mercoledì 31 gennaio 2024

Ipocrisia comunitaria

Marco 6,1-6

Gesù viene, identificato attraverso il fatto di essere figlio di…, fratello di…ecc… Questo dà il senso di realismo del vangelo. Quale fatica per Gesù comunicare qualcosa di nuovo se per tutti i componenti del villaggio questo era il clima e le idee. La gente crede già di sapere, … sapere già che cos’è ..., quindi si stupisce che Gesù abbia assunto altri atteggiamenti … c’è qualcosa di diverso che però non viene visto sotto una luce buona. Probabilmente questo è ciò che accade anche nelle nostre "piccole" comunità quando etichettiamo le persone togliendo quindi energia e credibilità. Dice bene Gesù citando un proverbio: "Un profeta è sempre disprezzato in patria, tra i suoi”.

martedì 30 gennaio 2024

Due storie una fede

Marco 5,21-43

Giairo e sua figlia, la donna con emorragia, sono due storie che si intrecciano in una unica richiesta: incontrare Gesù; toccare Gesú; come anche c'è una unica risposta: la fede che salva e il continuare ad avere fede. Tutta la vita del discepolo è uno spazio in cui il rapporto con Gesù chiede di essere portato a pienezza, chiede di diventare concreto, cioè parte delle realtà del vivere. Solo così la fede trova espressione e si genera dentro la vita stessa. Diversamente siamo di fronte solo a situazioni illusorie.  

lunedì 29 gennaio 2024

Liberazione dal male

Marco 5,1-20

Siamo di fronte a un Vangelo in cui "uscire" è il tema principale, c’è un grande movimento di uscite. L’altro elemento dominante è situazione di malattia, di alienazione di confusione, cioè non c'è più la la separazione tra vivi e morti, non c’è più la differenza tra notte e giorni perchè giorno e notte fa sempre la stessa cosa. C’è confusione, percosse, grida e autolesionismo ... Ma in tutto questo si pone l'esorcismo che Gesù compie. Un gesto in uscita ... ma che rimette ordine. Liberare dal male crea armonia, anche in un contesto di difficile comprensione: la liberazione portata da Gesù può anche essere rifiutata.

domenica 28 gennaio 2024

Il male, un agnello e un santo

Dt 18,15-20 Sal 94 1Cor 7,32-35 Mc 1,21-28

Nel Vangelo di Marco, il primo “miracolo”, un esorcismo, avviene di sabato e in sinagoga… potremmo dire: ... di domenica, in parrocchia!
Eh già!!! Sorpresi? Sconvolti? Scandalizzati?
Sorpresi dal male, non ci aspettiamo che il male, il maligno sia così vicino a noi. Eppure di riflesso, il male che percepiamo in questo nostro mondo, guerra, distruzione odio, fame, abbandono, violenza, incuria della creazione ecc ... tutto questo male non ci è estraneo. La conseguenza principale di questo male è il peccato di indifferenza. È la nostra scelta di non agire e di non reagire. Restando nella illusoria situazione che quel male non mi tocchi. 
Ma il male non è semplicemente assenza di bene; noi cristiani sappiamo che il male è conseguenza del nostro peccato, delle nostre scelte di peccato. Quando il nostro agire è legato o condizionato dalla condizione di peccato, inevitabilmente noi generiamo il male. Male a partire da noi stessi, relazioni tossiche; male nel nostro agire senza pietà  e carità che sfocia nell'arida indifferenza; male nel nostro pensare e amare, per cui il mio fratello non è più un fratello ma è colui di cui posso disporre a mio piacimento. E questo capita anche nella Chiesa e nelle comunità parrocchiali.
Sconvolti dal male: poi succede quello che succede oggi, lo sterminio, la guerra, la violenza e le intolleranze. Il male sconvolge i nostri pensieri, al punto di distorcere la verità e la realtà stessa. Al punto di arrivare ad accettare che ci sia un male minore e accettabile, rispetto a un male peggiore. Veniamo sconvolti dal male non sentimentalmente, ma nel nostro riconoscerlo come tale, viene sconvolta la capacità di reagire male con la virtù umana e cristiana della "fortezza”, cioè con il fare il bene.
Scandalizzati dal male: cioè inciampiamo sul nostro male ma non lo riconosciamo come tale per cui siamo solo capaci di un sussulto sordo, che tacita la coscienza ma che non ci libera dal male.

