venerdì 21 giugno 2024

Gli occhi del cuore

2Re 11,1-4.9-18.20 e Mt 6,19-23

Due "detti' di Gesù che legati insieme determinano una comprensione originaria della nostra esistenza. Siamo fatti per essere in relazione con il mondo; il guardare ci apre non solo alla conoscenza esteriore ma pure alla rielaborazione interiore: "lampada del corpo è l'occhio e se l'occhio è chiaro tutto il corpo sarà nella luce", tutto ciò che viene filtrato ed elaborato dall'occhio può influenzare il nostro interno. È dal di dentro che costruisco lo sguardo sulle cose. Ed è nel mio interno che idealmente pongo il cuore, cioè il luogo del mio tesoro.

giovedì 20 giugno 2024

Dio è Padre

Sir 48,1-14 e Mt 6,7-15

Il nostro Dio non è il Dio dei pagani che si invoca a forza di parole. Gesù ci dice che il volto di Dio è quello di un Padre. Con questa parola cambia tutto. Cambia radicalmente il modo in cui credere in Dio. La preghiera non è fatta più di parole, ma di presenza, di vicinanza, di tenerezza, di sguardi, di fiducia, di un'intima relazione con colui dal quale sai di essere amato come può essere amato un figlio. Se Dio è Padre la nostra religione no può essere un rito o una liturgia, ma occorre essere figli, prendere consapevolezza di essere figli, amati, desiderati fortemente voluti da un Padre.

mercoledì 19 giugno 2024

Cosa avviene nel segreto?

2Re 2,1.6-14 e Mt 6,1-6.16-18

Posso fare tante cose belle, ma ad un certo momento mi devo chiedere: perché faccio queste cose? Gesù in questo discorso mette in crisi anche le cose buone. Mette in discussione pure l’elemosina, il digiuno e la preghiera. Perché prego? Perché faccio l’elemosina? Perché digiuno? La cosa più importante nel mettere in discussione è smascherare l'ipocrisia religiosa che sorprendentemente cresce proprio nell'orto della Chiesa.

martedì 18 giugno 2024

Come amare?

1Re 21,17-29 e Mt 5,43-48

Non possiamo amarci solo tra noi cristiani, rinchiusi nella nostra dorata comunità, o in una scelta esclusiva evv selettiva. Ma poi cosa significa amare in modo di essere “perfetti come il Padre”.
Forse occorre chiarire cosa significa amare per un discepolo di Gesú? Essere perfetti nell'amare, non è una questione motivata moralmente ... non si ama per essere bravi christiani. Per Gesù amare ha voluto dire preferenza per i peccatori; non un amore eroico, ma fragile; un amare senza pregiudizio un amore spesso non corrisposto. Ma all’ora di che perfezione stiamo parlando? La perfezione è amare  ache ciò che può sbagliare. Amare è perdonare le nostre imperfezioni e quelle degli altri.

lunedì 17 giugno 2024

Un taglione amorevole

1Re 21,1-16 e Mt 5,38-42

Nella mondo biblico la legge del taglio e era una norma che tendeva a regolare e superare le logiche di vendetta. Infatti la vendetta a quei rischiava di essere sproporzionata, implacabile e feroce. Quindi la legge aiutava a non esagerare. Nel Vangelo questa norma ormai di consuetudine viene rielaborata in chiave positiva e propositiva. Gesù ci fa capisce che il male genera male e il bene non vien fuori da una spirale di violenza. Per porre fine al male occorre opporgli il bene; se al male rispondi con il male, … ne vien fuori solo male.




domenica 16 giugno 2024

Alla ricerca del regno perduto?

Ez 17,22-24 Sal 91 2Cor 5,6-10 Mc 4,26-34


Anche nella preghiera del Padre Nostro chiediamo venga il regno ... ma oltre a qualche idea astratta, cosa significa questa espressione così antica: "regno di Dio".
Se il regno è una istituzione, un altro organismo per esprimere storicamente la presenza di Dio, forse dovrei dire che non mi interessa. Ecco allora che diviene indispensabile capire cosa intendeva dire Gesù con l'espressione regno di Dio, quindi da non intendersi in senso anti romano, come forse tanti a quel tempo lo interpretarono.
Partendo dalle immagini, comprendiamo che il regno esprime il modo in cui Dio si comunica nella storia e nel tempo.
La stessa immagine della parabola non vuole darci una definizione rigida, ma suscitare in noi la comprensione di come è quando il regno si realizza in noi e nella nostra vita. Quando e come questo regno di Dio assume concretezza.
Un primo livello di comprensione è legato all'immagine che va compresa nel suo insieme come un tutt'uno...
Poi non si può capire Cristo senza il regno che egli è venuto a portare. Ne consegue che la missione sulla terra di ogni cristiano «è inseparabile dalla costruzione del regno». Identificarsi con Cristo e i suoi desideri implica, per i cristiani, «l’impegno a costruire, con lui, questo regno di amore, di giustizia e di pace per tutti». «Ci si santificherà solo consegnandoci corpo e anima per dare il meglio di noi in tale impegno».
A camminare sulla via della santità, che ha il nome e il volto di Gesù Cristo, siamo chiamati tutti. E la strada da percorrere è quella delle Beatitudini. Il regno dei cieli, infatti, è per coloro che non pongono la loro sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per coloro che hanno un cuore semplice e umile e non presumono di essere giusti e non giudicano gli altri; per coloro che sanno soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce; per coloro che non sono violenti ma misericordiosi e cercano di essere artefici di riconciliazione e di concordia. Le Beatitudini «sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando nel sentiero giusto: uno specchio che non mente».
Ecco allora che il regno rivela alcune caratteristiche, il regno non vuole essere o instaurare una istituzione ma si rende evidente in una relazione:
- con Cristo;
- con la Parola;.
- con la Chiesa.

sabato 15 giugno 2024

Invece di giurare, scegli!

1Re 19,19-21 e Mt 5,33-37

Il giuramento esprime una sottile tentazione di autosufficienza ovvero una volontà esclusiva di potere. Nel giuramento si vuole superare ogni forma di debolezza e scarsa autonomia; nel giuramento io stesso mi elevato garanzia delle mie affermazioni di fronte alla debolezza di chi mi ascolta. Nel giuramento ti propongo di confidare nelle mie possibilità come se tutto dipendesse da me, ma nella vita accadono sempre cose che ti superano e che ti spiazzano. Gesù sembra volerci mettere di fronte a una evidenza e concretezza estremamente umana: la nostra vita è fatta di scelte concrete, non di pensamenti e ripensamenti, di buone o cattive intenzioni, di giuramenti e di spergiuri.