At 1,1-11 – Sal 46 – Ef 1,17-23 – Mt 28,16-20
Si racconta che durante l’Ascensione Gesù gettò uno sguardo verso la terra che stava lentamente piombando nell’oscurità. Solo alcune piccole luci brillavano timidamente sulla città di Gerusalemme. L’arcangelo Gabriele, venuto ad accogliere Gesù, gli domandò: «Signore, che cosa sono quelle piccole luci?». Gesù rispose: «Sono i miei discepoli in preghiera, radunati attorno a mia madre. E il mio progetto, ora che torno al Padre, è inviare loro il mio Spirito, perché quelle fiaccole tremolanti diventino un fuoco vivo, capace di incendiare d’amore, poco alla volta, tutti i popoli della terra». Gabriele osò allora chiedere: «E se questo progetto non dovesse riuscire?».Dopo un istante di silenzio, il Signore rispose dolcemente: « … io non ho altri progetti … È attraverso di loro che voglio raggiungere il mondo».
Stasera, stamattina, anche oggi, Dio guarda la terra in silenzio. Vede guerre, menzogne, violenza, solitudine. Vede il peggio di cui noi esseri umani siamo capaci. Vede uomini e donne ferirsi per paura, orgoglio, rabbia.
Ma vede anche altro. Vede una bambina che divide la sua merenda con un compagno affamato. Vede un uomo stanco tornare a casa e trovare ancora la forza di sorridere ai suoi figli. Vede uno sconosciuto dire a qualcuno nel dolore: «Io ci sono».
E allora Dio sorride. Perché riconosce che il mondo non si regge grazie ai potenti, ma grazie a quei piccoli gesti d’amore che quasi nessuno vede.
Ecco allora che possiamo immaginare le parole del Vangelo di oggi pronunciate da Gesù che contempla il mondo dalla gloria del Padre: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Ma che cosa significano oggi, per noi, queste parole?
Prima di tutto, credo che Gesù voglia dirci che nulla gli sfugge e nulla mai gli sfuggirà, neppure quando tutto sembra precipitare. Anche nei momenti più oscuri della storia umana, Lui continua a custodire il mondo. E poi credo che Gesù non ci chieda di imporre la fede a tutti con la forza o con la pressione delle parole. Ci chiede piuttosto di offrire a ogni uomo e a ogni donna la possibilità di incontrarlo, di scoprirlo come via, verità e vita. Essere discepoli significa mettersi in cammino dietro a Lui. Seguire i suoi passi. Imparare i suoi sentimenti, i suoi pensieri, il suo modo di amare. E forse Gesù non ci sta neppure chiedendo semplicemente di “aumentare” i battesimi. Il verbo “battezzare” significa “immergere”: immergere ogni persona nella vita di Dio, dentro una comunione nuova fatta di fraternità, condivisione e amore. Significa vivere relazioni nelle quali possa emergere la presenza di Cristo, il suo Vangelo, il suo comandamento più grande: «Amatevi come io vi ho amato».
Ed ecco allora la promessa più bella: «Io sono con voi tutti i giorni». Con voi per camminare accanto a voi. Con voi fino alla fine. O forse anche: verso il fine, verso la pienezza dell’amore di Dio. Ed è proprio in questo camminare insieme — cattolici, ortodossi, musulmani, credenti, persone in ricerca e anche non credenti — che Cristo si manifesta come Principe della pace.
Giovedì prossimo, 21 maggio, tutti insieme possiamo dire che condividiamo un unico desiderio: la pace per il mondo intero. A partire da qui, da Massa Lombarda, vogliamo affermare che la pace abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna e che non può essere negata, ferita o tradita. Un mondo in pace è un mondo più umano. E la pace nascerà dall’accoglienza reciproca, dal rispetto, dalla fraternità che sapremo costruire tra di noi.
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