martedì 31 ottobre 2023

La speranza dei cristiani

Romani 8,18-25  Luca 13,18-21

Che cosa è la speranza che tutto pervade? Per un cristiano papa Francesco la definisce come “l’aria che respira”. La speranza è vivere protesi verso la rivelazione del Signore, verso l’incontro con il Signore”. La speranza è infatti “come buttare l’ancora all’altra riva” e attaccarsi alla corda. La speranza è sapere che non possiamo fare il nido qui: la vita del cristiano è "in tensione verso". Se un cristiano perde questa prospettiva, la sua vita diventa statica e le cose che non si muovono, si corrompono. Un cristiano che non è capace di essere proteso, di essere in tensione verso l’altra riva, gli manca qualcosa: finirà corrotto. Per lui, la vita cristiana sarà una dottrina filosofica, la vivrà così, lui dirà che è fede ma senza speranza non lo è.

lunedì 30 ottobre 2023

Il nostro pedigree

Romani 8,12-17 e Luca 13,10-17

Lo Spirito ci rende figli e come tali possiamo rivolgerci a Dio, trovando in Lui lo sguardo del padre e l’abbraccio della madre. È un rapporto e una consapevolezza quotidiana, carnale, dove l’amore per ciò che siamo supera ogni paura e inadeguatezza. Il padre, il babbo,  rappresenta l'immagine piu eloquente e vera di ogni bisogno e senso di identità. Credo sia il modo più bello che abbiamo per guardare Dio, che è, sì, altissimo e onnipotente, ma anche meravigliosamente umano. Eppure, troppo spesso, ci dimentichiamo di essere stati fatti figli, e ci affranchiamo dalla paternità preferendo la condidzione di orfani. E purtroppo gli effetti devastanti di questo affiancamento autogenerato sono sotto i nostri occhi: lo smarrimento della identità, di ogni mistero,  della dignità e della fratellanza.

domenica 29 ottobre 2023

Un amare impossibile

Es 22,20-26; Sal 17; 1Ts 1,5c-10;Mt 22,34-40

Gli ultimi avvenimenti in Israele si aggiungono alle tante situazioni nel mondo, dove prevalgono le spirali di odio, violenza e crudeltà che sembrano inarrestabili. Venerdì abbiamo pregato, ci siamo inginocchiati davanti a Dio per chiedere pace. Siamo tutti scossi per quello che sta accadendo in Israele e nei Territori palestinesi; ciascuno di noi si sente partecipe e nello stesso tempo ci sentiamo impotenti e attoniti. Che cosa ha a che fare questo dramma con noi?
E cosa occorre fare per poter stare davanti a tutto questo?
Che cosa dice alla mia vita, al mio presente, al mio destino?
Una domanda la farei: Maestro che cosa devo fare?
Se non è chiaro che il primato dell'amore serve a renderci umani, forse le parole del Signore quando parla dei nemici, toglie ogni dubbio su quale atteggiamento e modalità relazionale deve avere ogni suo discepolo: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. (…) Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. (…) Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo (…)”».
Parole incredibili e assurde come il primato dell'amore. Sembrano le parole di un pazzo. Chi può amare il proprio nemico? Come si può amare chi ha ucciso tuo figlio, violato tua madre, rapito il tuo amico? Chi ti ha sorpreso nel tuo riposo, quando meno ti aspetti una violenza.

È umanamente impossibile, e il fallimento dei tentativi per una soluzione diplomatica lo dimostra. Eppure, queste sono le uniche parole diverse, vere. Le uniche parole che sono intrise di speranza, per una pace impossibile.
Le uniche parole che sono piene di amore incondizionato e non di odio. Le uniche parole che promettono una ricompensa e non una vendetta. In realtà, sono le uniche parole ragionevoli di fronte all’irrazionalità del comportamento bestiale degli uomini.
Maestro, qual è il comandamento grande?
Domanda seria, alla quale Gesù risponde ma, come al suo solito, al di fuori dagli schemi, proponendo una parola che tra le Dieci Parole (nella legge) non c’è. Comincia con un verbo al futuro, una prospettiva da scegliere e costruire: come se volesse dirci: senza amore non c’è futuro, senza amore ci distruggeremo. È tutto qui il Vangelo. Cosa serve amare? Serve a guarire la vita e le sue ferite.
Sapere quale sia il più importante comandamento significa aver capito quale amare è l'unica strada verso una vita buona, verso una vita bella. Non si tratta tanto di assolvere un dovere, un precetto o di avere dei comportamenti corretti, ma di saper scegliere la strada della vita. Dobbiamo crederci che per vivere bene, per avere una vita bella occorre saper amare.
Non amare è solo un lento morire. Chi non ama muore lentamente; chi non freme non ama; chi non sente in se stesso la vita dell'altro, non ha ancora fatto realmente esperienza di amare. In queste poche righe di Matteo, ci viene chiaramente detto che Gesù inventa una legge che prima non c'è. Gesù ci ricorda ciò di cui siamo fatti e da cui veniamo. Veniamo generati dall'amore di Dio e siamo fatti per amarci ... quando lo dimentichiamo, è il male, il peccato che prevale in noi, sono le logiche razionali perverse che non lasciano scampo, ma che hanno solo il sapore della morte.
Ecco allora quanto è importante amerai Dio con tutto il cuore ... con tutta l'anima e con tutte le forze ... e il prossimo come te stesso, l'inganno è proprio questo: pensare di poter amare Dio senza amare i fratelli ... diversamente saremo tutti umanamente degli sconfitti.

