venerdì 31 dicembre 2021

Una fine dell'anno che è sempre un buon inizio

1 Giovanni 2,18-21 e Giovanni 1,1-18


Silvano Fausti (sj) diceva che il Vangelo di Giovanni non racconta quasi nulla, non c'è nulla da spiegare perché Giovanni è solo spiegazione; è difficile spiegare la spiegazione, così come è difficile illuminare la luce. Giovanni non va spiegato, va guardato, va ascoltato, va contemplato. Il Vangelo di Giovanni è praticamente un dramma il cui protagonista è la Parola; poi in questo dramma ci sono i vari personaggi che siamo noi di fronte alla Parola. È praticamente il dramma dell’uomo di fronte alla Parola; il nostro destino si gioca con la Parola, con la Parola che viviamo o rifiutiamo. Se negli altri vangeli, la Parola è come un seme, gettato sul terreno ... che entra in noi, in Giovanni si mostra come questo seme cresce in noi, fino a diventare una pianta, l’albero stesso della gloria di Dio.
Questo può bastare anche per fare risuonare la Parola del prologo dal Vangelo: "A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, (...). E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria".

giovedì 30 dicembre 2021

L'attesa dell'atteso.

1 Giovanni 2,12-17 e Luca 2,36-40


La figura della profetessa Anna, si accompagna a quella di Simeone, e completa l’immagine dell’attesa e dell'accoglienza. Attesa nel senso della pazienza e sopratutto del compimento, cioè del portare a pienezza il tempo della nostra vita. La pazienza oggi si scontra con la frenesia dei ritmi del nostro modo dì vivere … una frenesia che sacrifica anche il tempo della festa, del riposo e della vacanza. Tutto si svolge con la massima eccitazione e con una accelerazione che non permette dì cogliere se non superficialmente ciò che viviamo.
Per Anna attendere il messia significò, anche, coinvolgere per lungo tempo l’amare della sua vita - "era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni-, un riservare l’amore (per oltre 60 anni) per il tempo che verrà, per una esperienza che per molti sembrerebbe inutile …
Anna, sembra rappresentare il destino di ogni uomo e donna, vedere il volto di Dio. La sua lunga esperienza vedovanza trova in quel bambino il pieno compimento, quasi come chi finalmente può gioire perché vede faccia a faccia lo sposo atteso. In un modo simile, siamo tutti nella vedovanza. Ora l'incontro con il Signore in quel bambino, celebra la conclusione di tutto ciò che ha mantenuto viva l'attesa: "servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere". Tutta la vita di Anna esprime il valore dell'attesa, anche quando l'"atteso si fa attendere".

mercoledì 29 dicembre 2021

Simeone un vero uomo che attende

1 Giovanni 2,3-11 e Luca 2,22-35


Leggendo questa pagina di Vangelo siamo tutti invitati a rivestire il ruolo di Simeone; egli è il prototipo del credente, un credente che vive i suoi giorni come attesa. Il tempo di avvento ci ha preparato all'attesa del Natale, cioè a porre il Signore nell'orizzonte dei nostri desideri, delle nostre aspettative. Non si attende qualcuno o qualcosa che non si desidera! Per assumere il più possibile lo stile di Simeone occorre:
- Vivere la domenica, giorno del Signore, come ascolto della parola, come attesa della pienezza della rivelazione;
- Vivere l’Eucarestia come momento di gioia, in cui prendere tra le braccia e nel proprio cuore Gesù incarnato;
- Vivere l'incontro con gli altri, come incontro di fratelli, che ti portano il mistero di Dio;
- Vivere ogni giorno, settimana per settimana, mese per mese e anno per anno come una opportunità di pienezza, come il giorno in cui Dio ti incontra per donarsi a te ed esser tutto tuo! In ogni giorno c'è una consegna ...;
- Vivere la fede come esperienza di cammino e non come concetto ..."perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli ...".

martedì 28 dicembre 2021

L'innocenza tradita e abbandonata

1 Giovanni 1,5-2,2 e Matteo 2,13-18


Il Vangelo di Matteo, ci riporta a quella che la tradizione chiama "la strage degli innocenti"; allora la strage coinvolse i pochi bambini della piccola città di Betlemme e dintorni; oggi oltre la strage dei non nati possiamo aggiungere tutti coloro piccoli e disperati che nel mondo sono colpiti da un male che non sanno motivare e comprendere.
È un dramma grande, è il dramma del male che ti avvolge, di cui sei preda; è la condizione di tanti "innocenti", deboli, ultimi che non sanno neanche perché soffrono, perchè... Tra questi vi sono milioni di persone; migranti, profughi di guerra; vittime delle ingiustizie sociali ... Tutti questi non sanno il perché di tanto male; eppure lo subiscono.
C'è nel Vangelo una immagine molto bella: "Giuseppe si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto". Nottetempo, Giuseppe si carica su di sé la responsabilità del bambino e di Maria. È un agire immediato, ma soprattutto vuole rispondere al male che li vorrebbe schiacciare. Giuseppe si mostra come una vera consolazione. È quello che ciascuno di noi può fare, di fronte alla sofferenza innocente: semplicemente mettere la mano nella mano, senza dire troppe parole, ma esserci, vicino, accanto. Gli innocenti, hanno bisogno della nostra consolazione!

