mercoledì 7 maggio 2025

Quando tutto sembra perduto

At 8,1-8 e Gv 6,35-40

Credo che la persecuzione sia una esperienza disarmante che non si può idealizzare e neppure ipotizzare, forse potrebbe essere come se tutto sembri drammaticamente finire. Eppure anche in quella prima persecuzione della Chiesa, coloro che avevano fede vengono dispersi, ma la forza della Parola rigenera; è linfa ed energia per generare altrove la vita, I miracoli di Filippo sono un segnale, dicono la forza di Filippo e di tutti i dispersi di Gerusalemme che non hanno smesso mai di credere. Ecco che la dispersione della comunità di Gerusalemme è come un fiume che sfocia nel mare! 

martedì 6 maggio 2025

Il martirio di Stefano

At 7,51-8,1 e Gv 6,30-35

Chiudere il cuore e le orecchie, per non sentire e non ascoltare. È il mondo di fronte alla testimonianza di Stefano, fino all’epilogo dell’eliminazione del problema. La lotta sostenuta da Stefano è contro la chiusura del cuore di fronte all’opera di Dio e al dono dello Spirito che agisce sempre anche nella vita tenebrosa dell’uomo.
Stefano è pronto a sacrificare la sua vita, non ha paura, perché il suo martirio da completezza alla sua missione: la via che porta all’amore incondizionato verso Dio, il superamento dell’ingiustizia e la dimostrazione che nel perdono è concreta la misericordia di Dio.

lunedì 5 maggio 2025

Quando la vita di Gesù vive in noi

 At 6,8-15 e Gv 6,22-29

Per quello che Stefano rappresentava e affermava di Gesù, era inevitabile che prima o poi si arrivasse a un conflitto tra lo stesso Stefano e i componenti della sinagoga dei liberti. I liberti erano ebrei di cultura o di origine greca, come Stefano, divenuti uomini liberi dopo l'esperienza della schiavitù. Stefano vive il suo servizio da diacono, come la comunità gli ha affidato,  come chi ha fatto esperienza del Signore Gesù, ed è inviato da lui ad annunciare misericordia che gli ha usato. Chiunque nel Figlio ha fatto esperienza dell’amore del Padre, diventa testimone di questo amore per i fratelli che ancora non lo conoscono. L'amore contagia amando, ma è anche miccia di scontro.


domenica 4 maggio 2025

La risurrezione ci convoca e ci parla

At 5,27-32.40-4. Sal 29   Ap 5,11-14   Gv 21,1-19

Questo ultimo capitolo di Giovanni è alquanto strano ... Sembra voler tratteggiare da un lato una esperienza di Chiesa, con tutti i suoi limiti e le sue fughe, come anche mettere un accento sulla figura di Pietro, come riferimento della comunità stessa. Una comunità che viene convocata dal risorto, perché diversamente non si mette nella sequela del Signore, ma torna a pescare, si insabbia nelle occupazioni pastorali, nelle priorità pratiche della vita quotidiana; forse anche la carità, o la catechesi dei fanciulli, come pure l'impegno sociale e la promozione umana ... ma tutto questo in realtà è privo di ciò che Gesù mette al centro del suo rivelarsi risorto: la pesca abbondantissima, forse la missione di radunare il popolo di Dio con il vangelo della vita e spezzare il pane, mangiarlo, come segno di quella eucaristia che costantemente rimette Cristo al centro e  come orizzonte che abbraccia tutto il mondo, nel tentativo di essere la comunione ovvero tutto per tutti.

In questa apparizione col Risorto facciamo i conti con il dubbio di chi fatica a credere, con lo scoraggiamento di chi non ha speranza; non siamo tutti dei campioni come quelli del cenacolo di Gerusalemme. Lì sono una spanna avanti, perché hanno vissuto, sperimentato, toccato il dono del Risorto. Ma qui, nel Vangelo, è tutta un’altra storia, e forse è la storia più umanamente vicina a noi. Percepiamo la vita di chi si confronta col vangelo e con le scommesse della vita; con chi alla luce delle parole di Gesù, cerca ogni giorno di fare discernimento e di accende luci nella coscienza, che non sempre riesce a stare in una docile obbedienza come chi pensa di avere la verità in tasca da poter affrontare tutto e tutti.

