martedì 14 ottobre 2025

Cambio non alla pari

Rm 1,16-25 e Lc 11,37-41

Paolo sente il bisogno di affermare di «non mi vergogno del vangelo»? E come si può pensare di potersi vergognare di una “bella notizia”? Ma noi, siamo convinti nel profondo di poter affermare di non vergognarci del Vangelo? Siamo capaci di dimostrare che il vangelo corrisponde alla dinamicità della nostra vita? Oppure siamo fermi, immobili, gente che non cammina, non cresce, non cambia idea e prospettive?
La preoccupazione di Paolo è quella di richiamarci alla verità per dirci: guardate che se vi vergognate avete ribaltato il senso del vangelo, delle Parole di Gesú, avete ribaltato l’ordine delle cose: avete scambiato Dio con l’uomo, avete messo un uomo al posto di Dio, ma in questo scambiare si svuota la buona e bella notizia che è il Vangelo si perde chi siamo veramente, perdiamo in umanità.

lunedì 13 ottobre 2025

Il valore di essere stato scelto

Rm 1,1-7 e Lc 11,29-32

Splendido inizio della Lettera ai Romani: Paolo manifesta immediatamente la necessità di presentarsi, di dirci chi egli è. Ci dice quanto è importante aver chiaro, prima a noi stessi, chi siamo. Paolo parla di sé in terza persona, sembra quasi che nel presentarsi parli di un altro. Ma cio che energe subito è che il suo parlare è sempre intrecciato con l’opera di Dio: si definisce «servo» di Cristo Gesù; egli è «apostolo» non per scelta, ma «per chiamata»; Paolo è «scelto» (e non “ha scelto”). L’agire di Dio in lui è la sua vocazione, e la sua vocazione è «annunciare il vangelo di Dio». I versetti 2, 3 e 4 contengono questo annuncio, e il centro di questo annuncio non è un concetto, non è un’idea, ma è una persona, è Gesù Cristo; il nome di Paolo compare solo all’inizio, poi tutto ci parla di Gesù.

domenica 12 ottobre 2025

Cammino, Gratitudine e fede

 2Re 5,14-17 Sal 97 2Tm 2,8-13 Lc 17,11-19

Mettersi in cammino verso Gerusalemme, va oltre la località geografica, indica ilcamminare verso Dio ... ma non come aporodo ma come condizione della nostra vita: pellegrinaggio di una esistenza nel suo compiersi, nel suo realizzarsi. È questo camminare lo spazio della felicità della realizzazione di sè stessi nell'amore.

Il cammino
Nel camminare di Gesù c'è un incontrarsi con altri che camminano ... è l'incontrocon i 10 lebbrosi che parla a noi del nostro cammino nelle nostre famiglie, nei luoghi dove lavoriamo e che ogni giorno frequentiamo, siamo capaci di camminare insieme agli altri, siamo capaci di ascoltare, di superare la tentazione di barricarci nella nostra autoreferenzialità e di pensare solo ai nostri bisogni.
Camminare insieme – cioè essere “sinodali” – è anche la vocazione della Chiesa.  Chiediamoci quanto siamo davvero comunità aperte e inclusive verso tutti; se riusciamo a lavorare insieme; se abbiamo atteggiamenti accoglienti non solo a parole ma con gesti concreti – verso chi è lontano e verso tutti coloro che si avvicinano a noi. Li facciamo sentire parte della comunità oppure li escludiamo? Li escludiamo perché sono "lebbrisi", segnati dalla fragilità unana, fisica e spirituale!

Il secondo aspetto è ringraziare.
Nel gruppo dei dieci lebbrosi ce n’è uno solo che, vedendosi guarito, torna indietro per ringraziare Gesù e lodare Dio. Gli altri nove vengono risanati, ma poi se ne vanno per la loro strada, dimenticandosi di Colui che li ha guariti.
Dimenticare le grazie che Dio ci dà.
Il samaritano, invece, fa del dono ricevuto l’inizio di un nuovo cammino: ritorna da Chi lo ha sanato, va a conoscere Gesù da vicino, inizia una relazione con Lui.
Il suo atteggiamento di gratitudine non è, allora, un semplice gesto di cortesia, ma l’inizio di un percorso di riconoscenza nei confronti del Signore è di relazione di conoscenza, al punto che Gesù, nel salvarlo lo manda a essere segno di quella salvezza.

9 guariti e 1 salvato
La liberazione dal male, la salute riavuta deve diventare appello per un nuovo rapporto con Dio, essa non è solo un bisogno esaudito, ma diventa una chiamata ascoltata. 
Gesù incalza con una serie di domande: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli
altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori
di questo straniero?» Qui sta la differenza. I primi nove sono stati solo "guariti", il decimo viene invece "salvato"!

