lunedì 31 marzo 2025

.... non si ricorderà più il passato.

Is 65,17-21 Gv 4,43-54

23° giorno di Quaresima: nella nostra penitenza è grande il coinvolgimento di Dio. Sembra quasi che Diogioisca nel non voler ricordare il nostro passato per potersi concentrare con esultanza nella creazione della nuova Gerusalemme. 
Dio crea di nuovo Gerusalemme come la grande occasione,  affinché il suo popolo possa lasciarsi dietro i dolorosi e lunghi anni dell’esilio, al punto da non averne più memoria. Il frutto della nostra penitenza è una vita nuova. Che non è una illusione ma una la conseguenza della consapevolezza che la penitenza ha generato: il distacco da ciò che è vecchio e mortifero. Lasciamo le tenebre per immergerci nella Luce. Abbandoniamo gli errori del passato per godere delle gioie future.

domenica 30 marzo 2025

Figli e figliastri, fratelli e fratellastri.

Gs 5,9-12 Sal 33 2Cor 5,17-21 Lc 15,1-3.11-32

Parabola per i nostri tempi ...
Di solito dopo il Giubileo straordinario della misericordia, in cui più volte abbiamo ripensato al Padre, al suo essere misericordioso e ad essere misericordiosi come lui, ecc ... questo é l'invito del vangelo!
Ma oggi mi viene spontaneo, di fronte anche alla realtà che viviamo, dopo anni di flussi migratori e di profughi morti nel mediterraneo o nella via balcanica; dopo anni di pandemia e di isolamento; dopo anni guerre continue e disumani massacri e di palesi menzogne, ... ecco viene spontaneo pensare ai due fratelli della parabola, a come sono tra loro, a come possono fare esperienza della misericordia, e se potrannomai farla. O se la misericordia resta una possibilità, o una opportunità mancata.
Due fratelli ... Pubblicani e farisei ...
Iniziamo da questa frase del vangelo: "si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con loro." Nella parabola siamo tutti davanti a Gesù e alle sue parole.
Mettiamo quindi sotto osservazione scribi e i farisei mormoratori, come pure pubblicani e peccatori gaudenti, i primi rappresentati dal figlio maggiore: sempre così presente, sempre così fedele, giusto e disponibile; i secondi i affidabili, dissoluti e sfuggenti.
Ma la parola di Gesù è rivolta a tutti, a coloro che vogliono ascoltare e a chi vuole accusare, perché la parola di Dio è per tutti. La parola di Dio può aprirci a cambiamenti di idee e mentalità, può trasformarci, può rimettere in discussione le logiche che muovono le nostre scelte, può chiamarci a una conversione radicale. Per questo è per tutte e tutti noi. A chi è lontano Gesù indica la casa in cui tornare per vivere: le braccia di chi da sempre ama, e sempre aspetterà. A chi è vicino, parte importante di una comunità credente, Gesù indica la gioia e la condivisione, perché altro senso il Vangelo non ha se non renderci nuovi, autentici, liberi, amati e liberanti, capaci di essere come Dio una casa dalle porte sempre aperte per tutte, per tutti.
Ciò che accomuna i due fratelli è un rapporto sbagliato col padre e con quella casa dove tutto si compie. Questi fratelli, l'uno vuole uscire dalla casa e con fatica vi ritorna, sono entrambi chiamati a tornare dentro quella casa, ad essere fratelli in quella casa. 
La scommessa è essere tutti fratelli ...
Fratelli tutti, la fraternità e l'amicizia sociale sono il presupposto e la via indispensabile per costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico.
Su cosa si fonda la fratellanza? Si fonda sull'amore e rispetto per tutti (e fra tutti) e per il creato.
Nella "Fratelli tutti" il Papa sottolinea che nella casa comune viviamo tutti come un'unica famiglia. Questa casa la ritroviamo anche nel vangelo, è la casa del Padre dove un figlio vuole andarsene e l'altro ci vive come garzone. Papa Francesco insegna che la fratellanza è condizione indispensabile per restaurare il mondo e superare i malanni generati dalle varie crisi mondiali: crisi sanitaria, economica, sociale, politica. La Fratellanza è fondamento necessario della pace, perché nessuna opera sarà possibile se le nazioni e i popoli continuano a combattersi; il dialogo, è condizione perché ciascuno trovi la propria completezza nell'altro; il rafforzamento della cooperazione tra nazioni e del no a ogni tipo di guerra; la lotta alla globalizzazione dell'indifferenza e la promozione dell'inclusione sociale.
"Scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli invitandoli a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio, mostra 0l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 

Gesù, convertici all’amore del Padre.
Guarisci il nostro cuore dalla miopia di cui soffre,
cura i nostri desideri da quelle catene interiori
che impediscono di gioire per il bene,
per il perdono, per la salvezza che tu offri.
Padre buono e grande nell’amore,
abbraccia anche noi, che crediamo di essere giusti,
noi che apparentemente non ci siamo mai allontanati,
noi che pensiamo di poter difendere e annunciare il Vangelo.
Abbracciaci e convertici alla gratuità
e immensità del tuo amore. Amen.

sabato 29 marzo 2025

Voglio L’amore e non il sacrificio.

