giovedì 30 novembre 2023

Sant'Andrea Apostolo

Romani 10,9-18 e Matteo 4,18-22

La Lettera ai Romani afferma che la "fede che viene dall'ascolto".  Con questa affermazione noi tutti siamo posti di fronte all'ascolto e di conseguenza alla chiamata che deriva dalla Parola di Dio. Senza l'ascolto la fede diventa fragile e inefficace. Quando ascoltiamosolo noi stessi, diventiamo aridi. Ecco all'ora che la chiamata della Parola non fa distinzioni e può essere accolta da tutti: "Non c'è distinzione tra Giudeo. La festa di oggi ci ricorda allora il dono prezioso della Parola alla nostra vita, al pari di Andrea. Un dono da non sprecare, ma che muove il nostro cuore e i nostri passi a comunicare il Vangelo, seguendo il suo esempio.

mercoledì 29 novembre 2023

Il giudizio ... evolve

Daniele 5,1-6.13-14.16-17.23-28 e Luca 21,12-19

Daniele dice al re Baldassar, senza mezzi termini, che egli ha servito déi che non hanno vita, che non hanno potere, che sono finti e senza valore. Gli dice anche che ha ignorato il vero Dio, l’unico vivo e vero, che ha potere sulla sua vita e sul suo destino.
Ora il re è di fronte alla sua resa dei conti. Anche per noi vi sarà il momento in cui ci verrà chiesto di come abbiamo speso la nostra vita, chi abbiamo adorato e chi abbiamo ignorato. Il Dio di Daniele, è un Dio potente e severo, che comunica le sue decisioni e non interpella gli uomini. Quanto è evoluta questa immagine nel tempo e nella storia. Come non affiancare all"immagine di Daniele quella che mi ritrovo nel cuore: un Dio misericordioso e paziente che perdona e che mi accetta anche nel mio limite.

martedì 28 novembre 2023

Vedere sognando

Daniele 2,31-45 e Luca 21,5-11

Il re Nabucodònosor fa questo sogno che gli lascia un grande turbamento; di fronte al fallimento di maghi e sapienti nel saper rivelare il sogno, Daniele chiede di nuovo aiuto a Dio, che gli rivela sia il sogno che la sua interpretazione. Grazie a questo affidarsi, Daniele salva se stesso e i suoi compagni. Dove la capacità umana è limitata e impotente, c’è chi scappa, chi si arrende e invece chi, come Daniele, con fiducia chiede aiuto a Dio, ed è capace di leggere i segni che il Signore stesso pone sul suo cammino ... è stupendo riconoscere che il Signore guarda  con i tuoi occhi.

lunedì 27 novembre 2023

Fiducia ripagata

Daniele 1,1-6.8-20  e Luca 21,1-4

La vicenda di Daniele mostra quanto sia importante fidarsi e affidarsi a Dio. A volte riusciamo a fidarci e lo lasciamo guidare le nostre azioni, tracciare la strada da percorrere. Daniele ci dice come occorre dare tempo a Dio, affinché possa mostrare la sua verità, possa mostrarsi presente attraverso gli uomini che si sono affidati a lui. Uomini che pur nella difficoltà hanno rischiato scommettendo sulla fedeltà di Dio. Il Signore ripaga ampiamente chi si affida a lui, restituisce a questi ragazzi il centuplo.

domenica 26 novembre 2023

Il regno fra pecore e capre

Ez 34,11-12.15-17; Sal 22; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46

