martedì 7 ottobre 2025

Il bene fatto porta la salvezza di tanti

Gio 3,1-10 e  Lc 10,38-42

Giona parte alla volta di Ninive ed inizia la sua predicazione. Qui scopriamo che Dio non ha scelto male il suo servo, Giona è davvero un bravo profeta e il popolo di Ninive lo ascolta! Il testo ci dice che per attraversare Nìnive occorrono tre giorni, ma quando Giona ha percorso solo un terzo della città, già le persone si convertono. Egli ha dato inizio alla conversione di Nìnive, la città che sembrava perduta, la cui malvagità era salita fino al trono di Dio. Queste poche righe ci provocano profondamente come cristiani: spesso sentiamo che le società in cui viviamo non sono giuste, eppure il libro di Giona ci parla di un mondo che può cambiare se anche solo un uomo risponde alla chiamata del Signore. Il bene fatto da un solo uomo porta la salvezza di tanti, l’obbedienza di uno solo coinvolge molti. Come spesso la Scrittura ci ripete, non dobbiamo temere, il Signore ha scelto con cura la nostra missione, ci ha dato tutto ciò che occorre per portarla a termine, il Signore continua a chiamarci.

lunedì 6 ottobre 2025

Per convertire Ninive occorre Giona

Gio 1,1-2,1.11 e Lc 10,25-37

Giona, un profeta diverso, che sfugge ai nostri schemi profetici, risulta infatti una figura profondamente umana, anche nel suo fugge il più lontano possibile dalla chiamata del Signore ... In realtà la vicenda di Giona, narra le nostre piccole e grandi infedeltà, quando di fronte a Dio temiamo di perdere qualcosa: beni materiali; piaceri; la stima di qualcuno; temiamo il giudizio del mondo e fuggiamo. Eppure Giona non è privo di amore per il Signore, e nel suo fuggire non è disposto ad abbandonare del tutto la sua fede. Ama Dio eppure ha troppa paura per obbedirgli ... umana fragilità! Ma è proprio in questa fragilità che possiamo scoprire che Dio non ha mai smesso di amarci. Spesso nella vita ci capita essere lontano dal Signore che ci ha chiesto di seguirlo, eppure Lui non ci abbandona. 

domenica 5 ottobre 2025

Facci vivere di TE

Ab 1,2-3;2,2-4 Sal 94 2Tm 1,6-8.13-14 Lc 17,5-10

Il gelso era un albero molto diffuso ai tempi di Gesù; le sue radici erano robuste e penetravano in profondità nel terreno, per cui il gelso era considerato un albero longevo, e difficile da estirpare.

Una immagine che se accostata alla richiesta dei discepoli suona in questo modo ... la fede riesce anche lì dove sembrerebbe proprio difficile ... come sradicare un gelso ... e in assurdo trapiantarlo nel mare ...

Oggi questa immagine si accompagna alla nostra quotidianità in cui sembra che il male non si riesca più a sradicare ...

Come può il Signore della vita restare inerme; come può permettere che addirittura nel suo nome qualcuno uccida bambini innocenti, per bombe o per fame!

Per assurdo, Gesù ci sta dicendo che per sradicare il male occorre la nostra piccola e fragile fede ... che in realtà è una forza che non sappiamo giustamente valutare. Il male, a volte, può solo sembrare impossibile da sradicare ... ma …

Siamo di fronte a dei paradossi ...

Alla richiesta, forse legittima, ma ingenua dei discepoli, che contrappongono alla forza del male o del mondo la necessaria forza della fede; anche di noi ... pieni di paura e umanamente fragili ... chiediamo il dono della fede forte, di una fede grande, per vincere il mondo, Gesù invece ci offre l'immagine assurda del Gelso e di un seme piccolo e insignificante, il seme della senape.

Ma è proprio questa fede piccola che in realtà è capace di cose grandi ...

Il gelso, così difficile da estirpare, finisce addirittura nel mare, dove non potrà sopravvivere ... ma la fede sostiene anche l'impossibile, ciò che umanamente è fuori ragione.

Poi succede che anche noi sperimentiamo l'essere servi inutili ..., anche noi nella nostra inutilità sperimentiamo le conseguenze dell'essere figli di Dio ... di avere un padrone come Dio Padre ... Un padrone che sa di avere servi inutili ... ma comunque figli.

Ma è a questi figli che il Padrone fa dono della fede in Lui ... 

Cosa significa avere fede?

Avere fede in Dio significa comprendersi come quel servo nei confronti del suo Signore, sentirsi parte di un vincolo e di un legame basato sulla somiglianza e la pratica del suo amore. Un rapporto questo che rende appunto il credente figlio di Dio.

Perché questo sia possibile, Gesù più volte nel vangelo di Luca ci mette di fronte all'essere come il Padre, cioè ad essere buoni fino in fondo.

Cioè bisogna che l’amore del discepolo raggiunga una qualità il più simile a quella di Dio.