lunedì 27 dicembre 2021

Era il discepolo "amato"

1 Giovanni 1,1-4 e Giovanni 20,2-8

Una immagine molto forte quella del Vangelo di questa mattina; ma che dobbiamo imparare a leggere in modo adeguato alla nostra vita: "Siamo  o non siamo discepoli prediletti e amati?"
Spesso abbiamo la sensazione di essere dei perdenti, di arrivare sempre secondi, di non essere mai “prescelti” per fare qualcosa di bello e straordinario anche nella vita di fede. Non ci sentiamo adeguati nel rivestire i panni di Giovanni, che corre al sepolcro per primo. 
Ma la fede in Dio non è una gara. Non esiste privilegio ma diversità di vocazione, non esiste primato se non nel servizio e nella testimonianza fedele delle parole e della volontà stessa di Dio. Allora essere prediletti, prescelti, amati, non è un privilegio, ma la è condizione di ciascuno, amati in modo proprio, prescelti uno ad uno ... Esiste una unicità personale che nasce proprio nell'amore per ciascuno.
Questo è vero, pur senza negare la dimensione umana della scelta e della preferenza.
In un certo modo di educare, questa scelta personale verso qualcuno è stata spesso discriminata come negativa, non aperta all'amore verso tutti ... Forse abbiamo esagerato nell'idealizzare l'amore di Dio per ciascuno. Certamente la nostra umanità è capace di concretizzare l'amore per qualcuno, e questo diviene condizione di esistenza e possibilità per dare contenuto a tutte le nostre relazioni affettive, e non per scartarne tante a vantaggio di poche. Ecco allora che il discepolo Amato è il riscatto della nostra fragilità, è il segno di una possibilità insperata: siamo amati da Gesù in modo unico e personale, tutti uno per uno.

 

domenica 26 dicembre 2021

Famiglia: Un amore necessario?

1 Samuele 1,20-22.24-28; Salmo 83; 1 Giovanni 3,1-2.21-24; Luca 2,41-52

 

In questi mesi ho con tristezza dovuto riconoscere la fatica del vivere insieme, una fatica che riesce a cancellare anni di desideri, affetti, di gesti di amore e di quotidianità ... Tutto si riassume con le parole: "siamo in crisi", a cui segue una immediata esperienza: la separazione! 

Diverse famiglie si sono divise, separate, hanno deciso di rompere quel vincolo che alcuni anni fa avevano scelto come condizione della loro felicità.

Non sono riusciti ad andare oltre e vincere le loro difficoltà, non sono riusciti a comprendere il limite e le fragilità ... Che a volte sembrano insormontabili, irriducibili e alla fine invincibili ... E allora non resta che arrendersi a una dura evidenza...

Ma molte situazioni di questo genere sono in famiglie di persone credenti, di cristiani che hanno anche cercato di camminare insieme nella fede ... E la sofferenza allora diviene ancora più grande ...

Perché non ci siamo accorti di tanto disagio? Perché non siamo riusciti a sostenere e ad aiutare il loro cammino di vita insieme ... Perché ...

Mi chiedo: perché oggi la crisi in famiglia è vissuta come una sentenza definitiva di fine rapporto, invece che come tempo provvidenziale?

Ieri scorrendo alcuni articoli, ho letto velocemente una riflessione sulla scristianizzazione della Francia; con estrema determinazione sono riusciti a relegare la religione e in particolare il cristianesimo, a un ruolo di marginalità assoluta, svuotando le persone del loro senso religioso.

Se non esiste l'ateismo di stato esiste un post cristianesimo di stato, dove la società è completamente distaccata da qualsiasi identità che faccia riferimento ai valori della religione e in particolare a quelli della Chiesa Cattolica. Anche l’identità nazionale non ha più alcun legame con la religione, così come era stato per secoli. Andando avanti di questo passo, in Francia, nel 2033 non ci saranno più battesimi e nel 2044 non ci saranno più preti francesi. Ma anche in altri Paesi cattolici, in particolare in Spagna, si nota ormai da anni un veloce processo di perdita della identità cristiana. Siamo di fronte al declino dell'occidente, perché stiamo rinnegando le nostre radici, l'esperienza della fede che ha generato la nostra storia.