Oggi la Parola ascoltata ci fa incontrare Gesù di fronte al nostro problema originale: il peccato, e con il peccato il male che lo esprime e rivela. Questo esorcismo è il primo miracolo, ovvero atto pubblico di Gesú e della sua "potenza" cioè del suo essere figlio di Dio.
Nel libro della Genesi scopriamo il male come effetto del peccato e si manifesta come vergogna ... l'essere nudi. Poi immediatamente si trasforma in paura di Dio, da cui l’uomo stesso si nasconde e a seguire si infrange anche la fiducia nell’altro, nel fratello.
Il nuovo testamento prosegue nella stessa direzione, per cui gli uomini nel loro agire libero, hanno peccato, e in forza del peccato il male è entrato nel mondo. Dio non è la causa del male morale, però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene.
Nel vangelo di oggi il male è descritto come un rumore interno di un uomo, una disarmonia che porta alla disperazione. Quando Gesù agisce, l'uomo abitato dallo spirito impuro si contorce ed emette un grido molto forte. La sua Parola rivela il male in noi, lo fa venire alla luce, per questo a volte ne abbiamo quasi paura. Ma come guarire altrimenti dal male?
Nella nostra società, noi stessi creiamo "spazi cattivi" di compromesso in cui la vita cobita e convive con il male. Questo compromesso blocca il meglio di noi stessi e ci rende incapaci di incontrare il Padre.
Noi però dimentichiamo che abbiamo ricevuto una unzione,che siamo stati liberati dal male, e che abbiamo scelto di lottare per il bene. Nel Battesimo siamo stati uniti con l'olio della forza e della virtù del bene ... l'unzione catecumenale non è un rito vuoto, ma dice la nostra scelta di bene da opporre a ogni suggestione del male. Siamo chiamati a lottare per il bene e a convertire la vita al bene. Siamo, dobbiamo essere segno virtuoso del bene che Cristo porta con sé venendo nel nostro mondo.
La conversione è quindi anche il frutto della liberazione dal male che è in noi; questo è possibile, per tutti, e che proprio questa è la buona notizia che Gesù è venuto ad annunciare.
Gesù, entrando nella sinagoga di Cafarnao, trova un uomo posseduto da uno spirito impuro, il quale, alla vista di Gesù, esce allo scoperto e inizia a gridare.
Ecco, costringiamo il male allo scoperto, smascheriamolo e ripiantiamo nella libertà la scelta del bene, questo a partire da noi, a partire dalla riconciliazione, a partire dalla confessione del nostro peccato.
Gesù è l'agnello che toglie il peccato, ma per togliere il peccato deve entrare in relazione con noi, una relazione forte, libera e intima.
Allora capiamo cosa c'è in gioco, qual è la battaglia che Gesù deve affrontare: la battaglia è quella per riportare l’uomo a Dio, perché il Regno si è fatto vicino, La battaglia di Gesù è quella per restituirci la libertà, perché nessun male ha il diritto di tenerci prigionieri, di possedere la nostra vita. Altrimenti questo nostro mondo sarà sempre più schiavo, ovvero posseduto, dal male.







sabato 27 gennaio 2024

Tra paura e fede

2Samuele 12,1-7.10-17 e Marco 4,35-41

La barca è la Chiesa? È la vita di ciascuno? Attraversare il mare in tempesta rappresenta la condizione di normalità che si sperimenta nei momenti difficili. Ecco allora che anche in simili difficoltà Gesù è sempre lì con te ... a pochi passi. Ma in questi momenti a noi non interessa che Lui sia lì accanto a noi, ma vogliamo, quasi pretendiamo che lui intervenga a nostro vantaggio. Deve toglierci di mezzo da quella tempesta. E il fatto che non intervenga, che dorma durante una tempesta, ci è di scandalo. Il suo esserci silenzioso quasi ci infastidiose. Ma è proprio in queste situazioni che si sperimenta la dinamica esistenziale tra paura e fede.

venerdì 26 gennaio 2024

Missione, lupi, agnelli e fallimenti.

2Timoteo 1,1-8 e Luca 10,1-9

La missione di essere mandati non può risolversi nella "propaganda fide" rispetto al resto del mondo, come pure, per noi discepoli di Gesù non può essere un optional. Non è neppure partire per chissà quale parte del mondo. La missione semplicemente è più semplicemente uscire da noi stessi per andar incontro all’altro. Tutto qui. La novità è nella modalità con cui Gesù ci invia: "Ecco vi mando come agnelli in mezzo ai lupi". Non siamo mandati a conquistare e dominare, ma in uno stato di inferiorità  come di agnelli in mezzo ai lupi. Mandati non con la certezza di riuscire, quanto con il rischio fattivo del fallimento. Quanti fallimenti viviamo ogni giorno in parrocchia e nelle nostre missioni pastorali?

giovedì 25 gennaio 2024

Pescatori di uomini

Atti 9,1-22 e Marco 16,15-18

Il vangelo e la festa di oggi (Conversione di San Paolo) ci richiamano alla vocazione originaria: oggi più che mai dobbiamo tornare a fare i pescatori di uomini per far rivivere la Chiesa.e San Paolo è quel folle sognatore di cui la Chiesa nascente aveva bisogno per superare il rifiuto imposto dalla tradizione ebraica. Paolo supera ogni limite e consegna ai primi cristiani la vocazione per cui Gesù li ha pensati: pescatori di uomini.
La Chiesa dopo i primi tre secoli ha cominciato a rinunciare a pescare in "mare aperto" dimenticandosi che la sua vocazione è evangelizzare. Oggi il rischio è: non sapere più pescare.