lunedì 31 ottobre 2022

Gratuità spiazzante

Fil 2,1-4 e Luca 14,12-14

Gesù ci spiega, anche oggi a noi, la natura della Misericordia, cioè un amare che si fa povero, cioè non cerca contraccambi, sa che donandosi diventa fragile e nudo, privo di ogni possibile rivendicazione e pretesa, proprio come quando ti offrì a qualcuno per primo ... Ma è questo amare che si dimostra veramente fecondo, un amore che si svuota e cerca chi possa dargli compinento, pienezza; un amare che nulla chiede in cambio: libero e gratuito.
Il dono di noi stessi, del nostro amare nelle mani dei fratelli, corrisponde al momento in cui deponiamo noi stessi di fronte al cuore di Cristo, tutte le nostre fragilità, perché la Misericordia del Padre avvolga noi e i nostri fratelli.
Che fatica ... quante resistenze in ciascuno di noi ... 

domenica 30 ottobre 2022

Connessioni che ti cambiano

Sap 11,22-12,2; Sal 144; 2 Ts 1,11-2,2; Lc 19,1-10

Gerico, la più antica città della terra, le cui prime tracce ci riportano a ottomila anni indietro ... ma è anche la città costruita nella depressione del Mar Morto, a circa 250 metri sotto il livello del mare. Questa città anche ai tempi di Gesù era molto viva, snodo di commercio e di traffici: da Gerico intatti passavano varie vie carovaniere. È tuttora una città all'interno di un'oasi all'inizio del deserto del Neghev. Una città che per gli ebrei era maledetta, perché dopo la sua distruzione (ricordiamo le mura di Gerico) non doveva più essere costruita. Però, Gesù più volte lo troviamo - così ci raccontano i vangeli - in questa città detta degli uomini, ma degli uomini lontani da Dio.
Questo quadro di presentazione deve farci pensare che quella Gerico del tempo di Gesù ben si adatta al nostro mondo in cui è facile riconoscere una umanità molto distante se non lontana da Dio, anche solo dall'idea di Dio. 
Una lontananza che ad esempio per molti, e in particolare i giovani la esprimono in una indifferenza, in una irrilevanza dell'esperienza cristiana. Una distanza giustificata come latitanza della Chiesa, sentita lontana dal vissuto quotidiano, a volte troppo preoccupata e arroccata nel difendere dei "principi non negoziabili" moralmente buoni, ma ormai non sempre condivisi dalla gente comune.
Una Chiesa che si vede molto in crisi circa la coerenza tra il dire e il fare; situazioni come la pedofilia, come il rapporto col potere e la politica non hanno dato positiva visibilità. Ciò che emerge è una esperienza cristiana che non riesce più a catalizzare su di sé consenso e coinvolgimento per dare voce a ciò che è vero; all'urgenza di una solidarietà umana che esprima fraternità, e alla necessità di una pace che corrisponda al desiderio del cuore; una pace superiore agli interessi economici di parte.
La lontananza da Dio, il suo esodo dal nostro vissuto si concretizza in una irrilevanza di Gesù Cristo ... non più riconosciuto come salvatore ... Salvatore di che cosa?
Per Gesù ancor prima che per Zaccheo era importante conoscerlo, entrare in dialogo con lui, entrare nella sua casa, nella sua vita, nelle sue relazioni, anche se era quello che era.
Come ha agito Gesù, oggi è necessario che noi ritorniamo imparare cosa significa confronto con idee diverse; dialogo come ascolto e non come un dire; apertura come accoglienza di un uomo o una donna per generare fraternità.
Non dobbiamo abbassare come sconfitti il nostro sguardo e puntare in basso anziché in alto.
Può aiutarci questa grande verità: Dio è fedele nell’amarci, persino ostinato. Ci aiuterà pensare che ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi, che crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi. Il Signore sempre ci attende con speranza, anche quando ci rinchiudiamo nelle nostre tristezze, rimuginando continuamente sui torti ricevuti e sul passato glorioso che non c'è più. 
Non dobbiamo affezionarci alla tristezza, non è per i figli di Dio essere tristi e afflitti. Non è per uomini e donne di fede.
La tristezza per il cristiano è un virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, impedisce di ricominciare. Gesù, invece, è ostinatamente speranzoso: crede sempre che possiamo rialzarci e non si rassegna a vederci spenti e senza gioia.
L'incontro con Zaccheo ci racconta proprio come è possibile rinnovare ciò che era spento, ci racconta come la vita può rifiorire in generosità e amore gratuito. Noi tutti possiamo e dobbiamo essere vettori e connettori dell'incontro tra Gesù e la nostra vita e la quotidianità di questo nostro mondo.