Un processo che porta alla negazione di tutto ciò che è cristiano o semplicemente di ciò che ha qualcosa di cristiano.

In tutto questo, la famiglia "piccola Chiesa domestica", cuore pulsante della Chiesa, fatta di prossimità, in questo processo di scristianizzazione viene volutamente e ideologicamente svuotata e distrutta. Si trova di fatto attaccata da tutte le parti, per riuscire a togliere e svincolare il contenuto delle relazioni umane da qualsiasi riferimento con la relazione di fede. Per stare insieme non è necessario che ci sia come presupposto un sacramento e tanto meno qualcosa che abbia rilevanza religiosa: “Cosa Centra Dio col nostro stare insieme?”

Come stare di fronte a tutto questo? Come reagire rispetto alle crisi che vivono i nostri amici nell’esperienza di famiglia? Come arginare questa disgregazione sociale che non ha precedenti nella nostra storia?

Il Vangelo di oggi ci racconta una crisi famigliare, la storia di un adolescente difficile, di due genitori che non riescono a capire che cosa ha in testa. "Figlio, perché ci hai fatto stare in angoscia?" È il racconto di una famiglia che alterna giorni sereni tranquilli e altri drammatici, come accade in tutte le famiglie, specie con i figli adolescenti.

La Bibbia in tante sue pagine ci racconta e si esprime attraverso le vicende della vita famigliare: di come in un crescendo, di fatiche e di limiti, attraverso le crisi, l'uomo è la donna hanno imparato a crescere nell'arte difficile di amarsi. Si impara che si sta insieme non per attrazione fatale o sentimentale, e neppure si può stare insieme semplicemente perché ci si abitua a quella condizione. 

Oggi dobbiamo, noi, prima di tutto ridirci che cosa rappresenta per noi la Famiglia, e perché siamo disposti a generarne una piuttosto che fare altro. La problematicità del mondo contemporaneo sta entrando entro di noi e sta distruggendo l'idea è l'esperienza della famiglia quale esperienza che è parte della vita di fede ma prima di tutto dell'uomo nella sua identità.

La famiglia non è un semplice modo di vivere la socialità. Essa rappresenta una conquista umana, un progresso, che va custodito e coltivato.

Dio non ha imposto all'uomo la vita di famiglia, ma Dio viene come un figlio in una famiglia. Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana. Gesù nasce in una relazione di amore tra Giuseppe e Maria, accolto dalla loro libertà, dalle loro scelte, dal loro amore.

La nostra famiglia può essere al pari di quella di Nazareth, un luogo in cui si può oggi, accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare noi stessi e il mondo. Per vincere le crisi delle famiglie, per contrastarle, noi Cristiani dobbiamo capire l'urgenza è la necessità di fare spazio al Signore. Così come fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! La loro non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale.

La crisi è un'occasione per ripartire dopo la stanchezza distruttiva che sembra insuperabile; si riparte, anche se non tutto è chiaro; si persevera dentro l'eco di una crisi, meditando e custodendo nel cuore gesti, parole e domande finché un giorno non si dipani il filo d’oro che tutto illuminerà e legherà insieme. Dove c'è incomprensione, dove c'è un dolore, dove c'è una fatica, si comprende di non essere perfetti, neanche santi, eppure si cerca di comprendersi reciprocamente. Ecco nella crisi occorre cercare la comprensione, prima della divisione. Quando divido è già finito tutto, quando cerco di capire di comprendere, tutto è ancora possibile. La famiglia allora non è una istituzione, ma è l’esperienza concreta dell'arte di amare, lì Dio si incarna, ci sfiora, ci tocca; lo fa nel volto, nei gesti, nello sguardo di ognuno che ci vuole bene, e quando riusciamo a dire: non avere paura, io ci sono e mi prenderò cura della tua felicità, è Dio stesso che abita quella gioia e quell'amore.

