venerdì 2 ottobre 2026

La piccolezza dei piccoli

Es 23,20-23 e  Mt 18,1-5.10

Nella sua predicazione, Gesù capovolge la logica del mondo e afferma che è veramente grande chi assume la condizione dei piccoli. Questo insegnamento acquista un significato particolare nella comunità ecclesiale: Gesù invita ad abbandonare la ricerca del primo posto e del potere e a scegliere l’ultimo posto, quello del servo. È questa la scelta che rende autentici discepoli. Il capitolo raccoglie alcuni insegnamenti attraverso i quali Gesù indica le condizioni perché un gruppo di discepoli diventi una vera comunità: la comunità della nuova alleanza, voluta da Dio e chiamata a essere sacramento del suo amore attraverso la Chiesa. L’evangelista presenta la piccolezza come condizione fondamentale della vita comunitaria, insieme alla responsabilità di non scandalizzare i fratelli, soprattutto i più piccoli. Ne deriva la carità fraterna, che spinge ciascuno a cercare e custodire l’altro, perché «il Padre vostro che è nei cieli non vuole che neanche uno di questi piccoli si perda». Diventare come bambini significa riconoscersi piccoli e coltivare la consapevolezza di essere figli, affidandosi con fiducia alla bontà del Padre.

giovedì 1 ottobre 2026

Dove ci mandi ...

Gb 19,21-27 e Lc 10,1-12

Viviamo in una società che ha ricevuto il Vangelo di Gesù e per secoli si è riconosciuta cristiana. Oggi, invece, sembra spesso rifiutarlo o considerarlo superfluo, guardandolo con indifferenza, quando non addirittura come un ostacolo. Non dobbiamo farci illusioni: nell’essere inviati incontreremo difficoltà crescenti. Un segnale evidente è l’assenza di Dio dalla vita di molti bambini, ragazzi e giovani: un ateismo spesso non frutto di ostilità, ma di insensibilità al mistero di Dio, sostituito dalla realtà virtuale e dalla pervasività del digitale. Questa situazione può però diventare un’occasione per riscoprire la fede nella sua essenzialità. Come nei primi secoli, l’annuncio del Vangelo dovrà essere accompagnato da una autentica testimonianza di vita. Abbiamo bisogno di una fede audace, che non si arrenda alle difficoltà e sappia dare pubblica testimonianza anche nella condizione di minoranza o di emarginazione. Una fede così vissuta mostra che il Vangelo ha ancora la forza di rinnovare la nostra vita e quella degli altri.

mercoledì 30 settembre 2026

Seguire

Gb 9,1-12.14-16 e Lc 9,57-62

Il Vangelo descrive tre incontri che presentano tre diverse modalità di risposta alla sequela: un’autocandidatura, una chiamata senza margine di negoziazione e, infine, una disponibilità condizionata. Situazioni differenti che illuminano la dinamica della chiamata a seguire il Signore.  Nel primo incontro emerge entusiasmo e prontezza, ma anche una certa ingenuità. La risposta di Gesù sembra ridimensionare quell’entusiasmo: senza scoraggiarlo, gli ricorda che la sequela non è una passeggiata, ma implica la condivisione della sua stessa missione.  Nel secondo incontro, invece, l’imperativo «Seguimi!» risuona con tutta l’autorità della parola del Maestro: è un appello radicale, un’offerta che non ammette condizioni. Prendere o lasciare. È una parola esigente, ma proprio per questo affascinante, soprattutto perché pronunciata da Gesù stesso. Nel terzo incontro, infine, la disponibilità è subordinata a una condizione. Ma una sequela condizionata rischia di annullarsi proprio nell’indisponibilità che la genera.


martedì 29 settembre 2026

Santi Arcangeli

Dn 7,9-10.13-14 e Gv 1,47-51

In un contesto virtuale e digitale come quello in cui viviamo, gli angeli rischiano di essere svuotati della loro realtà e ridotti a semplici immagini della fantasia. Nel contesto biblico, invece, sono presentati come creature celesti, partecipi del mistero di Dio e al suo servizio. L’esistenza degli esseri spirituali e incorporei, che la Sacra Scrittura chiama angeli, è una verità della fede cattolica. Essi appartengono alla realtà invisibile della creazione e ci ricordano che il reale non si esaurisce in ciò che possiamo vedere e comprendere con la sola ragione. La fede ci apre così alla contemplazione di un mistero che supera l’uomo, ma che Dio ha voluto rivelare. La verità sugli angeli non vuole alimentare la fantasia o la curiosità per il soprannaturale, ma richiamarci all’umiltà davanti al mistero di Dio. In questo senso è significativo Natanaele, nel quale Gesù riconosce un uomo senza falsità. Anche la realtà degli angeli ci invita a lasciarci sorprendere da un mistero più grande di noi, che trova il suo centro e il suo compimento in Cristo.

lunedì 28 settembre 2026

È un brutto segno.