L’insegnamento di Gesù che abbiamo ascoltato in questo vangelo non consente vie di fuga: "avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere; ero nudo, profugo, malato, in carcere e mi avete assistito". Non possiamo tirarci indietro davanti a una persona che ha fame: occorre darle da mangiare. Diversamente sarebbe una vigliaccheria.
Gesù ci dice che queste opere di misericordia non sono una teoria, ma sono testimonianze concrete. Obbligano a rimboccarsi le maniche per alleviare le sofferenze dei nostri fratelli tutti, indistintamente.
Ma questa parabola non è solo esortazione alla vera fratellanza, queste parole ci parlano ancora del Regno dei cieli è di come questo regno si realizza realmente quando noi riconosciamo Gesù e facendo nostri i suoi sentimenti, la sua volontà e il suo agire e compiamo quelle opere che realizzano il vangelo.
La cosa strana di questa "parabola", conclusiva del vangelo, è che si vuole dare una risposta alla domanda sul "quando si realizzerà questo regno". Ciò Che deve sorprenderci è che nessuno lo sa ... Ma ciò che sorprende in questa drammatica storia è che Gesù non è riconosciuto da nessuno.
Non lo riconoscono le pecore, cioè coloro che nonostante questa mancanza sanno realizzare le sue opere di misericordia.
Non lo riconoscono le capre, cioè coloro che hanno omesso di agire secondo il cuore di Gesù, non per colpa, non per rifiuto, ma per negligenza: hanno preferito altro.
Ecco allora che emerge un'evidenza: la realizzazione del regno dei cieli, così come emerge dalle parabole del regno, secondo Matteo, ha in Gesù, in Cristo l'unico riferimento necessario, l'unico criterio che realizza il regno e porta a compimento la nostra stessa vita.
Il centro del brano non è: Venite a me benedetti ...; e neppure: via lontano da me maledetti. Il centro del brano è il riconoscimento. Nessuno sa: Quando mai ti abbiamo visto?
Ecco che Gesù spiega come si concretizza il riconoscimento di lui indipendentemente dal tempo che scorre e dalla storia che si presenta sempre diversa e piena di novità: "ogni volta che l’avete fatto ad uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me. Quindi il vangelo non è un semplice richiamo ma ci svela una concreta vicinanza di Gesù, il suo esserci concreto: perché se noi oggi lo vogliamo riconoscere, sarà solo nel più piccolo di tutti.
Ecco allora che il Signore in quel gesto di carità, nell'agire di misericordia realizza il regno e porta a compimento in noi e con noi la sua opera di salvezza, 
Ma facendo questo realizza anche pienamente la nostra umanità, diventando per ciascuno il re, il Cristo Signore del tempo e della storia, il centro della fede e il cuore del nostro amare.
Vi lascio questa immagine, questo esempio molto chiaro: quando Francesco d'Assisi, giovane e povero, cerca con tutto sé stesso come toccare, e stringersi a Gesù, abbraccia e bacia un lebbroso. È in quell'ultimo dei fratelli che troveremo sempre Cristo, il nostro Signore, il nostro Re, nell’ultimo degli uomini ... e ciò che facciamo all’ultimo è fatto a Lui.
Tra l’altro oggi riusciamo a capire che solo in questa relazione speciale con gli ultimi e con i piccoli, è salvata davvero l’umanità dell’uomo, vuol dire cambiare logica, vuol dire uscire dalla logica che crea gli ultimi, ed entrare nella logica dell’accoglienza; il bello è che sarà questa logica il criterio del giudizio su noi stessi, ora e per sempre.

sabato 25 novembre 2023

Proiettati nel domani eterno

1 Maccabei 6,1-13 e Luca 20,27-40

Antioco Epìfane, dopo un regno in cui riconosce di essere stato felice e anche benvoluto, ora si ritrova a morire depresso e solo. La memoria di ciò che ha causato a Gerusalemme e in Giudea non l'abbandono. Avrebbe potuto condividere con il suo popolo, un amore di servizio e di dono di se stesso, invece si è lasciato condurre dalla brama del potere che, come per tutti i monarchi della storia, è causa del loro fallimento umano. Impariamo anche noi a leggere le nostre vicende personali, a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo; vivere ogni giorno con il massimo impegno nel dare amore al mondo.

venerdì 24 novembre 2023

La storia è il mistero di Dio

1 Maccabei 4,36-37.52-59 e Luca 19,45-48

Anche in questi versetti che riportano l'eco di guerra, scontri e violenza, dobbiamo sforzarci di scoprire come il mistero della storia della salvezza, prende forma e nonostante l'iniquità umana dobbiamo riconoscere l'intervento di Dio, il suo esserci.
La piccolezza e la fragilità del popolo di Dio sono l’orizzonte nel quale si manifesta e si rivela la potenza del Signore.
È in questo strano orizzonte che va collocato la ricostruzione del tempio e del culto che in esso viene celebrato, da cui si comprende il mistero della storia come comunione d’amore tra il popolo del Signore e Dio che lo salva e lo chiama a Sé! Tutto dunque tende e aspira a tale comunione d’amore!