sabato 29 ottobre 2022

La fraternità vince ogni privilegio

Filippesi 1,18-26 e Luca 14,1.7-11

Atteggiamento sconveniente e riprovevole quello degli invitati alla festa; ma quanto in realtà corrisponde alla nostra logica che autogratifica il nostro ego?
Sembrerebbe che abbiamo proprio bisogno di misurarci con gli altri attraverso la possibilità di sovrastarli.
L’evangelista stigmatizza questa ambizione, questa vanità, che è tipica delle persone che si sentono importanti, e quindi hanno il bisogno di esibirsi e di manifestare se stesse, di rendere nota la loro importanza. Mettersi all'ultimo posto sembra umiliante e da ingenui.
Ma proviamo a immaginarci come Gesù a percepito quel pranzo, dove tutti erano attenti a lui e a loro stessi ...
Gesù ha invertito la scala dei valori di quella società, di quel gruppo chiuso in sè stesso. Gesù invita a superare la categoria dell’interesse, per passare a quella del dono. “Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. La chiave di lettura è sempre attraverso la piccola e inadeguata logica umana, ma il risultato approda alla fratellanza e alla vera fraternità, dove non ha senso sovrastare i fratelli.

venerdì 28 ottobre 2022

Il germe della Chiesa

Efesini 2,19-22 e Luca 6,12-19

Gesù sente su di sé la responsabilità e il peso della vocazione a cui sta chiamando i suoi dodici compagni di cammino ... che ancor prina di essere Apostoli, sono amici che hanno condiviso i primi passi dell'annuncio del Regno dei cieli.
Una scelta importante, non per il ruolo gerarchico in sé, ma per la pienezza di vita che quella chiamata rappresenta. Gesù raccoglie attorno a sé quel gruppo di amici con i quali pone in essere il germe della Chiesa. Ecco che quella litania dei nomi acquista una identità e una personalizzazione; la Chiesa è comunione di identità, è vincolo di amicizia ed è dono personale di sé per essere amorevolezza condivisa.
È questo "generare" una comunità speciale che fa' della Chiesa di oggi una esperienza umana che subito deve ricondursi a Gesù e a questo momento iniziale. Questo supera subito ogni visione istituzionale della Chiesa e della gerarchia; occorre aprirsi a una esperienza che è prima di tutto espressione di fraternità. I nostri Vescovi, non sono tanto dei principi della Cheisa, ma dei costruttori e garanti di quella chiamata del Signore ad essere sua Chiesa comunitàll la di fratelli nella fede.

giovedì 27 ottobre 2022

Lo sguardo di Gesù su Gerusalemme

Efesini 6,10-20 e Luca 13,31-35

Gesù guarda Gerusalemme dal Monte degli Ulivi, vede il Tempio, vede la Spianata, vede il Santo dei Santi ..., chissà quante volte lo avrà fatto, e si commuove di fronte a tanta bellezza e a quel popolo che cerca Dio, cerca il Padre suo, eppure il suo cuore è attraversato da amarezza; egli si paragona ad una chioccia che con ogni sforzo ha inteso proteggere e radunare i pulcini sotto le sue ali. Minacciato di morte, vicino alla propria morte, egli non pensa a fare salva la sua vita, ma guarda con tenerezza i suoi figli e fratelli dispersi per i quali sacrificherà la vita per salvarli ... per salvarci. Sono parole dense di drammatica consapevolezza: quanto costa amarci; quanto amare, umanamente coinvolge totalmente la nostra vita presente e futura.

mercoledì 26 ottobre 2022

Sforziamoci pure ...

Efesini 6,1-9 e Luca 12,22-30

Sforziamoci pure di passare per la porta stretta ... Ma cosa significa quello "sforzatevi ..."?
Non credo che Gesù avesse in mente semplicemente un impegno morale migliorativo delle scelte di vita e delle azioni quotidiane. Credo che la porta stretta per Gesù fosse immagine dello nostro spazio vitale, nella sua interezza. È la vita la porta stretta, è la vita lo spazio e la condizione dove maturiamo noi stessi e la nostra umanità giunge a pienezza, cioè nella forma di Gesù uomo ... 
Fino a quando continueremo a pensare che per entrare nel Regno di Dio basti avere le “carte in regola”, ci sforzeremo di fare delle azioni corrette, ma nel profondo di noi, forse cambierà nulla. Gesù mette insieme, la porta stretta alla comunione e alla fraternità universale. È questo collegamento che deve aprirci l'orizzonte e lo sguardo ... che non è per nulla puramente di moralità.
Il nostro "sforzatevi", allora, può essere la presa di coscienza che siamo amati da Dio, e nella misura in cui ci rendiamo conto che siamo amati, perdonati e accolti, saremo "forzatamente condotti" a fare altrettanto per noi stessi e con chi ci sta intorno!

martedì 25 ottobre 2022

Il nostro spazio vitale

Efesini 4,32-5,8 e Luca 13,10-17

Oggi non viviamo il "sabba" (il sabato) con la stessa visione e la stessa osservanza del tempo di Gesú, ma ugualmente resta il principio di dedicare regolarmente del tempo al culto divino, da soli o in comunità. Questa prassi è certamente ancora valida, e questo è ancora più vero nella nostra società digitale, carente di rapporti interpersonali. Quando lo spazio delle nostre relazioni interpersonali si intreccia con l'esperienza della vita cultuale e sacrale, si realizza una esperienza virtuosa e di amorevolezza che supera ogni dicotomia, ogni opposizione tra sacro e profano e che nulla ha a che fare con qualsiasi dogmatismo teocratico.