sabato 3 ottobre 2026

La vigna che ci è affidata

 



Is 5,1-7   Sal 79   Fil 4,6-9   Mt 21,33-44 

Gesù comincia con una parola imperativa: «Ascoltate!» Non è un semplice invito. È una richiesta di attenzione, perché questa parabola parla anche di noi.

Ancora una volta ritorna l’immagine della vigna. La ritroviamo nella prima lettura di Isaia e nel Vangelo. La vigna è il popolo di Dio, è il Regno, è la comunità che Dio ama e alla quale affida qualcosa di prezioso.

Isaia ci ha raccontato una storia d’amore. Dio ha fatto tutto ciò che poteva per la sua vigna: ha preparato il terreno, ha piantato, ha custodito, ha protetto. Eppure la vigna non porta il frutto atteso.  È l’immagine di un amore che non trova risposta.  Di una fiducia tradita. Di una cura che incontra la durezza del cuore.

E viene spontanea la domanda: è questo il destino della vigna? È qui che finisce tutto?

Nel Vangelo Gesù riprende la stessa immagine, ma la porta a compimento.

Il padrone affida la vigna ai vignaioli e, quando arriva il tempo dei frutti, manda i suoi servi. Ma vengono rifiutati, maltrattati, uccisi. Alla fine, manda il proprio figlio.  E anche il figlio viene rifiutato.

Ma proprio qui accade qualcosa di inatteso: la pietra scartata diventa pietra d’angolo.

Colui che viene respinto diventa colui sul quale Dio costruisce. Il rifiuto non ha l’ultima parola.La morte non ha l’ultima parola. Dio è capace di trasformare lo scarto in vita.

E allora questa parabola parla anche di noi. Cosa ci sta dicendo?

La vigna oggi è anche la Chiesa. È la nostra comunità. È ciò che Dio ci affida. Bella o brutta che sia...

Ma attenzione: affidata non significa posseduta. Noi non siamo i padroni della vigna. Siamo i vignaioli. Siamo chiamati a custodire, lavorare, servire. Non a impadronircene.

Non comportiamoci da padroni … E anche i frutti non sono nostri. Non possiamo pretendere di possederli o di presentarli come un nostro merito. I frutti appartengono al Signore. Ecco che qui deve cambiare molto il nostro atteggiamento comunitario.

La domanda allora non è: «Quanto è mia questa vigna?»  Ma: «Quanto me ne sto prendendo cura?»

Perché il rischio dei vignaioli è sempre lo stesso: dimenticare che la vigna è stata affidata e cominciare a comportarsi da padroni.

E Dio continua a scegliere persone che, secondo i nostri criteri, sembrano inadatte alla vigna ma …  Dio non guarda come guardiamo noi. Dio guarda il cuore.

 

E allora quella parola iniziale ritorna: «Ascoltate!»

Ascoltiamo, perché la vigna è nelle nostre mani, ma non è nostra.

Non per possederla, ma per custodirla.

Ascoltiamo, perché il Regno non è qualcosa da possedere, ma da servire.

Non per sfruttarlo, ma per farlo fiorire.

Ascoltiamo, perché il frutto nasce quando lasciamo che Cristo sia davvero la pietra d’angolo della nostra vita e della nostra comunità.

 


 

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