Os 6,1-6 e Lc 18,9-14

22° giorno di Quaresima: ... ma quale sacrificio? Fare dei sacrifici era una pratica presente in tante religioni, con lo scopo di ottenere in cambio il favore divino; rappresenta quel tipo di amore infantile che lega una creatura al proprio creatore. Oggi quando parliamo di sacrificio, noi cristiani intendiamo il solo sacrificio di Cristo che segnò la fine dei sacrifici con spargimento di sangue; con il sacrificio di Gesù non è l’uomo che dà qualcosa a Dio, ma Dio dà se stesso all’uomo. Gesu sacrifica sè stesso, il proprio cuore, cioè offre la propria vita, la propria intelligenza e le proprie scelte. Ecco che il sacrificio, l’olocausto; sjgnifica dire "Signore, sia fatta la tua volontà". L'ascolto delle parole di Dio vale di più del sacrificio, l’attenzione più del grasso dei montoni. L’obbedienza a Dio è prima di tutto un atteggiamento del cuore, un ascolto del desiderio di Dio, della sua domanda, per potervi corrispondere.

venerdì 28 marzo 2025

Li amerò profondamente

Os 14,2-10 e Mc 12,28-34

21° giorno di Quaresima: Basta volgersi a Dio per ritrovare sé stessi e la relazione con tutto. È lo sguardo amorevole del Padre che fa di ogni uomo un figlio, e se figlio è anche amato e guarito dalla sua infedeltà. Ma Dio, in quanto padre, è pronto e soprattutto felice di posare nuovamente lo sguardo sulla sua creatura. Ma il ritorno al padre non può essere un ritorno “privato”, ma è un cambiamento che porta gioia e letizia, è una gioia che trasforma il creato, a partire da noi stessi. In questo cammino di crescita si riconosce che c’è qualcuno che veglia su di noi ci fa vivere sereni, tranquilli; allora possiamo abbandonare le preoccupazioni e i travagli e lasciarci accudire, proteggere da uno sguardo amorevole che non ci farà accadere nulla di male, anzi sarà capace di svelare il senso anche ai nostri errori.

giovedì 27 marzo 2025

Quando regna l'infedeltà

Ger 7,23-28 e Lc 11,14-23

20° giorno di Quaresima: siamo a metà del nostro percorso penitenziale. Nel brano di Geremia si legge che il popolo non fu fedele al patto: "Ma essi non ascoltarono, né prestarono orecchio alla mia Parola" nonostante le tante cose che ha fatto Dio per attirare i loro cuori: "... non mi hanno ascoltato né prestato orecchio. Anzi hanno reso dura la loro cervice, divenendo peggiori dei loro padri". La conseguenza estrema sono le parole del profeta: "La fedeltà è sparita! È stata bandita dalla loro bocca". La conseguenza dell'infedeltà è la durezza di cuore, e quando il cuore è duro, non capisce, e se non capisce non comprende la necessità della misericordia. E questo è evidente soprattutto oggi: quanta durezza di cuore sta degenerando il nostro quotidiano, il nostro mondo. Chi farà breccia nel cuore dell'uomo?

mercoledì 26 marzo 2025

La legge di Dio è saggezza

Dt 4,1.5-9 e Mt 5,17-19

19° giorno di Quaresima: fare memoria d non dimenticare. La legge di Dio che Mosè affida al popolo, è accompagnata da una raccomandazione: "Guardati bene dal dimenticare..." Ma fare memoria della legge, non è un assoluto, un imperativo per ciò a cui la memoria fa riferimento, ma lo è per ciò la legge rappresenta. La legge esprime una saggezza declinata nella vita stessa e nel tempo. Il senso della legge supera abbondantemente la norma stessa, che generalmente può essere storicamente interpretata. Fare memoria non è un atto ripetitivo, ma significa non dimenticare ciò che ho visto e vissuto come esperienza di Dio e delle sue Parole. Credo che per non dimenticare sia necessario fare memoria di ciò che Dio fa ogni giorno nella nostra vita. Per fare questo occorre fermarsi, occorre non essere superficiali. Signore, insegnaci a fare memoria, insegnaci a non dimenticare, e saremo in grado di vederti sempre accanto a noi.

martedì 25 marzo 2025

Annuncio l'annunciazione

Is 7,10-14; 8,10 e Lc 1,26-38

18° giorno di Quaresima: il segno o miracolo del "Dio con noi", per molti è una idiota illusione per altri un vero segno del mistero eterno che si rivela e si dona. La nostra storia umana è costellata da una domanda che rincorre senza soluzione il desiderio di Dio.  
Edith Stein, ebrea, diventata suora carmelitana nel 1933 a Colonia con il nome di Teresa Benedetta della Croce, deportata e uccisa ad Auschwitz ci regala una riflessione che prende le mosse dalla nostra quotidianità esperienziale: “Quando i giorni si fanno sempre più corti, quando in un normale inverno incominciano a cadere i primi fiocchi di neve, allora, timidi e lievi, fanno capolino anche i primi pensieri di Natale. La sola parola sa di incanto, un incanto cui (..) nessun cuore può sottrarsi». Così con il tono fatato che si converrebbe a una favola; perché, in fondo, è vero che anche gli uomini di altra fede, e persino quelli che di fede non ne hanno proprio nessuna, di fronte alla “vecchia storia del Bambino e di Betlemme”, fanno i preparativi per la festa, nella speranza di poter godere di un qualche timido raggio di felicità. Ma per il cristiano, e per il cattolico, si tratta di ben altro (...)".