Gb 1,6-22 e Lc 9,46-50

Se il Vangelo non diventa il metro di misura della nostra vita, finiamo inevitabilmente per seguire la mentalità corrente e le nostre inclinazioni. Questo modo di scegliere porta a continui compromessi, spesso giustificati dall’idea che sia necessario adattarsi alle condizioni del mondo. È proprio ciò che accade nella comunità dei discepoli di Gesù. Mentre lui annuncia la croce, i Dodici discutono invece dei posti d’onore. Non siamo più all’inizio del cammino: tante esperienze avrebbero dovuto lasciare un segno profondo. Eppure, con una certa amarezza, l’evangelista mostra che rimane ancora un contrasto tra la Parola annunciata da Gesù e i desideri coltivati dai suoi discepoli. Essere discepoli di Gesù non significa soltanto ascoltare le sue parole, ma lasciarsi trasformare da esse e conformare la propria vita al suo insegnamento. Significa dare credito al Maestro di Galilea e, di conseguenza, cambiare in profondità il modo di pensare e di agire.

domenica 27 settembre 2026

Conversione nel SI

Ez 18,25-28 Sal 24 Fil 2,1-11 Mt 21,28-32

Ecco l'immagine che oggi vorrei estrarre dalla Parola di Dio e condividere insieme.

Punto di partenza è che il regno dei cieli si rende evidente e concreto attraverso e nella nostra vita di tutti i giorni. È mistero di Dio nella vita reale, quando la vita diventa vangelo e quando io sono credibile testimone e discepolo di Gesù... non é quindi il premio dei buoni e dei giusti ...

 

Non basta dire “sì”: il nostro sì deve diventare vita

La parabola dei due figli ci porta a guardare con sincerità ai nostri “sì” e ai nostri “no”. Perché non sempre ciò che diciamo coincide con ciò che viviamo. Possiamo dire sì al Signore, alla fede, al Vangelo, e poi lasciare che le nostre scelte quotidiane dicano altro. E possiamo anche partire da un no, da una fatica, da una resistenza, e poi cambiare strada.

Il Padre non si ferma alle nostre parole: guarda ciò che la nostra risposta diventa nella vita.

Il vero sì è quello che prende carne, che diventa scelta, gesto, atteggiamento, modo di vivere.

 

La conversione è il cammino attraverso cui il nostro no può diventare sì

Per questo la parola decisiva è conversione. Non semplicemente diventare più bravi o rispettare meglio delle regole, ma lasciarci cambiare dal Vangelo. La conversione nasce dal riconoscere che siamo amati, che siamo già raggiunti dalla misericordia di Dio. Siamo mendicanti di amore, e proprio perché amati possiamo ricominciare.

Il Padre non ci definisce per il nostro primo no. Ci lascia la possibilità di tornare nella vigna, di riprendere il cammino, di ricominciare. La conversione è questa possibilità sempre aperta: trasformare un no in un nuovo sì.

 

Il Regno diventa visibile quando il Vangelo diventa vita.

La vigna nella quale siamo chiamati a lavorare è la nostra vita concreta: la famiglia, la comunità, il lavoro, le relazioni, il modo in cui guardiamo e parliamo agli altri.

Il Regno di Dio diventa visibile quando il Vangelo entra realmente nella nostra vita: quando la carità supera il pregiudizio, quando impariamo ad accogliere, quando perdoniamo, quando serviamo con gratuità, quando le nostre parole diventano più dolci e i nostri sguardi più benevoli.

Non basta quindi andare nella vigna: occorre lavorarci. Non basta appartenere: occorre lasciarsi trasformare. Non basta dire sì: occorre che quel sì diventi vita.

 

E forse, è proprio questa la domanda che oggi possiamo portare con noi: il mio sì a Dio, nella mia vita concreta, che cosa sta diventando?

 

Il mio “sì” che diventa vita è quello che compie la volontà del Padre.

Possiamo allora chiederci:

Qual è il mio “sì” che non diventa vita?

Qual è il mio “no” che mi impedisce di lavorare nella vigna?

C’è un “no” che il Signore mi sta chiedendo di trasformare in un nuovo “sì”?

Quale Si devo imparare a dire per essere libero veramente ed essere di Gesù... e con I suoi sentimenti?

 

Che cosa mi aiuta a crescere e a dire ogni giorno un SI?

- il confronto con il vangelo;

- la preghiera personalmente, intima, e quotidiana;

- la Messa e l'Eucaristia;

- vivere la comunità;

- essere gratuito e accogliente;

- la carità senza pregiudizio;

- la generosità nel servire ...;

- amorevolezza degli sguardi;

- dolcezza delle parole;

- un buon esame di coscienza ogni giorno.

sabato 26 settembre 2026

Aprite bene le orecchie

Qo 11,9-12,8 e Lc 9,43-45

La parola di Gesù infrange con durezza ogni illusione e ogni forma di ingenuo entusiasmo. Egli annuncia chiaramente, nelle parole dell’evangelista, che la sua missione non si compie tra gli onori, ma passa attraverso l’infamia della croce. Il testo greco è ancora più rude: «Mettetevi nelle orecchie». Potremmo tradurre anche: «Aprite bene le orecchie». Gesù conosce il nostro cuore, affascinato da molte illusioni e spesso in contrasto con la verità e l’evidenza della fede, che non ci immerge nel mondo delle favole, ma ci apre gli occhi sulla realtà. La croce non si contrappone semplicemente all’illusione: ci insegna l’amore che non fugge davanti alla paura e al male, che non si nasconde dietro fragili compromessi. È un amore che abbraccia tutti, anche coloro che lo crocifissero…