La proposta é altra, è sinodale, è condivisa, è comunitaria! O c'è Gesù che chiama a mangiare o tutto è superfluo; ogni sforzo della Chiesa e di ogni comunità sarà, oggi come ieri in Galilea, mettersi in ascolto di quell'invito: "Venite a mangiare".

Poi uno sguardo su Pietro. Quanto è bello e importante questo dialogo alla luce di ciò che oggi vive la Chiesa, la morte di papa Francesco e il Conclave. Pietro va guardato con un occhio particolare sembra che l'evangelista voglia dirci di riservare a Pietro e ai suoi successori un ruolo del tutto speciale, di fatto ci sono alcuni elementi il dialogo sull'amore, il parlarsi senza schemi e pregiudizi, il tenersi nel reciproco sguardo. Sono immagini che scaldano il cuore ... come quella triplice richiesta di "pascere", cioè prendersi cura ... che credo siano fondamentali e che devono arricchire la nostra preghiera, anche e soprattutto in un momento come questo, alle soglie di un Conclave e mentre nel nostro cuore vibrano ancora i gesti e le parole di papa Francesco.

sabato 3 maggio 2025

Il risorto io l'ho visto

1Cor 15,1-8 e Gv 14,6-14

Paolo da persecutore ad apstolo ... ad un uomo come questo viene affidato l'annuncio della risurrezione! Anche in questo caso dobbjamo rilevare l'assoluta illogicità di una storia personale e riconoscere la meravigliosa originalità del mistero di Dio che si rivela nella vita. In quattro pennellate Paolo ci dipinge il contenuto dell’annuncio cristiano: il fatto che Gesù ha salvato il mondo. La comprensione di questo mistero è per Paolo prima di tutto un atto di fede nel risorto. Anche noi ogni domenica recitiamo il Credo, dicendo di credere nel risorto ma poi in realtà professiamo una fede che è altra, che non scalda. Invece dovremmo, proprio professare che Gesù ha patito, è morto, è risorto per farci esattamente come lui. È questa fede che cambia le carte in tavola e scompiglia ogni cosa.

venerdì 2 maggio 2025

Non è possibile non parlare di Gesù ...

At 5,34-42 e Gv 6,1-15

Il ragionamento di Gamaliele, è semplice e corretto, fornisce una risposta semplice e logica per sfidare quello che sembra irrazionale, e il problema che rappresentano gli apostoli e la vicenda di Gesú si risolverà da solo. Ma qui siamo di fronte a qualcosa che è oltre il razionale e l'irrazionale, oltre il ragionevole e l'irragionevole, siamo di fronte alla fede, siamo di fronte allo stesso mistero dell'agire di Dio. Da questi uomini parte una missione, l'amore che da vita al mondo. Gli apostoli sono l’esempio della forza della missione divina. Pur umiliati, derisi, censurati nel nominare il nome di Gesù, non cedono perché non devono concedere nulla, ma restare nella promessa di diffondere la Parola, è dire quel nome: Gesú.

giovedì 1 maggio 2025

La carità come presupposto

Col 3, 14-15.17.23-24 e Mt 13,54-58

La comunità cristiana delle origini riflette su come porsi nei confronti del tempo in cui vive; se quella di Cristo è novità assoluta, come tradurla nella quotidianità, nelle circostanze, nelle relazioni con cui la nostra vita è quello che è? Per Paolo, non si tratta di fare la carità quanto piuttosto di rivestirsi di essa, assumerla come un abito, farla diventare la logica del proprio tempo entrando in comunione con i sentimenti, i sogni e gli ideali di Gesù il Cristo. La carità è il presupposto della pace, dona un linguaggio che mette in condizione di vivere la comunione, mettendola muro confusione, mediocrità, pregiudizio e nel rifiuto. Rivestendo di carità giungeremo al Regno dei cieli.