazione più grande è infatti costruirci una religione di pietra e dimenticare che la nostra fede si fonda sul corpo e sangue di Cristo, che non adoriamo parole scolpite sulla pietra, né pietre poste l’una sull’altra per erigere templi di vanità e potere, ma adoriamo un corpo offerto per noi, sangue versato per noi, ferite portate nel corpo glorioso, un cuore esposto per la nostra salvezza.
Gesù ci riporta sempre all'essenziale, al rapporto con Dio che non può ridursi a un rapporto mercantile. Deve essere costruito non esternamente con liturgie di compravendita ma con un rapporto che parte da dentro, dal cuore pulsante di un amore umano che si esprime nella speranza e nella fede.
Tre aspetti che emergono che dobbiamo tenere presenti:
1) Lo zelo per la casa, che si esprime nella cura e nella custodia di un luogo, non é mai fine se stesso, come anche nella liturgia partecipata ... tutto concorre a esprimere bellezza, a tradurre consegni e immagini una bellezza che ci trascende, e che non è formale o estetica, ma bellezza di Dio.
2) Amare la nostra umanità, averne a cuore la dignità dell'uomo e soprattutto il mistero sacrale che custodisce: siamo immagine di Dio. Dobniamo imparare ad adorare il nostro corpo, la comunità, la Chiesa ....perché corpo mistico di Cristo.
3) Cambiare e accompagnare il cambiamento. Gesù critica una prassi per provocare un cambiamento radicale. Il cambiamento è parte dell’umano, appartiene alla trama di cui siamo fatti, ma ogni cambiamento per compiersi necessita di un tempo reale, di una provocazione e di una proposta. Per noi il processo di cambiamento in questo tempo di transizione si gioca anche col rinnovo del consiglio pastorale pardocchiale.

sabato 2 marzo 2024

Quando cambieremo?

ichea 7,14-15.18-20 e Luca 15,1-3.11-32

Il senso di questo testo è la conversione più radicale che ci sia, la conversione di chi si pensa giusto alla misericordia. E’ pensiero comune che per essere salvati occorre essere bravi, quindi bisogna osservare i comandamenti, andare a Messa, far questo…quest’altro… se no Dio ti punisce…
ma che vita è una vita cristiana così? Meglio andarsene!
Se quello è il rapporto che ho con Dio è così, io voglio la mia libertà. Bene, il Vangelo ci mostra come arrivare alla libertà dei figli di Dio. Questa libertà è la conseguenza della conversione che dura tutta la vita. Il pericolo costante del cristiano, è quello di dimenticarsi del Vangelo e limitarsi a osservare una legge. Ecco, questa parabola esprime l’uscita dalla religiosità comune a tutti per farci capire l’essenza del Vangelo.

venerdì 1 marzo 2024

Uccidiamo pure Dio

Genesi 37,3-4.12-13.17-28 e Matteo 21,33-43.45

Che cosa fanno questi vignaioli? Si impossessano della vigna, la organizzano e si prendono i frutti. Il problema è che quella vigna non è la loro. Gli è stata solo affidata. Quella vigna, nel racconto del vangelo, rappresenta il popolo che Dio si è scelto, eletto e santificato e che poi ha affidato ai capi affinché lo custodissero.
Il paradigma della vigna si ripete ogni volta che ci si vuole impossessare del dono di Dio, che invece, ci viene affidato per essere amministrato. Il tentativo di possedere il "bene di Dio" conduce a rivoltarsi contro il creatore al punto di rinnovare la morte di colui che egli ha mandato, il proprio figlio. Una storia che continua anche oggi.