Uno su dieci ringrazia per ciò che Dio ci dà
Ogni giorno il discepolo poneva la stessa domanda: "Come posso trovare Dio?".
E ogni giorno riceveva la stessa misteriosa risposta: "Devi desiderarlo".
"Ma io lo desidero con tutto il mio cuore, no? Allora perché non lo trovo?".
Un giorno, il maestro si stava bagnando nel fiume con il discepolo. Spinse la testa del giovane sott’acqua e ve la tenne mentre il poveretto si dibatteva disperatamente per liberarsi.
Il giorno dopo fu il maestro a iniziare la conversazione: "Perché ti dibattevi in quel modo quando ti tenevo la testa sott 'acqua?".
"Come perché?" disse il discepolo indispettito. "Perché cercavo disperatamente aria!"
"Hai risposto bene. Quando ti sarà data la grazia di cercare disperatamente Dio
come cercavi l’aria, allora lo troverai".
Dio si fa sempre trovare da chi lo cerca con cuore sincero...

Il punto è: quanto siamo realmente capaci di gratitudine? Quanto i nostri atteggiamenti profumano di «grazie»?

Chi è capace di gratitudine, sa vivere una relazione con il mondo, con se stesso e con Dio, da persona libera e liberante… veramente risorta!

Grazie, Signore,
nostro Padre e Creatore,
per le tenere e delicate carezze
con cui silenziosamente ci raggiungi.
Per la tua paziente attesa delle nostre risposte;
per quelle mille forme di guarigione interiore
che restituiscono pace al nostro cuore
anche in tempi di bufere.
Grazie, Signore, semplicemente
perché ci sei e perché ci sono. Amen.


sabato 11 ottobre 2025

Li siederò a giudicare

Gl 4,12-21e Lc 11,27-28

Nel profeta Gioele il giorno del giudizio di Dio non tarderà ad arrivare. Il giudizio cadrà su quei popoli che avranno perseguitato Israele, poiché "il Signore è un rifugio per il suo popolo, una fortezza per gli Israeliti". Giosafat, in ebraico, significa "il Signore giudica"; perciò, non è altro che un nome simbolico per indicare il luogo in cui Dio entra in giudizio con le nazioni. Il luogo e l'azione si identificano nella stessa parola che si compie vicino a Gerusalemme. Una visione che porta in sé, e riflette, un monento storico ben particolare. Ma questa immagine si dilata nell'idea escatologica del compimento, rispetto al quale tutti siamo coinvolti. Il giorno del giudizio riguarda il rapporto tra l'umanità e Dio, riguarda la nostra conversione. Il giorno del giudizio può portarci su strade inaspettate e impervie, di cui non ne comprendiamo a pieno il senso, perché il senso di tutto appartiene a Dio.

venerdì 10 ottobre 2025

Viene il giorno del Signore

Gl 1,13-15; 2,1-2 e Lc 11,15-26

Il profeta Gioele parla del giorno del Signore come fosse una “calamità” ancora da venire. Ciò che dobbiamo davvero temere e ciò che ci scuote la vita: la tiepidezza esistenziale e la nostra aridità spirituale. Lo dice lo stesso Gioele: "svegliatevi e piangete"; "restate confusi.. alzate lamenti". Siamo spesso troppo superficiali, al punto di farci smarrire il senso di ciò che è umano. Di fronte a queste fatiche è inevitabile interrogarsi su come sto vivendo la mia vita? Posso davvero contare sulle mie forze e basta? Posso salvarmi da solo? Se da una parte queste domande ci spaventano, in realtà non dobbiamo averne paura, perché da qui nasce il cammino di conversione nel quale non siamo soli. Dio vuole la nostra salvezza.

giovedì 9 ottobre 2025

... sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Ml 3,13-20 e Lc 11,5-13

Malachia è l'ultimo profeta prima di Giovanni Battista; passeranno fatti oltre quattrocento anni di silenzio ... L'attesa diviene, sconforto, disimpegno, disillusione, tutto sembra precipitare nel male, nella colpa, nel vizio, nell'immoralità. È in questo abisso che nasce l'attesa messianica. Anche oggi le nostre comunità hanno bisogno di ridestsrsi col fuoco dello Spirito e della Parola del Signore per essere nutrite e illuminate; il pane eucaristico che spezziamo e condividiamo è segno concreto della presenza di Dio che cambia il nostro cuore. Ma se non cambiamo il nostro cuore, se continuiamo ad aggrappiamo alle nostre sicurezze, se rimaniamo chiusi nelle nostre comunità non saremo capaci di riconoscere il Dio che viene ad abitare il nostro cuore e la nostra vita, e non sapremo essere una Chiesa che cammina nel mondo.

mercoledì 8 ottobre 2025

Ninive è salva!

Gio 4,1-11 e  Lc 11,1-4

Dopo tutte le vicende, Giona è a Ninive, e si confronta con un inedito Dio: la profezia di Giona non si realizza, la città non sarà distrutta, Dio ha avuto misericordia.
Giona ha rischiato la vita per andare a preannunciare la distruzione, e questa non avviene. Che figura! Giona non accetta che gli abitanti di Nìnive possano essere perdonati per quanto hanno fatto in passato. Ma se Giona è fermo nel suo sdegno, Dio è ben più saldo nella sua misericordia. Spesso siamo portati a esprimere severi giudizi, sia sugli altri sia circa noi stessi. Ma il metro di misura di Dio è altro ... Possa la misericordia plasmare le nostre vite, e farci ricordare che con Dio combattiamo il male, non le sue vittime.