sabato 28 ottobre 2023

Veniamo edificati ...

Efesini 2,19-22 e Luca 6,12-19

Non solo siamo petre vive ... ma siamo pietre che edificano in Cristo il suo stesso corpo ... 
Ma cosa edifichiamo realmente? O meglio forse non comprendiamo che uniti a Cristo sempre edifichiamo?
Il Regno, il suo Corpo, la Chiesa, la nostra comunità  ... Questi pochi versetti ci mostrano come dovrebbe essere la nostra comunità: un edificio che si costruisce e s’innalza su Cristo, pietra angolare, per essere la sua abitazione fin da quaggiù per lo Spirito. Ed è in questo edificare che si raggiunge il senso e la pienezza della realtà che viviamo.
Oggi poi solo chi edifica in Cristo è costruttore della vera Pace,che è solo il Sigmore: una pace gratuita, garantita dalla presenza di lui che è la nostra pace’; ed è ancora Lui che l’ha fatta, e ne ha pagato l’intero prezzo.

venerdì 27 ottobre 2023

Una certa ... infelice schizzofrenia

Romani 7,18-25 e Luca 12,54-59

Quello che sperimentiamo in noi è una lotta impari che, se dovessimo combattere da soli, non ci vedrebbe vincitori. Ecco che allora questo brano, ci offre una via di comprensione. Bene e male convivono in noi, anzi il bene non abita in noi, ma solo il suo desiderio, nostalgia del Bene da cui siamo stati plasmati. In noi abita il peccato, capace di soggiogarci, al punto da farci pensare di operare il bene. Ma se facciamo attenzione in noi stessi, scopriamo che questa dicotomia è sintomo di una grande infelicità, che non ci abbandona mai. L'unica via possibile di liberazione è Gesù, che per amore nostro, fa suo il nostro corpo di morte, lasciandosi inchiodare ad una croce.

giovedì 26 ottobre 2023

L'antidoto al male

Romani 6,19-23 e Luca 12,49-53

Paolo scrive che, grazie al battesimo, siamo stati liberati dal peccato e possiamo raccogliere il frutto della nostra santificazione. Ora, guardando alla nostra vita, nonostante la liberazione donataci con il battesimo, il peccato è sempre dietro l’angolo, anzi non è dietro, è proprio davanti a noi, ci andiamo spesso a sbattere, perché non è per nulla discreto o timido, ma sembra proporsi ogni giorno con una certa insistenza.
Viene spontaneo chiedersi: dove sono i frutti che la grazia di Dio ci ha concesso liberandoci? Forse ocorre capire che quel frutto di grazia non è magico, ma va mangiato, usato, sfruttato ... Anche solo piccole decisioni e scelre di bene possono rendere molto operativo il dono della grazia!

mercoledì 25 ottobre 2023

A chi vogliamo obbedire?

Romani 6,12-18 e Luca 12,39-48

Obbedire ... tema ed esperienza molto controversa. Nella vita si passa da una obbedienza all'altra; sin da bambini a quando si è vecchi. L'obbedienza in realtà deve divenie la via maestra per gustare la libertà, altrimenti le regole sono solo restrizioni invece di dare una possibilità buona e realizzata alla mia umanità. Cosa significa obbedire alla grazia? “Noi non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia”. Non obbediamo  per mortificare la nostra vita, ma per stare nell’abbraccio di colui che ci salva, come un bimbo tra le braccia di un padre. Un abbraccio protettivo e fecondo, non asfissiante e restrittivo. L’obbedienza non è costrizione: le regole servono come orizzonte per non smarrire questa l"evidenza della libertà e della grazia.