sabato 25 dicembre 2021

Dio si fa come noi

Isaia 52,7-10; Salmo 97; Ebrei 1.1-6; Giovanni 1,1-18


Che cosa vogliamo dire oggi al mondo? Che cosa vogliamo testimoniare con le nostre celebrazioni qui questa giornata?
È la semplice memoria di un evento passato?
Che cosa significa essere Cristiani? Cosa significa testimoniare la gioia del Natale del Signore?
La nascita del figlio di Dio non è una favola di altri tempi, ma per noi rappresenta il vero senso di tutto ciò che esiste, e la possibilità di credere ancora nella salvezza, ossia nella possibilità di scoprire il senso vero e pieno alla nostra vita, di questa esistenza nel tempo.
Noi non abbiamo nessun bisogno di adeguarci a un Natale sintetico e ateo, così come ormai questo nostro mondo ha subdolamente trasformato il nostro Natale, ma abbiamo bisogno di ascoltare ancora quelle Parole che nel raccontarci il mistero del verbo incarnato, danno forza e vigore alla nostra speranza, ai nostri passi vacillanti, alle nostre delusioni, e come i pastori sentire nascere in noi il desiderio di alzarci per andare a Betlemme.
Con le parole di Papa Francesco siamo condotti ad andare al cuore del nostro vivere questo giorno di Natale: "Dio si rivela, ma gli uomini non lo capiscono. Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo, magari persino in nome suo. Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo. L’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo di apparire. Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili; noi cerchiamo visibilità, farci vedere. Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo. Dio non ricerca forza e potere, domanda tenerezza e piccolezza interiore". Ecco che "Gesù ci invita a valorizzare e riscoprire le piccole cose della vita. Se Lui è con noi, che cosa ci manca? Gesù desidera venire nella nostra piccolezza: nel nostro sentirci deboli, fragili, inadeguati, magari persino sbagliati. Oggi possiamo possiamo dire a ogni uomo che non è vero che  “Conti poco, che non vali niente, che non sarai mai amato”. In questo giorno Dio ti dice: “Ti amo così come sei. La tua piccolezza non mi spaventa, le tue fragilità non mi inquietano. Mi sono fatto piccolo per te. Per essere il tuo Dio sono diventato tuo fratello, non avere paura di me, ma ritrova in me la tua grandezza".

Questo è il nostro di Natale, il Natale che possiamo condividere con il mondo e offrire agli uomini e alle donne di oggi, il Natale della nascita di Gesù, venuto al mondo per la salvezza dell’umanità. "Il verbo si è fatto carne e ha messo la sua tenda in mezzo a noi" ... Questo significa che oggi Gesù abita il limite e la fatica di questa pandemia. Dio non è né l'alto dei cieli, Dio è sulla terra, accanto e insieme ai più di 277 milioni di contagiati e nell'abbraccio misericordioso con oltre 5 milioni di morti. Egli è venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità e scoprire, come a Betlemme, che Dio ama fare grandi cose attraverso la nostra povertà.

Oggi come allora Gesù nasce in una realtà concreta, oggi come allora nulla è facile, non era facile andare da Nazareth a Betlemme viaggiando con una donna incinta; non era facile trovare un luogo dove poter passare la notte ... e mettere al mondo quel bambino. Non fu facile per nessuno - pastori e abitanti di Betlemme - raggiungere la grotta per vedere chi e cosa era accaduto di così importante.
Ieri come oggi, Dio non disdegna di nascere nel limite, nella fragilità nella povertà,  perché questa è la nostra condizione, ma ugualmente noi rappresentiamo ciò che più di tutto egli ama.
Non siamo abbandonati nella pandemia, ma in questa realtà che ci spoglia delle nostre certezze e sicurezze, possiamo e devono fare memoria ed eco alle parole di Giovanni e testimoniare la sua gloria, gloria di colui che è l'unigenito del Padre, pieno grazia e di verità, e con le voci degli angeli e gridare ancora in questo giorno di Natale: " ... sulla terra pace agli uomini, che egli ama!"
Siamo amati dal Padre, per questo Gesù è nato e continuamente nasce, tra il pianto e la fatica, nella gioia e nel dolore, nello sconforto e nella tentazione come anche nella vicinanza e nell'affetto ... Dio vuole nascere cioè portarci a riscoprire la vita lì dove non siamo più disposti a guardare. Questa fragilità attuale ci ha ricollocato nella realtà, e allora anche le ferite degli altri uomini (scartati, morenti, profughi, senza casa e lavoro, senza patria) mi coinvolgono, perché ormai è chiaro che tutti siamo nella stessa barca. O ci salviamo tutti per amore gli uni degli altri o periremo tutti un poco alla volta nella desolazione di una lunga agonia. Dio cammina con noi nel segno delle nostre relazioni quando riescono ad essere vere e belle; cammina nello spirito di una Chiesa sinodale che cerca di essere come Dio la vuole, purificata dai suoi mali; cammina nelle nostre famiglie e nella nostra comunità quando la comunione e la stima reciproca prevalgono sulla piccolezza dei piccoli personalismi e interessi.
Dio cammina con noi quando con la nostra vita siamo la sua pace per gli uomini che lui ama ... Questo è il nostro Natale del Signore!