E qual è la qualità dell’amore di Dio? Quella che si esprime in un perdono senza condizioni. (Aiiia)
Gesù propone una fede che è un’alternativa, una risposta diversa al mondo e alla nostra vita: accogliete questa offerta d’amore di Dio e l’amore di Dio vi rende liberi e questo amore si esprime attraverso il perdono incondizionato, diversamente rimanete nella condizione di servi verso il vostro Signore, di schiavi delle logiche del mondo, schiavi della violenza e della vendetta..
“Così anche noi, quando avrete fatto tutto quello che ci è stato ordinato…”,  “siamo semplicemente servi. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare": amare, perdonare.
Noi oggi di fronte a Gesù siamo messi di fronte a una domanda: credi nell’impossibile.

La fede può davvero spostare le montagne?

La fede è un dono tanto prezioso quanto fragile, ha un potenziale infinito ma per crescere e diventare capace di frutto ha bisogno di una cura e attenzione quotidiana, ha bisogno di essere nutrita. La piccolezza e la fragilità del nostro credere, non va abbandonata a se stessa.

Prendiamoci cura della nostra fede! Chiediamo il dono della fede cioè di imparare a vivere di Gesù e come lui.


Fammi vivere di te

La mia fede, Signore Gesù,

è debole e vacillante:

fammi vivere di te!

La mia fede è soffocata,

la soffoco con le mie mille domande:

fammi vivere di te!

La mia fede è indebolita

dal poco tempo che riesco

a dedicare a te e alla tua Parola:

fammi vivere di te!

La mia fede è bloccata da ciò

che vorrei e non vedo:

fammi vivere di te!

Signore Gesù, maestro nel credere,

fammi vivere di te. Amen.

 

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L'erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.

Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiere nella piazza di fronte alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.

All'ora stabilita, la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.

Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.

Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bimba seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

... credere è portare l'ombrello.






sabato 4 ottobre 2025

Il mio vanto è la croce

Gal 6,14-18 e Mt 11,25-30

Oggi festa di San Francesco d'Assisi, la liturgia della Parola ci conduce nell’epilogo della lettera ai Galati, dove in modo molto deciso Paolo affronta il gravoso problema della circoncisione. Siamo allo scontro tra coloro che la raccomandano (giudeizzanti), forse per vantaggi personali, e coloro che si affidano alla dottrina di Paolo per cui la vera circoncisione è essere nuova creatura. Non è una incisione della carne che ti fa figlio di Dio ma la grazia che ti trasforma la vita e ti unisce alla passione stessa di cristo: la croce. Paolo arriva ad affermare che la croce di Cristo è l'unica vera circoncisione della carne; è aderire a Cristo che ci fa nuove creature, è questo aderire che si incide nella carne.

venerdì 3 ottobre 2025

Oltre ogni nostra chiusura … la sua parola

Bar 1,15-22 e Lc 10,13-19


Quante volte nella nostra vita siamo stati così ostinati da non ascoltare la voce di Gesù? Quante volte la voce che ascoltiamo è solo la nostra? Questo non è capitato solo nel passato, perché la nostra autoreferenzialità spesso prevale anche oggi più di quanto immaginiamo. Ma il Signore sembra essere più ostinato di noi, la sua parola non si esaurisce nella nostra tiepida accoglienza, e anche nel lasciarci liberi, sempre, il suo amarci ostinatamente si rivela e nasconde in tutte le pieghe e gli angoli della nostra vita. Al punto che possiamo dire con la parole del profeta Baruc: "Al Signore, nostro Dio, la giustizia; a noi il disonore sul volto, come oggi avviene per l’uomo di Giuda e per gli abitanti di Gerusalemme, ..." ma sempre sperimentiamo la misericordia di Dio, e possiamo dire il nostro sì quotidiano.

giovedì 2 ottobre 2025

Angeli Custodi ...

Es 23,20-23 e  Mt 18,1-5.10

Questa pagina del libro dell’Esodo viene ripresa dal profeta Malachia nel preannunciare l’avvento del Messia e del suo Precursore; ma pure nel Nuovo Testamento le figure angeliche rivestono ruoli ricorrenti e significativi. Anche nel Libro dell’Apocalisse Gesù interloquisce con gli Angeli delle Chiese a cui si rivolge.Nella Sacra Scrittura gli angeli sono i messaggeri di Dio che portano la Parola di Dio la quale è per l’uomo luce al suo cammino. L’angelo custode, al di là di ogni fantasia e sentimentalismo, ha quindi la funzione di renderci sempre presente la parola di Dio per poter discernere ciò che è conforme alla volontà divina e al nostro bene e metterla in pratica. Gli angeli non esercitano un’autorità autonoma ed autoreferenziale ma sono puri mediatori della volontà di Dio a servizio esclusivo del bene di chi è loro affidato in custodia.


mercoledì 1 ottobre 2025

Ricostruire dalle ferite

Ne 2,1-8 e Lc 9,57-62

Neemia ci appare come un uomo del cuore ferito, ma non disperato. Il ricordo di Gerusalemme, la città amata e distrutta, una nostalgia profonda, abita in lui radicalmente. Davanti al re, chiede di poter tornare per ricostruire. Il suo è un gesto coraggioso - chiedere al re - e di fiducia - prima di chiedere prega -, non si limita a piangere sulle proprie sventure e sulla distruzione di Gerusalemme, ma si affida alle promesse di Dio. Neemia ci insegna ciò che ogni ciascuno farebbe imparare a vivere: ogni ricostruzione nasce da una ferita consegnata al Signore, e da un cuore che si lascia muovere dallo Spirito.